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Antonio Ferrara intervista Barbara Baraldi


barbara baraldi striges la promessa immortale

Sono sicuro di non deludere chi stasera si aspettava la quattordicesima parte del romanzo “Gli occhi del male” (puntata posticipata domani alle 22:30) perchè è ospite di “Uno sguardo oltre la siepe” Barbara Baraldi. Tra i suoi lavori letterari spicca la saga dark fantasy “Scarlett”, giunta al secondo capitolo, intitolato «Il bacio del demone». Inoltre è vincitrice di vari premi letterari, tra cui il Gran Giallo città di Cattolica e il premio Valtenesi. Da pochi giorni è uscito in libreria il suo ultimo romanzo Striges – La promessa immortale.

1 Chi è Barbara Baraldi per Barbara Baraldi?

Una persona con una passione viscerale per la lettura e che ama raccontare storie. Ho iniziato a farlo per i miei fratelli quando erano piccoli per tenerli buoni e non ho più smesso.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Non sono stata io a scegliere la scrittura. La scrittura ha scelto me. E ora, scrivere è un bisogno fisico, un’urgenza.

3 Bella e brava con il debole per il lato oscuro della scrittura. Questa condizione, oltre ai fans, ti ha portato anche qualche sgradita sorpresa?

Ogni cosa ha il suo lato negativo. Lavorando in questo ambiente ho dovuto fronteggiare persone invidiose e che si sono dimostrate false, qualcuno mi ha attaccata senza conoscermi o aver letto nulla di me, ma penso siano cose che accadono in tutti gli ambienti. Ho fatto mia la frase che un camionista si era fatto aerografare sul suo mezzo: “La tua invidia è la mia fortuna”.

4 Edizione cartacea o eBook?

Sono una feticista della carta stampata, ma rispondo entrambi in modo parallelo. La carta non morirà mai, ma l’ebook può dare la possibilità di acquistare un numero maggiore di libri e poter comprare i più belli, successivamente, anche in versione cartacea.

5 Nella tua “vita pubblica” ti presenti fatale e vampiresca. In quella privata?

Sono una persona molto semplice. Amo leggere, ascoltare musica e guardare bei film, oltre che la buona cucina.

6 Stephen King sostiene che: Uno scrittore competente si possa trasformare in un bravo scrittore.

Sono d’accordo e aggiungo che è importante cercare di migliorarsi sempre e continuare con la ricerca del proprio stile. Del resto, è saggio chi sa di non sapere

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?

È dura, ma ci si può riuscire procedendo un passo alla volta.

8 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Una cosa che amo dire a chi vorrebbe intraprendere il sogno della scrittura è che niente è impossibile. L’importante è crederci e impegnarsi accettando con umiltà consigli, mettendosi alla prova e lavorando duramente, perché per poter realizzare un sogno bisogna essere disposti a sanguinare.

9 STRIGES?

È il mio ultimo romanzo, una storia a cui tengo particolarmente e che è germogliata dentro di me nell’arco di tanti anni. Sono partita dalle leggende e dai racconti popolari che mi raccontava mia nonna da bambina e le ho trasfigurate mescolando la tradizione magica italiana, alla mitologia celtica e l’antica religione. Volevo narrare la storia di un amore impossibile, ma che riesce a superare le barriere del tempo. E se una strega si innamorasse di un Inquisitore? Questa è stata la domanda da cui è scaturito il romanzo.

10 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

A volte ascolto musica di sottofondo, a volte lo faccio circondata dal più completo silenzio. Certe volte mi preparo un tè alla vaniglia, altre preferisco una cioccolata calda. Scrivo tutti i giorni e ovunque mi trovi, con il mio portatile.

11 Qualche anticipazione sul tuo prossimo romanzo?

Sono al lavoro su alcuni progetti che spero di potervi annunciare al più presto, tra cui una nuova serie a fumetti.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Non c’è un trucco per essere notati dal grande editore, ma ci si può arrivare procedendo un passo alla volta e dimostrando la propria professionalità. Spesso mi capita di essere contattata da aspiranti scrittori che mi chiedono: “Come hai fatto a pubblicare con Mondadori?”. Penso che questa sia la domanda sbagliata per chi vuole intraprendere la carriera di scrittore. È come voler arrivare in cima a una torre senza avere la costanza di salire un gradino alla volta. Per quanto mi riguarda sono sempre stata severa con me stessa. Bisogna essere il proprio critico peggiore. Per chi vuole arrivare al grande editore consiglio di leggere libri di tutti i generi, libri belli perché la cattiva letteratura è contagiosa. Di rileggersi molto. Qualcuno prima di me ha detto: “Scrivere vuol dire riscrivere”. In particolare, tolleranza zero su aggettivi e avverbi. Consiglio di inviare i manoscritti agli editori privi di errori di battitura e ben impaginati e rilegati, con un carattere ben leggibile e i numeri di pagina, o il rifiuto scatta immediato. Di partecipare ai concorsi letterari perché permettono di essere letti dagli addetti ai lavori. Per ultimo, consiglio di non arrendersi facilmente: ci sono best seller che hanno atteso anni prima di essere comprati da un editore. Per quanto mi riguarda, ho cominciato ad avere i primi incoraggiamenti proprio tramite i concorsi letterari. La vittoria al Gran Giallo di Cattolica mi ha permesso di avere il mio primo racconto pubblicato in appendice alla prestigiosa collana “Il Giallo Mondadori”. Il racconto era piaciuto tanto all’editor di allora che mi chiese se avevo un romanzo pronto da proporgli. Pochi mesi dopo ho firmato il contratto per “La bambola dagli occhi di cristallo”.

13 Cosa vuol fare da grande Barbara Baraldi?

La scrittrice.

Grazie per essere stata mia ospite.

BARBARA BARALDI  è autrice di romanzi noir, libri per ragazzi e sceneggiature di fumetti.

Scrive per Mondadori la saga dark fantasy “Scarlett”, giunta al secondo capitolo, intitolato «Il bacio del demone».

Insieme a Camilleri, Lucarelli, Carlotto e De Cataldo, è protagonista di «Italian noir», il documentario prodotto dalla BBC sul thriller italiano.

È vincitrice di vari premi letterari, tra cui il Gran Giallo città di Cattolica e il premio Valtenesi.

I suoi libri sono accolti con favore dalla critica e dal pubblico, e sono pubblicati in nove Paesi, tra cui Germania, Inghilterra e Stati Uniti. Alcuni titoli: «La bambola dagli occhi di cristallo», «Lullaby – La ninna nanna della morte», «La casa di Amelia».

Ha sceneggiato la storia «Il bottone di madreperla», pubblicata su Dylan Dog color fest n.9. Il suo romanzo più recente è «Un sogno lungo un’estate» (Einaudi).

Barbara Baraldi Official Website

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Antonio Ferrara intervista Alberto Rudellat


Alberto Rudellat ScrittoreOggi ho il piacere di avere come mio ospite Alberto Rudellat, il vincitore del Gran Giallo Città di Cattolica 2012

1 Chi è Alberto Rudellat per Alberto Rudellat?

È la parte di me che passa il tempo davanti al pc a scrivere, bere e fumare sigarette mentre io vorrei stare nascosto sotto le coperte. Una sorta di Mr. Hyde, ma più basso.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Non so se mi è venuta in mente, non credo di averci mai riflettuto. E spero di non farlo mai, altrimenti smetterei all’istante di scrivere. Mi è sempre piaciuto leggere, e credo che scrivere sia una diretta conseguenza. E poi mi sento bene mentre batto sui tasti, mi sento quasi in pace con il mondo.

3 FRANZ IL CICCIONE?

Quando l’ho mandato al Premio “Gran Giallo Città di Cattolica”, onestamente, non pensavo che “Franz” avesse alcuna speranza di vincere, visto che non è un giallo, né un noir, né un thriller. Miravo alla menzione speciale: speravo che fosse talmente fuori tema da distinguersi dagli altri. Quando ho saputo che nella versione 2011 del Premio la menzione non ci sarebbe stata, mi sono messo l’anima in pace e mi sono seduto tranquillamente in fondo alla piazza a bere una birra. E invece Franz è piaciuto, oltre ogni aspettativa.

Di sicuro io mi sono divertito a scriverlo, mi sono divertito a citare e a recitare.

4 Edizione cartacea o eBook?

Carta, sempre e comunque. Ho un rapporto quasi fisico con i libri. Mi piace il loro odore, sfogliarli, sottolinearli. Mi piace anche tagliuzzarmi le dita con le pagine, e poi insultare l’autore del libro come se fosse colpa sua.
5 Il libro che consiglieresti di leggere?

Sono indeciso tra “Il maestro e margherita” di Bulgakov e “Donne” di Bukowski. Quindi li consiglio tutti e due.

6 L’ultimo libro che hai letto?

Lilin. “Educazione siberiana”. Se è vera anche solo la metà di quello che ha scritto, quell’uomo deve avere due palle giganti… forse anche più di due.

7 XXXVIII Premio “Gran Giallo Città di Cattolica”. Raccontami tutto.

La prima cosa che ho fatto quando sono arrivato a Cattolica è stato spaccare la chiave della stanza dentro la serratura. Credo che mi abbia portato bene, consiglio a tutti di farlo. È stata una giornata strana, intensa, finita con un bagno alle 5 del mattino.

Ho dei ricordi un po’ confusi. Ad esempio mi ricordo la mia ragazza che scoppia in lacrime, ma non ho idea di cosa ho detto quando sono salito sul palco o quando mi hanno intervistato. È stata una cosa così inaspettata che davvero non sapevo cosa dire, non mi ero mai trovato in una situazione del genere. In compenso mi ricordo perfettamente il custode del bagno pubblico e il barista dell’albergo.

In definitiva è stata una bella esperienza, ho conosciuto delle belle persone e ho passato una bella serata. Meritava tutta la fatica del viaggio.

8 Com’è cambiata la tua vita dopo aver vinto il Gran Giallo Città di Cattolica?

A costo di deluderti ti dirò: non è cambiata. Continuo a scrivere perché mi piace, e continuo a partecipare a concorsi e premi perché sono tempi bui e non si butta via niente. Forse però, a pensarci bene, la mia autostima è salita di qualche tacca… sono quasi uscito dalla riserva.

9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Di solito succede per caso. A volte mi viene in mente un titolo, a volte la prima frase, a volte l’ultima, altre volte solo una briciola di idea. Me le appunto sulla prima cosa che mi capita sotto mano e lascio che mi giri in testa per un po’, a macerare. Poi mi siedo e inizio a scrivere, senza sapere bene cosa sto per fare.
Non scrivo tutti i giorni, anche se vorrei. Non ho un metodo e non ho orari particolari. Non sono molto ordinato in questo. Ho quaderni pieni di frasi, inizi di storie, idee senza una forma decente. Ogni tanto, quando non so più dove metterli, li sparpaglio tutti sul letto e faccio un po’ di selezione: gran parte dei fogli la butto via, ma qualcosa che mi piace c’è sempre, e inizio da lì. Al momento uso un pc sgangherato, ma prima o poi ne comprerò uno nuovo.

10 Come nasce la tua passione per le storie?

Libri, film, dischi, un po’ di tutto direi. Mi piacciono le storie. Mi piace raccontarle e sentirmele raccontare. E più sono strane e pazzesche più mi piacciono.

11 Qualche anticipazione su qualche tuo progetto futuro?

Sicuramente continuerò a scrivere, poi cosa ne verrà fuori non te lo so dire. La cosa più semplice sarebbe una raccolta di racconti, giusto per scoprire se è vero che in Italia i racconti non si leggono e, quindi, non si vendono. E poi vorrei rimettere le mani su Franz e dargli un seguito, trasformarlo in qualcosa di più corposo… in fondo se lo merita, quel ciccione.

 

12 Uno pensa. “Cavolo ho vinto il Gran Giallo Città di Cattolica e pubblicherò con Mondadori. Adesso mi metto sotto e sforno centinaia di romanzi”?

Spero di no! Almeno, io non l’ho pensato. Smaltita la sbornia ho pensato: mi restano ancora quasi 900 euro.

13 Cosa vuol fare da grande Alberto Rudellat?

Il casalingo. E scrivere tra una telenovela e l’altra.

Grazie per essere stato mio ospite

Grazie a te per avermi invitato.

Nato a Nuoro, in Sardegna ma non troppo vicino al mare, poco più di trenta anni fa e inspiegabilmente laureato in giurisprudenza a Pisa, Alberto Rudellat vive attualmente a Torino ma medita di salire ancora più alto trasferendosi a Bolzano.

Tenta di mettere insieme uno stipendio decente collaborando con associazioni e società di consulenza, facendo il custode notturno e partecipando a premi letterari.

Nell’agosto 2011 ha vinto il premio Mystfest – Gran Giallo città di Cattolica con il racconto Franz il ciccione, pubblicato sul Giallo Mondadori n. 3045 e quest’anno ha vinto la sezione 666 Passi nel delirio del premio Nella Tela! 2011 con il racconto La macchia. Ha pubblicato su diverse riviste e il racconto Calore familiare è apparso nell’antologia Italian Noir.

Dice di scrivere per sé stesso, ma dice anche di non essere calvo e di avere solo l’attaccatura alta.


Premio Nero Lab Concorso Letterario


concorso letterario Nero lab

Concorso letterario Nero Lab

Il Premio Nero Lab è un concorso riservato a soli racconti di genere Giallo, Thriller, Noir e Horror, di lunghezza non superiore a 20.000 battute. Elemento imprescindibile di ammissione delle opere è l’assenza di qualsiasi riferimento sovrannaturale. Le storie devono essere impostate in modo da essere credibili, verosimili, possibili. L’iscrizione è gratuita.

Il concorso, che avrà inizio il giorno 1 settembre 2011 e termine il 31 agosto 2012, prevede dodici sessioni con una selezione di tre opere per ognuna, scelte dalla Redazione di Nero Cafè. L’opera vincitrice di ogni sessione verrà eletta da un giudice eccellente: Barbara Baraldi.
Le dodici opere vincitrici saranno pubblicate in antologia, presentata dalla stessa Barbara Baraldi, che sarà edita nel 2012.

Vai al bando ufficiale.


Antonio Ferrara intervista Massimo Soumaré


Massimo Soumaré

Massimo Soumaré

Oggi ho il piacere d’intervistare Massimo Soumaré: Traduttore, scrittore, curatore editoriale, saggista e ricercatore indipendente. Per me è un vero piacere averlo come ospite per “Uno sguardo oltre la siepe”.

1 Chi é Massimo Soumaré per Massimo Soumaré?
Ah, non chiederlo a me. È da più di quattro decadi che sto cercando si scoprirlo…

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?
Ho iniziato la mia attività come traduttore e, grazie a questo, ho conosciuto molti autori giapponesi. Parlando spesso con loro di letteratura e dei processi creativi della scrittura mi è nata la voglia di provare a creare qualcosa di mio. Dato che alcuni lettori hanno apprezzato le mie storie ho pensato di continuare.

La gavetta quasi decennale fatta con ALIA e altre antologie italiane ed estere in cui ho potuto pubblicare a fianco di grandi scrittori internazionalmente conosciuti come Danilo Arona, Jon Courtenay Grimwood, Kaori Ekuni, Miyuki Miyabe, Michael Moorcock, Alvin Pang, solo per citarne alcuni, mi è stata molto utile. Sapere di dover pubblicare un racconto a fianco di autori simili ti spinge a cercare di dare il meglio di te, sai che è gente che scrive in modo fantastico. Questo ti permette di fare notevoli progressi. Da questo punto di vista mi ritengo molto fortunato.

3 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?
Per come sono organizzati in Italia direi che servono a poco.
Ritengo invece utile un modello di premio letterario come quello giapponese dove ai vincitori, esordienti o professionisti che siano, è garantita la pubblicazione a livello nazionale presso medi e grandi editori con una forte pubblicizzazione del racconto o del romanzo e anche un compenso in denaro che può andare dai duemila ai diecimila euro circa. Inoltre le commissioni giudicatrici composte di noti critici letterari e scrittori restano in carica per circa quattro anni, dopodiché i membri cambiano. La rotazione completa garantisce l’equità dei concorsi e il fatto che gli sponsor e le case editrici investano una considerevole quantità di denaro permette la selezione di opere di qualità giacché non hanno alcun interesse a spendere soldi per promuovere lavori di poco pregio. Ciò è possibile grazie al gran numero di lettori e di pubblicazioni. La realtà italiana è, purtroppo, diversa.

4 Edizione cartacea o eBook?
Personalmente preferisco il cartaceo, ma l’eBook è un’alternativa interessante quando è pubblicato in maniera professionale.
La questione dell’eBook differisce molto da paese a paese e, attualmente, è ancora in continua evoluzione. Soprattutto mi pare che il punto essenziale verta su come sarà gestita tutta la sovrastruttura editoriale (editing, cover, diritti d’autore, pubblicità eccetera). Ad esempio, negli USA c’è ora un forte contrasto tra gli scrittori già affermati e le case editrici. Considerata quindi la situazione ancora incerta resto fedele al buon vecchio libro cartaceo, ma sono pronto ad aprirmi alle novità.

5 Il libro che avresti voluto scrivere?
Non c’è. Esistono tantissimi libri che trovo meravigliosi e di cui ho ammirato la capacità di scrivere degli autori, ma sinceramente di nessuno ho mai pensato che avrei voluto scriverlo io.

6 Stephen King sostiene che: uno scrittore competente si possa trasformare in un bravo scrittore.
Ognuno ha le sue idee. Quella di King è valida come un’altra. Bisogna anche vedere cosa intende lui per “bravo scrittore”.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?
Mi piacerebbe. Però, tramite gli autori giapponesi, ho visto quale può essere l’altra faccia della medaglia. Dormire poche ore a notte, essere perseguitati dalle date di consegna, scrivere giornalmente un determinato numero di pagine. Giusto lo scorso mese sono rimasto letteralmente a bocca aperta nello scoprire che i maggiori autori di best sellers storici, un genere molto in voga in Giappone, arrivano persino a pubblicare una ventina di romanzi l’anno!
Ecco, vivere di scrittura ma senza esagerazioni simili sarebbe il mio ideale.

8 Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi?
Non lo ritengo impossibile, ma estremamente difficile sì.
Ci sono alcuni casi di giovani autori che hanno pubblicato con grosse case editrici ma, tralasciando qualsiasi discorso sulla qualità letteraria dei libri editi, spesso non è mai molto chiaro perché sia stato scelto un determinato scrittore invece di un altro. Il problema è riuscire a entrare in contatto con un editor cui sottoporre il volume o un progetto editoriale il quale abbia un certo potere decisionale all’interno dei “grandi editori”. Forse pubblicando mainstream è più facile che non dedicandosi invece alla letteratura di genere che in Italia ancora oggi viene considerata in maniera meno favorevole.

9 I giovani autori giapponesi hanno le stesse difficoltà degli italiani nel pubblicare le proprie opere?
Come ho risposto sopra, in Giappone ci sono un gran numero di concorsi letterari per tutti i generi. Inoltre i premi in denaro per quelli dedicati agli esordienti sono di frequente ancora più alti dei concorsi dedicati agli scrittori professionisti (i giapponesi definiscono scrittori professionisti solo gli autori che si mantengono esclusivamente scrivendo) poiché servono a incoraggiare i giovani. Agli autori importanti da un certo momento in poi non sono più conferiti grossi premi letterari, preferendo invece dargli riconoscimenti e onorificenze governative per il loro contributo alla cultura. Si riesce pertanto ad avere sempre nuove generazione di scrittori di talento in crescita creativa durante gli anni senza intasare il sistema dei concorsi e dei premi.

È anche possibile portare o mandare i manoscritti direttamente alle case editrici dove sono effettivamente letti. Se un editor trova un autore grezzo, ma di talento, può anche dedicare un anno o più a fargli scrivere dei racconti o un romanzo e a correggergli le bozze in modo da migliorarne le qualità. Solo quando lo scritto ha raggiunto una forma soddisfacente l’editor lo sottopone ai capiredattori per la pubblicazione. C’è quindi un grosso lavoro di talent scouting supportato dalle case editrici.

È chiaro che i giovani giapponesi hanno un’infinità di possibilità in più rispetto ai loro corrispettivi italiani tenuto conto anche della ricerca da parte degli editori di opere fresche e originali, però è pur vero che c’è anche una competitività molto alta. È necessario saper scrivere in fretta mantenendo una buona qualità di stesura. La media per i romanzi della letteratura di genere varia dai quattro ai nove romanzi l’anno. Se ne possono scrivere di meno, ma il guadagno ricavato in questo caso non permette di vivere solo della propria scrittura e si rischia pure di essere superati nelle vendite dagli altri scrittori.

10 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?
Di solito utilizzo il computer (una volta terminata la prima stesura modifico e perfeziono il testo continuamente, quindi il PC è molto comodo per questo), ma all’occorrenza un foglio di carta e una biro vanno benissimo. Scrivo quando posso, ossia quando non traduco, non insegno, non gioco con i gatti… Mi piace scrivere a casa dove ho i miei libri con cui posso controllare all’occorrenza i dati e dove posso collegarmi a internet per le eventuali ricerche. Quando mi viene qualche buona idea la segno su un foglio di carta e poi la conservo, a volte a lungo, per servirmene al momento opportuno. Uno dei miei difetti è quello che senza un obiettivo concreto non riesco a impegnarmi, devo sapere che c’è almeno una possibilità effettiva di pubblicare quella data cosa. Purtroppo ormai è difficile cambiare questo mio carattere…

11 Tu, Danilo Arona, Onryo, Avatar di morte e Mondadori. Raccontaci questa avventura.
Arona ed io abbiamo creduto molto e riversato parecchie energie in Onryo, Avatar di morte. Tuttavia c’è stata tutta una serie di contrattempi che hanno ritardato considerevolmente i tempi di pubblicazione e per un certo periodo non sapevamo neppure se il volume sarebbe davvero uscito. Sono quindi contento che sia stato pubblicato in Urania, anche se il tema non è certo quello trattato solitamente da questa collana.
Per molte ragioni, personalmente ritengo sarebbe stato preferibile se l’antologia fosse uscita più velocemente e in una collana da libreria come gli Oscar. In questo caso le probabilità che un editore nipponico ne pubblicasse un’edizione in giapponese sarebbero state molto più alte. Sarebbe stato anche più semplice interessare editori esteri di vari paesi (obiettivo a cui Sergio Altieri, ex-direttore delle collane da edicola, non faceva mistero di voler mirare; inizialmente a questo scopo si era infatti parlato di una doppia pubblicazione del libro sia nella defunta Epix sia in una collana Mondadori da libreria). Senza contare la possibilità di avere il volume in vendita nelle maggiori librerie online per un lungo periodo, un vantaggio non da poco considerato l’ormai ridotto tempo di permanenza nelle librerie (ancor più corto per le edicole) dei libri e la possibilità d’acquisto dei volumi anche da parte dei lettori collezionisti di altre nazioni.
Magari se Onryo, avatar di morte avrà successo la Mondadori potrebbe pensare di farlo uscire in seguito negli Oscar. Sarebbe bello.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?
Leggere molto e di tutto. Metterci l’anima, credere in se stessi e nelle proprie scelte, ma contemporaneamente saper ascoltare e valutare in senso critico anche i pareri e le opinioni di chi ha più esperienza.
Non esiste una sola via e ognuno deve cercare il proprio modo di esprimersi. Pure la fortuna, elemento totalmente aleatorio, conta moltissimo… Come dicono i giapponesi, c’è da sperare che il dio della letteratura ci favorisca.

13 Cosa vuol fare da grande Massimo Soumaré?
Ci sto ancora pensando…

Grazie per essere stato mio ospite.

Massimo Soumaré, Torino 1968. È traduttore, scrittore, curatore editoriale, saggista e ricercatore indipendente. Ha collaborato con riviste specializzate sulle culture orientali quali A Oriente! (La Babele del Levante), per cui ha anche curato il numero bilingue relativo al Giappone (2002), e Quaderni Asiatici (Centro di Cultura Italia-Asia “G. Scalise”), con riviste di cultura letteraria italiane e giapponesi come LN-LibriNuovi (CS_libri), Semicerchio (Le Lettere), Studi lovecraftiani (Dagon Press), Ashikabi (Dôjidaisha), Komatsu Sakyô Magazine (IO Corporation) e Ronza (Asahi Shinbunsha). Ha redatto le note di letteratura giapponese moderna per il Grande dizionario enciclopedico Nova della casa editrice Utet (2001) e quella sul Giappone per il GDE (Grande Dizionario Enciclopedico) supplemento 2011 (Utet-De Agostini). Ha inoltre tradotto numerose opere di scrittori giapponesi moderni e contemporanei quali Osamu Dazai, Kenji Miyazawa, Michizô Tachihara, Kyûsaku Yumeno, Ken Asamatsu, Kaori Ekuni, Mitsuyo Kakuta, Hideyuki Kikuchi, Miyuki Miyabe e Yasutaka Tsutsui. Come autore, suoi racconti sono stati pubblicati in diverse antologie tra cui ALIA (CS_libri), Tutto il nero del Piemonte (Noubs), Igyô korekushon (Kôbunsha), Kizuna: Fiction for Japan (Brent Millis) e sue opere sono state tradotte e pubblicate in Cina, Giappone e USA. Per i manga e i fumetti collabora con le case editrici Pavesio Editore e J-Pop ed inoltre tiene la rubrica Stupori giapponesi sulla letteratura contemporanea giapponese per il blog di L’indice dei libri del mese (L’indice scarl). Insegna lingua giapponese presso il CentrOriente e la Fondazione Università Popolare di Torino.

Sito: http://www.webalice.it/m.soumare/

Blog: http://massimosoumare.wordpress.com/


Antonio Ferrara intervista Alda Teodorani


SWcrittrice Alda Teodorani

La Scrittrice Alda Teodorani

Oggi sono in compagnia di Alda Teodorani, colei che si potrebbe definire la Regina delle Tenebre, abile manipolatrice di incubi inquieti. Quelli dell’anima.

1 Chi é Alda Teodorani per Alda Teodorani?

Alda è una persona normale, che ha avuto una vita non facile, un’infanzia povera, dove poter leggere un libro era qualcosa da doversi conquistare. Ora è una persona speciale, che ha la forza di fare le cose che le piacciono e di dire no quando è il momento di farlo. È soprattutto la scrittrice, quella che ha lasciato tutte le certezze per dedicarsi all’unica cosa che la faceva felice: la scrittura.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Ho sempre amato leggere, fin da bambina: andavo alla biblioteca comunale del mio paese per procurarmi i libri, e ho sempre avuto una fascinazione per la figura dello scrittore, con la sua penna d’oca in mano e i fogli che si accumulano faticosamente uno dopo l’altro accanto a lui; è una cosa che ho visto tante volte al cinema e da piccola aveva stimolato la mia fantasia, e poi a un certo punto, dopo avere letto centinaia di libri, forse migliaia, mi sono accorta che avevo questa voglia di raccontare le “mie” storie, le storie che nessuno aveva mai narrato.

3 Essere donna in un ambiente come quello della letteratura “Horror”?

Essere donna in un ambiente come quello della letteratura horror credo che porti uno svantaggio, quello di non essere presa mai sul serio, di non riuscire a far prevalere la propria voce; quando esordisci, i tuoi colleghi uomini ti guardano con simpatia, in alcuni casi ti corteggiano apertamente, come se il fatto che scrivi di certi argomenti ti rendesse eroticamente appetibile; le colleghe donne ti guardano con condiscendenza, sei una che ha appena iniziato e chissà mai se riuscirai a fare qualcosa di buono – a me sono capitate entrambe le cose, quando avevo appena iniziato a scrivere: venivo definita una “dilettante” dai colleghi già pubblicati, e c’era sempre qualcuno che mi riferiva quel che veniva detto di me (ne avrei fatto volentieri a meno). Poi con la pubblicazione sono arrivati i primi guai, le ostilità o le avversità aperte, da parte di altri scrittori che facevano di tutto per ostacolarmi, ma anche da parte di gente che gravitava nell’ambito del giallo-noir-horror, persone che gestivano i loro circoletti para-letterari e vedevano una new entry come una minaccia a un sistema consolidato. Personalmente accolgo con grande entusiasmo le persone che affrontano le mie tematiche e gli unici dissidi che ho avuto sono riferibili a persone per le quali ho lottato, mi sono esposta in prima persona, donne che hanno pubblicato grazie a me e al mio prestigio e poi, appena raggiunto il loro scopo, mi hanno voltato le spalle. Questo succede in tutti gli ambiti ma sono cose che feriscono, e a quel punto i rapporti si chiudono, non certo per invidia.
Ovviamente c’è l’altro lato della medaglia, c’è una serie di vantaggi visto che questo tipo di scrittura è poco praticata e poco amata dalle donne. Questo determina una sorta di curiosità nei confronti di una scrittrice che si occupa di tematiche forti. Non so se quello che faccio io è veramente definibile come horror, però so che le mie tematiche sono ancor oggi uniche e la mia firma, la mia voce, sono ben riconoscibili. Sono passati molti anni da quando gli editori mi dicevano «non ti pubblico perché sei troppo efferata» e devo il mio successo a editori come Francesco Coniglio, Luigi Bernardi, Francesco Altieri, Marcello Baraghini, Francesca Chiappa, Paola Canonico, Fabio Nardini, Francesco Verso, ad amici (scrittori, artisti e illustratori) come Antonio Tentori, Paolo di Orazio, Fabio Giovannini, Stefano Di Marino, Sergio Altieri, Roberta Mochi, Max Giovagnoli, Nando Adiletta, Giulio Ciancamerla, Cristina De Carolis, Stefano Gaetano (una persona speciale, e non solo per me, che sta vivendo un momento molto difficile a causa dell’ottusità delle istituzioni), Simone Lucciola, Cristiano Caggiula, Mara Autilio e l’amico Giampiero Wallnofer (che hanno realizzato tante illustrazioni per me), a tutti gli amici e i registi della “gang” di http://www.filmhorror,com che hanno reso possibile l’iniziativa Appuntamenti Letali, il DVD e i film tratti dai miei racconti, e a tutti i disegnatori (compreso mio fratello Marco) e le band che mi hanno accompagnato nel progetto Quindici desideri, il mio nuovo lavoro rigorosamente DIY. Tutta  gente che mi è stata accanto anche fisicamente nei momenti difficili, che mi è già capitato di ringraziare e non mi stancherò mai di farlo. E ovviamente ai miei (pochi ma buoni!) lettori che hanno creduto e ancora credono in me.
Penso che ancora oggi poche persone siano riuscite a fare quello che ha fatto io in tema di scrittura dirompente, di  violenza sanguinaria ma allo stesso tempo romantica.

4 Edizione cartacea o eBook?

Amo molto i libri su carta e mi rendo conto però che i tempi stanno cambiando. Io stessa ho appena pubblicato di recente due romanzi in e-book con la Kipple (Belve e Organi) perché credo che anche chi legge su computer o su eBook reader abbia diritto di possedere in quel formato i libri che gli piacciono, anche se è già pronta l’edizione su carta di Belve, che uscirà tra qualche mese con Cut-Up.
Come vedi, secondo me entrambe le cose possono coesistere e non prediligo uno nei confronti dell’altro perché io colloco sempre il mio punto di vista non dalla parte autore ma dalla parte del lettore (anche quando scrivo) e quindi quando faccio qualcosa penso soprattutto al lettore.
Anche ora, con 15 desideri (http://www.15desideri.com) una sperimentazione (again!) che ha raccolto quindici illustratori, quindici gruppi musicali dell’area punk/elettronica/rumoristica-sperimentale, vari grafici tra cui il top! Gian Nicola Maestro, che mi scrisse e mi segue fin dal mio primo libro, quattordici produttori per un art/cd/book in 4 lingue, assolutamente DIY, non mi importa della forma classica del libro, ma del lettore che può apprezzare il prodotto!

5 Il libro che ti ha dato più soddisfazioni?

Il libro che mi ha dato più soddisfazioni è quello che le persone hanno amato di più, più intensamente, ed è sicuramente Organi (che, come dicevo prima, è stato riproposto in e-book proprio ora) anche se è uno dei libri che ho scritto con meno fatica e più leggerezza, il risultato dei miei dialoghi sulla scrittura e sui rapporti con la mia amica Roberta Mochi, che ho conosciuto perché stava lavorando a una tesi dedicata a me e che ha poi pubblicato un saggio sulla letteratura di genere che andrebbe secondo me ristampato (Libri di sangue).
A più di 10 anni di distanza dalla sua pubblicazione ancora trovo persone che hanno amato e amano e leggono Organi e che mi riconoscono per strada come mi è successo qualche giorno fa grazie proprio a quel libro (devo dire anche che Elisabetta Mondello e Monica Cristina Storini, all’università La Sapienza di Roma e Stefanie Rubenis a Wurzburg hanno contribuito non poco a diffonderne il culto).

6 Mondadori?
Mondadori per me è stato una scelta obbligata, perché ho letto i Gialli Mondadori fin da bambina e sono lieta di averne fatto parte. E il Giallo Mondadori, così popolare e poco costoso, resta a tutt’oggi il vero pulp italiano, non certo paragonabile al finto pulp degli scrittori fighetti che amano proporsi come sperimentali e di rottura quando invece stanno molto bene attenti a non oltrepassare mai i limiti della decenza, e quando lo fanno condiscono tutto con il grottesco, che fa perdonare qualsiasi nefandezza. Sono doppiamente contenta di aver fatto pubblicare il mio Sacramenti nel giallo Mondadori, un romanzo forte, per il quale ho versato sangue e sudore e che ben pochi avrebbero avuto il coraggio di pubblicare per quanto è violento e malsano, specie perché quella collaborazione mi era stata offerta da un autore di grande livello, che stimo moltissimo, Sergio Altieri. Era la prima volta, credo, che la collana era diretta da uno scrittore puro, completamente fuori da ogni legame politico. So che la casa editrice è controversa, è anche difficile fare delle scelte di questo tipo per me che tendenzialmente sono per la decrescita. E per quanto discussa, difendo Mondadori, anzi il giallo Mondadori, che è molto molto meglio di altre case editrici che con tutta l’ipocrisia possibile si propongono come di sinistra e poi sono manovrate e possedute da elementi che di sinistra non sono affatto. È facile recitare la parte degli scrittori alternativi e compagni quando poi ti tappi occhi, bocca e orecchie perché ti piovono in tasca un sacco di soldi e non ti chiedi nemmeno da dove vengono, non trovo che questo sia un atteggiamento di sinistra. Un lato negativo è che dopo l’apparizione in edicola il libro lo sento un po’ come se fosse morto e spero che riuscirò a farlo ristampare.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?

Vivere di scrittura forse non è così bello come si pensa anzi vivere scrivendo romanzi, e niente altro. Credo che possa mancare il confronto con la vita “vera”, con altre situazioni che possono stimolare a scrivere. Non sono molto attratta da questo mettersi a tavolino dalle otto di mattina alle cinque del pomeriggio perché credo che manchino gli stimoli esterni per creare storie. Invece magari fai un altro lavoro e quando ti metti a scrivere è veramente una gioia ritagliarsi quei momenti per sé.
Io comunque a conti fatti vivo di scrittura perché grazie a Dino Caterini, il direttore della Scuola Internazionale di Comics, con cui collaboro da tanti anni, faccio un lavoro interamente dedicato alla scrittura, e all’insegnamento della scrittura.

8 Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Sinceramente non ho ancora ben capito quali sono i meccanismi che permettono di pubblicare con un grande editore e poi poter vivere solo di libri, certo non ritengo che questo sia un passo auspicabile o invidiabile perché si fa questa grande uscita clamorosa e poi finisci nel dimenticatoio come è successo tanti giovani dei quali nessuno ricorda il nome.

9 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

Ho partecipato a un paio di concorsi letterari in tutta la mia vita: credo che siano regolati in maniera che ci si possa fidare tuttavia sinceramente non li ritengo così importanti.

10 Come scrivi? Quando scrivi?

Scrivo quando posso scrivere e nei ritagli di tempo del mio lavoro. Ho scelto un lavoro part-time per poter scrivere la mattina ma non tutte le mattine riesco a farlo.
Spesso scrivo in treno con il mio portatile, scrivo quando posso, quando ne ho voglia, quando l’urgenza diventa tale che non posso più farne a meno.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Per scrivere, per pubblicare e continuare a farlo, bisogna faticare, fare scelte non facili, ma soprattutto bisogna credere in se stessi e essere tenaci. Sapere che il libro si scrive da soli ma per tutto il resto ci sono gli altri: gli amici che sanno starti vicino e darti coraggio, altri scrittori che ti aiutano, sapere che la scrittura è qualcosa da condividere, non è una cosa che bisogna conservare gelosamente per sé stessi. Bisogna sapere che non puoi impedire agli altri di scrivere e che ci sarà sempre qualcun altro che comincia a scrivere dopo di voi, ci sarà sempre qualcuno che vi aiuterà e qualcuno che cercherà di fermarvi o di ostacolarvi, e scoprire la gioia di essere riconoscenti e anche quella di tirar fuori un bel vaffa, e alla fine sarete voi che aiuterete qualcun altro, e a quel punto ignorate le persone per cui non ne vale la pena.

13 Cosa vuol fare da grande Alda Teodorani?

Vorrei avere la possibilità, pur continuando a lavorare, di trasferirmi in un posto più tranquillo e sereno di quello in cui vivo ora, che già è l’ideale sotto molti aspetti per me, a parte le urla dei vicini di casa (perché la gente non riesce a parlare con un tono di voce normale?). Sogno un’abitazione un po’ più isolata in cima alla collina dove poter scrivere senza nessuno che mi disturbi con i suoi rumori. E per il resto voglio semplicemente continuare a scrivere!

Grazie per essere stata mia ospite.

Alda Teodorani è nata a Massalombarda in provincia di Ravenna e vive e lavora a Roma, dove sono ambientate molte delle sue storie.
Si è occupata di , cinema, sceneggiature, traduzioni ed anche fumetti.
Famosa, soprattutto, per la sua attività di scrittrice di
racconti e romanzi horror.

Alda Teodorani Website


Premio Roberto Santini 2011


Logo Premio Roberto Santini

Premio Roberto Santini

Antonio Ferrara parteciperà al Premio Roberto Santini.

Grazie al sostegno della casa editrice Arnoldo Mondadori, con la collaborazione dell’agenzia letteraria Trentin e Zantedeschi e sotto il patrocinio delle biblioteche di Roma, viene bandito il premio letterario per il miglior racconto giallo inedito e di ambientazione rigorosamente italiana. Il racconto vincitore verrà pubblicato nella collana I Gialli Mondadori.

Caratteristiche del concorso:

1.Il concorso è aperto a tutti senza limiti di età.

2.Le opere dovranno essere inedite (non è esclusa la partecipazione ad altri concorsi, ma le opere non devono mai essere state pubblicate neanche on-line), in lingua italiana e avere una lunghezza massima di 20 cartelle dattiloscritte (cartella tipo: 30 righe, 60 battute per un massimo di 1800 battute).

3.Si può partecipare con un solo elaborato.

4. I racconti dovranno pervenire in 7 copie fascicolate e con le pagine numerate recanti nell’intestazione di ogni foglio numero di pagina e titolo dell’opera (i concorrenti dovranno indicare chiaramente le proprie generalità con domicilio, recapito telefonico ed indirizzo e-mail in busta chiusa e sigillata recante all’esterno il titolo del racconto).

I racconti dovranno essere spediti a:
Premio Letterario “Roberto Santini”
c/o Guida Giallo Noir Sabina Marchesi
Via di Casal Selce 441/a
00166 Roma
entro e non oltre il 31/12/2011

5.Non si darà conferma della ricezione degli elaborati e gli stessi non saranno restituiti, l’organizzazione si riserva di utilizzarli nelle varie manifestazioni, rassegne e/o altri concorsi collegati al Premio.

6.Il comitato organizzativo permanente sarà presieduto da Sabina Marchesi (Guida Giallo Noir di SuperEva) e Enrico Luceri (Premio Alberto Tedeschi 2008) e da altri cinque membri a rotazione scelti tra giornalisti, scrittori, critici ed esperti del genere letterario indicato che andranno a costituire la giuria.

7.Giuria dell’edizione 2011 (in ordine alfabetico): Graziano Braschi, Daniele Cambiaso, Leonardo Gori, Enrico Luceri, Sabina Marchesi, Riccardo Parigi e Massimo Sozzi, Enrico Solito.

8. Il parere della giuria è insindacabile e non saranno rilasciate informazioni in merito né consegnate ai diretti interessati schede sintetiche di giudizio o altro tipo di valutazioni critiche.

9.Soltanto a votazioni concluse sarà pubblicata on line la graduatoria relativa alle prime dieci posizioni.

10. Si segnala che eventuali opere non rispondenti ai canoni del “giallo” non verranno prese in considerazione e saranno pertanto da intendersi automaticamente escluse dal concorso.

Per ulteriori informazioni contattare la Segreteria del Premio (Sabina Marchesi 347.3884463 – PremioRobertoSantini@gmail.com – http://premiorobertosantini.blogspot.com/)


Antonio Ferrara intervista Sandro D’Elia


Sandro D'Elia

Lo scrittore Sandro D'Elia

Oggi è ospite della rubrica interviste lo scrittore Sandro D’Elia vincitore del premio “Orme Gialle” nel 2001 e il concorso “Cosseria” nel 2003. Nel 2004  si è classificato primo al concorso “Giallo Wave” e nel 2006 ha vinto il premio “Gran giallo città di Cattolica” con il racconto “Il vino buono”.

1 Chi è Sandro D’Elia per Sandro D’Elia?

Un tizio che si pone un sacco di domande, quasi tutte inutili.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Non mi è mai venuta in mente, ho sempre scritto e basta. Da quando al liceo componevo poesie d’amore (per fortuna le ho perse tutte) credo di non aver mai smesso davvero.

3 Quando hai vinto Orme Gialle, Giallo Wave e il Gran Giallo Città di Cattolica, ti è arrivata una telefonata? Raccontami quei momenti.

In qualche caso ho ricevuto un’email, in altri una lettera. Per Giallo Wave mi è arrivata una telefonata dell’organizzazione, e poi mi hanno passato un giornalista che voleva intervistarmi  mentre ero sulla spiaggia con gli amici. Mi sono sentito molto importante, ma non sapevo che cosa rispondere a quelle strane domande. Imbarazzante, direi.

4 Edizione cartacea o eBook?

Mah… quello che mi lascia molto perplesso degli eBook non è quello che ci puoi fare, ma quello che ti è proibito. In molti casi non puoi copiare l’eBook, non lo puoi spostare su un altro lettore, non lo puoi prestare, e magari scopri che te lo possono cancellare in remoto, come ha fatto Amazon per quelli che avevano comprato “1984” di Orwell sul Kindle. Che devo dire, non mi piace. Finché tutta questa gestione dei diritti d’autore non sarà più umana penso che continuerò a comprare libri di carta, ma so anche che non potrò resistere a lungo.

5 Il libro che avresti voluto scrivere?

Bella domanda. Tanti, perché sono tanti i libri che mi hanno fatto diventare migliore. Forse tra tutti sceglierei uno di Stephen King, “Different Seasons”. Sono quattro racconti che sembrano banali, ma poi senti che scavano, scavano, e ti fanno capire tante di quelle cose che sono dentro di noi, e a cui non avevi mai pensato. A proposito, ma non dicono tutti che i racconti non li pubblica nessuno, perché nessuno li vuole leggere? Ah, naturalmente, avrei anche voluto scrivere l’Odissea, ma questo scrivilo piccolo piccolo, altrimenti sembro un tradizionalista che pensa solo al passato.

6 Gran Giallo Città di Cattolica 2006? Raccontami tutto.

Una fregatura enorme. Ero contentissimo di aver vinto il premio, mi sarebbe piaciuto anche andare a visitare San Patrignano, perché quell’anno organizzarono la lettura del mio racconto durante una manifestazione che facevano lì. Purtroppo avevo cambiato lavoro e mi ero trasferito da Napoli a Bruxelles pochi giorni prima, non potevo davvero andare. E così mi è rimasta la voglia. Ma non si sa mai, magari vinco di nuovo l’anno prossimo.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?

Non è facile, per motivi numerici. Il mercato italiano non è grande come quello anglosassone, e per guadagnare abbastanza da vivere con gli eventuali diritti d’autore, se fai due conti, devi vendere veramente un numero spropositato di copie. Non so quanto siano ricchi gli scrittori italiani più conosciuti, ma penso che gente come Lucarelli o Baricco guadagnino più con le attività collaterali che con la scrittura. Certamente le cose possono cambiare se cominci a scrivere per il cinema o per la televisione, ma quello è un mestiere diverso.

8 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Non lo so, non sono la persona più adatta per dare una risposta perché sono piuttosto pigro e non ho mai provato seriamente a pubblicare con un grande editore.

9 Come é cambiata la tua vita dopo il conseguimento dei tuoi riconoscimenti letterari?

Ho una vetrinetta a casa piena di targhe.

10 Come scrivi? Quando scrivi?

Faccio parte di quella generazione che scrive molto meglio su una tastiera che a mano, e per fortuna, perché correggo e aggiusto le cose tantissime volte prima di pensare che il risultato sia almeno decente. Le storie qualche volta vengono fuori quasi da sole, senza sforzo, ma poi per arrivare ad una buona qualità ci vuole un sacco di lavoro. Per me la notte porta consiglio: quando la giornata è finita mi sento più tranquillo e posso dedicarmi alla scrittura, mentre il resto della famiglia dorme.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Si guadagna molto di più a fare il commercialista. Ci hai pensato?

13 Cosa vuol fare da grande Sandro D’Elia?

Avevo pensato di fare il commercialista, ma forse farò lo scrittore.

Grazie per essere stato mio ospite.


Sandro D’Elia è nato a Napoli nel 1959. Significa che è all’incirca coetaneo di George Clooney e di Maradona. Purtoppo dal primo ha preso l’abilità nel palleggio, e dal secondo la bellezza. I soldi da nessuno dei due.
Dopo il liceo si è laureato in Fisica, e ha lavorato nel campo dell’informatica andando un po’ in giro per il mondo, mentre cercava di non dimenticare le sue passioni per la scrittura, la musica e tante altre cose belle della vita.
Ora fa il Project Manager, sa tutto di RUP, ERD, PHP, XML, CMS, WBS, ed è un esperto riconosciuto di KM, OOA, UML, RDBMS.
Nei brevi momenti di lucidità che gli restano, sogna di dimenticare tutte le sigle e di ritirarsi a fare il monaco camaldolese. Poi il sogno si trasforma in incubo quando il priore gli chiede di realizzare il sito web del monastero; a questo punto di solito si sveglia, e decide che è meglio continuare a fare il padre di famiglia.
Ha vinto il premio “Orme Gialle” nel 2001 con il racconto “Ramon deve morire”, e il concorso “Cosseria” nel 2003 con “Ascolta Iuri”. Nel 2004 ha avuto molta fortuna: si è classificato primo al concorso “Giallo Wave” organizzato da Arezzo Wave con il racconto “Abbiamo gli occhi solo per piangere”, poi la sua favola “Yassa con pollo e senza pollo” è stata selezionata per la pubblicazione dalla giuria di “Racconti nella rete”, organizzato da LuccaAutori, e infine ha vinto il terzo premio al concorso “Cosseria” con il racconto “La nave si chiamava Calypso”. Nel 2006 ha vinto il premio “Gran giallo città di Cattolica” con il racconto “Il vino buono”, pubblicato sui Gialli Mondadori N.2902 del 8/6/2006.
Se continua così, va a finire che si crederà davvero uno scrittore.
La vita diventa noiosa se non si prendono i provvedimenti necessari. Così Sandro, arrivato ad un’età in cui molti suoi coetanei cominciano a pensare sempre più seriamente alla pensione, ha deciso di riciclarsi e diventare un funzionario della Commissione Europea, passando dalla soleggiata Napoli alla piovosa Bruxelles. La speranza nascosta è che le brume del Nord gli ispirino tante nuove storie. Da un po’ di tempo Sandro si è anche innamorato di tutto quel mondo che noi chiamiamo “medio oriente”. Non che ne sappia molto: gli è successo come a Dante, quel signore col nasone che si invaghì di Beatrice soltanto guardandola da lontano; comunque, da allora Sandro ha deciso di firmare i suoi gialli con lo pseudonimo di Ibrahim El-Aid. Per le favole, invece, utilizza un altro soprannome, che potrete trovare sul suo sito Internet http://fifolobirillo.interfree.it/
Sandro ha gusti semplici e un po’ banali: gli piace la pizza, suona la chitarra, ama Simenon, Camilleri, Jerome K. Jerome, e sua moglie. Sembra un serio professionista, ma in fondo spera che i suoi figli lo ricordino come un poeta.


Antonio Ferrara intervista Franco Ricciardiello


Franco Ricciardiello

Lo scrittore Franco Ricciardiello

Oggi ho il piacere di intervistare Franco Ricciardiello vincitore di svariati premi letterari tra cui spiccano il Premio Urania 1998 e il Gran Giallo Città di Cattolica 2004, ma non solo…

Chi é Franco Ricciardiello per Franco Ricciardiello?
Franco Ricciardiello è un grande lettore che crede di avere qualcosa da dire agli altri lettori; tuttavia, siccome considera il modo in cui si arriva al successo anche più importante del successo stesso, si ostina a continuare a leggere qualsiasi cosa perché una buona documentazione è la base per qualsiasi buona letteratura.

Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?
Come tanti che non sono bravi a esprimersi in altro modo; scrivere significa avere più tempo per pensare cosa dire, e la possibilità di rivedere e correggere il contenuto della tua comunicazione. Chi non vorrebbe avere una seconda possibilità nella vita? La lingua scritta è proprio questo: il tempo e il modo di correggere i propri errori. Da ragazzino leggevo molta fantascienza, c’era in Italia tutta una serie di pubblicazioni amatoriali fotocopiate, dattiloscritte, diffuse via posta, che permettevano quasi a chiunque di avere un minimo di lettori; è da lì che ho cominciato, con una manciata di lettori, poi con i concorsi letterari a livello nazionale.

Quando hai vinto il Gran Giallo Città di Cattolica 2004, ti è arrivata una telefonata? Raccontami quei momenti, quelle emozioni.
Sì, la buona notizia mi è stata comunicata per telefono; pur non essendo la prima volta che vincevo un premio letterario, è stata una bella emozione: il primo riconoscimento che ottenevo nel genere Giallo, e visto che cominciavo a interessarmi sempre meno di fantascienza è stato un momento importante. Alla cerimonia della premiazione a Cattolica ho conosciuto gente davvero speciale: Valerio Massimo Manfredi, l’editore Mario Guaraldi, David Riondino, Stefano Benni. Senz’altro una manifestazione dalla parte sana del mondo letterario italiano.

Edizione cartacea o eBook?
L’eBook ha ancora una diffusione limitata, l’industria editoriale non è riuscita per ora a “inquadrarlo”. In teoria potrebbe essere la via più democratica per arrivare all’eventuale pubblico, ma in un paese come l’Italia dove ci sono più potenziali scrittori che lettori, significherebbe parcellizzazione dell’offerta. A me inoltre piace molto l’oggetto-libro, il volume da tenere in mano con la sua copertina, la sensazione fisica dello spessore della carta. Penso che l’eBook potrebbe essere l’ideale in alcuni casi: lo studio e la consultazione, la lettura in viaggio, oppure l’intenzione di farsi una biblioteca di classici della letteratura.

Il libro che avresti voluto scrivere?
Spesso, il libro che sto leggendo nel momento in cui mi pongo questa domanda. Sono un lettore onnivoro. Se proprio devo rispondere, opterei per una di quelle lunghe e complesse saghe familiari come sanno scrivere Salman Rushdie o Mo Yan, o anche Gabriel García Márquez.

Agenzie letterarie, agenti, corsi di scrittura, editor. Cosa ne pensi?
È grazie al mio agente se ho venduto in Francia il primo romanzo uscito con Mondadori. Ho insegnato scrittura creativa per oltre dieci anni, e a ogni corso ho visto maturare la consapevolezza dei partecipanti; molti di loro hanno imparato a scrivere davvero qualcosa di simile all’idea che hanno in testa, e non sempre questo è scontato.

Vivere di scrittura?
Persino in Italia è possibile. Gli scrittori “puri” non sono molti, praticamente tutti fanno anche altro (televisione, giornalismo, teatro, insegnamento universitario); in teoria dunque è fattibile, ma lo scrittore di solito non è un eremita che si tiene lontano dal dibattito culturale.

Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi?
Diciamo che è molto difficile, le maggiori case editrici non amano rischiare: meglio puntare ai piccoli editori, che hanno scoperto tanti talenti poi passati a contratti migliori.

Come é cambiata la tua vita dopo il conseguimento dei tuoi riconoscimenti letterari?
Non molto perché i concorsi letterari da soli non aprono le porte delle case editrici, e comunque per me la scrittura è solo una seconda attività. Naturalmente un premio è un forte incoraggiamento, perché scopri che c’è qualcuno che apprezza quello che scrivi, c’è chi pensa che in un dato momento tu sei il primo in qualcosa. Non è poco.

Come scrivi? Quando scrivi?
Scrivo quando ho già la trama in testa, costruita a memoria mentre cammino o guido l’automobile; di solito inizio a scrivere quando mi viene commissionato un testo per una rivista o una raccolta di racconti, quindi ho già una determinata destinazione editoriale. Scrivo direttamente sul PC e opero una quantità di revisioni successive sul testo, anche dopo che l’ho sottoposto a lettori “di fiducia”; il sesto senso poi, o l’esperienza, mi insegnano quando è il momento di fermare il lavoro di revisione.

Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?
Leggere, leggere, leggere. Se vuoi scrivere fantascienza, leggi fantascienza. Se vuoi scrivere gialli, leggi gialli, se vuoi scrivere horror, leggi horror: non basta guardare i film in televisione perché la scrittura ha un ritmo diverso e una tecnica molto, molto diversa. Se vuoi sapere cosa potrebbe piacere alla giuria di un concorso thriller, leggi i thriller…

Cosa vuol fare da grande Franco Ricciardiello?
Arrivare alla scrittura professionale in via continuativa, naturalmente. L’ambizione di ogni scrittore è raggiungere il grande pubblico non solo episodicamente, come è accaduto al sottoscritto soprattutto con i romanzi pubblicati da Urania Mondadori, ma in maniera regolare.

Grazie per essere stato mio ospite.

Nato a Vercelli nel 1961, ha cominciato a pubblicare science fiction a venti anni su un volume dell’editrice Nord che raccoglieva i partecipanti a un concorso letterario riservato agli abbonati. Una prima svolta nella sua attività letteraria è stato l’incontro con Gian Piero Prassi, che nel 1982 era curatore di una delle più diffuse fanzine italiane, “The Dark Side” o TDS. Erano gli anni del boom della microeditoria di fantascienza, si pubblicavano ovunque riviste amatoriali autoprodotte che sarebbero diventate l’embrione di un nuovo fandom organizzato; TDS divenne uno dei punti di riferimento, per un certo tempo fu la fanzine con la maggiore tiratura in Italia. Negli anni Ottanta, Franco Ricciardiello entrò a far parte della redazione, e dopo la rinuncia di Prassi diresse personalmente “The Dark Side” dal 1989 al 1991, anno in cui la fanzine chiuse le pubblicazioni. Da allora, Franco Ricciardiello ha partecipato all’evoluzione della fantascienza italiana: è stato numerose volte membro di giurie in concorsi letterari per racconti di fantascienza, e altrettante volte finalista o premiato. Ha partecipato negli anni Novanta alla redazione della fanzine Intercom (www.intercom.publinet.it), la più longeva rivista amatoriale .
Ha collaborato all’enciclopedia a dispense “Scrivere” della Rizzoli con una serie di schede su celebri opere della letteratura mondiale e con 5 fascicoli dedicati allo stile letterario (nel V volume)
Ha vinto nel 1998 il Premio “Urania” per il miglior romanzo di fantascienza italiano con “Ai margini del caos” (Mondadori, novembre 1998), che è anche stato tradotto in Francia nel 2001 da Flammarion.
Ha insegnato “scrittura creativa” a Biella, Vercelli e Genova e tenuto seminari sulla letetratura a Torino, Napoli e Cosenza
ha pubblicato tre romanzi e 47 racconti in una serie di riviste a antologie anche a grandissima diffusione: tra i più venduti, il racconto “Torino” (su Millelire/Stampa alternativa), 60.000 copie; il romanzo “Ai margini del caos”, 18.000 copie in Italia e 2.000 in Francia; il racconto “Saluti dal lago di Mandelbrot” (Millelire/Stampa alternativa), 10.000 copie.
Tutti i suoi racconti pubblicati che non siano coperti da copyright sono disponibili online sul questo sito creato da Vittorio Barabino,  insieme a saggi, recensioni, articoli critici sulla sua scrittura e altro materiale tra cui una galleria di foto.
Autori amati: Isabel Allende, Gabriel García Márquez, Umberto Eco, Thomas Pynchon, Don DeLillo, Manuel Vázquez Montalbán, Marguerite Yourcenar; per la science-fiction: James G. Ballard, Philip K. Dick, i fratelli Strugackij, Neal Stephenson, William Gibson e il cyberpunk in generale.  Chi fosse interessato a approfondire, può consultare l’elenco completo dei 50 migliori romanzi della science-fiction mondiale secondo Franco Ricciardiello.
Franco Ricciardiello abita da solo a Vercelli in un appartamento di sette stanze; ogni giorno ne riordina una, così che l’ottavo giorno, invece di riposarsi, deve ricominciare da capo. Di mestiere è impiegato in banca. Soffre di alcune idiosincrasie: per lungo tempo ha indossato solo pantaloni Avirex, malgrado oggi abbia superato questa fase “cotone 100%”; nel passato è stato per sei anni vegetariano; odia i crostacei e non riesce a bere vino malgrado sia un intenditore di birra. Un resoconto della Fancon di San marino di qualche anno fa lo citava esclusivamente per la frequenza con cui si serviva al buffet durante la cena di gala; malgrado ciò non riesce a superare i 74 kg di peso lordo (72 kg senza i capelli). Consuma quantità fantastiche di musica, spende molto di più nell’acquisto di libri (ha una stanza intera adibita a biblioteca) che nel mantenimento della figlia adottata a distanza in Zambia. È iperattivo nella vita e iperpigro nella scrittura; prima di iniziare un racconto aspetta che gli venga commissionato da qualche editor; scrive i romanzi solo dopo avere concordato la trama capitolo per capitolo con il suo agente Piergiorgio Nicolazzini o con l’editore. Per tutto il resto, vive invece senza una vera programmazione. Non riuscirebbe a sopportare questa esistenza senza frequenti viaggi all’estero: di recente è stato a Creta, due volte a Parigi, a Praga, in Marocco, a Lisbona, in Turchia, a Oxford e Cambridge, a Cuba e in Nepal. Ha due figlie che vivono in Lombardia con la madre; non risulta che abbiano bisogno di un programma di protezione dalle fans del padre.
Franco Ricciardiello Website


Antonio Ferrara intervista Loriano Macchiavelli


scrittore loriano macchiavelli

Lo Scrittore Loriano Macchiavelli

Oggi è con sommo piacere che intervisto il Giallo, sì avete capito bene. Se il Giallo all’italiana avesse un nome, con tutta probabilità si chiamerebbe: Loriano Macchiavelli. Perchè non ho alcuna remora ad affermare che Loriano Macchiavelli e il Giallo sono le due facce della stessa medaglia.

1 Chi é Loriano Macchiavelli per Loriano Macchiavelli?

È un tipo poco raccomandabile. Nel senso che vive e regna nel suo mondo e quindi, nell’altro mondo, quello della realtà, ci capita raramente. Quando ci capita, però, si arrabbia moltissimo per tutte le macerie che vede attorno a sé. Macerie vere, come quelle de L’Aquila (o di altri cataclismi) e quelle morali come quelle della politica e della società in genere. Non solo italiana. E allora torna a prendere possesso del regno del fantastico dove fa fare ai suoi personaggi ciò che vorrebbe facessero nella realtà. E si consola così. Consolazione da poco.

2 Come le è venuta in mente la follia di scrivere?

Veramente io considero la scrittura una delle poche attività umane prive di follia. Sarà per questo che ho cominciato a scrivere nelle elementari e sto ancora scrivendo.

3 Gran Giallo Città di Cattolica 1974? Ci racconti quei momenti, quelle emozioni.

Ricordo la telefonata di Enzo Tortora (allora direttore del Gran Giallo Città di Cattolica) che mi arrivò a notte fonda. Erano, infatti, le dieci e forse ero già a letto, contrariamente agli scrittori veri, quelli maledetti, che bevono e scrivono solo di notte e quando attorno ulula e sbava la città inferocita. Non sapevo nulla del Gran Giallo. Infatti il manoscritto lo aveva inviato al concorso mia moglie e che mi telefonasse Tortora era un po’ strano. Pensai allo scherzo di un amico, ma quando mi disse che il mio romanzo era fra i tre finalisti, comincia a pensare seriamente che fosse…
Era!
Alla premiazione scandalizzai la platea dei benpensanti (allora ce n’erano meno di oggi, ma erano più benpensanti) parlando a lungo delle BR e di come avrei scritto il successivo romanzo.

4 Edizione cartacea o eBook?

L’uno non esclude l’altro. L’importante è che sia un bel romanzo, che il lettore ne sia, almeno minimamente, turbato e che non passi sotto i suoi occhi come il collirio alla camomilla ci passa dentro: senza lasciare tracce.

5 Il libro che avrebbe voluto scrivere?

Don Chisciotte, ma quando l’ho proposto alla Mondadori, mi hanno detto che l’ha già scritto uno spagnolo.

6 Agenzie letterarie, agenti, corsi di scrittura, editor. Cosa ne pensa?

Che qualcuna di quelle cose lì può anche servire, ma solo se si resta quello che si è.

7 Vivere di scrittura?

È possibile e io ne sono l’esempio vivente. Spero ancora a lungo.

8 Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Era impossibile ai miei tempi, quando tentai di cominciare io inondando tutte le case editrici italiane dei miei manoscritti. Oggi i giovani scrittori li cercano tutti, e più giovani sono, meglio è. Brutti giorni per chi ha compiuto i trent’anni e vorrebbe pubblicare.

9 Antonio Sarti e il suo aiutante Rosas?

Due personaggi nati e cresciuti bene, almeno a sentire le persone che li hanno conosciuti trent’anni fa e ancora li frequentano.

10 Come scrive? Quando scrive?

Scrivo ogni volta che ne ho voglia e cioè spesso. Tranne che di notte. La notte è fatta per dormire e io lo faccio con la gioia e la spensieratezza degli incoscienti.

11 Il suo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Be’, se è un bravo autore non gli servono i miei consigli. Se non è bravo, ugualmente non gli servono perché non saprebbe che farne.

12 Cosa vuol fare da grande Loriano Macchiavelli?

La mia idea è che gli piacerebbe moltissimo fare lo scrittore: è convinto che non si sia mai abbastanza “scrittori”. Ma dovremmo chiedere a lui.

Grazie per essere stato mio ospite.


Loriano Macchiavelli è nato a Vergato (Bologna) nel 1934. Ha frequentato l’ambiente teatrale come organizzatore, come attore e, infine, come autore; sue opere teatrali sono state rappresentate da varie compagnie italiane: In caso di calamità, viva la Patria (1969/70), Una storia teatrale con prologo tragico e finale comico (1969/70), Ballate e moti rivoluzionari… (1970/71), Hanno dato l’assalto al cielo (1971/72/73), Voglio dirvi di un popolo che sfida la morte (1973/74), I pioli di Bach Dang (1973/74), Cinema hurra (1981/82), Aspettando Altman (1995).
Suoi testi sono stati segnalati in vari premi teatrali: Una guerra finita male (Premio teatrale Riccone 1963), I dieci a uno (Premio Reggio Emilia città del tricolore, 1964), Solo un lungo silenzio (finalista al premio teatrale Riccione, 1975), Jacopo da Valenza, scolaro (finalista al premio teatrale Riccione, 1978).
Ha anche provato a recitare, ma su questa sua esperienza è meglio sorvolare. Dal 1974 si è dedicato al genere poliziesco e ha pubblicato numerosi romanzi divenendo uno degli autori italiani più conosciuti e letti. Da un suo romanzo (Passato, presente e chissà) è stato tratto lo sceneggiato televisivo per Rai Due Sarti Antonio brigadiere (regia di Pino Passalacqua) in quattro puntate e andato in onda nell’aprile del 1978. In seguito ha curato il soggetto e la sceneggiatura del film per la TV L’archivista (regia di Guido Ferrarini), girato a Bologna nel 1985 e andato in onda su Rai Uno nel settembre del 1988. Il film porta sul piccolo schermo uno dei suoi personaggi letterari più riusciti: Poli Ugo, interpretato da Flavio Bucci. Il film presenta una Bologna attuale e viva, ben lontana dalla solita vecchia iconografia, e anticipa drammaticamente le mutazioni successive della città. A fine ’87 e primi mesi del 1988 è andata in onda una lettura radiofonica in 13 puntate dei suoi racconti, dal titolo I misteri di Bologna. Dai suoi romanzi e racconti e sono stati tratti numerosi radiodrammi trasmessi dalla Rai.
Nel 1988 Rai Due ha prodotto una serie di 13 telefilm, tratta da suoi romanzi e racconti, (regia di Maurizio Rotundi, protagonista Gianni Cavina) i cui esterni sono stati girati interamente a Bologna e dintorni. La serie ha per titolo L’ispettore Sarti – un poliziotto, una città ed è andata in onda su Rai Due a partire dal 12 febbraio 1991 e replicata nel 1993.
La serie televisiva di Sarti Antonio è proseguita (sempre su Rai Due) con una produzione italo tedesca (Rai-NDR) di sei film di un’ora e trenta, ancora tratti dai suoi romanzi, e andata in onda nell’aprile e maggio del 1994. Regista del film è Giulio Questi, protagonista sempre Gianni Cavina.
Il suo personaggio più conosciuto, Sarti Antonio, è entrato anche nel fumetto (Orient Express) con una serie di avventure tratte dai romanzi. I disegni sono di Gianni Materazzo. Numerosi romanzi sono tradotti all’estero: Francia, Germania, Portogallo, Spagna, Ungheria, Cecoslovacchia, Unione Sovietica, Giappone, Romania… Nel 1974 ha vinto, con il romanzo Fiori alla memoria, il premio Gran Giallo Città di Cattolica; nel 1980, con il romanzo Sarti Antonio, un diavolo per capello, ha vinto il premio Tedeschi; nel 1992 ha vinto la XIV edizione del Premio di letteratura per l’infanzia con il romanzo Partita con il ladro; nel 1997, con il romanzo Macaronì (scritto assieme a Francesco Guccini), ha vinto il Premio letterario Alassio, un libro per l’Europa, dopo essere stato nella rosa dei finalisti nel Premio Ennio Flaiano e nel Premio città di Ostia. Lo stesso romanzo ha vinto l’edizione 1998 del Police film festival (Premio Fedeli, patrocinato dal Siulp); con il romanzo Tango e gli altri, romanzo di una raffica, anzi tre (scritto sempre con Francesco Guccini), ha vinto l’edizione 2007 del Premio Scerbanenco (Courmayeur, Mistfest).
Ha pubblicato e pubblica con i maggiori editori italiani. Ha collaborato e colabora con quotidiani e periodici. Assieme a Marcello Fois e Carlo Lucarelli ha fondato il “Gruppo 13” e con Renzo Cremante ha fondato e dirige Delitti di Carta, unica rivista che si occupi esclusivamente di poliziesco italiano.
Ritiene, probabilmente a torto, di aver contribuito alla divulgazione del romanzo poliziesco italiano e si assume la parte di responsabilità che gli compete. Di certo è stato testimone di un periodo importante nella rinascita del genere letterario e protagonista di battaglie, a volte dure, con editori, critici e anche lettori che non credevano alla possibilità di un romanzo giallo italiano. Ha conosciuto, discusso e dibattuto con personaggi che hanno dato molto al genere: Oreste del Buono, Giuseppe Petronio, Raffele Crovi, Claudio Savonuzzi, Attilio Veraldi, per citarne solo alcuni.
Ha partecipato a una quantità infinita di incontri, convegni, dibattiti, presentazioni e altre simili iniziative, in Italia e all’estero, che se oggi fa di tutto per sfuggirli, lo si deve capire e giustificare.  Nel 1987 ha tentato di uccidere Sarti Antonio, sergente. Non c’è riuscito. Nel 1990 ha avuto una quantità di guai con il romanzo Strage, ritirato dalla circolazione per ordine dell’Autorità Giudiziaria. Assolto da ogni accusa per diritto dovere di cronaca, come ha sentenziato il Giudice, torna in libreria solo nel 2010 (Einaudi stile libero big) in occasione del trentesimo anniversario della Strage alla stazione ferroviaria di Bologna.
Nel 2001 Rai Sat Fiction è riuscita a farlo recitare in una serie di sei minidrammi dal titolo Bologna in giallo, rapsodia noir, assieme a Carlo Lucarelli. A causa dello straordinario successo ottenuto dalla coppia (chissà come e perché), l’esperienza si è ripetuta nel 2002 con 12 minidrammi in Corpi di reato, l’Arma contro il crimine.
Ha intenzione di continuare a scrivere.

Loriano Macchiavelli Official Website


Antonio Ferrara intervista Gianfranco Nerozzi


Gianfranco Nerozzi

Gianfranco Nerozzi

Correva l’anno 1999 e su internet incappai in una copertina nera opaca con un occhio umano che campeggiava nell’ombra. Il titolo del romanzo era ed é “L’urlo della mosca”. Lo comprai e lo lessi. Ne ho letti tanti altri dopo, ma questo mi è rimasto davvero dentro. Una storia e un titolo che non si dimenticano. L’autore di quel libro è Gianfranco Nerozzi oggi ospite della mia intervista.

1 Chi é Gianfranco Nerozzi per Gianfranco Nerozzi?

Sono quello che sono e soprattutto quello che non sono, compreso quello che vorrei essere e quello che sono stato. Insomma: tutto e niente. Cripitico da morire vero? Ma per farti capire meglio: una volta ho scrito un racconto sulle arti marziali, dove in una pagina dovevo dare il senso di quello che intendevo fosse il karate. Così ho descritto un tipo che inizia un combattimento di fronte al suo avversario. Si prepara, lo guarda negli occhi, cerca di capirlo per fornteggiarlo meglio. Valuta le sue espressioni. Cerca di prevenire le sue mosse. Ascolta il suo respiro, cerca di sintonizzarsi sui battiti del suo cuore e poi finalmente colpisce e il suo avversario fa esattamente la stessa cosa nello stesso momento e i due pugni si scontrano e lo specchio si rompe in mille pezzi… Era un combattimento davanti alla propria immagine riflessa. Ecco io sono quei due combattenti riuniti in uno solo.




2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Certe cose non vengono in mente. Certe folle sono già nella mente.  Ad un certo punto escono, lucide e inderogabili.



3 Riesci a guadagnare con le tue “cose letterarie”?

Certo che sì. Più con le cose scritte per la televisione però. Con i libri si sa che è dura. Ma non mi posso lamentare. Combatto anche con la fine del mese e tiro avanti.

4 Edizione cartacea o eBook?

Cartacea absolutament. Come si fa a perdersi il gusto di entrare in una libreria, di sentire l’odore della carta, di ammiraree le copertine, di sfogliare… Tutto questo credo sia insostituibile.



5 Che tipo di scrittore sei? Butti tutto giù di un fiato oppure pianifichi?

Pianifico il mio fiato. Nel senso che sono un istintivo e un viscerale per natura e necessito del magma creativo per produrre al meglio. Ecco… diciamo che pianifico il mio caos ansimando come durante un amplesso.

6 Tra i Libri che hai pubblicato qual è quello che ti ha dato più soddisfazioni?

Tutti quanti. E non per presunzione. Solo perché ognuno di loro ha fatto parte di quella sfida di cui sopra… Una creatura per cui ho cambattuto strenuamente e quindi…

7 Eden, Polistampa, Addictions, Mondadori, Flaccovio e Nord, insomma tanta gavetta e poi? Quando hai capito di avercela fatta?
In tutti i casi: non ce l’ho ancora fatta. Grazie a Dio!


8 Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Niente è impossibile, se ci credi. E vai con le banalità! Però credo che sia così, dipende dal fuoco che hai dentro, se brucia molto, prima o poi incendi qualcuno. Poi ci vuole anche una buona dose di fortuna, certo. Piccoli passi diretti verso l’infinito e nessuno ti potrà fermare.

9 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

Dipende dai concorsi. Se chiedono molti soldi non bisogna fidarsi. Occorre quindi capire quali sono quelli seri. In tutti i casi possono servire per dare quel senso di sfida, che poi ti regala l’entusiasmo… Per darci dentro e sotto…



10 Come scrivi? Quando scrivi?

Sempre. Dappertutto, io lavoro… Incessantemente. Non solo scrittura vera e propria. Ci sono un sacco di cose collaterali che fanno parte del mestiere: leggere, documentarsi, navigare su internet, vedere film… ascoltare musiche… Riempire il serbatotio delle idee… Prendere appunti. Registrare riflessioni.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Attizzare il fuoco di cui sopra. Cercarlo. Scoprirlo. Dopo verrà tutto dì conseguenza.

13 Cosa vuol fare da grande Gianfranco Nerozzi?


Da grande? E chi vuole crescere!


Grazie per essere stato mio ospite.




Gianfranco  Nerozzi vive a Sasso Marconi, in provincia di Bologna. Ha pubblicato  numerosi racconti su riviste e antologie (Stampa Alternativa, Giallo  Mondadori, Diesel, Achab) ed è autore dei romanzi Ultima  pelle <http://www.gianfranconerozziofficial.com/ultimapelle.htm&gt; , come F.J. Crawford (Edizioni Eden 1991), Le  bocche del buio <http://www.gianfranconerozziofficial.com/lebocchedelbuio.htm&gt; (Edizioni Polistampa 1993), L’urlo  della mosca <http://www.gianfranconerozziofficial.com/urlodellamosca.htm&gt; (Addictions 1999), Ogni  respiro che fai <http://www.gianfranconerozziofficial.com/ognirespirochefai.htm&gt; (AdnKronos 2000), Immagini  collaterali <http://www.gianfranconerozziofficial.com/immaginicollaterali.htm&gt; (Addictions 2003). Per la serie spionaggio  di Hydra Crisis ha pubblicato L’occhio  della tenebra <http://www.gianfranconerozziofficial.com/occhiodellatenebra.htm&gt; (Mondadori 2003), La  coda dello scorpione <http://www.gianfranconerozziofficial.com/lacodadelloscorpione.htm&gt; (Mondadori 2004), Lo  spettro corre nell’acqua <http://www.gianfranconerozziofficial.com/lospettrocorrenellacqua.htm&gt; (Mondadori 2007). Ha scritto  l’antologia personale di racconti Prima  dell’urlo <http://www.gianfranconerozziofficial.com/primadell%27urlo.htm&gt; (Addictions 2000, storie basate sul proprio  romanzo L’urlo della mosca), il romanzo per bambini Una  notte troppo nera <http://www.gianfranconerozziofficial.com/unanottetropponera.htm&gt; (Disney Libri 2000, attualmente alla  quinta edizione con più di 25000 copie vendute) e il thriller  Cuori perduti <http://www.gianfranconerozziofficial.com/cuoriperduti.htm&gt;  (Mondadori 2001), vincitore del prestigioso Premio Tedeschi per  il miglior romanzo “giallo” dell’anno. Nel 2003 ha curato  l’antologia di racconti horror italiani In  fondo al nero <http://www.gianfranconerozziofficial.com/infondoalnero.htm&gt; (Urania Mondadori. Tra gli scrittori presenti,  l’inventore di Dylan Dog Tiziano Sclavi, Carlo Lucarelli, Luca Masali,  Pupi Avati). Nel 2004 ha pubblicato il romanzo Genia <http://www.gianfranconerozziofficial.com/genia.htm&gt;  (Dario Flaccovio, vincitore del premio Le Ali della Fantasia 2006),  prima parte della saga “horror-religiosa” che continua,  nel 2005, con Resurrectum <http://www.gianfranconerozziofficial.com/resurrectum.htm&gt; .  Nell’estate del 2006 ha pubblicato il romanzo breve Alla  fine della notte, contenuto nel libro L’ora  blu <http://www.gianfranconerozziofficial.com/orablu.htm&gt; , scritto in collaborazione con Andrea Cotti (Aliberti  Editore, collana Due thriller per due autori). Due storie che si  basano sulla trama del romanzo del 1993 Le bocche del buio,  di Gianfranco Nerozzi. Suoi racconti sono presenti in due antologie  horror made in Italy pubblicate nel 2007: Incubi <http://www.gianfranconerozziofficial.com/racconti.htm&gt;  (Baldini e Castoldi), raccolta a cura di Raul Montanari, e Anime  nere <http://www.gianfranconerozziofficial.com/racconti.htm&gt; (Mondadori, a cura di Alan D. Altieri). Sempre nel  2007, è uscito per Mondadori (collana Super Brividi) il romanzo  horror per ragazzi La  creta oscura <http://www.gianfranconerozziofficial.com/lacretaoscura.htm&gt; . Nel 2008 è uscito, per Mondadori  – Urania Horror n.1, Cry  Fly Trilogy <http://www.gianfranconerozziofficial.com/cryflytrilogy.htm&gt; .
 
 Pittore, con un passato da batterista in un gruppo rock dell’area  bolognese (ha partecipato a concerti assieme a gruppi stranieri  come gli Uriah Heep e a Lucio Dalla), cintura nera di karate e cultore  di arti marziali, organizza e intrepreta reading musicali: in particolare  cura la rassegna Le forme dell’espressione, al teatro di  Sasso Marconi, con artisti del calibro di Pupi Avati e Carlo Lucarelli.
 Ha partecipato al cd Sguardi d’istinti del compositore  Flavio Piscopo. 

Ha  creato, assieme ad alcuni colleghi scrittori, il laboratorio di  scrittura Zanna Bianca. E’ docente di thrilling nella scuola  Incubatoio 16 di Carlo Lucarelli e membro del direttivo  dell’Associazione Scrittori di Bologna

Sceneggiatore e soggettista per la casa di produzione TAODUE di Mediaset, ha lavorato alla realizzazione di un serial intitolato Il 13° apostolo, una sorta di x-file italiano, molto innovatico, che dovrebbe uscire in autunno.
Viene invitato spesso in televisione come esperto di tutto ciò che riguarda il lato oscuro dell’animo umano.
Il suo ultimo romanzo: Il cerchio muto, uscito nell’aprile 2009 per l’editrice Nord, si è classificato secondo al Premio nazionale di letteratura gialla di Camaiore e al Premio di Suzzara. Il reading concert Cerchiomuto redivivo, tratto dall’omonimo romanzo, è stato portato in scena nel 2010.
Di prossima uscita, sempre per la Nord: Anestesia dell’Ombra, prequel de Il cerchio muto. Entrambi questi ultimi due romanzi sono stati acquistati in Germania e usciranno entro il 2012.
Il suo sito: www.gianfranconerozziofficial.com

BIBLIO essenziale:

“Ultima pelle” (Ed. Eden 1991)
“Le bocche del buio” (Polistampa 1993)
“L’urlo della mosca” (Addictions, 1999)
“Prima dell’urlo” (Addictions 2000)
“Ogni respiro che fai” (Adn kronos, 2000)
“Una notte troppo nera” (Disney libri, 2000)
“Cuori perduti” (Mondadori 2001)
“Immagini collaterali”  (Addictions 2003)
“In Fondo al nero” curatela (Mondadori 2003)
“Hydra crisis 1 – L’occhio della tenebra” (Mondadori 2003)
“Hydra crisis 2 – La coda dello scorpione” (Mondadori 2004)
“Genia” (Dario Flaccovio 2004)
“Resurrectum” (Dario Flaccovio 2005)
“L’Ora blu” con Andrea Cotti (Aliberti 2006)
“Hydra crisis 3 – Lo Spettro corre nell’acqua” (Mondadori 2007)
“La creta oscura” (Mondadori 2007)
“Memoria del sangue” (Carrocci 2007)
“Cryfly trilogy” (Mondadori 2008)
“Il cerchio muto” (editrice Nord 2009)
Prossime uscite:
“Anestesia dell’ombra” (editrice Nord 2011)
“Hydra crisis 4 – Nel cuore del diavolo (Mondadori 2011)