Antonio Ferrara intervista Luigi Boccia


Luigi Boccia

Luigi Boccia

Oggi ho il piacere d’intervistare Luigi Boccia. Scrittore, sceneggiatore, regista e direttore della rivista Weird Tales. Vediamo cosa ha da dirci per “Uno sguardo oltre la siepe”.

Chi é Luigi Boccia per Luigi Boccia?
L’uomo più imperfetto che ci sia, un fottuto sognatore che ha abbandonato qualsiasi cosa nella vita per inseguire il suo desiderio di fare lo scrittore, uno che ha preso tanti calci nel sedere, ma che ha comunque portato a casa le sue soddisfazioni: ho scritto sceneggiature, romanzi, saggi, sono diventato direttore di Weird Tales. Ho la pelle piena di tagli e ferite, e le ossa rotte, perché il viaggio è lungo e faticoso (ti consuma l’anima inseguire i sogni), ma ci credo ancora: voglio essere uno scrittore fino alla fine dei miei giorni. E voglio ancora cambiare il mondo pur sapendo che non è possibile. Sono perdutamente inguaribile.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?
Non mi è venuta nella testa, la follia di scrivere (se così la possiamo definire) è nata e basta all’improvviso, per caso, mi ha preso la mano e non mi ha più lasciato. A undici anni mi sono perso nel supermercato mentre i miei facevano la spesa, e mi sono ritrovato nella corsia dei libri. C’era una copertina che mi attraeva terribilmente: un camion con la griglia del radiatore sporca di sangue. Il titolo era: A volte ritornano. Mi sono fatto comprare dai miei quel libro, l’ho letto tutto d’un fiato, e da allora non ho mai smesso di pensare che avrei fatto lo scrittore nella vita. I racconti di quell’antologia mi hanno aperto un mondo, è come se avessero “contaminato” irrimediabilmente il mio sangue.

Licantropi, Streghe e Vampiri. Ci credi?
No, non ci credo, come autore di romanzi horror credo solo nella follia umana, non c’è niente di peggiore o di più pericoloso, come saggista sono innamorato del folklore e di tutte le creature che abitano il suo sottobosco, perché rappresentano le nostre paure più ataviche e ancestrali. Ma c’è un’altra parte di me che ci crede e che le ama davvero, altrimenti non potrei scriverne.

4 Edizione cartacea o eBook?
Edizione cartacea per i prossimi tre, quattro secoli almeno. Sono figlio della tecnologia, vivo perfettamente radicato nella realtà quotidiana e non sono un nostalgico. Ma non c’è paragone. Un libro è un libro. Un ebook è come un robot che cerca di diventare umano, ma non potrà mai riuscirci. Noi non sappiamo da partono le nostre emozioni e non possiamo neanche controllarle. L’emozione (seppur consumata) di avere un libro tra le mani non è propriamente definibile. Intendo che in qualche modo il libro mi fa battere il cuore.

5 Il libro che avresti voluto scrivere?
Troppi. Andiamo da Fahreinheit 451 a Io sono leggenda a L’ombra dello scorpione. Ma sono i primi che mi vengono in mente. Se mi soffermo a pensare troppo potrei impazzire. Sicuramente A volte ritornano è l’antologia di racconti horror più bella che io abbia mai letto in vita mia.

6 Stephen King sostiene che: Uno scrittore competente si possa trasformare in un bravo scrittore.
Credo di sì. Nel senso che oltre alla base che uno scrittore deve avere occorrono altre doti, quali costante e caparbietà. E tanto studio. E tanta voglia di mettersi in discussione. Uno scrittore competente è uno scrittore professionista, e uno scrittore professionista conosce bene l’applicazione di tutti i teoremi della scrittura. L’allenamento può portare a grandi risultati.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?
È una domanda troppo difficile perché viviamo in un contesto storico terribilmente complicato, non solo per lo scrittore ma per tutti i tipi di mestieri. È sicuramente complicato vivere di scrittura. Nemmeno alcuni di quelli che noi consideriamo grandi scrittori in Italia riescono a vivere soltanto con i loro libri. Dico solo: chi ci riesce non ha bisogno di altro nella vita.

8 Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi?
Torniamo alla domanda di prima. Con la differenza che siamo in Italia, e per uno scrittore è difficile a prescindere. Finiti gli anni Settanta/Ottanta sono spariti dalle case editrici gli editor con la E maiuscola, ed è sparita anche la possibilità di un dialogo con l’editoria. Non ci sono canali di comunicazione, non ci sono agenzie letterarie, insomma non hai la più pallida idea di comne e a chi presentare il libro che hai scritto. La maggior parte delle cose funziona per amicizia. Ma è anche una questione di fortuna.

9 Come mai tanti americani e pochi italiani pubblicati dalle case editrici italiane?
Qui apriamo il vaso di pandora. Ma non sono in vene di polemiche oggi. Dipende molto dalle casi editrici che sono “disinteressate” agli autori italiani, ma è pur vero che ci sono in giro un sacco di scrittori nel nostro paese che sono soltanto braccia strappate all’agricoltura. Non voglio dire che gli scrittori americani sono migliori di quelli italiani, dico solo che c’è più professionalità a tutti i livelli. Qui i diventa scrittori dall’oggi al domani e si pensa di aver scritto qualcosa di rivoluzionario. E in qualche maniera oscura riescono a pubblicare anche con grosse case editrici. Ma non vendono una copia. Perché i lettori non li puoi ingannare. Con gli scrittori americani si va più sul sicuro, perché di base c’è qualcosa di sbagliato nel sistema della pubblicazione in Italia che non si traduce in copie vendute sul mercato.

10 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?
Ho sempre scritto dovunque. Mi piace molto scrivere nei bar (non i saggi), mi ispira molto guardare la gente, ma normalmente scrivo a casa davanti al mio computer. Soprattutto di notte.

11 Come è nato Licantropi?
Dopo la pubblicazione del mio primo saggio Arcistreghe, volevo affrontare il tema della licantropia perché erano anni che conservano materiale e collezionavo libri. E soprattutto mi affascinava l’idea di raccontare le vere radici dell’uomo lupo, che non sono quelle a cui siamo stati addomesticati oggi dalla cinematografia. Ho cominciato a lavorarci, poi un giorno ero a Napoli e mi sono trovato a parlarne per caso con una mia grande amica, Simonetta Santamaria, che era reduce del successo di Vampiri, ed è nata per caso l’idea di un saggio a quattro mani.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?
Crederci e insistere. Avere fede nelle proprie storie, nelle proprie capacità. Mettersi in discussione, cancellare e riscrivere, pretendere il massimo da se stessi, ogni volta che ci sediamo davanti al computer. Riscrivere e cancellare, fino a trovare sempre le parole giuste. E cercare di coltivare amicizie nell’ambiente, questo è importante. E infine: mai con un editore a pagamento.

13 Cosa vuol fare da grande Luigi Boccia?
Lo so che dovrei risponderti in una maniera spiritosaLo scrittore. O il regista. Non sono contemplati altri sogni né mestieri.

LUIGI BOCCIA, scrittore, sceneggiatore e regista ha pubblicato i romanzi Paura. (1993), Confessionale Nero (1997) e La Janara (2007), presentato da Pupi Avati. Ha pubblicato racconti in diverse antologie, ed è curatore (insieme a Nicola Lombardi) dei volumi Fame – la trilogia Cannibale (2001), La Stagione della Follia e Ai Confini del Buio (2002), e Malefica – 13 fiabe Crudeli (2003). Appassionate di folklore italiano ha scritto nel 2005 il saggio Arcistreghe. Dal 2005 vive a Roma, dove lavora come sceneggiatore. Per la Eagle Pictures ha scritto diverse sceneggiature, tra le quali La Casa sul Lago, tratto dal romanzo Crimson Rain della scrittrice americana Meg O’Brien. Nel 2008 ha scritto e diretto il lungometraggio The Last Day. Ultimamente insieme a Simonetta Santamaria ha pubblicato per la Gremese Edizioni Licantropi: I figli della Luna.

Sito: http://www.weirdtales.it/

Una Bellissima Videorecensione della mia Amica Anita Book di Licantropi: I figli della luna.

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