Gli occhi del male. Romanzo a puntate (sesta parte)


horror_1“È scoppiata la caffettiera.” urlai.
Dietro al tinello il peggio era fatto. Il caffè aveva imbrattato tutta la parete, nell’aria vi era un odore di bruciacchiato. Il mio viso assunse un colorito simile alla calce. Marco balzò dal divano raggiungendomi, anche Stefy e Dany si catapultarono da me. Il mio sguardo era fisso nel vuoto, in realtà stavo guardando quello che poi tutti gli altri videro. Sulla piastra metallica dove erano alloggiati i quattro fornelli vi era una scritta, formatasi con il caffè bruciato.

VI ASPETTO

La dicitura era chiara e leggibile, non poteva essere una casualità, almeno non dopo quello che era successo nei giorni precedenti. Abbracciai Dany quasi d’impulso, lei chinò il capo sulla mia spalla. Rimanemmo a discutere a lungo sul da farsi, eravamo terrorizzati, ma si doveva per forza di cose fare qualcosa.
Marco ed io da bambini andavamo a villeggiare a Sorrento, una ridente cittadina facente parte della costiera Amalfitana.
Fino all’età di quindici anni eravamo andati in giro in cerca di fantasmi e presenze oscure, credevamo a tutto quello che la televisione ci proponeva. Vampiri, licantropi, scheletri, zombi, mummie e altre amenità del genere. Ma non avevamo mai trovato niente. Crescendo capimmo, che forse non avremmo mai incontrato una presenza sovrannaturale e ci rassegnammo all’idea. Il nostro film preferito era Ghostbusters.
Credevamo di trovare qualche spirito e poterlo catturare. C’è nè andavamo spesso e volentieri in giro con croci, boccette d’acqua santa e paletti di legno.
In quella cucina eravamo stati testimoni di qualcosa di incredibile. Il bambino che era in noi ci fece visita. Marco ed io ci guardammo negli occhi e ci capimmo al volo. Era l’occasione di tutta una vita, era l’opportunità di incontrare qualcosa che nessuno avrebbe mai voluto vedere, neanche nel peggiore dei propri incubi. Era anche un modo come un altro per dare un taglio netto al quotidiano. Spiegai con calma alle ragazze che Marco e io saremmo andati a Scario, senza però accennare che il ragazzo che eravamo un tempo era tornato per portarci chissà dove. Marco annuiva sostenendo il mio discorso.
“Ragazze io mi sento di andare, devo capire cosa o chi mi vuole a Scario. Non so se quello che vedrò lì sarà piacevole o meno. Queste premonizioni che si sono manifestate erano sì brutte, ma questo non vuol dire che in qualche modo ci abbiano toccato o fatto del male. Quindi una volta arrivato sul posto aspetterò un presagio che mi indichi la strada”.
Mi accesi una sigaretta, e dopo un lungo tiro proseguii.
“Sì, ho paura, come credo anche voi, ma non so il perché, ho la vaga sensazione di non poter ignorare i messaggi ricevuti. Soprattutto ho paura che ignorarli, significherebbe incubi per sempre. Marco verrà con me, lo conosco bene, e so che non si tirerà indietro”.
Guardando Marco fui ricambiato da un segno d’approvazione.
“E voi? Che volete fare? Io mi permetterei di darvi un consiglio. Restare in casa con le porte sbarrate fino a quando quest’incubo non sarà finito, ovvero, fino al momento in cui io e Marco non torneremo da Scario”. “Chi ti ha detto che tornerete” La voce venne dal profondo della mia anima, era cupa, profonda, roca.
Continuai il discorso.
“Il mio istinto mi dice che laggiù dove d’autunno le tenebre calano prima sulle irte montagne che avvolgono il tranquillo paesino di Scario, voi ci potreste essere di grande aiuto”.
Spensi la sigaretta nel posacenere a forma di teschio che avevo sul tavolo
“Speriamo di non fare la sua stessa fine” pensai.
Guardai prima Stefy e poi Dany, ero in attesa di una risposta. Marco si era ficcato un fiammifero in bocca. Stefy aveva uno sguardo basso, mentre Dany continuava a rosicchiarsi il labbro inferiore, per poco non lo spaccava a sangue. La fermai passandogli una mano fra i capelli e aggiustandoci una ciocca di dietro l’orecchio.
“Che cosa troveremo ad aspettarci?” chiese Stefy.
“Tutto e niente.” rispose Marco.
Marco era pronto, almeno così sembrava.
Guardai Stefy con aria interrogativa.
“Ok ragazzi io ci sto.”.
Il suo sguardo trasmetteva paura, ma anche determinazione.
Stefy ci poteva davvero essere utile, aveva studiato antichi manoscritti, era un’esperta di processi alle streghe, riti pagani, sacrifici e cose del genere. Ne sapeva abbastanza, almeno più di me.
Le diedi un pizzicotto sulla guancia in segno d’approvazione e d’affetto. Lei sorrise. In quel momento mi fece molta tenerezza, mi dava l’impressione di una bambina indifesa, ma sapevo bene che non lo era. La nostra attenzione fu focalizzata su Daniela. Mi accesi un’altra sigaretta, Stefania guardava il soffitto, mentre Marco mangiava fiammiferi in continuazione. Era un vizio che aveva da ragazzo. Quando era nervoso masticava legnetti. Dany mi guardò.
“Ok Antonio se proprio non c’è alternativa, andiamo pure”.
Quello che disse non mi piacque, e nei suoi occhi non avevo scorto la determinazione di noi altri, il suo sguardo trasmetteva paura e incertezza.
Era stata l’ultima a decidersi. In qualunque film o romanzo dell’orrore lei non l’avrebbe scampata. Avevo visto e letto troppi horror per non saperlo. Paura e determinazione potevano anche salvarti, ma paura e incertezza erano un’equazione che dava un unico risultato: Morte.
Non volevo che Daniela morisse, era la mia ragazza. Le volevo bene, non avrei potuto sopportare la sua morte, ero io che l’avevo trascinata in quest’incubo, lei non aveva avuto nessun presagio.
“Ok ragazzi organizziamoci per bene. Dapprima procuriamoci una dozzina di paletti di frassino ben appuntiti di circa un metro e mezzo, una scorta di acqua santa, minimo quattro crocifissi benedetti e un revolver con pallottole in argento” disse Marco.
“Si porterei anche una bibbia, una sega elettrica e se lo troviamo, un’esorcista” aggiunsi.
Le ragazze ci guardarono attonite. Avevamo intenzione di portarci dietro tutto il kit del piccolo acchiappa-mostri. Marco ed io sentendoci osservati, arrossimmo, qualcosa in noi stava cambiando, forse in peggio… Eravamo tornati bambini.
“Ehi ragazzi un attimo, ma credete di andare a Scario e trovarci la sagra del mostro?” disse Dany.
Stefy aggiunse
“Ragazzi  non crederete a queste cose, vero? I mostri non esistono.”.
In quel momento un pensiero venne a farmi visita… “Sì i mostri non esistono, ma il male si. Potremmo sempre trovarcelo davanti sotto qualunque forma”.
“Scusate ragazze, Marco ed io ci siamo fatti un po’ prendere la mano”.
“La prudenza non è mai troppa… non credete?” aggiunse Marco.
Rimanemmo due minuti in silenzio, poi dissi.
“Ragazzi partiamo stesso domattina, se per voi va bene”
“Perché non ora.” disse Marco
“No. È troppo, ci troveremmo a Scario quando il sole già sarà calato da un pezzo. E’ troppo rischioso, meglio arrivare con i favori della luce”.
Le ragazze annuirono, Marco si mise un altro fiammifero in bocca.
“Se per voi va bene che ne dite di dormire tutti insieme stanotte?” dissi.
“Perché pensavi di mandarmi in una pensione? ribatté Marco.
Ridemmo, e fu bello, era il primo momento di svago da quando ci eravamo incontrati.
“Antonio io vado a casa a preparare un po’ di cose” disse Stefy.
Daniela mi abbracciò.

Continua…

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