Gli occhi del male. Romanzo a puntate (tredicesima parte)


padre prete chiesaLa trovai in lacrime, riversa sotto il portico di casa.
“Stefy ma cosa diavolo?”
“Anto aiutami, lo scafo.”
“Lo scafo cosa? Dimmi?”
“Sono andata a vedere la barca dell’incubo e…”
“Aspetta un attimo, vado a vedere.”
Girando dietro la casa vidi Demon che abbaiava contro il relitto.
“Demon, Basta. Vai via di lì.”
Il cane smise di sbraitare, ma si vedeva che era nervoso, continuava a digrignare i denti. Avvicinandomi allo scafo sentii un tanfo putrido, l’acqua era verdastra e la superficie era ricoperta di aghi di pino e una folta nuvola di moscerini, larve e zanzare danzavano sullo specchio d’acqua. Mi allungai per guardare meglio e qualcosa si mosse, l’acqua mi schizzò in faccia. Ne bevvì anche un po’ mentre cadevo sul terreno umido. Demon riprese ad abbaiare, mentre mi rimettevo in piedi per capire cosa c’era nella vasca. Si trattava di una mano che aveva cercato di afferrarmi per trascinarmi nella melma, pensai. Invece era solo una pigna caduta nell’acqua. Puzzavo di fogna.
“Stefy io non ho visto niente.”
“Anto sei sicuro? Allora perché sei bagnato? E come puzzi.”
“Stefy guarda lasciamo perdere, ti dico che nella vasca non c’era niente.”
“Ah, lo chiami niente? Guarda come sei conciato? Mi sono avvicinata allo scafo, qualcuno mi ha afferrata e mi ha trascinata dentro l’acqua. Lì sotto c’era il bambino di ieri. Era morto. Guardandolo… ho notato… come dirtelo…”.
“E allora?” le dissi.
“Non li aveva.” mi rispose.
“Non aveva cosa?”
“Gli occhi.”
L’abbracciai, forse come non mai.
“Stefy stai tranquilla è stato solo un brutto sogno, guardati, sei asciutta”.
Era nervosa e incredula.
“Adesso cosa facciamo?” mi disse.
“Bè, per iniziare alziamoci dal portico ed entriamo in casa.”
Stefy si accomodò sul divano, mentre io decisi di andare in bagno a farmi una doccia. Le raccontai l’enigmatico incontro con padre Alfonso Stecchetti.
“Marco ha chiamato?” le chiesi.
“No, il tuo cellulare è sul caminetto, ma non è arrivata nessuna chiamata.”
“Ok, adesso provo a chiamarlo io, vediamo che fine hanno fatto.”
“Anto, ancora niente?”
“I telefono è irraggiungibili. Proveremo più tardi.”
Scese la notte, ma il sonno tardava ad arrivare, qualcosa non quadrava.
“Anto sei ancora sveglio?” squillò la voce di Stefy dall’altra stanza.
“Si, non riesco a dormire, ma che ore sono?”
“le 2:45”
“Caspita è tardi davvero.”
“Senti Anto, mi è sorto un dubbio.”
“Dimmi.”
“Ma mi hai raccontato proprio tutto quello che ti sei detto con padre Alfonso?”
“Si, certo. Perché non avrei dovuto?”
“Non so, poteva esserti sfuggito qualcosa, no?”
“Impossibile, ti ho detto tutto quello che ci siamo detti, a un certo punto mi sono sentito un vero deficiente, ho messo in dubbio le sue parole e lui si è arrabbiato non poco e ha iniziato a borbottare
“Allora come mai sei venuto da me? Non credi a quello che hai visto in sogno? Non credi alla tua amica? Il bambino? La vasca insanguinata? Allora come mai sei qui?”
“Anto, questo me lo hai detto.”
“Ehi, aspetta un attimo.”
In me si accese una lampadina, come quelle viste nei cartoni animati.
“Come ho fatto a non accorgermene?”
“Accorgerti di cosa?” disse Stefy mentre entrava in camera.
“Stefy accendi la luce per piacere.”
“Allora Anto che c’è? Ti sei ricordato qualche particolare?”
“Stefy io non ho mai raccontato a padre Alfonso l’incubo della vasca insanguinata. Come faceva a sapere? Ricordo che gli ho parlato di incubi e allucinazioni ma non gli ho accennato della vasca.”
“Sei sicuro?”
“Come la morte.”
“Allora che facciamo?”
“Stefy vestiti, scendiamo in paese, dobbiamo sapere.”
Usciti dalla casa, era buio e faceva molto freddo e l’umidità bagnava i vestiti. Salimmo in auto per dirigerci in paese. Dal parabrezza dell’auto si vedeva il cielo senza stelle e la luna che illuminava lo scosceso manto stradale. I fari dell’auto incrociarono una volpe che attraversava la strada per poi scomparire dietro un cespuglio. Il paese era deserto, le luci dei lampioni erano spente. Ci posizionammo davanti la chiesa.
“Anto, adesso dove lo troviamo questo padre?”.
“Non ne ho la più pallida idea.”.
Una ragazza passeggiava sul marciapiede.
“Stella.” urlai
“Anto, che ci fai a quest’ora in giro?”
“Sto cercando padre Alfonso, sai dove abita?”
“Certo. Vedi quell’edificio giallo? È al primo piano.”
“Grazie Stella sei un santa.”
“Certo che sei strano eh?”
“Adesso non posso spiegarti, ma appena potrò ti racconterò tutto. Ti adoro.”
Lei arrossì, poi sporgendosi verso il finestrino mi diede un bacio. Le sue labbra erano molto fresche, la sensazione fu piacevole. Arrivati all’edificio giallo scendemmo dall’auto.
“Stefy guardiamo i citofoni.”
“Anto qui c’è un certo Padre Giovanni Martelli, ma non si chiamava Alfonso Stecchetti?”
“Sì, certo, avranno sbagliato ad affiggere la targhetta.” gli risposi.
“Pronto… c… ch… chi è?” rispose una voce assonnata.
“Padre ci scusi per l’orario, sono Antonio, è urgente posso salire un attimo?”
“Antonio? A quest’ora della notte? Ma cos’è uno scherzo?”
“No, No, nessuno scherzo, la prego padre ci apra.” urlò Stefy.
Il portone di legno emise un rumore meccanico. Salimmo in fretta un paio di rampe di scale, fino a trovarci al cospetto di un uomo in pigiama con lo sguardo assonnato.
“Ragazzi spero per voi che si tratti di qualcosa di importante.”
“Padre vede oggi… bè… io… vede… credo che…”.
“Ragazzi allora, ma che siete ubriachi?”
“Anto digli della vasca insanguinata.” bisbigliò Stefy.
L’uomo che ci aveva accolti non era quello con cui avevo parlato in chiesa.
“Senta, noi stiamo cercando padre Alfonso Stecchetti.”
“Guardate che avete sbagliato abitazione, qui ci sono io e sono Padre Giovanni, non conosco nessun Alfonso… Posso ritornare a dormire adesso?”
“Sì, ci scusi padre leviamo il distu…”.
La porta si chiuse con violenza dinanzi le nostre facce.
“Stefy che casino, con i favori del giorno cercheremo di far luce in questa storia.”
Scendemmo le scale, e uscimmo in strada.
“Ciao ragazzi” disse una voce femminile.
“Ehi, Stella ancora qui?”
“Guarda che qui non abita nessun Padre Alfonso” borbottò Stefy.
“Ma quale Alfonso? Io avevo capito che cercavate Padre Martelli” rispose Stella.
“Non ci siamo capiti, il padre in questione di cognome porta Stecchetti.” aggiunsi io.
“Mi dispiace ragazzi, l’uomo di cui parlate non lo conosco.”
“Ok qui fa un freddo cane, perché non c’è ne andiamo” propose Stefy
“Buona idea, Stella vuoi un passaggio?” le chiesi.
“No grazie, abito qui a due passi.”

Continua…

Leggi tutto dall’inizio (Prima parte)

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