Antonio Ferrara intervista Otello Marcacci


Oggi ho il piacere di avere come ospite per “Uno sguardo oltre la siepe” lo scrittore Otello Marcacci ora in libreria per Edizioni della Sera con il suo romanzo: Il ritmo del silenzio. Conosciamolo insieme.

 

1 Chi è Otello Marcacci per Otello Marcacci?

Bah, non saprei dire. Forse ancora un personaggio pirandelliano in cerca d’autore.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Certe cose non vengono in mente. Senti che devi farle e basta. Un pittore sa che deve dipingere e uno scultore sa che deve incidere la materia. Non si sceglie di scrivere. Vieni scelto così come capita in ogni campo dell’arte. E non importa poi nemmeno la qualità di quel che viene fuori. Quel che conta è che sai che non c’è insuccesso al mondo che spegnerà il fuoco che hai dentro.

3 Il Ritmo del Silenzio?

Il Ritmo del Silenzio è quel tempo in cui è scritta una canzone, il blues dell’esistenza dei personaggi del libro, che tanto si amano e quanto si detestano perché incapaci di accettare prima sé stessi e poi gli altri. Ogni musicista sa l’importanza del metronomo per poter riuscire a suonare a tempo con gli altri. Ma se il tempo è scandito dal silenzio, si suona male. Spesso si canta solo a cappella. Cioè a cazzo di cane.

4 Edizione Cartacea o Ebook?

Sono vecchio e rimango legato ancestralmente al tatto di pagine che vengono sfogliate, all’odore di cellulosa, persino a sottolineare passaggi che mi sono piaciuti o ad inserire note di commento a piè di pagina. Quindi dico edizione cartacea. Però capisco che il futuro è l’Ebook e non si può fermare l’avanzata del nuovo. Solo accettarla. E prima o poi ci riuscirò anche io.

5 Il Libro che consiglieresti di leggere?

L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di leggere qualcosa che appassiona e che ti prenda e ti porti via da se stessi. Non importa cosa. So che esiste una corrente di pensiero che fa analisi sulla buona e sulla cattiva letteratura. Io non sono così settario. Credo che non si legga affatto e che meglio dell’analfabetismo culturale vada bene anche incoraggiare a leggere qualcosa non necessariamente di grandissimo livello. Le torri d’avorio le lascio agli integralisti.

6 L’ultimo libro che hai letto?

“Il Fiuto dello Squalo” di Gianni Solla, un mio amico che ha appena pubblicato per una casa editrice importante, Marsilio. Un grande scrittore che meritava questa chance.

7 Se dico Lansdale cosa rispondi?

Il vecchio Joe, non sbaglia un colpo. E’ uno dei miei idoli da sempre. Unisce la capacità di creare storie strampalate ma avvincenti a una scrittura che definire di qualità è solo un eufemismo. Nel “Ritmo del silenzio” ho voluto omaggiarlo. Chi conosce Joe e leggerà il libro capirà perfettamente che cosa intendo.

8 Edizioni della Sera? Raccontaci tutto. Come sei riuscito a pubblicare?

La pubblicazione di un romanzo è cosa molto difficile. Tralascio di fare il solito pippone sullo stato dell’editoria italiana, perché ne ho sentiti e pure fatti, troppi. La verità vera è che le grandi case editrici non ti considerano a meno che tu non sia un personaggio con un nome. Meglio se televisivo. E le piccole sono subissate di manoscritti di gente che è convinta di meritare di essere letta da tanti. Io ho pubblicato il mio primo romanzo con NEO edizioni nell’unico modo possibile per gente senza agganci come me: avendo culo! Ho avuto una fortuna sfacciata perché il manoscritto che avevo spedito era pure andato perso e solo dopo un anno è stato ritrovato in circostanza fortuite da una donna di servizio e di là ancora nuovi casi strani hanno portato a farlo pubblicare . Con il secondo “Il Ritmo del Silenzio” avevo dalla mia che non ero più uno scrittore esordiente “tout court” e quindi è stato relativamente più semplice trovare gente disposta quanto meno a leggere quello che avevo scritto. Ho avuto quattro proposte ma alla fine ho scelto EDS perché Stefano Giovinazzo, il titolare, è un gran signore e perché mi sono sentito accolto completamente come autore. Ma di nuovo: tutto nasce dalla fortuna iniziale…

9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Non ho regole. Scrivo molto. Tanta robaccia. Poi scarto, elimino, cambio, modifico. Mi piace da matti editarmi. Sono un grande fan di me stesso J che però non si ama mai completamente e quindi cerca sempre di migliorarsi. O almeno di provare a farlo. Scrivo quando posso. Spesso la notte, a volte tolgo spazio a persone care che mi vorrebbero più vicine, ma quando sono “chiamato” dalla storia perché io la scriva, non riesco a starci lontano. Una vera droga. Scrivo su un PC, ovunque capiti. Ricordo perfettamente di aver scritto l’ultimo capitolo del “Ritmo del Silenzio” nella sala di attesa alla stazione dei treni di Firenze con attorno persone di mille razze diverse che urlavano in dialetti sconosciuti e si fumavano ogni cosa. Ma di tutto questo me ne sono accorto solo quando avevo finito.

10 Come nasce la tua passione per le storie?

Non credo che ci sia una risposta degna per una domanda così importante. Io, di nuovo, credo che niente sia per caso e credo che le storie, tutte le storie, siano già state scritte, da qualcuno, Dio o Manitù non so dire. E che esse poi scelgano chi debba avere il privilegio di raccontarle. Io sento le loro chiamate. A volte faccio finta di niente e mi giro dall’altra parte e sento che alcune di esse sanno che possono essere raccontate bene anche da altri, allora mi salutano e se ne vanno. Ma quando ci sono quelle che ti urlano in testa che senza di me non vedrebbero la luce, beh, allora non resisto e mi lascio sedurre e capitolo.

11 Qualche anticipazione su un tuo progetto futuro?

Mi attrae tantissimo l’idea di scrivere qualcosa in terza persona, senza l’ingombrante fardello dell’io narrante che fino ad oggi ho usato. E mi attrae anche l’idea di scrivere qualcosa di fantascienza per omaggiare un altro mio eroe, Kurt Vonnegut. Chissà che non si riesca a fare entrambe le cose in un solo prossimo lavoro.

12 Un tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Non esiste il mestiere di scrittore. Se qualcuno pensa di poterlo fare parte subito male. La scrittura non paga le bollette se non quando, forse, hai già dato il tuo meglio e finisci per vivacchiare raschiando il fondo del barile e riciclando te stesso. Quasi tutti coloro che oggi sono nelle classifiche sono persone che, sono certo, rimpiangono i tempi di quando avevano ancora qualcosa da dire.  Il mio consiglio, ammesso che esista qualcuno a cui interessano i miei consigli è semplice: vivi. Vivi e guardati attorno. Fai l’amore, gioca con i tuoi figli, o con gli amici, impegnati nel sociale e da tutto questo avrai gli stimoli per scrivere. E se hai il fuoco dentro stai tranquillo non si spegnerà mai.

13 Cosa vuol fare da grande Otello Marcacci?

Vincere un Premio Nobel, che diamine!

Grazie per essere stato mio ospite

Il ritmo del silenzio di Otello Marcacci edito da Edizioni della Sera

Otello Marcacci è un maremmano nato sotto il segno dei pesci. Crede nella immortalità delle biblioteche e, segretamente, ha sempre ambito provare a viaggiare nelle vite degli altri. Non sopporta gli intolleranti e, nonostante si sia laureato in economia con il massimo dei voti, a volte, riesce persino a ricordarsi i nomi di tutti i sette nani. Ha un debole per la letteratura russa ma va a letto tutte le sere con i libri di Joe Lansdale per cui ha un amore viscerale. Ovviamente non ricambiato. E quindi lo tradisce di tanto in tanto con Kurt Vonnegut e qualche altro genio simile, così, tanto per gradire. Ha pubblicato “Gobbi come i Pirenei” con NEO Edizioni nel 2011. “Il ritmo del silenzio” è il suo secondo romanzo.

Informazioni su Antonio Ferrara


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