Gli occhi del male. Romanzo a puntate (trentanovesima parte)


101946_koridor_temnota_dveri_razvaliny_mrachno_1920x1200_(www.GdeFon.ru)Finito di percorrere il tratto autostradale, imboccammo la superstrada. Usciti dalla galleria, dove avevo visto per la prima volta lo spirito di Ricky, guardai nello specchietto retrovisore, ma niente. Demon era seduto in mezzo ai due sedili posteriori, aveva le orecchie dritte e uno sguardo vigile. I venti minuti che ci separavano da Scario, sembravano interminabili.
“Stefy, credo che avremo bisogno di una doccia.”
“Sì, credo che sia necessaria.”
Arrivati a casa, prendemmo le valigie. Non potevamo fare la doccia all’aperto, faceva troppo freddo quella mattina, decidemmo ci lavarci nel piccolo bagno di casa. Con l’aiuto di un asciugamano bagnata mi diedi una rinfrescata. Poi lavai i capelli sotto il getto d’acqua del lavandino. Uscito dal bagno mi diressi nella camera adiacente. Misi un paio di scarpe da ginnastica, un jeans e un maglione a collo alto. Uscito dalla stanza, sentii il rumore d’acqua provenire dal bagno. Demon era riverso sul pavimento.
Guardando dalla finestra vidi il grande portico, sempre ricoperto di aghi di pino. Lì in fondo, abbandonato al suo destino, lo scafo.
Ero, impaziente, sapevo che qualcosa doveva accadere, ma l’attesa mi snervava.
“Stefy” urlai.
“Sì, dimmi?”
“Vado giù in paese, tu e Demon aspettatemi qui.”
La porta del bagno si aprì di scatto.
“Anto, ma sei impazzito?”
“No. Solo prudente, vado giù in paese, devo controllare alcune cose lasciate in sospeso… torno subito… e poi non voglio farti correre ulteriori rischi.”
“Anto, non se ne parla proprio, metto qualcosa e scendiamo insieme.” disse, dirigendosi nella camera da letto.
“Cavolo, com’è testarda.” pensai.
Uscii sul portico, seguirono Stefy e Demon. Chiusi la porta di casa e salimmo in macchina. Arrivati giù in paese, parcheggiai l’auto all’inizio del lungomare. Dovevo vederci chiaro, dovevo ripercorrere le tappe fatte in precedenza. Diedi uno sguardo al grosso campanile della chiesa, poi mi ricordai il piccolo bar alle sue spalle, dove avevo parlato con Padre Alfonso. L’insegna era in legno sbiadita e scolorita dal tempo, la piccola finestra del bar era sbarrata, come anche la porta. Il locale in realtà era chiuso da anni.
Proseguendo per il lungomare, vidi il bar dove ero andato a cercare Stella. Era aperto.
“Buongiorno.”
“Salve” rispose un ragazzo.
“Scusa, conosci una certa Stella?”
“Certo. Ma è sparita da alcuni giorni, non è più scesa a lavorare.”
Gli stavo per raccontare, che forse Stella era morta già da anni. Ma non mi sembrava il caso di iniziare a farneticare.
“Anche la sua famiglia è preoccupata. Non sanno dove sia finita.”
“Ti ringrazio, per l’aiuto, anche io la cerco, è una mia amica.”
Uscii dal bar, fuori mi aspettavano Stefy e Demon.
“Stefy, sediamoci un attimo su quella panchina.”
Dovevo far mente locale sugli avvenimenti degli ultimi giorni. Anche ritrovando il corpo di Stella, come avrei convinto l’opinione pubblica con la mia assurda storia. Anche il clone di Ricky conduceva una vita normale, tenendo nascosti i suoi più oscuri segreti. Cosa avrei fatto? Sarei andato dai suoi genitori, raccontandogli che il figlio era morto da bambino, e quello che loro credevano Ricky, in realtà era un alfiere del male? L’intera situazione era bizzarra. Chi mai poteva credermi?
Credo che in quel preciso istante, furono inviate troppe informazioni al mio cervello… mi faceva male la testa.
“Anto, stai bene?”
La guardai pensieroso
“Mica tanto, Stefy non ci crederanno mai.”
Lei chinò il capo verso il basso, n’era cosciente. Non saremmo mai riusciti a provare quello di cui eravamo stati testimoni…
Ci alzammo dalla panchina e tornammo in macchina. Avevamo finito di dissotterrare cadaveri.
Dovevamo, se potevamo, ritornare alle nostre vite quotidiane. Arrivati a casa, caricammo le valigie, chiusi la porta riponendo la chiave sotto la pietra del portico. Diedi un ultimo sguardo allo scafo… Qualcosa si mosse, non riuscii a capire cosa. Mi avvicinai all’imbarcazione per vedere. Guardai con attenzione al suo interno, era colma d’acqua salmastra.
“Anto, qualche problema?”
“No, niente di particolare, mi sono impressionato.” le risposi voltandomi.
Il rumore d’acqua mossa alle mie spalle mi fece pentire di essermi girato, mi sarei aspettato Daniela pronta per artigliarmi. Voltandomi vidi solo l’acqua muoversi. Stavo diventando paranoico. Decisi che era meglio allontanarsi alla svelta dallo scafo. Salito in macchina, misi in moto.
“Anto, ma cosa fai?”
“Aspetta un momento.” le risposi mentre scendevo dall’auto.
Ero in piedi di fronte allo scafo e lo fissavo. L’unico suono che si poteva udire in quel momento era il rumore del motore della macchina. Le cose non quadravano… Tutti gli incubi premonitori ci avevano portato alla scoperta di qualcosa. L’incubo di Ricky, o almeno quello che ci aveva raccontato, si era avverato… ai danni di Marco. La premonizione funesta di raggiungere Scario si era avverata… noi eravamo a Scario. La radura descritta da Marco esisteva, ma a riguardo del sogno di Stefy, non eravamo andati fino in fondo… qualcosa era in quello scafo… e aspettava noi.
“Stefy svuotiamo la barca.”
“Cosa… ma a pro di che?”
“Non lo so, ma credo che potremo trovarci qualcosa di interessante.”
“Tipo… un cadavere?”
“Con tutta probabilità.”
Percorsi i pochi passi che mi dividevano dal portico, presi le chiavi da sotto la mattonella e rientrai in casa. Quando ne uscii avevo con me un paio di pentole.
“Stefy, forza mettiamoci al lavoro.”
Lei non si fece pregare ed afferrò uno dei contenitori. Iniziammo senza non pochi sforzi a far fuoriuscire la putrida acqua, l’odore che fuoriuscì dalla superficie agitata era rivoltante. Quando riuscimmo a svuotare l’imbarcazione, iniziai a tastare con le dita il fondo melmoso… niente. Sul fondo non c’era alcunché. Pensai che stavo davvero impazzendo, era un pensiero che mi gironzolava per la testa sin dall’inizio degli incubi… e forse era così… stavo dando i numeri.
Tornati a Napoli, accompagnai Stefy a casa e rientrai.
“Mamma? Papà?”
Non ci fu alcuna risposta, tanto per cambiare ero solo in casa. Mi sentivo vuoto, stanco, ma soprattutto strano. Avevamo compiuto davvero la nostra missione sacra? L’incubo era finito… o eravamo solo all’inizio? Le risposte alle domande che mi perseguitavano, non si fecero attendere. Un rumore di  una porta chiusa con violenza mi fece sobbalzare. Al piano superiore della casa qualcuno aveva sbattuto una porta. Entrando avevo notato che non c’era vento… quindi… Se non era stato il vento… Rabbrividii al solo pensiero di trovarmi di nuovo al cospetto di una di quelle creature, ma oramai non avevo più niente da perdere… a parte la vita s’intende…

Continua…

Leggi tutto dall’inizio (Prima parte)

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