Antonio Ferrara intervista Remo Bassini


Remo Bassini foto scrittore

Remo Bassini

Oggi ho il piacere d’intervistare Remo Bassini uno scrittore che non scrive di horror e paranormale, almeno non per ora, ma che riesce a “gettare” abbondantemente il suo sguardo oltre la siepe…

1 Chi é Remo Bassini per Remo Bassini?

Rubo una frase (nota) di un libro: Opinioni di un clown, di Boll (con i puntini sulla O): Io sono un clown e faccio collezione di attimi.
Boll lo spiega bene: il clown assume un’espressione neutra, pronta a tutto: a piangere e a ridere.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Penso sia una fortuna, scrivere. Da ragazzo era un sogno, da venti-trentenne un sogno accantonato. A trentanove anni, dopo aver scritto e distrutto in continuazione, una sera mi sono detto, Raccontami una storia, e in questo parlare con me stesso, o a un altro diverso da me, c’è, credo, la follia necessaria che serve a scrivere. Quella che Pontiggia definiva l’arte di sorprenderti. Se ti sai soprendere mentre scrivi, riuscirai a soprendere anche chi ti legge. E non è cosa facile.

3 Ghostwriter esistono? Sono Bravi? Perché non si mettono in proprio?

Da quanto mi han detto esistono e sono bravi. Credo che non gli importi nulla del successo, che lo giudichino, giustamente, una cosa cretina. Penso che vogliano monetizzare, e basta.

4 Edizione cartacea o eBook?

La carta. I lettori per gli eBook sono di plastica, inquinano. Meglio gli audiolibri: se non ti addormenti ascoltando un libro vuol dire che quel libro ha ritmo, cose da dirti.

5 Il libro che avresti voluto scrivere?

Dico sempre che i libri che voglio scrivere sono miei: contengono i miei fantasmi e brandelli di vita, che magari non traspaiono ma dei quali sono geloso.

6 Agenzie letterarie, agenti, corsi di scrittura, editor. Cosa ne pensi?

Le agenzie letterarie che si fanno pagare per leggere i manoscritti degli esordienti sono da evitare. Le agenzie letterarie forti sul mercato sono alla caccia solo di autori già quotati. Altre agenzie, sono serie, ma hanno troppe richieste. Io con la mia agente, Juliane Roderer, che vive a Monaco, mi trovo benissimo. Forse perché non è italiana, o forse perché si tratta di una persona seria e gentile al tempo stesso. Un’altra di cui posso solo dire bene è Agnese Incisa. Non è stata mai la mia agente ma mi ha dato consigli preziosi.
Corsi di scrittura, come diceva Yates la scrittura non si insegna. Spesso e volentieri i corsi servono solo a far guadagnare chi li tiene. Il discorso comunque è complesso. Succede anche a me di tenerne: ma chiedo il rimborso spese. Non insegno, io, do solo qualche dritta. Un buon corso, comunque, penso possa servire: ma deve essere buono, con un docente che sappia insegnare un approccio problematico e dialettico con la scrittura e la lettura.
Gli editor, infine: ne conosco tre, bravissimi, e quindi li cito: Antonella Pappalardo, Luigi Bernardi, Antonio Paolacci. La prima lavora alla Newton Compton, Bernardi è molto più di un editor, Paolacci mi ha sorpreso: è puntiglioso, profondo.

7 Vivere di scrittura oggi?

Bisogna vedere quanto si vuole guadagnare al mese… A me basterebbe l’equivalente di uno stipendio da operaio (lavoro che ho fatto, quando avevo vent’anni), per fare comunque una vita da scrittore come la intendo io: tra la gente.

8 Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore?

Ha più possibilità un giovane autore che un cinquantenne. Il mercato, però, ne sceglie pochi. Il mercato, ha logiche tutte sue: da mercato, appunto.

9 Se ti dicessi Vicolo nel precipizio?

E’ un vicolo dove si incontrano un uomo intento a ricordare, anzi, intento a recuperare i propri ricordi, e uno scrittore, che si interroga sulla sua scrittura e sui suoi tarli mentali. Ricordare e scrivere, insomma, nello stesso Vicolo.

10 Come scrivi? Quando scrivi?

Di notte, perché sono abituato così e perché c’è silenzio.

11 Come sei arrivato a Perdisa?

Bastardo posto doveva uscire con la Newton Compton, avevo già la copertina, la quarta di copertina. Succede però che dopo vari rinvii rompo, ma fu una rottura consensuale con la Newton e spedisco Bastardo posto a pochi editori, scelti con cura. Il primo a rispondermi fu Luigi Bernardi, allora direttore di Perdisa Pop. Bernardi mi piaceva, tanto come persona quanto come scrittore. Gli dissi di sì, che andava bene Perdisa. Dissi di sì nonostante un altro editore ancora, serio, e più grande di Perdisa, fosse interessato. La riposta quindi è Bernardi.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Oltre a lavorare tanto (per capire la propria scrittura e migliorarne i limiti), io consiglio di selezionare i consigli. Il male peggiore dell’editoria non sono (solo) le case editrici che non leggono i manoscritti: il male peggiore è l’egoismo, che va a braccetto con il leccaculismo.

13 Cosa vuol fare da grande Remo Bassini?

A mio figlio, nato ventun mesi fa, ho dato un secondo nome: Libero.
Speri di essere libero, a prescindere.

Grazie per essere stato mio ospite.

Grazie a te.

Il blog di Remo Bassini

Link al libro e a Perdisa

Remo Bassini dice:

Sono nato a Cortona il 23 settembre 1956. Era una domenica sera. L’infermiera, appena mia madre partorì, disse: Brava, che faccio in tempo ad andare al cinema.

Erano mezzadri i miei genitori. Che nel 1958 si trasferirono a Vercelli. Mio padre venne assunto in fabbrica; mia madre, per concorrere al magro bilancio familiare, e far sì che ai figli (io, Silvia, che ha 10 anni meno di me, e Moreno, il più piccolo, che dall’agosto del 2005 non c’è più) non mancasse nulla, fece la donna delle pulizie per anni. E la portinaia, anche.

Ho una figlia, nata dal primo matrimonio, splendida e distante; si chiama Sonia, è nata il primo maggio 1980.

Dall’unione con Francesca il 24 gennaio 2010 è nato Federico Libero.

Ho fatto tante cose: il cameriere, l’operaio, il disoccupato,
lo studente (lettere a Torino) lavoratore (portiere di notte),
l’attore dilettante, l’insegnate volontario in un carcere,
il correttore di bozze.

Libri pubblicati: Il quaderno delle voci rubate (La Sesia, 2002); Dicono di Clelia (Mursia, 2006); Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton, 2007); Tamarri – Raccolta di racconti (Historica).

Da ottobre 2010: Bastardo posto, casa editrce Perdisa Pop.

Il Quaderno delle voci rubate e Dicono di Clelia hanno avuto, prima che li proponessi, due editor: Laura Bosio e Alessandra Buschi. Dicono di Clelia è dedicato “a Moreno, fratello fragile”.

bassini.remo(chiocchiola)gmail.com

sono mai a casa, quindi

C/O giornale La Sesia
Via Quintino Sella, 30
13100 Vercelli

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Informazioni su Antonio Ferrara


2 responses to “Antonio Ferrara intervista Remo Bassini

  • paolo vaccari

    ciao Remo!!complimenti !!!mi sento molto imbarazzato nello scriverti e nello stesso tempo orgoglioso di aver condiviso tè e con i nostri compagni di allora tante emozioni!!!! continua così sono un tuo vecchio fan!!ciao Remo da un tuo vecchio amico di cantina!!!!!!!

  • remo

    paolo, nella tua cantina c’era, se non ricordo male, una chitarra e c’erano, con noi, un po’ di sogni: era un gran bell’arredamento. un abbraccio, e grazie

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