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Stay Away!


10688416_729445787102629_1097377827901405980_oDa piccolo giocavo ai giochi da tavolo sotto la “capannella” del giardino della casa di Sorrento dei miei nonni. Era bello e gli amici erano speciali. Ricordo che passavamo pomeriggi interi a giocare a tutto quello che si poteva. Risiko, Cluedo, Scotland Yard, Monopoli, Hotel, Subbuteo, HeroQuest, Dragon: i misteri della vecchia Pechino, solo per citarne alcuni. Era il nostro mondo e ci divertivamo da matti e poi, prima che facesse sera, certe volte anche dopo il tramonto, andavamo tutti a farci il bagno nella piscina del parco. Sono ricordi indelebili sui quali baserò un dei miei prossimi romanzi. In quel periodo della mia vita mi divertivo a inventare giochi o meglio, modificavo quelli che avevamo, così per esempio Cluedo diventava il gioco dell’assassino, Scotland Yard una caccia alle streghe e così via. Mi piaceva inventare giochi ed è una passione che ho portato nel cuore.

A distanza di tanti anni, mentre stai facendo tutt’altro, ti scatta in testa un’idea e grazie alla tecnologia ti rendi conto che forse, oggi più di ieri, puoi realizzarla.

head stay away! card game

Questo è il mio primo gioco di società creato con la piena collaborazione con il mio amico Sebastiano Fiorillo (coautore) e con il supporto della bravissima illustratrice Alessia Valentina Coppola. Avviato grazie alla piattaforma di crownfounding Kickstarter e diventato realtà grazie a Pendragon Game Studios. Il gioco in questione si chiama Stay Away! ed è liberamente ispirato ai “Miti di Cthulhu” e al film “La Cosa” di Carpenter.

Il gioco, già presentato alla fiera Spiel di Essen qualche giorno fa localizzato in versione inglese e tedesca grazie a Truant Spiele sarà presentato e messo in vendita in Italia il prossimo 29 ottobre alla fiera di Lucca (Lucca Comics and Games 30 Ottobre – 2 novembre) al padiglione A14 Area Games.

stay away! jack-suicide-LA STORIA

Un gruppo di archeologi è misteriosamente sparito durante una spedizione sull’isola riemersa di R’lyeh. Tu sei un membro della squadra di recupero, inviata in soccorso.

Dovrai investigare sull’accaduto, ma attento perché non è tutto ciò come sembra…

Avrai bisogno di intuito, nervi saldi e occhi aperti se vuoi sopravvivere e vincere il gioco.

Sbarra le porte, metti in quarantena un sospetto, ubriacati con un whiskey, prendi un lanciafiamme o dattela a gambe… ma guardati le spalle, perché La Cosa è più vicina di quanto tu possa pensare…

STAY-AWAY-cardsIL GIOCO

Stay Away! è un gioco per 4-12 giocatori dove il ruolo sarà quello di un membro di una squadra di recupero inviato sulla presunta isola di R’lyeh. Il tuo scopo sarà quello di investigare, ma attento perché non tutto è ciò che sembra…

La filosofia alla base di Stay Away! è quella del divertirsi stando insieme e regalare qualche brivido.

Il concetto alla base è semplice, ma efficace. Si tratta in pratica di rintracciare “La Cosa”, una creatura nauseabonda risvegliata da un sonno eterno che ha la peculiarità di potersi impossessare del corpo di un essere umano e clonarlo, prendendo il suo posto. Quindi mentre giochi non saprai chi sia “La Cosa” o quando qualcuno lo diventerà e non saprai nemmeno chi sia infetto o meno.

Avere fiuto, fingere, mentire e tenere i nervi saldi e gli occhi aperti sono alla base della vittoria di ogni partita, ma non saprai mai come andrà a finire. Potresti essere sulle tracce della “La Cosa” ma poi essere infettato e quindi patteggiare per lei e la sua legione di infetti. Tutto può succedere ed è questo che crea il caos, il divertimento e la tensione nel gruppo di giocatori.

 

 

Stay-Away-Players--eliminationSCOPO DEL GIOCO

In STAY AWAY! inizialmente tutti i giocatori sono Umani (tranne chi riceve la carta de “La Cosa”), ma durante la partita alcuni di loro cambieranno ruolo costituendo due fazioni opposte
A) Gli Umani (Archeologi in cerca de La Cosa): Il loro scopo è di collaborare per scovare la Cosa e gli Infetti.
B) La Cosa con gli Infetti: Uno solo dei giocatori, potrà trasformarsi in La Cosa. Il suo scopo sarà annientare tutti gli Umani, trasformandoli in Infetti o eliminandoli dal gioco. Gli Infetti a loro volta dovranno annientare gli Umani.
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Che cos’è la paura?


7467852156_d08db77101_zPaura, bella parola che da sola racchiude un’infinità di significati. Paura? Un’emozione? Non penso, piuttosto credo che si tratti di uno stato d’animo momentaneo.
Il genere umano, ma il discorso vale per tutti gli esseri viventi convivono con questo mostro fin dalla nascita. Non credo che ci sia “essere” che non abbia paura (il diavolo ha paura di Dio, come il vampiro del sole). I sinonimi di questa parola sono molteplici: terrore, orrore, sgomento, panico, fifa, angoscia, sbigottimento e così via. Il punto che mi interessa è cercare di capire cosa sia e perché si manifesta.
Per uno scrittore horror è importante capire il fenomeno e farlo proprio. Questo logicamente per riuscire a scrivere una una buona e credibile fiction di genere. Sicuramente vi sarà capitato di andare al cinema e chiudere gli occhi o di urlare al cospetto di una creatura sbucata fuori all’improvviso. (non da dietro la vostra poltrona, ma per fortuna solo sulla tela). Vi sarà anche capitato qualche scherzo da parte di qualche amico buontempone sgusciato da una stanza buia o da dietro un angolo. Cose che capitano, ma il vero problema è definire perché si ha paura. Sappiamo che la creatura proiettata sullo schermo non potrà lederci, come sappiamo che risulterebbe impossibile ritrovarsela appollaiata nel bagno di casa. Eppure si ha paura durante la proiezione e persino una volta tornati a casa.
Siamo consci del fatto che l’abominevole e rivoltante mostro non era altro che un attore truccato, ma comunque una volta tornati a casa quelle immagini continuano a perseguitarci e non facciamo altro che gettare l’occhio negli antri più bui della nostra abitazione. La paura è come fosse radicata (e forse lo è) nel nostro codice genetico. Ci sono persone con un’alta sensibilità alla paura. Succede quando la paura diventa una vera e propria fobia. Paure talmente radicate nella persona da potergli provocare addirittura la morte (provate a far vedere una tarantola a qualcuno che soffre di aracnofobia).
In questa chiacchierata comunque non affronteremo l’argomento patologico del termine, ma quello che ci interessa ai fini di una buona fiction di genere. Credo che la paura sia quello stato d’animo dell’inconscio che ci aiuta a vivere. Nessuno metterebbe mai la mano sul fuoco, appunto per la paura di scottarsi. Come la vedo io la paura è la sorella gemella della ragione. Quella vocina che spesso e volentieri ti dice cosa non è bene per te.
La paura è il pilastro portante di un romanzo horror, senza di quella, senza indurre il tarlo del brivido nel lettore un buon romanzo horror potrebbe trasformarsi in un cattivo romanzo horror. Mio personalissimo sinonimo della paura è l’ignoto. Credo che dire ignoto equivalga a dire paura e viceversa. Si tratta della paura delle paure (scusate il gioco di parole). L’ignoto è la base di tutte le paure, partendo da quelle più banali (paura di un’esame) fino ad arrivare a quelle più grottesche e sinistre (vedere nello specchio l’immagine di una cadavere).
Quello che ci terrorizza è il pensiero di qualcosa che non reputiamo possibile (ma di cui siamo a conoscenza) si materializzi da un momento all’altro nella nostra vita. Non credo che siate stati così fortunati da vedere un cadavere venir fuori da una fossa con le proprie gambe, ma se rimaneste un’intera notte rinchiusi in un cimitero, ve la fareste sotto dalla paura, no? Per la serie non ci credo, ma meglio non rischiare.
Se uno scrittore dell’orrore riesce a spaventarsi di quello che ha scritto, significa che riuscirà a spaventare e inquietare anche il lettore. L’abilità sta nel fatto di riuscire a far riaffiorare nella mente del lettore le sue paure nascoste. Il lettore sarà entusiasta. Ho sentito dire: “Questo romanzo mi ha terrorizzato, è bellissimo!”
Chiunque riesca a terrorizzare tramite la parola scritta è da reputarsi un grande perché sarà riuscito a trasformare uno stato d’animo in emozione.
Viviamo di emozioni, perché privarcene?

Antonio Ferrara