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Se Stephen King fosse nato in Italia


Caricatura di Marco Calcinaro

Caricatura di Marco Calcinaro

Stephen King nasce il 21 settembre 1947 a Portland, nel Maine. Suo padre (di origini scozzesi-irlandesi), nato David Spansky, che in seguito modificò in Donald Edwin King, è un impiegato della Electrolux, ex capitano della Marina Mercantile e impegnato fino al 1945 nella seconda guerra mondiale; e sua madre, Nellie Ruth Pillsbury King, è una casalinga di origini modeste. Ha un fratello maggiore, David Victor, che è stato adottato dai coniugi King il 14 settembre 1945.
Nel 1949 il padre esce per una delle sue passeggiate e non farà più ritorno a casa, a causa di problemi familiari. Questo avvenimento segnerà profondamente il carattere del futuro scrittore, tanto che è possibile trovare in numerosi romanzi il difficile rapporto padre-figlio (fra gli altri: It, Cujo, Christine. La macchina infernale, 1408 e Shining).

Stefano Reale nasce Frosinone il 21 settembre del 1947. Suo padre è un impiegato in cassa integrazione di una società di autotrasporti, sua madre, Lella, è una casalinga di origini modeste. Ha un fratello maggiore, Davide, che è nato da una relazione extraconiugale con un meccanico di Castel di Sangro.
Nel 1949 il padre esce per andare a comprare le sigarette e non tornerà mai più, in fuga con Giuseppina, la figlia minorenne del panettiere sotto casa. Questo avvenimento segnerà profondamente il carattere del futuro scrittore, tanto che è possibile trovare in numerosi romanzi il difficile rapporto padre-figlio (fra gli altri: Esso, Cucciolo, Cristina. La macchina infernale, 123 Stella e Fantasmino).

Stephen King: La famiglia comincia così a spostarsi da un luogo a un altro; si stabilisce per brevi periodi in Indiana, a Milwaukee e infine di nuovo nel Maine. La signora Nellie Ruth King in quegli anni e nei successivi sarà spesso fuori casa per quasi tutto il giorno, impegnata in vari lavori come stiratrice in una lavanderia, lavoratrice notturna in una panetteria, commessa e donna delle pulizie. Con il proprio lavoro riesce comunque ad assicurare ai due figli una buona educazione, guidandoli all’ascolto di buona musica e alla letteratura, dando la possibilità a Stephen di provare a scrivere qualche storia horror. Di quegli anni, Stephen King dirà “Non avemmo mai una macchina, ma non saltammo mai un pranzo”.

Stefano Reale: La famiglia comincia così a spostarsi da un luogo a un altro; si stabilisce per brevi periodi a San Vittore, Bari e infine di nuovo a Frosinone. La signora Lella in quegli anni e nei successivi sarà spesso fuori casa per quasi tutto il giorno, impegnata in vari lavori come stiratrice in una lavanderia, lavoratrice notturna in una panetteria, commessa e donna delle pulizie. Con il proprio lavoro riesce comunque ad assicurare ai due figli un pasto caldo, dando la possibilità a Stefano di provare a scrivere qualche storia horror. Di quegli anni, Stefano dirà “Non avemmo mai una macchina, ma neanche tutto il resto”.

 

Stephen King: A dieci anni scopre il genere horror, dopo aver visto un film sugli extraterrestri. Due anni dopo, rinviene nella soffitta della zia i libri del padre, appassionato di Edgar Allan Poe, H.P. Lovecraft e Richard Matheson, nonché appassionato scrittore. Ed è nel 1960 che King invia il suo primo racconto a una rivista, la Spacemen, che si occupava di film di fantascienza. Il suo scritto non sarà mai pubblicato.

 

Stefano Reale: A dieci anni scopre il genere horror, dopo aver visto L’esorciccio. Due anni dopo, rinviene nella soffitta della zia i libri del padre, appassionato di libri erotici, comici e fumetti pornografici. Ed è nel 1960 che Stefano invia il suo primo racconto a una rivista, la Spazio Emergenti, che si occupava di film “particolari”. Il suo scritto non sarà mai pubblicato.

 

Stephen King: Un anno prima, invece, King inizia a scrivere per un piccolo giornale, il Dave’s Rag (letteralmente, Lo straccio di Dave), giornale prodotto dal fratello maggiore di King in tiratura limitata e distribuito a vicini di casa e coetanei.

 

Stefano Reale: Un anno prima, invece, Stefano inizia a scrivere per un piccolo giornale, Lo straccio di Davide, giornale prodotto dal fratello maggiore di Stefano in tiratura limitata e distribuito a vicini di casa e coetanei che neanche lo leggono, ma lo usano come carta igienica: La scuola aveva detto agli studenti di portarsela da casa. In Italia siamo agli albori dell’autopubblicazione.

 

Stephen King: All’età di circa dieci anni si stabilisce a Durham, nel Maine. Frequenta la Lisbon Falls High School, nella vicina Lisbon Falls (10 chilometri di tragitto che percorre spesso in autobus, se non addirittura a piedi). La sua passione per i film dell’orrore e per la letteratura lo spingeranno a scrivere diversi racconti, spesso delle semplici trasposizioni dei film visti al drive-in. Questi racconti passano fra i suoi amici di scuola e King utilizzerà la macchina da stampa del Dave’s Rag per produrre delle copie stampate dei suoi racconti. In particolare, sarà il film Il pozzo e il pendolo tratto dal racconto di Edgar Allan Poe a ispirare King che, tornato a casa, realizzerà una trasposizione dello stesso. Prodotta poi in una quarantina di copie, la vende il giorno successivo a scuola, ma gli insegnanti, una volta scoperto quanto è successo, obbligheranno il giovane King a restituire i soldi.

 

Stefano Reale: All’età di circa dieci anni si stabilisce a Sora nel Lazio. Frequenta la Scuola dei Bambini Felici, nella vicino Acuto (10 chilometri di tragitto che percorre a piedi). La sua passione per i film dell’orrore e per la letteratura lo spingeranno a scrivere diversi racconti, spesso delle semplici trasposizioni dei film visti al cinema del paese. Questi racconti passano fra i suoi amici di scuola e Stefano utilizzerà il fratello per farsi aiutare a scrivere i racconti in più copie da distribuire. In particolare, sarà un film di Lucio Fulci a ispirare Stefano che, tornato a casa, realizzerà una trasposizione dello stesso. Prodotta poi in una quarantina di copie, cerca di venderla il giorno successivo a scuola, ma gli insegnanti, una volta scoperto quanto è successo, obbligheranno il giovane Stefano a regalare la rivista. Successivamente tutta la tiratura sarà ritirata perchè giudicata ignobile e immorale.

 

Stephen King: L’esordio con Carrie e il grande successo.
Dopo tre precedenti tentativi falliti, King raggiunge finalmente la pubblicazione di un proprio romanzo nel 1974 con Carrie. Acquistato dalla casa editrice Doubleday per soli 2500 dollari, il romanzo passa inosservato in edizione rilegata, ma ha un enorme successo nell’edizione economica, superando il milione di copie vendute. Grazie alla sua quota dei diritti dell’edizione economica e alla vendita dei diritti per la trasposizione cinematografica, King può permettersi di abbandonare l’insegnamento e di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura.

 

Stefano Reale: L’esordio con Carmela e il grande insuccesso.
Dopo tremila precedenti tentativi falliti, Stefano raggiunge finalmente la pubblicazione di un proprio romanzo nel 1974 con Carmela lo sguardo di Satana. Pagato da Stefano all’editore 2.500,00 delle vecchie lire il romanzo passa inosservato in edizione rilegata, come anche in una successiva edizione tascabile che lo stesso Stefano finanzierà sborsando altri soldi, dando fondo a tutti i risparmi della madre. Il libro va alla grande secondo l’editore e si superano le 50 copie vendute. Yeahhh! Grazie ai diritti d’autore al netto dell’iva dell’edizione economica il giovane Stefano recupera qualcosina di soldi, infatti dopo un anno riceve un assegno di 10.000 Lire e Stefano può portare la fidanzatina a mangiare una pizza e gli resta anche qualcosina per un gelato da dividere in due.

Stephen King: I successivi Le notti di Salem (Salem’s Lot) (1975) e Shining (1977) sono dei successi ancor maggiori: il primo vende oltre tre milioni di copie, il secondo supera i quattro milioni. Nel giro di quattro anni, il non ancora trentenne King è passato dal sopravvivere con il modesto stipendio di insegnante da 6000 dollari annui a guadagnare milioni con i diritti d’autore e i diritti cinematografici.

Stefano Reale: Stefano continua a scrivere, è troppo bello fare lo scrittore, ma scopre che l’editoria a pagamento non lo renderà famoso, ne tantomeno ricco, quindi i successivi Le notti di Salerno (1975) e Fantasmino (1977) sono degli insuccessi ancor maggiori: il primo vende oltre 30 copie tramite un editore non a pagamento, ma che ha a catalogo trecentomilalibri il secondo supera le 40 copie tramite un editore che gli chiede solo un contributo di 500,00 Lire. Nel giro di quattro anni, il non ancora trentenne Stefano è passato dal sopravvivere con il modesta paghetta della madre a guadagnare anche meno con i diritti d’autore e i diritti cinematografici mai realizzati delle sue opere.

Stephen King: Negli anni ottanta King è ormai diventato una star della cultura popolare, paragonabile alla figura di Steven Spielberg in campo cinematografico.

Stefano Reale: Negli anni ottanta Stefano è ormai diventato una star della cultura popolare del suo quartiere. Gli amici lo prendono in giro e ogni tanto fanno finta di leggere quello che scrive e gli dicono che è bravo e gli danno pacche sulle spalle. Qualcuno lo paragona alla figura Pinotto in ambito cinematografico.

 

Stephen King: Oggi Stephen King è universalmente definito dalla critica “il re del brivido”. Padre di tre figli adulti, vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha. Le sue storie da incubo sono best-seller clamorosi in tutto il mondo; gli hanno valso numerosi premi letterari – tra cui il prestigiosissimo National Book Award – e hanno ispirato l’opera di registi famosi come Stanley Kubrick, Brian De Palma e Rob Steiner.

 

Stefano Reale: Oggi Stefano Reale è universalmente definito dalla critica “un bravo ragazzo”. Padre di tre figli adulti, vive e lavora nel Lazio con la moglie Carla. Le sue storie da incubo sono fiaschi clamorosi in tutto il suo mondo. Amici e parenti leggono regolarmente le sue opere e gli dicono che è bravissimo. Stefano ha anche vinto dei premi letterari tra cui Professione esordiente, Provaci che ce la puoi fare e il prestigiosissimo Premio Letterario di Cinisello Balsamo dove ha è riuscito ad accaparrarsi una fornitura di salami per un anno. Stefano ha anche ispirato l’opera di un regista famoso: Marco Cammarota, detto “Ciccio” che ha girato un film amatoriale con il cellulare e l’ha pubblicato su youtube.

Stephen King  a 67 anni sta per uscire con il suo prossimo romanzo. Nell’ambiente si dice che l’editore gli abbia staccato un assegno da quattro milioni di dollari di anticipo.

Stefano Reale  a 67 anni è risucito ad agganciare un editore medio/grande e il suo libro arriverà sugli scaffali di qualche libreria importante, ma l’editore gli ha tagliato 600 pagine delle 1200 previste, gli ha detto dove e come si doveva articolare la storia e quali personaggi tenere e quali togliere. L’editore gli ha presentato un contratto standart su cui percepirà un ricco 10%. È stato cambiato il titolo dell’opera, la copertina e l’editore l’ha messo in vendita dall’oggi al domani con una tiratura minima.

Stephen King è uno scrittore di successo e scrive perchè scrivere è la sua vita, il suo mestiere.

Stefano Reale non si sente uno scrittore di successo e scrive perche scrivere è l’unico sogno che gli resta da vivere.


Bene e Male?


bene e maleL’eterno quesito, ma soprattutto l’eterna lotta.
Difficilissimo dare delle definizioni dei due termini, come anche parlarne. Comunque proverò nel mio piccolo di dare qualche spunto di riflessione o, come le chiamo io, elucubrazioni.

Il bene. Cosa intendiamo dire quando pronunciamo o scriviamo la parola “Bene” e quali reazioni consce e inconsce produce in ognuno di noi questo termine? Il bene, come lo vedo io è qualcosa che ci giova e ci rende positivi. È bene qualsiasi cosa ci arrechi del piacere. In questa sede (non Santa, per carità) ci interessa comunque cercare di definire cosa sia il bene in un romanzo horror e non la definizione plasmata dall’uomo per descrivelo in senso universale o quasi.
Il bene inteso non come stato di animo, ma bensì come forza non terrena che influisce sul cammino della vita. Anticipo che senza il bene, non ci sarebbe neanche il male e viceversa. Lo so è scontato ma è giusto subito sapere che il Bene e il Male sono le due facce della stessa medaglia.
Mettiamo caso che il male, qualunque esso sia e sotto qualunque forma esso si manifesti, in realtà non esistesse. Impossibile, vero? Per un istante facciamo che sia così. Come potremmo descrivere il bene? Come potremmo dire che il Bene trionfa quando non c’è l’antagonista? Trionfa rispetto a chi? Cosa? Dove? Sarebbe come un incontro di calcio dove una delle due squadre non si presenta. Triste storia. Immaginate per pochi istanti la piattezza della vita senza il Male. Attenzione, non voglio fare il pessimista e osannare il lato oscuro della vita, ma fermatevi a ragionare. Cosa sarebbe un mondo senza avere qualcosa per cui combattere? Affinché il bene “trionfi” il Male deve essere sconfitto. E quando succede, quando ognuno di noi nella sua esistenza ha combattuto con il male e n’è uscito indenne, in quel preciso istante si è sentito bene con se stesso e con gli altri. È quel momento che racchiude la felicità di un secondo (purtroppo a detta di qualcuno la felicità, quella vera, dura solo pochi istanti.) Il Bene trionfa sempre dopo il Male e viceversa, è così che è la vita per fortuna.
I due concetti comunque non sono universali. Quello che può essere considerato Bene per noi non è detto che lo sia per gli altri o che comunque non possa arrecare danno ad altri.
Diciamo che avete finalmente trovato un lavoro, dopo tanto pellegrinare, una mano amica vi aperto la porta a un mondo nuovo. Vi sentite rinati e pieni di iniziativa. Siete felici, ma per essere così probabilmente qualcun altro ha perso il posto. A questo punto potremmo definire il Bene e il Male come la salita e la discesa della stessa collina?
In qualunque situazione che rispecchia il quotidiano ci sono sempre il Bene e il Male che duellano furiosamente.
Queste situazioni vengono riportate ed enfatizzate all’interno di un romanzo dell’orrore. In quel mondo sospeso tra le pagine e l’ambiente che circonda il lettore il Bene e il Male non sono più entità astratte, ma prendono forma e scendono in campo per dar vita alla rocambolesca battaglia.
Il concetto di Bene è Male è così ampio che non sarò io a definire cosa siamo, ma quello che posso dire è che in un romanzo dell’orrore (quelli scritti con criterio) le due figure piuttosto che battagliare, sono amanti. Si accarezzano, danzano e combattono con la stessa enfasi. Perché i tempi dove il cattivo era il cattivo e il buono il buono sono finiti ormai da un pezzo, o comunque vengono riservati a una fascia di età per bambini. Nei romanzi più “maturi” il Bene e il Male si confondono e travestono a vicenda, come due gemelli, si divertono a confondere il lettore fino alla rivelazione finale, quando il cala il sipario e si tolgono le maschere, ma anche allora, anche in quel momento, sotto la maschera ce n’è potrebbe essere un’altra e quindi…

Antonio Ferrara


Letteratura Horror


letteraturaHorror1Ci sono dei posti che nascono così all’improvviso, dal nulla. Tanti tornano in quel nulla dal quale erano venuti, ma non è così per il portale Letteratura Horror che nel giro di poco tempo sta ampliando i suoi orizzonti e le sue professionalità all’interno del proprio organico. Una su tutte Alda Teodorani, la regina del brivido collaborerà con Letteratura Horror con la Rubrica – “Alda Teodorani Ficciones”.

Ma le sorprese (in genere si dice così) non finiscono qui. Il portale coinvolge tramite la sua attivissima pagina Facebook gli utenti, invogliandoli a partecipare a contest e concorsi letterari. Inoltre ci sono recensioni quotidiane e approfondamenti su tutto quello che riguarda il mondo dell’orrore.

I fautori di tutto ciò sono alcuni scrittori e appassionati della cultura Horror capitanati da Giorgio Riccardi che hanno deciso di dedicarsi in proprio alla pubblicazione e diffusione dei lavori letterari, senza essere soggetti alle case editrici che, spesso e volentieri, non si degnano neanche di rispondere all’invio di manoscritti.

Ricordo per tutti gli utenti Facebook la fan page ufficiale molto attiva e aggiornata.


Che cos’è l’Horror?


pennywisePosticipo a domani la ventiseesima parte del romanzo a puntate per lasciare spazio a quest’articolo che ho scritto tanti anni fa e che ho ritrovato tra scartoffie, bozze di romanzi e materiale che avevo accantonato in cantina. Mi sembra ancora attuale e l’ho rimaneggiato per pubblicarlo. A questo articolo seguiranno altri dello stesso genere che non sono altro che le mie considerazioni dopo la pubblicazione del 2002 de “Gli occhi del male” (Perchè scrivere horror e perchè leggerlo, Che cos’è la paura e Bene e Male.)

Iniziamo subito dicendo cos’è l’horror, o quantomeno proviamo a ragionare sul “fenomeno”.
Alcuni pensano che l’horror sia un genere per molti, ma non per tutti, altri vi diranno che si tratta di un genere di nicchia e basta. Io personalmente non sono d’accordo con questi luoghi comuni, come tanti altri luoghi comuni che purtroppo affliggono questo genere letterario così amato dagli appassionati, ma allo stesso tempo degradato dai più o da chi al cinema sviene se intravede un poco di sangue.
Diciamo subito che l’horror, secondo la mia modesta ipotesi di scrittore, ma soprattutto appassionato del genere, è qualcosa che va al di là della stessa nomenclatura. Parlando della scrittura, perché è di questo che mi occupo, l’horror è narrativa, fiction la chiama qualcuno. Sì, diranno in molti, ma si tratta pur sempre di una narrativa particolare, no? Rispetto coloro che la pensano in questo modo, ma vorrei aggiungere alcune precisazioni. L’horror deriva dal fantastico, ma definirlo un derivato mi sembra alquanto riduttivo. Il genere nel corso degli anni è stato “abusato” e strausato da una schiera di scrittori bravissimi, bravi e meno bravi. Nel corso degli anni il debole per la “bara traballante” si è ritagliato una fetta tutta sua, distaccandosi dalle altre derivazioni del grande calderone del fantastico come la fantascienza (viaggi interplanetari, ufo, viaggi nello spazio) e il fantasy (Mondi mitologici, creature fantastiche come draghi, orchi, goblin). A differenza dei suoi fratelli, generalmente l’horror ha a che fare con il mondo dell’aldilà e tutto quello che ne deriva ed è diverso in base al paese, le credenze e le religioni che influenzano nel corso dei secoli gli scrittori che si sono cimentati in questo genere.
Il succo della domanda che più spesso mi viene posta in merito all’horror più o meno è questo: “Io non ho mai letto un libro del genere e anche al cinema evito certi film come la peste.”
L’horror non vuol dire necessariamente assistere o comunque essere testimoni a sbudellamenti di vario genere da parte di mostri mangiatori di carne umana. Questo genere nel corso degli anni è riuscito a “scindersi” a mutare, come se lui stesso fosse una delle orrende creature che formano l’ecosistema degli incubi che genera. In quest’ottica potremmo trovarci al cospetto di un “horror gotico” dove si potranno apprezzare le vicende che narrano di vampiri, licantropi, scheletri animati, mummie e chi ne ha più ne metta. In questo genere i personaggi operano nei luoghi e momenti storici di appartenenza. In questo filone la fa da padrone il personaggio fiabesco o qualche suo erede. Chi non conosce Dracula? Il sangue è molto presente in questo tipo di narrativa, ma non potrebbe essere altrimenti perché le creature elencate, di cui abbiamo dimenticato lo zombi, si nutrono di carne e sangue umano. E questo basta a incutere vero terrore nel lettore. La paura ancestrale di essere mangiati, pur sapendo di essere in cima alla catena alimentare, terrorizzerebbe chiunque. Ma se si vuole sangue a fiumi, ci si deve orientare sullo splatter, in questo genere, molto di voga negli anni 70/80 tutto gira intorno al terrorizzare tramite la fuoriuscita del liquido che che ci permette di vivere: il sangue. Scorre a fiumi e le modalità con cui viene distillato comprende sbudellamenti, smembramenti, e torture di vario genere. Ci sono stati molti libri su questo genere e anche saghe famosissime che sono riuscite a creare schiere di fan in tutto il mondo. Uno fra tutti la serie di Venerdì 13. Altro sottogenere che ha avuto il suo massimo picco nel corso degli anni 90 (le persone si erano un poco stancati degli sbudellamenti) è stato il Thriller/Horror. In questo genere non ci sono esseri paranormali, ma si assiste alle malefatte di persone cattive, malefiche e anche indemoniate? Un esempio potrebbe essere Screem di Wes Craven. In questo filone, narrato e filmato in puro stile horror, alla fine si viene a scoprire che tutto girava intorno ad azioni puramente umane anche se l’ombra del paranormale resta sempre lì da qualche parte nell’angolo della camera del delitto.
Molti non saranno d’accordo su quanto sto per dire, ma la sottile linea di demarcazione tra l’horror, il thriller, il noir, il giallo è molto sottile, tanto che a volte è difficile poter classificare una storia. Nel corso degli anni ci sono state tante sperimentazioni e inquinamenti tra i generi, questo ha portato alla nascita di altri sottogeneri, come l’horror psicologico e il teen horror. Nell’horror psicologico la fa da padrone la paura, la tensione e la sorpresa finale. Il Sesto senso, The Others, La strega di Blair sono solo alcuni esempi. Questo figlio dell’horror ha avvicinato molti lettori e spettatori a questo genere per via di una mancanza totale di squartamenti assortiti con relativa distribuzione di sangue e frattaglie di vario genere. Il lettore vuole a tutti i costi scoprire cosa si cela nel buio della storia e in un crescendo di tensione viene condotto alla sconvolgente verità. Ringrazio pubblicamente tutti gli scrittori e registi che hanno contribuito a tutto ciò.
Per il teen horror permettetemi di soprassedere. Io sono del 76, ma mi sento relativamente vecchio per affrontare temi come quelli di Dracula che fa la spesa alla COOP e lupi mannari che lottano tra di loro e con i nemici vampiri per l’amore di una “Bella” di turno. Anzi, visto che mi sento in vena, apro solo un punto di domanda. -Se da una lato il teen-horror ha avvicinato i giovani, giovanissimi e adolescenti al mondo della “Tenebra” d’altro canto questo genere popolato da vampiri da aperitivo e lupi mannari da baretto si può definire Horror?-
Ok, ci siamo fatti una bella chiacchierata, ma allora cos’è l’horror?
Secondo me è quel genere che racconta una storia in cui si ha a che fare sempre e comunque con l’aldilà. È un genere dove si confrontano le forze del Bene e del Male perché senza una delle due forze in gioco non esisterebbe l’altra. L’horror è interrogarsi su qualcosa che noi sappiamo, ma che per un motivo o un altro riusciamo a percepire in parte. Rubo il termine e la filosofica di una caro amico ed esperto conoscitore della “Tenebra” come Danilo Arona. Lui parla di “sintonizzazioni”. Ecco, probabilmente ha ragione lui. Si tratta di sintonizzazioni verso qualcosa di appena percepibile che trasmette a basse frequenze. Solo fermandoci e acuendo i sensi riusciamo a percepire quello che ci circonda da sempre, ma che ignoriamo perché il bambino che è in ognuno di noi è stato sedato da una società superficiale e caotica. Ricordate però, un buon libro horror può far riaprire gli occhi a quel bambino che non aspetta altro di essere svegliato dal suo letargo.
Grazie
Antonio Ferrara

Nel prossimo articolo di Elucubrazioni approfondiremo l’argomento: Perché scrivere horror e perché leggerlo.


Letteratura in saldi!


Libri al rogoAccorrette gente, accorrete!
È da giorni che ci penso, ma solo ora sono riuscito a metabolizzare l’ultima tendenza nel campo editoriale. Quella di regalare libri a prezzi stracciati! Le multinazionali, dopo aver aver distrutto svariati mercati, ora hanno deciso di accarnirsi sul libro!
Che l’editoria è in crisi non è una novità. La gente non legge, ma non perché non intende farlo, ma perché le nuove generazioni non sono state educate a farlo. La lettura, in special modo quella della narrativa, che non ha gli stessi scopi di un manuale tecnico, è in crisi. Il libro si sta spegnendo (Ma non si è già spento?) e con esso la voglia di sognare. La voglia di guardare oltre la famosa siepe. La letteratura è in crisi perché sono tutti troppo impegnati a rincorrere il gioco perverso della vita.

Abbiamo dato i natali a una divinità chiamata il Dio Denaro e, in nome di questo Dio, si compiono sacrifici abnormi, altro che sacri rituali Maya. Nel nome del Dio Denaro si fa di tutto e poi perché non farlo? È un Dio che perdona tutto. È molto bravo e non promette vita eterna e paradisi, ma rende liberi (lo siamo davvero?) in terra. Wow, finalmente l’essere umano ha trovato quello che da sempre cercava. Non le evanescenti promesse di qualcuno sceso sulla terra più di duemila anni fa, ma un Dio che, se adorato e trattato a dovere, ti permette di trovare il tuo paradiso in terra. Ma vi rendete conto? In terra, adesso, ora, in questo momento! Ma è fantastico!

Allora perché non adorare il Dio Denaro, piuttosto che sognare, sperare, guardare un cielo stellato? Chi se ne frega, ho i soldi e faccio quello che voglio! Me ne frego del cielo stellato (se è lì un motivo ci sarà, no?) E poi i sogni? Le speranze? Ma di che stiamo parlando? Me ne frego dei sogni e delle speranze quando io posso fare tutto grazie al mio Dio! Io sono Dio.
Ecco dopo questo mio divagare la domanda che mi pongo, dopo che sul mercato sono arrivati supermegagigamercati di ebook, è questa:
Ma se un libro viene venduto a 0,99 centesimi di Euro, quante milioni di copie deve vendere affinché l’editore e il bistrattato autore (in media il 10% del prezzo di copertina) riescano a racimolare qualcosina? È vero gli autori in Italia che vivono di sola scrittura sono pochissimi, ma non rischiamo di perdere anche questi pochissimi? Non credo che svendere i libri faccia innalzare le vendite.

Se mi piace un libro lo compro anche a 18,00 Euro, ma se non mi piace, non lo compro neanche a 0,01 centesimi di Euro. Forse non lo prendo neanche gratis. Che senso avrebbe?
Cosa ne pensate?


Il Posto Nero Cultura Horror Noir Weird


il posto nero di alessandro manzetti

Il Posto Nero di Alessandro Manzetti

Per la serie posti interessanti segnalo con piacere “Il Posto Nero“. Articoli, interviste, approfondimenti e news dal mondo del “Noir“, inteso nel senso più ampio del termine, vi aspettano in questo blog tematico. A dar vita al tutto è Alessandro Manzetti: Scrittore, giornalista, curatore di antologie e collaboratore di importanti case editrici “Nere” come la Gargoyle Books e le Edizioni XII. Inoltre collabora con i portali de La Tela Nera e Horror Magazine. Di Alessandro Manzetti ci si può fidare e la sua professionalità e dedizione al mondo del notturno permea in questo Posto… Nero.

Il Posto Nero Website


Antonio Ferrara intervista Alda Teodorani


SWcrittrice Alda Teodorani

La Scrittrice Alda Teodorani

Oggi sono in compagnia di Alda Teodorani, colei che si potrebbe definire la Regina delle Tenebre, abile manipolatrice di incubi inquieti. Quelli dell’anima.

1 Chi é Alda Teodorani per Alda Teodorani?

Alda è una persona normale, che ha avuto una vita non facile, un’infanzia povera, dove poter leggere un libro era qualcosa da doversi conquistare. Ora è una persona speciale, che ha la forza di fare le cose che le piacciono e di dire no quando è il momento di farlo. È soprattutto la scrittrice, quella che ha lasciato tutte le certezze per dedicarsi all’unica cosa che la faceva felice: la scrittura.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Ho sempre amato leggere, fin da bambina: andavo alla biblioteca comunale del mio paese per procurarmi i libri, e ho sempre avuto una fascinazione per la figura dello scrittore, con la sua penna d’oca in mano e i fogli che si accumulano faticosamente uno dopo l’altro accanto a lui; è una cosa che ho visto tante volte al cinema e da piccola aveva stimolato la mia fantasia, e poi a un certo punto, dopo avere letto centinaia di libri, forse migliaia, mi sono accorta che avevo questa voglia di raccontare le “mie” storie, le storie che nessuno aveva mai narrato.

3 Essere donna in un ambiente come quello della letteratura “Horror”?

Essere donna in un ambiente come quello della letteratura horror credo che porti uno svantaggio, quello di non essere presa mai sul serio, di non riuscire a far prevalere la propria voce; quando esordisci, i tuoi colleghi uomini ti guardano con simpatia, in alcuni casi ti corteggiano apertamente, come se il fatto che scrivi di certi argomenti ti rendesse eroticamente appetibile; le colleghe donne ti guardano con condiscendenza, sei una che ha appena iniziato e chissà mai se riuscirai a fare qualcosa di buono – a me sono capitate entrambe le cose, quando avevo appena iniziato a scrivere: venivo definita una “dilettante” dai colleghi già pubblicati, e c’era sempre qualcuno che mi riferiva quel che veniva detto di me (ne avrei fatto volentieri a meno). Poi con la pubblicazione sono arrivati i primi guai, le ostilità o le avversità aperte, da parte di altri scrittori che facevano di tutto per ostacolarmi, ma anche da parte di gente che gravitava nell’ambito del giallo-noir-horror, persone che gestivano i loro circoletti para-letterari e vedevano una new entry come una minaccia a un sistema consolidato. Personalmente accolgo con grande entusiasmo le persone che affrontano le mie tematiche e gli unici dissidi che ho avuto sono riferibili a persone per le quali ho lottato, mi sono esposta in prima persona, donne che hanno pubblicato grazie a me e al mio prestigio e poi, appena raggiunto il loro scopo, mi hanno voltato le spalle. Questo succede in tutti gli ambiti ma sono cose che feriscono, e a quel punto i rapporti si chiudono, non certo per invidia.
Ovviamente c’è l’altro lato della medaglia, c’è una serie di vantaggi visto che questo tipo di scrittura è poco praticata e poco amata dalle donne. Questo determina una sorta di curiosità nei confronti di una scrittrice che si occupa di tematiche forti. Non so se quello che faccio io è veramente definibile come horror, però so che le mie tematiche sono ancor oggi uniche e la mia firma, la mia voce, sono ben riconoscibili. Sono passati molti anni da quando gli editori mi dicevano «non ti pubblico perché sei troppo efferata» e devo il mio successo a editori come Francesco Coniglio, Luigi Bernardi, Francesco Altieri, Marcello Baraghini, Francesca Chiappa, Paola Canonico, Fabio Nardini, Francesco Verso, ad amici (scrittori, artisti e illustratori) come Antonio Tentori, Paolo di Orazio, Fabio Giovannini, Stefano Di Marino, Sergio Altieri, Roberta Mochi, Max Giovagnoli, Nando Adiletta, Giulio Ciancamerla, Cristina De Carolis, Stefano Gaetano (una persona speciale, e non solo per me, che sta vivendo un momento molto difficile a causa dell’ottusità delle istituzioni), Simone Lucciola, Cristiano Caggiula, Mara Autilio e l’amico Giampiero Wallnofer (che hanno realizzato tante illustrazioni per me), a tutti gli amici e i registi della “gang” di http://www.filmhorror,com che hanno reso possibile l’iniziativa Appuntamenti Letali, il DVD e i film tratti dai miei racconti, e a tutti i disegnatori (compreso mio fratello Marco) e le band che mi hanno accompagnato nel progetto Quindici desideri, il mio nuovo lavoro rigorosamente DIY. Tutta  gente che mi è stata accanto anche fisicamente nei momenti difficili, che mi è già capitato di ringraziare e non mi stancherò mai di farlo. E ovviamente ai miei (pochi ma buoni!) lettori che hanno creduto e ancora credono in me.
Penso che ancora oggi poche persone siano riuscite a fare quello che ha fatto io in tema di scrittura dirompente, di  violenza sanguinaria ma allo stesso tempo romantica.

4 Edizione cartacea o eBook?

Amo molto i libri su carta e mi rendo conto però che i tempi stanno cambiando. Io stessa ho appena pubblicato di recente due romanzi in e-book con la Kipple (Belve e Organi) perché credo che anche chi legge su computer o su eBook reader abbia diritto di possedere in quel formato i libri che gli piacciono, anche se è già pronta l’edizione su carta di Belve, che uscirà tra qualche mese con Cut-Up.
Come vedi, secondo me entrambe le cose possono coesistere e non prediligo uno nei confronti dell’altro perché io colloco sempre il mio punto di vista non dalla parte autore ma dalla parte del lettore (anche quando scrivo) e quindi quando faccio qualcosa penso soprattutto al lettore.
Anche ora, con 15 desideri (http://www.15desideri.com) una sperimentazione (again!) che ha raccolto quindici illustratori, quindici gruppi musicali dell’area punk/elettronica/rumoristica-sperimentale, vari grafici tra cui il top! Gian Nicola Maestro, che mi scrisse e mi segue fin dal mio primo libro, quattordici produttori per un art/cd/book in 4 lingue, assolutamente DIY, non mi importa della forma classica del libro, ma del lettore che può apprezzare il prodotto!

5 Il libro che ti ha dato più soddisfazioni?

Il libro che mi ha dato più soddisfazioni è quello che le persone hanno amato di più, più intensamente, ed è sicuramente Organi (che, come dicevo prima, è stato riproposto in e-book proprio ora) anche se è uno dei libri che ho scritto con meno fatica e più leggerezza, il risultato dei miei dialoghi sulla scrittura e sui rapporti con la mia amica Roberta Mochi, che ho conosciuto perché stava lavorando a una tesi dedicata a me e che ha poi pubblicato un saggio sulla letteratura di genere che andrebbe secondo me ristampato (Libri di sangue).
A più di 10 anni di distanza dalla sua pubblicazione ancora trovo persone che hanno amato e amano e leggono Organi e che mi riconoscono per strada come mi è successo qualche giorno fa grazie proprio a quel libro (devo dire anche che Elisabetta Mondello e Monica Cristina Storini, all’università La Sapienza di Roma e Stefanie Rubenis a Wurzburg hanno contribuito non poco a diffonderne il culto).

6 Mondadori?
Mondadori per me è stato una scelta obbligata, perché ho letto i Gialli Mondadori fin da bambina e sono lieta di averne fatto parte. E il Giallo Mondadori, così popolare e poco costoso, resta a tutt’oggi il vero pulp italiano, non certo paragonabile al finto pulp degli scrittori fighetti che amano proporsi come sperimentali e di rottura quando invece stanno molto bene attenti a non oltrepassare mai i limiti della decenza, e quando lo fanno condiscono tutto con il grottesco, che fa perdonare qualsiasi nefandezza. Sono doppiamente contenta di aver fatto pubblicare il mio Sacramenti nel giallo Mondadori, un romanzo forte, per il quale ho versato sangue e sudore e che ben pochi avrebbero avuto il coraggio di pubblicare per quanto è violento e malsano, specie perché quella collaborazione mi era stata offerta da un autore di grande livello, che stimo moltissimo, Sergio Altieri. Era la prima volta, credo, che la collana era diretta da uno scrittore puro, completamente fuori da ogni legame politico. So che la casa editrice è controversa, è anche difficile fare delle scelte di questo tipo per me che tendenzialmente sono per la decrescita. E per quanto discussa, difendo Mondadori, anzi il giallo Mondadori, che è molto molto meglio di altre case editrici che con tutta l’ipocrisia possibile si propongono come di sinistra e poi sono manovrate e possedute da elementi che di sinistra non sono affatto. È facile recitare la parte degli scrittori alternativi e compagni quando poi ti tappi occhi, bocca e orecchie perché ti piovono in tasca un sacco di soldi e non ti chiedi nemmeno da dove vengono, non trovo che questo sia un atteggiamento di sinistra. Un lato negativo è che dopo l’apparizione in edicola il libro lo sento un po’ come se fosse morto e spero che riuscirò a farlo ristampare.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?

Vivere di scrittura forse non è così bello come si pensa anzi vivere scrivendo romanzi, e niente altro. Credo che possa mancare il confronto con la vita “vera”, con altre situazioni che possono stimolare a scrivere. Non sono molto attratta da questo mettersi a tavolino dalle otto di mattina alle cinque del pomeriggio perché credo che manchino gli stimoli esterni per creare storie. Invece magari fai un altro lavoro e quando ti metti a scrivere è veramente una gioia ritagliarsi quei momenti per sé.
Io comunque a conti fatti vivo di scrittura perché grazie a Dino Caterini, il direttore della Scuola Internazionale di Comics, con cui collaboro da tanti anni, faccio un lavoro interamente dedicato alla scrittura, e all’insegnamento della scrittura.

8 Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Sinceramente non ho ancora ben capito quali sono i meccanismi che permettono di pubblicare con un grande editore e poi poter vivere solo di libri, certo non ritengo che questo sia un passo auspicabile o invidiabile perché si fa questa grande uscita clamorosa e poi finisci nel dimenticatoio come è successo tanti giovani dei quali nessuno ricorda il nome.

9 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

Ho partecipato a un paio di concorsi letterari in tutta la mia vita: credo che siano regolati in maniera che ci si possa fidare tuttavia sinceramente non li ritengo così importanti.

10 Come scrivi? Quando scrivi?

Scrivo quando posso scrivere e nei ritagli di tempo del mio lavoro. Ho scelto un lavoro part-time per poter scrivere la mattina ma non tutte le mattine riesco a farlo.
Spesso scrivo in treno con il mio portatile, scrivo quando posso, quando ne ho voglia, quando l’urgenza diventa tale che non posso più farne a meno.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Per scrivere, per pubblicare e continuare a farlo, bisogna faticare, fare scelte non facili, ma soprattutto bisogna credere in se stessi e essere tenaci. Sapere che il libro si scrive da soli ma per tutto il resto ci sono gli altri: gli amici che sanno starti vicino e darti coraggio, altri scrittori che ti aiutano, sapere che la scrittura è qualcosa da condividere, non è una cosa che bisogna conservare gelosamente per sé stessi. Bisogna sapere che non puoi impedire agli altri di scrivere e che ci sarà sempre qualcun altro che comincia a scrivere dopo di voi, ci sarà sempre qualcuno che vi aiuterà e qualcuno che cercherà di fermarvi o di ostacolarvi, e scoprire la gioia di essere riconoscenti e anche quella di tirar fuori un bel vaffa, e alla fine sarete voi che aiuterete qualcun altro, e a quel punto ignorate le persone per cui non ne vale la pena.

13 Cosa vuol fare da grande Alda Teodorani?

Vorrei avere la possibilità, pur continuando a lavorare, di trasferirmi in un posto più tranquillo e sereno di quello in cui vivo ora, che già è l’ideale sotto molti aspetti per me, a parte le urla dei vicini di casa (perché la gente non riesce a parlare con un tono di voce normale?). Sogno un’abitazione un po’ più isolata in cima alla collina dove poter scrivere senza nessuno che mi disturbi con i suoi rumori. E per il resto voglio semplicemente continuare a scrivere!

Grazie per essere stata mia ospite.

Alda Teodorani è nata a Massalombarda in provincia di Ravenna e vive e lavora a Roma, dove sono ambientate molte delle sue storie.
Si è occupata di , cinema, sceneggiature, traduzioni ed anche fumetti.
Famosa, soprattutto, per la sua attività di scrittrice di
racconti e romanzi horror.

Alda Teodorani Website