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Antonio Ferrara intervista Stefano Pastor


La-mia-favola-piccoloStefano Pastor per l’intervista di “Uno sguardo oltre la siepe”. Stefano Pastor, talentuoso scrittore “nomade” ha pubblicato svariati libri per altrettante realtà editoriali piccole, medie e grandi. Ora si è lanciato in un progetto editoriale tutto suo. Scopriamolo insieme.

– Parlaci della tua esperienza diretta con l’editoria italiana.

Il mio rapporto con l’editoria è ambivalente. Come lettore ho amato il mondo dell’editoria per molti anni. Come aspirante scrittore ho cercato di farvi parte. Devo ammetterlo, ogni anno che passa l’editoria tradizionale mi sta sempre più stretta. I tempi dell’editoria sono infiniti, e non sto parlando del lavoro che accompagna l’uscita di un libro, ma dell’attesa. La vuota, inutile attesa che pare non finire mai. Prendere coscienza dei tempi dell’editoria equivale a perdere la passione per la scrittura. Un editore potrebbe portare il tuo libro al successo, ma ho iniziato a chiedermi se ne vale la pena. Io voglio scrivere, voglio essere letto, sono stufo di riempire i cassetti di manoscritti inediti perché è controproducente pubblicarne più di uno all’anno. Ho finito per sentirmi schiavo e desiderare la libertà.

 

Parlaci del tuo progetto editoriale.

Illusion è la risposta a questo disagio. L’indipendenza. La scelta di essere un autore indipendente, che pubblica i propri libri e sceglie i propri collaboratori. E lo faccio dichiarandolo apertamente, senza nascondermi dietro marchi di comodo. Una scelta tutt’altro che facile, impegnativa, che occuperà tutto il mio tempo. E forse mi renderà il piacere della scrittura.

 

– Come mai la scelta di lasciare l’editoria tradizionale per affrontare la coraggiosa strada dell’auto pubblicazione?

È una scelta maturata nel tempo. Il desiderio c’è sempre stato, ma in embrione. Autopubblicarsi equivaleva a rifiutare il giudizio degli editori. Ma io questo giudizio l’ho avuto, sono stato pubblicato da vari editori, ho vinto anche premi, quindi non lo vedo più come un fallimento. È una scelta di libertà. Oggi è possibile, come mai prima: un autore può proporsi al pubblico senza alcun intermediario. È il futuro dell’editoria, ne sono certo.

 

– Qualche benpensante storce ancora il naso quando sente parlare di auto pubblicazione, cosa rispondi?

Dovrei fare la distinzione tra essere un autore indipendente o autopubblicato, ma è irrilevante. Sarebbe come fare una distinzione tra un autore di successo e uno di nicchia. Sono scrittori entrambi, c’è chi scrive meglio, chi guadagna di più, chi fatica a vendere. Nell’autopubblicazione ci sono tante opere scadenti, ce ne sono anche negli scaffali delle librerie. È più difficile emergere? Lo è anche se si viene pubblicato da un editore. Gli unici giudici sono i lettori, e loro sanno riconoscere ciò che davvero vale.

 

– L’editoria, tutta, sembra in una crisi epocale, qualcosa di mai visto dal dopoguerra ad oggi, cosa ne pensi? Il libro è morto?

L’editoria è morta, o perlomeno morente. È diverso. L’editoria assomiglia sempre più alla politica. Favori, raccomandazioni, pubblicità, marketing. La qualità dei libri pubblicati è l’ultimo interesse degli editori e le conseguenze sono ben visibili. I libri non sono morti, si nascondono. In attesa che arrivi un nuovo diluvio universale. Loro sanno galleggiare, gli editori no. Quanti romanzi hai da pubblicare? Tanti. Erano già tanti prima che cercassi di pubblicare il primo. Anche se è un anno che non ne scrivo di nuovi, restano sempre tanti. E sono da correggere, revisionare, preparare. Un lavoro mastodontico. La differenza tra pubblicare con un editore e andare per conto proprio. Ancora non lo posso dire. Mi auguro che possa dare più soddisfazioni, è per questo che l’ho scelta. Senz’altro una vita più piena, la libertà di partecipare attivamente a ogni fase della pubblicazione, dalla scelta della copertina all’impaginazione. La libertà di scrivere tutto ciò che desidero, senza dover seguire mode passeggere.

 

– La mia favola è il primo libro proposto per il tuo progetto editoriale. Come nasce?

La mia favola è il libro gemello de L’Illusione (pubblicato come Il Giocattolaio). Sono nati dallo stesso soggetto e scritti uno dopo l’altro. L’illusione è più lungo e complesso, ma La mia favola si regge su un’idea più originale. Personalmente l’ho amato di più.

 

– Nei tuoi scritti ci sono spesso bambini e le problematiche che affliggono gli adolescenti, come mai?

Sinceramente non lo so, è accaduto e basta. Ho trovato facile immedesimarmi nella mente di un bambino e spesso uso personaggi molto giovani. Non è la regola, però. Forse invecchiando inizia a mancarmi la mia adolescenza, vorrei poter tornare indietro.

 

– Quanto di autobiografico c’è nei tuo romanzi?

Praticamente niente. Qualche luogo, un paio di situazioni rivisitate, il resto è solo fantasia.

 

– Perché un lettore dovrebbe leggere “La mia favola”?

Se dico che lo deve fare perché è un bel libro sembro troppo di parte? Diciamo che è un libro in grado di stupire e sorprendere. Se è questo che un lettore vuole, non resterà deluso.

 

– È sempre più difficile trovare romanzi del “fantastico” originali e ben scritti, come ti orienti nella scelta delle tue letture?

È triste dirlo, ma da quando è nata l’idea di questo progetto non ho più avuto il tempo di leggere altro. E temo che andando avanti ne avrò anche meno. Il mio immaginario resta legato agli autori del fantastico degli anni novanta, oggi sono pochi gli autori in grado di eguagliarli.

 

– Sembra che la grande editoria si sia completamente globalizzata. Titoli del tipo: Il dentista, il carpentiere, l’oculista, l’infermiere e così via, si avvicendano sugli scaffali senza sosta, cosa ne pensi?

I titoli degli ultimi miei libri pubblicati ne sono la prova. C’è l’assurda idea che il titolo non debba rispecchiare il contenuto del libro, bensì inquadrarlo in un filone già collaudato. Spesso, però, i titoli vengono scelti da chi non ha neppure letto il libro. Io ho optato per lasciare sempre i titoli originali, quelli con cui le storie sono nate, anche se possono sembrare meno accattivanti. C’è una ragione perché si chiamano così, e leggendoli si scoprirà.

 

– Il libro che hai letto e che ti è rimasto dentro?

Io sono cresciuto adorando Lovecraft, tutte le sue opere. Poi ce ne sono stati tanti altri, ma Lovecraft resta il mio ideale.

 

– Il tuo libro più bello o almeno quello a cui sei più affezionato.

La mia favola. Se non è il più bello è di sicuro in buona posizione. Ce ne sono anche altri, ma sono ancora inediti.

 

– Ultima domanda, forse la più difficile. Come si dovrebbe invertire la tendenza della “non lettura”? Come avvicinare le persone alla lettura in un mondo così frenetico come quello che stiamo vivendo?

C’è un libro per ciascuno di noi. Il libro giusto, quello speciale. Il libro che può avvicinarti alla lettura. Il problema è trovarlo. Troppi libri promettono senza dare niente. Ogni libro sbagliato allontana sempre più, fino all’abbandono. Oggi i libri sono troppi, la ricerca è sempre più difficile.

Grazie A Stefano Pastor per essere stato mio ospite.

Biografia: Il mio nome è Stefano Pastor e sono nato a Ventimiglia nel 1958. Nel 2011 mi sono trasferito a Cento, in provincia di Ferrara. Appassionato di scrittura fin da giovane, ho potuto dedicarmi a questa passione solo dal 2008, dopo vent’anni passati nel commercio di musica e film. Quello che per tanti anni mi è parso un ostacolo insormontabile, ovvero trasferire le mie storie sulla carta, si è rivelato invece un autentico piacere.

Ho atteso quasi due anni prima di tentare una pubblicazione. Il mio primo successo l’ho ottenuto vincendo il Premio Letterario Città di Ventimiglia con il romanzo HOLIDAY, pubblicato dall’Editrice Zona col titolo di RITORNO A VENTIMIGLIA nel maggio 2010. Presomi coraggio, ho continuato a partecipare a concorsi, vincendo il Premio Le Fenici indetto da Montag col thriller L’INTERVISTA, pubblicato nel novembre 2010. Sono seguiti una decina di altri titoli, pubblicati con diversi editori. Il mio romanzo L’ILLUSIONE è risultato tra i vincitori del Torneo IoScrittore 2011, indetto dal gruppo Gems, ed è stato pubblicato da Fazi col titolo IL GIOCATTOLAIO. Ultimo romanzo pubblicato il thriller avventuroso FIGLI CHE ODIANO LE MADRI, sempre per l’editore Fazi, nel novembre 2013.

www.stefanopastor.it


Antonio Ferrara intervista Francesco Basso


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Gordiano Lupi & Francesco Basso

Oggi per “Uno sguardo oltre la siepe” ho il piacere di intervistare lo scrittore e giornalista Francesco Basso da poco in libreria con Lucio Fulci: Le origini dell’horror per il Foglio Letterario. Conosciamolo insieme.

1) Chi è Francesco Basso per Francesco Basso?

E’ una domanda curiosa e molto difficile da rispondere. Sulla carta ho 28 anni e sono di Arma di Taggia. Mi sono laureato alla Specialistica Dams di Imperia. Sono giornalista pubblicista e collaboro con il mensile di Sanremo L’Eco della Riviera. Francesco Basso per Francesco Basso è uno scrittore che vorrebbe dire qualcosa anche sotto il profilo letterario, cioè vorrei creare un genere che sia la giusta prosecuzione della letteratura di Hesse, Ballard e Orwell. Non per quanto riguarda la fantascienza, ma il loro sguardo contemporaneo nel denunciare i problemi esistenziali dell’uomo. Mi sento vicino molto a questo tipo di letteratura.

2) Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Più che un’idea è una sensazione. Scrivo perché mi piace essere letto e perché mi piace esprimermi in questo modo. Non sempre accade, cioè non sempre trovo l’esigenza di scrivere o la voglia o l’ispirazione. A volte mi costa fatica, sofferenza e a volte quando soffro scrivo. E’ una cosa molto soggettiva. Ci credo molto in quello che scrivo ed è vero, bisogna essere folli per farlo. Nello specifico ho scritto un libro su Fulci perché ho trovato proprio la necessità di parlare di questo regista, non potevo farne a meno. E’ un regista che amo, che è davvero un grande e ha fatto dei film che hanno segnato e mi piacciono davvero tanto.

3) Versione cartacea o Ebook?

La carta ha il suo fascino e un libro per essere tale dev’essere cartaceo. Un libro dev’essere sfogliato, posseduto, analizzato. Un ebook è un filtro, è un’immagine, è un video immobile, è uno schermo, però non è da disdegnare. E’ un tramite che ti permette di arrivare a molti sotto il profilo della diffusione, della pubblicità. Anzi, mi piacerebbe pubblicare qualcosa in ebook, penso che certi scritti si prestino di più rispetto ad altri. Non è un evoluzione della scrittura ma è una evoluzione della lettura. Devono coesistere entrambe le versioni, ovvio, la carta non dev’essere per nulla soffocata perché un libro è un pezzo di storia, di vita che va salvaguardato. A parte un libro di ingegneria che ho dovuto studiare e che mi piacerebbe stracciare una pagina al giorno per iniziare bene la giornata.

4) Lucio Fulci: Le origini dell’horror?

Lucio Fulci è un regista che mi appassiona davvero tanto. La molla è stato un film di Fulci che mi ha shoccato ed è I quattro dell’apocalisse. Perché in realtà non è un wester e non è neanche un western crepuscolare… il film è un horror punto e basta, e la molla che mi ha fatto crescere il desiderio di scrivere un libro sta nel fatto di spiegare il perché. Perché secondo me Fulci era horror ancora prima di girare film horror, ancor prima di essere denominato internazionalmente padrino del gore. Fulci non diventa horror con Zombi 2 del 1980 ma con Tempo di Massacro del ’66. Nel libro parlo di ‘Cronologia della violenza’ , termine da me coniato per indicare il filo rosso che lega un film ad un altro. Fulci da sempre è analizzato dai critici a compartimenti stagni, cioè ha fatto western e allora giudichiamo i suoi western, ha fatto thriller e allora giudichiamo tutti i suoi thriller: invece No. Bisogna analizzare i film di Fulci non per i generi che ha affrontato ma per la dose poetica di orrore che c’è dentro. La violenza è l’unico modo per capire la poeticità di Fulci nella sua totalità, questo è il mio pensiero

  1. Il Foglio Letterario

Il libro prima di diventare libro era ed è la mia tesi di laurea. A Scienze dello Spettacolo Dams di Imperia mi sono laureato con una tesi dal titolo Lucio Fulci – le origini dell’horror.

Mentre scrivevo i primi capitoli mi era cresciuto in me il desiderio di, una volta finita, pubblicarla. Per fare la tesi avevo acquistato alcuni libri on line tra cui Lucio Fulci – Filmare la morte di Gordiano Lupi e As Chianese. Un giorno con la mia ragazza Pamela ero alla Fiera del libro di Imperia, volevo controllare se trovavo qualcosa di interessante per la tesi. Mi imbattei in una bancarella piena di libri di cinema. Ne comprai un paio e la mia ragazza mi disse che forse quello che era nello stand era Gordiano Lupi. Io le dissi che era una fesseria, che non poteva essere lo stand del Foglio Letterario, sarebbe stato troppo bello. La mia ragazza mi ripeteva che almeno dovevo chiedere, per togliermi il dubbio. A me sembrava davvero strano. Invece dovrei farle un monumento: aveva ragione. L’uomo dietro allo stand era Gordiano e molto emozionato gli confidai il desiderio di pubblicare la mia tesi su Lucio Fulci. L’idea gli piacque subito. L’introduzione del libro è di Gordiano e mi fa molto piacere e sono molto contento di questo, è davvero un onore.

Credo che il Foglio Letterario sia proprio una forza! Racchiude delle belle collane, è variegato ed affronta molti temi. Quindi W Il Foglio Letterario!!!

6) I tuoi scrittori preferiti

Hermann Hesse, Ballard, Remarque, Orwell, Bradbury, Rodrigo Rey Rosa, Bukowski

7) Il tuo consiglio a un giovane scrittore in cerca di pubblicazione

Di non arrendersi e di perseverare. Andare per la propria strada e darci dentro, crederci e non abbattersi mai. E di non perdere tempo, se si ha già pronto qualcosa, mandarlo subito all’editore, io ho alcuni romanzi in cantiere non ancora pubblicati proprio per la mia pigrizia ed è un peccato. Se sei uno scrittore non puoi farci niente, devi essere attivo, devi metterci tutto te stesso, è inevitabile. Scrivere è un virus, c’è l’hai dentro e non puoi farci niente, non puoi combatterlo ma assecondarlo.

8) C’è sempre più la tendenza di scrivere romanzi su commissione. Cosa ne pensi? Esiste ancora il “vero” scrittore, ovvero colui che scriveva quello che sentiva?

Bé, il fatto che un’opera sia su commissione non è un aspetto del tutto negativo. Ci metti sempre del tuo, la qualità dell’opera dipende dallo scrittore, dipende cioè dal suo approccio. Un’opera per essere vera e pura deve scaturire dall’anima dell’autore, dalla sua sensibilità, dalla sua verità.

Non disdegno il fatto di unire l’utile al dilettevole, anzi il mio sogno è proprio vivere di questo, vivere grazie alla scrittura, cercando di essere sempre se stessi.

Certo, se per commissione intendiamo scrivere solo per vendere, crearsi una formula che faccia fruttare tanti soldi e se ne infischi dell’arte, dello spirito, della creatività allora dico no. Questo non è scrivere, è industria, è essere delle macchine. Invece al lettore si deve dare qualcosa, è un dono, un rapporto mistico tra autore e lettore e non può essere sprecato in mero intrattenimento.

Il libro ti deve lasciare qualcosa.

  1. Il libro che hai sul comodino

Deus Irae di Philip Dick e Roger Zelazny, non è male ma ci sono un po’ troppi personaggi… sotto c’è (che ho appena finito di leggere) Franny e Zooey di Salinger, molto bello.

  1. Il libro che ti ha segnato

Demian di Hermann Hesse. Mi ha segnato dalla testa ai piedi, nel profondo dell’anima. Un libro magistrale, stupendo. E’ un capolavoro. Demian mi aiuta a dare ai miei scritti un sapore mistico, Al secondo posto c’è 1984 di Orwell, mi ha aiutato a sentire meglio la società

11) Quando, dove e come scrivi?

Scrivo nella mia cameretta ultra disordinata, ascoltando Fabio Frizzi, musica new wave, metal, Stelvio Cipriani, Bruno Nicolai e Riz Ortolani. Quando sono in giro mi porto un taccuino per annotarmi tutto, se me lo dimentico a casa uso il cellulare. Ho inoltre dei quaderni dove mi faccio degli schemi prima di intraprendere una storia nuova e mi annoto sempre tutto in block notes, tipo pensieri, stati d’animo, associazioni di idee.

12) Qualche anticipazione sul tuo prossimo libro?

Mi piacerebbe molto pubblicare il Lepidrurno che è un romanzo breve surreale e orrorifico che cerca di analizzare i giovani di oggi. Come lavoro in corso sto cercando di scrivere un altro libro sul cinema di genere. Vorrei parlare del Rape e Revenge e la sua evoluzione sino ai giorni d’oggi.

13) Cosa vuol fare da grande Francesco Basso?

Il mio sogno è diventare scrittore a tutti gli effetti, cioè oltre a vivere di questo vorrei lasciare un’orma indelebile nella letteratura. Questa è la mia ambizione e presunzione, un sogno…

sento che la mia strada è questa…

Grazie per essere stato mio ospite.

Ti ringrazio tantissimo per l’intervista, è stato un piacere e un onore risponderti

Grazie mille

Un caro saluto

Francesco

FulciFrancesco Basso: Sono giornalista pubblicista, collaboro con il mensile di Sanremo L’Eco della Riviera. Mi sono laureato al Dams di IMperia Scienze dello Spettacolo Dams ho pubblicato per Skan Magazine i racconti Failed Exorcism e Amor e Psiche. Il boia per Parole per Strada Rovereto e per il magazine di musica Where is the Club ho pubblicato Blood Orchid, Cannibal Sound e Murder Love. Nel 2013 pubblico con il Foglio Letterario Lucio Fulci – le origini dell’horror


Lasciatemi cantare…


italianoGli editori italiani sono una buffa realtà. Si contraddicono continuamente e probabilmente non sanno neanche loro cosa vogliono (forse niente, ecco perché la maggior parte non ha indicazioni precise sulle modalità di invio dei manoscritti). Quel che mi fa sorridere sono però alcuni esperimenti che impavidi autori e provocatori hanno intrapreso nel corso degli anni. Il buon Alessandro Cascio inviò tempo fa il capolavoro di Bukowsky “Storie di ordinaria follia” a svariati editori, editor e addetti al settore e il risultato ottenuto è tutto da ridere. Praticamente oggi Bukowsky non verrebbe pubblicato! (Qui l’articolo completo che consiglio vivamente di leggere, non per altro per farsi due risate) Altri nel corso del tempo hanno fatto esperimenti del genere e gente del calibro di Manzoni, Stephen King, Lansdale e compagnia bella oggi non sarebbero presi in considerazione, ma allora come si fa a pubblicare? Bella domanda. Avete amicizie nel campo? Conoscete persone influenti? Siete il figlio di Berlusconi? Se la risposta a questi tre quesiti è “no”, la strada diventa difficile, difficilissima direi. Ci sono varie possibilità che si riassumono in pochi punti essenziali:

. Mando il libro alla redazione editoriale di qualche colosso sperando nel nuovo miracolo italiano.

. Mi apro un blog e inizio a fare un casino assurdo sulla rete (se il tuo libro non racconta degli incontri segreti tra il Papa e Dan Brown beccati in atteggiamenti effimeri, lascia perdere)

. Partecipo a qualche concorso letterario sperando di vincerlo (potrebbe andare, ma dipende da che tipo di concorso) In questo caso se adocchiato da qualcuno influente, questo potrebbe anche aprirti la tanto attesa via della pubblicazione.

. Inizio a fare il social, mi presento alle feste che contano, frequento il nipote di Maurizio Costanzo, vado a fare un provino dalla De Filippi? Potrebbe funzionare, ma devi essere il tipo adatto, quello da aperitivo e occhio ammiccante per intenderci

. Scrivo il romanzo del momento? Quello che tira? L’argomento che da qui a un mese andrà di moda? Potrebbe funzionare, ma a quel punto avrai smesso di essere scrittore e sarai diventato uno da quattro soldi che si svende pur di apparire e scrivere cose inutili (la maggior parte di noi scrive cose inutili)

.Fai tradurre il tuo libro e lo invii in America? Potrebbe funzionare, ma mi sa che gli editori anglosassoni, a differenza dei nostri, amino pubblicare i propri autori. (su questo punto ritornerò più tardi perché ora mi viene troppo da ridere)

Quindi cosa resta da fare?

Resta da fare che devi svegliarvi ogni mattina, darti delle ore da dedicare alla scrittura e scrivere, scrivere, scrivere, sentirne il bisogno, il richiamo neanche fosse il canto carico di promesse di un branco di sirene. Se non senti questo impulso, lascia perdere, meglio tentare di fare l’attore, il presentatore televisivo, il saltinbanco e così via.
La scrittura è una cosa seria disse qualcuno, ebbene, sì, è una cosa seria. È il consiglio più scontato di tutti, ma proprio per questo il più vero: SCRIVERE e LEGGERE tanto e continuamente. Non si accettano scuse del tipo non ho tempo, il lavoro mi prende, ho i figli e via discorrendo. Il tempo si trova, come lo trovi per vedere un film, oppure per innaffiare il giardino di casa per non parlare delle ore che passi a sbirciare sullo smartphone in cerca degli aggiornamenti di Facebook.
Volere è Potere e se vuoi Scrivere e Leggere il tempo lo trovi di certo, altrimenti dedicati all’uncinetto e siamo tutti felici e contenti.

Resta il problema della pubblicazione, vero, ma quello che ti posso dire che la Vita è una strada meravigliosa anche se bizzarra e tortuosa. Il momento arriva. Il momento di pubblicare e rendere alle stampe la tua “roba” in un modo o nell’altro arriverà. L’importante è non fermarsi al primo testo scritto, ma migliorarsi, guardare avanti, scrivere e scrivere e scrivere. Prima o poi come per magia qualcuno si accorgerà di te. Certo, ci vuole culo, tanto culo e quando arriverà il momento giusto e ti troverai nel posto giusto con il manoscritto giusto tra le mani, stai certo che arriverà anche la tanto attesa pubblicazione.

Ah, stavo dimenticando la discussione lasciata in sospeso qualche rigo più sopra (… gli editori anglosassoni a differenza dei nostri, amano pubblicare i propri autori.) Bene, questa cosa mi fa ridere molto perché nel mondo editoriale c’è una regola non scritta che è questa: “Scrivi delle cose che sai, scrivi di italiani e non scimmiottare gli autori anglosassoni e soprattutto non usare nomi stranieri nei tuoi romanzi.”
Che c’è di strano? C’è di strano che la maggior parte della produzione letteraria italiana proviene dalla lontana e tanto amata realtà anglosassone. Dopo che mi sono letto per 25 anni romanzi americani (anche i piccoli brividi sono americani) con protagonisti americani, storie americane, realtà americane, vizi e virtù americani, mi venite a dire non scrivere come gli americani? Posso provarci, posso sforzarmi e scrivere come un italiano, ma siamo sicuri che esista ancora un italiano?


Letteratura Horror questa sconosciuta…


L'autunno di Montebuio di Danilo Arona e Il giocattolaio di Stefano Pastor

L’autunno di Montebuio (Danilo Arona e Micol Des Gouges) e Il giocattolaio (Stefano Pastor)

Scrivo dal mio computer (quello che di genere uso per scrivere racconti, romanzi e tutto quello che mi frulla per la testa) per cercare di fare un punto della situazione sul fenomeno, ma sarebbe meglio dire “NON fenomeno”, della letteratura di genere horror in Italia. Ultimamente ho assistito al brusco cambio di direzione intrapreso dalla Gargoyle Books dopo la sua cessione. Certo ora pubblica senpre Dan Simmons, ma gli italiani? Questo popolo di naviganti e scrittori? Dove sono? Ah, Danilo Arona, il maestro, il punto di riferimento dell’italica paura e del brivido su carta. Certo Danilo Arona fortunatamente è vivo e vegeto, ma purtroppo il suo ultimo libro con la Gargoyle risale a qualche anno fa quando l’editore era sotto un’altra guida. L’estate di Montebuio, un libro che meriterebbe di stare in pompa magna sugli scagfali di tutte le librerie è invece nisba. Poi è arrivato il turno della Edizioni XII dopo che i ragazzi si erano mossi bene e senza incertezze e dopo che avevano pubblicato quel capolavoro di romanzo di Malapunta di Danilo Arona (capolavoro inteso come contenuti, cura dei particolari, edizione e copertina) . Prendetelo ora o mai più. Credo che ci sia tempo fino al 31 dicembre poi non saprei.

Qualcuno ora si starà chiedendo, bene Antonio e allora? Tante aziende cambiano, chiudono, si rinnovano e allora cosa c’è di strano? COSA C’È DI STRANO!?! Ve lo dico io cosa c’è di strano, c’è di strano che siamo, me compreso, che una banda di decelebrati che passano le giornate intere su Facebook a dire cazzate e a mettere i mi piace su i vari libri che vedono, ma che poi non comprano. C’è di strano che tutti vogliono fare gli scrittori, ma che poi non comprino i libri degli altri, c’è di strano che uno manda un testo a una casa editrice senza sapere neanche cosa pubblica, c’è di strano che il nostro paese funziona a caste e per forza di cose o ne fai parte oppure te ne puoi stare a casa tua. Ancora c’è di strano che nelle librerie di tutta la penisola nel reparto Horror ci siano Kilpatrick Nancy, Stephenie Meyer, Rebecca Maizel. I vampiri hanno conquistato il mondo, peccato che la maggior parte dei lettori di questa “roba” non abbia mai letto Le notti di Salem di Stephen King oppure Dracula di Bram Stoker. Detto questo e mi scuso per lo sfogo postadolescenziale, c’è da dire che ci sono nuove realtà all’orizzonte che stanno tentando di intrapendere l’audace strada dell’horror.

Si tratta di Mezzotints Ebook curata dall’istancabile Alessandro Manzetti (Il mio personale in bocca al lupo a questa iniziativa) e di Nero Press Edizioni dei sempreverde Daniele Picciuti e Laura Platamone. Da lodare anche la Fazi Editore per aver pubblicato l’ottimo romanzo di Stefano Pastor (Il Giocattolaio) un autore con il debole per la bara traballante che seguo da un bel po’.

In definitiva credo che le cose potrebbero andare meglio per questo tipo di mercato, ma c’è bisogno di una rivoluzione culturale, altrimenti rischiamo di perdere tante buone storie solo perchè non le abbiamo trovate in Autogrill vicino al registratore di cassa. Non ci vuole molto, basta cercare e informarsi e vedrete che il buon romanzo vi chiamerà a se e, se questo accade, se accade, non abbiate indugi, mano al portafogli e comprate. Vi sarete regalati una fantastica storia da leggere e vivere oltre a qualche brivido (sembre gradito) e sarete consapevoli di star leggendo qualcosa di non filtrato o politicizzato, ma semplicemente una storia così come l’autore l’ha concepita.

La verità, nient’altro che la verità… Questa sconosciuta.


Antonio Ferrara intervista Max (Valeria) Rambaldi


max valeria rambaldiOggi ho il piacere di avere come mia ospite Max (Valeria) Rambaldi. Illustratrice di professione alla ribalta nel campo editoriale e non solo. Mi sono piaciuti molto i suoi lavori e così le ho rivolto alcune domande. Conosciamola insieme.

1 Chi è Max Rambaldi per Valeria Rambaldi?

La metà migliore di me, nel senso che è la metà che porta a casa la pagnotta.
Ha la pretesa di non appartenere al genere femminile ed è qualificabile come un’estensione del proprio computer; una sorta di protesi della tavoletta grafica con la vita sociale di un fermacarte.
Però finche le si dà da disegnare è quantomeno una protesi felice.

2 Come ti è venuta in mente la follia di disegnare?

Madness? This is Sparta!

Non credo di follia si tratti e non mi è nemmeno saltata in mente come idea credo. E’ piuttosto capitato, come in genere alle persone capita di sospirare o ridere o corrucciare la fronte. Non lo si fa con intenzione e raramente si riflette sul perchè lo si faccia. Sono nata e la mamma mi ha regalato un blocco di fogli da tabulato, quando ancora i computer andavano a carbon fossile. E una matita. Sai come sono i bambini piccoli, gli metti in mano le cose e le usano, senza farsi troppe domande. Solo che poi è successo che non son riuscita a smettere.

3 Cosa in realtà ti piace disegnare quando non ti è stata fatta una commissione?

Mi piace disegnare quello che vedo, in particolare le persone. E’ forse il tipo di rapporto umano nel quale sono più ferrata. E amo moltissimo le illustrazioni per l’infanzia anche se finora non ho avuto modo di scoprire se questo amore è ricambiato.

4 Come nasce la tua collaborazione con la CIESSE Edizioni?

Come la maggior parte delle mie collaborazioni. Col tam-tam, i segnali di fumo e il continuo passaparola da parte di persone per le quali ho lavorato in precedenza e che evidentemente si son trovate abbastanza bene da propormi ad altri. Per fortuna!

5 Il lavoro che hai fatto di cui vai più orgogliosa?

Non credo di ricordarne alcuno.

Non che non ne vada orgogliosa, solo che il disegno che mi piace di più è quasi sempre quello su cui sto lavorando. Nel momento stesso in cui è terminato si riduce ad essere un numero disperso in qualche cartella del mio computer. Magari è carenza di senso materno. O forse il bisogno sempre d’altro, di un qualcosa di nuovo che ancora non ho trovato.

6 Quando ti commissionano un lavoro, fai più illustrazioni oppure buona la prima?

In genere parto da una bozza, se poi funziona lavoro su quella, altrimenti bozze finche non si trova quella azzeccata che vada bene a chi ha commissionato l’immagine. In rari casi è successo che presa dall’entusiasmo abbia fatto un lavoro da zero e l’abbia completato di getto.

Ma ho smesso perchè regolarmente ciò che trova in me un entusiasmo così non riscontra per niente il gusto comune, e viene scartato.

7 Vivere disegnado. Che ne pensi?

This is madness.

E’ un’utopia, chiaramente qualcosa di poco calzante con la realtà che conosciamo, eppure per qualcuno è stato ed è tuttora possibile. La domanda seguente è quindi: perchè non può funzionare anche con me? Ed è la ragione che mi spinge a percorrere questa strada con tanta cocciutaggine.

8 L’editoria sembra perennemente in crisi, nel senso che solo pochi autori riescono a vivere solo di scrittura. Per I “disegnatori” com’è il futuro?

Cupo e nebbioso, temo, come per molte persone in questo frangente.

Ma ho lasciato la sfera di cristallo nell’altra borsa e dunque non v’è certezza nel responso. Anche perchè spero di sbagliarmi.

9 In giro ci sono parecchie persone che credono di poter avere delle illustrazioni gratis. Che ne pensi? Sei dedita alla beneficenza in questo senso?

Sono dedita a rispondere in malo modo a chi non rispetta il lavoro altrui.

Ci sono persone che sbattono la testa ogni giorno nel tentativo di trasformare la propria passione in un mestiere. Che sia disegnare, suonare o scrivere non ha importanza. Chiunque abbia la pretesa di avere qualcosa gratuitamente perchè “tanto non è un vero lavoro” o “tanto che ti costa” per quel che mi riguarda è meritevole di un giretto sulla sedia elettrica. Sono persone ignoranti di questo tipo che rendono il “vivere disegnado” una chimera.

10 Come disegni? Quando disegni? Dove disegni?

In digitale la maggior parte delle volte, e spero bene.

Sempre, inframezzando il disegno con del sano “bagolare” in internet, da mezzogiorno circa alle 4 di mattina.

Seduta al pc perlopiù, e saltuariamente a bordo di mezzi pubblici (io e che se non conosco gente che abita in un’altra regione, quando non addirittura in un altro stato, non sono contenta).

11 Qualche anticipazione su qualche tuo prossimo lavoro degno di nota?

Ah, non ne ho idea. Mi trovo sempre tutto di colpo tra capo e collo. Non faccio programmi e non ho mai nulla di così impegnativo da dover essere progettato con largo anticipo.

12 Il tuo consiglio a un bravo illustratore che vorrebbe fare il tuo mestiere?

Fai. Produci. Se fai e fai bene e mostri quello che fai qualcuno prima o poi ti noterà. Se aspetti che le cose ti piovano in testa potresti non andare molto lontano. Ma se a notarti è qualcuno che promette di pagarti in visibilità hai tutto il diritto di ridergli in faccia [mi astengo dal suggerire altri tipi di sfoghi o potrei esser denunciata per istigazione all’omicidio].

A meno di non avere una fortuna sfacciata, come in tutte le cose è questione di perseveranza.

Ma poi, chi l’ha detto che è il mio mestiere? Sono ancora al primo casello dell’autostrada pure io!

13 Come mai ti fai chiamare Max Rambaldi?

Romanticismo. Max è stato il mio più grande amore. Era un norvegese delle foreste. Sì, un gatto rosso. Non volevo rischiare di dimenticarlo e ho deciso di portarmi il suo nome appresso. Magari mi porterà anche fortuna..

14 Cosa vuol fare da grande Valeria Rambaldi?

Vivere disegnando. Ma soprattutto godermi la mia strada a prescindere da dove mi porterà. Perchè per ora il paesaggio è un po’ disastrato, ma non mi dispiace affatto.

Grazie per essere stata mia ospite.

Grazie per aver dedicato del tempo a questa piccola Nessuno 🙂

Max Valeria Rambaldi Website


Antonio Ferrara intervista Carlo Improta


Carlo Improta

Carlo Improta

Oggi ho il piacere d’intervistare l’artista Carlo Improta. Difficilmente nella vita mi è capitato d’incontrare persone così profonde, con una propensione a guardare oltre quella famosa “siepe” che fa da cornice al mio blog. Carlo Improta é una di quelle persone. Non solo si sofferma a uno sguardo, ma riesce a guardare e affrontare i sentieri dell’inconscio che sono ramificati in ognuno di noi.

1 Chi é Carlo Improta per Carlo Improta?

Carlo Improta per Carlo Improta è un dottor jekyll e mister hiede cioè un dottor jekill razionale e scientifico nel limite delle proprie conoscenze e un mister hiede tra normalità e pazzia, genialità e demenza nevrotica. So solo che debbo qualcosa a tutti e due, ma il mister hiede non è bello da vedere.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Come tutte le cose d’istinto vengono e basta, ma poi ho studiato a fondo la cosa e ti posso dire che la parola come la musica entra dall’orecchio e arriva ad un sito interiore più profondo dell’oggetto guardato. Ciò che voglio dire che per me ci sono musiche che mi hanno fatto piangere mentre nessun quadro o scultura lo ha ancora fatto. Per me questo fatto vuol dire molto.

3 Pittore, scultore, scrittore. Un artista a 360 gradi, come fai?

Se si amano tre donne contemporaneamente stai tranquillo che trovi il tempo per tutte e tre.

4 Edizione cartacea o eBook?

Tutto deve essere per tutti. Penso che in questo periodo di transizione è giusto che convivano entrambe le possibilità. Poi il tempo e sua maestà il capitale farà il resto.

5 Quanti libri hai scritto? A quale sei più affezionato e perché?

Sei, ho scritto sei libri a oggi. Sono più affezionato all’ultimo libro che poi non è un romanzo ma un piccolo saggio intitolato sull’incompletezza dell’essere. È finalmente la chiusura di un cerchio aperto nel 1997. Quando alla direttrice del PAN di Napoli gli dissi che il mio lavoro iniziava nell’97 e finiva oggi lei disse che solo i pazzi possono perseguire un progetto per quindici anni.

6 Una Vita tra Napoli e Montepulciano?

Sì, Napoli è per il mister hiede, geniale e pazza mentre montepulciano è per dottor jekill razionale e adatta alla riflessione interiore.

7 Il tuo primo libro è stato Tecla, cos’è cambiato da allora?

Nulla, avevo già quarantasei anni, sono solo più consapevole di dover dire le mie idee, ho capito che ce ne bisogno.

8 Quando ti sei accorto che oltre alla pittura avevi qualcosa da dire anche attraverso la scultura e la scrittura?

La scultura è stato come accarezzare la vita, toccare scarnare e lisciare è quasi un piacere sessuale. La scrittura è per capire ed analizzare fino in fondo dove mi trovavo con i piedi, e tracciare la mia strada interiore senza equivoci.

9 Da quello che si sente in giro il mondo dell’editoria è fatto da “caste” chiuse, funziona così anche per la pittura e la scultura? Che ne pensi?

Penso che questo è un tasto che potremmo parlare per ore senza fare una linea dritta ma solo una parabola dove noi saremmo solo al centro senza possibilità di fuga. Evadiamo da ciò, facciamo finta che tutto non ci interessi. Tanto ciò che abbiamo fatto o scritto ormai esisterà sempre anche a scapito degli interessi privati di pochi cultori del capitale culturale.

10 Come scrivi? Quando scrivi?

I primi tre racconti li ho scritti per la maggior parte in macchina con schizzi sui fogli dal quale è stato tratto la verbo-visività il resto a computer.

11 La tua più grande soddisfazione in campo artistico fino ad ora?

Aver scritto L’essenzialista, se lo hai letto puoi capire perché. Tutti quelli che lo hanno letto seriamente non hanno potuto far a meno di complimentarsi con me.

12 Artisti si nasce o si diventa?

Possiamo essere tutti artisti, sempreché stimoliamo il rapporto mente-mano, che è l’argomento del mio ultimo libretto sull’incompletezza dell’essere.

13 Cosa vuol fare da grande Carlo Improta?

L’uomo artigiano, perché è lui il futuro della civiltà del nuovo secolo con il suo rapporto mente-mano. Solo l’uomo artigiano è un uomo che vivrà soddisfatto del suo saper creare e concettualizzare un bene. Questo è l’argomento del libretto sull’incompletezza dell’essere che ti darò e dovrai leggere con attenzione Antonio. Grazie e ciao.

Perfetto, non vedo l’ora di leggerlo. Grazie per essere stato mio ospite.

Sito internet di Carlo Improta

Una Donna. Lettere da un artista

L’essenzialista. Giallo poliziano


Antonio Ferrara intervista Alessio Valsecchi


Alessio Valsecchi

Alessio Valsecchi

Oggi ospite per Uno Sguardo Oltre la Siepe Alessio Valsecchi. Nato il Giorno dei Morti del 1972, vive in provincia di Como e lavora a Milano. Gestisce dal 2003 il sito LaTelaNera.com (http://www.latelanera.com/), dedicato principalmente alla letteratura e al cinema “di genere nero”, e dal 2004 eBookGratis.net (http://www.ebookgratis.net/), dedicato alla distribuzione gratuita degli ebook, i libri digitali. Ha collaborato con importanti testate Web e piccole case editrici. È stato il direttore della rivista Necro, ha curato alcune antologie, e per Edizioni XII dirige la collana Mezzanotte, dedicata alla narrativa thriller e d’avventura.

[Antonio Ferrara]: Chi é Alessio Valsecchi per Alessio Valsecchi?

[Alessio Valsecchi]: Una spina nel fianco. Io vorrei tanto starmene su un divano a guardarmi serie TV a non finire, ma lui non mi lascia mai in pace e mi spinge a “organizzare cose”. Non c’è pace.

[Antonio Ferrara]: Come si riesce a portare avanti per tanti anni un progetto impegnativo come La Tela Nera?

[Alessio Valsecchi]: Sacrificando e investendo tanto tempo libero e dormendo sei ore a notte. Per seguire progetti che mi piacciono devo fare scelte ogni giorno, lasciando fuori dalla mia vita tante cose, TV e divano in primis. Per ora va bene così.

[Antonio Ferrara]: Edizione cartacea o eBook?

[Alessio Valsecchi]: La carta ha un fascino enorme, ma comincio a imbattermi in persone che ormai preferiscono il digitale e credo che col passare degli anni aumenteranno sempre di più. Scegliere l’uno o l’altro formato quando si tratta di “produrre qualcosa” dipende molto dalla finalità di quello che si produce. Siamo tutti sempre molto concentrati sul “romanzo”, ma i romanzi non sono certo l’unico tipo di libro che viene prodotto. Ci sono i saggi, i manuali, i cataloghi, le raccolte di racconti, poesie e fotografie.
Seguo progetti su entrambi i fronti e alla fin fine si tratta sempre di sfruttare al massimo i benefici di entrambi i mondi minimizzandone gli aspetti negativi. La carta è cool, ma costa e la distribuzione è un campo minato. Per progetti low cost il digitale è spesso una scelta obbligata.

[Antonio Ferrara]: Cosa ne pensi della piccola e media editoria NON a pagamento che sta dilagando in questi ultimi anni? Grande iniziativa oppure ennesima bidonata nei confronti degli autori?

[Alessio Valsecchi]: L’abbassamento dei costi di stampa ha permesso la nascita di tantissime nuove case editrici, con relativa proliferazione di ulteriori offerte editoriali e tante tante nuove opportunità di pubblicazione per aspiranti scrittori. Un po’ quello che è successo al mondo della fotografia con l’invasione delle reflex digitali: chiunque ne ha una pensa a se stesso come a un fotografo vero e in tanti “provano” a percorrere questa strada.
Una cosa da non dimenticare mai è che una “casa editrice” è fatta da persone, e che la sua serietà dipende direttamente da quella delle persone che la compongono.
Il vero problema sono però i mezzi: le piccole case editrici non hanno soldi per potersi imporre sulla distribuzione e sulla promozione. Sono aspetti di marketing fondamentali che vedranno sempre le “piccole” svantaggiate. Gli scrittori che pubblicano per esse devono saperlo, capirlo e accettarlo.

[Antonio Ferrara]: Cos’è cambiato nel panorama editoriale da quando hai fondato La Tela Nera fino ad oggi?

[Alessio Valsecchi]: Mi sembra sempre tutto uguale. L’ebook è una bella novità ma è ancora giovane e ha ancora numeri troppo piccoli. Per il resto non ho visto grossi cambiamenti in ambito prodotti, produzione e offerta. Quello che forse più cambiato oggi è la volontà delle grosse case editrici di stare più vicine ai loro lettori, di conversare con loro e stare ad ascoltarli. Del resto l’esplosione del fenomeno blog e dei social media ha reso necessario questo loro nuovo approccio. Ormai è “normale” al giorno d’oggi vedere le case editrici che “vanno” dai blogger a chiedere spazi e visibilità, dieci anni fa era rarissimo.

[Antonio Ferrara]: Vivere di scrittura, che ne pensi?

[Alessio Valsecchi]: Ho accennato all’argomento sul mio blog (http://lastanzabuia.blogspot.com/2010/11/scrittori-no-professionisti.html)
Credo sia possibilissimo vivere “di scrittura”.
Solo che per “scrittura” io intendo una cosa, e la maggior parte degli aspiranti scrittori ne intende un’altra.
Vivere dei soli proventi derivati dalla scrittura di proprie opere di narrativa è quasi impossibile. In Italia credo ci riescano in pochi.
Vivere dei proventi derivati da lavori vari in ambito editoriale (compresa la scrittura di proprie opere di narrativa) è fattibile.
Al giorno d’oggi uno “scrittore” è più facile che sia un “professionista dell’editoria” a 360° che un semplice scrivi-storie. Lo scrittore di oggi traduce, offre consulenze editoriali, fa l’editor o il lettore/selezionatore, aiuta in redazione producendo testi utili all’editore (articoli, recensioni, prefazioni, presentazioni, comunicati). Molti degli “scrittori professionisti” che conosco sono giornalisti, editor, curatori di collane, redattori di riviste, responsabili della comunicazione: passano le giornate a scrivere, ma non solo narrativa.

[Antonio Ferrara]: Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa?

[Alessio Valsecchi]: Si tratta di una cosa possibile e avviene ogni anno a decine e decine di autori. Basta andare in libreria e leggere la quarta di copertina di libri di grandi editori per rendersene conto: moltissimi libri sono scritti da autori al debutto. E vale anche per Mondadori. Che i grandi autori non pubblichino esordienti è una leggenda metropolitana facilissima, dati alla mano, da smascherare: spesso gli aspiranti scrittori scelgono inconsapevolmente di crederci, probabilmente per giustificare (consapevolmente o ionconsapevolmente) i propri insuccessi.

[Antonio Ferrara]: Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

[Alessio Valsecchi]: Dipende da cosa si aspetta l’autore da un concorso. Ce ne sono tantissimi e ognuno con le proprie caratteristiche. Un mio amico partecipa solo a quelli con premio in denaro, e lo fa solo per cercare di vincere soldi. Un altro partecipa solo per il gusto di gareggiare. Un altro ancora nella speranza di mettersi in mostra con qualche giurato o l’eventuale casa editrice che lo organizza.
Quindi ognuno deve chiedersi: dove voglio andare? Questo concorso può aiutarmi ad arrivare dove voglio? E decidere in base alla risposta.
Proprio in questi giorni ho lanciato la sesta edizione del concorso Nella Tela! (http://www.latelanera.com/nellatela/). Questo è un concorso adatto a chi si vuol mettere in mostra con una casa editrice (Edizioni XII, coorganizzatrice del premio) rischiando anche di strappare una piccola soddisfazione economica. I racconti migliori in gara verranno infatti letti da chi, all’interno della casa editrice, si occupa di scegliere i testi da pubblicare nelle proprie produzioni: non mi sembra un’occasione da poco se si vuole provare a pubblicare con noi.

[Antonio Ferrara]: Per le Edizioni XII dirigi la collana Mezzanotte (http://eshop.xii-online.com/store/information.php?info_id=31), dedicata alla narrativa thriller e d’avventura. Com’è lavorare con un editore?

[Alessio Valsecchi]: Edizioni XII è un editore piccolo che ci tiene a fare le cose bene. Non so come siano organizzati gli altri, per me lavorare con Edizioni XII è soprattutto fonte di stimoli (per le differenti e numerose situazioni da affrontare) sia un divertimento: lo staff della casa editrice è composto da elementi che frequenterei (e che in effetti frequento!) anche al di fuori del contesto editoriale, alcuni sono diventati veri amici, altri anche compagni d’avventura in altri progetti (editoriali e non). Insomma, è piacevole, e in una realtà “no profit” come la nostra credo sia fondamentale.

[Antonio Ferrara]: Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

[Alessio Valsecchi]: Oltre a rileggere una delle risposte che ho dato poco fa consiglio di provare a pensare con l’ottica dell’editore di turno, a sforzarsi di capire quali possono essere i suoi problemi, i suoi dubbi, le sue criticità. Provare a chiedersi “cosa posso fare per aiutare l’editore?” piuttosto che interessarsi esclusivamente a se stesso e a pubblicare a ogni costo.
Un bravo scrittore per una casa editrice non è solo uno “sforna libri”, è un elemento valido su più fronti.
Collaboratore, evangelizzatore, PR, critico costruttivo, consigliere, organizzatore di progetti. Ci siamo capiti, no? 🙂

[Antonio Ferrara]: Cosa vuol fare da grande Alessio Valsecchi?

[Alessio Valsecchi]: Vorrei approfondire alcuni temi che negli ultimi anni mi stanno affascinando sempre di più. Mi sono avvicinato a un mondo, quello del web marketing, che è per me di grandissimo interesse. Far diventare questa mia passione una professione a tempo pieno è uno dei miei obiettivi futuri.

Grazie per essere stato mio ospite.

Alessio Valsecchi Website


Writer’s Dream e Lanterna Notturna


Writer's Dream

Writer's Dream

Per la serie Posti Interessanti oggi colgo l’occasione per segnalare il Writer’s Dream, ovvero uno dei più importanti punti di riferimento per lo scrittore esordiente e non solo. Il Writer’s Dream è una comunità basata su un ricco forum, recensioni, consigli e dritte per affrontare al meglio il proprio esordio letterario, ma non solo. Infatti nella sezione forum alla voce case editrici, potremmo spulciare tra le varie esperienze che gli utenti hanno avuto con gli editori e poterci fare un idea più o meno ponderata su un editore. Cosa pubblica, come pubblica e come valorizza i propri autori sono solo alcuni degli interrogativi a cui potremmo dare una risposta. Ultimamente il network ha anche inaugurato una sezione denominata Lanterna Nottura, una vera e propria Agenzia Letteraria con tutti i servizi del caso e con costi molto abbordabili. Consigliato.

Writer’s Dream Website


Edizioni XII


Edizioni XII

Per la serie posti interessanti consiglio tutti gli appassionati del genere Horror e dintorni di fare un giro sul sito delle Edizioni XII che oltre ad avere un nutrito catalogo di ottimi titoli, periodicamente bandisce concorsi sanguinari con scontri fino all’ultima parola, come Circo Massimo. Un punto d’incontro immancabile per ogni appassionato e per ogni lettore in cerca di qualche buon romanzo. L’estate si avvicina. Vorreste rischiare di restare sottto l’ombrellone senza niente da leggere?

XII Edizioni Website


Gargoyle Books


Gargoyle Books Edizioni Editrice

Gargoyle Books

Per la serie posti interessanti. L’estate si avvicina e con lei la voglia di leggere qualche buon romanzo Horror. Dove potersi abbeverare per poter placare la propria sete di “Tenebra“?

Mi sento di segnalare la Gargoyle Books. Si tratta, per chi ancora non la conoscesse, di una ben visibile e piazzata casa editrice specializzata sulla letteratura di genere Horror. Diciamo che i ragazzi della Gargoyle hanno un debole per la “bara traballante” e questo mi può fare solo piacere. Credo che oggi in Italia non esita una realtà così specializzata e visibile sul mercato del “Paese del Mandolino“. Dal loro catalogo ultimamente ho comprato quelli che si preannunciano due splendidi libri, ovvero: L’estate di Montebuio di Danilo Arona e L’estate della Paura di Dan Simmons. (I libri si presentano ben fatti anche livello di materiali impiegati e rilegatura). Riporto uno stralcio preso dal sito dell’editore che in poche parole spiega parte della loro filosofia editoriale: “Ad oggi, in Italia, non esiste una casa editrice specializzata in questo campo. Alcune limitano la loro attività in questo settore a pubblicazioni sporadiche, quasi a livello occasionale; altre ancora acquistano i diritti per l’Italia di romanzi horror di successo e li congelano senza effettivamente pubblicarli, quasi a scongiurare che siano altri a prendere l’iniziativa…. Quali sono le cause di questa situazione? Difficile rispondere. Una spiegazione può essere rinvenuta in una sorta di snobismo che ha sempre permeato la nostra Cultura e dalla convinzione – molto spesso errata – che l’Horror rappresenti un genere letterario “inferiore”, rispetto al quale si esercita una certa forma di pudore. Accade così che autori popolarissimi negli Stati Uniti ed in Inghilterra risultino sconosciuti, o quasi, al nostro pubblico. Ecco cosa si propone di fare la Gargoyle: individuare i migliori fra i romanzi di questi autori, acquistarne i diritti per l’Italia, curarne una buona e fedele traduzione e presentarli sul nostro mercato, andando così a colmare un vuoto altrimenti inspiegabile.”

Ma la Gargoyle Books è molto di più. Probabilmente questo stralcio è stato scritto quando l’editore ha dato il via al progetto, ma oggi a catalogo ci sono realtà “peninsulari” del calibro di Danilo Arona, Gianfranco Manfredi, Claudio Vergnani, Andrea G. Colombo solo per citarne alcuni. Quindi un editore di “genere” attento al mercato internazionale, ma anche ben disposto a investire su talentuosi autori “Made in Italy”.

Gargoyle Books Website