Perché scrivere horror? Perché leggerlo?


Strictly Jason Friday the 13thCercherò di sfatare quelli che secondo me sono alcuni luoghi comuni. Chi scrive horror non è uno psicopatico, un prete e neanche un membro di una setta satanica. Chi si cimenta in questo genere non lo fa perché in quel dato momento va di moda o per scrivere qualcosa di diverso. Chi scrive horror lo fa esclusivamente (odio gli avverbi, specie quelli che terminano in -mente) per un’unica ragione: la passione. Chi sente il bisogno di imbrattare la pagina di un taccuino, lo schermo elettronico di un computer di storie al limite del verosimile, lo fa perché sin da piccolo si è interessato a capire cose lette, viste e sentite, senza mai avere la certezza di quello che aveva intuito. Chi si occupa di narrativa del genere cerca nel suo piccolo di enfatizzare ed esteriorizzare paure, angosce e sentimenti nel tempo in cui vive, generando mondi paralleli irreali, ma allo stesso tempo così maledettamente reali. Lo scrittore pone i propri personaggi al centro della storia e cerca di farli uscire indenni. Certo non sempre ci riesce, ma il vero messaggio spesso è celato tra le righe. Una storia appassionante porta a una lettura veloce e piacevole da parte del lettore, ma questo non basta. Un romanzo horror ha sempre messaggi nascosti e spetta alla sensibilità di chi legge, in base al feeling che quest’ultimo ha con lo scrittore o con quel determinato romanzo, il compito di decifrare certi segnali.

A differenza di come molti “benpensanti” pensano, chi scrive horror o comunque il fantastico in generale, non lo fa per sfuggire alla realtà o per isolarsi da essa, bensì per osservare e comprendere la realtà che lo circonda, gettando lo sguardo nell’abisso di un pozzo di campagna. Un posto dove nessuno andrebbe mai a guardare. Nessuno tranne uno scrittore horror.

Questo non vuol dire che lo scrittore (qualsiasi cosa esso scriva) non sia al di fuori della realtà, ma è una conseguenza, dal momento che lui osserva e coglie particolari che gli altri non colgono e ci ricama attorno una storia che è la conseguenza della contrapposizione e unione dei due mondi (quello reale di tutti i giorni e quello dentro di se). Io lo chiamo il mondo nel mondo (il mio prossimo romanzo tratterà di questo argomento).

Perché leggere horror? Perché non leggerlo? potrei rispondere se fossi in un talk show televisivo, ma non mi sembra il caso di liquidare l’argomento con tre parole e un punto interrogativo (20 caratteri spazi inclusi).

Tra le persone che leggono horror ci sono in primis le schiere di appassionati (me compreso, lo scrittore è prima lettore). Gli appassionati divorano libri horror, ma sono anche i più difficili da saziare. Sono molto esigenti e se sentono puzza di roba andata a male, abbandonano immediatamente (secondo avverbio in -mente) per dedicarsi ad altro. Il giudizio di un lettore forte di questo genere di narrativa vale più di mille consigli dati da altri, ma non occorre commettere l’errore di voler far felice gli appassionati, altrimenti sai che macelli. Lo scrittore deve scrivere la sua storia, quella che ha dentro e se poi piace o meno lo giudicheranno gli altri. Il vero problema, ma anche quello che appaga, è che il lettore forte sa benissimo di cosa stiamo parlando e se a metà di un libro di fantasmi facciamo apparire Garibaldi con la carica dei mille che va in soccorso all’eroe di turno per liberarlo dal male, state certi che il lettore forte si farà sentire e anche ad alta voce. Quando io leggo un libro di genere, è come se mi trovassi a casa mia. Le storie, i luoghi, i personaggi, hanno sempre qualcosa di familiare per me e se nel cammin di nostra vita mi arrivasse Garibaldi mi incavolerei pure io, per non dire un’altra cosa.

Anche se sembrerà strano ai lettori non abituati a questo genere letterario, anche l’horror (per essere credibile) deve rispettare certi canoni. Una storia di vampiri non può non prevedere la notte. Quasi tutti sanno che il metodo per uccidere un licantropo è una pallottola di argento al cuore. Non si può non tenerne conto, Ci sono “regole” dettate sin dalla notte dei tempi. Certo ci sono le sperimentazioni, le contaminazioni tra i generi, chi sovverte tali regole a piacimento, ma il tutto deve essere comunque plausibile per evitare di essere presi a pummarulate (pomodori gettati dalla folla a colui che è al centro del palco. In questo caso specifico: lo scrittore). Non posso scrivere che Vlad il vampiro prendeva il sole sulla spiaggia di Terracina sorseggiando thè freddo alla pesca o che il licantropo stramazzò al suolo dopo essere stato preso a schiaffi. Certo per una parodia comica-demenziale andrebbero benissimo, ma non in un romanzo horror (serio o quasi).

Finita la lunga parentesi (scusate) sul “lettore fedele” possiamo parlare del lettore occasionale, colui che divora qualsiasi genere di testo e, che si tratti di horror, romance, o giallo poco gli importa. Lui legge tutto perché è aperto a qualsiasi tipo di storia, ma anche qui attenzione. A Napoli si dice “cà nisciun è fess” (qui nessuno è fesso).

Ma siamo andati fuori tema? Credo proprio di sì, ma tralasciamo per un attimo le categorie di lettori e le varie differenze.

Secondo me devono leggere horror e possono apprezzarlo coloro cha amano un’atmosfera abilmente (terzo avverbio in -mente) consona all’immagine mentale di un’irrealtà al di là dello spazio e del tempo, in cui tutto può accadere perché in pieno accordo con certi tipi di immaginazione e illusioni normali per il cervello umano sensibile. Un tempo in cui si sogna e si ascolta, dal quale tuttavia, giunge l’eco dei più reali suoni della vita.

Antonio Ferrara

P.S. Per coloro interessati al fenomeno della scrittura. Provate a leggere il testo in corrispondenza degli avverbi scritti in rosso. Toglieteli, leggete come se non ci fossero. Non è meglio?

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6 responses to “Perché scrivere horror? Perché leggerlo?

  • patrizia benetti

    Sono immediatamente e inevitabilmente d’accordo con te.
    Belle e giuste considerazioni.

  • Cristian Borghetti

    Scrivere Horror…
    da autore Horror posso riportare di seguito due brevi articoli che scrissi tempo addietro riguardo questo argomento:
     
    Il gusto dell’Horror di Cristian Borghetti

    Il piacere di avere paura, così potremmo definire l’Horror; questo genere letterario, e cinematografico che spazia fino alla musica, alla pittura, alla scultura.

    Scrivere, dipingere, suonare; leggere, guardare, toccare, ascoltare la paura, perché?

    La paura è un’emozione atavica, istintiva propria dell’animale e quindi dell’uomo; con una differenza però: per il genere umano, la paura è anche piacere.

    Così scriviamo, dipingiamo, suoniamo, diamo forma e movimento all’orrore affinché possiamo appagare i sensi: leggere in solitudine un racconto dell’orrore di Edgar Allan Poe; guardare un dipinto terrificante di Dorian Cleavenger o Victoria Frances; un film spaventoso come “Il tocco del male” di Gregory Hoblit con Denzel Washington; toccare con mano un raccapricciante Gargoyle a Notre Dame o guardarlo incutere timore sulla cattedrale di Praga, girare fra le tombe disordinate a Pere Lachaise; ascoltare “Il trillo del diavolo” di Niccolò Paganini o il suono distorto della Stratocaster di Jimi Hendrix in “Voodoo Child”, ci affascina e ci attrae; libera nel sangue una scarica di adrenalina; scatena un brivido che corre lungo la spina dorsale; insinua il seme di una paura che germoglia e cresce per non finire e questo ci piace.

    Amiamo il gusto del macabro, dunque? “Umano, troppo umano” cito Nietsche, facendone un uso improprio e, dico, che il male ci appartiene e che ispira la fantasia e ne é frutto, come la mela dell’albero che il serpente offrì ad Eva.

    Il gusto dell’Horror imprigionato nelle pagine, nelle immagini, nelle note, nelle forme dell’arte confina il male dell’uomo in quel “paese delle meraviglie” da cui Alice è tornata, liberandolo, purtroppo, anche nel mondo reale.

     

    La paura nelle fiabe, l’horror a misura di bambino di Cristian Borghetti

    “Hé! Bonjour, monsieur du Corbeau. Que vous êtes joli! Que vous me semblez beau!

    Sans mentir, si votre ramage se rapporte à votre plumage, vous êtes le Phénix des hôtes de ces bois.”

    Questo dice la scaltra volpe al corvo compiaciuto nella fiaba di Jean de La Fontaine, una favola che ci suggerisce di diffidare della lusinga, della blandizia, quando il complimento ci allieta l’orecchio con tono aggraziato e armonioso e addolcisce la pena e calmiera l’impeto o alimenta il coraggio fiaccato dai patimenti di un giorno qualunque e irretisce l’animo che, aggraziato, si abbandona – o forse si vende – per un bramato istante di vittoria sugli affanni e le angosce di un vivere di quieta disperazione.

    Le fiabe sono il primo avamposto dell’educazione, racconti dell’orrore per adulti, quando sono ancora e semplicemente bambini.

    Sono congegni predisposti per spaventare; carillons approntati per suonare una melodia sulle note gravi e acute della paura; dispositivi carichi di timori e angosce, che una voce soave allontana con il consueto lieto fine.

    Così, la paura ci assale quando Cappuccetto rosso si avventura sola nel bosco e incontra il lupo; Biancaneve che accetta un frutto da una sconosciuta; Ansel e Gretel sedotti dall’abbondanza dopo le privazioni, accettano l’ospitalità di una strega; la bella addormentata si punge con il fuso di un arcolaio, cadendo in un sonno centenario…

    …la paura è il fuoco della trama, che brucia, seduce e ammonisce, e che il lieto fine affievolisce ma non estingue.

    Non dobbiamo dimenticare quanto la paura sia efficace ed educativa, per l’uomo come per l’animale, poiché l’esperienza spaventosa c’insegna la cautela e la prudenza nel riconoscere il pericolo di cui, altrimenti, non avremmo considerazione.

    Riscopriamo allora, oggi, adulti, il gusto dell’orrore, nei racconti e nei romanzi, che avevamo scoperto, ieri, nelle fiabe per bambini, poiché é dalla fantasia degli scrittori, dei romanzieri, che possiamo imparare a riconoscere i mille e mille volti della paura e, denudandola della sua forza, affrontarla e vincerla.

    Leggere, sia il lettore adulto o bambino; leggere di paura, d’amore come di morte, poiché entrambe sanno essere violente… leggere e imparare…

  • marcostraz

    Pienamente d’accordo con l’articolo…avevo scritto qualcosa a riguardo su un forum di cinema che devo andare a recuperare…

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