Archivi del mese: maggio 2012

Antonio Ferrara intervista Germano Dalcielo


germano dalcielo scrittoreOggi è ospite del mio blog Germano Dalcielo attivissimo scrittore che ha scelto di non avere “padroni” per quello che concerne i suoi romanzi.

1 Chi è Germano Dalcielo per Germano Dalcielo?

Uno sicuro di sé e convinto dei propri mezzi che non si è mai scoraggiato quando i riscontri erano pochi e le entrate non coprivano nemmeno la metà degli investimenti. Uno che non ha ceduto al ricatto dell’editoria a pagamento, credendo fino in fondo che quello che aveva scritto valesse qualcosa. Uno che sa che pensare di essere già “arrivato” è l’errore più grave che possa commettere.


2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Una sera un camion per traslochi aveva tranciato il palo della luce nella piazzetta del mio condominio. Ho preso una candela e mi sono ritrovato a chiedermi cosa diavolo potessi fare. Ho piazzato la candela sul comodino, ho preso l’agenda e una penna e mi sono messo a fare il riassunto della mia vita fino a quel momento, nel 2008. Beh quell’interruzione di fornitura fu galeotta perché da lì è nato il mio primo libro, Il gene dell’azzardo, una mia autobiografia/diario sulla dipendenza dal gioco d’azzardo. A quel punto scrivere diventa una droga, non puoi più farne a meno, sempre che uno ce l’abbia nel DNA. Una volta affiorata in superficie, non puoi più metterla a tacere.


3 Il segreto di Gesù. Perché comprarlo
?

Primo perché costa poco, sia nella versione digitale che cartacea, e poi perché è un romanzo che nasconde tra le righe un messaggio più profondo, con l’intento di far scaturire una riflessione nel lettore che non si fermi semplicemente all’illazione che faccio nel testo, per quanto possa essere forte o scandalosa. Ho scritto questo libro non tanto per un fine spudoratamente commerciale (altrimenti non lo venderei a 89 centesimi), quanto per instillare un dubbio legittimo su chi fosse in realtà questo carismatico predicatore che la Chiesa ha idealizzato manipolandone per tornaconto personale vita, morte e miracoli. Ma non voglio spoilerare troppo e mi fermo qui.

4 Edizione cartacea o eBook?

Il futuro è digitale, su questo non ci piove. Parlando sia da autore che da lettore, l’ebook ammortizza i costi notevolmente. Niente spese di stampa, spedizione, logistica, ma soprattutto si azzerano i tempi di attesa: un file è scaricabile in un minuto, per un libro cartaceo rischi di aspettare anche un mese.


5 Il libro che consiglieresti di leggere?

Sicuramente un thriller, il mio genere preferito. Per andare sul sicuro L’ultimo Catone di Matilde Asensi, che non mi faceva staccare dalle pagine nemmeno alle 4 di notte, oppure Non dirlo a nessuno di Harlan Coben, un maestro nel far venire l’ansia al lettore “malcapitato” di turno.


6 L’ultimo libro che hai letto?

Ninna nanna di Chuck Palanhiuk, autore che adoro per il linguaggio sempre sopra le righe. Non mi ha entusiasmato come Soffocare, il suo capolavoro, ma è stata comunque una lettura piacevole.


7
Self-publishing? Come mai questa scelta? Ti rende? Ti appaga? Lo consiglieresti a un giovane e volenteroso autore?

Sì, mi sento di consigliarla al momento come l’unica strada possibile per chi ha pochi mezzi. Oggigiorno non tutti possono spendere 600 euro per farsi leggere da un agente letterario e arrivare, se il libro è valido, a qualche grande casa editrice. Il self-publishing riduce le spese iniziali al minimo: un codice ISBN può costare pochi euro per il cartaceo, sull’ordine di 20 o 30 o addirittura gratis come su Lulu, e pochissimi per la versione ebook (2 euro, se non gratis come su Youcanprint). Io ho scelto il self-publishing anche per un altro motivo: una volta finito di scriverlo, volevo pubblicare il libro e farmi leggere. I tempi di attesa per la valutazione in casa editrice vanno dai 3 ai 9 mesi. Troppi. Io volevo tutto e subito. Il self publishing ha esaudito la mia “fretta”.

Per quanto riguarda l’aspetto pecuniario, dipende molto dal prezzo che imposti. Vuoi guadagnare qualcosa o preferisci farti leggere da più persone senza pensare al vil denaro? Ecco, io ho preferito che il mio libro potesse arrivare su quanti più dispositivi e e-reader possibili, al prezzo di un caffè. Poi sarà il passaparola a decretarne il successo e, eventualmente, a rimpinguare un po’ il conto in banca perennemente in rosso.


8 Ci si può provare a vivere di scrittura?

In Italia è difficile. Vivere solo di scrittura no, sicuramente può essere una seconda, piccola entrata utile per coprire qualche spesa extra, come bollette, assicurazioni, cene fuori. Ma pensare di arrivare a fine mese con i soldi provenienti dal proprio libro, no, è utopia. A meno di chiamarsi Ammaniti o Faletti.


9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Scrivo sulla mia agenda quando porto il cane al parco a correre, tre volte al giorno. Sono gli unici momenti della giornata che riesco a ritagliare per me stesso e per la mia “figlioletta” pelosa.
 

10 Come nasce la tua passione per le storie?

Dalla lettura ovviamente, sin dalle scuole medie. Divoravo i gialli di Agatha Christie e i racconti di Conan Doyle. A mio parere uno scrittore non può non essere (stato) anche un avido lettore. È una conditio sine qua non imprescindibile.


11 Qualche anticipazione su un tuo progetto futuro?

Sto scrivendo il mio quarto romanzo, sempre un thriller, dal titolo provvisorio “Muori urlando”. L’ennesimo serial killer con turbe psichiche? No no, acqua acqua…


12 Un tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore.

Di preoccuparsi solo di scrivere, di prefiggersi sempre un obiettivo, come può essere quello di migliorarsi e di cimentarsi in più generi, senza paura di sbagliare o di non essere all’altezza. Sbagliando si impara, sarà banale, ma è così. E soprattutto di non mollare mai. I sogni spesso si avverano se ci credi fino in fondo.

13 Cosa vuol fare da grande Germano Dalcielo?

E me lo domandi?

Grazie per essere stato mio ospite

Grazie a te

Germano Dalcielo Offical Blog

Dice di lui: Ho 31 anni, scrivo per passione e per esorcizzare i miei demoni. Sono matto, un po’ ossessivo compulsivo e leopardiano. Ho una figlia di nome Zuma, la luce della mia vita.


Antonio Ferrara intervista Otello Marcacci


Oggi ho il piacere di avere come ospite per “Uno sguardo oltre la siepe” lo scrittore Otello Marcacci ora in libreria per Edizioni della Sera con il suo romanzo: Il ritmo del silenzio. Conosciamolo insieme.

 

1 Chi è Otello Marcacci per Otello Marcacci?

Bah, non saprei dire. Forse ancora un personaggio pirandelliano in cerca d’autore.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Certe cose non vengono in mente. Senti che devi farle e basta. Un pittore sa che deve dipingere e uno scultore sa che deve incidere la materia. Non si sceglie di scrivere. Vieni scelto così come capita in ogni campo dell’arte. E non importa poi nemmeno la qualità di quel che viene fuori. Quel che conta è che sai che non c’è insuccesso al mondo che spegnerà il fuoco che hai dentro.

3 Il Ritmo del Silenzio?

Il Ritmo del Silenzio è quel tempo in cui è scritta una canzone, il blues dell’esistenza dei personaggi del libro, che tanto si amano e quanto si detestano perché incapaci di accettare prima sé stessi e poi gli altri. Ogni musicista sa l’importanza del metronomo per poter riuscire a suonare a tempo con gli altri. Ma se il tempo è scandito dal silenzio, si suona male. Spesso si canta solo a cappella. Cioè a cazzo di cane.

4 Edizione Cartacea o Ebook?

Sono vecchio e rimango legato ancestralmente al tatto di pagine che vengono sfogliate, all’odore di cellulosa, persino a sottolineare passaggi che mi sono piaciuti o ad inserire note di commento a piè di pagina. Quindi dico edizione cartacea. Però capisco che il futuro è l’Ebook e non si può fermare l’avanzata del nuovo. Solo accettarla. E prima o poi ci riuscirò anche io.

5 Il Libro che consiglieresti di leggere?

L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di leggere qualcosa che appassiona e che ti prenda e ti porti via da se stessi. Non importa cosa. So che esiste una corrente di pensiero che fa analisi sulla buona e sulla cattiva letteratura. Io non sono così settario. Credo che non si legga affatto e che meglio dell’analfabetismo culturale vada bene anche incoraggiare a leggere qualcosa non necessariamente di grandissimo livello. Le torri d’avorio le lascio agli integralisti.

6 L’ultimo libro che hai letto?

“Il Fiuto dello Squalo” di Gianni Solla, un mio amico che ha appena pubblicato per una casa editrice importante, Marsilio. Un grande scrittore che meritava questa chance.

7 Se dico Lansdale cosa rispondi?

Il vecchio Joe, non sbaglia un colpo. E’ uno dei miei idoli da sempre. Unisce la capacità di creare storie strampalate ma avvincenti a una scrittura che definire di qualità è solo un eufemismo. Nel “Ritmo del silenzio” ho voluto omaggiarlo. Chi conosce Joe e leggerà il libro capirà perfettamente che cosa intendo.

8 Edizioni della Sera? Raccontaci tutto. Come sei riuscito a pubblicare?

La pubblicazione di un romanzo è cosa molto difficile. Tralascio di fare il solito pippone sullo stato dell’editoria italiana, perché ne ho sentiti e pure fatti, troppi. La verità vera è che le grandi case editrici non ti considerano a meno che tu non sia un personaggio con un nome. Meglio se televisivo. E le piccole sono subissate di manoscritti di gente che è convinta di meritare di essere letta da tanti. Io ho pubblicato il mio primo romanzo con NEO edizioni nell’unico modo possibile per gente senza agganci come me: avendo culo! Ho avuto una fortuna sfacciata perché il manoscritto che avevo spedito era pure andato perso e solo dopo un anno è stato ritrovato in circostanza fortuite da una donna di servizio e di là ancora nuovi casi strani hanno portato a farlo pubblicare . Con il secondo “Il Ritmo del Silenzio” avevo dalla mia che non ero più uno scrittore esordiente “tout court” e quindi è stato relativamente più semplice trovare gente disposta quanto meno a leggere quello che avevo scritto. Ho avuto quattro proposte ma alla fine ho scelto EDS perché Stefano Giovinazzo, il titolare, è un gran signore e perché mi sono sentito accolto completamente come autore. Ma di nuovo: tutto nasce dalla fortuna iniziale…

9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Non ho regole. Scrivo molto. Tanta robaccia. Poi scarto, elimino, cambio, modifico. Mi piace da matti editarmi. Sono un grande fan di me stesso J che però non si ama mai completamente e quindi cerca sempre di migliorarsi. O almeno di provare a farlo. Scrivo quando posso. Spesso la notte, a volte tolgo spazio a persone care che mi vorrebbero più vicine, ma quando sono “chiamato” dalla storia perché io la scriva, non riesco a starci lontano. Una vera droga. Scrivo su un PC, ovunque capiti. Ricordo perfettamente di aver scritto l’ultimo capitolo del “Ritmo del Silenzio” nella sala di attesa alla stazione dei treni di Firenze con attorno persone di mille razze diverse che urlavano in dialetti sconosciuti e si fumavano ogni cosa. Ma di tutto questo me ne sono accorto solo quando avevo finito.

10 Come nasce la tua passione per le storie?

Non credo che ci sia una risposta degna per una domanda così importante. Io, di nuovo, credo che niente sia per caso e credo che le storie, tutte le storie, siano già state scritte, da qualcuno, Dio o Manitù non so dire. E che esse poi scelgano chi debba avere il privilegio di raccontarle. Io sento le loro chiamate. A volte faccio finta di niente e mi giro dall’altra parte e sento che alcune di esse sanno che possono essere raccontate bene anche da altri, allora mi salutano e se ne vanno. Ma quando ci sono quelle che ti urlano in testa che senza di me non vedrebbero la luce, beh, allora non resisto e mi lascio sedurre e capitolo.

11 Qualche anticipazione su un tuo progetto futuro?

Mi attrae tantissimo l’idea di scrivere qualcosa in terza persona, senza l’ingombrante fardello dell’io narrante che fino ad oggi ho usato. E mi attrae anche l’idea di scrivere qualcosa di fantascienza per omaggiare un altro mio eroe, Kurt Vonnegut. Chissà che non si riesca a fare entrambe le cose in un solo prossimo lavoro.

12 Un tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Non esiste il mestiere di scrittore. Se qualcuno pensa di poterlo fare parte subito male. La scrittura non paga le bollette se non quando, forse, hai già dato il tuo meglio e finisci per vivacchiare raschiando il fondo del barile e riciclando te stesso. Quasi tutti coloro che oggi sono nelle classifiche sono persone che, sono certo, rimpiangono i tempi di quando avevano ancora qualcosa da dire.  Il mio consiglio, ammesso che esista qualcuno a cui interessano i miei consigli è semplice: vivi. Vivi e guardati attorno. Fai l’amore, gioca con i tuoi figli, o con gli amici, impegnati nel sociale e da tutto questo avrai gli stimoli per scrivere. E se hai il fuoco dentro stai tranquillo non si spegnerà mai.

13 Cosa vuol fare da grande Otello Marcacci?

Vincere un Premio Nobel, che diamine!

Grazie per essere stato mio ospite

Il ritmo del silenzio di Otello Marcacci edito da Edizioni della Sera

Otello Marcacci è un maremmano nato sotto il segno dei pesci. Crede nella immortalità delle biblioteche e, segretamente, ha sempre ambito provare a viaggiare nelle vite degli altri. Non sopporta gli intolleranti e, nonostante si sia laureato in economia con il massimo dei voti, a volte, riesce persino a ricordarsi i nomi di tutti i sette nani. Ha un debole per la letteratura russa ma va a letto tutte le sere con i libri di Joe Lansdale per cui ha un amore viscerale. Ovviamente non ricambiato. E quindi lo tradisce di tanto in tanto con Kurt Vonnegut e qualche altro genio simile, così, tanto per gradire. Ha pubblicato “Gobbi come i Pirenei” con NEO Edizioni nel 2011. “Il ritmo del silenzio” è il suo secondo romanzo.


Antonio Ferrara intervista Marcello Gagliani Caputo


Marcello Gagliani Caputo ScrittoreOggi ho il piacere di avere come mio ospite lo scrittore (e non solo) Marcello Gagliani Caputo per un’intensa e sincera intervista. Conosciamolo insieme.

 

1 Chi è Marcello Gagliani Caputo per Marcello Gagliani Caputo?

Non è mai facile dare un giudizio di se stessi, si rischia spesso di passare per arroganti o per falsi modesti. Per quanto mi riguarda, mi reputo un sognatore, un uomo di quasi trentotto anni che non ha mai abbandonato il bambino che era e forse per questo motivo si è avvicinato al mondo della scrittura: se non si è dei sognatori e dei bambini è difficile riuscirci. Ma sono anche un padre di famiglia, un uomo che sa bene quali sono le proprie responsabilità e che si arrabatta tutti i giorni per conciliare realtà e sogno.


2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?
Molti direbbero che “o ce l’hai dentro o non ce l’hai”, la solita barzelletta dello “scrittore si nasce”, io invece penso che sia un desiderio che viene col tempo, leggendo tanto e cercando di immaginarsi nei panni di uno scrittore. La scintilla me l’hanno fatta scattare altri scrittori, i primi che ho letto da bambino. Sognavo di essere come loro, volevo provare le stesse emozioni che provavo leggendo loro, scrivendo direttamente io. Senza dimenticare il bisogno di comunicare, essenziale quando si ha voglia di scrivere.


3 Bud Spencer e Terence Hill?

Il mio primo saggio cinematografico e quello che ancora oggi mi regala le maggiori soddisfazioni. Sono passati sei anni dalla prima e quattro anni dalla seconda edizione di …Altrimenti ci arrabbiamo! Il Cinema di Bud Spencer e Terence Hill, Un Mondo a Parte Edizioni, ma ancora vengo contattato da radio, giornali e siti internet per parlare di loro. Credo di essermi ormai meritato l’appellativo di “maggiore esperto italiano di Bud Spencer e Terence Hill”, due attori che coi loro film hanno accompagnato la mia fanciullezza e che ancora oggi rivedo con piacere, ridendo come fosse la prima volta.

 

 

4 Edizione cartacea o eBook?
Un dilemma non facile da risolvere, ma che ultimamente mi ha fatto propendere sempre di più per la seconda opzione che, a mio avviso, rende più libero un autore. Le autoproduzioni sono un fenomeno con cui prima o poi i Baroni dell’editoria italiana dovranno fare i conti, lì fuori c’è un esercito di aspiranti scrittori, alcuni davvero bravi e meritevoli, che però, a causa del mal funzionamento del mercato editoriale italiano non trovano sbocchi. Purtroppo in Italia tutto è specchio della politica e l’editoria non fa eccezioni, e l’unico modo per provare a cambiare le cose è far partire la rivoluzione dal basso, da noi autori, da tutti quei talenti nascosti e trascurati di cui è pieno il nostro Paese. Se utilizzato nella maniera giusta, l’ebook può rappresentare una svolta, la nascita di una nuova era, ma come si dice “fatta la legge, trovato l’inganno” e quindi ecco che già bisogna fare i conti anche coi primi problemi di monopolio, concorrenza sleale, cartelli ecc.


5 Il libro che consiglieresti di leggere?
Ne consiglio due, quelli che più di ogni altro sono stati importanti per me: It di Stephen King e La casa degli spiriti di Isabelle Allende, due romanzi molto diversi tra di loro, ma che possono insegnare parecchio, e non solo a chi ama scrivere.


6 L’ultimo libro che hai letto?
La lunga notte di Linda Castillo, TimeCrime, un ottimo thriller ambientato in una comunità amish. Il thriller ormai va per la maggiore, ogni casa editrice ha una propria collana dedicata, ma proprio per questo motivo a volte ci si trova di fronte a prodotti imbarazzanti. Per fortuna non è stato questo il caso.

 

7 Se dico Stephen King, cosa rispondi?

Stephen King ha avuto un ruolo decisivo nella mia vita di lettore e di autore. Da bambino e ragazzo era il mio scrittore preferito, ho letto praticamente tutto e ho provato a fare di lui il mio modello, ma poi col tempo ha perso smalto (d’altronde invecchia anche lui!). Nonostante tutto è ancora un punto di riferimento per quelli che come me, amano l’horror, un genere che in Italia, purtroppo, soffre parecchio perché di alcuni argomenti non è conveniente parlare e per una mentalità esterofila che ci portiamo dietro dalla Seconda Guerra Mondiale.


8 Un giovane autore che speranze ha di pubblicare con un grande editore?

La speranza è l’ultima a morire, ma i casi di un giovane autore che ha pubblicato con una grande casa editrice si contano sulle dita di una mano, almeno qui in Italia. Ultimamente i tg e i giornali parlano parecchio di disoccupazione giovanile, ecco, nell’editoria italiana funziona pressappoco nella stessa maniera: i medesimi problemi che i giovani trovano nel mondo del lavoro, li trovano nel mondo dell’editoria. L’Italia non è un Paese per giovani, forse nemmeno per vecchi, quanto per caste, e non importa se sei giovane o vecchio, basta che ne fai parte.


9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?
Ho un lavoro che mi tiene fuori casa circa dieci ore al giorno, ho una moglie e un figlio di tre anni e mezzo. Scrivere sta diventando sempre più difficile, spesso mi capita di farlo mentre di fronte a me c’è in onda un cartone animato o il rumore della macchina per fare il pane o la pizza. Insomma, cerco di trovare ogni attimo disponibile, rinunciando ad altro: se voglio conciliare la mia passione (scrivere) con ciò in cui ho sempre creduto (famiglia) devo fare scelte e rinunce. Se molti il sabato sera escono, io magari rimango a casa a scrivere, se altri vanno in palestra una o due ore al giorno, io ho messo su una discreta pancia, se alcuni dormono otto-nove ore a notte io ne dormo cinque o sei… ma per fortuna ho una moglie molto comprensiva e un bimbo splendido!

10 Come nasce la tua passione per le storie?

Credo che nasca essenzialmente dal bisogno di immaginarsi una realtà diversa da quella che si vive, di fare salti temporali in altri mondi, di creare qualcosa che non esiste. Leggere un libro, come scriverlo, è un’esperienza al limite del razionale, le storie rappresentano una possibilità di esplorare altre realtà, seppur fantasiose. Per molti viaggiare significa prendere un aereo e andare una volta a Londra, una volta a Parigi ecc., per me è mettermi comodo, aprire un libro e cominciare a leggere oppure aprire una pagina di Word, tremare di fronte al foglio bianco e poi, finalmente, iniziare a battere sui tasti fino a farli saltare via.


11 Qualche anticipazione su un tuo progetto futuro?
Dopo l’esperienza del mio primo romanzo, Il sentiero di rose pubblicato coi tipi di Ciesse, ho deciso di dedicarmi soltanto alla saggistica cinematografica per vari motivi, tra cui quello di aver conosciuto a fondo il mercato editoriale italiano ed essermi reso conto che se non hai l’appoggio delle persone giuste e se non fai parte di un gruppo disposto a supportarti, è dura andare avanti. Naturalmente anche nella saggistica funziona bene o male così, ma almeno scrivendo di cinema posso dare libero sfogo alle mie passioni e dare seguito ai miei studi. Al momento sto lavorando su un saggio dedicato al cinema horror francese, dalle origini ai giorni nostri, con particolare attenzione agli ultimi vent’anni che hanno visto nascere e prosperare una nuova generazione di autori e registi di indiscusso interesse. E poi sono impegnato a coltivare il vecchio progetto di un dizionario sul cinema degli zombie. Il primo libro dovrebbe peraltro essere la mia ultima pubblicazione cartacea, poi credo di voler provare con le autoproduzioni per i motivi sopra citati, sganciarmi e andare un po’ a briglia sciolte.


12 Un tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore.

Scrivere, leggere, scrivere, leggere… e ancora scrivere e leggere. Gli consiglio anche di lasciar perdere quegli esaltati che dicono che scrivere è una missione o che scrittori si nasce: scrivere è un lavoro come gli altri, con la sola ma importante differenza che viverci è molto difficile. Non c’è altra via se non il sacrificio e il lavoro costante, proprio come in qualsiasi altra professione, ma costoro devono anche essere coscienti che in Italia il mestiere di scrittore è un’ardua impresa; come diceva una vecchia canzone: “uno su mille ce la fa”. L’importante è non mollare, rialzarsi quando si cade e risalire di nuovo a cavallo. Fare lo scrittore in Italia è un miraggio, ma le oasi esistono, per cui bisogna almeno provarci, poi il tempo darà il proprio responso.

13 Cosa vuol fare da grande Marcello Gagliani Caputo?

Continuare a sognare e continuare a scrivere: se un giorno smetterò di fare queste due cose, allora ci sarà un problema da risolvere. Ho il dovere di credere in quello che faccio e ho il dovere di continuare a coltivare il sogno di un bambino da cui non mi sono mai separato.


Grazie per essere stato mio ospite

Grazie a te e in bocca al lupo per il tuo lavoro.

 

Marcello Gagliani Caputo Official Blog

 

Biografia

Sono nato a Palermo il 30 Ottobre 1974 e ho cominciato a scrivere già alle elementari. Storie di fantasmi, castelli, passaggi segreti e maledizioni che lentamente mi hanno fatto apprezzare la narrativa horror, in particolare Clive Barker, Peter Straub, Ramsey Campbell e Stephen King di cui ho praticamente letto tutto.

Dopo essermi trasferito a Roma (nel 1991), dove ancora oggi risiedo, nel 1993 ho messo a frutto la passione per il Re vincendo il mini-concorso “Racconta la tua Paura” indetto da “Il Giornale di Stephen King” (in premio ho ricevuto una copia di Incubi & Deliri). Dopo un non poco complicato diploma di Liceo Scientifico, mi sono trasferito a Roma dove ho preso la laurea in Lettere Moderne, indirizzo Storia del Cinema, dopo una breve apparizione nella facoltà di Scienze Politiche.

Il 2000, oltre a essere l’anno della laurea (con la tesi Oltre Maigret: Georges Simenon tra Letteratura e Cinema), rappresenta anche quello del debutto nel campo letterario con la raccolta di racconti Finestra Segreta Vita Segreta pubblicato con la casa editrice Ripostes. Un’esperienza purtroppo da cancellare, che però non mi ha tolto la voglia di scrivere e così, un anno più tardi, ho curato con l’amico Stefano Martello la raccolta di racconti Professione Esordiente per la casa editrice Prospettiva, un modo per dare visibilità a giovani autori. Dopo aver svolto i più svariati lavori, nel 2002 ho preso il tesserino di Giornalista Pubblicista e ho fondato il sito di cinema e letteratura L’isola del tesoro (ora chiuso).

Nel 2004 sono stato assunto come scheduler dalla Fox Channels Italy dove ancora oggi lavoro, ma nel frattempo continuo a coltivare la passione per il cinema. Nel 2006, sfruttando i miei studi, ho esordito nella saggistica cinematografica con il libro …Altrimenti ci arrabbiamo! Il cinema di Bud Spencer e Terence Hill per la casa editrice Un Mondo a Parte. Accolto con favore dagli appassionati del duo, il libro ha avuto una seconda edizione pubblicata nel 2008. In questo stesso anno ho pubblicato con Andrea Salacone e Sergio Gualandi il saggio Bad Boys – La Figura del Cattivo nell’Immaginario Cinematografico per la Morpheo Edizioni e partecipato al libro Christopher Lee – Il Principe delle Tenebre (Profondo Rosso Edizioni). Nel 2010 sono tra gli autori che partecipano all’antologia 365 storie cattive (ilmiolibro.it) curata da Paolo Franchini, a sostegno di A.I.S.E.A Onlus, con il racconto L’ultimo saluto.

A Gennaio 2011 la Ciesse Edizioni ha pubblicato Il Sentiero di Rose, mio primo romanzo giallo, e poi ho ripreso la mia attività di saggista cinematografico partecipando a Il Cinema di Michael Winner (Edizioni Il Foglio) e curando, con Roberto Donati, la prima monografia italiana dedicata al regista David Fincher: The Fincher Network – Fenomenologia di David Fincher (Bietti Edizioni), un compendio di saggi per approfondire la vita e le opere del regista di The Social Network. Nel frattempo, mi diletto a scrivere di cinema, libri e tv sul portale www.horror.it e sul blog “Corpi Freddi”,  http://corpifreddi.blogspot.com/.


MADREFERRO di Laura Liberale Saga familiare minima


Madreferro Laura Liberale Perdisa PopInteressante la prossima novità Perdisa Pop, MADREFERRO, di Laura Liberale, in uscita il 6 giugno 2012.

Dopo il sorprendente Tanatoparty (Meridiano Zero, 2009), il nuovo romanzo di Laura Liberale è la storia di un ritorno a casa, alle radici, tra nostaglia e oscure leggende.
L’autrice vive a Padova, ma è nata a Torino e il romanzo è ambientato nella campagna piemontese, precisamente nel Canavese.

Dopo aver perso entrambi i genitori, una giovane studiosa torna al suo paese d’origine, nella campagna piemontese, con l’unico scopo di ritirarsi a scrivere indisturbata. Al suo arrivo scopre però che il luogo in cui è cresciuta nasconde qualcosa di impensabile: racconti, ricordi e documenti di una storia misteriosa, tasselli da ricomporre per dare forma a un mosaico di episodi legati a rituali antichi, qualcosa di oscuro che riguarda in particolare le donne della sua famiglia. Un racconto magnetico, colto e suggestivo, sul passato che riaffiora tra memoria e mitologia popolare.
Una scrittura finemente cesellata, semplicemente impeccabile: il secondo, atteso romanzo di Laura Liberale.

Dopo Tanatoparty (Meridiano Zero, 2009), Laura Liberale – poetessa e indologa – torna al romanzo per affrontare il tema del ricordo, del ritorno alle radici tra memoria individuale e collettiva, dove le paure infantili s’intrecciano alle leggende popolari.
Il realismo e la storia della provincia piemontese sconfinano nella leggenda in modo squisitamente letterario, fino a richiamare nel presente figure ancestrali, remote e sempre vive quanto l’arte stessa della narrazione. Su tutte, l’immagine antichissima della Magna Mater: il Femminile che domina e spaventa, benevolo e malevolo a un tempo.
Attraverso una scrittura raffinata e precisissima, Madreferro dà così forma a una straordinaria mitopoiesi familiare, recuperando e raccontando uno spaesamento interiore che perseguita ognuno: il taciuto, il celato, il dissimulato, il narrato di famiglia che riemerge inquietante.

Laura Liberale è nata a Torino nel 1969 e vive a Padova. Studiosa di Religioni e Filosofie dell’India e dell’Estremo Oriente, dopo la laurea ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Studi Indologici. Dal 2006 tiene corsi e seminari di scrittura creativa. Autrice di saggi indologici, insegnante e bassista, ha ottenuto riconoscimenti in svariati premi di poesia e narrativa. Nel 2009 ha pubblicato il suo primo romanzo, Tanatoparty (Meridiano Zero) e la silloge poetica Sari – poesie per la figlia (d’If); nel 2011, la raccolta di poesie Ballabile terreo (d’If). È inoltre tra gli autori di Nuovi poeti italiani 6, a cura di Giovanna Rosadini (Einaudi, 2012).


Antonio Ferrara intervista Cristina Origone


cristina origone scrittriceOggi ho il piacere di intervistare la vulcanica scrittrice Cristina Origone. Conosciamola insieme.

1 Chi è Cristina Origone per Cristina Origone?

Una persona comune, come tante, che affronta qualsiasi difficoltà con ironia.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Ho sempre letto tanto e un bel giorno, di tanti anni fa, ho deciso di provare a scrivere delle storie. Mi piace inventare personaggi e situazioni prendendo spunto dalla vita reale.

Qualche anno fa ho partecipato a dei corsi di scrittura e poi mi sono “lanciata” (e potevo anche scegliere la finestra, ma ho preferito il mondo editoriale, sperando di farmi meno male) e ho iniziato a scrivere “seriamente” … anche se alcuni miei libri di serio hanno ben poco.

3 TIENIMI Come tenersi un uomo/una donna per più di 6 mesi??

Cosa ti dicevo? J Tienimi è un manuale ironico, scritto con la mia sociamica Gabriella Saracco, dedicato alla coppia. Una guida divertente per chi vuole qualche consiglio su come affrontare i problemi di coppia. Ci sono due versioni: l’ultima è un ebook, arricchito dalle vignette di Pietro Vanessi.

4 Edizione cartacea o eBook?

Sono combattuta: qualche anno fa avrei risposto edizione cartacea senza esitare, oggi, forse risponderei ebook. Costano meno, li scarichi in un attimo e, se si possiede un tablet, si possono salvare moltissimi libri e li puoi portare ovunque. Be’, tutto questo mi attira molto.

5 Il libro che consiglieresti di leggere?

Ce ne sono tanti, un libro di qualche anno fa che davvero ho trovato unico è L’eleganza del riccio.

6 L’ultimo libro che hai letto?

L’elastico Viola di Patricia Daniels.. Letto tutto di un fiato, consiglio anche questo. Poi ne ho iniziati diversi, ma non li ho finiti.

7 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

È difficile arrivare anche solo a farti leggere da un grande editore, però, basta anche un piccolo editore serio per avere grandi soddisfazioni.

8 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

Non partecipo ai concorsi per pigrizia. Sono molto pigra, stampare, andare alla posta, spedire… troppa fatica per me. E anche quando stampo e preparo tutto, devo superare il problema “coda”.  In questi giorni mi sto portando dietro un manoscritto che dovrei spedire a un editore, passo davanti all’ufficio postale, sbircio dentro… troppa gente e non vado. Non so quando ce la farò.

Servono? Sì, certo, se si vince un concorso importante serve.

9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Inizio sempre dalla fine. Quando so come finisce una storia, sono pronta per iniziare a scrivere. A volte organizzo tutto per bene, scaletta, scheda personaggi, etc a volte no. Dipende dalla storia e dipende da cosa sto scrivendo. Scrivo a casa, in silenzio, mai di mattina. Di mattina non sono ispirata. Ovviamente, il mio micio deve essere sempre accanto a me.

10 La tua produzione è molto varia. Cosa ti piace veramente scrivere?

A saperlo… Non lo so. Non ho un genere preferito, dipende dal momento, dall’umore, da quello che mi ispira. Mi piace scrivere, non riesco molto a dedicarmi a un solo genere e non ho ancora capito se questo è un pregio o un difetto.

11 Qualche anticipazione su i tuoi progetti futuri?

Insieme a Gabriella sto lavorando a un progetto che vede protagoniste principali le donne. Non dico altro per scaramanzia.

12 Come portarsi a letto una donna in 10 mosse?

Il mio primo manuale ironico che ho scritto per gli uomini ma che ha divertito soprattutto le donne, perché nel libro abbiamo descritto le diverse tecniche di approccio dell’uomo che a volte fanno molto ridere noi donne.

13 Cosa vuol fare da grande Cristina Origone?

C’è una domanda di riserva?

Grazie per essere stata mia ospite

Grazie a te, Antonio.

Cristina Origone, genovese, ha frequentato la Scuola Chiavarese del Fumetto e ha collaborato con la rivista Fiction TV. Ha pubblicato diversi libri con la casa editrice Delos Books, fra cui: Come portarsi a letto una donna in 10 mosse (2006) e TIENIMI Come tenersi un uomo/una donna per più di 6 mesi (con Gabriella Saracco, 2009). Nel 2008 ha pubblicato il thriller Avrò i tuoi occhi (Fratelli Frilli Editori).

Suoi racconti sono presenti su diverse riviste e antologie (fra queste il racconto nell’antologia 365 Storie cattive – a sostegno di A.I.S.EA Onlus – a cura di Paolo Franchini).

Nel 2009 ha collaborato alla realizzazione dello Spot “Campagna integrazione sul lavoro 2009” per Coordinamento Down, regia di Marzio Mirabella. Nel 2010 ha vinto la ventunesima edizione del premio Writers Magazine Italia con il racconto La quarta sorella pubblicato sul numero 22 della rivista.

A fine maggio 2011, il racconto “Dalila” (La sirena che voleva le scarpe) è stato pubblicato nell’antologia Favole della mezzanotte (Ciesse Edizioni) . I corrispettivi, dovuti ai vari autori, a titolo di diritti d’autore, sono interamente devoluti all’iniziativa: “Una struttura di accoglienza per le famiglie dei bambini ricoverati al Gaslini della Parrocchia Gentilizia San Gerolamo dell’Ist. Giannina Gaslini di Genova”.

Il suo sito: www.origone.it