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Antonio Ferrara intervista Alda Teodorani


SWcrittrice Alda Teodorani

La Scrittrice Alda Teodorani

Oggi sono in compagnia di Alda Teodorani, colei che si potrebbe definire la Regina delle Tenebre, abile manipolatrice di incubi inquieti. Quelli dell’anima.

1 Chi é Alda Teodorani per Alda Teodorani?

Alda è una persona normale, che ha avuto una vita non facile, un’infanzia povera, dove poter leggere un libro era qualcosa da doversi conquistare. Ora è una persona speciale, che ha la forza di fare le cose che le piacciono e di dire no quando è il momento di farlo. È soprattutto la scrittrice, quella che ha lasciato tutte le certezze per dedicarsi all’unica cosa che la faceva felice: la scrittura.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Ho sempre amato leggere, fin da bambina: andavo alla biblioteca comunale del mio paese per procurarmi i libri, e ho sempre avuto una fascinazione per la figura dello scrittore, con la sua penna d’oca in mano e i fogli che si accumulano faticosamente uno dopo l’altro accanto a lui; è una cosa che ho visto tante volte al cinema e da piccola aveva stimolato la mia fantasia, e poi a un certo punto, dopo avere letto centinaia di libri, forse migliaia, mi sono accorta che avevo questa voglia di raccontare le “mie” storie, le storie che nessuno aveva mai narrato.

3 Essere donna in un ambiente come quello della letteratura “Horror”?

Essere donna in un ambiente come quello della letteratura horror credo che porti uno svantaggio, quello di non essere presa mai sul serio, di non riuscire a far prevalere la propria voce; quando esordisci, i tuoi colleghi uomini ti guardano con simpatia, in alcuni casi ti corteggiano apertamente, come se il fatto che scrivi di certi argomenti ti rendesse eroticamente appetibile; le colleghe donne ti guardano con condiscendenza, sei una che ha appena iniziato e chissà mai se riuscirai a fare qualcosa di buono – a me sono capitate entrambe le cose, quando avevo appena iniziato a scrivere: venivo definita una “dilettante” dai colleghi già pubblicati, e c’era sempre qualcuno che mi riferiva quel che veniva detto di me (ne avrei fatto volentieri a meno). Poi con la pubblicazione sono arrivati i primi guai, le ostilità o le avversità aperte, da parte di altri scrittori che facevano di tutto per ostacolarmi, ma anche da parte di gente che gravitava nell’ambito del giallo-noir-horror, persone che gestivano i loro circoletti para-letterari e vedevano una new entry come una minaccia a un sistema consolidato. Personalmente accolgo con grande entusiasmo le persone che affrontano le mie tematiche e gli unici dissidi che ho avuto sono riferibili a persone per le quali ho lottato, mi sono esposta in prima persona, donne che hanno pubblicato grazie a me e al mio prestigio e poi, appena raggiunto il loro scopo, mi hanno voltato le spalle. Questo succede in tutti gli ambiti ma sono cose che feriscono, e a quel punto i rapporti si chiudono, non certo per invidia.
Ovviamente c’è l’altro lato della medaglia, c’è una serie di vantaggi visto che questo tipo di scrittura è poco praticata e poco amata dalle donne. Questo determina una sorta di curiosità nei confronti di una scrittrice che si occupa di tematiche forti. Non so se quello che faccio io è veramente definibile come horror, però so che le mie tematiche sono ancor oggi uniche e la mia firma, la mia voce, sono ben riconoscibili. Sono passati molti anni da quando gli editori mi dicevano «non ti pubblico perché sei troppo efferata» e devo il mio successo a editori come Francesco Coniglio, Luigi Bernardi, Francesco Altieri, Marcello Baraghini, Francesca Chiappa, Paola Canonico, Fabio Nardini, Francesco Verso, ad amici (scrittori, artisti e illustratori) come Antonio Tentori, Paolo di Orazio, Fabio Giovannini, Stefano Di Marino, Sergio Altieri, Roberta Mochi, Max Giovagnoli, Nando Adiletta, Giulio Ciancamerla, Cristina De Carolis, Stefano Gaetano (una persona speciale, e non solo per me, che sta vivendo un momento molto difficile a causa dell’ottusità delle istituzioni), Simone Lucciola, Cristiano Caggiula, Mara Autilio e l’amico Giampiero Wallnofer (che hanno realizzato tante illustrazioni per me), a tutti gli amici e i registi della “gang” di http://www.filmhorror,com che hanno reso possibile l’iniziativa Appuntamenti Letali, il DVD e i film tratti dai miei racconti, e a tutti i disegnatori (compreso mio fratello Marco) e le band che mi hanno accompagnato nel progetto Quindici desideri, il mio nuovo lavoro rigorosamente DIY. Tutta  gente che mi è stata accanto anche fisicamente nei momenti difficili, che mi è già capitato di ringraziare e non mi stancherò mai di farlo. E ovviamente ai miei (pochi ma buoni!) lettori che hanno creduto e ancora credono in me.
Penso che ancora oggi poche persone siano riuscite a fare quello che ha fatto io in tema di scrittura dirompente, di  violenza sanguinaria ma allo stesso tempo romantica.

4 Edizione cartacea o eBook?

Amo molto i libri su carta e mi rendo conto però che i tempi stanno cambiando. Io stessa ho appena pubblicato di recente due romanzi in e-book con la Kipple (Belve e Organi) perché credo che anche chi legge su computer o su eBook reader abbia diritto di possedere in quel formato i libri che gli piacciono, anche se è già pronta l’edizione su carta di Belve, che uscirà tra qualche mese con Cut-Up.
Come vedi, secondo me entrambe le cose possono coesistere e non prediligo uno nei confronti dell’altro perché io colloco sempre il mio punto di vista non dalla parte autore ma dalla parte del lettore (anche quando scrivo) e quindi quando faccio qualcosa penso soprattutto al lettore.
Anche ora, con 15 desideri (http://www.15desideri.com) una sperimentazione (again!) che ha raccolto quindici illustratori, quindici gruppi musicali dell’area punk/elettronica/rumoristica-sperimentale, vari grafici tra cui il top! Gian Nicola Maestro, che mi scrisse e mi segue fin dal mio primo libro, quattordici produttori per un art/cd/book in 4 lingue, assolutamente DIY, non mi importa della forma classica del libro, ma del lettore che può apprezzare il prodotto!

5 Il libro che ti ha dato più soddisfazioni?

Il libro che mi ha dato più soddisfazioni è quello che le persone hanno amato di più, più intensamente, ed è sicuramente Organi (che, come dicevo prima, è stato riproposto in e-book proprio ora) anche se è uno dei libri che ho scritto con meno fatica e più leggerezza, il risultato dei miei dialoghi sulla scrittura e sui rapporti con la mia amica Roberta Mochi, che ho conosciuto perché stava lavorando a una tesi dedicata a me e che ha poi pubblicato un saggio sulla letteratura di genere che andrebbe secondo me ristampato (Libri di sangue).
A più di 10 anni di distanza dalla sua pubblicazione ancora trovo persone che hanno amato e amano e leggono Organi e che mi riconoscono per strada come mi è successo qualche giorno fa grazie proprio a quel libro (devo dire anche che Elisabetta Mondello e Monica Cristina Storini, all’università La Sapienza di Roma e Stefanie Rubenis a Wurzburg hanno contribuito non poco a diffonderne il culto).

6 Mondadori?
Mondadori per me è stato una scelta obbligata, perché ho letto i Gialli Mondadori fin da bambina e sono lieta di averne fatto parte. E il Giallo Mondadori, così popolare e poco costoso, resta a tutt’oggi il vero pulp italiano, non certo paragonabile al finto pulp degli scrittori fighetti che amano proporsi come sperimentali e di rottura quando invece stanno molto bene attenti a non oltrepassare mai i limiti della decenza, e quando lo fanno condiscono tutto con il grottesco, che fa perdonare qualsiasi nefandezza. Sono doppiamente contenta di aver fatto pubblicare il mio Sacramenti nel giallo Mondadori, un romanzo forte, per il quale ho versato sangue e sudore e che ben pochi avrebbero avuto il coraggio di pubblicare per quanto è violento e malsano, specie perché quella collaborazione mi era stata offerta da un autore di grande livello, che stimo moltissimo, Sergio Altieri. Era la prima volta, credo, che la collana era diretta da uno scrittore puro, completamente fuori da ogni legame politico. So che la casa editrice è controversa, è anche difficile fare delle scelte di questo tipo per me che tendenzialmente sono per la decrescita. E per quanto discussa, difendo Mondadori, anzi il giallo Mondadori, che è molto molto meglio di altre case editrici che con tutta l’ipocrisia possibile si propongono come di sinistra e poi sono manovrate e possedute da elementi che di sinistra non sono affatto. È facile recitare la parte degli scrittori alternativi e compagni quando poi ti tappi occhi, bocca e orecchie perché ti piovono in tasca un sacco di soldi e non ti chiedi nemmeno da dove vengono, non trovo che questo sia un atteggiamento di sinistra. Un lato negativo è che dopo l’apparizione in edicola il libro lo sento un po’ come se fosse morto e spero che riuscirò a farlo ristampare.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?

Vivere di scrittura forse non è così bello come si pensa anzi vivere scrivendo romanzi, e niente altro. Credo che possa mancare il confronto con la vita “vera”, con altre situazioni che possono stimolare a scrivere. Non sono molto attratta da questo mettersi a tavolino dalle otto di mattina alle cinque del pomeriggio perché credo che manchino gli stimoli esterni per creare storie. Invece magari fai un altro lavoro e quando ti metti a scrivere è veramente una gioia ritagliarsi quei momenti per sé.
Io comunque a conti fatti vivo di scrittura perché grazie a Dino Caterini, il direttore della Scuola Internazionale di Comics, con cui collaboro da tanti anni, faccio un lavoro interamente dedicato alla scrittura, e all’insegnamento della scrittura.

8 Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Sinceramente non ho ancora ben capito quali sono i meccanismi che permettono di pubblicare con un grande editore e poi poter vivere solo di libri, certo non ritengo che questo sia un passo auspicabile o invidiabile perché si fa questa grande uscita clamorosa e poi finisci nel dimenticatoio come è successo tanti giovani dei quali nessuno ricorda il nome.

9 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

Ho partecipato a un paio di concorsi letterari in tutta la mia vita: credo che siano regolati in maniera che ci si possa fidare tuttavia sinceramente non li ritengo così importanti.

10 Come scrivi? Quando scrivi?

Scrivo quando posso scrivere e nei ritagli di tempo del mio lavoro. Ho scelto un lavoro part-time per poter scrivere la mattina ma non tutte le mattine riesco a farlo.
Spesso scrivo in treno con il mio portatile, scrivo quando posso, quando ne ho voglia, quando l’urgenza diventa tale che non posso più farne a meno.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Per scrivere, per pubblicare e continuare a farlo, bisogna faticare, fare scelte non facili, ma soprattutto bisogna credere in se stessi e essere tenaci. Sapere che il libro si scrive da soli ma per tutto il resto ci sono gli altri: gli amici che sanno starti vicino e darti coraggio, altri scrittori che ti aiutano, sapere che la scrittura è qualcosa da condividere, non è una cosa che bisogna conservare gelosamente per sé stessi. Bisogna sapere che non puoi impedire agli altri di scrivere e che ci sarà sempre qualcun altro che comincia a scrivere dopo di voi, ci sarà sempre qualcuno che vi aiuterà e qualcuno che cercherà di fermarvi o di ostacolarvi, e scoprire la gioia di essere riconoscenti e anche quella di tirar fuori un bel vaffa, e alla fine sarete voi che aiuterete qualcun altro, e a quel punto ignorate le persone per cui non ne vale la pena.

13 Cosa vuol fare da grande Alda Teodorani?

Vorrei avere la possibilità, pur continuando a lavorare, di trasferirmi in un posto più tranquillo e sereno di quello in cui vivo ora, che già è l’ideale sotto molti aspetti per me, a parte le urla dei vicini di casa (perché la gente non riesce a parlare con un tono di voce normale?). Sogno un’abitazione un po’ più isolata in cima alla collina dove poter scrivere senza nessuno che mi disturbi con i suoi rumori. E per il resto voglio semplicemente continuare a scrivere!

Grazie per essere stata mia ospite.

Alda Teodorani è nata a Massalombarda in provincia di Ravenna e vive e lavora a Roma, dove sono ambientate molte delle sue storie.
Si è occupata di , cinema, sceneggiature, traduzioni ed anche fumetti.
Famosa, soprattutto, per la sua attività di scrittrice di
racconti e romanzi horror.

Alda Teodorani Website

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Premio Giallo Latino 2011


Premio bando concorso letteraraio Giallo latino 2011La primavera che preannuncia l’estate è proprio un periodo propizio per partecipare ai concorsi gialli. Segnalo questo Giallo Latino 2011 al quale parteciperò.

Art.1 – La casa editrice Ego di Latina, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Latina, bandisce la quinta edizione del concorso letterario GIALLOLATINO, riservato a racconti gialli, mystery e noir. La partecipazione è aperta a tutti i cittadini italiani, senza limiti di età.

Art. 2 – Il racconto di genere giallo, mystery e noir dovrà essere scritto in lingua italiana, deve essere inedito, non deve essere lungo più di 16mila battute (pena l’esclusione dal concorso), deve essere ambientato nel territorio della provincia di Latina, prendendo spunto dagli itinerari segnati. Il premio terminerà il 31 luglio 2011. I racconti dovranno essere inviati via e-mail in formato .doc a racconti@giallolatino.com e dovranno essere muniti delle generalità dei partecipanti (nome, cognome, indirizzo, recapiti telefonici, dichiarazione liberatoria che autorizzi l’eventuale pubblicazione dell’opera). I migliori tre racconti riceveranno un premio in danaro di E. 300,00 mentre i più meritevoli riceveranno una targa e una pergamena di partecipazione e troveranno spazio in un’elegante antologia, pubblicata durante l’evento Giallolatino, la manifestazione contenitore dedicata al giallo, mystery e noir, che si svolgerà a Latina dal 29 settembre al 2 ottobre 2011.

Art. 3 – I racconti che non rispettano le caratteristiche richieste saranno esclusi dal concorso, senza alcun obbligo di comunicazione da parte dell’organizzazione. La giuria è composta dalla redazione della rivista Ego, da scrittori nazionali ed editori. I premi verranno assegnati a insindacabile giudizio della giuria, i cui direttori sono Andrea G. Pinketts e Biagio Proietti.

Art. 4 – I vincitori verranno contattati telefonicamente e a mezzo posta elettronica con adeguato anticipo rispetto alla data della premiazione. Il premio dovrà essere ritirato personalmente dai vincitori. L’organizzazione non comunicherà ai partecipanti notizie sulle valutazioni espresse dalla giuria sui racconti in concorso e si limiterà a divulgare esclusivamente i nomi degli autori selezionati.

Sito Ufficicale del premio e della manifestazione.


Antonio Ferrara intervista Sandro D’Elia


Sandro D'Elia

Lo scrittore Sandro D'Elia

Oggi è ospite della rubrica interviste lo scrittore Sandro D’Elia vincitore del premio “Orme Gialle” nel 2001 e il concorso “Cosseria” nel 2003. Nel 2004  si è classificato primo al concorso “Giallo Wave” e nel 2006 ha vinto il premio “Gran giallo città di Cattolica” con il racconto “Il vino buono”.

1 Chi è Sandro D’Elia per Sandro D’Elia?

Un tizio che si pone un sacco di domande, quasi tutte inutili.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Non mi è mai venuta in mente, ho sempre scritto e basta. Da quando al liceo componevo poesie d’amore (per fortuna le ho perse tutte) credo di non aver mai smesso davvero.

3 Quando hai vinto Orme Gialle, Giallo Wave e il Gran Giallo Città di Cattolica, ti è arrivata una telefonata? Raccontami quei momenti.

In qualche caso ho ricevuto un’email, in altri una lettera. Per Giallo Wave mi è arrivata una telefonata dell’organizzazione, e poi mi hanno passato un giornalista che voleva intervistarmi  mentre ero sulla spiaggia con gli amici. Mi sono sentito molto importante, ma non sapevo che cosa rispondere a quelle strane domande. Imbarazzante, direi.

4 Edizione cartacea o eBook?

Mah… quello che mi lascia molto perplesso degli eBook non è quello che ci puoi fare, ma quello che ti è proibito. In molti casi non puoi copiare l’eBook, non lo puoi spostare su un altro lettore, non lo puoi prestare, e magari scopri che te lo possono cancellare in remoto, come ha fatto Amazon per quelli che avevano comprato “1984” di Orwell sul Kindle. Che devo dire, non mi piace. Finché tutta questa gestione dei diritti d’autore non sarà più umana penso che continuerò a comprare libri di carta, ma so anche che non potrò resistere a lungo.

5 Il libro che avresti voluto scrivere?

Bella domanda. Tanti, perché sono tanti i libri che mi hanno fatto diventare migliore. Forse tra tutti sceglierei uno di Stephen King, “Different Seasons”. Sono quattro racconti che sembrano banali, ma poi senti che scavano, scavano, e ti fanno capire tante di quelle cose che sono dentro di noi, e a cui non avevi mai pensato. A proposito, ma non dicono tutti che i racconti non li pubblica nessuno, perché nessuno li vuole leggere? Ah, naturalmente, avrei anche voluto scrivere l’Odissea, ma questo scrivilo piccolo piccolo, altrimenti sembro un tradizionalista che pensa solo al passato.

6 Gran Giallo Città di Cattolica 2006? Raccontami tutto.

Una fregatura enorme. Ero contentissimo di aver vinto il premio, mi sarebbe piaciuto anche andare a visitare San Patrignano, perché quell’anno organizzarono la lettura del mio racconto durante una manifestazione che facevano lì. Purtroppo avevo cambiato lavoro e mi ero trasferito da Napoli a Bruxelles pochi giorni prima, non potevo davvero andare. E così mi è rimasta la voglia. Ma non si sa mai, magari vinco di nuovo l’anno prossimo.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?

Non è facile, per motivi numerici. Il mercato italiano non è grande come quello anglosassone, e per guadagnare abbastanza da vivere con gli eventuali diritti d’autore, se fai due conti, devi vendere veramente un numero spropositato di copie. Non so quanto siano ricchi gli scrittori italiani più conosciuti, ma penso che gente come Lucarelli o Baricco guadagnino più con le attività collaterali che con la scrittura. Certamente le cose possono cambiare se cominci a scrivere per il cinema o per la televisione, ma quello è un mestiere diverso.

8 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Non lo so, non sono la persona più adatta per dare una risposta perché sono piuttosto pigro e non ho mai provato seriamente a pubblicare con un grande editore.

9 Come é cambiata la tua vita dopo il conseguimento dei tuoi riconoscimenti letterari?

Ho una vetrinetta a casa piena di targhe.

10 Come scrivi? Quando scrivi?

Faccio parte di quella generazione che scrive molto meglio su una tastiera che a mano, e per fortuna, perché correggo e aggiusto le cose tantissime volte prima di pensare che il risultato sia almeno decente. Le storie qualche volta vengono fuori quasi da sole, senza sforzo, ma poi per arrivare ad una buona qualità ci vuole un sacco di lavoro. Per me la notte porta consiglio: quando la giornata è finita mi sento più tranquillo e posso dedicarmi alla scrittura, mentre il resto della famiglia dorme.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Si guadagna molto di più a fare il commercialista. Ci hai pensato?

13 Cosa vuol fare da grande Sandro D’Elia?

Avevo pensato di fare il commercialista, ma forse farò lo scrittore.

Grazie per essere stato mio ospite.


Sandro D’Elia è nato a Napoli nel 1959. Significa che è all’incirca coetaneo di George Clooney e di Maradona. Purtoppo dal primo ha preso l’abilità nel palleggio, e dal secondo la bellezza. I soldi da nessuno dei due.
Dopo il liceo si è laureato in Fisica, e ha lavorato nel campo dell’informatica andando un po’ in giro per il mondo, mentre cercava di non dimenticare le sue passioni per la scrittura, la musica e tante altre cose belle della vita.
Ora fa il Project Manager, sa tutto di RUP, ERD, PHP, XML, CMS, WBS, ed è un esperto riconosciuto di KM, OOA, UML, RDBMS.
Nei brevi momenti di lucidità che gli restano, sogna di dimenticare tutte le sigle e di ritirarsi a fare il monaco camaldolese. Poi il sogno si trasforma in incubo quando il priore gli chiede di realizzare il sito web del monastero; a questo punto di solito si sveglia, e decide che è meglio continuare a fare il padre di famiglia.
Ha vinto il premio “Orme Gialle” nel 2001 con il racconto “Ramon deve morire”, e il concorso “Cosseria” nel 2003 con “Ascolta Iuri”. Nel 2004 ha avuto molta fortuna: si è classificato primo al concorso “Giallo Wave” organizzato da Arezzo Wave con il racconto “Abbiamo gli occhi solo per piangere”, poi la sua favola “Yassa con pollo e senza pollo” è stata selezionata per la pubblicazione dalla giuria di “Racconti nella rete”, organizzato da LuccaAutori, e infine ha vinto il terzo premio al concorso “Cosseria” con il racconto “La nave si chiamava Calypso”. Nel 2006 ha vinto il premio “Gran giallo città di Cattolica” con il racconto “Il vino buono”, pubblicato sui Gialli Mondadori N.2902 del 8/6/2006.
Se continua così, va a finire che si crederà davvero uno scrittore.
La vita diventa noiosa se non si prendono i provvedimenti necessari. Così Sandro, arrivato ad un’età in cui molti suoi coetanei cominciano a pensare sempre più seriamente alla pensione, ha deciso di riciclarsi e diventare un funzionario della Commissione Europea, passando dalla soleggiata Napoli alla piovosa Bruxelles. La speranza nascosta è che le brume del Nord gli ispirino tante nuove storie. Da un po’ di tempo Sandro si è anche innamorato di tutto quel mondo che noi chiamiamo “medio oriente”. Non che ne sappia molto: gli è successo come a Dante, quel signore col nasone che si invaghì di Beatrice soltanto guardandola da lontano; comunque, da allora Sandro ha deciso di firmare i suoi gialli con lo pseudonimo di Ibrahim El-Aid. Per le favole, invece, utilizza un altro soprannome, che potrete trovare sul suo sito Internet http://fifolobirillo.interfree.it/
Sandro ha gusti semplici e un po’ banali: gli piace la pizza, suona la chitarra, ama Simenon, Camilleri, Jerome K. Jerome, e sua moglie. Sembra un serio professionista, ma in fondo spera che i suoi figli lo ricordino come un poeta.


Antonio Ferrara intervista Franco Ricciardiello


Franco Ricciardiello

Lo scrittore Franco Ricciardiello

Oggi ho il piacere di intervistare Franco Ricciardiello vincitore di svariati premi letterari tra cui spiccano il Premio Urania 1998 e il Gran Giallo Città di Cattolica 2004, ma non solo…

Chi é Franco Ricciardiello per Franco Ricciardiello?
Franco Ricciardiello è un grande lettore che crede di avere qualcosa da dire agli altri lettori; tuttavia, siccome considera il modo in cui si arriva al successo anche più importante del successo stesso, si ostina a continuare a leggere qualsiasi cosa perché una buona documentazione è la base per qualsiasi buona letteratura.

Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?
Come tanti che non sono bravi a esprimersi in altro modo; scrivere significa avere più tempo per pensare cosa dire, e la possibilità di rivedere e correggere il contenuto della tua comunicazione. Chi non vorrebbe avere una seconda possibilità nella vita? La lingua scritta è proprio questo: il tempo e il modo di correggere i propri errori. Da ragazzino leggevo molta fantascienza, c’era in Italia tutta una serie di pubblicazioni amatoriali fotocopiate, dattiloscritte, diffuse via posta, che permettevano quasi a chiunque di avere un minimo di lettori; è da lì che ho cominciato, con una manciata di lettori, poi con i concorsi letterari a livello nazionale.

Quando hai vinto il Gran Giallo Città di Cattolica 2004, ti è arrivata una telefonata? Raccontami quei momenti, quelle emozioni.
Sì, la buona notizia mi è stata comunicata per telefono; pur non essendo la prima volta che vincevo un premio letterario, è stata una bella emozione: il primo riconoscimento che ottenevo nel genere Giallo, e visto che cominciavo a interessarmi sempre meno di fantascienza è stato un momento importante. Alla cerimonia della premiazione a Cattolica ho conosciuto gente davvero speciale: Valerio Massimo Manfredi, l’editore Mario Guaraldi, David Riondino, Stefano Benni. Senz’altro una manifestazione dalla parte sana del mondo letterario italiano.

Edizione cartacea o eBook?
L’eBook ha ancora una diffusione limitata, l’industria editoriale non è riuscita per ora a “inquadrarlo”. In teoria potrebbe essere la via più democratica per arrivare all’eventuale pubblico, ma in un paese come l’Italia dove ci sono più potenziali scrittori che lettori, significherebbe parcellizzazione dell’offerta. A me inoltre piace molto l’oggetto-libro, il volume da tenere in mano con la sua copertina, la sensazione fisica dello spessore della carta. Penso che l’eBook potrebbe essere l’ideale in alcuni casi: lo studio e la consultazione, la lettura in viaggio, oppure l’intenzione di farsi una biblioteca di classici della letteratura.

Il libro che avresti voluto scrivere?
Spesso, il libro che sto leggendo nel momento in cui mi pongo questa domanda. Sono un lettore onnivoro. Se proprio devo rispondere, opterei per una di quelle lunghe e complesse saghe familiari come sanno scrivere Salman Rushdie o Mo Yan, o anche Gabriel García Márquez.

Agenzie letterarie, agenti, corsi di scrittura, editor. Cosa ne pensi?
È grazie al mio agente se ho venduto in Francia il primo romanzo uscito con Mondadori. Ho insegnato scrittura creativa per oltre dieci anni, e a ogni corso ho visto maturare la consapevolezza dei partecipanti; molti di loro hanno imparato a scrivere davvero qualcosa di simile all’idea che hanno in testa, e non sempre questo è scontato.

Vivere di scrittura?
Persino in Italia è possibile. Gli scrittori “puri” non sono molti, praticamente tutti fanno anche altro (televisione, giornalismo, teatro, insegnamento universitario); in teoria dunque è fattibile, ma lo scrittore di solito non è un eremita che si tiene lontano dal dibattito culturale.

Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi?
Diciamo che è molto difficile, le maggiori case editrici non amano rischiare: meglio puntare ai piccoli editori, che hanno scoperto tanti talenti poi passati a contratti migliori.

Come é cambiata la tua vita dopo il conseguimento dei tuoi riconoscimenti letterari?
Non molto perché i concorsi letterari da soli non aprono le porte delle case editrici, e comunque per me la scrittura è solo una seconda attività. Naturalmente un premio è un forte incoraggiamento, perché scopri che c’è qualcuno che apprezza quello che scrivi, c’è chi pensa che in un dato momento tu sei il primo in qualcosa. Non è poco.

Come scrivi? Quando scrivi?
Scrivo quando ho già la trama in testa, costruita a memoria mentre cammino o guido l’automobile; di solito inizio a scrivere quando mi viene commissionato un testo per una rivista o una raccolta di racconti, quindi ho già una determinata destinazione editoriale. Scrivo direttamente sul PC e opero una quantità di revisioni successive sul testo, anche dopo che l’ho sottoposto a lettori “di fiducia”; il sesto senso poi, o l’esperienza, mi insegnano quando è il momento di fermare il lavoro di revisione.

Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?
Leggere, leggere, leggere. Se vuoi scrivere fantascienza, leggi fantascienza. Se vuoi scrivere gialli, leggi gialli, se vuoi scrivere horror, leggi horror: non basta guardare i film in televisione perché la scrittura ha un ritmo diverso e una tecnica molto, molto diversa. Se vuoi sapere cosa potrebbe piacere alla giuria di un concorso thriller, leggi i thriller…

Cosa vuol fare da grande Franco Ricciardiello?
Arrivare alla scrittura professionale in via continuativa, naturalmente. L’ambizione di ogni scrittore è raggiungere il grande pubblico non solo episodicamente, come è accaduto al sottoscritto soprattutto con i romanzi pubblicati da Urania Mondadori, ma in maniera regolare.

Grazie per essere stato mio ospite.

Nato a Vercelli nel 1961, ha cominciato a pubblicare science fiction a venti anni su un volume dell’editrice Nord che raccoglieva i partecipanti a un concorso letterario riservato agli abbonati. Una prima svolta nella sua attività letteraria è stato l’incontro con Gian Piero Prassi, che nel 1982 era curatore di una delle più diffuse fanzine italiane, “The Dark Side” o TDS. Erano gli anni del boom della microeditoria di fantascienza, si pubblicavano ovunque riviste amatoriali autoprodotte che sarebbero diventate l’embrione di un nuovo fandom organizzato; TDS divenne uno dei punti di riferimento, per un certo tempo fu la fanzine con la maggiore tiratura in Italia. Negli anni Ottanta, Franco Ricciardiello entrò a far parte della redazione, e dopo la rinuncia di Prassi diresse personalmente “The Dark Side” dal 1989 al 1991, anno in cui la fanzine chiuse le pubblicazioni. Da allora, Franco Ricciardiello ha partecipato all’evoluzione della fantascienza italiana: è stato numerose volte membro di giurie in concorsi letterari per racconti di fantascienza, e altrettante volte finalista o premiato. Ha partecipato negli anni Novanta alla redazione della fanzine Intercom (www.intercom.publinet.it), la più longeva rivista amatoriale .
Ha collaborato all’enciclopedia a dispense “Scrivere” della Rizzoli con una serie di schede su celebri opere della letteratura mondiale e con 5 fascicoli dedicati allo stile letterario (nel V volume)
Ha vinto nel 1998 il Premio “Urania” per il miglior romanzo di fantascienza italiano con “Ai margini del caos” (Mondadori, novembre 1998), che è anche stato tradotto in Francia nel 2001 da Flammarion.
Ha insegnato “scrittura creativa” a Biella, Vercelli e Genova e tenuto seminari sulla letetratura a Torino, Napoli e Cosenza
ha pubblicato tre romanzi e 47 racconti in una serie di riviste a antologie anche a grandissima diffusione: tra i più venduti, il racconto “Torino” (su Millelire/Stampa alternativa), 60.000 copie; il romanzo “Ai margini del caos”, 18.000 copie in Italia e 2.000 in Francia; il racconto “Saluti dal lago di Mandelbrot” (Millelire/Stampa alternativa), 10.000 copie.
Tutti i suoi racconti pubblicati che non siano coperti da copyright sono disponibili online sul questo sito creato da Vittorio Barabino,  insieme a saggi, recensioni, articoli critici sulla sua scrittura e altro materiale tra cui una galleria di foto.
Autori amati: Isabel Allende, Gabriel García Márquez, Umberto Eco, Thomas Pynchon, Don DeLillo, Manuel Vázquez Montalbán, Marguerite Yourcenar; per la science-fiction: James G. Ballard, Philip K. Dick, i fratelli Strugackij, Neal Stephenson, William Gibson e il cyberpunk in generale.  Chi fosse interessato a approfondire, può consultare l’elenco completo dei 50 migliori romanzi della science-fiction mondiale secondo Franco Ricciardiello.
Franco Ricciardiello abita da solo a Vercelli in un appartamento di sette stanze; ogni giorno ne riordina una, così che l’ottavo giorno, invece di riposarsi, deve ricominciare da capo. Di mestiere è impiegato in banca. Soffre di alcune idiosincrasie: per lungo tempo ha indossato solo pantaloni Avirex, malgrado oggi abbia superato questa fase “cotone 100%”; nel passato è stato per sei anni vegetariano; odia i crostacei e non riesce a bere vino malgrado sia un intenditore di birra. Un resoconto della Fancon di San marino di qualche anno fa lo citava esclusivamente per la frequenza con cui si serviva al buffet durante la cena di gala; malgrado ciò non riesce a superare i 74 kg di peso lordo (72 kg senza i capelli). Consuma quantità fantastiche di musica, spende molto di più nell’acquisto di libri (ha una stanza intera adibita a biblioteca) che nel mantenimento della figlia adottata a distanza in Zambia. È iperattivo nella vita e iperpigro nella scrittura; prima di iniziare un racconto aspetta che gli venga commissionato da qualche editor; scrive i romanzi solo dopo avere concordato la trama capitolo per capitolo con il suo agente Piergiorgio Nicolazzini o con l’editore. Per tutto il resto, vive invece senza una vera programmazione. Non riuscirebbe a sopportare questa esistenza senza frequenti viaggi all’estero: di recente è stato a Creta, due volte a Parigi, a Praga, in Marocco, a Lisbona, in Turchia, a Oxford e Cambridge, a Cuba e in Nepal. Ha due figlie che vivono in Lombardia con la madre; non risulta che abbiano bisogno di un programma di protezione dalle fans del padre.
Franco Ricciardiello Website


Antonio Ferrara intervista Loriano Macchiavelli


scrittore loriano macchiavelli

Lo Scrittore Loriano Macchiavelli

Oggi è con sommo piacere che intervisto il Giallo, sì avete capito bene. Se il Giallo all’italiana avesse un nome, con tutta probabilità si chiamerebbe: Loriano Macchiavelli. Perchè non ho alcuna remora ad affermare che Loriano Macchiavelli e il Giallo sono le due facce della stessa medaglia.

1 Chi é Loriano Macchiavelli per Loriano Macchiavelli?

È un tipo poco raccomandabile. Nel senso che vive e regna nel suo mondo e quindi, nell’altro mondo, quello della realtà, ci capita raramente. Quando ci capita, però, si arrabbia moltissimo per tutte le macerie che vede attorno a sé. Macerie vere, come quelle de L’Aquila (o di altri cataclismi) e quelle morali come quelle della politica e della società in genere. Non solo italiana. E allora torna a prendere possesso del regno del fantastico dove fa fare ai suoi personaggi ciò che vorrebbe facessero nella realtà. E si consola così. Consolazione da poco.

2 Come le è venuta in mente la follia di scrivere?

Veramente io considero la scrittura una delle poche attività umane prive di follia. Sarà per questo che ho cominciato a scrivere nelle elementari e sto ancora scrivendo.

3 Gran Giallo Città di Cattolica 1974? Ci racconti quei momenti, quelle emozioni.

Ricordo la telefonata di Enzo Tortora (allora direttore del Gran Giallo Città di Cattolica) che mi arrivò a notte fonda. Erano, infatti, le dieci e forse ero già a letto, contrariamente agli scrittori veri, quelli maledetti, che bevono e scrivono solo di notte e quando attorno ulula e sbava la città inferocita. Non sapevo nulla del Gran Giallo. Infatti il manoscritto lo aveva inviato al concorso mia moglie e che mi telefonasse Tortora era un po’ strano. Pensai allo scherzo di un amico, ma quando mi disse che il mio romanzo era fra i tre finalisti, comincia a pensare seriamente che fosse…
Era!
Alla premiazione scandalizzai la platea dei benpensanti (allora ce n’erano meno di oggi, ma erano più benpensanti) parlando a lungo delle BR e di come avrei scritto il successivo romanzo.

4 Edizione cartacea o eBook?

L’uno non esclude l’altro. L’importante è che sia un bel romanzo, che il lettore ne sia, almeno minimamente, turbato e che non passi sotto i suoi occhi come il collirio alla camomilla ci passa dentro: senza lasciare tracce.

5 Il libro che avrebbe voluto scrivere?

Don Chisciotte, ma quando l’ho proposto alla Mondadori, mi hanno detto che l’ha già scritto uno spagnolo.

6 Agenzie letterarie, agenti, corsi di scrittura, editor. Cosa ne pensa?

Che qualcuna di quelle cose lì può anche servire, ma solo se si resta quello che si è.

7 Vivere di scrittura?

È possibile e io ne sono l’esempio vivente. Spero ancora a lungo.

8 Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Era impossibile ai miei tempi, quando tentai di cominciare io inondando tutte le case editrici italiane dei miei manoscritti. Oggi i giovani scrittori li cercano tutti, e più giovani sono, meglio è. Brutti giorni per chi ha compiuto i trent’anni e vorrebbe pubblicare.

9 Antonio Sarti e il suo aiutante Rosas?

Due personaggi nati e cresciuti bene, almeno a sentire le persone che li hanno conosciuti trent’anni fa e ancora li frequentano.

10 Come scrive? Quando scrive?

Scrivo ogni volta che ne ho voglia e cioè spesso. Tranne che di notte. La notte è fatta per dormire e io lo faccio con la gioia e la spensieratezza degli incoscienti.

11 Il suo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Be’, se è un bravo autore non gli servono i miei consigli. Se non è bravo, ugualmente non gli servono perché non saprebbe che farne.

12 Cosa vuol fare da grande Loriano Macchiavelli?

La mia idea è che gli piacerebbe moltissimo fare lo scrittore: è convinto che non si sia mai abbastanza “scrittori”. Ma dovremmo chiedere a lui.

Grazie per essere stato mio ospite.


Loriano Macchiavelli è nato a Vergato (Bologna) nel 1934. Ha frequentato l’ambiente teatrale come organizzatore, come attore e, infine, come autore; sue opere teatrali sono state rappresentate da varie compagnie italiane: In caso di calamità, viva la Patria (1969/70), Una storia teatrale con prologo tragico e finale comico (1969/70), Ballate e moti rivoluzionari… (1970/71), Hanno dato l’assalto al cielo (1971/72/73), Voglio dirvi di un popolo che sfida la morte (1973/74), I pioli di Bach Dang (1973/74), Cinema hurra (1981/82), Aspettando Altman (1995).
Suoi testi sono stati segnalati in vari premi teatrali: Una guerra finita male (Premio teatrale Riccone 1963), I dieci a uno (Premio Reggio Emilia città del tricolore, 1964), Solo un lungo silenzio (finalista al premio teatrale Riccione, 1975), Jacopo da Valenza, scolaro (finalista al premio teatrale Riccione, 1978).
Ha anche provato a recitare, ma su questa sua esperienza è meglio sorvolare. Dal 1974 si è dedicato al genere poliziesco e ha pubblicato numerosi romanzi divenendo uno degli autori italiani più conosciuti e letti. Da un suo romanzo (Passato, presente e chissà) è stato tratto lo sceneggiato televisivo per Rai Due Sarti Antonio brigadiere (regia di Pino Passalacqua) in quattro puntate e andato in onda nell’aprile del 1978. In seguito ha curato il soggetto e la sceneggiatura del film per la TV L’archivista (regia di Guido Ferrarini), girato a Bologna nel 1985 e andato in onda su Rai Uno nel settembre del 1988. Il film porta sul piccolo schermo uno dei suoi personaggi letterari più riusciti: Poli Ugo, interpretato da Flavio Bucci. Il film presenta una Bologna attuale e viva, ben lontana dalla solita vecchia iconografia, e anticipa drammaticamente le mutazioni successive della città. A fine ’87 e primi mesi del 1988 è andata in onda una lettura radiofonica in 13 puntate dei suoi racconti, dal titolo I misteri di Bologna. Dai suoi romanzi e racconti e sono stati tratti numerosi radiodrammi trasmessi dalla Rai.
Nel 1988 Rai Due ha prodotto una serie di 13 telefilm, tratta da suoi romanzi e racconti, (regia di Maurizio Rotundi, protagonista Gianni Cavina) i cui esterni sono stati girati interamente a Bologna e dintorni. La serie ha per titolo L’ispettore Sarti – un poliziotto, una città ed è andata in onda su Rai Due a partire dal 12 febbraio 1991 e replicata nel 1993.
La serie televisiva di Sarti Antonio è proseguita (sempre su Rai Due) con una produzione italo tedesca (Rai-NDR) di sei film di un’ora e trenta, ancora tratti dai suoi romanzi, e andata in onda nell’aprile e maggio del 1994. Regista del film è Giulio Questi, protagonista sempre Gianni Cavina.
Il suo personaggio più conosciuto, Sarti Antonio, è entrato anche nel fumetto (Orient Express) con una serie di avventure tratte dai romanzi. I disegni sono di Gianni Materazzo. Numerosi romanzi sono tradotti all’estero: Francia, Germania, Portogallo, Spagna, Ungheria, Cecoslovacchia, Unione Sovietica, Giappone, Romania… Nel 1974 ha vinto, con il romanzo Fiori alla memoria, il premio Gran Giallo Città di Cattolica; nel 1980, con il romanzo Sarti Antonio, un diavolo per capello, ha vinto il premio Tedeschi; nel 1992 ha vinto la XIV edizione del Premio di letteratura per l’infanzia con il romanzo Partita con il ladro; nel 1997, con il romanzo Macaronì (scritto assieme a Francesco Guccini), ha vinto il Premio letterario Alassio, un libro per l’Europa, dopo essere stato nella rosa dei finalisti nel Premio Ennio Flaiano e nel Premio città di Ostia. Lo stesso romanzo ha vinto l’edizione 1998 del Police film festival (Premio Fedeli, patrocinato dal Siulp); con il romanzo Tango e gli altri, romanzo di una raffica, anzi tre (scritto sempre con Francesco Guccini), ha vinto l’edizione 2007 del Premio Scerbanenco (Courmayeur, Mistfest).
Ha pubblicato e pubblica con i maggiori editori italiani. Ha collaborato e colabora con quotidiani e periodici. Assieme a Marcello Fois e Carlo Lucarelli ha fondato il “Gruppo 13” e con Renzo Cremante ha fondato e dirige Delitti di Carta, unica rivista che si occupi esclusivamente di poliziesco italiano.
Ritiene, probabilmente a torto, di aver contribuito alla divulgazione del romanzo poliziesco italiano e si assume la parte di responsabilità che gli compete. Di certo è stato testimone di un periodo importante nella rinascita del genere letterario e protagonista di battaglie, a volte dure, con editori, critici e anche lettori che non credevano alla possibilità di un romanzo giallo italiano. Ha conosciuto, discusso e dibattuto con personaggi che hanno dato molto al genere: Oreste del Buono, Giuseppe Petronio, Raffele Crovi, Claudio Savonuzzi, Attilio Veraldi, per citarne solo alcuni.
Ha partecipato a una quantità infinita di incontri, convegni, dibattiti, presentazioni e altre simili iniziative, in Italia e all’estero, che se oggi fa di tutto per sfuggirli, lo si deve capire e giustificare.  Nel 1987 ha tentato di uccidere Sarti Antonio, sergente. Non c’è riuscito. Nel 1990 ha avuto una quantità di guai con il romanzo Strage, ritirato dalla circolazione per ordine dell’Autorità Giudiziaria. Assolto da ogni accusa per diritto dovere di cronaca, come ha sentenziato il Giudice, torna in libreria solo nel 2010 (Einaudi stile libero big) in occasione del trentesimo anniversario della Strage alla stazione ferroviaria di Bologna.
Nel 2001 Rai Sat Fiction è riuscita a farlo recitare in una serie di sei minidrammi dal titolo Bologna in giallo, rapsodia noir, assieme a Carlo Lucarelli. A causa dello straordinario successo ottenuto dalla coppia (chissà come e perché), l’esperienza si è ripetuta nel 2002 con 12 minidrammi in Corpi di reato, l’Arma contro il crimine.
Ha intenzione di continuare a scrivere.

Loriano Macchiavelli Official Website


Antonio Ferrara intervista Alessandro Balestra


Alessandro Balestra

Alessandro Balestra

Oggi intervisto Alessandro Balestra storico creatore, curatore, webmaster di Scheletri.com, un vero e proprio punto di riferimento per quanto riguarda i racconti horror e non solo.

1 Chi é Alessandro Balestra per Alessandro Balestra?
E’ un uomo comune come tanti altri. Ama leggere e adora il buon cinema, soprattutto quello anni ’80. Sul suo comodino, accanto al letto, non manca mai un libro, se non legge almeno una pagina al giorno viene preso da strane crisi di ansia. Da ex fumatore conduce una vita sana, tra jogging e passeggiate, gli piace viaggiare, quando può fugge al mare. L’unico suo vizio/mania sono gli zombie.

2 Come si riesce a portare avanti per tanti anni un progetto impegnativo come scheletri.it?
Ti rispondo con una sola parola: passione. Senza di essa non si riuscirebbe a fare nulla, anzi per la verità una vita senza passioni non sarebbe vita.

3 Riesci a guadagnare con le tue “cose letterarie” compresi i tuoi progetti online dedicati alla scrittura?
Qualcosina si riesce a guadagnare, ma molto meno di quanto si potrebbe immaginare. Per quanto riguarda i concorsi del sito solo di recente sono diventati a pagamento ma il margine di guadagno è veramente ridotto all’osso. Più che altro ho intrapreso questa strada per rendere più appetibili i premi e soprattutto per ridurre il lavoro che richiedeva la gestione dei concorsi.

4 Edizione cartacea o eBook?
Da lettore tradizionale quale sono scelgo sicuramente la carta. Nessun formato elettronico potrà mai eguagliare il fascino e il profumo della carta o dell’avere in mano un vero libro.

5 Cosa ne pensi della piccola e media editoria NON a pagamento che sta dilagando in questi ultimi anni? Grande iniziativa oppure ennesima bidonata nei confronti degli autori?
I piccoli editori che pubblicano senza chiedere contributi sono da ammirare. Purtroppo però la cosa finisce lì perché, a parte qualche rarissima eccezione, i loro libri non li considera nessuno se non una cerchia strettissima di appassionati. Attualmente, in Italia, non vedremo mai un libro di un piccolo editore diventare un best seller, ancora peggio poi se il libro in questione è un horror.

6 Cos’è cambiato nel panorama editoriale da quando hai fondato la scheletri.it fino ad oggi?
Non ho visto grosse rivoluzioni, a parte la nascita e, forse, lo sviluppo degli ebook. Negli anni ho assistito alla morte di tante piccole case editrici coraggiose “schiacciate” dai pezzi grossi dell’editoria. In Italia si legge poco e male.

7 Vivere di scrittura, che ne pensi?
Penso che sarebbe un sogno. Credo che in Italia siano davvero pochi quelli che campano scrivendo. E se poi parliamo di horror allora diventa davvero un’utopia.

8 Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa?
Su Scheletri sono passati tantissimi aspiranti scrittori, più di mille, ma quelli che sono riusciti a pubblicare con un grande editore si contano sulle dita di una mano. Forse è più facile vincere al Superenalotto?

9 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?
L’importante è leggere attentamente il bando ed essere doppiamente cauti con quelli a pagamento. Servono? Chi può dirlo? Attualmente visto che l’offerta di concorsi è vastissima è ovvio che non tutti saranno interessanti e che qualcuno sarà meno serio di altri.

10 Hai mai pensato seriamente di scrivere? Pubblicare? Diventare uno scrittore a tutti gli effetti?
Era il mio sogno proibito che ho abbandonato quasi subito. Non mi sento all’altezza anche perché oggigiorno è davvero difficile scrivere qualcosa di originale.

11 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?
Leggere tantissimo, scrivere ancora di più e accettare le critiche. Nient’altro.

12 Cosa vuol fare da grande Alessandro Balestra?
Vorrei tanto che Scheletri facesse il salto di qualità e diventasse il portale numero in Italia della cultura horror. Chiedo troppo?


Antonio Ferrara intervista Eraldo Baldini


Eraldo Baldini

Eraldo Baldini

Intervista allo scrittore Eraldo Baldini.

1 Chi è Eraldo Baldini per Eraldo Baldini?

Una persona innamorata delle storie: ama leggerle, ascoltarle, scriverle e raccontarle.

2 Come ti è venuto in mente di scrivere?

Credo sia stata la grande passione per la lettura, che mi ha caratterizzato fin da bambino, a far nascere in me il desiderio di provare a mia volta a scrivere storie. Visto che la cosa mi riusciva, ho cercato di far diventare quella passione un mestiere, realizzando così un sogno che mi ha sempre accompagnato.

3 “L’uomo nero e la bicicletta blu”: un cambiamento di rotta o solo una digressione dal fantastico?

Non mi sono mai sentito e non mi sento imbrigliato in una “rotta” da seguire: ogni storia, ogni libro è un po’ una cosa a sé, anche se non è difficile individuare nel mio lavoro dei fili conduttori. In questo ultimo romanzo non faccio concessioni al “gotico rurale”, al soprannaturale, ma in fondo racconto sempre una piccola comunità rurale e il passaggio dall’infanzia a un’età più consapevole, processo che può portare con sé la perdita dell’innocenza e la scoperta del Male.

4 Edizione cartacea o eBook?

Cartacea, e spero per sempre.
5 Che tipo di scrittore sei? Butti giù d’un fiato oppure pianifichi?

Entrambe le cose. Prima pianifico per quanto possibile, poi, tutto d’un fiato, scrivo facendo spesso saltare ogni pianificazione.

6 Tra i libri che hai pubblicato qual è che ti ha dato più soddisfazioni?
In termini di risultati direi “Mal’aria”, che ha venduto tanto e continua a vendere, è tradotto in diverse lingue ed è stato trasposto in film-tv per la Rai.

7 Vivere di scrittura, che ne pensi?

E’ un po’ come dire: vivere di calcio. Se giochi in una squadra importante si può fare, se giochi negli amatori no. Comunque ci si può riuscire, anche in Italia, che non è certo un posto che brilli per la dimensione del suo mercato editoriale.

8 Pubblicare oggi con un grande editore è possibile per un giovane autore?

Certo che è possibile, se la qualità della sua produzione lo merita. Comunque è più difficile rispetto a qualche anno fa: il mercato editoriale si è ulteriormente ristretto, in conseguenza della crisi.

9 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?
Non si può generalizzare: ci sono concorsi seri e utili, altri che sono il contrario. Occorre selezionare con oculatezza.

10 Sei uno scrittore molto prolifico, come fai? Quando scrivi? Come?

Scrivo solo quando a una storia ho pensato molto, quindi quando è matura per essere scritta. A quel punto mi ci dedico scrivendo di pomeriggio per una media di 5-6 ore al giorno, correggendo e rivedendo la mattina dopo quanto scritto il pomeriggio precedente. Con quel metodo e a quel ritmo un romanzo lo scrivo in 3 o 4 mesi.

11 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Se è “bravo” non ha bisogno di molti consigli: deve solo avere pazienza e credere in se stesso, ma con un po’ di umiltà. Insomma, l’importante è che di essere “brav

o” non se lo dica da solo, ma accetti i giudizi di chi è più esperto di lui.

12 Cosa vuol fare da grande Eraldo Baldini?

Continuare a scrivere finché ci riesce, poi… il pensionato.

Grazie per essere stato mio ospite.

Eraldo Baldini è nato a Russi (RA). Dopo essersi specializzato in Antropologia Culturale ed Etnografia, ed avere scritto diversi saggi in quei campi, agli inizi degli anni Novanta si dedica alla narrativa. Nel 1991 vince il Mystfest di Cattolica col racconto Re di Carnevale: è di lì che inizia la sua carriera di scrittore. Oggi è non solo romanziere affermato in Italia e all’estero, ma anche sceneggiatore, autore teatrale e organizzatore di eventi culturali. Vive a Porto Fuori, una frazione di Ravenna tra la città e il mare.

Eraldo Baldini Website


Antonio Ferrara intervista Danilo Arona


Lo scrittore Danilo Arona

Danilo Arona

Buongiorno, oggi ho il piacere di intervistare Danilo Arona. Giornalista, scrittore, musicista, critico cinematografico e letterario, nonché ricercatore sul campo di “storie ai confini della realtà”: Danilo Arona è tutto questo e non solo.

1 Chi è Danilo Arona per Danilo Arona?

Il gemello dentro. In senso fantasmatico e in senso astrologico. E temo anche sul piano psichiatrico. Sai, quella storia degli “io multipli” in competizione… Devo confessare di conviverci bene, ma ogni tanto bisogna fuggirne. Quando capita, ne scrivo.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

L’ho raccontato ne L’estate di Montebuio. Tutta la faccenda del dodicenne Morgan Perdinka – altro io multiplo – che s’imbatte in una vecchia, grossa macchina da scrivere e inizia a smanicarsi nell’estate del 1962. E’ totalmente vera e, tranne il nome del protagonista, non ho cambiato una virgola da quel che ricordo… Per dire che, forse, l’esigenza di scrivere – che di sicuro è una follia per l’enorme quantità di tempo che si ruba alla vita – te la porti dentro, scritta nel DNA, sin dalla nascita. E si concretizza in un momento scatenante, irripetibile per circostanze e coincidenze. Dodici anni, pulsioni sessuali, tra la Baia dei Porci, l’autunno dei missili e la morte di Marilyn. E avevo appena visto Psyco con effetti devastanti.

3 Riesci a guadagnare con le tue “cose letterarie”?

Se ti riferisci alla possibilità di viverci e di pagare le bollette, la risposta è no. Però è sostanziale farsi pagare sempre. Perché scrivere, oltre che una follia, è un lavoro massacrante. E va pagato come tutti i lavori. Mi è successo un paio di volte di non essere pagato e ho provato una sincera pena per la controparte. Purtroppo può capitare a chi, come me, è un “buono” per capirci e non ha un agente che gli cura gli interessi e va a picchiare i pugni sul tavolo là dove serve. L’agente l’ho avuto, è uno dei top nel suo lavoro, e negli anni novanta mi ha fatto guadagnare bene. Diciamo che con lui lavoravo molto di meno e guadagnavo di più. E forse era meglio. Oggi sono alle prese con un’allucinante pletora di pagine da riempire perché giunto a quest’età, sto per compierne 61, dico quasi – quasi – sempre di sì a ogni richiesta per non scontentare il prossimo e farci la figura di un pirla gasato. Racconti e raccontini, prefazioni, rubriche, recensioni e curatele… Una giungla dalla quale non esce quasi mai – quasi – un soldo. Vorrei essere chiaro, Antonio, non mi sto lamentando. Però è la realtà. Troppo spesso si ritiene scontato che il lavoro intellettuale non vada contabilizzato. E non è così… Perché, se poi fai una scaletta di priorità, per forza dai la precedenza a chi ti paga (poco) e lasci in fondo l’impegno che ti sei assunto per fare un favore a un amico.

4 Edizione cartacea o eBook?

Carta. Amo la carta. Amo l’odore del libro. Amo la sua lucidità appena esce dai cartoni. Poi io sono un anti-tecnologico. Con il PC sono disprassico, faccio casini inenarrabili. Peraltro non sono affatto prevenuto nei confronti dell’eBook. Ho qualche mio titolo già in formato elettronico come Ritorno a Bassavilla e Palo Mayombe. E uno dei primi eBook horror della storia italiana è stato nel 2000 Rock, scaricato oltre seimila volte dell’antico sito di Horror.IT. Però, come lettore, non ho il minimo dubbio. Carta… anche se non fa bene all’Amazzonia.

5 Il libro che ti ha dato più soddisfazioni?

L’estate di Montebuio. E’ stata una discesa nei miei inferi personali. E si aperta una porta dalla quale ancora in questo momento c’è chi esce e c’è chi entra. E’ anche andato bene sul piano delle vendite. Nel senso che ha quasi – quasi (sono l’uomo del “quasi”, come vedi…) – esaurito la tiratura. Il problema – endemico in Italia se non sei un autore freak (di quelli cioè da alta classifica e che tengono in piedi tutta la baracca editoriale) – è che le tirature sono prudenti e un titolo nuovo si brucia in libreria in un tempo vitale di trenta giorni al massimo. Se in questo mese hai la sfiga di uscire gomito a gomito con King e la Parodi, in parte sei fottuto… A meno che qualcuno non abbia deciso di compiere a tuo favore un’ardita operazione di marketing. Quando rimugino su questo stato di cose, la tentazione è di seppellire l’ascia di guerra per sempre e di investire il residuo tempo a non scrivere… Però mi guardo indietro e considero che da quarant’anni sto in questa trincea ed è un po’ tardi per far prevalere uno degli altri io multipli. Infine, detto fra noi, ho in serbo ancora qualche sorpresa… di quelle che possono anche fare incazzare qualcuno…

6 Mondadori?

Altieri, Lippi, amici… Ho avuto solo rapporti, e spero di averli ancora, con il mass market, leggi libri destinati all’edicola. Segretissimo, Epix e tra qualche mese un Urania. Mi piacciono i libri da edicola, mi piace la filosofia che ci sta dietro (niente smancerie troppo intellettuali – però intanto uno degli ultimi Urania ci ha portato in regalo niente meno il sublime Edogawa Ranpo…) e mi toccherebbe ricordare che il fantastico e l’horror in Italia sono stati sdoganati prima di tutto in edicola, con una massiccia presenza della casa editrice di Segrate. Certo, mi piacerebbe uscire con loro anche in libreria. Non è escluso, vedremo.

7 Nel genere “Fantastico” e “Horror” in Italia sei considerato il massimo esponente. Cosa ne pensi?

Ma chi l’ha stilata questa classifica? Non è vero. Forse ho più titoli al mio attivo per ragioni anagrafiche. E poi da un po’ di tempo capita – e un po’ mi diverte perché è il massimo sintomo di libertà personale… – che pubblico un po’ a destra e un po’ a sinistra, ma sostanzialmente con chi mi apprezza e me lo chiede espressamente, riconoscendomi anche quel minimo di gratificazione non solo simbolica che ti spinge a picchiare sui tasti. In questo modo la mia produzione diviene “contagiosa” e si propaga come un virus… Sto scherzando, quasi. Comunque non sono d’accordo. Non mi sento il massimo esponente. Lo sarà chi tra noi – inutile far nomi, non siamo in tanti (e occhio alle donne, perché sono bravissime…) – pubblicherà un horror – vero, non una ruffianata modaiola come certe che invadono le librerie negli ultimi tempi – e si piazza in classifica tra i primi dieci. Non è una missione impossibile.

8 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Intanto bisogna pubblicare con un editore visibile, che non vuol dire necessariamente “grande” in termini economici. Io mi preoccuperei di un altro tipo di “grandezza”… Per capirci, Gargoyle e i XII sono dei “grandi”: c’è professionismo, volontà, progettualità, intelligenza e condivisione. Poi, se uno riesce a farsi pubblicare da Einaudi, chapeau… Non è fuori dai canoni. Ho letto un po’ di tempo fa un ottimo horror made in Italy proprio di Einaudi, Demonio di Graziano Diana. E altre cose più ibride. Tutto è possibile.

9 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

Non lo so. Non conosco l’argomento. A naso dubito che possano servire. Ma è una risposta di pelle, quindi passibile di errore.

10 Come scrivi? Quando scrivi?

Scrivo quando posso. Rubando il tempo alla vita, come dicevo prima. Però non sono schiavo affatto di certe allucinanti routine che certi autori di professione ti descrivono come se fossero dei Custer assediati dai pellerossa a Little Big Horn. Perché se “scrivo quando posso” non è seguito dalla condicio sine qua non: “soprattutto se ne traggo piacere”, neppure accendo il computer. Scrivere è una follia, hai ragione, ma devi essere abbastanza folle da non farlo anche se hai una consegna in scadenza. E poi – non è una novità – esistono lunghe giornate trascorse a non scrivere ben più produttive di qualche interminabile seduta davanti allo schermo, in preda alla nota sindrome della pagina vuota. Comunque non scrivo mai di notte e scrivo spesso all’ora di pranzo, saltando il pasto. Non è affatto una dieta perché poi a cena m’ingozzo.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Dato che hai usato la parola “mestiere”, non è giusto che io dia consigli a qualcuno. Io non scrivo per mestiere. Ripetendoci, scrivo per follia. Gli io multipli, e via manicomiando. Sto ancora aspettando che qualcuno elargisca consigli a me. E poi se posso… personalmente tendo a diffidare da chi mi vuole consigliare. Se sei bravo e abbastanza folle, prima o poi emergi. In ogni caso urge tener conto che “il mestiere” di scrittore spesso risulta piacevole, ma altrettanto spesso è una notevole rottura di coglioni. Se proprio devo sbilanciarmi in un consiglio, farsi crescere qualche pelo in più sullo stomaco. Io ho un buon carattere, sin troppo pio ed ecumenico – alla “Cane di paglia”, passibile in casi estremi di prender fuoco – e, guardandomi indietro, devo convenirne che è stata una controindicazione nei confronti del “mestiere”. Credo che uno scrittore debba avere un carattere più duro e meno malleabile. E, quando è il caso, mandare a stendere il prossimo. Io non l’ho mai fatto perché sono stato ben educato, nonostante il ’68 e i miei trascorsi da rockettaro. Però in effetti qualche calcio ben assestato nel culo di chi so io mi avrebbe forse giovato per la carriera. E gratificato il mio ego multiplo politicamente scorretto.

13 Cosa vuol fare da grande Danilo Arona?

Antonio… Danilo Arona si sta rimpicciolendo. L’altro ieri, la mattina da tempo programmata per andare a fare un giro al Salone del Libro, sono stato chiamato all’INPS per definire la pratica della mia finestra pensionistica. Ho dovuto andarci al volo perché non se ne poteva fare a meno. La faccenda mi ha colpito per il suo valore simbolico non proprio gradevole. Una voce interna che mi chiamava nella capitale della Sabaudia perché stavo presente in 8 (otto!) stand come autore – e nessuno che ti fa avere un cazzo di pass perché, se non sono un addetto ai lavori io, non so chi possa esserlo?… – e invece dovevo occuparmi della vita reale, della pagnotta e della vecchiaia. Che risponderti? Da grande ho già dato… Adesso torno bambino. Con l’intenzione di scrivere la definiva parola sull’italica paura – se non ci riesco, pazienza – e di crepare un secondo prima di mia moglie. Questo voglio, e null’altro. Però non sono completamente sincero… Voglio ancora regalarmi un po’ di musica. Come cantava qualcuno troppo tempo fa, finché c’è musica, mi tengo su.

Grazie per essere stato mio ospite.

Danilo Arona, classe 1950, giornalista, scrittore, musicista, ma anche ricercatore sul campo di “storie ai confini della realtà”, critico cinematografico e letterario, instancabile “nomade” editoriale e forse qualcos’altro su cui si può tranquillamente sorvolare. Al suo attivo: un incalcolabile numero di articoli disseminati qua e là tra giornali locali (“Il Piccolo” di Alessandria, “Notes”, “La Stampa” e “La Guida della Notte”, creazione del compianto Nico Seminerio) e riviste varie (“Robot”, “Aliens”, “Cinema&Cinema”, “Focus”, “Primo Piano”, “Carmilla”, “HorrorMania” e “Il Corsaro Nero”); saggi sul cinema horror e fantastico (“Guida al fantacinema”, “Guida al cinema horror”, “Nuova guida al fantacinema – La maschera, la carne, il contagio”, “Vien di notte l’Uomo Nero – Il cinema di Stephen King” e “Wes Craven – Il buio oltre la siepe”) e saggi sul Lato Oscuro della Realtà (“Tutte storie”, “Satana ti vuole” e “Possessione mediatica”). Da anni si dedica stabilmente alla narrativa, elaborando un personale concetto di horror italiano, legato alle paure del territorio, forse in grado di dimostrare che la nostra solare penisola è uno dei più vasti contenitori mitologici del pianeta: ormai decine sono i titoli dei suoi romanzi, che potete visionare alla sezione “Libri”. Nel campo della narrativa breve, numerosissime sono le sue partecipazioni alle più prestigiose, e innovative, antologie degli ultimi anni: “L’hotel dei cuori spezzati”,”Spettri metropolitani”, “Jubilaeum”, “In fondo al nero”, “14 colpi al cuore”, “Duri a morire”, “ALIA – l’arcipelago del fantastico”, “Se l’Italia”, “Le tre bocche del Drago”, “Anime nere”, “Borsalino – un diavolo per cappello”, “Colpi di testa” e “Tutto il nero del Piemonte”. E suoi interventi sono reperibili in diversi lavori critici a più mani quali “Note di paura” (Granata Press), “La congiura degli Hitchcockiani” (Falsopiano), “L’esorcista – 25 anni dopo” di Daniela Catelli (PuntoZero), “Il cinema degli alieni” di Roy Menarini (Falsopiano), “2001 odissea dell’uomo” (Besa), “Le nuove leggende metropolitane” (Avverbi) e “Contact! Tutti i film su UFO e alieni” (Corrado Tedeschi Editore). Collabora, quando può, alle riviste online “Carmilla” diretta da Valerio Evangelisti e a “Horror.IT” di Andrea G. Colombo. E’ stato membro, con Marco Tropea e Laura Grimaldi, del Comitato Scientifico di “ChiaroScuro – Tutti i colori del libro”, il primo festival di letteratura italiano che si è tenuto per sette indimenticabili anni in Asti, ed è oggi parte attiva dell’iniziativa alessandrina Equi-Libri, rassegna multimediale e itinerante di musica, libri e altro, coordinata da Enzo Macrì e Angelo Marenzana.

Danilo Arona Website


Una penna per Poe


Concorso Letterario Una penna per Poe

Una penna per Poe

Antonio Ferrara parteciperà al concorso letterario Una penna per Poe

Una Penna per Poe vuole essere un tributo al grande scrittore Edgar Allan Poe, sia per celebrare il 170° anniversario della nascita del genere poliziesco da lui inventato, sia per dare la possibilità a nuovi autori di farsi conoscere al pubblico.

Era il 20 aprile 1841 quando la rivista di Filadelfia Graham’s Magazine pubblicò il racconto di Edgar Allan Poe The Murders in the Rue Morgue (I delitti della Rue Morgue).

Quella fu la prima storia poliziesca nella letteratura, che diede il via ad altre due avventure con il detective Auguste Dupin e ispirò Conan Doyle nel creare il suo Sherlock Holmes.

A 170 anni da quell’avvenimento il sito EdgarAllanPoe.it e LaTelaNera.com hanno unito le forze per organizzare la seconda edizione del Una penna per Poe, un concorso letterario gratuito per racconti.

Il tema del Concorso

Il tema dei racconti sarà il poliziesco narrato da Poe.

Nei racconti proposti al concorso dovranno essere presenti espliciti richiami alle opere di Poe.

Per esempio potranno apparirvi suoi personaggi, o perfino Edgar Allan Poe come protagonista. Si può scrivere un racconto che funga da seguito, o da antefatto, a uno scritto da Poe. Si può scrivere un racconto che contenga elementi presenti in altre opere di Poe.

Il racconto proposto al concorso dovrà essere di genere poliziesco, ma sono tollerate “sfumature” horror o sovrannaturali.

Gli elementi principali che contraddistinguono il poliziesco sono:
– un delitto (di qualsiasi natura) compiuto o in corso
– uno o più investigatori (poliziotti, investigatori privati, normali cittadini)
– le indagini sul crimine svolte con sistemi scientifici e deduttivi
– lo scioglimento finale dell’intreccio

Il regolamento del Concorso

Art. 1 – I racconti da inviare dovranno avere una lunghezza minima di 10.000 caratteri e una lunghezza massima di 30.000, spazi inclusi. I file dei racconti dovranno essere inviati in uno dei seguenti formati: .doc, .rtf, .odt, .txt.
I racconti dovranno essere inviati come allegati a una email con oggetto “Partecipazione al concorso Una penna per Poe 2011” spedita all’indirizzo poe@latelanera.com.

Art. 2 – I lavori devono pervenire entro le ore 23.59 del giorno 20 luglio 2011.
Ogni racconto dovrà pervenire anonimo: i dati completi dell’autore/autrice (nome, cognome, recapito postale, recapito email, eventuale recapito telefonico) dovranno essere inseriti nel testo dell’email. Si accettano pseudonimi o nomi d’arte, ma ogni autore/autrice dovrà comunque comunicare i suoi dati anagrafici completi. Nel suo corpo dovrà tassativamente comparire la dicitura “Autorizzo il trattamento dei miei dati personali in base art. 13 del D. Lgs. 196/2003”.

Art. 3 – Ogni autore può partecipare con un solo racconto in lingua italiana.

Art. 4 – Possono partecipare tutti quelli che abbiano compiuto la maggiore età (18 anni) entro la data di inizio del concorso (20 aprile 2011), di qualsiasi nazionalità, ma i racconti dovranno essere scritti in un italiano corretto.

Art. 5 – Nessun racconto deve essere già stato pubblicato in forma cartacea (su libro con codice ISBN) o risultato vincitore di altri concorsi letterari.

Art. 6 – Le opere inviate saranno utilizzate ai fini del concorso (per la pubblicazione prevista dal premio).

Art. 7 – Ciascuna opera partecipante al concorso resta a tutti gli effetti di completa ed esclusiva proprietà dei rispettivi autori. La pubblicazione dei racconti migliori (su carta o web) è comunque per tutti gli autori obbligatoria (non rinunciabile) e non retribuita, oltre che ovviamente gratuita. L’autore, inoltre, accetta che la propria opera potrebbe essere sottoposta a operazioni di editing, se necessario, prima della pubblicazione.

Art. 8 – Nulla è dovuto dagli autori, ad alcun titolo, per la partecipazione al premio né per la (eventuale) pubblicazione, distribuzione e promozione dei racconti.

Art. 9 – Fra i lavori regolarmente pervenuti la commissione giudicatrice, a suo insindacabile giudizio, selezionerà i racconti finalisti e sceglierà il vincitore.

Art. 10 – La partecipazione comporta l’accettazione di questo regolamento in tutte le sue parti.

I premi del Concorso

I migliori racconti partecipanti al concorso saranno pubblicati in un ebook.
L’ebook sarà realizzato professionalmente dallo staff del sito eBook and Book e distribuito gratuitamente in rete dal sito eBookGratis.net.

Il racconto vincitore sarà pubblicato sulle pagine digitali della rivista letteraria “di genere” Knife.

L’autore vincitore sarà intervistato dal sito dedicato alle “competizioni letterarie” Concorsi-Letterari.it.

Un autore, estratto a caso tra tutti i partecipanti, riceverà un buono omaggio per un servizio professionale di comunicati stampa offerto dal sito letterario Penna Blu.

Un autore, estratto a caso tra tutti i partecipanti, riceverà un buono omaggio per un servizio professionale di editing letterario offerto dall’agenzia letteraria Abalone.it – Strategie Editoriali.

Tutela dei dati personali

Ai sensi della legge 31.12.96, n. 675 “Tutela delle persone rispetto al trattamento dei dati personali” la segreteria organizzativa dichiara, ai sensi dell’art. 10, “Informazioni rese al momento della raccolta dei dati”, che il trattamento dei dati dei partecipanti al concorso è finalizzato unicamente alla gestione del premio e all’invio agli interessati dei bandi delle edizioni successive; dichiara inoltre, ai sensi dell’art. 11 “Consenso”, che con l’invio dei materiali letterari partecipanti al concorso l’interessato acconsente al trattamento dei dati personali; dichiara inoltre, ai sensi dell’art. 13 “Diritti dell’interessato”, che l’autore può richiedere la cancellazione, la rettifica o l’aggiornamento dei propri dati rivolgendosi al Responsabile dati della Segreteria del premio nella persona del signor Alessio Valsecchi (telefono: 340.3317576 o Email: alecvalschi@latelanera.com).


Antonio Ferrara intervista Stefano Pastor


Lo Scrittore Stefano pastor

Stefano Pastor

Oggi ho l’onore e il piacere di intervistare uno dei più promettenti autori italiani per quello che concerne il genere “fantastico”, inteso nel senso più largo del termine.
Stefano Pastor. Incontrato per caso all’interno di un concorso letterario. Circa un anno fa ebbi la fortuna di avere tra le mani l’incipit di un suo romanzo di prossima pubblicazione di Stefano Pastor. Tramite forum e notizie in rete sono riuscito a rintracciarlo e a leggere i suoi libri.

1 Chi è Stefano Pastor per Stefano Pastor?

Molto deludente, lo devo ammettere. Io esisto in quello che scrivo e sono di certo più interessanti i miei libri della mia vita. Ma questo temo che sia un problema comune a tanti scrittori. Di sicuro è più facile affrontare la vita tramite la parola stampata che faccia a faccia.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Devo dire che la fantasia ha sempre fatto parte della mia vita. Mi sono sempre nutrito di libri, musica e film. Allo stesso modo sono sempre stato convinto che scrivere fosse troppo difficile e mai sarei riuscito a farlo. Tre anni fa ho iniziato per gioco e posso dire di non aver più smesso da allora.

3 Riesci a guadagnare con le tue “cose letterarie”?

Scrivere può essere molto gratificante, e pubblicare altrettanto. Purtroppo i benefici di queste pubblicazioni sono diluiti nel tempo. Quindi ammetto che finora non ho ancora guadagnato con questo lavoro, o almeno non ho ancora visto tangibili effetti, ma conto che ciò accada in un futuro non troppo lontano.

4 Edizione cartacea o eBook?

Personalmente leggo solo in ebook, ma come autore penso che sia molto più soddisfacente la copia cartacea. Tenere in mano un proprio libro è una sensazione che un ebook non potrà mai dare. L’importante resta comunque essere letti, quindi qualsiasi mezzo è ben accetto.

5 Che tipo di scrittore sei? Butti tutto giù di un fiato oppure pianifichi?

Mai pianificato. Certe storie crescono pian piano durante la scrittura, di altre ho in mente solo l’inizio e la fine e il resto viene costruito man mano. In alcuni casi l’idea iniziale è più articolata che in altri, quindi quando inizio a scrivere ho già in mente quali saranno gli avvenimenti principali della storia.

6 Tra i Libri che hai pubblicato qual è quello che ti ha dato più soddisfazioni?

Curiosamente le storie a cui sono più legato non sono ancora state pubblicate, forse perché non faccio che revisionarle per migliorarle ancora di più. Sicuramente le soddisfazioni maggiori sono legate al libro d’esordio, Ritorno a Ventimiglia. Questo perché non avevo alcuna fiducia nel romanzo, e soprattutto nelle mie capacità di scrittura, e sono stato davvero sorpreso che abbia vinto il concorso. Soprattutto che sia piaciuto a tutti quelli che l’hanno letto. Proprio non me l’aspettavo.

7 Vivere di scrittura, che ne pensi?

È il mio punto di arrivo, la meta che mi sono imposto. E sono convinto che perseverando si possa ottenere qualsiasi risultato. Anche perché ormai non sarei più in grado di vivere senza scrivere, quindi l’unica soluzione è farlo diventare una professione.

8 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa?

Non lo credo affatto. Penso anche che sia un’evoluzione naturale. Occorre il suo tempo, come in qualunque fase evolutiva. Crearsi un nome, farsi conoscere, e alla fine giungere anche ai grandi editori. Cogliere tutte le occasioni, quindi. Non nego che esistano scorciatoie per arrivare ai grandi editori, come le agenzie letterarie e conoscenze particolari, ma non sono convinto che sia quello l’unico modo per raggiungerli. Sono dell’idea che alla fine la qualità verrà sempre premiata.

9 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

Be’, io devo il mio successo a due concorsi letterari, che mi hanno permesso di pubblicare i miei primi libri. Anche adesso continuo a farne, e con buoni risultati. Quindi non posso che considerarli molto utili. Anche qui, comunque, occorre fare distinzioni, perché non tutti i concorsi letterari sono organizzati con serietà, ci sono casi in cui si possono considerare praticamente inutili.

10 Sei uno scrittore molto prolifico, come fai? Quando scrivi? Come?

Scrivo sempre. Da tre anni non sono stato un solo giorno senza scrivere. E se non scrivo correggo, revisiono, aggiusto. La mia produzione è scesa, negli ultimi mesi, in concomitanza con la pubblicazione dei miei libri, ma oggi è di nuovo ripresa. In situazione ottimale produco fino a trenta pagine al giorno, quindi faccio molto in fretta a finire un libro. Questo s’intende ovviamente per una prima stesura, poi i libri vanno revisionati più volte prima di poterli proporre a un editore. L’unica cosa che non mi manca sono le idee. Anzi, spesso devo accantonare ottime storie perché non ho il tempo di metterle su carta.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Uno solo. Scrivere. Inteso nel senso letterale. Cioè, scrivere un libro e subito dopo un altro, e poi un altro ancora. Scrivere racconti, ogni cosa che passa per la mente. Mai credere di aver finito quando ci si ritrova con un manoscritto in mano, se io avessi fatto così non avrei mai pubblicato, perché non mi vergogno ad ammetterlo che i miei primi libri erano scritti proprio male. L’unico modo di imparare a scrivere, di creare uno stile personale, è scrivere in continuazione. L’evoluzione è naturale. A parte questo è necessaria la fantasia, se quella difetta tutta l’abilità del mondo non potrà sopperire. Questo non vuol dire che una persona priva di fantasia debba smettere di scrivere, piuttosto che deve estendere le sue aspettative. Molto meglio produrre un ottimo saggio o una biografia, piuttosto che un mediocre romanzo.

13 Cosa vuol fare da grande Stefano Pastor?

Credo di esserci già arrivato. Faccio ciò che avevo desiderato fare. Essere conosciuto, essere letto, essere pubblicato da grandi editori e diventare famoso, per quanto siano cose che io mi auguro, potranno essere solo un complemento di ciò che faccio adesso. Il mio desiderio era scrivere, imparare a scrivere, essere capace di trasmettere agli altri i miei sogni, e credo di esserci riuscito. Questo è tutto.

Grazie Stefano
Stefano Pastor è nato a Ventimiglia nel 1958, dopo vent’anni passati nel commercio di musica e film, da un paio d’anni ha deciso di dedicarsi alla scrittura. Un primo successo l’ha ottenuto vincendo col romanzo Holiday il Premio Letterario Città di Ventimiglia, pubblicato in seguito dalla Editrice Zona col titolo di Ritorno a Ventimiglia (2010). Col thriller L’Intervista ha vinto il Premio Le Fenici 2010, indetto dalle Edizioni Montag, che l’hanno poi pubblicato in volume. Con CIESSE Edizioni ha pubblicato i volumi Creature e La Correzione, entrambi nel dicembre 2010, e Morte nel 2011. A marzo 2011 è uscito il romanzo horror La Prigione per la Zerounoundici Edizioni. A maggio 2011 ha curato la sua prima antologia, Favole della Mezzanotte, sempre per la CIESSE Edizioni. Le sue storie sono dei generi più disparati, thriller, fantascienza, fantasy, horror, avventura, drammatico, ma ha una predilezione per il fantastico puro, senza una precisa inquadratura.

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