Gli occhi del male. Romanzo a puntate (diciassettesima parte)


voodoo_2094713i“Siamo qui.” urlai.
“Aiutateci.” aggiunse Stefy.
“Ragazzi ma che ci fate laggiù?” rispose una voce.
Era Stella, il tono squillante di voce, se pur filtrato e deturpato dalla profondità del pozzo era inequivocabile.
“Stella aiutaci, non possiamo salire.” le dissi.
“Aiutarvi? Ahahaha…”
Una risata satanica proveniente da sopra le nostre teste ci mise i brividi.
“Che cosa vi fa pensare che vi voglia aiutare.”
Continuava a ridere mentre parlava.
Un brivido freddo partì dalla punta dei piedi e proseguì fino alla punta dei capelli.
Stella per tutto il tempo ci aveva messo fuori strada, mi aveva indirizzato alla chiesa, sapendo che non avrei trovato Padre Alfonso, fu solo per pura coincidenza che il padre mi apparve; quando gli avevo chiesto dove abitava il padre, mi aveva portato su una falsa strada, indicandomi la casa di quello sbagliato, inoltre che ci faceva in tarda notte da sola giù in paese?
“Stella ma che dici? Aiutaci a uscire da qui.”
“Ahahahah… Antonio adesso sei mio.”
“Cosa?” bisbigliò Stefy. “Sei suo?” ma cosa vuole questa?”
“Questa sarà la vostra tomba, vi seppellirò in questo posto.”
“Ehi, ma sei impazzita.” urlai.
“No, forse hai ragione, ho deciso di mantenervi in vita fino a quando non mi sarò divertita abbastanza.”
“Cosa?”
“Che puttana sadica.” borbottò Stefy.
“Ciao piccioncini, a dopo… Stefy è tutto tuo…”
“Ma questa è pazza.” disse Stefy.
“No. È il male.” le risposi.
“Anto e adesso che facciamo?”
“Dobbiamo trovare il modo di uscire da questo posto.”
“Come pensi di fare.” replicò lei.
“A mani nude non c’è la faremo mai a scalare la parete fin lassù, dobbiamo trovare un’alternativa.”
Presi dalla tasca il cellulare… era inservibile. Stefy fece lo stesso, e un secondo dopo lo butto via. Ci guardammo con aria affranta, ma sapevamo che cellulare e acqua non andavano d’accordo.
“Ok, Stefy ritorniamo indietro.”
Il cuore della grotta era buio, non riuscivo a vedere a un palmo dal mio naso, tenevo Stefy con la mano, per evitare di perderci.
“Anto, ma qui non si vede niente.”
“Lo so, ma è meglio stare in movimento e trovare una via d’uscita che rimanere ad aspettare il ritorno di Stella, no?”
Mentre procedevamo a tastoni, per cercare di farci un idea della morfologia della grotta, sentivo la mano di Stefy sempre più fredda, era normale, faceva un freddo pazzesco, inoltre eravamo ancora inzuppati fradici. Il buio era pesto, non si vedeva niente.
“Aspetta Stefy, proviamo con l’accendino.”
Si era bagnato, ma cosa avevamo da perdere? Niente, lo zippo non ne voleva sapere di accendersi, la pietrina che avrebbe dovuto procurare la scintilla era bagnata. Poi fu luce, il continuo sfregare della rotella metallica aveva asciugato la pietra.
Il mio urlo echeggiò nella caverna come una condanna.
La mano che stringevo non era di Stefy, ma di Stella, di fronte alla fioca luce dell’accendino mi guardava con un sorriso sadico. La mia reazione fu immediata; Partii con una ginocchiata nella stomaco, per poi afferrarle il collo. Eravamo per terra, la tenevo, volevo strangolarla. Il male deve respirare per essere sconfitto, volevo che smettesse di respirare, volevo sconfiggere il male, ma soprattutto volevo vivere. Un dolore lancinante proveniente dall’inguine mi mise a sedare i miei intenti, caddi di spalle nel terreno fangoso, non riuscivo a rialzarmi per il tanto dolore, pensai che sarebbe stata la fine. “Adesso mi uccide.” pensai.
“Ma che cazzo fai? Vuoi ammazzarmi?” urlò una voce.
Cavolo era Stefy, stavo uccidendo Stefy, avevo avuto un’allucinazione è stavo uccidendo la mia amica.
“Scusami non volevo.”
“Non volevi? Ma ti sei bevuto il cervello?”
Avevo fatto qualcosa di imperdonabile, eppure ero sicuro di aver visto Stella.
“Stefy credo di impazzire, non volevo, non volevo.”
Caddi in un pianto silenzioso, Stefy vista l’oscurità non poteva vedere, eppure stavo piangendo. Cercai di pulirmi il viso, ma il fango che avevo sulle mani non fece altro che peggiorare la situazione, continuavo a lacrimare. Mi alzai in piedi e con voce rauca chiesi:
“Stefy, dove sei?”
La risposta non si fece attendere, sentii le sue mani toccarmi il viso.
“Che fai stai piangendo?”
“È l’acqua, qui è tutto bagnato.”
Ci abbracciamo seduti nel fango avvolti dall’oscurità.
“Tan Tan Tan…”.
Un rumore attirò la nostra attenzione, qualcosa era caduto nel pozzo. Avevo paura, la prima cosa che mi venne in mente fu Stella.
Ci rialzammo, e tastando le pareti della caverna riuscimmo a trovare l’angusto passaggio che conduceva all’apertura del pozzo. Avanzando riuscivamo a vedere sempre più la luce. Arrivati all’imbocco della caverna potemmo vedere cosa aveva causato il trambusto.
Una scaletta di quelle pieghevoli, fatta di legno e fune era caduta dal cielo. Tirai un po’ la scala per rendermi conto se era fissata alla sommità del pozzo, lo era. Qualcuno ci aveva calato una scala. Guardai Stefy, era attonita.
“Stefy facciamo così, salgo prima io e poi tu, ok?”
“Che cavaliere, eh?”
“È solo che non vorrei che la scala ci sia stata calata da Stella, non voglio che ti succeda qualcosa, non me lo perdonerei.”
Iniziai a salire su per la scaletta penzolante, ad ogni passo che facevo, mi aspettavo di veder sbucare dall’apertura in alto il volto di Stella, il sol pensiero mi terrorizzava.

Continua…

Leggi tutto dall’inizio (Prima parte)

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