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Antonio Ferrara intervista Alessandra Zengo


COVER#3

Speechless cover #3

1. Chi è Alessandra Zengo per Alessandra Zengo?

Alessandra è un piccolo mistero anche per se stessa. È un ossimoro vivente che può essere, a seconda delle situazioni, tutto il contrario di tutto. È estroversa e riservata; solare e malinconica; decisa e tuttavia raggiunge i livelli più alti di insicurezza. È una accanita lettrice con una grande passione per la pizza, la cedrata, gli animali e gli stimoli intellettuali che fanno muovere le rotelle del suo cervello iper-eccitabile. Non riesce a concepire anche un solo minuto della sua vita che non sia impegnato a fare almeno tre cose contemporaneamente. Anche mentre dorme pensa a quello che dovrebbe/potrebbe fare. I suoi sogni, nonostante siano criptici, fantascientifici e al limite del surreale, come le allucinazioni a occhi aperti, sono di grande ispirazione.

2. Hai fondato il blog letterario collettivo Diario di Pensieri Persi di cui sei l’amministratrice e curatrice; dal luglio 2011 sei caporedattrice di Urban Fantasy, portale italiano dedicato al fantastico. Dal 2012 dirigi il periodico trimestrale Speechless Magazine di cui sei l’ideatrice. Dal 2013 lavori anche per una casa editrice. Riesci a gestire il tutto?
Non sono ancora deceduta, quindi la risposta è sì. Per sapere se lo faccio bene dovresti chiedere ai miei collaboratori, che mi sopportano costantemente (come io sopporto loro). Sono molto sprovveduta, non ho tantissimo tempo, ma mi piace immensamente quello che faccio: lavorare nel “mondo libro”. Praticamente un sogno che si realizza, un hobby che è cresciuto lentamente e poi esploso. È una soddisfazione immensa poter dare sfogo alla mia passione, lavorare con team diversi, vedere il proprio lavoro apprezzato ed essere soddisfatta io stessa, nonostante io cerchi sempre di migliorarmi. Step by step.

3. Tu dici che il tuo sogno segreto è poter realizzare i sogni degli altri. In che senso?

Nel senso che fare felici gli altri è una cosa bellissima. Ancora più bella se facendolo riesci a gratificare anche te stesso.

4. Edizione cartacea o e-Book?

Entrambi. Non sono una cultrice ossessiva del cartaceo, ma adoro vedere la mia libreria, la mia scrivania, il mio comodino e la mia cassettiera straripanti di libri. Credo però che il digitale abbia grandi potenzialità ancora inespresse, e soprattutto è comodo ed economico. Con l’ipad e l’e-reader, poi, leggo molto più velocemente e posso portare con me migliaia di libri contemporaneamente. L’unico problema è scegliere. Con SL Books ho cercato di sfruttare tutte le possibilità che il digitale offre all’editoria, e spero di esserci riuscita almeno in parte. Non vedo l’ora di vedere il lavoro ultimato. E vedere qual è l’effetto finale. E chiaramente una copia cartacea entrerà a far parte della mia libreria.


5. Il libro che consiglieresti di leggere?


Scelgo tra le montagnette di libri che mi circondano ora: Nord e Sud di Elizabeth Gaskell; Grandi Speranze di Charles Dickens; Il secolo breve di Eric J. Hobsbawm e Senza chiedere il permesso di Lorella Zanardo.

6. L’ultimo libro che hai letto?

Ho appena finito The Hammer and the Blade di Paul S. Kent. Uno sword & sorcery altamente consigliato. Ho adorato i due protagonisti: Nix e Egil.

7. Se dico Stephen King?
Io e il caro Stephen abbiamo uno strano rapporto. Non sono mai riuscita ad amarlo e apprezzarlo veramente, anche se non ho ancora letto tutti i suoi romanzi. Nella mia libreria, però, c’è lo scaffale dedicato a King, al cui fianco trovano collocazione Alan D. Altieri e Haruki Murakami.

8. La bambina senza cuore?
La bambina senza cuore è il titolo di una storia che ha avuto diversi titoli. L’ultimo in ordine di tempo è stato Hidden Heart, con cui ha partecipato al concorso di Fazi. Ho conosciuto Lola, la protagonista, proprio grazie a questo contest. Il romanzo non vinse, ma l’incipit di Emanuela è stato l’unico, tra quelli letti, che mi aveva colpito. Alcuni mesi dopo, non ricordo di preciso quando, ho chiesto a Emanuela quale sarebbe stato il destino di quella storia. La lessi e poi proposi alla sua creatrice la pubblicazione con Speechless. Ricordo benissimo la nostra conversazione, eravamo come invasate che proponevano soluzioni per abbellire la storia. E a ogni nuova conversazione si aggiungeva un dettaglio nuovo. Così, dopo qualche mese, emerse il progetto multimediale di SL Books, la cui prima pubblicazione è proprio La bambina senza cuore. È stato un romanzo su cui sono state spese molte energie e su cui stiamo ancora lavorando. Vi basti sapere che dalla sua seconda stesura è quadruplicato di volume. Al momento stiamo facendo l’ultimo editing per rifinire il testo, mentre Giampiero sta lavorando all’apparato iconografico (bellissimo!).

9. Hai mai pensato di scrivere e fare la scrittrice?


Ho fatto alcuni tentativi, ma invano. Trovo che la scrittura sia divertente e piacevole, mi intrattiene, ma non sono dotata di quel “fuoco sacro” che sembra far bruciare il 90% degli scrittori. Ho cominciato la stesura di due storie, ora accantonate, ed è stato meraviglioso perché ho cercato di riprodurre quello stile frizzante e divertente che mi piace leggere. Ma per ora i miei ritmi mi impediscono di cimentarmi nella scrittura in modo serio e continuativo. Si aggiunga anche la mia incapacità di stare incollata a un foglio bianco per più di trenta minuti. Ho però in mente un romanzo a cui tengo particolarmente, un romanzo che parla di storia contemporanea che vede l’intrecciarsi di due vite. Il titolo provvisorio è Memories, e spero di cominciare a lavorarci presto. Le ricerche da fare saranno parecchie.

10. Come nasce Speechless? Dove vuole arrivare?
Speechless nasce come webzine di Diario, ma questa idea de facto non si è mai realizzata. Dopo quattro mesi di lavoro, ad aprile 2012 è nata una rivista digitale indipendente. Una scommessa, un salto nel buio, una strada di cui non conoscevo la destinazione. Speechless mi ha portato enormi soddisfazioni, e per questo devo ringraziare tante persone speciali. Ancora adesso, però, non so dove potrà arrivare, ma mi auguro che possa fare ancora molta strada.

11. Qualche anticipazione su un tuo progetto futuro?


Non so quanti dei miei progetti si realizzeranno. Però posso dire che al momento sto lavorando al nuovo numero di Speechless, in uscita ad aprile, che sarà molto particolare proprio per festeggiare il primo anno della rivista. In cantiere c’è anche un romanzo a quattro mani, una scrittura in collettivo, il progetto contro la violenza sulle donne e tanto altro.


12. Emanuela Taylor?
Il mio alter ego fatto di pixel nasce nel 2010. Emanuela è l’eteronimo di Alessandra, e rappresenta la parte di me che si dedica interamente alle parole. Non mi piace mischiare il “lavoro” con la mia sfera privata e “fisica”, perciò da questa esigenza è nata lei. Posso parlare di cultura e letteratura sapendo di essere circondata da persone che capiscono questo amore.

13. Cosa vuol fare da grande Alessandra Zengo?
Tantissime cose! Un rotolone regina non basterebbe. Ma eccone alcune. Vorrebbe continuare a lavorare nell’ambito editoriale come editor, aprire una casa editrice, pubblicare alcuni saggi riguardo i più disparati argomenti (tra cui uno di filosofia/teologia), aprire un rifugio per animali, (re)imparare ad andare a cavallo, laurearsi in Scienze psicologiche della personalità e delle relazioni interpersonali, creare un period-drama bello come Downton Abbey o le produzioni BBC. Incontrare Sherlock Holmes, nella figura di Benedict Cumberbatch per testare la sua reale intelligenza (e per sentirlo parlare). E vivere a Londra, la città dei suoi sogni. In generale, però, Alessandra vuole continuare a pensare, creare e trasporre nella realtà i propri sogni. Soprattutto quelli che sembrano impossibili.

Le parole di Jobs riassumono perfettamente il mio pensiero.
Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a fidanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.
Steve Jobs ai laureandi di Standford

Grazie per essere stata mia ospite.
Grazie a te per l’accoglienza! È stato un piacere.

Alessandra Zengo è nata a Cittadella, ma attualmente risiede in un paesino sperduto nella campagna veneta insieme a quattro cani che adora. E’ un ariete testardo e idealista, ama gli animali, adora la pizza, non è mai puntuale e si definisce una sognatrice pragmatica. Quando non lavora, studia o dorme, riflette su nuovi progetti da realizzare, progetti che affollano la sua mente giorno e notte. Nel 2009 ha fondato il blog letterario collettivo Diario di Pensieri Persi (www.diariodipensieripersi.com), di cui è attualmente l’amministratrice e curatrice; dal luglio 2011 è caporedattrice di Urban Fantasy (www.urban-fantasy.it), portale italiano dedicato al fantastico. Dal 2012 dirige, con non pochi grattacapi ma anche grandi soddisfazioni, il periodico trimestrale Speechless Magazine (www.speechlessmagazine.com), di cui è l’ideatrice. Il suo sogno segreto è poter realizzare i sogni degli altri. Dal 2013 lavora anche con una casa editrice.


Antonio Ferrara intervista Germano Dalcielo


germano dalcielo scrittoreOggi è ospite del mio blog Germano Dalcielo attivissimo scrittore che ha scelto di non avere “padroni” per quello che concerne i suoi romanzi.

1 Chi è Germano Dalcielo per Germano Dalcielo?

Uno sicuro di sé e convinto dei propri mezzi che non si è mai scoraggiato quando i riscontri erano pochi e le entrate non coprivano nemmeno la metà degli investimenti. Uno che non ha ceduto al ricatto dell’editoria a pagamento, credendo fino in fondo che quello che aveva scritto valesse qualcosa. Uno che sa che pensare di essere già “arrivato” è l’errore più grave che possa commettere.


2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Una sera un camion per traslochi aveva tranciato il palo della luce nella piazzetta del mio condominio. Ho preso una candela e mi sono ritrovato a chiedermi cosa diavolo potessi fare. Ho piazzato la candela sul comodino, ho preso l’agenda e una penna e mi sono messo a fare il riassunto della mia vita fino a quel momento, nel 2008. Beh quell’interruzione di fornitura fu galeotta perché da lì è nato il mio primo libro, Il gene dell’azzardo, una mia autobiografia/diario sulla dipendenza dal gioco d’azzardo. A quel punto scrivere diventa una droga, non puoi più farne a meno, sempre che uno ce l’abbia nel DNA. Una volta affiorata in superficie, non puoi più metterla a tacere.


3 Il segreto di Gesù. Perché comprarlo
?

Primo perché costa poco, sia nella versione digitale che cartacea, e poi perché è un romanzo che nasconde tra le righe un messaggio più profondo, con l’intento di far scaturire una riflessione nel lettore che non si fermi semplicemente all’illazione che faccio nel testo, per quanto possa essere forte o scandalosa. Ho scritto questo libro non tanto per un fine spudoratamente commerciale (altrimenti non lo venderei a 89 centesimi), quanto per instillare un dubbio legittimo su chi fosse in realtà questo carismatico predicatore che la Chiesa ha idealizzato manipolandone per tornaconto personale vita, morte e miracoli. Ma non voglio spoilerare troppo e mi fermo qui.

4 Edizione cartacea o eBook?

Il futuro è digitale, su questo non ci piove. Parlando sia da autore che da lettore, l’ebook ammortizza i costi notevolmente. Niente spese di stampa, spedizione, logistica, ma soprattutto si azzerano i tempi di attesa: un file è scaricabile in un minuto, per un libro cartaceo rischi di aspettare anche un mese.


5 Il libro che consiglieresti di leggere?

Sicuramente un thriller, il mio genere preferito. Per andare sul sicuro L’ultimo Catone di Matilde Asensi, che non mi faceva staccare dalle pagine nemmeno alle 4 di notte, oppure Non dirlo a nessuno di Harlan Coben, un maestro nel far venire l’ansia al lettore “malcapitato” di turno.


6 L’ultimo libro che hai letto?

Ninna nanna di Chuck Palanhiuk, autore che adoro per il linguaggio sempre sopra le righe. Non mi ha entusiasmato come Soffocare, il suo capolavoro, ma è stata comunque una lettura piacevole.


7
Self-publishing? Come mai questa scelta? Ti rende? Ti appaga? Lo consiglieresti a un giovane e volenteroso autore?

Sì, mi sento di consigliarla al momento come l’unica strada possibile per chi ha pochi mezzi. Oggigiorno non tutti possono spendere 600 euro per farsi leggere da un agente letterario e arrivare, se il libro è valido, a qualche grande casa editrice. Il self-publishing riduce le spese iniziali al minimo: un codice ISBN può costare pochi euro per il cartaceo, sull’ordine di 20 o 30 o addirittura gratis come su Lulu, e pochissimi per la versione ebook (2 euro, se non gratis come su Youcanprint). Io ho scelto il self-publishing anche per un altro motivo: una volta finito di scriverlo, volevo pubblicare il libro e farmi leggere. I tempi di attesa per la valutazione in casa editrice vanno dai 3 ai 9 mesi. Troppi. Io volevo tutto e subito. Il self publishing ha esaudito la mia “fretta”.

Per quanto riguarda l’aspetto pecuniario, dipende molto dal prezzo che imposti. Vuoi guadagnare qualcosa o preferisci farti leggere da più persone senza pensare al vil denaro? Ecco, io ho preferito che il mio libro potesse arrivare su quanti più dispositivi e e-reader possibili, al prezzo di un caffè. Poi sarà il passaparola a decretarne il successo e, eventualmente, a rimpinguare un po’ il conto in banca perennemente in rosso.


8 Ci si può provare a vivere di scrittura?

In Italia è difficile. Vivere solo di scrittura no, sicuramente può essere una seconda, piccola entrata utile per coprire qualche spesa extra, come bollette, assicurazioni, cene fuori. Ma pensare di arrivare a fine mese con i soldi provenienti dal proprio libro, no, è utopia. A meno di chiamarsi Ammaniti o Faletti.


9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Scrivo sulla mia agenda quando porto il cane al parco a correre, tre volte al giorno. Sono gli unici momenti della giornata che riesco a ritagliare per me stesso e per la mia “figlioletta” pelosa.
 

10 Come nasce la tua passione per le storie?

Dalla lettura ovviamente, sin dalle scuole medie. Divoravo i gialli di Agatha Christie e i racconti di Conan Doyle. A mio parere uno scrittore non può non essere (stato) anche un avido lettore. È una conditio sine qua non imprescindibile.


11 Qualche anticipazione su un tuo progetto futuro?

Sto scrivendo il mio quarto romanzo, sempre un thriller, dal titolo provvisorio “Muori urlando”. L’ennesimo serial killer con turbe psichiche? No no, acqua acqua…


12 Un tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore.

Di preoccuparsi solo di scrivere, di prefiggersi sempre un obiettivo, come può essere quello di migliorarsi e di cimentarsi in più generi, senza paura di sbagliare o di non essere all’altezza. Sbagliando si impara, sarà banale, ma è così. E soprattutto di non mollare mai. I sogni spesso si avverano se ci credi fino in fondo.

13 Cosa vuol fare da grande Germano Dalcielo?

E me lo domandi?

Grazie per essere stato mio ospite

Grazie a te

Germano Dalcielo Offical Blog

Dice di lui: Ho 31 anni, scrivo per passione e per esorcizzare i miei demoni. Sono matto, un po’ ossessivo compulsivo e leopardiano. Ho una figlia di nome Zuma, la luce della mia vita.


Antonio Ferrara intervista Alexia Bianchini


alexia bianchiniOggi ho il piacere di intervistare per “Uno sguardo oltre la siepe” la vulcanica Alexia Bianchini. Scrittrice, curatrice, editor, insegnante, direttore del  webmagazine Fantasy Planet e direttore editoriale della Lite-editions, una casa editrice che pubblica on-line racconti erotici di qualità e curatore della collana Gold (fantasy) della CIESSE edizioni.

 

1 Chi è Alexia Bianchini per Alexia Bianchini?

Una sognatrice, imbranata, folle. Si perde nei suoi sogni, canticchia le sigle dei cartoni animati e non può fare a meno di scrivere. Alterna questo suo essere di carta velina con la spietata curatrice e con la mamma chioccia ansiosa e giocherellona.

 

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Per me scrivere significa svuotare un po’ la mente dalle tante storie che vi albergano. È necessario per ricordarmi qual è la realtà.

3 Essere donna in un ambiente come quello della letteratura fantastica?

Mi trovo a mio agio. Devo dire che cerco spesso l’opinione dei colleghi uomini, soprattutto nella fantascienza, perché credo ci siano punti di vista diversi, dettati da gusti differenti. Mi piace ascoltare le loro opinioni.

4 Edizione cartacea o eBook?

Entrambi, senza ombra di dubbio. In alcuni casi va bene anche solo l’eBook, per essere più dinamici, alla portata di tutti. Soprattutto per certi sottogeneri della letteratura fantastica sono una risorsa.

5 Tra le tante cose che fai sei scrittrice, curatrice, editor, insegnante, direttore editoriale. Come ti gestisci?

Suddivido la mente in cassetti. Sono molto intransigente con me stessa. Alla mia aria svampita si contrappone una mente rigorosamente ordinata. Faccio liste ogni dieci minuti. È un meccanismo di autodifesa che ho fin da bambina, necessario quando si ha una memoria labile come la mia.

6 La tua produzione letteraria è molto varia, ma prediligi il fantastico nel senso più ampio del termine. Da dove nasce questa tua passione?

Miti e metafore. Oltre a permetterti di sognare e viaggiare per altre dimensioni, questo tipo di letteratura è ricca di archetipi in grado di interagire con il lettore. Metti in gioco te stesso, la tua visione del mondo, sottintesa ad altre meccaniche. Filosofia, scienza, storia, sociologia, tutte entrano in collisione, sebbene si affronti l’intangibile, il surreale.

Si crede che il fantasy o la fantascienza siano generi per ragazzini, ma non esiste cosa più scorretta. Ci sono romanzi per ragazzi e opere letterarie per adulti che affrontano temi scottanti, come le distopie, dove la società e i suoi difetti vengono messi a nudo.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?

Difficile, arduo. Devi fare il “botto” e forse dopo ti puoi permettere il lusso di far diventare la tua passione un lavoro, come mi raccontò Barcley, uno scrittore anglosassone che c’è riuscito!

8 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Credo sia necessario il connubio fra talento e fortuna. Da soli non servono se sei all’inizio. Comunque sono sempre stata convinta che arrivare alla CE famosa quando come autori si è acerbi non è conveniente. Uno scrittore deve crescere, partire dal basso, confrontarsi con la vera editoria, scrivere racconti, romanzi, provare generi diversi, farsi le ossa!

9 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

I miei sono gratuiti, presso la biblioteca. Probabilmente ne organizzerò altri a pagamento, ma sempre con il medesimo fine: creare un prodotto. Non basta spiegare come si scrive, bisogna farlo insieme, dar vita a un progetto e pubblicarlo, proiettare i partecipanti nella cruda realtà di questo mondo. Con l’eBook oggi è fattibile, bisogna solo avere la voglia!

10 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Scrivo di pancia, poi correggo svariate volte (alcuni progetti sono in fase di editing da anni); scrivo sempre, se sono per strada sui foglietti; il mio angolino è la stanzetta di mio figlio, su un vecchio portatile, lo scassone.

11 Minon? Alter Ego?

Aura, il romanzo che sto finendo con altre due autrici e Nemya, la protagonista del mio horror fantasy, ancora a metà stesura. Poi c’è Christopher, interprete di un cyberpunk finito, ma che fatico a mandare in valutazione. Poi c’è Diana, star di una trilogia sui draghi.

Vedi, ecco che si aprono i mille cassettini, orde di personaggi reclamano il primo posto della classifica. Questa domanda NON me la dovevi fare!

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Scrivere, senza chiedersi cosa, dove, quando! Essere sempre umile, mettersi in gioco, leggere in continuazione e non solo un genere, è necessario spaziare, oltrepassare i confini. Non fermarsi ai silenzi degli editori, né ai rifiuti. Non è detto che sia il primo romanzo ad avere fortuna, i miei primi due sono ancora nel cassetto. Non credere che sia fondamentale pubblicare con un big. L’importante è pubblicare gratis e farsi leggere.

13 Cosa vuol fare da grande Alexia Bianchini?

La ballerina, l’astronauta, la cantante.

Alexia Bianchini Official Website

Alexia, mamma di tre splendide creature e appassionata del mondo fantastico in ogni sfaccettatura.

Con CIESSE edizioni ha pubblicato MINON, un romanzo Dark Fantasy scritto 4 mani con Fiorella Rigoni.
Ha pubblicato con Linee Infinite Editore il romanzo Scarn, la nuova era dei vampiri.
In e-book è disponibile la sua raccolta di racconti cyberpunk al femminile AlterEgo, edita da EDS.
Un brano è stato pubblicato nell’antologia 365 storie cattive.
Alcune sue poesie le potete trovare in raccolte varie. È prevista la pubblicazione on-line di una silloge dark.
Il suo racconto Ali lacerate lo potete leggere in Visioni Fatate e La sposa putrescente in Spose, cadaveri e misteri. Antologie pubblicate da Delmiglio editore.
Il brano Avarice, selezionato in un concorso, lo potete trovare sull’antologia Del Vizio e della Virtù pubblicato da Diamond editrice.
Con le Edizioni Scudo è disponibile in e-book Superciccio & Sisters, il suo racconto La danzatrice di spade nel volume n.2 di Mahayavan, Fata a vapore in Vapore Italico e le graphic-novel de La principessa del Deserto Sefoxirya. Il brano Unità d’Italia potete trovarlo nell’antologia Robot.ITA e No One in Iustitia Mortis.
Con GDS Edizioni sono disponibili le novelle: Il cerusico e Sibilla, visioni di Morte. Inoltre ci sarà il racconto horror Notte di paura in una loro antologia. Per marzo 2012 è prevista l’uscita dell’antologia SYMPOSIUM, di cui è curatore.
Il suo racconto Il cuore di Maya, è stato pubblicato nell’antologia I vampiri? Non esistono, con Domino edizioni. A breve la pubblicazione di una antologia da lei curata.
Un suo pezzo è stato selezionato per la nuova antologia della Delos 365 racconti per la fine del mondo.
Il racconto Invalicabile è stato selezionato per l’antologia Terre di Confine.
Fa parte come autrice del progetto Scritture Aliene della EDS. Il brano Viaggio nell’universo è disponibile nell’albo n°2, Lo spazzino del mietitore nell’albo 5 e La Cattedrale, brano scritto con Anna Grieco sarà nel numero 7..
Attualmente è alle prese come curatrice di due antologie, una fantasy e una ucronico-fantasy e gestisce un corso di scrittura creativo.

È direttore del  webmagazine Fantasy Planet e direttore editoriale della Lite-editions, una casa editrice che pubblica on-line racconti erotici di qualità e curatore della collana Gold (fantasy) della CIESSE edizioni.


Antonio Ferrara intervista Laura Platamone


Laura Platamone

Laura Platamone

Oggi come ospite per “Uno sguardo oltre la siepe” ho il piacere di avere Laura Platamone. Un editor professionista. La sua matita rossa è una minaccia contro la cattiva scrittura e la piaga dell’editoria a pagamento. Siete avvisati.

1 Chi è Laura Platamone per Laura Platamone?
È la persona che vorrebbe essere. O Almeno lo è oggi, del tutto convinta che ogni passo fatto, anche le cadute e gli inciampi, l’abbiano portata dove si trova adesso. In un posto, fisico o ideale, dove sta bene. Abbandonando la filosofia spicciola posso dire di essere una persona che è riuscita a completare un percorso, quello della sua formazione, e ora aspetta solo l’occasione giusta per dimostrarlo a quante più persone possibile. Mi ritengo fortunata per quello che ho e so che il resto arriverà. Non ho mai avuto fretta di riuscire o di ottenere dei risultati ma sono un’inguaribile ottimista e non mi lascio mai prendere dallo sconforto. Il tempo porta le soluzioni. Sempre. Quindi perché avere fretta?!

2 Fare l’editor in Italia non sembra un mestiere facile, come la vedi?
Le sorti di un editor, nel nostro Paese, seguono quelle di moltissimi professionisti della cultura: si confondono nell’approssimazione e nella scarsa conoscenza – da parte dei più – del settore. Che la maggior parte delle persone ignori totalmente l’esistenza di questa figura è un dato di fatto. La cosa impressionante è che anche gli stessi editori spesso facciano il loro mestiere in maniera improvvisata e senza un team di lavoro nel quale la presenza di un editor dovrebbe essere un elemento imprescindibile. Un altro punto riguarda la formazione. Come si diventa editor? Spuntano come funghi scuole che propongono corsi di editing, ma basta veramente un corso di poche lezioni per potersi offrire sul mercato vantando una professionalità tra le più complesse del sistema editoriale? La mia risposta è no, o almeno, non solo. Io stessa mi sono formata con un master biennale. Un corso lungo quindi, e lo stesso non sono certa che la sola frequenza delle lezioni mi avrebbe permesso di operare poi professionalmente nel settore. Il mio vero esame sono stati gli autori, lavorare con loro è stata la mia “iniziazione”. Ho iniziato facendo il giurato in alcuni concorsi e man mano che andavo avanti mi rendevo sempre più conto che in quello che leggevo c’erano aspetti che potevano essere migliorati per renderli più efficaci. Dal pensarlo all’intervenire il passo è stato breve. Eppure la linea di demarcazione tra farlo per mettersi alla prova, per curiosità, per dedizione o perché è il lavoro della tua vita, è davvero sottile. Nessuno a un certo punto mi ha messo un pezzo di carta in mano dicendo “ecco da questo momento in poi sei un editor”. È stato il continuo confronto tra me e gli altri che mi ha resa sempre più sicura delle mie capacità fino a convincermi che era il momento di mettermi sul mercato. Un mercato lavorativo – quello dell’editoria – nel quale non esistono regole, con i cancelli chiusi, nel quale inserirsi è davvero difficile. Io mi sono fatta aiutare molto da internet, dal mio blog, ho usato i Social Network come fossero una vetrina e in un certo senso ha funzionato. La mia carriera è iniziata da poco ma non posso lamentarmi.

3 Quando ti arriva un testo tra le mani quanto ci metti per accorgerti se chi l’ha scritto ha “stoffa” o meno?
In genere molto poco. Un editor professionista capisce le potenzialità di uno scritto o di un autore già da poche righe e diciamo che quando arriva a 10 cartelle la sua idea è piuttosto precisa. Ovvio che ho poi il dovere morale e professionale di lavorare allo stesso modo e con lo stesso impegno un testo che ritengo ottimo e uno che ritengo meno valido. Il mio ruolo è sempre quello di aiutare l’autore a dare il meglio di sé compatibilmente con il suo stile, la sua capacità di creare una trama e caratterizzare dei personaggi. Io lo aiuto a rendere al meglio il SUO testo e sottolineo suo perché un editor non è un ghostwriter, non è uno che a partire da un’idea o una traccia la riscrive di sana pianta. Io non intervengo mai al posto dell’autore piuttosto lo consiglio su come fare a dare il meglio con la materia che sta trattando.

4 Gli errori più ricorrenti degli scrittori italiani?
Gli errori in assoluto più frequenti sono il “qual è” con di mezzo l’apostrofo e il “po” con l’accento (usate l’immaginazione io non ci penso nemmeno a scriverli e la sola idea mi risulta rabbrividevole), seguono le d eufoniche, anche se qui più che di errore si potrebbe parlare di evoluzione della lingua e scarsa rapidità di adattamento. Un problema un po’ più complesso è rappresentato dalla scarsa padronanza dei contenuti a livello di trama: spesso l’autore, preso dall’impeto di voler raccontare la sua storia, dimentica aspetti anche fondamentali della trama o dei personaggi andando incontro a sviste clamorose che minano in maniera irreparabile la coerenza dello scritto.
Ma se proprio devo essere sincera, tutte le robe fin qui elencate possono facilmente essere corrette mentre c’è un errore che sfugge ad ogni controllo ed è il   sentirsi già scrittori ancora prima di iniziare. Partire con un atteggiamento di presunzione e supponenza. Dire io scrivo quindi sono uno scrittore come se il fatto che io canto sotto la doccia potesse far di me una cantante. E crederci, ci credono troppo, ci credono a priori. Ecco, questo è un errore grandissimo e spesso irreparabile.

5 Ti è mai capitato un testo “quasi” perfetto sul quale andavano apportate solo minime correzioni?
Certo che mi è capitato! Per fortuna non siamo circondati solo da pseudoscriventi ma ci sono tanti e tanti autori talentuosi che hanno stili interessanti e sanno come raccontare le loro storie e appassionare chi le legge. In questi casi il mio lavoro è sicuramente più semplice e piacevole!

6 Stephen King dice: Scrivere è umano. Editare è divino.
Io credo che sia divino tutto quello che si fa con passione e correttezza. Dal coltivare un campo a correggere un manoscritto, la natura profonda di una professione sta nell’intenzione di chi a fa e nei motivi per cui si intraprende un determinato mestiere. Detto questo sì, a volte avere la capacità di rendere nuova luce a un testo, far filare una frase che prima stentava, migliorare la resa di un’immagine o un personaggio, regala una sensazione che si avvicina parecchio all’onnipotenza!

7 Gli autori italiani, specie se agli esordi, spesso cadono vittima di editor improvvisati e agenzie letterarie di dubbia professionalità. Come ci si difende da queste trappole?
Ci si difende informandosi. Ormai nell’era di internet siamo tutti schedati quindi basta googlare per trovare tutte le info necessarie a non cadere in errore. Se non si ha la possibilità di cercare informazioni su internet nulla ci vieta di chiederle al diretto interessato. In fondo quando ci apprestiamo a investire i nostri soldi sul lavoro di un professionista abbiamo tutto il diritto di sapere chi è e come lavora. Chi tentenna o mette le mani avanti evidentemente non è così certo della sua competenza e professionalità. In quei casi meglio andare avanti e cercare qualcuno di più affidabile.

8 Perché scegliere Laura Platamone come editor?
Perché dico le cose come stanno. Non prospetto mai un percorso roseo solo per fare contento uno scrittore. Io sono schietta, se un testo ha tanti problemi li enumero uno per uno, senza risparmiare nulla. Non vendo correzioni di bozze come se fossero editing e mi esprimo sempre chiaramente su quali interventi andranno fatti sul testo, dall’autore sotto la mia guida. Credo molto nel rapporto che si instaura tra editor e autore, un rapporto che deve essere coltivato a fondo, un sodalizio di lavoro che spesso diventa anche personale. Conoscersi nel vero senso della parola, quando si lavora insieme a un testo, diventa parte fondamentale della collaborazione, specie quando questa dura mesi e mesi di intense corrispondenze e revisioni.
Questo aspetto, per me molto importante, viene percepito dagli autori come una garanzia dell’efficacia del mio operato.

9 Hai mai rifiutato un lavoro semplicemente perché era illeggibile? È dura dire a qualcuno: “Guarda, cambia mestiere.”
Ogni testo ha un suo margine di miglioramento, il mio lavoro non consiste nel trasformare un testo mediocre in qualcosa di eccellente ma di portarlo al massimo della sua forma possibile. Fatta questa premessa devo dire che in genere non mi è capitato di editare testi così pessimi da risultare illeggibili o non migliorabili. Certo alcuni lavori sono più complessi di altri ma tutto sta ad accettare l’idea che l’editing non è magia, non trasformerà in best seller un manoscritto, che sia buono o cattivo lo porterà solo alla sua forma migliore. Diverso è il discorso in caso di una scheda di valutazione. Spesso il mio lavoro parte proprio da quello. L’autore mi contatta perché ha scritto qualcosa e vuole sapere che ne penso prima di passare a un eventuale intervento di editing. In quel caso mi è capitato di dover essere “dura” con chi mi aveva commissionato il lavoro. Anche in questi casi le reazioni sono molto varie. C’è chi sparisce senza dire nulla, chi lo fa dicendo che sono un’incapace, che non capisco nulla, e chi accetta le critiche e si rende conto delle mie segnalazioni in maniera sportiva e costruttiva.

10 Se ti capitasse un testo eccezionale? Cosa diresti all’autore?
Gli direi quello che penso, ossia che quello è un testo eccezionale e che mai e poi mai dovrà permettere a qualcuno di fargli credere il contrario. Sono dell’idea che oggigiorno anche per un testo con tutte le carte in regola sia difficile farsi strada e arrivare a grandi successi e risultati, ma quando si è certi del valore di un’opera la cosa che in assoluto bisogna evitare è il lasciarsi perdere dallo sconforto. Bisogna avere pazienza e tanta. Purtroppo spesso gli scrittori emergenti ne hanno pochissima!

11 Capita spesso che chi scrive non si accorga di sviste colossali. Un editor che scrive è anche l’editor di se stesso?
Assolutamente NO. Io quando scrivo per me stessa sono una frana. Ho un occhio maniacale per ritmo e struttura ma non riesco a soffermarmi sui refusi.
C’è nell’immaginario collettivo quest’idea che un editor debba anche essere uno scrittore. Dirò di più: un bravo scrittore. Io non la penso così o almeno mi sembra riduttivo. È vero, a detta di molti, io so scrivere. Ma mi costa fatica farlo perché nell’editing si sviluppano manie e paranoie che applicate alla scrittura diventano vere e proprie psicosi. Io non riesco buttar giù tutto di getto facendo i conti alla fine come fanno molti scrittori. Per me ogni parola messa in riga deve essere perfettamente accordata con tutto il resto o non riesco ad andare avanti. Quindi scrivo lentamente e mi costa tanto tempo e fatica. Quando poi ho finito preferisco far leggere a qualcuno di mia fiducia piuttosto che ostinarmi a cercare una perfezione che da sola non troverei mai. Fa parte della natura umana e anche dei limiti della mia professione, nessuno, e dico nessuno, può avere un distacco tale dalle sue parole da essere scrittore ma anche editor di sé stesso. È lo stesso motivo per cui mi arrabbio quando sento tanti scrittori, più o meno noti, dire sì io sono scrittore ma faccio anche l’editor. Non si è ancora capito che sono professioni che presuppongono competenze diverse e non c’è alcuna intercambiabilità tra le due figure! Io ho fatto la mia scelta molto tempo fa pur essendomi avvicinata all’editoria da scrittrice ho capito subito che la mia strada non era quella e allora sono tata onesta con me stessa e con gli altri puntando su ciò che veramente sentivo affine.

12 Knife?
Knife è la rivista del Nero Cafè e, anche se è il risultato del lavoro di una squadra di persone che si impegna giorno dopo giorno per realizzarlo, mi piace definirlo la mia creatura. Sarà che mettere insieme tutti gli articoli, raccoglierli e impaginarli dà un senso di “maternità” sull’insieme che io sento davvero forte, sarà anche per le vicende che l’hanno visto nascere e crescere. Insomma Knife è la rivista di Nero Cafè ma mi rappresenta totalmente. È affilato e tagliente un po’ come lo sono io ma anche ricco di sentimento e contenuti per chi sa andare oltre la copertina. è uscito da qualche settimana il numero 3 e siamo già in piena lavorazione per il 4 che sarà un numero speciale con una tematica molto interessante e molto “italiana” (ma che non svelo!) che farà da traino alla prima pubblicazione del marchio Nero Press (sempre di proprietà del Nero Cafè), il romanzo “Exilium – La vera storia dell’Inferno di Dante” di Kim Paffenroth.

13 Cosa vuol fare da grande Laura Platamone?
Vorrei continuare a fare quello che faccio, con lo stesso entusiasmo, ma in un mondo diverso. Un mondo dove l’editoria non sia un circolo di intellettuali pseudo-radical-chic che annuiscono e si compiacciono a vicenda ma non danno in alcun modo spazio al merito di chi la professione la conosce davvero.

Grazie per essere stata mia ospite.

Grazie a te Antonio per lo spazio e l’opportunità che mi hai dato di parlare in maniera così approfondita di me e del mio lavoro!

Approfondiamo la sua conoscenza: Laura Platamone blog.

Sono Laureata in Tecnica Pubblicitaria e Belle Arti. Ho sempre saputo di voler “comunicare” ma per un bel po’ di tempo non ho avuto le idee chiare sul cosa o come. La scrittura però c’è sempre stata, in sordina, come modo per esprimere quello che di me non mi era chiaro. Tutti i pensieri confusi che, dall’infanzia fino all’età adulta, mi sono passati per la mente si precisavano per magia appena prendevano forma sulla carta. Questo ovviamente non faceva di me una scrittrice, ma solo un’ingenua appassionata. Però non ero malaccio, così per un po’ di tempo ho collaborato col quotidiano La Sicilia, scrivendo articoli di cultura, tendenza e spettacolo. E però quando si è uno spirito libero, ci si accorge presto che il lavoro di redazione presuppone compromessi che non sempre si è disposti ad accettare. La scrittura “mercenaria” al servizio di fatti, prodotti e notizie, non solo non rispecchiava quello che ero e volevo fare, ma frustrava le mie inclinazioni. A quel punto sapevo che volevo scrivere, ma non a quel modo e a quelle condizioni.

Che è successo poi? Niente, mi sono messa a insegnare perché nella vita s’ha da campare. La scrittura era tornata a essere una passione che coltivavo per me. Espressa al massimo in qualche considerazione sul mio blog. C’era gente che diceva che ero brava. C’era gente che si emozionava con le mie storie. Mie sul serio perché lì parlavo quasi esclusivamente di me.

Poi è iniziato il mio “periodo nero”. Ora va bene farsi i cazzi miei ma star qui a spiegarvi sarebbe davvero troppo. Vi basti sapere che a quel punto avevo dentro tanta di quella distruttiva emozione che solo la scrittura ha potuto salvarmi. E le pagine di un blog non bastavano più.

Contrariamente a quella che è la prassi, partire dai racconti per arrivare al romanzo, io ho scritto un romanzo. Ingenuo, incompleto, a distanza di anni addirittura patetico. Nessuno lo pubblicherà mai perché il suo posto è nel mio cassetto. Deve star lì perché comunque un suo senso ce l’ha. Quando ho messo la parola fine a quelle 150 cartelle di deliri da anima in pena, ho capito che mi ero liberata di un fardello che per anni aveva bloccato la mia capacità di riuscire a scrivere altro da me. E allora le storie hanno iniziato a parlarmi insieme a una moltitudine di altri personaggi che mi chiedevano di scrivere e scrivere, dargli voce in qualche modo. Ecco, ho iniziato a farlo.

Così sono arrivati i racconti, e i primi riconoscimenti.

A ben pensarci il primo piazzamento l’ho ottenuto con una poesia. Laura poetessa? No, ne ho scritta solo una, ma a quanto pare era materiale buono.

Poi, mentre inviavo racconti su racconti, è arrivata la svolta. Il momento in cui ho capito che la scrittura era stata solo un tramite per avviarmi alla strada che volevo percorrere davvero. Ad agosto del 2009 ho partecipato (selezionata insieme ad altre 29 persone tra più di 800 richieste) al primo Laboratorio di Scrittura Creativa Mondadori (potete trovare qui il diarietto semiserio di quei giorni)

Illuminazione. Sì, scrivere è bello ma l’editing lo è ancora di più!

Già da un po’ intrattenevo assidue conversazioni con altre scrittrici sparse sul web, hanno iniziato a inviarmi i loro romanzi e i loro racconti. Io li leggevo e segnalavo ciò che a mio avviso poteva essere migliorato. Mi piaceva. Molto più che scrivere, anche se alle mie storie non avrei mai rinunciato.

Così ho composto altri racconti, è arrivato il secondo posto al Nero Premio e la successiva richiesta da parte loro di entrare nella giuria. Gioia e goduria. Non potevano rendermi più felice. Armata di penna rossa ho iniziato quest’avventura. E di giurie se ne sono aggiunte altre, mentre certa di aver capito cosa chiedere alla vita, mi sono trasferita a Roma per frequentare la Luiss Writing School, un master in scrittura creativa con un indirizzo di editoria molto professionalizzante. Ho imparato a correggere le bozze come fa la gente seria e acuito ancora di più il senso critico nei riguardi dei testi.

Imparando come migliorare ciò che altri avevano scritto, anche quello che usciva dalla mia penna  ha iniziato a funzionare meglio e così è successo che adesso in qualche antologia è possibile trovare un mio racconto (troverete tutto nella sezione tracce di me quando prima o poi deciderò di mettere a posto anche quella).

Questa è, molto in generale, la mia storia. Spero, data la mia proverbiale distrazione, di non aver dimenticato nulla.

Ho tralasciato, ovviamente di parlarvi di tutta la serie di catastrofiche patologie che la svolta dell’editing mi ha causato. Perché quando l’occhio si educa alla caccia, questa diventa una costante imbarazzante. Lo ben sa chi si è ritrovato con me dentro una libreria o, meglio ancora, a qualche fiera. Io sono quella che apre i libri, trova un impaginato poco elegante e li richiude inorridita. Sono arrivata anche a farmi venire il mal di pancia per DUE punti esclamativi messi di fila. Piango per il triste destino di vedove e orfane. Ho un occhio millimetrico per il track. Ecco, ve l’ho detto. Ma solo dall’esplicitazione dei sintomi è possibile comprendere la mia missione. Io voglio intorno a me libri belli. Non solo per quello che dicono, ma anche per come si presentano. Aspetto che purtroppo la nostra editoria, e parlo di piccoli e grandi nomi, tralascia puntualmente. Ne converrete che è un’impresa difficile, ma io nel mio piccolo non ho paura di intraprenderla.


Antonio Ferrara intervista Simone Corà


Simone Corà

Simone Corà

Oggi ho il piacere di avere come mio ospite per “Uno sguardo oltre la siepe” lo scrittore, editor, articolista e recensore Simona Corà.  Conosciamolo insieme.

1 Chi è Simone Corà per Simone Corà?

Uno strano coso che va pazzo per il metal, l’horror, gli anime e il bacon, che ha libri dappertutto e che di notte scrive cose che poi continua a cancellare e a riscrivere.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Credo di averla sempre avuta, sin da bambino, quando scrivevo storielle ispirate a Star Trek o ai robottoni giapponesi. Poi passione e ispirazione sono andate e venute più volte, diciamo che si sono fermate una decina d’anni fa, quando ho cominciato a scrivere seriamente le prime cose cercando una stramba via di mezzo tra Lovecraft e Pratchett.

3 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

In linea di massima ci si può fidare: ho partecipato a moltissimi concorsi e ho fatto da giurato in altri, e non è mai capitato di ricevere fregature, o peggio. I concorsi sospetti, in fondo, si possono individuare facilmente: basta leggere con attenzione il bando. Diverso è il discorso sulla loro utilità. Sicuramente, quando si è agli inizi, i concorsi stimolano a scrivere e aiutano a migliorarsi (e qualche premio non lo si rifiuta di certo), ma quando si comincia a prendere confidenza con la penna e con le proprie capacità, i concorsi diventano bene o male solo una perdita di tempo, perché non saranno di certo questi a mettere in buona luce di fronte a un editore.

4 Edizione cartacea o eBook?

Tutte e due. Sono un fan della carta, mi piace sfogliare i libri e trovare loro il posto migliore in libreria, ma gli eBook sono il futuro, sono la comodità, sono la semplicità. Chiaro che non prenderanno mai il posto dei libri cartacei, ci sarà spazio per entrambi e spetterà al lettore acquistare ciò che preferisce. Sempre che gli editori abbassino i prezzi e smettano di ostacolare a tutti i costi l’editoria digitale, cosa che in Italia vedo abbastanza nebbiosa. Con Edizioni XII, ormai quasi un anno fa, ho pubblicato il mio primo romanzo, Maledette zanzare, proprio in e-Book, e sono felicissimo di questa scelta.

5 Il libro che avresti voluto scrivere?

La guida galattica per autostoppisti, senza ombra di dubbio. E vorrei aver inventato il MondoDisco.

6 Edizioni XII?

Stiamo curando le uscite del 2012, tra le quali puntiamo naturalmente sul romanzo di Lisa Mannetti, The Gentling Box, che siamo molto fieri di presentare ai lettori italiani. Non posso scendere poi nello specifico, ma continuerà una collaborazione tra XII e Riccardo Coltri, che con noi ha già pubblicato La corsa selvatica e che in questi anni ha saputo ritagliarsi uno spazio tutto suo nella narrativa fantastica tricolore. E poi tante altre novità succulenti, che sveleremo nei prossimi mesi.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?

Non in Italia. A meno che non si scrivi di amori adolescenziali. O peggio, di vampiri.

8 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Non credo sia impossibile (e un bell’esempio è Samuel Marolla che, un paio d’anni fa, sbucava dal nulla pubblicando una raccolta di racconti con Mondadori), penso più che altro che non ci sia mai stato un momento tanto sfavorevole, come questo, per la narrativa di genere. Ai “grandi” interessa ciò che vende, ovvero i vampiri gay, il fantasy scemo e Fabio Volo. Se non scrivi di queste cose, devi solo sperare in una grossa botta di culo che ti trasformi nel nuovo tormentone di turno.

9 Ti senti più editor o scrittore?

Scrittore, perché scrivere è una costante quotidiana: non posso proprio farne a meno, altrimenti sto male. Fare l’editor però è divertente, anche se poi diventa un po’ problematico scrivere senza auto-correggersi in maniera esasperata, perdendo ore per decidere se ci stia meglio una virgola o un punto. Maledetto perfezionismo.

10 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Scrivo a testa giù con le dita del piede destro. Giuro.

11 Fare il recensore non credo sia facile. Si devono cogliere sfumature che neanche l’autore del testo è capace di cogliere. Come fai?

Quando guardo un film o leggo un libro mi viene naturale commentarlo mentalmente, non riesco mai a stare fermo con il cervello e godermi semplicemente qualcosa. Quindi da lì allo scrivere una recensione il passo è molto breve (e tra le altre cose, scriverle mi piace proprio: mi rilassa e mi diverte). Che poi dica cose sensate o meno, quello deve dirlo chi capita sfortunatamente sul mio blog.

12 I tuoi consigli a un volenteroso autore che vorrebbe fare uno di questi mestieri: Scrittore, editore, editor e recensore.

Il consiglio universale: leggere. Leggere di tutto, dai fumetti alle riviste di musica, ed essere curiosi sempre.

13 Cosa vuol fare da grande Simone Corà?

Bella domanda. Mi sono appena laureato in Scienze dell’Educazione dopo aver lavorato in fabbrica e aver fatto l’orafo. Magari te lo dico alla prossima intervista, quando sarò diventato un famoso scrittore. 😉

Grazie per essere stato mio ospite.
Grazie a te per avermi invitato!

Nato nell’anno de La Cosa di Carpenter, Simone Corà scrive da quando un computer ha colonizzato la sua scrivania.

Laureando in Scienze dell’Educazione, dopo un sorvolabile passato da operaio, falegname e orafo, è stato finalista, podista e vincitore in diversi concorsi letterari. Ha pubbicato molti racconti in raccolte – edite da piccole ma coraggiose case editrici – e in riviste come Cronaca Vera, senza contare tutti quelli sparsi per il Web, facilmente rintracciabili googlando il suo nome.

Nel 2009 ha vinto la selezione editoriale Rondò Veneziano di Edizioni XII, e il suo racconto Tres è entrato a far parte della raccolta Carnevale. Sempre per Edizioni XII ha contribuito con un suo saggio al volume Garth Ennis – Nessuna pietà agli eroi.
Articolista da sempre per i portali Scheletri.com, Latelanera.com e Cinemahorror.it, in tempi propizi ha collaborato con la rivista Necro.
È un grande estimatore di Terry Pratchett, e se potesse gli ruberebbe le dita.
Sa suonare tre note musicali, una volta ha toccato una cinepresa, adora il ketchup e lo userebbe dappertutto. Ma non parlategli di maionese.

Inizia a collaborare con Edizioni XII nel 2008 in veste di editor per le pubblicazioni Web; da marzo 2009 è entrato a far parte della Redazione, con il ruolo di editor e copywriter.

Blog Personale: Midian

Bibliografia:
  • Carnevale – raccolta, 2010, Edizioni XII; con il racconto Tres
  • Garth Ennis – Nessuna pietà agli eroi – saggio di autori vari, 2010, Edizioni XII; con il capitolo su Dicks
  • Corti – Prima Stagione – raccolta, 2007, Edizioni XII; con i racconti Natura negata, Non una parola di più, Scala sapiens, Quelle bastarde e Trofeo
  • L’Altalena – raccolta, 2008, Edizioni XII; con i racconti Ripetizioni d’inglese e Zitto!
  • Stregonesque – raccolta, Magnetica Edizioni; con il racconto Due streghe al prezzo di una
  • 666 passi nel delirio – raccolta, Larcher Editore; con il racconto Tutta colpa di Ermanno
  • L’orrore dietro l’angolo – raccolta, Magnetica Edizioni; con il racconto Pioggia, lacrime, sangue, terra
  • NASF3 – raccolta, Edizioni Simple; con il racconto Ho detto che ti mangerò!
  • Living Dead 2006 – raccolta, Ferrara Edizioni; con il racconto Sono tornati!
  • NASF4 – raccolta, Edizioni Simple; con il racconto Di Latta e Amore
  • Concorso in omicidio 2 – raccolta, Z&M Edizioni; con il racconto Numeri Primi
  • SogniHorror – raccolta, Edizioni Il Foglio; con il racconto Clacson

Antonio Ferrara intervista Luigi Milani


Luigi Milani Foto Scrittore

Luigi Milani

Oggi ho il piacere di avere come mio ospite per “Uno sguardo oltre la siepe” lo scrittore Luigi Milani.

1 Chi é Luigi Milani per Luigi Milani?

Che domanda, caro Antonio! Io stesso non riesco a inquadrarmi bene, e ti confesso che ci sono giorni in cui lo specchio riflette un’immagine nella quale mi riconosco a stento… Dipenderà dal superlavoro di questi ultimi tempi? Scherzi a parte, a voler abbozzare una definizione, convinto come sono che raccontare storie sia proprio della natura umana, mi considero un piccolo artigiano della parola.

 2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Follia, hai detto bene! Colpa di un’amica attrice, che, una dozzina di anni fa, mi coinvolse nella scrittura di un paio di sceneggiature per dei “corti” che poi naturalmente non si girarono mai. A quel punto però il danno era fatto: cominciai a scrivere racconti, romanzi e da allora non mi sono più fermato.

3 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

Dipende. In linea di massima quelli finalizzati alla pubblicazione di un libro “vero”, cartaceo o digitale che sia, hanno un senso. Sono a mio avviso abbastanza inutili invece quelli che puntano alla pubblicazione solo sul Web. Inoltre, è sempre consigliabile accertarsi che nel concorso sia coinvolta una “vera” casa editrice.

4 Edizione cartacea o eBook?

Entrambe, con una netta preferenza anzi per l’eBook.

5 Il libro che avresti voluto scrivere?

Underworld di Don DeLillo.

6 Fondatore di Edizioni XII?

Diciamo co-fondatore, è più corretto nei confronti dei miei amici e soci in XII. Edizioni XII (http://www.xii-online.com)nasce nel 2007 come marchio editoriale dell’Associazione Culturale XII: XII nacque prima di tutto come un gruppo di autori, che, riunitisi in Associazione Culturale, fondarono poi una casa editrice.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?

Tutto il bene possibile, ma ahimè in Italia sono pochissimi gli scrittori che riescono a vivere solo di scrittura.

8 Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Diciamo che è molto difficile riuscirci in prima battuta. Di solito il percorso prevede la pubblicazione dapprima con il piccolo o micro editore e poi l’approdo – se la fortuna, il mercato o… gli Dei vogliono – all’editore più importante e così via. Ma oggi, con l’avvento dell’editoria digitale, questi equilibri stanno mutando: non è un caso che editori tecnicamente piccoli come Kipple (www.kipple.it), 40K (http://www.40kbooks.com/), Delirium (http://deliriumhouse.com/), Graphe.it (www.graphe.it), la stessa Edizioni XII (http://www.xii-online.com/), riescono a registrare numeri – parliamo di vendite – assolutamente ragguardevoli, se non eccezionali, com’è accaduto nel periodo natalizio proprio a Kipple Officina Libraria, tuttora presente ai primi posti della classifica di narrativa di genere fantastico (www.amazon.it).

9 Scrivi molti racconti. Li preferisci ai romanzi?

Non necessariamente, anche se il racconto rappresenta sempre una sfida per me, per natura poco incline alla sintesi. Caso ha voluto che in questi ultimi mesi, in attesa dell’uscita del nuovo romanzo, mi dedicassi perlopiù alla scrittura di racconti, spesso di genere fantastico.

10 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Scrivo al computer, ma anche con l’iPad o perfino con l’iPhone, se sono colto dal “sacro fuoco” dell’ispirazione. Quando? La narrativa di solito nel pomeriggio o di sera. La mattina è riservata alle collaborazioni giornalistiche o a lavori di editing e traduzione.

11 Fondatore, curatore, giornalista, scrittore. Riesci a fare tutte queste cose insieme?

Mi piacerebbe, ma la realtà è che spesso questi ruoli conflittano tra loro, dando luogo a preoccupanti schizofrenie lavorativo-esistenziali…

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Leggere, leggere, leggere. Di tutto, dai classici ai grandi della letteratura contemporanea. La scrittura semmai verrà in un secondo momento.

13 Cosa vuol fare da grande Luigi Milani?

E chi lo dice che voglia davvero diventare grande? Scherzi a parte, spero di poter continuare a scrivere, se possibile migliorandomi costantemente.

Grazie per essere stato mio ospite.

Grazie a te, alla prossima!

Luigi Milani Blog

Luigi Milani è nato a Roma poco dopo la scomparsa di John Kennedy, e nella capitale vive e tenta di lavorare.

Giornalista freelance dallo scorso millennio, traduttore, editor e autore di booktrailer, ha pubblicato racconti e poesie per vari editori e su alcune riviste letterarie (tra queste, la mitica inutile on line), oltre a vincere, nella primavera del 2008, un concorso poetico, Orrorinversi. È uno dei soci fondatori di Edizioni XII, una delle realtà editoriali italiane più innovative degli anni 2000.

Di recente ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tesanovic, Processo agli Scorpioni (Edizioni XII – Stampa Alternativa 2008/2009) e Nefertiti (Stampa Alternativa) e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks).

Non pago, ha trovato il tempo di firmare le prefazioni del romanzo Virus di Alessandro Vigliani, della silloge poetica Al rumore di risacca l’onda della vita di Mariella Mulas e della raccolta di racconti fantastici Mistero.

A marzo 2010 è uscita Bassa marea, antologia di racconti edita da Historica Edizioni, contenente La torre, un racconto horror d’ambientazione medievale.

Ha da poco ultimato la scrittura, assieme al Prof. Carlo Santulli, di un saggio su ambiente e design, in via di pubblicazione.

Nel 2010 è uscito il suo primo romanzo, per i tipi di Arduino Sacco Editore: Ci sono stati dei disordini, una storia drammatica, di denuncia.

Il 31 gennaio 2011 è approdato in libreria un secondo romanzo, Nessun Futuro, un noir con venature sovrannaturali ambientato nel mondo del Rock. L’editore è Casini Editore.

A maggio 2011 compare con un racconto – Il Patto – nell’antologia Favole della mezzanotte (Ciesse Edizioni).

A settembre dello stesso anno esce il racconto La morte del conte nell’antologia ROBOT ITA.01 (Edizioni Scudo).

A fine ottobre esce, direttamente in ebook, la raccolta di racconti Seasons (Delirium Edizioni)

È direttore editoriale della collana eTales per Graphe.it Edizioni.


Antonio Ferrara intervista Alessio Valsecchi


Alessio Valsecchi

Alessio Valsecchi

Oggi ospite per Uno Sguardo Oltre la Siepe Alessio Valsecchi. Nato il Giorno dei Morti del 1972, vive in provincia di Como e lavora a Milano. Gestisce dal 2003 il sito LaTelaNera.com (http://www.latelanera.com/), dedicato principalmente alla letteratura e al cinema “di genere nero”, e dal 2004 eBookGratis.net (http://www.ebookgratis.net/), dedicato alla distribuzione gratuita degli ebook, i libri digitali. Ha collaborato con importanti testate Web e piccole case editrici. È stato il direttore della rivista Necro, ha curato alcune antologie, e per Edizioni XII dirige la collana Mezzanotte, dedicata alla narrativa thriller e d’avventura.

[Antonio Ferrara]: Chi é Alessio Valsecchi per Alessio Valsecchi?

[Alessio Valsecchi]: Una spina nel fianco. Io vorrei tanto starmene su un divano a guardarmi serie TV a non finire, ma lui non mi lascia mai in pace e mi spinge a “organizzare cose”. Non c’è pace.

[Antonio Ferrara]: Come si riesce a portare avanti per tanti anni un progetto impegnativo come La Tela Nera?

[Alessio Valsecchi]: Sacrificando e investendo tanto tempo libero e dormendo sei ore a notte. Per seguire progetti che mi piacciono devo fare scelte ogni giorno, lasciando fuori dalla mia vita tante cose, TV e divano in primis. Per ora va bene così.

[Antonio Ferrara]: Edizione cartacea o eBook?

[Alessio Valsecchi]: La carta ha un fascino enorme, ma comincio a imbattermi in persone che ormai preferiscono il digitale e credo che col passare degli anni aumenteranno sempre di più. Scegliere l’uno o l’altro formato quando si tratta di “produrre qualcosa” dipende molto dalla finalità di quello che si produce. Siamo tutti sempre molto concentrati sul “romanzo”, ma i romanzi non sono certo l’unico tipo di libro che viene prodotto. Ci sono i saggi, i manuali, i cataloghi, le raccolte di racconti, poesie e fotografie.
Seguo progetti su entrambi i fronti e alla fin fine si tratta sempre di sfruttare al massimo i benefici di entrambi i mondi minimizzandone gli aspetti negativi. La carta è cool, ma costa e la distribuzione è un campo minato. Per progetti low cost il digitale è spesso una scelta obbligata.

[Antonio Ferrara]: Cosa ne pensi della piccola e media editoria NON a pagamento che sta dilagando in questi ultimi anni? Grande iniziativa oppure ennesima bidonata nei confronti degli autori?

[Alessio Valsecchi]: L’abbassamento dei costi di stampa ha permesso la nascita di tantissime nuove case editrici, con relativa proliferazione di ulteriori offerte editoriali e tante tante nuove opportunità di pubblicazione per aspiranti scrittori. Un po’ quello che è successo al mondo della fotografia con l’invasione delle reflex digitali: chiunque ne ha una pensa a se stesso come a un fotografo vero e in tanti “provano” a percorrere questa strada.
Una cosa da non dimenticare mai è che una “casa editrice” è fatta da persone, e che la sua serietà dipende direttamente da quella delle persone che la compongono.
Il vero problema sono però i mezzi: le piccole case editrici non hanno soldi per potersi imporre sulla distribuzione e sulla promozione. Sono aspetti di marketing fondamentali che vedranno sempre le “piccole” svantaggiate. Gli scrittori che pubblicano per esse devono saperlo, capirlo e accettarlo.

[Antonio Ferrara]: Cos’è cambiato nel panorama editoriale da quando hai fondato La Tela Nera fino ad oggi?

[Alessio Valsecchi]: Mi sembra sempre tutto uguale. L’ebook è una bella novità ma è ancora giovane e ha ancora numeri troppo piccoli. Per il resto non ho visto grossi cambiamenti in ambito prodotti, produzione e offerta. Quello che forse più cambiato oggi è la volontà delle grosse case editrici di stare più vicine ai loro lettori, di conversare con loro e stare ad ascoltarli. Del resto l’esplosione del fenomeno blog e dei social media ha reso necessario questo loro nuovo approccio. Ormai è “normale” al giorno d’oggi vedere le case editrici che “vanno” dai blogger a chiedere spazi e visibilità, dieci anni fa era rarissimo.

[Antonio Ferrara]: Vivere di scrittura, che ne pensi?

[Alessio Valsecchi]: Ho accennato all’argomento sul mio blog (http://lastanzabuia.blogspot.com/2010/11/scrittori-no-professionisti.html)
Credo sia possibilissimo vivere “di scrittura”.
Solo che per “scrittura” io intendo una cosa, e la maggior parte degli aspiranti scrittori ne intende un’altra.
Vivere dei soli proventi derivati dalla scrittura di proprie opere di narrativa è quasi impossibile. In Italia credo ci riescano in pochi.
Vivere dei proventi derivati da lavori vari in ambito editoriale (compresa la scrittura di proprie opere di narrativa) è fattibile.
Al giorno d’oggi uno “scrittore” è più facile che sia un “professionista dell’editoria” a 360° che un semplice scrivi-storie. Lo scrittore di oggi traduce, offre consulenze editoriali, fa l’editor o il lettore/selezionatore, aiuta in redazione producendo testi utili all’editore (articoli, recensioni, prefazioni, presentazioni, comunicati). Molti degli “scrittori professionisti” che conosco sono giornalisti, editor, curatori di collane, redattori di riviste, responsabili della comunicazione: passano le giornate a scrivere, ma non solo narrativa.

[Antonio Ferrara]: Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa?

[Alessio Valsecchi]: Si tratta di una cosa possibile e avviene ogni anno a decine e decine di autori. Basta andare in libreria e leggere la quarta di copertina di libri di grandi editori per rendersene conto: moltissimi libri sono scritti da autori al debutto. E vale anche per Mondadori. Che i grandi autori non pubblichino esordienti è una leggenda metropolitana facilissima, dati alla mano, da smascherare: spesso gli aspiranti scrittori scelgono inconsapevolmente di crederci, probabilmente per giustificare (consapevolmente o ionconsapevolmente) i propri insuccessi.

[Antonio Ferrara]: Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

[Alessio Valsecchi]: Dipende da cosa si aspetta l’autore da un concorso. Ce ne sono tantissimi e ognuno con le proprie caratteristiche. Un mio amico partecipa solo a quelli con premio in denaro, e lo fa solo per cercare di vincere soldi. Un altro partecipa solo per il gusto di gareggiare. Un altro ancora nella speranza di mettersi in mostra con qualche giurato o l’eventuale casa editrice che lo organizza.
Quindi ognuno deve chiedersi: dove voglio andare? Questo concorso può aiutarmi ad arrivare dove voglio? E decidere in base alla risposta.
Proprio in questi giorni ho lanciato la sesta edizione del concorso Nella Tela! (http://www.latelanera.com/nellatela/). Questo è un concorso adatto a chi si vuol mettere in mostra con una casa editrice (Edizioni XII, coorganizzatrice del premio) rischiando anche di strappare una piccola soddisfazione economica. I racconti migliori in gara verranno infatti letti da chi, all’interno della casa editrice, si occupa di scegliere i testi da pubblicare nelle proprie produzioni: non mi sembra un’occasione da poco se si vuole provare a pubblicare con noi.

[Antonio Ferrara]: Per le Edizioni XII dirigi la collana Mezzanotte (http://eshop.xii-online.com/store/information.php?info_id=31), dedicata alla narrativa thriller e d’avventura. Com’è lavorare con un editore?

[Alessio Valsecchi]: Edizioni XII è un editore piccolo che ci tiene a fare le cose bene. Non so come siano organizzati gli altri, per me lavorare con Edizioni XII è soprattutto fonte di stimoli (per le differenti e numerose situazioni da affrontare) sia un divertimento: lo staff della casa editrice è composto da elementi che frequenterei (e che in effetti frequento!) anche al di fuori del contesto editoriale, alcuni sono diventati veri amici, altri anche compagni d’avventura in altri progetti (editoriali e non). Insomma, è piacevole, e in una realtà “no profit” come la nostra credo sia fondamentale.

[Antonio Ferrara]: Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

[Alessio Valsecchi]: Oltre a rileggere una delle risposte che ho dato poco fa consiglio di provare a pensare con l’ottica dell’editore di turno, a sforzarsi di capire quali possono essere i suoi problemi, i suoi dubbi, le sue criticità. Provare a chiedersi “cosa posso fare per aiutare l’editore?” piuttosto che interessarsi esclusivamente a se stesso e a pubblicare a ogni costo.
Un bravo scrittore per una casa editrice non è solo uno “sforna libri”, è un elemento valido su più fronti.
Collaboratore, evangelizzatore, PR, critico costruttivo, consigliere, organizzatore di progetti. Ci siamo capiti, no? 🙂

[Antonio Ferrara]: Cosa vuol fare da grande Alessio Valsecchi?

[Alessio Valsecchi]: Vorrei approfondire alcuni temi che negli ultimi anni mi stanno affascinando sempre di più. Mi sono avvicinato a un mondo, quello del web marketing, che è per me di grandissimo interesse. Far diventare questa mia passione una professione a tempo pieno è uno dei miei obiettivi futuri.

Grazie per essere stato mio ospite.

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