Gli occhi del male. Romanzo a puntate (diciannovesima parte)


zippo buio fiammaContinuammo a correre, ero alla strenua delle forze, ma non potevo fermarmi, non avevo fatto tutta quella strada per diventare il pasto di un cane o quello che era. Il lupo guadagnava terreno, sentivo i passi sempre più vicini, ma non potevo far altro che correre.
“Anto, fermati.” urlò Stefy.
Mi appoggiai alla parete per riprendere fiato, respiravo a stento, l’aria polverosa di quel corridoio non mi aiutava di certo.
Avvolte dall’oscurità vi erano due sfere luminose. Dei veri e propri fari. Gli occhi del lupo. Ripensai a quanto detto da padre Alfonso: “Il lupo inseguitore rappresenta le tenebre, sempre affamate di anime.”
“Sì, questo lo avevo capito, ma proprio la mia anima doveva sfamarsi?”
Stefy era al mio fianco, guardavamo la bestia, io avevo una paura del diavolo. L’essere digrignava i denti, il rumore dello stridio era snervante, tentennava, si era fermato appena noi lo avevamo fatto. Ignoravo il motivo del suo comportamento, ma per qualche strana ragione non ci aggrediva. I grandi occhi lucenti si spensero come se le tenebre li avessero risucchiati. Non c’era tempo per ragionare sulla cosa, e nemmeno per aver paura di quello che avevamo visto. Presi Stefy per la mano e inizia a correre. Il corridoio terminava con un incrocio, il passaggio si snodava in due direzioni opposte.
“Stefy, dividiamoci. Avremo più possibilità di trovare Marco… “Ammesso che ci sia ancora Marco…” disse una vocina.
“Sono d’accordo io vado a…”
“Tu vai a sinistra e io a destra.” la interruppi.
“Anto ti dispiace se ci scambiamo le direzioni?”
“Nessun problema, ma aspetta un attimo.”
La baciai, fu un bacio lungo è intenso.
“È da parecchio che volevo farlo e non so se usciremo vivi da qui dentro. Volevo assicurarmi di non lasciare nulla in sospeso.
Il suo volto era sconcertato, poi si rilassò.
Annui.
“Non morirai qui dentro.”
La risposta mi fu di conforto. Un po’ di ottimismo serviva, in special modo in quell’inferno.
Incamminandomi lungo il corridoio di sinistra mi girai verso Stefy e vidi solo buio e una piccola luce in lontananza che poi scomparve del tutto. Camminai per un po’, poi trovai una parete.
“Accidenti, è un vicolo cieco.”
Lo zippo mi cadde rimanendo acceso sul pavimento. Alla base del muro vi era un’apertura, mi sembrò una presa d’aria. Sdraiandomi sul pavimento e con l’ausilio dell’accendino guardai nella fessura.
“Ahhh…”
Un grosso topo venne fuori. “Se non mi fossi spostato mi sarebbe saltato in faccia.” pensai.
Il volteggiare della fiamma del mio accendino mi suggerì che il cunicolo sarebbe sboccato da qualche parte, l’aria che proveniva dall’apertura era gelida. Steso per terra, iniziai ad addentrarmi nel passaggio procedendo a carponi. Era davvero stretto, avanzando con i gomiti raschiavo le mura. Se fossi rimasto incastrato lì dentro, nessuno mi avrebbe più trovato. Vidi una luce in lontananza, se pur fioca era pur sempre una luce in quell’angolo di tenebre. Mi ritrovai con il viso di fronte a una rete metallica, non avrei potuto proseguire, ma almeno potevo guardarci attraverso. Un enorme stanzone con un’immensa vasca circolare al centro. L’intero ambiente era illuminato da fiaccole appese alle pareti.
“Molto gotico come ambiente.” pensai.
“Ma cos’era? A cosa serviva? Chi è che frequentava un posto del genere? A scopo di chè?” Tutte domande a cui non sapevo dare una risposta.
Dalla posizione in cui ero non riuscivo a vedere cosa conteneva l’enorme vasca. Provai a forzare la grata, ma niente. Non riuscivo a muoverla.
Un rumore scricchiolante fece il suo ingresso nella stanza. Una porta si era aperta e poi richiusa. Dei passi avanzavano verso di me. Non riuscivo a capire, dalla mia posizione riuscivo a vedere solo la parte centrale della stanza, il rumore della porta e i passi provenivano da destra. Ricky, Dany e Marco si dirigevano verso la grossa vasca. Volevo chiamarli, ma per quello che vidi decisi di tacere
Marco era legato con i polsi dietro la schiena mediante una spessa fune. Aveva anche un cerotto sulla bocca.
“Ma cosa cavolo stanno facendo?” pensai.
Il pensiero mi balzò così, ma la vera impressione fu quella di un condannato a morte. Marco aveva uno sguardo, di chi ha visto un fantasma.
“E adesso cosa facciamo?” disse Ricky.
“Cosa vorresti fare, devo prendere la sua anima per portarla con me nel buio più profondo.” rispose Dany.
“Cosa deve prendere? La sua anima? Ma che dice?” bisbigliai sotto voce.
“Penserò io a lui, gli strapperò via l’anima, ma prima dovrà dannarsi.” disse Dany.
“Ok, io vado a cercare gli altri due.” farfugliò Ricky.
“Sì, ma sta attento, la ragazza è pericolosa” rispose Dany.
“Str… Strappargli l’anima? Gli altri due? Chi è che è pericoloso?
Ero confuso e attonito, quelle parole non avevano un senso. Vidi Ricky allontanarsi, una volta fuori dal mio raggio visivo, sentii di nuovo lo stridio di una grossa porta aprirsi per poi richiudersi. Un silenzio tombale calò all’interno dell’ambiente. Potei sentire il mio respiro affannoso. Marco era legato ed imbavagliato con le spalle alla vasca. Daniela gli era vicino e lo fissava.
“Devo prendere la tua anima, ma visto che è pura, dovrò prima farla dannare così da costringerla ad esporsi. Se ti uccidessi così sul colpo la tua anima verrebbe fuori, ma essendo pura si rifiuterebbe di seguirmi.
Marco la guardava esterrefatto, cercò di farfugliare qualcosa. Nonostante io fossi disteso nel condotto a soli pochi metri da lui non riuscivo a capire cosa dicesse. Gli occhi gli sporgevano, aveva lo sguardo della paura.

Continua…

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