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I fantasmi esistono!


Fantasma in libreria

Fantasma in libreria

Non sono impazzito, anche se credo ai fantasmi non pretendo che gli altri ci credano, ma io li ho visti o, sarebbe meglio dire, non li ho visti. Quindi non chiamate gli acchiappafantasmi, non c’è n’è bisogno. Anche perchè le anime inqueite di cui parliamo sono tutt’altro che pericolose.

Quì non si parla di fantasmi della letteratura e della cinematografia, quì si parla di fantasmi in carne e ossa che se ne vanno in giro per le librerie di Alessandria, Napoli, Ventimiglia, Roma, Milano, Torino, Firenze, solo per citarne alcune… Questi fantasmi hanno i volti imbronciati mentre si aggirano tra gli scaffali dei più blasonati luoghi del sapere (eh, una volta…) della penisola. Difficilmente vengono riconosciuti anche per il fatto che i loro libri, non importa se scrivono da un anno uppure da quaranta o se abbiano pubblicato un solo romanzo o una quarantina, non sono presenti nelle librerie. Danilo Arona mi ha aperto la mente a questo fenomeno inquietante anche se già da prima nutrivo i miei sani dubbi. Ma se uno Scrittore che si chiama Arona constata un fatto del genere, sarebbe meglio che iniziassimo a preoccuparci tutti quanti nessuno escluso. Riporto il post di Arona:

“Ieri dopo un sacco di tempo sono entrato in una megastore di libri nella mia città (Alessandria, in arte Bassavilla). Mi sono fatto un giro, era più o meno l’ora di pranzo, e non comprando nulla ho speso più di 50 euro (in agende, DVD e una graphic novel tratta da King). Dal momento che lì stavo, ho fatto quel che fanno tutti quelli come me (cioé voi che mi leggete), dando un’occhiata a quel che offrivano i reparti di genere. Di qui i gialli o i thriller, tutti democraticamente divisi tra le major e neppure l’ombra di qualche editore indipendente. Di là, quello che la gente del megastore considera gothic, dark, horror, urban fantasy e via etichettando. E di là pareva un miraggio: metri e metri di prodotti clonati di autori e autrici (tante donne) mai sentiti che si spartivano plot, trame, titoli e copertine, tutte incredibilmente uguali, con vampirelli esangui, congreghe da the alle cinque, teneri amanti con sottintesi canini, stregoni in andropausa, il tutto a firma di quelle 4 o 5 case solite note che stanno interpretando ottimamente il mercato e il momento. Tra corvi e lolite dark, spiccava – tiriamo a indovinare perché – l’ultimo libro di Valerio Evangelisti che nulla ci azzecca con il gotico, ma si vede che qualche commesso pensava che il buon Vale lì dovesse stare. Brillava l’assenza di un qualsiasi titolo Gargoyle, ma pure le assenze di un qualsivoglia autore horror come lo intendiamo noi (l’ultimo di King, dato il tema, stava dall’altra parte, tra i thriller…). Il grande assente, lì, in quel megastore che potreste anche indovinare: l’horror e il gotico nazionali, che pure negli ultimi tempi sono territori pingui, interessanti, forieri di sviluppi futuri quale un movimento sindacale che riunisca le varie sigle in demenziale contesa fra loro da quel bel dì. In quel reparto “goth” non un Nerozzi, un Baldini, un Colombo, un Arona, un Borghetti, un Altieri, un Manfredi. Non un editore indipendente, piccolo, di nicchia, di genere. Un cazzo di niente, e ho guardato bene, avendo inforcato pure gli occhiali. Lo so che mi risponderete, se mi risponderete: che sono cose note, bla bla, il mercato, bla bla, o per dirla con le parole di un certo professore universitario, “la gente vuole liberarsi dal claustrofobico abbraccio dell’horror”. Però che palle… Quarant’anni a scrivere e sei un ghost writer. Quasi quasi ci scappa il prossimo romanzo. L’ultimo, però.”

Fonte: Articolo di Danilo Arona

L’editoria si lamenta che gli autori italiani vendano poco, specie se si occupano di leteratura di genere. Mi sta bene, ma fine a che punto? Ma se il sistema non permette che i libri siano esposti e venduti nelle librerie ci credo che vendano poco. Venderebbe poco anche Stephen King. Ma secondo me il problema non è solo questo. Il fatto che le grandi major (questo è risaputo) acquistino spazi nelle librerie, non permetterà mai ad un piccolo medio editore di farsi spazio. Poi c’è il discorso promozione che ha costi altisimi che un medio e piccolo editore non si può permettere. Quindi se viviamo in un mondo globalizzato dove chi ha più soldi vince anche i libri, se sposorizzati a dovere a suon di centinaia di migliaglia di euro arriveranno in libreria. Un grande e grasso gregge di pecorelle smarrite è solo pronto a seguire e i grandi (quelli con i soldi) lo hanno capito fin troppo bene.

Io non credo che questa situazione sia risolvibile, ma credo che tutti noi possiamo dare il nostro contributo a chi davvero merita anche se è un “fantasma sullo scaffale” potrebbe essere un grande amico immaginario per la nostra mente e le sue storie potrebbero aprirci gli occhi su nuovi orizzonti inesplorati.

Solo una considerazione finale: Ma lo sapevate che la maggior parte dei BestSellers non sono scritti dai nomi in copertina? Ci sono staff di persone che lavorano notte e giorno affinchè sullo scaffale, quello dove si aggirano i fantasmi, ci arrivano storie preconfezionate a dovere per la pecorella smarrita di turno.

Io quando leggo un libro ci voglio vedere lo scrittore, le sue sensazioni, paure, emozioni e le sue notti insonni, non una trama bene congeniata e priva di qualsiasi anima che guarda caso è standardizzata e uguale ad altri centomila romanzi. Mi scuso anticipatamente per il tono semplicistico con cui ho affrontato l’argomento, ma sappiate che gli scrittori più letti in Francia sono i francesi, in Germania i tedeschi e in Spagna gli spagnoli e via discorrendo. In Italia, ahimè, gli scrittori più letti sono gli americani. Meditate pecorelle, meditate. Voi credete di scegliere, ma in realtà qualcun’altro ha già scelto per voi.

In definitiva visto che non mi sento per niente una pecorella e che ci sono molti posti interessanti sulla rete oltre alle librerie, mi sono fatto dei regali per Natale.

Morbo Veneziano di Danilo Arona, Sesso col coltello di Alda Teodorani e CAM di Stefano Pastor.

A me piacciono i fantasmi e a te?

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Antonio Ferrara intervista Anita Book


Anita Book

Anita Book

Una ragazza tutto pepe, una moderna Peter Pan, una divoratrice di libri. Anita Book innamorata cronica delle storie e della vita si racconta per uno Sguardo Oltre la Siepe.

1 Chi é Anita Book per Anita Book?

Una pasticciona e allo stesso tempo una grande e insostituibile amica. Anita Book mi diverte, è la parte più pazza e creativa di me stessa. Sa sorprendermi, è la tipa con le idee giuste, quella che scrive le storie e si perde in sogni che hanno il sapore e la bellezza della realtà.

2 Come funziona il tuo blog? Raccontaci tutto.

Funziona grazie all’amore che, come disse un certo Dante Alighieri, muove tutte le cose. Passione, impegno, dedizione scaturiscono di conseguenza ma niente può esistere e andare avanti senza l’amore. E sai qual è la ricompensa che riempie più di tutto? La dimostrazione che il mondo ha un cuore di gente che crede ancora in qualcosa di positivo, che dedica il tempo alla cura di un desiderio, che non perde mai la fiducia in se stessa. Basta a fare la felicità. Sì, anche la mia.

3 Come si riesce a vivere in mezzo ai libri e nel frattempo condurre una vita sociale?

Per me viene naturale, sai? Credo che vivere comporti già essere in mezzo ai libri: le storie della quotidianità sono i capitoli del romanzo della vita, perciò non si smette mai di leggersi e raccontarsi a vicenda.

4 Edizione cartacea o eBook?

Fedele al libro, alla carta e alla fisicità delle parole.

5 Il libro che hai amato?

Ti parlo di un’ultima lettura che mi ha scombinato la vita: “Un giorno” di David Nicholls.

6 Vivere di scrittura nella scrittura? Si può fare? Il tuo potrebbe diventare un mestiere?

Vorrei tanto che diventasse un mestiere, perché in questo modo esaudirei il pensiero di Shakespeare, che scrisse: “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”. Sostanza. I sogni hanno un corpo, sensibile al tatto e sul quale possiamo costruire il nostro domani. Scrivere è la mia esigenza di vita, l’immaginazione la mia personale scorta di integratori energetici. Le storie che mi piacerebbe raccontarvi, un giorno, mi permetterebbero di non invecchiare mai. Saprebbero ricordarmi chi sono stata e per quale sogno ho combattuto. Un sogno che non sarà necessario inseguire con affanno, perché basterà camminargli accanto e rimanergli fedele sempre.

7 Vista la tua esperienza vissuta tra i libri gli scrittori e i lettori: Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi? Che idea ti sei fatta?

L’editoria è una macchina complessa, una materia nella quale non mi sento tanto ferrata. Dalla mia piccola esperienza con “Tutta Colpa del Prof.” posso dirti che se davvero si vuole bene al proprio sogno, si deve anche avere pazienza. Lavorare tanto sul testo, prima di tutto, e fare un’accurata selezione delle CE alle quali spedirlo. Ma niente è impossibile e la magia sta proprio nel mantenere accesa la fiducia in se stessi e la volontà di riuscirci, di impegnarsi sul serio in qualcosa. La ricompensa arriva, non solo a volte ma sempre. Si tratta solo di una questione… temporale.

8 Una tua giornata tipo?

Sveglia alle 7.00. Colazione. Si accende il PC e si apre Word. Si scrive per almeno quattro o cinque ore. Pranzo. Si registra la videorecensione o si aggiorna il blog. Si controlla Facebook. Pomeriggio di totale relax: si legge, si cucina, si esce, si ascolta musica, si chiacchiera, si sbrigano faccende domestiche, si va in libreria (è il passatempo che più preferisco), si guarda un film da sola o in compagnia. Cena. Altra controllatina su Facebook, blog e posta elettronica. Si legge prima di andare a dormire e poi… si sogna.

9 Oltre a essere una lettrice onnivora, hai ambizioni per quello che concerne la scrittura? Ti piacerebbe fare la scrittrice?

Sì, è il sogno che difendo strenuamente. Ho tantissime idee da sviluppare e scrivere è sempre un divertimento assicurato. La pagina bianca è il mio personale armadio per entrare a “Narnia” ogni volta che lo desidero. Cross fingers!

10 Si legge molto poco e l’editoria sembra in perenne crisi mistica, che ne pensi?

Penso che, in realtà, siamo in torto entrambi. Noi lettori e l’editoria. Non è vero che al mondo non ci sono librofili accaniti, è solo che si è molto riservati; abbiamo un nostro codice segreto per riconoscerci e presto rivoluzioneremo il mondo. Eheheh. Invece, è vero che esistono delle leggi di mercato ma l’editoria dovrebbe venirci incontro e abbassare i prezzi, per rendere la lettura davvero un bene pubblico accessibile a tutti. Tuttavia, a mio parere, rimane il fatto che si esagera sempre nel fra passare come una “minaccia” qualcosa che, in realtà, è molto meno preoccupante e, soprattutto, risolvibile.

11 E se ti dicessi: Tutta colpa del prof.?

Ti risponderei: “Ovvio, è sempre colpa del prof.!”. Scherzo. Il mio romanzo d’esordio è stato una bella avventura. Sarah, la protagonista, mi ha insegnato a prendere con filosofia le cose che capitano nella vita e a credere nella possibilità. Lei vive questo amore struggente con il suo professore e all’inizio mi sembrava così assurdo metterlo su carta, troppo idiallico e fantasioso. Invece mi sbagliavo. Mi sbagliavo di grosso. Mi raccomando, però, nel caso in cui vi venisse voglia di leggerlo: si tratta di una storia senza nessuna pretesa, semplice ed effervescente.

12 Il Senso della vita?

L’amore dal quale veniamo generati, nel quale crediamo, sul quale ci identifichiamo, al quale apparteniamo e per il quale ci immoliamo.

13 Cosa vuol fare da grande Anita Book?

Scrivere e aprire una libreria che avrebbe l’aspetto dell’Isola Che Non C’è.

Grazie per essere stata mia ospite.

Grazie a te!

Anita Book ha 22 anni e ha aperto questo blog con l’intenzione di condividere una grandissima passione, quella per la lettura, e per andare a caccia di altri “pathological readers”. Ne ha già trovati tanti e questo la rincuora. Accomodatevi, perciò, e lasciatevi trasportare nel regno incantato della carta e dell’inchiostro. Anita, intanto, prepara i biscotti…

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