Gli occhi del male. Romanzo a puntate (venticinquesima parte)


ChessTrivia_8“Era sempre lì, era sempre in attesa, ed era sempre affamata.” pensai. Senza esitare accesi la torcia elettrica.
“Entriamo, qualunque cosa ci sia in questa catapecchia.”
“Mi avvicinai alla buia apertura della porta, iniziai a fendere le tenebre con il fascio di luce, mi aspettavo che qualcosa venisse fuori. L’ambiente era piccolo, angusto e scarno, il soffitto era molto basso. C’era molta polvere per terra, tanta da non poter vedere il colore del pavimento, ammesso che ci fosse un pavimento. All’interno dell’unica stanza del rudere non vi era niente, l’ambiente era desertico.
“Allora Ricky, cosa c’era qui dentro dodici anni fa? A me sembra niente.”
L’ambiente era abbastanza illuminato. I raggi di luce provenienti dalle due finestre e dalla porta senza infissi illuminavano a sufficienza la stanza. Le parti buie le avevo scoperte tramite il fascio della torcia elettrica.
Pensai a quando Ricky mi aveva parlato delle tenebre, il buio, ne ero certo, lì dentro non vi erano tante tenebre, e nemmeno quel buio pesto tanto decantato.
Ricky fece due passi in avanti chinandosi sul pavimento. Una nuvola di polvere si alzò, un passaggio. Ricky aveva aperto una grossa botola sul pavimento. Con l’ausilio della torcia scorsi una scala di pietra che portava di sotto.
“Marco ecco le tenebre di cui ti parlavo.”
Daniela mi mise una mano sulla spalla e disse:
“Ok, adesso scendiamo.”
Era calma come anche Ricky. La cosa non mi piaceva.
Ingoiai la poca saliva che mi era rimasta, e cominciai a scendere. Ci fu un tonfo pazzesco. La botola dietro di me si era chiusa.
“Ragazzi ma che fate?”
“Adesso proverai quello che ho provato io anni fa. Divertiti caro Marco.” disse Ricky.
“Ciao tesoro è stato bello finché è durato.” aggiunse Daniela.
Potei sentire i loro passi allontanarsi.
Ero avvolto dall’oscurità, la puzza di chiuso era irrespirabile, pensai che da anni nessuno fosse sceso in quella… cripta… la mia tomba.
Indirizzai il fascio di luce giù per i gradini, ma non riuscivo a vedere il fondo della scalinata, la luce era risucchiata dalle tenebre, le stesse di cui mi parlava Ricky. Fra le crepe della parete potei notare molte ragnatele, ma i ragni non c’erano, anche loro se n’erano andati da quel posto. La botola era incastrata, pensai che quei due erano ammattiti. Avevo solo una possibilità, andare verso il basso.
Iniziai a scendere con cautela, il fascio di luce non faceva altro che illuminare gli scalini, sembravano non avere fine. Passarono dieci minuti e io continuavo a scendere. La scalinata terminò. La strada proseguiva lungo un angusto corridoio. Mi fermai, qualcosa si era mosso nel buio, non lo vidi, ma sentii un rumore, volgendo il fascio di luce nella direzione sospetta, scorsi un grosso topo intento a rosicchiare qualcosa. Appena fu investito dalla luce, scappò via. Lo potei sentire allontanarsi lungo il corridoio. Ero salvo, se in quel posto c’erano animali, doveva per forza esserci anche una via d’uscita. La mia attenzione fu catalizzata dal pasto del topo, era un ossicino, lo buttai via senza non poco ribrezzo.
Proseguendo lungo il tetro corridoio ricoperto di ragnatele notai che ero circondato dall’oscurità, spezzata soltanto dalla luce della torcia, sui miei lati muri in pietra, sopra di me un soffitto basso mi opprimeva. Comunque mi sentivo fortunato, almeno non soffrivo di claustrofobia. Continuavo a camminare in direzione opposta a quella delle scale, ma il corridoio non sembrava avere fine. Dove si era ficcato quel topo?
Qualcosa era per terra, scorsi un luccichio, qualcosa che spezzava il grigiore del passaggio. Era uno scheletro umano. Era piccolo, ma completo. Sembravano i resti di un bambino. Fra le ossa qualcosa rifletteva la luce della torcia. Si trattava di una biglia di vetro… sì, proprio lei. Lo sguardo ricadde su una borraccia, quella del tè, pensai.
Raccolsi la biglia infilandola nel pantalone.
Ricky era entrato lì dentro 12 anni prima e non ne era più uscito. Ma allora chi era venuto fuori dalla casa? Chi è l’uomo che si spaccia per Ricky? Perché lo faceva?
Avevo una mezza idea che mi gironzolava nella testa come una giostra piena di bambini che gridano: “Il diavolo, il diavolo, il diavolo.”
“Non proprio il diavolo.” disse una voce.
“Chi va là? Non ti avvicinare. Lasciami in pace.”
“Non preoccuparti Marco” disse un bambino, materializzatosi vicino allo scheletro.
Era lo stesso della stanza da letto.
Si tolse il berretto. Era Ricky, così come lo ricordavo da bambino, con il viso un po’ grassottello e i capelli messi alla rinfusa.
“Oddio, Ricky ma sei tu?”
“Sì.”
“Sto sognando?”
“Purtroppo no.” rispose.
“Il mio corpo è rimasto qui per dodici anni, come puoi vedere. Io ho vagato in cerca di un po’ di pace. Pace che adesso tu mi hai restituito.”
Non riuscivo a trattenere le lacrime, mentre il mio amico di infanzia mi parlava, ero riuscito ad aiutarlo e questo mi rendeva felice. Non riuscivo a parlare, l’emozione mi impediva di articolare nessuna parola sensata.
“Purtroppo i vostri cammini sono segnati e per sempre. Hai incontrato la morte. Non smetterà di seguirti fino alla fine.”
“La… Mor… Morte?” chiesi.
“Sì, la morte è qui per te e Antonio. Le è stato ordinato di portarti via dal male in persona.”
“Male… in persona?”
“Quella cosa che è di sopra che si spaccia per te è il male.” chiesi.
“Non proprio, lui è soltanto un pedone, uno degli alfieri neri delle tenebre. È qui per giocare la sua partita.”
“La sua partita?”
“Sì, lui è un alfiere nero della grande scacchiera della vita.”
“Ma cosa dovrei fare, sto impazzendo.”
“Tu e Antonio siete i pedoni bianchi, ma siete in pericolo, soprattutto tu. Quell’essere che è di sopra è stato affiancato dalla regina nera. Sei sotto scacco.”
“Morirò vero?”
“Non hai più molte mosse a tua disposizione.”
“Mi hai detto che l’essere che è di sopra è affiancato dalla morte, ma chi? Daniela?”
“Non hai ancora capito. Daniela? Lei è il lupo, lei è il cacciatore di anime, le tenebre sempre affamate. È al fianco di quell’essere perché ha sentito odore di morte. Sa che con tutta probabilità qualcuno ci rimetterà la pelle e non vuole farsi sfuggire l’occasione.”
“Scusa, ma Daniela è la ragazza di Antonio da più di un anno, vorresti dirmi che ci è alle costole da un bel po’?
“Si, vedo che cominci a capire, queste battaglie fra la vita è la morte possono durare una vita intera. Una volta che il male ha scelto le sue forme per la battaglia, il bene sceglie le sue e in campo poi, come in tutte le battaglie, scendono anche gli spazzini. Riesci a seguirmi?”
“Ma è pazzesco. Sono andato a letto con un lupo?”
“Antonio sta arrivando, lui ha un asso nella manica, deve ancora fare le sue mosse. Insieme potreste farcela.”
Adesso devo andare, non mi è concesso rimanere oltre. Spero di rivederti il più tardi possibile caro amico mio.”
“Un attimo. Avevamo visto giusto da ragazzi, eh? Esiste l’aldilà?”
“Certo che esiste, come tutto quello in cui credevamo.”
Scomparve attraverso la parete. Rimasi a contemplare la biglia che avevo raccolto.
Sapevo che non potevo sconfiggere la morte, come di sicuro nessuno c’era riuscito fin dai tempi del creato, ma almeno potevo scrollarmela di dosso per un po’, almeno questo.

Continua…

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