Antonio Ferrara intervista Alfonso F. Dama


Alfonso Dama ScrittoreOggi ho il piacere di avere come mio ospite per uno “Sguardo oltre la siepe” lo scrittore Alfonso F. Dama che mi ha incuriosito grazie alla sua raccolta di racconti “Rantoli dal buio” disponibile in libreria.

1) Chi è Alfonso F. Dama per Alfonso F. Dama?
Domanda tutta d’un pezzo. E piuttosto a “bruciapelo”. Mah. Se mi guardo allo specchio non so giudicarmi: troppo familiare. In genere m’interessa quello che non conosco, che m’incuriosisce. Chi sono per me? Uno che ha idee e cerca di realizzarle, ma non sempre ci riesce. A volte le scarta, ma poi scopre che erano le migliori. Ecco, ricordo una striscia di “catfish” in cui un vecchio su una sedia a dondolo, pensando, inventava la lampadina elettrica anni prima di Edison e poi sillabava: “ma che cavolo mi viene in mente!”

2) Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?
Da piccolo non vedevo l’ora di imparare a leggere e scrivere per potermi leggere in santa pace “Pinocchio” e per potermi scrivere le storie da solo. Non so se sia nato prima io o la mia “follia” di scrivere. Davvero non lo so. Ricordo che a sette anni un gruppo di bambini mi “sequestrava” per farsi raccontare favole che inventavo a “impronta”, improvvisando come un jazzista. Poi le interrompevo sul più bello e il giorno dopo venivo letteralmente inseguito per la strada…

3) Rantoli dal buio?

Rantoli da buio è nato quasi per caso. Direi su richiesta. Avendo letto qualche mio racconto horror qua e là che avevo pubblicato su vecchie riviste o sul web, molti mi dicevano: perché non ne fai una raccolta? Così, qualche estate fa ne misi insieme una selezione, ne scrissi altri appositamente ed è nato il libro. Volevo unirli con un filo conduttore, ma poi mi resi conto che già ce l’avevano: la paura. Ma non quella fine a se stessa, non il brivido che viene da solo. Quella che cerchiamo ogni giorno e di cui non osiamo parlare nemmeno a noi stessi. Quella che ti prende nei momenti più impensabili e che, a volte, ti fa persino compagnia.

4) Edizione cartacea o eBook?
Credo che l’eBook sia il futuro. Volenti o nolenti. Da vecchio musicista, per anni ho rimpianto il vecchio vinile; anch’io dicevo che mi mancava il “fruscio”. C’eravamo abituati a un difetto e ormai lo consideravamo “musicale”. Non c’è verso. Ci piaccia o no. Nessuno prende più la nave per andare in America. Eppure molti odiano l’aereo. Anche a me piace la carta, il suo contatto, lo sfrigolio, l’inchiostro stampato. Da bambino furono il mio primo colpo di fulmine. Ma quando puoi portarti dove vuoi migliaia di libri, leggerli con un click e senza occhiali, pagarli cifre ridicole e comprarli alle due di notte se non riesci a dormire, seguendo le tue “voglie” del momento… addio carta. Però non credo che il libro morirà. Anche i cavalli e le navi esistono ancora.

5) Il libro che consiglieresti di leggere?

“Stagioni diverse” di King. E’ uno dei più belli che abbia mai letto.

6) L’ultimo libro che hai letto?

Un vecchio giallo di Edgar Wallace: “L’enigma dello spillo”. Rilassante.

7) Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Impossibile è una parola eccessiva. Tuttavia conoscendo l’aria che tira in certi ambienti editoriali direi che è un mezzo miracolo. Le “big” mirano al caso editoriale, allo zoom. Spesso però il capolavoro si trova altrove. Sono le logiche del mercato. Siamo in un’epoca in cui la bravura, l’intuizione, non pagano. E questo le major lo sanno. Anche se poi c’è il solito sottobosco che va controcorrente. Spesso è da lì che nascono le “rivoluzioni”. Molta gente è stufa di non sorprendersi più, di un conformismo imposto. E forse i nuovi sistemi, il web e quant’altro, possono servire a spezzare la ragnatela in cui si è caduti negli ultimi decenni. Lo so, è solo una speranza, ma credo sia fondata.

8) Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

Per un esordiente possono essere un canale per farsi conoscere. Anche se spesso non portano lontano. Personalmente, la penso come Battiato: l’arte non può essere messa in competizione. E se si pensa che le canzoni più belle, quelle che cantano ancora generazioni su generazioni non hanno vinto Sanremo, come dargli torto? Tuttavia, partecipare a un concorso letterario può servire se non altro ad avere un confronto, a conoscere l’ambiente, a mettersi in gioco. Ecco, se li si prende in questa maniera, allora ben vengano. Se ci si può fidare? Questo non lo so. Alcuni sono seri e ben organizzati. Altri meno. Di solito sconsiglio quelli che richiedono esose iscrizioni.

9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Di solito scrivo nella mia stanza, dove ho il computer. Ma spesso le idee mi vengono altrove e quasi sempre quando non ho una penna e un foglio a portata di mano. È dura! Il quando, dipende dai ritagli di tempo che ho, dall’ispirazione. Spesso mi capita di notte o al mattino presto. Per il come: uso un portatile (che non sposto mai) e il word.

10 Come nasce la tua passione per le storie dell’orrore?

Ritengo che l’horror e il fantastico in generale siano un ottimo mezzo per raccontare delle storie. Hanno in se stessi il “nocciolo” che avevano le vecchie fiabe: ti danno la possibilità di usare la metafora, il simbolo. Ritengo che siano come i sogni e gli incubi: i mezzi cioè che usa il nostro “regista onirico”, l’inconscio, per comunicare con la nostra parte cosciente. Non a caso i primi capolavori del cinema furono degli horror. E l’horror fu scelto dai grandi maestri dell’espressionismo e del surrealismo come mezzo espressivo di grande potenza: la paura predispone la mente, l’io, a recepire meglio qualsiasi messaggio. È facile ricordare più gli incubi mattutini che non i sogni “normali”. E come scrisse King, ci aiutano a toccare “la forma sotto il lenzuolo”. La più grande delle angosce con cui siamo costretti a convivere è la consapevolezza della morte. E lo scrittore del brivido fa un po’ da psicanalista in questo. Guida il bambino spaventato verso la forma estrema.

11 Qualche anticipazione su qualche tuo progetto futuro?

Intanto sta per uscire il mio romanzo di fantascienza “Le realtà oscure”, con le Edizioni della Vigna. E’ un lavoro a cui tengo parecchio e che ho impiegato quasi vent’anni a buttare giù. Lo iniziai quando nessuno aveva ancora ambientato una vicenda in mondi alternativi, virtuali. Quando uscirono roba come “Matrix” e il “Tredicesimo piano” lo stavo ancora scrivendo! Ecco, qui torna la striscia di “catfish” di cui parlavo prima. Ho fondato un’associazione che unisce autori di talento ed editori bravi, allo scopo di creare un nuovo tipo di editoria, che smuova come esempio le fondamenta di un mondo culturale alla deriva. Un’impresa in cui credo molto, ma irta di innumerevoli difficoltà. E mi sta prendendo molto tempo. Ho in cantiere quello che dovrebbe essere il mio primo romanzo horror vero e proprio. S’intitola “Sussurri”, ma non ho la più pallida idea di quando lo finirò…

12 Perché comprare Rantoli dal buio?

Perché è un bel libro che riprende alcuni dei temi più “classici” dell’horror ma in modi e ambientazioni spesso originali. E’ un libro per chi ama davvero il brivido e la paura. Per chi ama ancora sorprendersi davanti a una bella storia, di quelle che leggi d’un fiato, magari di sera davanti a una tazza di tè fumante o nell’intimo della tua stanzetta. Se poi fuori piove e hai un vecchio abatjour sul comodino, è perfetto. Lo sconsiglio soltanto a chi è solo in casa e crede davvero al diavolo…

13 Cosa vuol fare da grande Alfonso F. Dama?

Forse quello che voleva fare anche da piccolo: l’astronomo, il primo uomo su Marte, lo scrittore a tempo pieno, il prossimo premio nobel, colui che salva il pianeta dalla fame e dalla distruzione, sposare la fata turchina e trasformarla in una trasgressiva con tanto di minigonna mozzafiato. Chissà se ci riuscirò…

Grazie per essere stato mio ospite.
Grazie a te per avermi gentilmente ospitato (e sopportato).

Alfonso F. Dama Website

Alfonso F.Dama nasce a New York (U.S.A.) il 7 maggio 1961. Trapiantato in Italia alla tenera età di quattro anni e mezzo, cresce e studia in un ridente paesino alle falde del Vesuvio. A soli 15 anni inizia la sua attività di scrittore, realizzando il suo primo romanzo giallo dal titolo “Il fantasma di Candemburg”, un thriller gotico ambientato in un antico castello tedesco. Negli anni successivi si afferma come sceneggiatore di fumetti, collaborando con varie collane e case editrici, fra cui la internazionale Ediperiodici, Tirammolla, Topolino, L’intrepido e il Corriere dei piccoli. Negli anni ottanta, scrive: “Delitto in ascensore”, romanzo giallo mai pubblicato che partecipa al premio “Alberto Tedeschi” della Mondadori, classificandosi settimo. Subito dopo vince il premio “Dominium” per la letteratura internazionale non di genere con il romanzo “Le folli notti del camionista poeta”. Dello stesso periodo è il romanzo breve: “Il canto delle lucciole” da cui viene tratta liberamente l’omonima opera teatrale di genere “musical” che fa il giro dell’Italia, finendo anche in RAI, ottenendo un clamoroso successo di pubblico e critica.
Negli anni novanta, Dama ritorna a una delle sue vecchie passioni, l’horror, realizzando un lavoro mai pubblicato (perché incompleto) dal titolo “Incubi” e passa alla fantascienza, genere che ritiene più attinente alle sue capacità narrative e alla sua cultura.
Nel 2012 usciranno il romanzo “Le realtà oscure” edito dalle Edizioni della Vigna e la raccolta di racconti horror “Rantoli dal buio” (Montecovello editore).

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