Lasciatemi cantare…


italianoGli editori italiani sono una buffa realtà. Si contraddicono continuamente e probabilmente non sanno neanche loro cosa vogliono (forse niente, ecco perché la maggior parte non ha indicazioni precise sulle modalità di invio dei manoscritti). Quel che mi fa sorridere sono però alcuni esperimenti che impavidi autori e provocatori hanno intrapreso nel corso degli anni. Il buon Alessandro Cascio inviò tempo fa il capolavoro di Bukowsky “Storie di ordinaria follia” a svariati editori, editor e addetti al settore e il risultato ottenuto è tutto da ridere. Praticamente oggi Bukowsky non verrebbe pubblicato! (Qui l’articolo completo che consiglio vivamente di leggere, non per altro per farsi due risate) Altri nel corso del tempo hanno fatto esperimenti del genere e gente del calibro di Manzoni, Stephen King, Lansdale e compagnia bella oggi non sarebbero presi in considerazione, ma allora come si fa a pubblicare? Bella domanda. Avete amicizie nel campo? Conoscete persone influenti? Siete il figlio di Berlusconi? Se la risposta a questi tre quesiti è “no”, la strada diventa difficile, difficilissima direi. Ci sono varie possibilità che si riassumono in pochi punti essenziali:

. Mando il libro alla redazione editoriale di qualche colosso sperando nel nuovo miracolo italiano.

. Mi apro un blog e inizio a fare un casino assurdo sulla rete (se il tuo libro non racconta degli incontri segreti tra il Papa e Dan Brown beccati in atteggiamenti effimeri, lascia perdere)

. Partecipo a qualche concorso letterario sperando di vincerlo (potrebbe andare, ma dipende da che tipo di concorso) In questo caso se adocchiato da qualcuno influente, questo potrebbe anche aprirti la tanto attesa via della pubblicazione.

. Inizio a fare il social, mi presento alle feste che contano, frequento il nipote di Maurizio Costanzo, vado a fare un provino dalla De Filippi? Potrebbe funzionare, ma devi essere il tipo adatto, quello da aperitivo e occhio ammiccante per intenderci

. Scrivo il romanzo del momento? Quello che tira? L’argomento che da qui a un mese andrà di moda? Potrebbe funzionare, ma a quel punto avrai smesso di essere scrittore e sarai diventato uno da quattro soldi che si svende pur di apparire e scrivere cose inutili (la maggior parte di noi scrive cose inutili)

.Fai tradurre il tuo libro e lo invii in America? Potrebbe funzionare, ma mi sa che gli editori anglosassoni, a differenza dei nostri, amino pubblicare i propri autori. (su questo punto ritornerò più tardi perché ora mi viene troppo da ridere)

Quindi cosa resta da fare?

Resta da fare che devi svegliarvi ogni mattina, darti delle ore da dedicare alla scrittura e scrivere, scrivere, scrivere, sentirne il bisogno, il richiamo neanche fosse il canto carico di promesse di un branco di sirene. Se non senti questo impulso, lascia perdere, meglio tentare di fare l’attore, il presentatore televisivo, il saltinbanco e così via.
La scrittura è una cosa seria disse qualcuno, ebbene, sì, è una cosa seria. È il consiglio più scontato di tutti, ma proprio per questo il più vero: SCRIVERE e LEGGERE tanto e continuamente. Non si accettano scuse del tipo non ho tempo, il lavoro mi prende, ho i figli e via discorrendo. Il tempo si trova, come lo trovi per vedere un film, oppure per innaffiare il giardino di casa per non parlare delle ore che passi a sbirciare sullo smartphone in cerca degli aggiornamenti di Facebook.
Volere è Potere e se vuoi Scrivere e Leggere il tempo lo trovi di certo, altrimenti dedicati all’uncinetto e siamo tutti felici e contenti.

Resta il problema della pubblicazione, vero, ma quello che ti posso dire che la Vita è una strada meravigliosa anche se bizzarra e tortuosa. Il momento arriva. Il momento di pubblicare e rendere alle stampe la tua “roba” in un modo o nell’altro arriverà. L’importante è non fermarsi al primo testo scritto, ma migliorarsi, guardare avanti, scrivere e scrivere e scrivere. Prima o poi come per magia qualcuno si accorgerà di te. Certo, ci vuole culo, tanto culo e quando arriverà il momento giusto e ti troverai nel posto giusto con il manoscritto giusto tra le mani, stai certo che arriverà anche la tanto attesa pubblicazione.

Ah, stavo dimenticando la discussione lasciata in sospeso qualche rigo più sopra (… gli editori anglosassoni a differenza dei nostri, amano pubblicare i propri autori.) Bene, questa cosa mi fa ridere molto perché nel mondo editoriale c’è una regola non scritta che è questa: “Scrivi delle cose che sai, scrivi di italiani e non scimmiottare gli autori anglosassoni e soprattutto non usare nomi stranieri nei tuoi romanzi.”
Che c’è di strano? C’è di strano che la maggior parte della produzione letteraria italiana proviene dalla lontana e tanto amata realtà anglosassone. Dopo che mi sono letto per 25 anni romanzi americani (anche i piccoli brividi sono americani) con protagonisti americani, storie americane, realtà americane, vizi e virtù americani, mi venite a dire non scrivere come gli americani? Posso provarci, posso sforzarmi e scrivere come un italiano, ma siamo sicuri che esista ancora un italiano?

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