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Antonio Ferrara intervista Otello Marcacci


Oggi ho il piacere di avere come ospite per “Uno sguardo oltre la siepe” lo scrittore Otello Marcacci ora in libreria per Edizioni della Sera con il suo romanzo: Il ritmo del silenzio. Conosciamolo insieme.

 

1 Chi è Otello Marcacci per Otello Marcacci?

Bah, non saprei dire. Forse ancora un personaggio pirandelliano in cerca d’autore.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Certe cose non vengono in mente. Senti che devi farle e basta. Un pittore sa che deve dipingere e uno scultore sa che deve incidere la materia. Non si sceglie di scrivere. Vieni scelto così come capita in ogni campo dell’arte. E non importa poi nemmeno la qualità di quel che viene fuori. Quel che conta è che sai che non c’è insuccesso al mondo che spegnerà il fuoco che hai dentro.

3 Il Ritmo del Silenzio?

Il Ritmo del Silenzio è quel tempo in cui è scritta una canzone, il blues dell’esistenza dei personaggi del libro, che tanto si amano e quanto si detestano perché incapaci di accettare prima sé stessi e poi gli altri. Ogni musicista sa l’importanza del metronomo per poter riuscire a suonare a tempo con gli altri. Ma se il tempo è scandito dal silenzio, si suona male. Spesso si canta solo a cappella. Cioè a cazzo di cane.

4 Edizione Cartacea o Ebook?

Sono vecchio e rimango legato ancestralmente al tatto di pagine che vengono sfogliate, all’odore di cellulosa, persino a sottolineare passaggi che mi sono piaciuti o ad inserire note di commento a piè di pagina. Quindi dico edizione cartacea. Però capisco che il futuro è l’Ebook e non si può fermare l’avanzata del nuovo. Solo accettarla. E prima o poi ci riuscirò anche io.

5 Il Libro che consiglieresti di leggere?

L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di leggere qualcosa che appassiona e che ti prenda e ti porti via da se stessi. Non importa cosa. So che esiste una corrente di pensiero che fa analisi sulla buona e sulla cattiva letteratura. Io non sono così settario. Credo che non si legga affatto e che meglio dell’analfabetismo culturale vada bene anche incoraggiare a leggere qualcosa non necessariamente di grandissimo livello. Le torri d’avorio le lascio agli integralisti.

6 L’ultimo libro che hai letto?

“Il Fiuto dello Squalo” di Gianni Solla, un mio amico che ha appena pubblicato per una casa editrice importante, Marsilio. Un grande scrittore che meritava questa chance.

7 Se dico Lansdale cosa rispondi?

Il vecchio Joe, non sbaglia un colpo. E’ uno dei miei idoli da sempre. Unisce la capacità di creare storie strampalate ma avvincenti a una scrittura che definire di qualità è solo un eufemismo. Nel “Ritmo del silenzio” ho voluto omaggiarlo. Chi conosce Joe e leggerà il libro capirà perfettamente che cosa intendo.

8 Edizioni della Sera? Raccontaci tutto. Come sei riuscito a pubblicare?

La pubblicazione di un romanzo è cosa molto difficile. Tralascio di fare il solito pippone sullo stato dell’editoria italiana, perché ne ho sentiti e pure fatti, troppi. La verità vera è che le grandi case editrici non ti considerano a meno che tu non sia un personaggio con un nome. Meglio se televisivo. E le piccole sono subissate di manoscritti di gente che è convinta di meritare di essere letta da tanti. Io ho pubblicato il mio primo romanzo con NEO edizioni nell’unico modo possibile per gente senza agganci come me: avendo culo! Ho avuto una fortuna sfacciata perché il manoscritto che avevo spedito era pure andato perso e solo dopo un anno è stato ritrovato in circostanza fortuite da una donna di servizio e di là ancora nuovi casi strani hanno portato a farlo pubblicare . Con il secondo “Il Ritmo del Silenzio” avevo dalla mia che non ero più uno scrittore esordiente “tout court” e quindi è stato relativamente più semplice trovare gente disposta quanto meno a leggere quello che avevo scritto. Ho avuto quattro proposte ma alla fine ho scelto EDS perché Stefano Giovinazzo, il titolare, è un gran signore e perché mi sono sentito accolto completamente come autore. Ma di nuovo: tutto nasce dalla fortuna iniziale…

9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Non ho regole. Scrivo molto. Tanta robaccia. Poi scarto, elimino, cambio, modifico. Mi piace da matti editarmi. Sono un grande fan di me stesso J che però non si ama mai completamente e quindi cerca sempre di migliorarsi. O almeno di provare a farlo. Scrivo quando posso. Spesso la notte, a volte tolgo spazio a persone care che mi vorrebbero più vicine, ma quando sono “chiamato” dalla storia perché io la scriva, non riesco a starci lontano. Una vera droga. Scrivo su un PC, ovunque capiti. Ricordo perfettamente di aver scritto l’ultimo capitolo del “Ritmo del Silenzio” nella sala di attesa alla stazione dei treni di Firenze con attorno persone di mille razze diverse che urlavano in dialetti sconosciuti e si fumavano ogni cosa. Ma di tutto questo me ne sono accorto solo quando avevo finito.

10 Come nasce la tua passione per le storie?

Non credo che ci sia una risposta degna per una domanda così importante. Io, di nuovo, credo che niente sia per caso e credo che le storie, tutte le storie, siano già state scritte, da qualcuno, Dio o Manitù non so dire. E che esse poi scelgano chi debba avere il privilegio di raccontarle. Io sento le loro chiamate. A volte faccio finta di niente e mi giro dall’altra parte e sento che alcune di esse sanno che possono essere raccontate bene anche da altri, allora mi salutano e se ne vanno. Ma quando ci sono quelle che ti urlano in testa che senza di me non vedrebbero la luce, beh, allora non resisto e mi lascio sedurre e capitolo.

11 Qualche anticipazione su un tuo progetto futuro?

Mi attrae tantissimo l’idea di scrivere qualcosa in terza persona, senza l’ingombrante fardello dell’io narrante che fino ad oggi ho usato. E mi attrae anche l’idea di scrivere qualcosa di fantascienza per omaggiare un altro mio eroe, Kurt Vonnegut. Chissà che non si riesca a fare entrambe le cose in un solo prossimo lavoro.

12 Un tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Non esiste il mestiere di scrittore. Se qualcuno pensa di poterlo fare parte subito male. La scrittura non paga le bollette se non quando, forse, hai già dato il tuo meglio e finisci per vivacchiare raschiando il fondo del barile e riciclando te stesso. Quasi tutti coloro che oggi sono nelle classifiche sono persone che, sono certo, rimpiangono i tempi di quando avevano ancora qualcosa da dire.  Il mio consiglio, ammesso che esista qualcuno a cui interessano i miei consigli è semplice: vivi. Vivi e guardati attorno. Fai l’amore, gioca con i tuoi figli, o con gli amici, impegnati nel sociale e da tutto questo avrai gli stimoli per scrivere. E se hai il fuoco dentro stai tranquillo non si spegnerà mai.

13 Cosa vuol fare da grande Otello Marcacci?

Vincere un Premio Nobel, che diamine!

Grazie per essere stato mio ospite

Il ritmo del silenzio di Otello Marcacci edito da Edizioni della Sera

Otello Marcacci è un maremmano nato sotto il segno dei pesci. Crede nella immortalità delle biblioteche e, segretamente, ha sempre ambito provare a viaggiare nelle vite degli altri. Non sopporta gli intolleranti e, nonostante si sia laureato in economia con il massimo dei voti, a volte, riesce persino a ricordarsi i nomi di tutti i sette nani. Ha un debole per la letteratura russa ma va a letto tutte le sere con i libri di Joe Lansdale per cui ha un amore viscerale. Ovviamente non ricambiato. E quindi lo tradisce di tanto in tanto con Kurt Vonnegut e qualche altro genio simile, così, tanto per gradire. Ha pubblicato “Gobbi come i Pirenei” con NEO Edizioni nel 2011. “Il ritmo del silenzio” è il suo secondo romanzo.


Antonio Ferrara intervista Marcello Gagliani Caputo


Marcello Gagliani Caputo ScrittoreOggi ho il piacere di avere come mio ospite lo scrittore (e non solo) Marcello Gagliani Caputo per un’intensa e sincera intervista. Conosciamolo insieme.

 

1 Chi è Marcello Gagliani Caputo per Marcello Gagliani Caputo?

Non è mai facile dare un giudizio di se stessi, si rischia spesso di passare per arroganti o per falsi modesti. Per quanto mi riguarda, mi reputo un sognatore, un uomo di quasi trentotto anni che non ha mai abbandonato il bambino che era e forse per questo motivo si è avvicinato al mondo della scrittura: se non si è dei sognatori e dei bambini è difficile riuscirci. Ma sono anche un padre di famiglia, un uomo che sa bene quali sono le proprie responsabilità e che si arrabatta tutti i giorni per conciliare realtà e sogno.


2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?
Molti direbbero che “o ce l’hai dentro o non ce l’hai”, la solita barzelletta dello “scrittore si nasce”, io invece penso che sia un desiderio che viene col tempo, leggendo tanto e cercando di immaginarsi nei panni di uno scrittore. La scintilla me l’hanno fatta scattare altri scrittori, i primi che ho letto da bambino. Sognavo di essere come loro, volevo provare le stesse emozioni che provavo leggendo loro, scrivendo direttamente io. Senza dimenticare il bisogno di comunicare, essenziale quando si ha voglia di scrivere.


3 Bud Spencer e Terence Hill?

Il mio primo saggio cinematografico e quello che ancora oggi mi regala le maggiori soddisfazioni. Sono passati sei anni dalla prima e quattro anni dalla seconda edizione di …Altrimenti ci arrabbiamo! Il Cinema di Bud Spencer e Terence Hill, Un Mondo a Parte Edizioni, ma ancora vengo contattato da radio, giornali e siti internet per parlare di loro. Credo di essermi ormai meritato l’appellativo di “maggiore esperto italiano di Bud Spencer e Terence Hill”, due attori che coi loro film hanno accompagnato la mia fanciullezza e che ancora oggi rivedo con piacere, ridendo come fosse la prima volta.

 

 

4 Edizione cartacea o eBook?
Un dilemma non facile da risolvere, ma che ultimamente mi ha fatto propendere sempre di più per la seconda opzione che, a mio avviso, rende più libero un autore. Le autoproduzioni sono un fenomeno con cui prima o poi i Baroni dell’editoria italiana dovranno fare i conti, lì fuori c’è un esercito di aspiranti scrittori, alcuni davvero bravi e meritevoli, che però, a causa del mal funzionamento del mercato editoriale italiano non trovano sbocchi. Purtroppo in Italia tutto è specchio della politica e l’editoria non fa eccezioni, e l’unico modo per provare a cambiare le cose è far partire la rivoluzione dal basso, da noi autori, da tutti quei talenti nascosti e trascurati di cui è pieno il nostro Paese. Se utilizzato nella maniera giusta, l’ebook può rappresentare una svolta, la nascita di una nuova era, ma come si dice “fatta la legge, trovato l’inganno” e quindi ecco che già bisogna fare i conti anche coi primi problemi di monopolio, concorrenza sleale, cartelli ecc.


5 Il libro che consiglieresti di leggere?
Ne consiglio due, quelli che più di ogni altro sono stati importanti per me: It di Stephen King e La casa degli spiriti di Isabelle Allende, due romanzi molto diversi tra di loro, ma che possono insegnare parecchio, e non solo a chi ama scrivere.


6 L’ultimo libro che hai letto?
La lunga notte di Linda Castillo, TimeCrime, un ottimo thriller ambientato in una comunità amish. Il thriller ormai va per la maggiore, ogni casa editrice ha una propria collana dedicata, ma proprio per questo motivo a volte ci si trova di fronte a prodotti imbarazzanti. Per fortuna non è stato questo il caso.

 

7 Se dico Stephen King, cosa rispondi?

Stephen King ha avuto un ruolo decisivo nella mia vita di lettore e di autore. Da bambino e ragazzo era il mio scrittore preferito, ho letto praticamente tutto e ho provato a fare di lui il mio modello, ma poi col tempo ha perso smalto (d’altronde invecchia anche lui!). Nonostante tutto è ancora un punto di riferimento per quelli che come me, amano l’horror, un genere che in Italia, purtroppo, soffre parecchio perché di alcuni argomenti non è conveniente parlare e per una mentalità esterofila che ci portiamo dietro dalla Seconda Guerra Mondiale.


8 Un giovane autore che speranze ha di pubblicare con un grande editore?

La speranza è l’ultima a morire, ma i casi di un giovane autore che ha pubblicato con una grande casa editrice si contano sulle dita di una mano, almeno qui in Italia. Ultimamente i tg e i giornali parlano parecchio di disoccupazione giovanile, ecco, nell’editoria italiana funziona pressappoco nella stessa maniera: i medesimi problemi che i giovani trovano nel mondo del lavoro, li trovano nel mondo dell’editoria. L’Italia non è un Paese per giovani, forse nemmeno per vecchi, quanto per caste, e non importa se sei giovane o vecchio, basta che ne fai parte.


9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?
Ho un lavoro che mi tiene fuori casa circa dieci ore al giorno, ho una moglie e un figlio di tre anni e mezzo. Scrivere sta diventando sempre più difficile, spesso mi capita di farlo mentre di fronte a me c’è in onda un cartone animato o il rumore della macchina per fare il pane o la pizza. Insomma, cerco di trovare ogni attimo disponibile, rinunciando ad altro: se voglio conciliare la mia passione (scrivere) con ciò in cui ho sempre creduto (famiglia) devo fare scelte e rinunce. Se molti il sabato sera escono, io magari rimango a casa a scrivere, se altri vanno in palestra una o due ore al giorno, io ho messo su una discreta pancia, se alcuni dormono otto-nove ore a notte io ne dormo cinque o sei… ma per fortuna ho una moglie molto comprensiva e un bimbo splendido!

10 Come nasce la tua passione per le storie?

Credo che nasca essenzialmente dal bisogno di immaginarsi una realtà diversa da quella che si vive, di fare salti temporali in altri mondi, di creare qualcosa che non esiste. Leggere un libro, come scriverlo, è un’esperienza al limite del razionale, le storie rappresentano una possibilità di esplorare altre realtà, seppur fantasiose. Per molti viaggiare significa prendere un aereo e andare una volta a Londra, una volta a Parigi ecc., per me è mettermi comodo, aprire un libro e cominciare a leggere oppure aprire una pagina di Word, tremare di fronte al foglio bianco e poi, finalmente, iniziare a battere sui tasti fino a farli saltare via.


11 Qualche anticipazione su un tuo progetto futuro?
Dopo l’esperienza del mio primo romanzo, Il sentiero di rose pubblicato coi tipi di Ciesse, ho deciso di dedicarmi soltanto alla saggistica cinematografica per vari motivi, tra cui quello di aver conosciuto a fondo il mercato editoriale italiano ed essermi reso conto che se non hai l’appoggio delle persone giuste e se non fai parte di un gruppo disposto a supportarti, è dura andare avanti. Naturalmente anche nella saggistica funziona bene o male così, ma almeno scrivendo di cinema posso dare libero sfogo alle mie passioni e dare seguito ai miei studi. Al momento sto lavorando su un saggio dedicato al cinema horror francese, dalle origini ai giorni nostri, con particolare attenzione agli ultimi vent’anni che hanno visto nascere e prosperare una nuova generazione di autori e registi di indiscusso interesse. E poi sono impegnato a coltivare il vecchio progetto di un dizionario sul cinema degli zombie. Il primo libro dovrebbe peraltro essere la mia ultima pubblicazione cartacea, poi credo di voler provare con le autoproduzioni per i motivi sopra citati, sganciarmi e andare un po’ a briglia sciolte.


12 Un tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore.

Scrivere, leggere, scrivere, leggere… e ancora scrivere e leggere. Gli consiglio anche di lasciar perdere quegli esaltati che dicono che scrivere è una missione o che scrittori si nasce: scrivere è un lavoro come gli altri, con la sola ma importante differenza che viverci è molto difficile. Non c’è altra via se non il sacrificio e il lavoro costante, proprio come in qualsiasi altra professione, ma costoro devono anche essere coscienti che in Italia il mestiere di scrittore è un’ardua impresa; come diceva una vecchia canzone: “uno su mille ce la fa”. L’importante è non mollare, rialzarsi quando si cade e risalire di nuovo a cavallo. Fare lo scrittore in Italia è un miraggio, ma le oasi esistono, per cui bisogna almeno provarci, poi il tempo darà il proprio responso.

13 Cosa vuol fare da grande Marcello Gagliani Caputo?

Continuare a sognare e continuare a scrivere: se un giorno smetterò di fare queste due cose, allora ci sarà un problema da risolvere. Ho il dovere di credere in quello che faccio e ho il dovere di continuare a coltivare il sogno di un bambino da cui non mi sono mai separato.


Grazie per essere stato mio ospite

Grazie a te e in bocca al lupo per il tuo lavoro.

 

Marcello Gagliani Caputo Official Blog

 

Biografia

Sono nato a Palermo il 30 Ottobre 1974 e ho cominciato a scrivere già alle elementari. Storie di fantasmi, castelli, passaggi segreti e maledizioni che lentamente mi hanno fatto apprezzare la narrativa horror, in particolare Clive Barker, Peter Straub, Ramsey Campbell e Stephen King di cui ho praticamente letto tutto.

Dopo essermi trasferito a Roma (nel 1991), dove ancora oggi risiedo, nel 1993 ho messo a frutto la passione per il Re vincendo il mini-concorso “Racconta la tua Paura” indetto da “Il Giornale di Stephen King” (in premio ho ricevuto una copia di Incubi & Deliri). Dopo un non poco complicato diploma di Liceo Scientifico, mi sono trasferito a Roma dove ho preso la laurea in Lettere Moderne, indirizzo Storia del Cinema, dopo una breve apparizione nella facoltà di Scienze Politiche.

Il 2000, oltre a essere l’anno della laurea (con la tesi Oltre Maigret: Georges Simenon tra Letteratura e Cinema), rappresenta anche quello del debutto nel campo letterario con la raccolta di racconti Finestra Segreta Vita Segreta pubblicato con la casa editrice Ripostes. Un’esperienza purtroppo da cancellare, che però non mi ha tolto la voglia di scrivere e così, un anno più tardi, ho curato con l’amico Stefano Martello la raccolta di racconti Professione Esordiente per la casa editrice Prospettiva, un modo per dare visibilità a giovani autori. Dopo aver svolto i più svariati lavori, nel 2002 ho preso il tesserino di Giornalista Pubblicista e ho fondato il sito di cinema e letteratura L’isola del tesoro (ora chiuso).

Nel 2004 sono stato assunto come scheduler dalla Fox Channels Italy dove ancora oggi lavoro, ma nel frattempo continuo a coltivare la passione per il cinema. Nel 2006, sfruttando i miei studi, ho esordito nella saggistica cinematografica con il libro …Altrimenti ci arrabbiamo! Il cinema di Bud Spencer e Terence Hill per la casa editrice Un Mondo a Parte. Accolto con favore dagli appassionati del duo, il libro ha avuto una seconda edizione pubblicata nel 2008. In questo stesso anno ho pubblicato con Andrea Salacone e Sergio Gualandi il saggio Bad Boys – La Figura del Cattivo nell’Immaginario Cinematografico per la Morpheo Edizioni e partecipato al libro Christopher Lee – Il Principe delle Tenebre (Profondo Rosso Edizioni). Nel 2010 sono tra gli autori che partecipano all’antologia 365 storie cattive (ilmiolibro.it) curata da Paolo Franchini, a sostegno di A.I.S.E.A Onlus, con il racconto L’ultimo saluto.

A Gennaio 2011 la Ciesse Edizioni ha pubblicato Il Sentiero di Rose, mio primo romanzo giallo, e poi ho ripreso la mia attività di saggista cinematografico partecipando a Il Cinema di Michael Winner (Edizioni Il Foglio) e curando, con Roberto Donati, la prima monografia italiana dedicata al regista David Fincher: The Fincher Network – Fenomenologia di David Fincher (Bietti Edizioni), un compendio di saggi per approfondire la vita e le opere del regista di The Social Network. Nel frattempo, mi diletto a scrivere di cinema, libri e tv sul portale www.horror.it e sul blog “Corpi Freddi”,  http://corpifreddi.blogspot.com/.


Antonio Ferrara intervista Cristina Origone


cristina origone scrittriceOggi ho il piacere di intervistare la vulcanica scrittrice Cristina Origone. Conosciamola insieme.

1 Chi è Cristina Origone per Cristina Origone?

Una persona comune, come tante, che affronta qualsiasi difficoltà con ironia.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Ho sempre letto tanto e un bel giorno, di tanti anni fa, ho deciso di provare a scrivere delle storie. Mi piace inventare personaggi e situazioni prendendo spunto dalla vita reale.

Qualche anno fa ho partecipato a dei corsi di scrittura e poi mi sono “lanciata” (e potevo anche scegliere la finestra, ma ho preferito il mondo editoriale, sperando di farmi meno male) e ho iniziato a scrivere “seriamente” … anche se alcuni miei libri di serio hanno ben poco.

3 TIENIMI Come tenersi un uomo/una donna per più di 6 mesi??

Cosa ti dicevo? J Tienimi è un manuale ironico, scritto con la mia sociamica Gabriella Saracco, dedicato alla coppia. Una guida divertente per chi vuole qualche consiglio su come affrontare i problemi di coppia. Ci sono due versioni: l’ultima è un ebook, arricchito dalle vignette di Pietro Vanessi.

4 Edizione cartacea o eBook?

Sono combattuta: qualche anno fa avrei risposto edizione cartacea senza esitare, oggi, forse risponderei ebook. Costano meno, li scarichi in un attimo e, se si possiede un tablet, si possono salvare moltissimi libri e li puoi portare ovunque. Be’, tutto questo mi attira molto.

5 Il libro che consiglieresti di leggere?

Ce ne sono tanti, un libro di qualche anno fa che davvero ho trovato unico è L’eleganza del riccio.

6 L’ultimo libro che hai letto?

L’elastico Viola di Patricia Daniels.. Letto tutto di un fiato, consiglio anche questo. Poi ne ho iniziati diversi, ma non li ho finiti.

7 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

È difficile arrivare anche solo a farti leggere da un grande editore, però, basta anche un piccolo editore serio per avere grandi soddisfazioni.

8 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

Non partecipo ai concorsi per pigrizia. Sono molto pigra, stampare, andare alla posta, spedire… troppa fatica per me. E anche quando stampo e preparo tutto, devo superare il problema “coda”.  In questi giorni mi sto portando dietro un manoscritto che dovrei spedire a un editore, passo davanti all’ufficio postale, sbircio dentro… troppa gente e non vado. Non so quando ce la farò.

Servono? Sì, certo, se si vince un concorso importante serve.

9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Inizio sempre dalla fine. Quando so come finisce una storia, sono pronta per iniziare a scrivere. A volte organizzo tutto per bene, scaletta, scheda personaggi, etc a volte no. Dipende dalla storia e dipende da cosa sto scrivendo. Scrivo a casa, in silenzio, mai di mattina. Di mattina non sono ispirata. Ovviamente, il mio micio deve essere sempre accanto a me.

10 La tua produzione è molto varia. Cosa ti piace veramente scrivere?

A saperlo… Non lo so. Non ho un genere preferito, dipende dal momento, dall’umore, da quello che mi ispira. Mi piace scrivere, non riesco molto a dedicarmi a un solo genere e non ho ancora capito se questo è un pregio o un difetto.

11 Qualche anticipazione su i tuoi progetti futuri?

Insieme a Gabriella sto lavorando a un progetto che vede protagoniste principali le donne. Non dico altro per scaramanzia.

12 Come portarsi a letto una donna in 10 mosse?

Il mio primo manuale ironico che ho scritto per gli uomini ma che ha divertito soprattutto le donne, perché nel libro abbiamo descritto le diverse tecniche di approccio dell’uomo che a volte fanno molto ridere noi donne.

13 Cosa vuol fare da grande Cristina Origone?

C’è una domanda di riserva?

Grazie per essere stata mia ospite

Grazie a te, Antonio.

Cristina Origone, genovese, ha frequentato la Scuola Chiavarese del Fumetto e ha collaborato con la rivista Fiction TV. Ha pubblicato diversi libri con la casa editrice Delos Books, fra cui: Come portarsi a letto una donna in 10 mosse (2006) e TIENIMI Come tenersi un uomo/una donna per più di 6 mesi (con Gabriella Saracco, 2009). Nel 2008 ha pubblicato il thriller Avrò i tuoi occhi (Fratelli Frilli Editori).

Suoi racconti sono presenti su diverse riviste e antologie (fra queste il racconto nell’antologia 365 Storie cattive – a sostegno di A.I.S.EA Onlus – a cura di Paolo Franchini).

Nel 2009 ha collaborato alla realizzazione dello Spot “Campagna integrazione sul lavoro 2009” per Coordinamento Down, regia di Marzio Mirabella. Nel 2010 ha vinto la ventunesima edizione del premio Writers Magazine Italia con il racconto La quarta sorella pubblicato sul numero 22 della rivista.

A fine maggio 2011, il racconto “Dalila” (La sirena che voleva le scarpe) è stato pubblicato nell’antologia Favole della mezzanotte (Ciesse Edizioni) . I corrispettivi, dovuti ai vari autori, a titolo di diritti d’autore, sono interamente devoluti all’iniziativa: “Una struttura di accoglienza per le famiglie dei bambini ricoverati al Gaslini della Parrocchia Gentilizia San Gerolamo dell’Ist. Giannina Gaslini di Genova”.

Il suo sito: www.origone.it


Antonio Ferrara intervista Alberto Rudellat


Alberto Rudellat ScrittoreOggi ho il piacere di avere come mio ospite Alberto Rudellat, il vincitore del Gran Giallo Città di Cattolica 2012

1 Chi è Alberto Rudellat per Alberto Rudellat?

È la parte di me che passa il tempo davanti al pc a scrivere, bere e fumare sigarette mentre io vorrei stare nascosto sotto le coperte. Una sorta di Mr. Hyde, ma più basso.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Non so se mi è venuta in mente, non credo di averci mai riflettuto. E spero di non farlo mai, altrimenti smetterei all’istante di scrivere. Mi è sempre piaciuto leggere, e credo che scrivere sia una diretta conseguenza. E poi mi sento bene mentre batto sui tasti, mi sento quasi in pace con il mondo.

3 FRANZ IL CICCIONE?

Quando l’ho mandato al Premio “Gran Giallo Città di Cattolica”, onestamente, non pensavo che “Franz” avesse alcuna speranza di vincere, visto che non è un giallo, né un noir, né un thriller. Miravo alla menzione speciale: speravo che fosse talmente fuori tema da distinguersi dagli altri. Quando ho saputo che nella versione 2011 del Premio la menzione non ci sarebbe stata, mi sono messo l’anima in pace e mi sono seduto tranquillamente in fondo alla piazza a bere una birra. E invece Franz è piaciuto, oltre ogni aspettativa.

Di sicuro io mi sono divertito a scriverlo, mi sono divertito a citare e a recitare.

4 Edizione cartacea o eBook?

Carta, sempre e comunque. Ho un rapporto quasi fisico con i libri. Mi piace il loro odore, sfogliarli, sottolinearli. Mi piace anche tagliuzzarmi le dita con le pagine, e poi insultare l’autore del libro come se fosse colpa sua.
5 Il libro che consiglieresti di leggere?

Sono indeciso tra “Il maestro e margherita” di Bulgakov e “Donne” di Bukowski. Quindi li consiglio tutti e due.

6 L’ultimo libro che hai letto?

Lilin. “Educazione siberiana”. Se è vera anche solo la metà di quello che ha scritto, quell’uomo deve avere due palle giganti… forse anche più di due.

7 XXXVIII Premio “Gran Giallo Città di Cattolica”. Raccontami tutto.

La prima cosa che ho fatto quando sono arrivato a Cattolica è stato spaccare la chiave della stanza dentro la serratura. Credo che mi abbia portato bene, consiglio a tutti di farlo. È stata una giornata strana, intensa, finita con un bagno alle 5 del mattino.

Ho dei ricordi un po’ confusi. Ad esempio mi ricordo la mia ragazza che scoppia in lacrime, ma non ho idea di cosa ho detto quando sono salito sul palco o quando mi hanno intervistato. È stata una cosa così inaspettata che davvero non sapevo cosa dire, non mi ero mai trovato in una situazione del genere. In compenso mi ricordo perfettamente il custode del bagno pubblico e il barista dell’albergo.

In definitiva è stata una bella esperienza, ho conosciuto delle belle persone e ho passato una bella serata. Meritava tutta la fatica del viaggio.

8 Com’è cambiata la tua vita dopo aver vinto il Gran Giallo Città di Cattolica?

A costo di deluderti ti dirò: non è cambiata. Continuo a scrivere perché mi piace, e continuo a partecipare a concorsi e premi perché sono tempi bui e non si butta via niente. Forse però, a pensarci bene, la mia autostima è salita di qualche tacca… sono quasi uscito dalla riserva.

9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Di solito succede per caso. A volte mi viene in mente un titolo, a volte la prima frase, a volte l’ultima, altre volte solo una briciola di idea. Me le appunto sulla prima cosa che mi capita sotto mano e lascio che mi giri in testa per un po’, a macerare. Poi mi siedo e inizio a scrivere, senza sapere bene cosa sto per fare.
Non scrivo tutti i giorni, anche se vorrei. Non ho un metodo e non ho orari particolari. Non sono molto ordinato in questo. Ho quaderni pieni di frasi, inizi di storie, idee senza una forma decente. Ogni tanto, quando non so più dove metterli, li sparpaglio tutti sul letto e faccio un po’ di selezione: gran parte dei fogli la butto via, ma qualcosa che mi piace c’è sempre, e inizio da lì. Al momento uso un pc sgangherato, ma prima o poi ne comprerò uno nuovo.

10 Come nasce la tua passione per le storie?

Libri, film, dischi, un po’ di tutto direi. Mi piacciono le storie. Mi piace raccontarle e sentirmele raccontare. E più sono strane e pazzesche più mi piacciono.

11 Qualche anticipazione su qualche tuo progetto futuro?

Sicuramente continuerò a scrivere, poi cosa ne verrà fuori non te lo so dire. La cosa più semplice sarebbe una raccolta di racconti, giusto per scoprire se è vero che in Italia i racconti non si leggono e, quindi, non si vendono. E poi vorrei rimettere le mani su Franz e dargli un seguito, trasformarlo in qualcosa di più corposo… in fondo se lo merita, quel ciccione.

 

12 Uno pensa. “Cavolo ho vinto il Gran Giallo Città di Cattolica e pubblicherò con Mondadori. Adesso mi metto sotto e sforno centinaia di romanzi”?

Spero di no! Almeno, io non l’ho pensato. Smaltita la sbornia ho pensato: mi restano ancora quasi 900 euro.

13 Cosa vuol fare da grande Alberto Rudellat?

Il casalingo. E scrivere tra una telenovela e l’altra.

Grazie per essere stato mio ospite

Grazie a te per avermi invitato.

Nato a Nuoro, in Sardegna ma non troppo vicino al mare, poco più di trenta anni fa e inspiegabilmente laureato in giurisprudenza a Pisa, Alberto Rudellat vive attualmente a Torino ma medita di salire ancora più alto trasferendosi a Bolzano.

Tenta di mettere insieme uno stipendio decente collaborando con associazioni e società di consulenza, facendo il custode notturno e partecipando a premi letterari.

Nell’agosto 2011 ha vinto il premio Mystfest – Gran Giallo città di Cattolica con il racconto Franz il ciccione, pubblicato sul Giallo Mondadori n. 3045 e quest’anno ha vinto la sezione 666 Passi nel delirio del premio Nella Tela! 2011 con il racconto La macchia. Ha pubblicato su diverse riviste e il racconto Calore familiare è apparso nell’antologia Italian Noir.

Dice di scrivere per sé stesso, ma dice anche di non essere calvo e di avere solo l’attaccatura alta.


Antonio Ferrara intervista Marco Siena


È ospite per “Uno sguardo oltre la siepe” Marco Siena. Conosciamolo insieme.

1 Chi è Marco Siena per Marco Siena?
Se guardo a Marco Siena oggi, rispetto a quello di anni fa, vedo una persona che è finalmente uscita da un sorta di letargo. Credo di aver realizzato parte dei miei progetti di una vita, in una manciata di anni, cosa davvero incredibile. Ho tenuto le passioni a freno per così tanto tempo, senza però aver mai gettato la spugna veramente. Ora vedo un Marco Siena che ha appena iniziato un entusiasmante cammino, accompagnato dalla famiglia e da una cerchia di amici meravigliosi.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?
Potrei dire che l’idea mi è venuta naturale, come capita spesso a chi è un forte lettore. In realtà è stata un folgorazione che ho avuto da ragazzino guardando la tv. Ricordo la figura di uno scrittore, davanti a un camino, un bicchiere di whisky accanto e la macchina da scrivere davanti. Mi sono detto: “quella è la cosa che  vorrei fare”. Così, quando crescendo mi sono accorto di avere storie da raccontare, ho compreso che potevo avere una sola strada per dar loro vita, cioè metterle su carta.

3 Le nove stelle?
L’idea base, che non è molto cambiata in realtà, mi è venuta più o meno nel 2003, ascoltando una canzone di Loreena McKennitt che si chiama The Old Ways. L’immagine contenuta, mi ha fatto scattare la molla per l’incipit del romanzo. Volevo ricreare la scena di due persone che ballano sulla spiaggia, davanti a un mare in tempesta. Qualcosa però li avrebbe separati inaspettatamente. Non mi rimaneva che costruire il resto e così ho buttato giù la prima scaletta, rimasta in una cartella del pc per anni, finché non ho visto il concorso della Butterfly Edizioni. Una cosa curiosa, è che le stelle del titolo, e il titolo stesso, sono stati inseriti quasi alla fine della prima stesura, non essendo previsti nell’idea originale. Mi sembrava funzionasse e l’ho aggiunta.

4 Edizione cartacea o eBook?
Direi entrambe. Credo che ci sia spazio per il cartaceo quanto per il digitale. A casa mia puoi trovare scaffali pieni di edizioni cartacee, molte in edizione rigida perché se posso prendo sempre la prima uscita. Però vedrai accanto a me anche un e-reader, uno dei migliori acquisti che abbia fatto nel 2012. Spero che un giorno questa diatriba si esaurisca, e la gente capisca finalmente che l’ebook non ucciderà il cartaceo. Mi auguro solo che il prezzo del digitale scenda, sennò quello potrebbe essere un deterrente per gli acquirenti.

5 Il libro che consiglieresti di leggere?
Domanda non facile, perché ho almeno 5 titoli che amo  Dovendo rispondere a freddo, direi La Strada di Cormac McCarthy. Dico sempre che se alla sua età, riuscirò a scrivere un capolavoro del genere, mi potrò dire un buono scrittore. In poche pagine, con una tecnica fatta di immagini e brevi scambi di battute, si avverte l’angoscia di un padre che guarda il triste destino suo, ma soprattutto del figlio. Da genitore, ammetto di essermi commosso fino alla fine.

6 L’ultimo libro che hai letto?
Il Ragazzo dei Mondi Infiniti di Neil Gaiman e Michael Reaves. Ammiro molto Gaiman, ed è uno dei miei autori preferiti. Qui l’ho trovato purtroppo sottotono.

7 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?
Non voglio sembrare presuntuoso, ma in questo ultimo anno ho maturato la convinzione di non desiderare affatto di pubblicare con un grande editore. Temo che non troverei lo stesso ambiente che mi ha accolto nel mondo della piccola e media editoria. Magari mi sbaglio, ma credo che non avrei il controllo sulla mia opera come ho adesso, né troverei lo stesso spirito di collaborazione. Se da un lato potrebbe essere una soddisfazione vedere il mio nome su un hard cover con sovraccoperta e un cartonato pubblicitario dedicato, dall’altro avrei paura di vedere uscire un prodotto non mio al 100%. Comunque penso che non sia impossibile arrivare a un grande editore, ma si tratterebbe oltre che di talento, anche di una serie di circostanze favorevoli.

8 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?
Ho partecipato negli ultimi due anni a diversi concorsi e mi hanno aiutato a crescere, ma soprattutto a conoscere altri autori con cui confrontarmi. Ricordo l’impazienza degli inizi, la delusione nel vedere i lavori scartati o in fondo alle classifiche. Negli ultimi invece, avevo più curiosità di leggere i lavori degli altri e tutto ciò che c’era intorno, dai commenti nei forum alle premiazioni. Posso affermare quindi che servono molto come esercizio e palestra, ma soprattutto per entrare in contatto con il mondo della scrittura. Se poi si vince un concorso con in palio la pubblicazione, com’è capitato a me per dire, beh, queste sono delle vere occasioni per tentare il colpo.

9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?
Scrivo sempre e solo al pc, mai a mano. Ho una calligrafia orrenda e poca pazienza. Prima del pc usavo una vecchia Olivetti, perché avevo già capito che la penna non faceva per me. Ora scrivo nel mio studio, prevalentemente nel week end, ma se mi capita di avere qualche idea che preme per essere scritta subito, ho un portatile in salotto, così posso scrivere e stando con la mia famiglia durante la settimana.

10 Come nasce la tua passione per le storie dell’orrore?
Sono il terzo figlio in famiglia, con la sorella di mezzo appassionata di horror come me. In più avevo un cugino che passava l’estate a casa nostra, poco più grande di me. Anche lui aveva la passione per l’horror e durante le serate estive guardavamo tutto ciò che passava in tv. Crescendo, ho notato che non potevo allontanarmi dal genere, nemmeno provandoci. A volte può capitare che le mie storie non siano horror nel vero senso della parola, ma perlomeno un elemento paranormale o straordinario, deve esserci. In fondo, l’orrore è nella vita di tutti i giorni, anche se magari non lo notiamo.

11 Qualche anticipazione su qualche tuo progetto futuro?
Ho da poco finito la revisione di un romanzo che scrissi lo scorso autunno e da cui prende il titolo anche il mio blog, Prima di Svanire. Dopo averlo fatto leggere a persone di fiducia, quelli che leggono sempre i miei lavori, sono pronto a proporlo. Nel frattempo sto portando avanti la stesura di un nuovo romanzo, dal titolo provvisorio di Iniezione. Sarà un lavoro particolare, in cui l’horror si mescolerà all’ironia, a un’ambientazione stile vittoriano e a parecchi elementi tipici dello steampunk. Speriamo che funzioni.

12 Perché comprare Le nove stelle?
È difficile per me dare una motivazione personale, quindi posso riportare i pareri di chi lo ha letto. Dicono che sia un libro che cattura e che ti tiene incollato, senza darti respiro. Si ha voglia di girare le pagine e vedere cosa succederà dopo, facendosi rapire dal giro della vite, stile che ho usato per scriverlo. Il mix thriller e horror, è riuscito bene, e dovrebbe soddisfare diversi palati, anche quelli di chi ama le sfumature rosa.

13 Cosa vuol fare da grande Marco Siena?
Innanzitutto, spero di continuare la strada della scrittura. Potendo scegliere ovviamente vorrei farlo di mestiere, e per questo proverò se possibile a passare le Alpi, cercando di essere pubblicato all’estero. Se ciò non avverrà, continuerò a scrivere e a portare avanti il lavoro che per ora mi dà da vivere. La cosa importante, è continuare senza avvilirsi.

Grazie per essere stato mio ospite

Grazie a te per l’ospitalità.

Marco Siena Website


Antonio Ferrara intervista Claudio Vergnani


Oggi ho il piacere di intervistare lo scrittore Claudio Vergnani. Autore tra l’altro di un’interessante trilogia “horrorifica”.

1 Chi è Claudio Vergnani per Claudio Vergnani?

Parti con una domanda alla quale non mi è possibile dare un’unica risposta. Mi piacerebbe poter dire ‘un uomo’, ma Montale ci insegna che è forse pretendere troppo.   J

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Leggendo. Ho sempre letto, fin da piccolino, e dai e dai mi è venuto naturale provare a cimentarmi in prima persona, saltare il fosso, per vedere se si poteva andare oltre ciò che avevo letto. Se anche, cioè, io avrei potuto aggiungere un mattoncino all’affascinante edificio delle storie che l’umanità da sempre crea.

3 Riesci a guadagnare con le tue “cose letterarie”?

La trilogia ha avuto un buon riscontro in termini di vendite e di critica. Direi che sono stato molto fortunato.

4 Edizione cartacea o eBook?

Sono ‘nato’ come cartaceo, ma non ho nulla contro il progetto tecnologico, anzi. Credo però che il libro – come, ahimè, la guerra – fosse lì dall’alba dei tempi. E come la guerra continuerà ad esistere. Fanno entrambi parte dell’umanità.

5 Il libro che ti ha dato più soddisfazioni?

Deve ancora venire, spero.

6 Vampiri che passione?

Anche, ma non solo. Nei miei libri i vampiri sono solo alcuni dei personaggi, e non certo i principali. E gli stessi vampiri – in generale – hanno connotazioni molto differenti a seconda del momento storico, del luogo in cui agiscono, delle mode e dei gusti di chi scrive. Mi interessa descrivere atti umani più che la psicologia fittizia di creature soprannaturali.

7 Sugli scaffali impazzano i “teen-horror”, cosa ne pensi? C’è ancora spazio per le produzioni di un certo spessore per quanto riguarda il genere?

Le mode vanno e vengono, e servono comunque per muovere i generi. Ci sarà sempre spazio per una narrativa di spessore, qualunque sia l’oggetto della sua analisi.

8 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Se non si è già personaggi famosi, o giornalisti, o non si lavora già in qualche modo per tale casa editrice può non essere facile, ma non direi sia impossibile. Diciamo che oggi siamo un pochino più schiavi di determinati temi letterari ma credo che per le buone novità ci sia sempre posto.

9 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

A dire il vero non ho mai partecipato. Non ne conosco i meccanismi, per cui non mi pronuncio.

10 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

A costo di esprimere un luogo comune, direi che seguo l’ispirazione. Se ritengo di aver qualcosa di valido da dire allora procedo. Diversamente non scrivo tanto per farlo.

11 Continuerai a scrivere di vampiri? Puoi darci qualche anticipazione sul prossimo romanzo?

I vampiri – come il Paradiso – possono attendere. Sto lavorando su altri progetti. Vedremo.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Se vuole pubblicare e guadagnare segua le mode. Se vuole dire qualcosa di nuovo legga molto, si interroghi su quanto ha da dire e poi, se ritiene ne valga la pena, si imbarchi per l’avventura.

13 Cosa vuol fare da grande Claudio Vergnani?

Andare in pensione, ma la vedo molto difficile.

Grazie per essere stato mio ospite.

Grazie a te per avermi invitato, è stato un piacere.

Nato a Modena, svogliato studente di liceo classico, ancor più svogliato fuoricorso di Giurisprudenza, Claudio Vergnani preferisce passare il tempo leggendo, giocando a scacchi e tirando di boxe. Allontanato dai Vigili del Fuoco, dopo una breve e burrascosa parentesi militare ai tempi del primo conflitto in Libano, sbarca il lunario passando da un mestiere all’altro, portandosi dietro una radicata avversione per il lavoro. Dalle palestre di bodybuilding alle ditte di trasporti, alle agenzie di pubblicità, alle cooperative sociali, perso nei ruoli più disparati, ma sempre in fuga da obblighi e seccature.


Antonio Ferrara intervista Alfonso F. Dama


Alfonso Dama ScrittoreOggi ho il piacere di avere come mio ospite per uno “Sguardo oltre la siepe” lo scrittore Alfonso F. Dama che mi ha incuriosito grazie alla sua raccolta di racconti “Rantoli dal buio” disponibile in libreria.

1) Chi è Alfonso F. Dama per Alfonso F. Dama?
Domanda tutta d’un pezzo. E piuttosto a “bruciapelo”. Mah. Se mi guardo allo specchio non so giudicarmi: troppo familiare. In genere m’interessa quello che non conosco, che m’incuriosisce. Chi sono per me? Uno che ha idee e cerca di realizzarle, ma non sempre ci riesce. A volte le scarta, ma poi scopre che erano le migliori. Ecco, ricordo una striscia di “catfish” in cui un vecchio su una sedia a dondolo, pensando, inventava la lampadina elettrica anni prima di Edison e poi sillabava: “ma che cavolo mi viene in mente!”

2) Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?
Da piccolo non vedevo l’ora di imparare a leggere e scrivere per potermi leggere in santa pace “Pinocchio” e per potermi scrivere le storie da solo. Non so se sia nato prima io o la mia “follia” di scrivere. Davvero non lo so. Ricordo che a sette anni un gruppo di bambini mi “sequestrava” per farsi raccontare favole che inventavo a “impronta”, improvvisando come un jazzista. Poi le interrompevo sul più bello e il giorno dopo venivo letteralmente inseguito per la strada…

3) Rantoli dal buio?

Rantoli da buio è nato quasi per caso. Direi su richiesta. Avendo letto qualche mio racconto horror qua e là che avevo pubblicato su vecchie riviste o sul web, molti mi dicevano: perché non ne fai una raccolta? Così, qualche estate fa ne misi insieme una selezione, ne scrissi altri appositamente ed è nato il libro. Volevo unirli con un filo conduttore, ma poi mi resi conto che già ce l’avevano: la paura. Ma non quella fine a se stessa, non il brivido che viene da solo. Quella che cerchiamo ogni giorno e di cui non osiamo parlare nemmeno a noi stessi. Quella che ti prende nei momenti più impensabili e che, a volte, ti fa persino compagnia.

4) Edizione cartacea o eBook?
Credo che l’eBook sia il futuro. Volenti o nolenti. Da vecchio musicista, per anni ho rimpianto il vecchio vinile; anch’io dicevo che mi mancava il “fruscio”. C’eravamo abituati a un difetto e ormai lo consideravamo “musicale”. Non c’è verso. Ci piaccia o no. Nessuno prende più la nave per andare in America. Eppure molti odiano l’aereo. Anche a me piace la carta, il suo contatto, lo sfrigolio, l’inchiostro stampato. Da bambino furono il mio primo colpo di fulmine. Ma quando puoi portarti dove vuoi migliaia di libri, leggerli con un click e senza occhiali, pagarli cifre ridicole e comprarli alle due di notte se non riesci a dormire, seguendo le tue “voglie” del momento… addio carta. Però non credo che il libro morirà. Anche i cavalli e le navi esistono ancora.

5) Il libro che consiglieresti di leggere?

“Stagioni diverse” di King. E’ uno dei più belli che abbia mai letto.

6) L’ultimo libro che hai letto?

Un vecchio giallo di Edgar Wallace: “L’enigma dello spillo”. Rilassante.

7) Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Impossibile è una parola eccessiva. Tuttavia conoscendo l’aria che tira in certi ambienti editoriali direi che è un mezzo miracolo. Le “big” mirano al caso editoriale, allo zoom. Spesso però il capolavoro si trova altrove. Sono le logiche del mercato. Siamo in un’epoca in cui la bravura, l’intuizione, non pagano. E questo le major lo sanno. Anche se poi c’è il solito sottobosco che va controcorrente. Spesso è da lì che nascono le “rivoluzioni”. Molta gente è stufa di non sorprendersi più, di un conformismo imposto. E forse i nuovi sistemi, il web e quant’altro, possono servire a spezzare la ragnatela in cui si è caduti negli ultimi decenni. Lo so, è solo una speranza, ma credo sia fondata.

8) Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

Per un esordiente possono essere un canale per farsi conoscere. Anche se spesso non portano lontano. Personalmente, la penso come Battiato: l’arte non può essere messa in competizione. E se si pensa che le canzoni più belle, quelle che cantano ancora generazioni su generazioni non hanno vinto Sanremo, come dargli torto? Tuttavia, partecipare a un concorso letterario può servire se non altro ad avere un confronto, a conoscere l’ambiente, a mettersi in gioco. Ecco, se li si prende in questa maniera, allora ben vengano. Se ci si può fidare? Questo non lo so. Alcuni sono seri e ben organizzati. Altri meno. Di solito sconsiglio quelli che richiedono esose iscrizioni.

9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Di solito scrivo nella mia stanza, dove ho il computer. Ma spesso le idee mi vengono altrove e quasi sempre quando non ho una penna e un foglio a portata di mano. È dura! Il quando, dipende dai ritagli di tempo che ho, dall’ispirazione. Spesso mi capita di notte o al mattino presto. Per il come: uso un portatile (che non sposto mai) e il word.

10 Come nasce la tua passione per le storie dell’orrore?

Ritengo che l’horror e il fantastico in generale siano un ottimo mezzo per raccontare delle storie. Hanno in se stessi il “nocciolo” che avevano le vecchie fiabe: ti danno la possibilità di usare la metafora, il simbolo. Ritengo che siano come i sogni e gli incubi: i mezzi cioè che usa il nostro “regista onirico”, l’inconscio, per comunicare con la nostra parte cosciente. Non a caso i primi capolavori del cinema furono degli horror. E l’horror fu scelto dai grandi maestri dell’espressionismo e del surrealismo come mezzo espressivo di grande potenza: la paura predispone la mente, l’io, a recepire meglio qualsiasi messaggio. È facile ricordare più gli incubi mattutini che non i sogni “normali”. E come scrisse King, ci aiutano a toccare “la forma sotto il lenzuolo”. La più grande delle angosce con cui siamo costretti a convivere è la consapevolezza della morte. E lo scrittore del brivido fa un po’ da psicanalista in questo. Guida il bambino spaventato verso la forma estrema.

11 Qualche anticipazione su qualche tuo progetto futuro?

Intanto sta per uscire il mio romanzo di fantascienza “Le realtà oscure”, con le Edizioni della Vigna. E’ un lavoro a cui tengo parecchio e che ho impiegato quasi vent’anni a buttare giù. Lo iniziai quando nessuno aveva ancora ambientato una vicenda in mondi alternativi, virtuali. Quando uscirono roba come “Matrix” e il “Tredicesimo piano” lo stavo ancora scrivendo! Ecco, qui torna la striscia di “catfish” di cui parlavo prima. Ho fondato un’associazione che unisce autori di talento ed editori bravi, allo scopo di creare un nuovo tipo di editoria, che smuova come esempio le fondamenta di un mondo culturale alla deriva. Un’impresa in cui credo molto, ma irta di innumerevoli difficoltà. E mi sta prendendo molto tempo. Ho in cantiere quello che dovrebbe essere il mio primo romanzo horror vero e proprio. S’intitola “Sussurri”, ma non ho la più pallida idea di quando lo finirò…

12 Perché comprare Rantoli dal buio?

Perché è un bel libro che riprende alcuni dei temi più “classici” dell’horror ma in modi e ambientazioni spesso originali. E’ un libro per chi ama davvero il brivido e la paura. Per chi ama ancora sorprendersi davanti a una bella storia, di quelle che leggi d’un fiato, magari di sera davanti a una tazza di tè fumante o nell’intimo della tua stanzetta. Se poi fuori piove e hai un vecchio abatjour sul comodino, è perfetto. Lo sconsiglio soltanto a chi è solo in casa e crede davvero al diavolo…

13 Cosa vuol fare da grande Alfonso F. Dama?

Forse quello che voleva fare anche da piccolo: l’astronomo, il primo uomo su Marte, lo scrittore a tempo pieno, il prossimo premio nobel, colui che salva il pianeta dalla fame e dalla distruzione, sposare la fata turchina e trasformarla in una trasgressiva con tanto di minigonna mozzafiato. Chissà se ci riuscirò…

Grazie per essere stato mio ospite.
Grazie a te per avermi gentilmente ospitato (e sopportato).

Alfonso F. Dama Website

Alfonso F.Dama nasce a New York (U.S.A.) il 7 maggio 1961. Trapiantato in Italia alla tenera età di quattro anni e mezzo, cresce e studia in un ridente paesino alle falde del Vesuvio. A soli 15 anni inizia la sua attività di scrittore, realizzando il suo primo romanzo giallo dal titolo “Il fantasma di Candemburg”, un thriller gotico ambientato in un antico castello tedesco. Negli anni successivi si afferma come sceneggiatore di fumetti, collaborando con varie collane e case editrici, fra cui la internazionale Ediperiodici, Tirammolla, Topolino, L’intrepido e il Corriere dei piccoli. Negli anni ottanta, scrive: “Delitto in ascensore”, romanzo giallo mai pubblicato che partecipa al premio “Alberto Tedeschi” della Mondadori, classificandosi settimo. Subito dopo vince il premio “Dominium” per la letteratura internazionale non di genere con il romanzo “Le folli notti del camionista poeta”. Dello stesso periodo è il romanzo breve: “Il canto delle lucciole” da cui viene tratta liberamente l’omonima opera teatrale di genere “musical” che fa il giro dell’Italia, finendo anche in RAI, ottenendo un clamoroso successo di pubblico e critica.
Negli anni novanta, Dama ritorna a una delle sue vecchie passioni, l’horror, realizzando un lavoro mai pubblicato (perché incompleto) dal titolo “Incubi” e passa alla fantascienza, genere che ritiene più attinente alle sue capacità narrative e alla sua cultura.
Nel 2012 usciranno il romanzo “Le realtà oscure” edito dalle Edizioni della Vigna e la raccolta di racconti horror “Rantoli dal buio” (Montecovello editore).


Antonio Ferrara intervista Max (Valeria) Rambaldi


max valeria rambaldiOggi ho il piacere di avere come mia ospite Max (Valeria) Rambaldi. Illustratrice di professione alla ribalta nel campo editoriale e non solo. Mi sono piaciuti molto i suoi lavori e così le ho rivolto alcune domande. Conosciamola insieme.

1 Chi è Max Rambaldi per Valeria Rambaldi?

La metà migliore di me, nel senso che è la metà che porta a casa la pagnotta.
Ha la pretesa di non appartenere al genere femminile ed è qualificabile come un’estensione del proprio computer; una sorta di protesi della tavoletta grafica con la vita sociale di un fermacarte.
Però finche le si dà da disegnare è quantomeno una protesi felice.

2 Come ti è venuta in mente la follia di disegnare?

Madness? This is Sparta!

Non credo di follia si tratti e non mi è nemmeno saltata in mente come idea credo. E’ piuttosto capitato, come in genere alle persone capita di sospirare o ridere o corrucciare la fronte. Non lo si fa con intenzione e raramente si riflette sul perchè lo si faccia. Sono nata e la mamma mi ha regalato un blocco di fogli da tabulato, quando ancora i computer andavano a carbon fossile. E una matita. Sai come sono i bambini piccoli, gli metti in mano le cose e le usano, senza farsi troppe domande. Solo che poi è successo che non son riuscita a smettere.

3 Cosa in realtà ti piace disegnare quando non ti è stata fatta una commissione?

Mi piace disegnare quello che vedo, in particolare le persone. E’ forse il tipo di rapporto umano nel quale sono più ferrata. E amo moltissimo le illustrazioni per l’infanzia anche se finora non ho avuto modo di scoprire se questo amore è ricambiato.

4 Come nasce la tua collaborazione con la CIESSE Edizioni?

Come la maggior parte delle mie collaborazioni. Col tam-tam, i segnali di fumo e il continuo passaparola da parte di persone per le quali ho lavorato in precedenza e che evidentemente si son trovate abbastanza bene da propormi ad altri. Per fortuna!

5 Il lavoro che hai fatto di cui vai più orgogliosa?

Non credo di ricordarne alcuno.

Non che non ne vada orgogliosa, solo che il disegno che mi piace di più è quasi sempre quello su cui sto lavorando. Nel momento stesso in cui è terminato si riduce ad essere un numero disperso in qualche cartella del mio computer. Magari è carenza di senso materno. O forse il bisogno sempre d’altro, di un qualcosa di nuovo che ancora non ho trovato.

6 Quando ti commissionano un lavoro, fai più illustrazioni oppure buona la prima?

In genere parto da una bozza, se poi funziona lavoro su quella, altrimenti bozze finche non si trova quella azzeccata che vada bene a chi ha commissionato l’immagine. In rari casi è successo che presa dall’entusiasmo abbia fatto un lavoro da zero e l’abbia completato di getto.

Ma ho smesso perchè regolarmente ciò che trova in me un entusiasmo così non riscontra per niente il gusto comune, e viene scartato.

7 Vivere disegnado. Che ne pensi?

This is madness.

E’ un’utopia, chiaramente qualcosa di poco calzante con la realtà che conosciamo, eppure per qualcuno è stato ed è tuttora possibile. La domanda seguente è quindi: perchè non può funzionare anche con me? Ed è la ragione che mi spinge a percorrere questa strada con tanta cocciutaggine.

8 L’editoria sembra perennemente in crisi, nel senso che solo pochi autori riescono a vivere solo di scrittura. Per I “disegnatori” com’è il futuro?

Cupo e nebbioso, temo, come per molte persone in questo frangente.

Ma ho lasciato la sfera di cristallo nell’altra borsa e dunque non v’è certezza nel responso. Anche perchè spero di sbagliarmi.

9 In giro ci sono parecchie persone che credono di poter avere delle illustrazioni gratis. Che ne pensi? Sei dedita alla beneficenza in questo senso?

Sono dedita a rispondere in malo modo a chi non rispetta il lavoro altrui.

Ci sono persone che sbattono la testa ogni giorno nel tentativo di trasformare la propria passione in un mestiere. Che sia disegnare, suonare o scrivere non ha importanza. Chiunque abbia la pretesa di avere qualcosa gratuitamente perchè “tanto non è un vero lavoro” o “tanto che ti costa” per quel che mi riguarda è meritevole di un giretto sulla sedia elettrica. Sono persone ignoranti di questo tipo che rendono il “vivere disegnado” una chimera.

10 Come disegni? Quando disegni? Dove disegni?

In digitale la maggior parte delle volte, e spero bene.

Sempre, inframezzando il disegno con del sano “bagolare” in internet, da mezzogiorno circa alle 4 di mattina.

Seduta al pc perlopiù, e saltuariamente a bordo di mezzi pubblici (io e che se non conosco gente che abita in un’altra regione, quando non addirittura in un altro stato, non sono contenta).

11 Qualche anticipazione su qualche tuo prossimo lavoro degno di nota?

Ah, non ne ho idea. Mi trovo sempre tutto di colpo tra capo e collo. Non faccio programmi e non ho mai nulla di così impegnativo da dover essere progettato con largo anticipo.

12 Il tuo consiglio a un bravo illustratore che vorrebbe fare il tuo mestiere?

Fai. Produci. Se fai e fai bene e mostri quello che fai qualcuno prima o poi ti noterà. Se aspetti che le cose ti piovano in testa potresti non andare molto lontano. Ma se a notarti è qualcuno che promette di pagarti in visibilità hai tutto il diritto di ridergli in faccia [mi astengo dal suggerire altri tipi di sfoghi o potrei esser denunciata per istigazione all’omicidio].

A meno di non avere una fortuna sfacciata, come in tutte le cose è questione di perseveranza.

Ma poi, chi l’ha detto che è il mio mestiere? Sono ancora al primo casello dell’autostrada pure io!

13 Come mai ti fai chiamare Max Rambaldi?

Romanticismo. Max è stato il mio più grande amore. Era un norvegese delle foreste. Sì, un gatto rosso. Non volevo rischiare di dimenticarlo e ho deciso di portarmi il suo nome appresso. Magari mi porterà anche fortuna..

14 Cosa vuol fare da grande Valeria Rambaldi?

Vivere disegnando. Ma soprattutto godermi la mia strada a prescindere da dove mi porterà. Perchè per ora il paesaggio è un po’ disastrato, ma non mi dispiace affatto.

Grazie per essere stata mia ospite.

Grazie per aver dedicato del tempo a questa piccola Nessuno 🙂

Max Valeria Rambaldi Website


Antonio Ferrara intervista Stefano Di Marino


Stefano Di MarinoOggi ho il piacere di avere come ospite per “Uno sguardo oltre la siepe” un professionista, anzi: Il Professionista.

1 Chi è Stefano Di Marino per Stefano Di Marino?

SDM uno che da ragazzo aveva il sogno di fare il narratore e quando c’è riuscito ha capito che poi non sapeva fare altro, quindi continu a fa farlo malgrado ogni difficoltà.

 

 

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

SDM Be’ da ragazzino. Già leggevo moltissimo, poi ho cominciato a scrivere le cose che avrei voluto leggere. Con il tempo e la perseveranza (moltissima perseveranza) sono arrivate anche le occasioni per lavorare realmente.

 

3 Riesci a guadagnare con le tue “cose letterarie”?

SDM Direi di sì. Lavoro in editoria da 23 anni con vari ruoli (editor, traduttore, curatore, narratore, scenggiatore, presentatore di eventi) per cui è un lavoro a tempo pieno. Non è che ci si arricchisce, ma è la mia vita.

 

 

4 Edizione cartacea o eBook?

SDM entrambe. Al momento in Italia il cartaceo è ancora fondamentale. Il problema è che non si legge e non è mettendo in mano un coso elettronico che si creano dei lettori. Però il futuro va verso il digitale e io voglio esserci dal principio.

 

5 Il libro che ti ha dato più soddisfazioni?

SDM  Direi la serie del Professionista in generale che dura da 17 anni poi ne ricordo molti. Ora Zero, lacrime di Drago e anche Pietrafredda che è stato un piccolo libro ma ricco di soddisfazioni.

 

6 Mondadori?

Ho cominciato a lavorare alla redazione di Urania e con Mondadori anche quando ho cominciato a lavorare come free lance ho mantenuto un rapporto privilegiato.

 

7 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

SDM oggi viviamo un momento generalmente difficile. Però è mia opinione che il settore editoriale non sia tra i più colpiti. Le scuse, le barriere che trovavo 15 anni fa sono rimaste le stesse. Diffidenza verso la narrativa di genere, difficoltà ad apparire sul mercato, nessuna promozione. Solo che una volta ti spiegavano tutto con un discorso di mezz’ora adesso basta dire ‘c’è la crisi’. In verità il momento è difficile per tutti. Se uno vuol fare questo mestiere deve imparare a essere impermeabile alle frustrazioni che sono comunque moltisisme. Devi essere proprio convinto.

 

8 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

SDM io non ne ho mai fatti. Però possono essere un buon veicolo per farsi notare o pubblicare qualcosa. Lara Cardella vinse un concorso di Donna Moderna.. la tenuta sul mercato però è una cosa diversa.

 

9 Come scrivi? Quando scrivi? Come scrivi?

SDM Scrivo sempre con piacere. Non più di 7-8 cartelle al giorno ma TUTTI i giorni. E scrivo sul PC, ormai a mano riesco a malpena a fare la mia firma.

 

10 Come nasce la tua passione per le storie di spionaggio?

SDM Dalle mie letture. Io ho cominciato con Salgari, poi sono passato a Segretissimo e da lì ho sviluppato un forte interesse per il genere che era l’avventura moderna. Non leggo solo quello ma moltisismi film, fumetti e romanzi che passano sul mio tavolo  riguardano l’argomento.

 

11 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore.

SDM Domandarsi se è veramente quello che uno vuol fare. È un mestiere difficile, per una cosa che va in porto ce ne sono10 che non funzionano o si perdono. E poi lavorare come appunto si fa un mestiere, lasciando da parte certe pretese artistiche ma con l’idea di migliorare e lavorare sempre.

 

12 Cosa vuol fare da grande Stefano Di Marino?

SDM  Il narratore

 

Grazie per essere stato mio ospite.

 

Grazie a te per lo spazio che mi hai concesso. Buone letture a tutti.

 

Laureato in giurisprudenza, decide però di seguire la sua passione per la letteratura thriller, il noir metropolitano d’azione e l’horror.

Nel 1989 entra a far parte della redazione della rivista fantascientifica Urania. Nel 1993 inizia a lavorare come traduttore, sceneggiatore di fumetti, autore e consulente. Dal 2002 al 2007 è stato consulente sul thriller e l’avventura per la casa editrice Longanesi. Attualmente dedica tutta la sua attività alla scrittura creativa. Ha curato il volume Gli occhi dell’Hydra che nasce dalla collaborazione con scrittori e lettori del forum ufficiale dedicato ad Alan D. Altieri. Nel 2008 partecipa al volume History & Mystery della Piemme con il racconto “Il Labirinto di Lucrezia”. Nel mese di marzo inizia la sua collaborazione con la collana Il Giallo Mondadori Presenta della Mondadori con “Un uomo da abbattere”, primo romanzo della trilogia “Montecristo”. Attualmente svolge l’attività di scrittore, traduttore, saggista free lance. Collabora con la rivista on-line Thriller magazine, con il Blog di Segretissimo e con l’associazione Milanonera Eventi. Scrive per Writers magazine Italia, Milanonera Mag, Liberi Discrivere e Altrisogni. nella sua pagina nel social network Facebook tiene regolarmente una rubrica intitolata COLPO IN CANNA, in cui promuove e discute di autori e narrativa di genere. Svolge un’intensa attività di promozione e presentazione del suo lavoro e di quello di colleghi italiani. Tiene corsi di scrittura in vari centri culturali. E’ ideatore e curatore della rivista digitale ACTION realizzata da dbooks.it edizioni.

Scrive i suoi romanzi sia come Stefano (a volte Steve) Di Marino che usando vari pseudonimi:

  • Stephen Gunn
  • Xavier LeNormand
  • Frederick Kaman
  • Etienne Valmont
  • Jordan Wong Lee
  • Alex Krusemark
  • Gilbert Oury.

Ha una voce nel DizioNoir, il dizionario della letteratura thriller, noir e spy story edito dalla Delos Book nel 2006 (ISBN 8889096497).

È stato maestro di Thai boxe, Kickboxing, Savate e Taiji. Alla passione per le arti marziali ha dedicato anche vari saggi e manuali.


Antonio Ferrara intervista Alexia Bianchini


alexia bianchiniOggi ho il piacere di intervistare per “Uno sguardo oltre la siepe” la vulcanica Alexia Bianchini. Scrittrice, curatrice, editor, insegnante, direttore del  webmagazine Fantasy Planet e direttore editoriale della Lite-editions, una casa editrice che pubblica on-line racconti erotici di qualità e curatore della collana Gold (fantasy) della CIESSE edizioni.

 

1 Chi è Alexia Bianchini per Alexia Bianchini?

Una sognatrice, imbranata, folle. Si perde nei suoi sogni, canticchia le sigle dei cartoni animati e non può fare a meno di scrivere. Alterna questo suo essere di carta velina con la spietata curatrice e con la mamma chioccia ansiosa e giocherellona.

 

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Per me scrivere significa svuotare un po’ la mente dalle tante storie che vi albergano. È necessario per ricordarmi qual è la realtà.

3 Essere donna in un ambiente come quello della letteratura fantastica?

Mi trovo a mio agio. Devo dire che cerco spesso l’opinione dei colleghi uomini, soprattutto nella fantascienza, perché credo ci siano punti di vista diversi, dettati da gusti differenti. Mi piace ascoltare le loro opinioni.

4 Edizione cartacea o eBook?

Entrambi, senza ombra di dubbio. In alcuni casi va bene anche solo l’eBook, per essere più dinamici, alla portata di tutti. Soprattutto per certi sottogeneri della letteratura fantastica sono una risorsa.

5 Tra le tante cose che fai sei scrittrice, curatrice, editor, insegnante, direttore editoriale. Come ti gestisci?

Suddivido la mente in cassetti. Sono molto intransigente con me stessa. Alla mia aria svampita si contrappone una mente rigorosamente ordinata. Faccio liste ogni dieci minuti. È un meccanismo di autodifesa che ho fin da bambina, necessario quando si ha una memoria labile come la mia.

6 La tua produzione letteraria è molto varia, ma prediligi il fantastico nel senso più ampio del termine. Da dove nasce questa tua passione?

Miti e metafore. Oltre a permetterti di sognare e viaggiare per altre dimensioni, questo tipo di letteratura è ricca di archetipi in grado di interagire con il lettore. Metti in gioco te stesso, la tua visione del mondo, sottintesa ad altre meccaniche. Filosofia, scienza, storia, sociologia, tutte entrano in collisione, sebbene si affronti l’intangibile, il surreale.

Si crede che il fantasy o la fantascienza siano generi per ragazzini, ma non esiste cosa più scorretta. Ci sono romanzi per ragazzi e opere letterarie per adulti che affrontano temi scottanti, come le distopie, dove la società e i suoi difetti vengono messi a nudo.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?

Difficile, arduo. Devi fare il “botto” e forse dopo ti puoi permettere il lusso di far diventare la tua passione un lavoro, come mi raccontò Barcley, uno scrittore anglosassone che c’è riuscito!

8 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Credo sia necessario il connubio fra talento e fortuna. Da soli non servono se sei all’inizio. Comunque sono sempre stata convinta che arrivare alla CE famosa quando come autori si è acerbi non è conveniente. Uno scrittore deve crescere, partire dal basso, confrontarsi con la vera editoria, scrivere racconti, romanzi, provare generi diversi, farsi le ossa!

9 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

I miei sono gratuiti, presso la biblioteca. Probabilmente ne organizzerò altri a pagamento, ma sempre con il medesimo fine: creare un prodotto. Non basta spiegare come si scrive, bisogna farlo insieme, dar vita a un progetto e pubblicarlo, proiettare i partecipanti nella cruda realtà di questo mondo. Con l’eBook oggi è fattibile, bisogna solo avere la voglia!

10 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Scrivo di pancia, poi correggo svariate volte (alcuni progetti sono in fase di editing da anni); scrivo sempre, se sono per strada sui foglietti; il mio angolino è la stanzetta di mio figlio, su un vecchio portatile, lo scassone.

11 Minon? Alter Ego?

Aura, il romanzo che sto finendo con altre due autrici e Nemya, la protagonista del mio horror fantasy, ancora a metà stesura. Poi c’è Christopher, interprete di un cyberpunk finito, ma che fatico a mandare in valutazione. Poi c’è Diana, star di una trilogia sui draghi.

Vedi, ecco che si aprono i mille cassettini, orde di personaggi reclamano il primo posto della classifica. Questa domanda NON me la dovevi fare!

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Scrivere, senza chiedersi cosa, dove, quando! Essere sempre umile, mettersi in gioco, leggere in continuazione e non solo un genere, è necessario spaziare, oltrepassare i confini. Non fermarsi ai silenzi degli editori, né ai rifiuti. Non è detto che sia il primo romanzo ad avere fortuna, i miei primi due sono ancora nel cassetto. Non credere che sia fondamentale pubblicare con un big. L’importante è pubblicare gratis e farsi leggere.

13 Cosa vuol fare da grande Alexia Bianchini?

La ballerina, l’astronauta, la cantante.

Alexia Bianchini Official Website

Alexia, mamma di tre splendide creature e appassionata del mondo fantastico in ogni sfaccettatura.

Con CIESSE edizioni ha pubblicato MINON, un romanzo Dark Fantasy scritto 4 mani con Fiorella Rigoni.
Ha pubblicato con Linee Infinite Editore il romanzo Scarn, la nuova era dei vampiri.
In e-book è disponibile la sua raccolta di racconti cyberpunk al femminile AlterEgo, edita da EDS.
Un brano è stato pubblicato nell’antologia 365 storie cattive.
Alcune sue poesie le potete trovare in raccolte varie. È prevista la pubblicazione on-line di una silloge dark.
Il suo racconto Ali lacerate lo potete leggere in Visioni Fatate e La sposa putrescente in Spose, cadaveri e misteri. Antologie pubblicate da Delmiglio editore.
Il brano Avarice, selezionato in un concorso, lo potete trovare sull’antologia Del Vizio e della Virtù pubblicato da Diamond editrice.
Con le Edizioni Scudo è disponibile in e-book Superciccio & Sisters, il suo racconto La danzatrice di spade nel volume n.2 di Mahayavan, Fata a vapore in Vapore Italico e le graphic-novel de La principessa del Deserto Sefoxirya. Il brano Unità d’Italia potete trovarlo nell’antologia Robot.ITA e No One in Iustitia Mortis.
Con GDS Edizioni sono disponibili le novelle: Il cerusico e Sibilla, visioni di Morte. Inoltre ci sarà il racconto horror Notte di paura in una loro antologia. Per marzo 2012 è prevista l’uscita dell’antologia SYMPOSIUM, di cui è curatore.
Il suo racconto Il cuore di Maya, è stato pubblicato nell’antologia I vampiri? Non esistono, con Domino edizioni. A breve la pubblicazione di una antologia da lei curata.
Un suo pezzo è stato selezionato per la nuova antologia della Delos 365 racconti per la fine del mondo.
Il racconto Invalicabile è stato selezionato per l’antologia Terre di Confine.
Fa parte come autrice del progetto Scritture Aliene della EDS. Il brano Viaggio nell’universo è disponibile nell’albo n°2, Lo spazzino del mietitore nell’albo 5 e La Cattedrale, brano scritto con Anna Grieco sarà nel numero 7..
Attualmente è alle prese come curatrice di due antologie, una fantasy e una ucronico-fantasy e gestisce un corso di scrittura creativo.

È direttore del  webmagazine Fantasy Planet e direttore editoriale della Lite-editions, una casa editrice che pubblica on-line racconti erotici di qualità e curatore della collana Gold (fantasy) della CIESSE edizioni.