Gli occhi del male. Romanzo a puntate (settima parte)


long nails scratchSABATO ORE 20:30

Daniela e io eravamo distesi sul divano intenti a guardare un po’ di televisione e molto stanchi ci eravamo quasi addormentati.
Marco era andato a farsi una doccia. Quando entrò in casa, Stefania aveva un grosso borsone.
“Ciao ragazzi, sono pronta”.
“Shhh…” le sussurrai con l’indice sulle labbra
“Non urlare”.
Troppo tardi, Dany aprì gli occhi.
“Che cosa succede Anto?”.
“Niente torna pure a dormire” rispose Stefy.
Ci alzammo dal divano e quando entrò Marco; indossava un accappatoio zebrato color rosa e verde. Dovetti trattenermi dal ridere, sembrava vestito per carnevale.
“Ehi, stasera c’è notte horror, trasmettono un film sugli zombi” disse.
Lo guardammo increduli.
Poi aggiunse: “Scusate, non è il momento vero?”.
Non c’è la facemmo più, scoppiammo in una fragorosa risata. Ci sentimmo bene, sembrava che la mattina dopo dovessimo partire per una bellissima vacanza fra amici, tutti gli incubi sparirono. Anche se qualcuno dentro di me, forse il bambino di un tempo, mi suggerì una riflessione
“Sembra proprio che da quando avete deciso di partire per Scario, gli incubi siano cessati, come se qualcosa o qualcuno si fosse messo l’anima in pace, finendo di tormentarvi. Ma perché? Cosa voleva da noi? Cosa avremmo trovato a Scario?”.
Erano tutte domande senza risposta.
Nel cuore della notte sentii qualcosa di caldo e umido che  premeva sul mio collo. Pensai al peggio
“Ecco adesso, aprendo gli occhi vedrò un essere molto simile ad un pipistrello succhiarmi il sangue”.  Qualcosa mi graffiava il petto, non faceva male, ma sentivo sfiorarmi. Pensai ad una mano scheletrica che stava per ghermirmi. La paura di aprire gli occhi era tanta, ma non ce la feci più a resistere, ero in preda al panico. Dovevo far qualcosa.
Aprii gli occhi giusto un po’, così pensai, che la nauseabonda creatura che stava assaggiandomi, non si sarebbe accorta del movimento, e io avrei potuto vederla in faccia.
Era Dany che mi baciava il collo, con la mano m’accarezzava il torace. Fui contento di vederla. Nonostante l’oscurità della stanza, per via dei raggi di luna che penetravano dalle fessure delle persiane, potei notare il suo sguardo malizioso.
Aveva voglia, io non tanto, lei continuò a stuzzicarmi. Facemmo l’amore.
Quella notte fu speciale, lo facemmo con una passione e irruenza mai provata. Solo dopo capì il perché. Era stato speciale per un solo motivo. Quella poteva essere l’ultima volta che lo facevamo, non sapevamo se l’occasione si sarebbe ripresentata.
L’oblio che avevamo davanti era grande e buio. Demmo il massimo entrambi. La guardai addormentarsi, fissai un po’ il soffitto per poi cadere in un sonno profondo.
La cosa non durò a lungo, mi svegliai, non so, ero in ansia. La mia ragazza era girata su un lato e dormiva. Alzandomi dal letto, riuscii a raggiungere la porta che mi avrebbe dato accesso alla piccola entrata. Guardai la camera di mio fratello dove dormiva Marco, poi la mia stanza dove riposava Stefy. Entrambe le porte erano socchiuse. Pochi passi mi dividevano dal bagno. Mi passai una mano in viso specchiandomi. Avevo bisogno di un bicchiere d’acqua, avrei potuto bere dal lavandino, ma decisi che era meglio prendere acqua fresca dal frigo. Uscii dal bagno e scesi le due rampe di scale che conducevano nell’entrata, da lì passai in cucina. Il silenzio che incombeva era immacolato. Ascoltando bene, mi resi conto che non era così. Ad intervalli regolari un ticchettio arrivava alle mie orecchie. Era il grosso orologio con gli uccelli. Aprii la cella e presi un po’ d’acqua minerale, ricordo che mi attaccai direttamente alla bottiglia, ero frastornato dalla forte luce della cucina e dal sonno appena interrotto. L’acqua era frizzante… fresca… puzzava ed era rossa e densa.
Mi resi conto con ribrezzo che si trattava di sangue. Staccando la bocca dalla bottiglia il liquido cadde anche sul pigiama. Sentivo la bocca impastata del denso liquido. Non riuscivo a razionalizzare mentre guardavo l’appiccicosa sostanza contenuta nella bottiglia. D’istinto lasciai la presa, il contenitore si schiantò sulle fredde piastrelle infrangendosi. Il sangue schizzo ovunque, anche sulle mie pantofole e il pantalone del pigiama. Ero impietrito. Avevo bevuto sangue. Corsi verso il lavello, per lavarmi la bocca. Per svariati minuti rimasi con la bocca sotto il getto di acqua fredda della fontana del lavello. Chiusi poi la fontana e risentii il ticchettio dell’orologio. Guardai con orrore il contenitore infranto e il suo liquido, ormai stagno.
“Sono proprio un imbecille.” pensai.
Di quello che rimaneva del contenitore infranto, lessi un’etichetta: Passata di pomodoro.
Per la miseria avevo ingerito succo di pomodoro, crudo. Ecco perché faceva così schifo.
Decisi che il simpatico episodio era bastato e avanzato per concludere in bellezza la giornata. Era ora di andare a riposare. Un orrendo gracchiare squarciò il silenzio della cucina, coprendo anche i ticchettii dell’orologio. Era sempre il grande segna tempo che aveva emesso il verso di un uccello notturno. Credo un gufo o qualcosa del genere. Guardandolo, mi accorsi che erano le quattro del mattino. Scossi il capo, uscendo dalla cucina spensi la luce. Un grugnire proveniente dalla ora cucina buia che apprestavo a lasciare, arresto il mio passo. L’orologio emetteva solo versi di uccelli, e il rumore che avevo sentito poc’anzi, era tutto tranne che quello di un volatile. Feci due passi indietro e accesi la luce. Tutto sembrava normale, ma il grugnito si sentì di nuovo. Non sapevo cosa fare, anche se ero convinto che si trattasse di una mia allucinazione volevo esserne certo. Ci fu ancora un rumore sospetto, che si andò a sovrapporre al ticchettio dell’orologio… Proveniva dal camino. Aggirai il divano, recandomi davanti al caminetto. Mi sporsi al suo interno, ma non si vedeva niente. Decisi di andare a dormire. Eero stanco, e mancavano poche ore al risveglio dei miei amici.
Dopo poche ore mi svegliai di colpo, era come qualcuno mi avesse gettato in viso un secchio d’acqua fredda. Dany era sparita. La schiena mi bruciava come non mai, toccandomi mi resi conto di avere dei profondi graffi, Daniela c’era andata davvero pesante.
“Dany ci sei?”.
“Daniela?”.
“Amore sono in bagno”.
Ricaddi sul cuscino di sasso.
Lei entrò indossando un accappatoio blu.
“Caro l’ho preso in prestito” mi disse con aria smaliziata.
“Vuoi che te lo renda? Adesso intendo”.
Avevo capito le sue intenzioni, ma il sole era alto ed io avevo altro per la testa.
“No grazie puoi tenerlo, ho bisogno di un buon caffè”.
Lei mi guardò attonita.
Entrando in cucina trovai Marco e Stefy seduti al tavolo mentre sorseggiavano qualcosa.
“Ehi ragazzi siete svegli da molto?”.
“Da poco” rispose Stefy.
“Anto, ma cosa è successo stanotte?” disse Marco.
“A cosa ti riferisci?”.
“Al barattolo di pomodoro e al tuo pigiama”.
“Ah, niente di particolare, volevo bere e il barattolo mi è scivolato imbrattando me e il pavimento”.
“Anto il caffè è in tavola” disse Stefy.
Mi sedetti al tavolo della cucina, una grossa ombra si stagnò alle mie spalle, per poi massaggiarmi. Era Daniela. Bevvi il caffè, e subito dopo, diedi il via alla prima sigaretta della giornata.
“Anto non stai fumando troppo?” disse Dany.
“Sì mi piace. Dai non cominciamo” tagliai corto.
“Dany mi accompagni in bagno” disse Stefy.
“Certo, perché no?”.
Le ragazze sparirono dietro la porta della cucina.
“Marco toglimi una curiosità, ieri parlavi sul serio a riguardo di portarci dietro i ferri del mestiere? Hai intenzione di portare croci, paletti e cose del genere?”.
“Anto, ricordi quando eravamo piccoli?”.
Dicendolo estrasse dalla tasca qualcosa. La mia attenzione fu catalizzata dall’oggetto, il mio sguardo e i miei pensieri risucchiati in un vortice di ricordi.

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