Archivi del mese: febbraio 2012

Antonio Ferrara intervista Laura Platamone


Laura Platamone

Laura Platamone

Oggi come ospite per “Uno sguardo oltre la siepe” ho il piacere di avere Laura Platamone. Un editor professionista. La sua matita rossa è una minaccia contro la cattiva scrittura e la piaga dell’editoria a pagamento. Siete avvisati.

1 Chi è Laura Platamone per Laura Platamone?
È la persona che vorrebbe essere. O Almeno lo è oggi, del tutto convinta che ogni passo fatto, anche le cadute e gli inciampi, l’abbiano portata dove si trova adesso. In un posto, fisico o ideale, dove sta bene. Abbandonando la filosofia spicciola posso dire di essere una persona che è riuscita a completare un percorso, quello della sua formazione, e ora aspetta solo l’occasione giusta per dimostrarlo a quante più persone possibile. Mi ritengo fortunata per quello che ho e so che il resto arriverà. Non ho mai avuto fretta di riuscire o di ottenere dei risultati ma sono un’inguaribile ottimista e non mi lascio mai prendere dallo sconforto. Il tempo porta le soluzioni. Sempre. Quindi perché avere fretta?!

2 Fare l’editor in Italia non sembra un mestiere facile, come la vedi?
Le sorti di un editor, nel nostro Paese, seguono quelle di moltissimi professionisti della cultura: si confondono nell’approssimazione e nella scarsa conoscenza – da parte dei più – del settore. Che la maggior parte delle persone ignori totalmente l’esistenza di questa figura è un dato di fatto. La cosa impressionante è che anche gli stessi editori spesso facciano il loro mestiere in maniera improvvisata e senza un team di lavoro nel quale la presenza di un editor dovrebbe essere un elemento imprescindibile. Un altro punto riguarda la formazione. Come si diventa editor? Spuntano come funghi scuole che propongono corsi di editing, ma basta veramente un corso di poche lezioni per potersi offrire sul mercato vantando una professionalità tra le più complesse del sistema editoriale? La mia risposta è no, o almeno, non solo. Io stessa mi sono formata con un master biennale. Un corso lungo quindi, e lo stesso non sono certa che la sola frequenza delle lezioni mi avrebbe permesso di operare poi professionalmente nel settore. Il mio vero esame sono stati gli autori, lavorare con loro è stata la mia “iniziazione”. Ho iniziato facendo il giurato in alcuni concorsi e man mano che andavo avanti mi rendevo sempre più conto che in quello che leggevo c’erano aspetti che potevano essere migliorati per renderli più efficaci. Dal pensarlo all’intervenire il passo è stato breve. Eppure la linea di demarcazione tra farlo per mettersi alla prova, per curiosità, per dedizione o perché è il lavoro della tua vita, è davvero sottile. Nessuno a un certo punto mi ha messo un pezzo di carta in mano dicendo “ecco da questo momento in poi sei un editor”. È stato il continuo confronto tra me e gli altri che mi ha resa sempre più sicura delle mie capacità fino a convincermi che era il momento di mettermi sul mercato. Un mercato lavorativo – quello dell’editoria – nel quale non esistono regole, con i cancelli chiusi, nel quale inserirsi è davvero difficile. Io mi sono fatta aiutare molto da internet, dal mio blog, ho usato i Social Network come fossero una vetrina e in un certo senso ha funzionato. La mia carriera è iniziata da poco ma non posso lamentarmi.

3 Quando ti arriva un testo tra le mani quanto ci metti per accorgerti se chi l’ha scritto ha “stoffa” o meno?
In genere molto poco. Un editor professionista capisce le potenzialità di uno scritto o di un autore già da poche righe e diciamo che quando arriva a 10 cartelle la sua idea è piuttosto precisa. Ovvio che ho poi il dovere morale e professionale di lavorare allo stesso modo e con lo stesso impegno un testo che ritengo ottimo e uno che ritengo meno valido. Il mio ruolo è sempre quello di aiutare l’autore a dare il meglio di sé compatibilmente con il suo stile, la sua capacità di creare una trama e caratterizzare dei personaggi. Io lo aiuto a rendere al meglio il SUO testo e sottolineo suo perché un editor non è un ghostwriter, non è uno che a partire da un’idea o una traccia la riscrive di sana pianta. Io non intervengo mai al posto dell’autore piuttosto lo consiglio su come fare a dare il meglio con la materia che sta trattando.

4 Gli errori più ricorrenti degli scrittori italiani?
Gli errori in assoluto più frequenti sono il “qual è” con di mezzo l’apostrofo e il “po” con l’accento (usate l’immaginazione io non ci penso nemmeno a scriverli e la sola idea mi risulta rabbrividevole), seguono le d eufoniche, anche se qui più che di errore si potrebbe parlare di evoluzione della lingua e scarsa rapidità di adattamento. Un problema un po’ più complesso è rappresentato dalla scarsa padronanza dei contenuti a livello di trama: spesso l’autore, preso dall’impeto di voler raccontare la sua storia, dimentica aspetti anche fondamentali della trama o dei personaggi andando incontro a sviste clamorose che minano in maniera irreparabile la coerenza dello scritto.
Ma se proprio devo essere sincera, tutte le robe fin qui elencate possono facilmente essere corrette mentre c’è un errore che sfugge ad ogni controllo ed è il   sentirsi già scrittori ancora prima di iniziare. Partire con un atteggiamento di presunzione e supponenza. Dire io scrivo quindi sono uno scrittore come se il fatto che io canto sotto la doccia potesse far di me una cantante. E crederci, ci credono troppo, ci credono a priori. Ecco, questo è un errore grandissimo e spesso irreparabile.

5 Ti è mai capitato un testo “quasi” perfetto sul quale andavano apportate solo minime correzioni?
Certo che mi è capitato! Per fortuna non siamo circondati solo da pseudoscriventi ma ci sono tanti e tanti autori talentuosi che hanno stili interessanti e sanno come raccontare le loro storie e appassionare chi le legge. In questi casi il mio lavoro è sicuramente più semplice e piacevole!

6 Stephen King dice: Scrivere è umano. Editare è divino.
Io credo che sia divino tutto quello che si fa con passione e correttezza. Dal coltivare un campo a correggere un manoscritto, la natura profonda di una professione sta nell’intenzione di chi a fa e nei motivi per cui si intraprende un determinato mestiere. Detto questo sì, a volte avere la capacità di rendere nuova luce a un testo, far filare una frase che prima stentava, migliorare la resa di un’immagine o un personaggio, regala una sensazione che si avvicina parecchio all’onnipotenza!

7 Gli autori italiani, specie se agli esordi, spesso cadono vittima di editor improvvisati e agenzie letterarie di dubbia professionalità. Come ci si difende da queste trappole?
Ci si difende informandosi. Ormai nell’era di internet siamo tutti schedati quindi basta googlare per trovare tutte le info necessarie a non cadere in errore. Se non si ha la possibilità di cercare informazioni su internet nulla ci vieta di chiederle al diretto interessato. In fondo quando ci apprestiamo a investire i nostri soldi sul lavoro di un professionista abbiamo tutto il diritto di sapere chi è e come lavora. Chi tentenna o mette le mani avanti evidentemente non è così certo della sua competenza e professionalità. In quei casi meglio andare avanti e cercare qualcuno di più affidabile.

8 Perché scegliere Laura Platamone come editor?
Perché dico le cose come stanno. Non prospetto mai un percorso roseo solo per fare contento uno scrittore. Io sono schietta, se un testo ha tanti problemi li enumero uno per uno, senza risparmiare nulla. Non vendo correzioni di bozze come se fossero editing e mi esprimo sempre chiaramente su quali interventi andranno fatti sul testo, dall’autore sotto la mia guida. Credo molto nel rapporto che si instaura tra editor e autore, un rapporto che deve essere coltivato a fondo, un sodalizio di lavoro che spesso diventa anche personale. Conoscersi nel vero senso della parola, quando si lavora insieme a un testo, diventa parte fondamentale della collaborazione, specie quando questa dura mesi e mesi di intense corrispondenze e revisioni.
Questo aspetto, per me molto importante, viene percepito dagli autori come una garanzia dell’efficacia del mio operato.

9 Hai mai rifiutato un lavoro semplicemente perché era illeggibile? È dura dire a qualcuno: “Guarda, cambia mestiere.”
Ogni testo ha un suo margine di miglioramento, il mio lavoro non consiste nel trasformare un testo mediocre in qualcosa di eccellente ma di portarlo al massimo della sua forma possibile. Fatta questa premessa devo dire che in genere non mi è capitato di editare testi così pessimi da risultare illeggibili o non migliorabili. Certo alcuni lavori sono più complessi di altri ma tutto sta ad accettare l’idea che l’editing non è magia, non trasformerà in best seller un manoscritto, che sia buono o cattivo lo porterà solo alla sua forma migliore. Diverso è il discorso in caso di una scheda di valutazione. Spesso il mio lavoro parte proprio da quello. L’autore mi contatta perché ha scritto qualcosa e vuole sapere che ne penso prima di passare a un eventuale intervento di editing. In quel caso mi è capitato di dover essere “dura” con chi mi aveva commissionato il lavoro. Anche in questi casi le reazioni sono molto varie. C’è chi sparisce senza dire nulla, chi lo fa dicendo che sono un’incapace, che non capisco nulla, e chi accetta le critiche e si rende conto delle mie segnalazioni in maniera sportiva e costruttiva.

10 Se ti capitasse un testo eccezionale? Cosa diresti all’autore?
Gli direi quello che penso, ossia che quello è un testo eccezionale e che mai e poi mai dovrà permettere a qualcuno di fargli credere il contrario. Sono dell’idea che oggigiorno anche per un testo con tutte le carte in regola sia difficile farsi strada e arrivare a grandi successi e risultati, ma quando si è certi del valore di un’opera la cosa che in assoluto bisogna evitare è il lasciarsi perdere dallo sconforto. Bisogna avere pazienza e tanta. Purtroppo spesso gli scrittori emergenti ne hanno pochissima!

11 Capita spesso che chi scrive non si accorga di sviste colossali. Un editor che scrive è anche l’editor di se stesso?
Assolutamente NO. Io quando scrivo per me stessa sono una frana. Ho un occhio maniacale per ritmo e struttura ma non riesco a soffermarmi sui refusi.
C’è nell’immaginario collettivo quest’idea che un editor debba anche essere uno scrittore. Dirò di più: un bravo scrittore. Io non la penso così o almeno mi sembra riduttivo. È vero, a detta di molti, io so scrivere. Ma mi costa fatica farlo perché nell’editing si sviluppano manie e paranoie che applicate alla scrittura diventano vere e proprie psicosi. Io non riesco buttar giù tutto di getto facendo i conti alla fine come fanno molti scrittori. Per me ogni parola messa in riga deve essere perfettamente accordata con tutto il resto o non riesco ad andare avanti. Quindi scrivo lentamente e mi costa tanto tempo e fatica. Quando poi ho finito preferisco far leggere a qualcuno di mia fiducia piuttosto che ostinarmi a cercare una perfezione che da sola non troverei mai. Fa parte della natura umana e anche dei limiti della mia professione, nessuno, e dico nessuno, può avere un distacco tale dalle sue parole da essere scrittore ma anche editor di sé stesso. È lo stesso motivo per cui mi arrabbio quando sento tanti scrittori, più o meno noti, dire sì io sono scrittore ma faccio anche l’editor. Non si è ancora capito che sono professioni che presuppongono competenze diverse e non c’è alcuna intercambiabilità tra le due figure! Io ho fatto la mia scelta molto tempo fa pur essendomi avvicinata all’editoria da scrittrice ho capito subito che la mia strada non era quella e allora sono tata onesta con me stessa e con gli altri puntando su ciò che veramente sentivo affine.

12 Knife?
Knife è la rivista del Nero Cafè e, anche se è il risultato del lavoro di una squadra di persone che si impegna giorno dopo giorno per realizzarlo, mi piace definirlo la mia creatura. Sarà che mettere insieme tutti gli articoli, raccoglierli e impaginarli dà un senso di “maternità” sull’insieme che io sento davvero forte, sarà anche per le vicende che l’hanno visto nascere e crescere. Insomma Knife è la rivista di Nero Cafè ma mi rappresenta totalmente. È affilato e tagliente un po’ come lo sono io ma anche ricco di sentimento e contenuti per chi sa andare oltre la copertina. è uscito da qualche settimana il numero 3 e siamo già in piena lavorazione per il 4 che sarà un numero speciale con una tematica molto interessante e molto “italiana” (ma che non svelo!) che farà da traino alla prima pubblicazione del marchio Nero Press (sempre di proprietà del Nero Cafè), il romanzo “Exilium – La vera storia dell’Inferno di Dante” di Kim Paffenroth.

13 Cosa vuol fare da grande Laura Platamone?
Vorrei continuare a fare quello che faccio, con lo stesso entusiasmo, ma in un mondo diverso. Un mondo dove l’editoria non sia un circolo di intellettuali pseudo-radical-chic che annuiscono e si compiacciono a vicenda ma non danno in alcun modo spazio al merito di chi la professione la conosce davvero.

Grazie per essere stata mia ospite.

Grazie a te Antonio per lo spazio e l’opportunità che mi hai dato di parlare in maniera così approfondita di me e del mio lavoro!

Approfondiamo la sua conoscenza: Laura Platamone blog.

Sono Laureata in Tecnica Pubblicitaria e Belle Arti. Ho sempre saputo di voler “comunicare” ma per un bel po’ di tempo non ho avuto le idee chiare sul cosa o come. La scrittura però c’è sempre stata, in sordina, come modo per esprimere quello che di me non mi era chiaro. Tutti i pensieri confusi che, dall’infanzia fino all’età adulta, mi sono passati per la mente si precisavano per magia appena prendevano forma sulla carta. Questo ovviamente non faceva di me una scrittrice, ma solo un’ingenua appassionata. Però non ero malaccio, così per un po’ di tempo ho collaborato col quotidiano La Sicilia, scrivendo articoli di cultura, tendenza e spettacolo. E però quando si è uno spirito libero, ci si accorge presto che il lavoro di redazione presuppone compromessi che non sempre si è disposti ad accettare. La scrittura “mercenaria” al servizio di fatti, prodotti e notizie, non solo non rispecchiava quello che ero e volevo fare, ma frustrava le mie inclinazioni. A quel punto sapevo che volevo scrivere, ma non a quel modo e a quelle condizioni.

Che è successo poi? Niente, mi sono messa a insegnare perché nella vita s’ha da campare. La scrittura era tornata a essere una passione che coltivavo per me. Espressa al massimo in qualche considerazione sul mio blog. C’era gente che diceva che ero brava. C’era gente che si emozionava con le mie storie. Mie sul serio perché lì parlavo quasi esclusivamente di me.

Poi è iniziato il mio “periodo nero”. Ora va bene farsi i cazzi miei ma star qui a spiegarvi sarebbe davvero troppo. Vi basti sapere che a quel punto avevo dentro tanta di quella distruttiva emozione che solo la scrittura ha potuto salvarmi. E le pagine di un blog non bastavano più.

Contrariamente a quella che è la prassi, partire dai racconti per arrivare al romanzo, io ho scritto un romanzo. Ingenuo, incompleto, a distanza di anni addirittura patetico. Nessuno lo pubblicherà mai perché il suo posto è nel mio cassetto. Deve star lì perché comunque un suo senso ce l’ha. Quando ho messo la parola fine a quelle 150 cartelle di deliri da anima in pena, ho capito che mi ero liberata di un fardello che per anni aveva bloccato la mia capacità di riuscire a scrivere altro da me. E allora le storie hanno iniziato a parlarmi insieme a una moltitudine di altri personaggi che mi chiedevano di scrivere e scrivere, dargli voce in qualche modo. Ecco, ho iniziato a farlo.

Così sono arrivati i racconti, e i primi riconoscimenti.

A ben pensarci il primo piazzamento l’ho ottenuto con una poesia. Laura poetessa? No, ne ho scritta solo una, ma a quanto pare era materiale buono.

Poi, mentre inviavo racconti su racconti, è arrivata la svolta. Il momento in cui ho capito che la scrittura era stata solo un tramite per avviarmi alla strada che volevo percorrere davvero. Ad agosto del 2009 ho partecipato (selezionata insieme ad altre 29 persone tra più di 800 richieste) al primo Laboratorio di Scrittura Creativa Mondadori (potete trovare qui il diarietto semiserio di quei giorni)

Illuminazione. Sì, scrivere è bello ma l’editing lo è ancora di più!

Già da un po’ intrattenevo assidue conversazioni con altre scrittrici sparse sul web, hanno iniziato a inviarmi i loro romanzi e i loro racconti. Io li leggevo e segnalavo ciò che a mio avviso poteva essere migliorato. Mi piaceva. Molto più che scrivere, anche se alle mie storie non avrei mai rinunciato.

Così ho composto altri racconti, è arrivato il secondo posto al Nero Premio e la successiva richiesta da parte loro di entrare nella giuria. Gioia e goduria. Non potevano rendermi più felice. Armata di penna rossa ho iniziato quest’avventura. E di giurie se ne sono aggiunte altre, mentre certa di aver capito cosa chiedere alla vita, mi sono trasferita a Roma per frequentare la Luiss Writing School, un master in scrittura creativa con un indirizzo di editoria molto professionalizzante. Ho imparato a correggere le bozze come fa la gente seria e acuito ancora di più il senso critico nei riguardi dei testi.

Imparando come migliorare ciò che altri avevano scritto, anche quello che usciva dalla mia penna  ha iniziato a funzionare meglio e così è successo che adesso in qualche antologia è possibile trovare un mio racconto (troverete tutto nella sezione tracce di me quando prima o poi deciderò di mettere a posto anche quella).

Questa è, molto in generale, la mia storia. Spero, data la mia proverbiale distrazione, di non aver dimenticato nulla.

Ho tralasciato, ovviamente di parlarvi di tutta la serie di catastrofiche patologie che la svolta dell’editing mi ha causato. Perché quando l’occhio si educa alla caccia, questa diventa una costante imbarazzante. Lo ben sa chi si è ritrovato con me dentro una libreria o, meglio ancora, a qualche fiera. Io sono quella che apre i libri, trova un impaginato poco elegante e li richiude inorridita. Sono arrivata anche a farmi venire il mal di pancia per DUE punti esclamativi messi di fila. Piango per il triste destino di vedove e orfane. Ho un occhio millimetrico per il track. Ecco, ve l’ho detto. Ma solo dall’esplicitazione dei sintomi è possibile comprendere la mia missione. Io voglio intorno a me libri belli. Non solo per quello che dicono, ma anche per come si presentano. Aspetto che purtroppo la nostra editoria, e parlo di piccoli e grandi nomi, tralascia puntualmente. Ne converrete che è un’impresa difficile, ma io nel mio piccolo non ho paura di intraprenderla.

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Favole della Mezzanotte include il racconto "Il Frutto Del Credo di Antonio Ferrara

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FAVOLE DELLA MEZZANOTTE contiene il mio racconto: “Il Frutto del Credo”.


Premio Scheletrico!


Premio ScheletriÈ con piacere che annuncio la 4^ EDIZIONE DEL CONCORSO DI NARRATIVA HORROR ORGANIZZATO DA SCHELETRI.COM
Concorso a pagamento. I primi 3 classificati si divideranno il Montepremi (nell’edizione 2011 ammontava a 250 euro). Scadenza 29 febbraio 2012

REGOLE DEL CONCORSO

Per partecipare è necessario:
(1) Inviare un racconto di genere horror (deve possedere elementi soprannaturali: mostri, creature, vampiri, zombi, fantasmi, streghe, ecc.) di massimo 3000 battute (spazi inclusi) entro il 29 febbraio 2012

(2) Il racconto non deve essere già presente in questo sito

(3) Pagare la quota di iscrizione entro il 29 febbraio 2012. Per i pagamenti con bonifico/bollettino inviare la scansione del pagamento entro il 29 febbraio 2012

(4) Ogni autore può inviare un solo racconto

(5) Se il racconto non è idoneo la quota di iscrizione non verrà restituita

(6) Non è consentito correggere il racconto inviato

Tutti i racconti in gara verranno pubblicati su Scheletri.com.

PASSATE PAROLA!

Lette le regole salta subito all’occhio la filosofia del Premio Scheletri:
più concorrenti = più euro in palio
… quindi passate parola!

INVIO DEI MATERIALI

Dopo aver effettuato il pagamento inviare tutto il materiale a concorso2012@scheletri.com allegando:
• oggetto della mail PREMIO SCHELETRI
• nome, cognome
• titolo e testo del racconto in un file .rtf o .doc

PREMIO

Il Montepremi, ossia la somma di tutte le quote di partecipazione del concorso, sarà così suddiviso:
1° classificato: 60% del montepremi
2° classificato: 20% del montepremi
3° classificato: 10% del montepremi
Dal Montepremi saranno detratte le spese di gestione (10% del totale).

GIURIA DEL CONCORSO

I racconti che partecipano al concorso saranno valutati in forma anonima dalla giuria di Scheletri.com: Alessandra Pagliari, Elena Cirioni, Edi Guselli, Sergio Oricci, Alessandro Balestra

SCADENZA DEL CONCORSO

Il termine per l’invio dei racconti è il 29 febbraio 2012.
Dopo questa data verranno assegnati i premi e pubblicati i risultati del concorso.

PAGAMENTO QUOTA DI ISCRIZIONE

La quota di partecipazione è pari a 10 euro. Grazie a Paypal puoi pagare subito e in tutta sicurezza.


Francesca Panzacchi Intervista Antonio Ferrara


Francesca Panzacchi scrittrice modella

Francesca Panzacchi

Generalmente sono io a fare le interviste, ma sono letteralmente lusinganto che Francesca Panzacchi si sia prestata a questo ingrato compito. La maggior parte dei quesiti volgono su GRIDA OLTRE IL SILENZIO il mio romanzo.

1 Antonio, come è nata l’idea che ha dato vita al tuo romanzo “GRIDA OLTRE IL SILENZIO” “L’URLO BIANCO”.

Dopo aver scritto e pubblicato il mio primo romanzo “GLI OCCHI DEL MALE” nel 2002, ho capito che avrei voluto inventare storie per tutta la vita. “GRIDA OLTRE IL SILENZIO” “L’URLO BIANCO” è nato dall’esigenza di voler scrivere una storia di fantasmi. L’idea, ma sarebbe meglio dire, la domanda propulsiva che ha dato il via al romanzo è stata: “L’essere umano carpisce la realtà nella sua totalità, oppure c’è qualcos’altro che i suoi sensi non gli permettono di percepire?”

2 Descrivilo con tre aggettivi.

Intenso, spettrale, avvincente.

4 Come hai costruito il profilo psicologico dei personaggi?

In realtà non costruisco a monte il profilo. Parto da uno dei personaggi e poi scopro tutti gli altri durante il cammino. Non “confeziono” niente delle mie storie. Le scopro mentre le scrivo. Poi, una volta finita la prima stesura torno sui miei passi per limare e definire alcune situazioni.

5 Quali sono i punti di forza del romanzo?

Domanda difficile questa. Preferirei che rispondessero i miei lettori, ma eludere le domande di una signora è scortese. Così a impatto, direi che nella storia c’è una componente di mistero che trasborda da ogni dove.

6 Quanto tempo hai impiegato per la stesura?

A memoria, circa sei mesi. Scritto tra la provincia di Chieti e quella di Napoli.

7 A quali lettori si rivolge?

Tutti, qualcuno o nessuno. Ognuno di noi si sceglie i propri autori. Spero di riuscire a trasmettere qualcosa a chi riporrà la sua fiducia nel mio romanzo.

8 Quali tematiche affronta?

Ogni romanzo ha sfumature che sarebbe impossibile catalogare. Diciamo che mi sono concentrato sulla vita dopo la morte, sul credere e sulla speranza che ci sia altro oltre quello che riusciamo a percepire.

9 Quanta importanza attribuisci ai luoghi dove scegli di ambientare i tuoi romanzi?

I luoghi sono importanti, ma mi concentro molto di più sulle atmosfere. Mi piace ambientare le mie storie in provincia dove, tra la quiete dei paesaggi rurali, si ha molta più possibilità di ragionare sulla vita e noi stessi.

10 Ci sono elementi autobiografici nei tuoi scritti?

Credo che questo sia imprescindibile. Gli scrittori che ti diranno il contrario, sono dei bugiardi. C’è un pezzetto di me in tutti i personaggi, luoghi e avvenimenti della storia.

11 Cosa ti piace leggere?

Se volessi fare il figo ti risponderei: Poe, Lovecraft, Stoker, ma in realtà leggo molti autori italiani e sono stato svezzato alla letteratura adulta di genere fantastico da Stephen King (Pet Cematary). 

12 A quali progetti ti stai dedicando attualmente?

Cara Francesca, sto imbrattando le pagine elettroniche del notebook per la stesura del mio quarto romanzo. Si tratta di una storia paranormale a sfondo psicologico.

Ringrazio Francesca Panzacchi.

Antonio Ferrara

Francesca Panzacchi ha pubblicato gli audiolibri “FIABE STREGATE” e “STORIE DI MAGHI, FANTASMI E TAGLIALEGNA”, TREEBOOK Audio-editore (2010);  il romanzo noir “LA CASA DI SVEVA”, CIESSE Edizioni (2010), il romanzo rosa storico “IL NORMANNO”, CIESSE Edizioni (2011) e la silloge poetica “SOSPIRI”, CIESSE Edizioni, (2011). Vincitrice del Concorso “Delitto in libreria” indetto dalla Libreria Mondadori di Rimini, 2008; seconda classificata al Concorso Internazionale “Piccole Storie d’aria” indetto da Culturaglobale, 2009; finalista al Premio di Poesia “Occhietti Neri”, 2009; finalista al Premio Nazionale di Haiku “La voce della natura rivela ciò che penso”, 2009; finalista alla quarta edizione di De Gustibus: Il Nocino, 2010; finalista al Premio Letterario Giallomilanese, edizione 2010. E’ presente in numerose antologie, fra le quali: Unico Indizio: La sciarpa gialla, Damster Edizioni, 2009; Viaggiare con bisaccia e penna, Lietocolle Edizioni, 2009; In treno, Giulio Perrone Editore, 2009; Dolce Natura almeno tu non menti, Editrice Zona, 2009; Subdoli Voli, Edizioni Pragmata, 2009; 365 Racconti Erotici per un anno, Delos Books, 2010; Cose Bulgare, Linea BN Edizioni, 2011. E’ inoltre presente nell’e-book “Italians – una giornata nel mondo”, a cura di Beppe Severgnini, Rizzoli, 2008. Nel 2009 i suoi Racconti Brevi sono stati letti su Radio Emilia Romagna, all’interno della Rubrica “Racconti d’autore” a cura di Claudio Bacilieri. Il 19 Maggio 2010 la sua poesia “I tuoi occhi giurano amore” è stata letta su RADIO1, all’interno del programma “L’UOMO DELLA NOTTE” condotto da Maurizio Costanzo. Membro di giuria durante la seconda edizione del Concorso Letterario Nazionale “La Biblioteca d’oro” (2011). Il racconto Nano malefico è pubblicato nell’antologia Fobie (CIESSE Edizioni).


Antonio Ferrara intervista Simone Corà


Simone Corà

Simone Corà

Oggi ho il piacere di avere come mio ospite per “Uno sguardo oltre la siepe” lo scrittore, editor, articolista e recensore Simona Corà.  Conosciamolo insieme.

1 Chi è Simone Corà per Simone Corà?

Uno strano coso che va pazzo per il metal, l’horror, gli anime e il bacon, che ha libri dappertutto e che di notte scrive cose che poi continua a cancellare e a riscrivere.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Credo di averla sempre avuta, sin da bambino, quando scrivevo storielle ispirate a Star Trek o ai robottoni giapponesi. Poi passione e ispirazione sono andate e venute più volte, diciamo che si sono fermate una decina d’anni fa, quando ho cominciato a scrivere seriamente le prime cose cercando una stramba via di mezzo tra Lovecraft e Pratchett.

3 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

In linea di massima ci si può fidare: ho partecipato a moltissimi concorsi e ho fatto da giurato in altri, e non è mai capitato di ricevere fregature, o peggio. I concorsi sospetti, in fondo, si possono individuare facilmente: basta leggere con attenzione il bando. Diverso è il discorso sulla loro utilità. Sicuramente, quando si è agli inizi, i concorsi stimolano a scrivere e aiutano a migliorarsi (e qualche premio non lo si rifiuta di certo), ma quando si comincia a prendere confidenza con la penna e con le proprie capacità, i concorsi diventano bene o male solo una perdita di tempo, perché non saranno di certo questi a mettere in buona luce di fronte a un editore.

4 Edizione cartacea o eBook?

Tutte e due. Sono un fan della carta, mi piace sfogliare i libri e trovare loro il posto migliore in libreria, ma gli eBook sono il futuro, sono la comodità, sono la semplicità. Chiaro che non prenderanno mai il posto dei libri cartacei, ci sarà spazio per entrambi e spetterà al lettore acquistare ciò che preferisce. Sempre che gli editori abbassino i prezzi e smettano di ostacolare a tutti i costi l’editoria digitale, cosa che in Italia vedo abbastanza nebbiosa. Con Edizioni XII, ormai quasi un anno fa, ho pubblicato il mio primo romanzo, Maledette zanzare, proprio in e-Book, e sono felicissimo di questa scelta.

5 Il libro che avresti voluto scrivere?

La guida galattica per autostoppisti, senza ombra di dubbio. E vorrei aver inventato il MondoDisco.

6 Edizioni XII?

Stiamo curando le uscite del 2012, tra le quali puntiamo naturalmente sul romanzo di Lisa Mannetti, The Gentling Box, che siamo molto fieri di presentare ai lettori italiani. Non posso scendere poi nello specifico, ma continuerà una collaborazione tra XII e Riccardo Coltri, che con noi ha già pubblicato La corsa selvatica e che in questi anni ha saputo ritagliarsi uno spazio tutto suo nella narrativa fantastica tricolore. E poi tante altre novità succulenti, che sveleremo nei prossimi mesi.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?

Non in Italia. A meno che non si scrivi di amori adolescenziali. O peggio, di vampiri.

8 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Non credo sia impossibile (e un bell’esempio è Samuel Marolla che, un paio d’anni fa, sbucava dal nulla pubblicando una raccolta di racconti con Mondadori), penso più che altro che non ci sia mai stato un momento tanto sfavorevole, come questo, per la narrativa di genere. Ai “grandi” interessa ciò che vende, ovvero i vampiri gay, il fantasy scemo e Fabio Volo. Se non scrivi di queste cose, devi solo sperare in una grossa botta di culo che ti trasformi nel nuovo tormentone di turno.

9 Ti senti più editor o scrittore?

Scrittore, perché scrivere è una costante quotidiana: non posso proprio farne a meno, altrimenti sto male. Fare l’editor però è divertente, anche se poi diventa un po’ problematico scrivere senza auto-correggersi in maniera esasperata, perdendo ore per decidere se ci stia meglio una virgola o un punto. Maledetto perfezionismo.

10 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Scrivo a testa giù con le dita del piede destro. Giuro.

11 Fare il recensore non credo sia facile. Si devono cogliere sfumature che neanche l’autore del testo è capace di cogliere. Come fai?

Quando guardo un film o leggo un libro mi viene naturale commentarlo mentalmente, non riesco mai a stare fermo con il cervello e godermi semplicemente qualcosa. Quindi da lì allo scrivere una recensione il passo è molto breve (e tra le altre cose, scriverle mi piace proprio: mi rilassa e mi diverte). Che poi dica cose sensate o meno, quello deve dirlo chi capita sfortunatamente sul mio blog.

12 I tuoi consigli a un volenteroso autore che vorrebbe fare uno di questi mestieri: Scrittore, editore, editor e recensore.

Il consiglio universale: leggere. Leggere di tutto, dai fumetti alle riviste di musica, ed essere curiosi sempre.

13 Cosa vuol fare da grande Simone Corà?

Bella domanda. Mi sono appena laureato in Scienze dell’Educazione dopo aver lavorato in fabbrica e aver fatto l’orafo. Magari te lo dico alla prossima intervista, quando sarò diventato un famoso scrittore. 😉

Grazie per essere stato mio ospite.
Grazie a te per avermi invitato!

Nato nell’anno de La Cosa di Carpenter, Simone Corà scrive da quando un computer ha colonizzato la sua scrivania.

Laureando in Scienze dell’Educazione, dopo un sorvolabile passato da operaio, falegname e orafo, è stato finalista, podista e vincitore in diversi concorsi letterari. Ha pubbicato molti racconti in raccolte – edite da piccole ma coraggiose case editrici – e in riviste come Cronaca Vera, senza contare tutti quelli sparsi per il Web, facilmente rintracciabili googlando il suo nome.

Nel 2009 ha vinto la selezione editoriale Rondò Veneziano di Edizioni XII, e il suo racconto Tres è entrato a far parte della raccolta Carnevale. Sempre per Edizioni XII ha contribuito con un suo saggio al volume Garth Ennis – Nessuna pietà agli eroi.
Articolista da sempre per i portali Scheletri.com, Latelanera.com e Cinemahorror.it, in tempi propizi ha collaborato con la rivista Necro.
È un grande estimatore di Terry Pratchett, e se potesse gli ruberebbe le dita.
Sa suonare tre note musicali, una volta ha toccato una cinepresa, adora il ketchup e lo userebbe dappertutto. Ma non parlategli di maionese.

Inizia a collaborare con Edizioni XII nel 2008 in veste di editor per le pubblicazioni Web; da marzo 2009 è entrato a far parte della Redazione, con il ruolo di editor e copywriter.

Blog Personale: Midian

Bibliografia:
  • Carnevale – raccolta, 2010, Edizioni XII; con il racconto Tres
  • Garth Ennis – Nessuna pietà agli eroi – saggio di autori vari, 2010, Edizioni XII; con il capitolo su Dicks
  • Corti – Prima Stagione – raccolta, 2007, Edizioni XII; con i racconti Natura negata, Non una parola di più, Scala sapiens, Quelle bastarde e Trofeo
  • L’Altalena – raccolta, 2008, Edizioni XII; con i racconti Ripetizioni d’inglese e Zitto!
  • Stregonesque – raccolta, Magnetica Edizioni; con il racconto Due streghe al prezzo di una
  • 666 passi nel delirio – raccolta, Larcher Editore; con il racconto Tutta colpa di Ermanno
  • L’orrore dietro l’angolo – raccolta, Magnetica Edizioni; con il racconto Pioggia, lacrime, sangue, terra
  • NASF3 – raccolta, Edizioni Simple; con il racconto Ho detto che ti mangerò!
  • Living Dead 2006 – raccolta, Ferrara Edizioni; con il racconto Sono tornati!
  • NASF4 – raccolta, Edizioni Simple; con il racconto Di Latta e Amore
  • Concorso in omicidio 2 – raccolta, Z&M Edizioni; con il racconto Numeri Primi
  • SogniHorror – raccolta, Edizioni Il Foglio; con il racconto Clacson