Antonio Ferrara intervista Danilo Arona


Lo scrittore Danilo Arona

Danilo Arona

Buongiorno, oggi ho il piacere di intervistare Danilo Arona. Giornalista, scrittore, musicista, critico cinematografico e letterario, nonché ricercatore sul campo di “storie ai confini della realtà”: Danilo Arona è tutto questo e non solo.

1 Chi è Danilo Arona per Danilo Arona?

Il gemello dentro. In senso fantasmatico e in senso astrologico. E temo anche sul piano psichiatrico. Sai, quella storia degli “io multipli” in competizione… Devo confessare di conviverci bene, ma ogni tanto bisogna fuggirne. Quando capita, ne scrivo.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

L’ho raccontato ne L’estate di Montebuio. Tutta la faccenda del dodicenne Morgan Perdinka – altro io multiplo – che s’imbatte in una vecchia, grossa macchina da scrivere e inizia a smanicarsi nell’estate del 1962. E’ totalmente vera e, tranne il nome del protagonista, non ho cambiato una virgola da quel che ricordo… Per dire che, forse, l’esigenza di scrivere – che di sicuro è una follia per l’enorme quantità di tempo che si ruba alla vita – te la porti dentro, scritta nel DNA, sin dalla nascita. E si concretizza in un momento scatenante, irripetibile per circostanze e coincidenze. Dodici anni, pulsioni sessuali, tra la Baia dei Porci, l’autunno dei missili e la morte di Marilyn. E avevo appena visto Psyco con effetti devastanti.

3 Riesci a guadagnare con le tue “cose letterarie”?

Se ti riferisci alla possibilità di viverci e di pagare le bollette, la risposta è no. Però è sostanziale farsi pagare sempre. Perché scrivere, oltre che una follia, è un lavoro massacrante. E va pagato come tutti i lavori. Mi è successo un paio di volte di non essere pagato e ho provato una sincera pena per la controparte. Purtroppo può capitare a chi, come me, è un “buono” per capirci e non ha un agente che gli cura gli interessi e va a picchiare i pugni sul tavolo là dove serve. L’agente l’ho avuto, è uno dei top nel suo lavoro, e negli anni novanta mi ha fatto guadagnare bene. Diciamo che con lui lavoravo molto di meno e guadagnavo di più. E forse era meglio. Oggi sono alle prese con un’allucinante pletora di pagine da riempire perché giunto a quest’età, sto per compierne 61, dico quasi – quasi – sempre di sì a ogni richiesta per non scontentare il prossimo e farci la figura di un pirla gasato. Racconti e raccontini, prefazioni, rubriche, recensioni e curatele… Una giungla dalla quale non esce quasi mai – quasi – un soldo. Vorrei essere chiaro, Antonio, non mi sto lamentando. Però è la realtà. Troppo spesso si ritiene scontato che il lavoro intellettuale non vada contabilizzato. E non è così… Perché, se poi fai una scaletta di priorità, per forza dai la precedenza a chi ti paga (poco) e lasci in fondo l’impegno che ti sei assunto per fare un favore a un amico.

4 Edizione cartacea o eBook?

Carta. Amo la carta. Amo l’odore del libro. Amo la sua lucidità appena esce dai cartoni. Poi io sono un anti-tecnologico. Con il PC sono disprassico, faccio casini inenarrabili. Peraltro non sono affatto prevenuto nei confronti dell’eBook. Ho qualche mio titolo già in formato elettronico come Ritorno a Bassavilla e Palo Mayombe. E uno dei primi eBook horror della storia italiana è stato nel 2000 Rock, scaricato oltre seimila volte dell’antico sito di Horror.IT. Però, come lettore, non ho il minimo dubbio. Carta… anche se non fa bene all’Amazzonia.

5 Il libro che ti ha dato più soddisfazioni?

L’estate di Montebuio. E’ stata una discesa nei miei inferi personali. E si aperta una porta dalla quale ancora in questo momento c’è chi esce e c’è chi entra. E’ anche andato bene sul piano delle vendite. Nel senso che ha quasi – quasi (sono l’uomo del “quasi”, come vedi…) – esaurito la tiratura. Il problema – endemico in Italia se non sei un autore freak (di quelli cioè da alta classifica e che tengono in piedi tutta la baracca editoriale) – è che le tirature sono prudenti e un titolo nuovo si brucia in libreria in un tempo vitale di trenta giorni al massimo. Se in questo mese hai la sfiga di uscire gomito a gomito con King e la Parodi, in parte sei fottuto… A meno che qualcuno non abbia deciso di compiere a tuo favore un’ardita operazione di marketing. Quando rimugino su questo stato di cose, la tentazione è di seppellire l’ascia di guerra per sempre e di investire il residuo tempo a non scrivere… Però mi guardo indietro e considero che da quarant’anni sto in questa trincea ed è un po’ tardi per far prevalere uno degli altri io multipli. Infine, detto fra noi, ho in serbo ancora qualche sorpresa… di quelle che possono anche fare incazzare qualcuno…

6 Mondadori?

Altieri, Lippi, amici… Ho avuto solo rapporti, e spero di averli ancora, con il mass market, leggi libri destinati all’edicola. Segretissimo, Epix e tra qualche mese un Urania. Mi piacciono i libri da edicola, mi piace la filosofia che ci sta dietro (niente smancerie troppo intellettuali – però intanto uno degli ultimi Urania ci ha portato in regalo niente meno il sublime Edogawa Ranpo…) e mi toccherebbe ricordare che il fantastico e l’horror in Italia sono stati sdoganati prima di tutto in edicola, con una massiccia presenza della casa editrice di Segrate. Certo, mi piacerebbe uscire con loro anche in libreria. Non è escluso, vedremo.

7 Nel genere “Fantastico” e “Horror” in Italia sei considerato il massimo esponente. Cosa ne pensi?

Ma chi l’ha stilata questa classifica? Non è vero. Forse ho più titoli al mio attivo per ragioni anagrafiche. E poi da un po’ di tempo capita – e un po’ mi diverte perché è il massimo sintomo di libertà personale… – che pubblico un po’ a destra e un po’ a sinistra, ma sostanzialmente con chi mi apprezza e me lo chiede espressamente, riconoscendomi anche quel minimo di gratificazione non solo simbolica che ti spinge a picchiare sui tasti. In questo modo la mia produzione diviene “contagiosa” e si propaga come un virus… Sto scherzando, quasi. Comunque non sono d’accordo. Non mi sento il massimo esponente. Lo sarà chi tra noi – inutile far nomi, non siamo in tanti (e occhio alle donne, perché sono bravissime…) – pubblicherà un horror – vero, non una ruffianata modaiola come certe che invadono le librerie negli ultimi tempi – e si piazza in classifica tra i primi dieci. Non è una missione impossibile.

8 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Intanto bisogna pubblicare con un editore visibile, che non vuol dire necessariamente “grande” in termini economici. Io mi preoccuperei di un altro tipo di “grandezza”… Per capirci, Gargoyle e i XII sono dei “grandi”: c’è professionismo, volontà, progettualità, intelligenza e condivisione. Poi, se uno riesce a farsi pubblicare da Einaudi, chapeau… Non è fuori dai canoni. Ho letto un po’ di tempo fa un ottimo horror made in Italy proprio di Einaudi, Demonio di Graziano Diana. E altre cose più ibride. Tutto è possibile.

9 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

Non lo so. Non conosco l’argomento. A naso dubito che possano servire. Ma è una risposta di pelle, quindi passibile di errore.

10 Come scrivi? Quando scrivi?

Scrivo quando posso. Rubando il tempo alla vita, come dicevo prima. Però non sono schiavo affatto di certe allucinanti routine che certi autori di professione ti descrivono come se fossero dei Custer assediati dai pellerossa a Little Big Horn. Perché se “scrivo quando posso” non è seguito dalla condicio sine qua non: “soprattutto se ne traggo piacere”, neppure accendo il computer. Scrivere è una follia, hai ragione, ma devi essere abbastanza folle da non farlo anche se hai una consegna in scadenza. E poi – non è una novità – esistono lunghe giornate trascorse a non scrivere ben più produttive di qualche interminabile seduta davanti allo schermo, in preda alla nota sindrome della pagina vuota. Comunque non scrivo mai di notte e scrivo spesso all’ora di pranzo, saltando il pasto. Non è affatto una dieta perché poi a cena m’ingozzo.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Dato che hai usato la parola “mestiere”, non è giusto che io dia consigli a qualcuno. Io non scrivo per mestiere. Ripetendoci, scrivo per follia. Gli io multipli, e via manicomiando. Sto ancora aspettando che qualcuno elargisca consigli a me. E poi se posso… personalmente tendo a diffidare da chi mi vuole consigliare. Se sei bravo e abbastanza folle, prima o poi emergi. In ogni caso urge tener conto che “il mestiere” di scrittore spesso risulta piacevole, ma altrettanto spesso è una notevole rottura di coglioni. Se proprio devo sbilanciarmi in un consiglio, farsi crescere qualche pelo in più sullo stomaco. Io ho un buon carattere, sin troppo pio ed ecumenico – alla “Cane di paglia”, passibile in casi estremi di prender fuoco – e, guardandomi indietro, devo convenirne che è stata una controindicazione nei confronti del “mestiere”. Credo che uno scrittore debba avere un carattere più duro e meno malleabile. E, quando è il caso, mandare a stendere il prossimo. Io non l’ho mai fatto perché sono stato ben educato, nonostante il ’68 e i miei trascorsi da rockettaro. Però in effetti qualche calcio ben assestato nel culo di chi so io mi avrebbe forse giovato per la carriera. E gratificato il mio ego multiplo politicamente scorretto.

13 Cosa vuol fare da grande Danilo Arona?

Antonio… Danilo Arona si sta rimpicciolendo. L’altro ieri, la mattina da tempo programmata per andare a fare un giro al Salone del Libro, sono stato chiamato all’INPS per definire la pratica della mia finestra pensionistica. Ho dovuto andarci al volo perché non se ne poteva fare a meno. La faccenda mi ha colpito per il suo valore simbolico non proprio gradevole. Una voce interna che mi chiamava nella capitale della Sabaudia perché stavo presente in 8 (otto!) stand come autore – e nessuno che ti fa avere un cazzo di pass perché, se non sono un addetto ai lavori io, non so chi possa esserlo?… – e invece dovevo occuparmi della vita reale, della pagnotta e della vecchiaia. Che risponderti? Da grande ho già dato… Adesso torno bambino. Con l’intenzione di scrivere la definiva parola sull’italica paura – se non ci riesco, pazienza – e di crepare un secondo prima di mia moglie. Questo voglio, e null’altro. Però non sono completamente sincero… Voglio ancora regalarmi un po’ di musica. Come cantava qualcuno troppo tempo fa, finché c’è musica, mi tengo su.

Grazie per essere stato mio ospite.

Danilo Arona, classe 1950, giornalista, scrittore, musicista, ma anche ricercatore sul campo di “storie ai confini della realtà”, critico cinematografico e letterario, instancabile “nomade” editoriale e forse qualcos’altro su cui si può tranquillamente sorvolare. Al suo attivo: un incalcolabile numero di articoli disseminati qua e là tra giornali locali (“Il Piccolo” di Alessandria, “Notes”, “La Stampa” e “La Guida della Notte”, creazione del compianto Nico Seminerio) e riviste varie (“Robot”, “Aliens”, “Cinema&Cinema”, “Focus”, “Primo Piano”, “Carmilla”, “HorrorMania” e “Il Corsaro Nero”); saggi sul cinema horror e fantastico (“Guida al fantacinema”, “Guida al cinema horror”, “Nuova guida al fantacinema – La maschera, la carne, il contagio”, “Vien di notte l’Uomo Nero – Il cinema di Stephen King” e “Wes Craven – Il buio oltre la siepe”) e saggi sul Lato Oscuro della Realtà (“Tutte storie”, “Satana ti vuole” e “Possessione mediatica”). Da anni si dedica stabilmente alla narrativa, elaborando un personale concetto di horror italiano, legato alle paure del territorio, forse in grado di dimostrare che la nostra solare penisola è uno dei più vasti contenitori mitologici del pianeta: ormai decine sono i titoli dei suoi romanzi, che potete visionare alla sezione “Libri”. Nel campo della narrativa breve, numerosissime sono le sue partecipazioni alle più prestigiose, e innovative, antologie degli ultimi anni: “L’hotel dei cuori spezzati”,”Spettri metropolitani”, “Jubilaeum”, “In fondo al nero”, “14 colpi al cuore”, “Duri a morire”, “ALIA – l’arcipelago del fantastico”, “Se l’Italia”, “Le tre bocche del Drago”, “Anime nere”, “Borsalino – un diavolo per cappello”, “Colpi di testa” e “Tutto il nero del Piemonte”. E suoi interventi sono reperibili in diversi lavori critici a più mani quali “Note di paura” (Granata Press), “La congiura degli Hitchcockiani” (Falsopiano), “L’esorcista – 25 anni dopo” di Daniela Catelli (PuntoZero), “Il cinema degli alieni” di Roy Menarini (Falsopiano), “2001 odissea dell’uomo” (Besa), “Le nuove leggende metropolitane” (Avverbi) e “Contact! Tutti i film su UFO e alieni” (Corrado Tedeschi Editore). Collabora, quando può, alle riviste online “Carmilla” diretta da Valerio Evangelisti e a “Horror.IT” di Andrea G. Colombo. E’ stato membro, con Marco Tropea e Laura Grimaldi, del Comitato Scientifico di “ChiaroScuro – Tutti i colori del libro”, il primo festival di letteratura italiano che si è tenuto per sette indimenticabili anni in Asti, ed è oggi parte attiva dell’iniziativa alessandrina Equi-Libri, rassegna multimediale e itinerante di musica, libri e altro, coordinata da Enzo Macrì e Angelo Marenzana.

Danilo Arona Website

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