Gli occhi del male. Romanzo a puntate (quinta parte)


Lip-care-featDall’oscurità della cella balzò fuori un’ombra che si schiantò ai nostri piedi.
Urlammo come non mai, ma si trattava solo di un fegato di vitello. Il nostro sguardo, ma soprattutto il nostro olfatto fu attirato dall’oscura cavità del freezer. Dentro vi era parecchia carne ammassata. Si era scongelata e l’odore nauseabondo che emanava era terribile: fu come un cadavere risorto in vita ci avesse fiatato in faccia. Stefy si coprì la bocca e andò a vomitare nel lavello della cucina. Marco si accasciò a terra
“Ma sta succedendo davvero?”.
Richiusi lo sportello che emise un umore sordo. La mia anima urlava di disgusto e disapprovazione. Scossi il capo.
Un incubo ci aveva invitato a cena, e noi impotenti, avevamo accettato l’invito senza possibilità di rinuncia, costretti ad assistere al suo macabro banchetto. Noi. L’orologio della parete segnava le 14:25. Non avevamo ancora mangiato, ma dubito che Stefy e Marco avessero fame; lei era ancora china nel lavello, Marco sedeva sul pavimento con le mani in viso. Eravamo già sazi di nausea.
Nei minuti successivi ripulimmo il tutto, fu allora che mi accorsi che la spina del frigo era staccata: chi avrebbe avuto interesse a farlo? O cosa? Non ci pensai molto, anche perché non n’avevo voglia.
Uscimmo dal balcone della cucina, che dava sul giardino. Demon giocava spensierato con un legnetto. Mi accesi una sigaretta; in quel momento invidiai il mio cane, così spensierato e senza problemi. Non si era accorto che qualcosa non quadrava. Appena ci vide rimase immobile a osservarci probabilmente pensando: “Ma che gli è capitato a questi?”.
Potei quasi leggere le parole nei suoi profondi occhi neri. Bussò la porta dall’altro lato della casa, poi si aprì; udimmo il rumore secco della porta d’entrata che si richiudeva.
“Anto?” esclamò una voce femminile.
“Amore ci sei?” aggiunse.
Rientrando, udii dei passi che si avvicinavano verso la cucina. La porta si spalancò. La vidi in tutto il suo splendore. Era snella e formosa nei punti giusti, indossava una sorta di top aderente che ne metteva in risalto il decolté, aveva un pantalone bianco abbastanza largo; i capelli scalati un po’ più lunghi della spalla. Era Daniela Imperatis, per me soltanto Dany. La mia ragazza. Era Napoletana ma lavorava a Roma, e nei weekend tornava. Quando non poteva io andavo da lei. Era una ragazza che poteva dare l’impressione di essere timida, ma che in realtà non lo era. Non dava molta confidenza agli estranei e a me piaceva anche per quello. Eravamo insieme da un anno, c’eravamo messi insieme una sera d’estate a Scario.
Lei era apparsa dal nulla, ricordo che il locale era pieno di gente, avvicinandosi mi chiese se poteva sedere al mio tavolo. Ordinammo due aranciate, le bevande ci furono servite insieme a delle enormi cannucce. Non avevamo parlato molto, non mi accorsi di niente. La guardavo sott’occhio mentre lei con movimenti lenti e premeditati si portava la cannuccia sulle labbra spingendola contro di esse, poi sorseggiava a piccoli sorsi, rigirandosi la cannuccia fra le dita. Con un dito accarezzava l’orlo del bicchiere mentre con l’altra mano, lo serrava. Il tutto era fatto con una naturalezza e innocenza del tutto naturale. Mi accorsi subito dei suoi intenti. Stava facendo la maliziosa, sapeva che io guardavo, il tutto era fatto con premeditazione. La sua finta aria d’innocenza mi eccitava da impazzire. Ci mettemmo insieme la sera dopo.
“Ciao Anto”.
“Ciao Dany”.
C’incontrammo al centro della cucina e ci baciammo. In quel preciso istante rientrarono anche Marco e Stefy, quest’ultima disse:
“Anto, dobbiamo andare a Scario adesso.”.
Io e Dany ci staccammo e rimanemmo in silenzio, Stefy assunse un’aria imbarazzata, poi fisso Daniela. Dany a sua volta dopo averla squadrata prese a fissarla. Guardai Dany negli occhi; ardeva, avrebbe voluto sbriciolare Stefy in un attimo. Anche Stefy non mollava, e continuava a fissarla in segno di sfida. Marco salvò la situazione, e riuscì a tagliare l’aria pesante.
“Ragazzi allora niente presentazioni? Anto chi è la pupa?”.
“Ok, sediamoci e decidiamo sul da farsi, qui c’è da decidere se partire o no.” gli risposi.
Dany mi guardò sconvolta:
“Decidere? Partire? Ma di cosa stai parlando?”.
La presentai ai miei amici poi le dissi.
“Dany, accomodati pure, nel frattempo ti prendo qualcosa da bere in frigo”.
Avvicinandomi non ebbi il coraggio di aprirlo, poi pensai che era inutile, le bibite erano calde.
“Ragazzi faccio un caffè?”.
“Sì, grazie” rispose Marco.
Misi la caffettiera sul fuoco, presi una sedia e mi adagiai tra il divano e la poltrona dove erano seduti Marco, Stefy e Dany. Guardai Dany, lei mi ricambiò con un sorriso.
Dalla sua borsa prese e mi porse un pacchetto di sigarette.
“Ehi non esagerare però, eh?”.
“Te la senti di entrare a far parte di un incubo?” le dissi.
Lei mi guardò prima stupita, poi scoppiò in una fragorosa risata.
Era contagiosa quando rideva, ma in quel momento rimanemmo impassibili. Se ne accorse.
“Ragazzi è uno scherzo?”.
“Assolutamente no.” le risposi.
“Adesso ti raccontiamo tutto” aggiunse Marco.
“Non serve a niente, non capirà” replicò Stefy.
Iniziammo a raccontarle tutto, alternandoci. Era come un puzzle, un dannato puzzle del quale ognuno di noi aveva un pezzo, ma le cose non quadravano. Ero convinto che i pezzi mancanti li avremmo trovati soltanto a Scario. Dany ci ascoltava senza batter ciglio, ed era convinta che le stavamo tirando un brutto scherzo. Era troppo una ragazza coi piedi per terra per credere agli oscuri presagi che le stavamo raccontando. Sapeva bene inoltre che avevo una fissa per l’horror e con tutta probabilità credeva che tutta la storia fosse montata dalla mia immaginazione. Un tremendo boato mise fine a qualunque discussione. Un oggetto non meglio identificato mi passo davanti al naso a una velocità assurda. La cosa si schiantò dietro il televisore, e solo allora potei vedere di cosa si trattava.

Continua…

Sesta parte

Oppure:

Leggi tutto dall’inizio (Prima parte)

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