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Antonio Ferrara intervista Alberto Rudellat


Alberto Rudellat ScrittoreOggi ho il piacere di avere come mio ospite Alberto Rudellat, il vincitore del Gran Giallo Città di Cattolica 2012

1 Chi è Alberto Rudellat per Alberto Rudellat?

È la parte di me che passa il tempo davanti al pc a scrivere, bere e fumare sigarette mentre io vorrei stare nascosto sotto le coperte. Una sorta di Mr. Hyde, ma più basso.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Non so se mi è venuta in mente, non credo di averci mai riflettuto. E spero di non farlo mai, altrimenti smetterei all’istante di scrivere. Mi è sempre piaciuto leggere, e credo che scrivere sia una diretta conseguenza. E poi mi sento bene mentre batto sui tasti, mi sento quasi in pace con il mondo.

3 FRANZ IL CICCIONE?

Quando l’ho mandato al Premio “Gran Giallo Città di Cattolica”, onestamente, non pensavo che “Franz” avesse alcuna speranza di vincere, visto che non è un giallo, né un noir, né un thriller. Miravo alla menzione speciale: speravo che fosse talmente fuori tema da distinguersi dagli altri. Quando ho saputo che nella versione 2011 del Premio la menzione non ci sarebbe stata, mi sono messo l’anima in pace e mi sono seduto tranquillamente in fondo alla piazza a bere una birra. E invece Franz è piaciuto, oltre ogni aspettativa.

Di sicuro io mi sono divertito a scriverlo, mi sono divertito a citare e a recitare.

4 Edizione cartacea o eBook?

Carta, sempre e comunque. Ho un rapporto quasi fisico con i libri. Mi piace il loro odore, sfogliarli, sottolinearli. Mi piace anche tagliuzzarmi le dita con le pagine, e poi insultare l’autore del libro come se fosse colpa sua.
5 Il libro che consiglieresti di leggere?

Sono indeciso tra “Il maestro e margherita” di Bulgakov e “Donne” di Bukowski. Quindi li consiglio tutti e due.

6 L’ultimo libro che hai letto?

Lilin. “Educazione siberiana”. Se è vera anche solo la metà di quello che ha scritto, quell’uomo deve avere due palle giganti… forse anche più di due.

7 XXXVIII Premio “Gran Giallo Città di Cattolica”. Raccontami tutto.

La prima cosa che ho fatto quando sono arrivato a Cattolica è stato spaccare la chiave della stanza dentro la serratura. Credo che mi abbia portato bene, consiglio a tutti di farlo. È stata una giornata strana, intensa, finita con un bagno alle 5 del mattino.

Ho dei ricordi un po’ confusi. Ad esempio mi ricordo la mia ragazza che scoppia in lacrime, ma non ho idea di cosa ho detto quando sono salito sul palco o quando mi hanno intervistato. È stata una cosa così inaspettata che davvero non sapevo cosa dire, non mi ero mai trovato in una situazione del genere. In compenso mi ricordo perfettamente il custode del bagno pubblico e il barista dell’albergo.

In definitiva è stata una bella esperienza, ho conosciuto delle belle persone e ho passato una bella serata. Meritava tutta la fatica del viaggio.

8 Com’è cambiata la tua vita dopo aver vinto il Gran Giallo Città di Cattolica?

A costo di deluderti ti dirò: non è cambiata. Continuo a scrivere perché mi piace, e continuo a partecipare a concorsi e premi perché sono tempi bui e non si butta via niente. Forse però, a pensarci bene, la mia autostima è salita di qualche tacca… sono quasi uscito dalla riserva.

9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Di solito succede per caso. A volte mi viene in mente un titolo, a volte la prima frase, a volte l’ultima, altre volte solo una briciola di idea. Me le appunto sulla prima cosa che mi capita sotto mano e lascio che mi giri in testa per un po’, a macerare. Poi mi siedo e inizio a scrivere, senza sapere bene cosa sto per fare.
Non scrivo tutti i giorni, anche se vorrei. Non ho un metodo e non ho orari particolari. Non sono molto ordinato in questo. Ho quaderni pieni di frasi, inizi di storie, idee senza una forma decente. Ogni tanto, quando non so più dove metterli, li sparpaglio tutti sul letto e faccio un po’ di selezione: gran parte dei fogli la butto via, ma qualcosa che mi piace c’è sempre, e inizio da lì. Al momento uso un pc sgangherato, ma prima o poi ne comprerò uno nuovo.

10 Come nasce la tua passione per le storie?

Libri, film, dischi, un po’ di tutto direi. Mi piacciono le storie. Mi piace raccontarle e sentirmele raccontare. E più sono strane e pazzesche più mi piacciono.

11 Qualche anticipazione su qualche tuo progetto futuro?

Sicuramente continuerò a scrivere, poi cosa ne verrà fuori non te lo so dire. La cosa più semplice sarebbe una raccolta di racconti, giusto per scoprire se è vero che in Italia i racconti non si leggono e, quindi, non si vendono. E poi vorrei rimettere le mani su Franz e dargli un seguito, trasformarlo in qualcosa di più corposo… in fondo se lo merita, quel ciccione.

 

12 Uno pensa. “Cavolo ho vinto il Gran Giallo Città di Cattolica e pubblicherò con Mondadori. Adesso mi metto sotto e sforno centinaia di romanzi”?

Spero di no! Almeno, io non l’ho pensato. Smaltita la sbornia ho pensato: mi restano ancora quasi 900 euro.

13 Cosa vuol fare da grande Alberto Rudellat?

Il casalingo. E scrivere tra una telenovela e l’altra.

Grazie per essere stato mio ospite

Grazie a te per avermi invitato.

Nato a Nuoro, in Sardegna ma non troppo vicino al mare, poco più di trenta anni fa e inspiegabilmente laureato in giurisprudenza a Pisa, Alberto Rudellat vive attualmente a Torino ma medita di salire ancora più alto trasferendosi a Bolzano.

Tenta di mettere insieme uno stipendio decente collaborando con associazioni e società di consulenza, facendo il custode notturno e partecipando a premi letterari.

Nell’agosto 2011 ha vinto il premio Mystfest – Gran Giallo città di Cattolica con il racconto Franz il ciccione, pubblicato sul Giallo Mondadori n. 3045 e quest’anno ha vinto la sezione 666 Passi nel delirio del premio Nella Tela! 2011 con il racconto La macchia. Ha pubblicato su diverse riviste e il racconto Calore familiare è apparso nell’antologia Italian Noir.

Dice di scrivere per sé stesso, ma dice anche di non essere calvo e di avere solo l’attaccatura alta.

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Antonio Ferrara intervista Sandro D’Elia


Sandro D'Elia

Lo scrittore Sandro D'Elia

Oggi è ospite della rubrica interviste lo scrittore Sandro D’Elia vincitore del premio “Orme Gialle” nel 2001 e il concorso “Cosseria” nel 2003. Nel 2004  si è classificato primo al concorso “Giallo Wave” e nel 2006 ha vinto il premio “Gran giallo città di Cattolica” con il racconto “Il vino buono”.

1 Chi è Sandro D’Elia per Sandro D’Elia?

Un tizio che si pone un sacco di domande, quasi tutte inutili.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Non mi è mai venuta in mente, ho sempre scritto e basta. Da quando al liceo componevo poesie d’amore (per fortuna le ho perse tutte) credo di non aver mai smesso davvero.

3 Quando hai vinto Orme Gialle, Giallo Wave e il Gran Giallo Città di Cattolica, ti è arrivata una telefonata? Raccontami quei momenti.

In qualche caso ho ricevuto un’email, in altri una lettera. Per Giallo Wave mi è arrivata una telefonata dell’organizzazione, e poi mi hanno passato un giornalista che voleva intervistarmi  mentre ero sulla spiaggia con gli amici. Mi sono sentito molto importante, ma non sapevo che cosa rispondere a quelle strane domande. Imbarazzante, direi.

4 Edizione cartacea o eBook?

Mah… quello che mi lascia molto perplesso degli eBook non è quello che ci puoi fare, ma quello che ti è proibito. In molti casi non puoi copiare l’eBook, non lo puoi spostare su un altro lettore, non lo puoi prestare, e magari scopri che te lo possono cancellare in remoto, come ha fatto Amazon per quelli che avevano comprato “1984” di Orwell sul Kindle. Che devo dire, non mi piace. Finché tutta questa gestione dei diritti d’autore non sarà più umana penso che continuerò a comprare libri di carta, ma so anche che non potrò resistere a lungo.

5 Il libro che avresti voluto scrivere?

Bella domanda. Tanti, perché sono tanti i libri che mi hanno fatto diventare migliore. Forse tra tutti sceglierei uno di Stephen King, “Different Seasons”. Sono quattro racconti che sembrano banali, ma poi senti che scavano, scavano, e ti fanno capire tante di quelle cose che sono dentro di noi, e a cui non avevi mai pensato. A proposito, ma non dicono tutti che i racconti non li pubblica nessuno, perché nessuno li vuole leggere? Ah, naturalmente, avrei anche voluto scrivere l’Odissea, ma questo scrivilo piccolo piccolo, altrimenti sembro un tradizionalista che pensa solo al passato.

6 Gran Giallo Città di Cattolica 2006? Raccontami tutto.

Una fregatura enorme. Ero contentissimo di aver vinto il premio, mi sarebbe piaciuto anche andare a visitare San Patrignano, perché quell’anno organizzarono la lettura del mio racconto durante una manifestazione che facevano lì. Purtroppo avevo cambiato lavoro e mi ero trasferito da Napoli a Bruxelles pochi giorni prima, non potevo davvero andare. E così mi è rimasta la voglia. Ma non si sa mai, magari vinco di nuovo l’anno prossimo.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?

Non è facile, per motivi numerici. Il mercato italiano non è grande come quello anglosassone, e per guadagnare abbastanza da vivere con gli eventuali diritti d’autore, se fai due conti, devi vendere veramente un numero spropositato di copie. Non so quanto siano ricchi gli scrittori italiani più conosciuti, ma penso che gente come Lucarelli o Baricco guadagnino più con le attività collaterali che con la scrittura. Certamente le cose possono cambiare se cominci a scrivere per il cinema o per la televisione, ma quello è un mestiere diverso.

8 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Non lo so, non sono la persona più adatta per dare una risposta perché sono piuttosto pigro e non ho mai provato seriamente a pubblicare con un grande editore.

9 Come é cambiata la tua vita dopo il conseguimento dei tuoi riconoscimenti letterari?

Ho una vetrinetta a casa piena di targhe.

10 Come scrivi? Quando scrivi?

Faccio parte di quella generazione che scrive molto meglio su una tastiera che a mano, e per fortuna, perché correggo e aggiusto le cose tantissime volte prima di pensare che il risultato sia almeno decente. Le storie qualche volta vengono fuori quasi da sole, senza sforzo, ma poi per arrivare ad una buona qualità ci vuole un sacco di lavoro. Per me la notte porta consiglio: quando la giornata è finita mi sento più tranquillo e posso dedicarmi alla scrittura, mentre il resto della famiglia dorme.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Si guadagna molto di più a fare il commercialista. Ci hai pensato?

13 Cosa vuol fare da grande Sandro D’Elia?

Avevo pensato di fare il commercialista, ma forse farò lo scrittore.

Grazie per essere stato mio ospite.


Sandro D’Elia è nato a Napoli nel 1959. Significa che è all’incirca coetaneo di George Clooney e di Maradona. Purtoppo dal primo ha preso l’abilità nel palleggio, e dal secondo la bellezza. I soldi da nessuno dei due.
Dopo il liceo si è laureato in Fisica, e ha lavorato nel campo dell’informatica andando un po’ in giro per il mondo, mentre cercava di non dimenticare le sue passioni per la scrittura, la musica e tante altre cose belle della vita.
Ora fa il Project Manager, sa tutto di RUP, ERD, PHP, XML, CMS, WBS, ed è un esperto riconosciuto di KM, OOA, UML, RDBMS.
Nei brevi momenti di lucidità che gli restano, sogna di dimenticare tutte le sigle e di ritirarsi a fare il monaco camaldolese. Poi il sogno si trasforma in incubo quando il priore gli chiede di realizzare il sito web del monastero; a questo punto di solito si sveglia, e decide che è meglio continuare a fare il padre di famiglia.
Ha vinto il premio “Orme Gialle” nel 2001 con il racconto “Ramon deve morire”, e il concorso “Cosseria” nel 2003 con “Ascolta Iuri”. Nel 2004 ha avuto molta fortuna: si è classificato primo al concorso “Giallo Wave” organizzato da Arezzo Wave con il racconto “Abbiamo gli occhi solo per piangere”, poi la sua favola “Yassa con pollo e senza pollo” è stata selezionata per la pubblicazione dalla giuria di “Racconti nella rete”, organizzato da LuccaAutori, e infine ha vinto il terzo premio al concorso “Cosseria” con il racconto “La nave si chiamava Calypso”. Nel 2006 ha vinto il premio “Gran giallo città di Cattolica” con il racconto “Il vino buono”, pubblicato sui Gialli Mondadori N.2902 del 8/6/2006.
Se continua così, va a finire che si crederà davvero uno scrittore.
La vita diventa noiosa se non si prendono i provvedimenti necessari. Così Sandro, arrivato ad un’età in cui molti suoi coetanei cominciano a pensare sempre più seriamente alla pensione, ha deciso di riciclarsi e diventare un funzionario della Commissione Europea, passando dalla soleggiata Napoli alla piovosa Bruxelles. La speranza nascosta è che le brume del Nord gli ispirino tante nuove storie. Da un po’ di tempo Sandro si è anche innamorato di tutto quel mondo che noi chiamiamo “medio oriente”. Non che ne sappia molto: gli è successo come a Dante, quel signore col nasone che si invaghì di Beatrice soltanto guardandola da lontano; comunque, da allora Sandro ha deciso di firmare i suoi gialli con lo pseudonimo di Ibrahim El-Aid. Per le favole, invece, utilizza un altro soprannome, che potrete trovare sul suo sito Internet http://fifolobirillo.interfree.it/
Sandro ha gusti semplici e un po’ banali: gli piace la pizza, suona la chitarra, ama Simenon, Camilleri, Jerome K. Jerome, e sua moglie. Sembra un serio professionista, ma in fondo spera che i suoi figli lo ricordino come un poeta.


Antonio Ferrara intervista Franco Ricciardiello


Franco Ricciardiello

Lo scrittore Franco Ricciardiello

Oggi ho il piacere di intervistare Franco Ricciardiello vincitore di svariati premi letterari tra cui spiccano il Premio Urania 1998 e il Gran Giallo Città di Cattolica 2004, ma non solo…

Chi é Franco Ricciardiello per Franco Ricciardiello?
Franco Ricciardiello è un grande lettore che crede di avere qualcosa da dire agli altri lettori; tuttavia, siccome considera il modo in cui si arriva al successo anche più importante del successo stesso, si ostina a continuare a leggere qualsiasi cosa perché una buona documentazione è la base per qualsiasi buona letteratura.

Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?
Come tanti che non sono bravi a esprimersi in altro modo; scrivere significa avere più tempo per pensare cosa dire, e la possibilità di rivedere e correggere il contenuto della tua comunicazione. Chi non vorrebbe avere una seconda possibilità nella vita? La lingua scritta è proprio questo: il tempo e il modo di correggere i propri errori. Da ragazzino leggevo molta fantascienza, c’era in Italia tutta una serie di pubblicazioni amatoriali fotocopiate, dattiloscritte, diffuse via posta, che permettevano quasi a chiunque di avere un minimo di lettori; è da lì che ho cominciato, con una manciata di lettori, poi con i concorsi letterari a livello nazionale.

Quando hai vinto il Gran Giallo Città di Cattolica 2004, ti è arrivata una telefonata? Raccontami quei momenti, quelle emozioni.
Sì, la buona notizia mi è stata comunicata per telefono; pur non essendo la prima volta che vincevo un premio letterario, è stata una bella emozione: il primo riconoscimento che ottenevo nel genere Giallo, e visto che cominciavo a interessarmi sempre meno di fantascienza è stato un momento importante. Alla cerimonia della premiazione a Cattolica ho conosciuto gente davvero speciale: Valerio Massimo Manfredi, l’editore Mario Guaraldi, David Riondino, Stefano Benni. Senz’altro una manifestazione dalla parte sana del mondo letterario italiano.

Edizione cartacea o eBook?
L’eBook ha ancora una diffusione limitata, l’industria editoriale non è riuscita per ora a “inquadrarlo”. In teoria potrebbe essere la via più democratica per arrivare all’eventuale pubblico, ma in un paese come l’Italia dove ci sono più potenziali scrittori che lettori, significherebbe parcellizzazione dell’offerta. A me inoltre piace molto l’oggetto-libro, il volume da tenere in mano con la sua copertina, la sensazione fisica dello spessore della carta. Penso che l’eBook potrebbe essere l’ideale in alcuni casi: lo studio e la consultazione, la lettura in viaggio, oppure l’intenzione di farsi una biblioteca di classici della letteratura.

Il libro che avresti voluto scrivere?
Spesso, il libro che sto leggendo nel momento in cui mi pongo questa domanda. Sono un lettore onnivoro. Se proprio devo rispondere, opterei per una di quelle lunghe e complesse saghe familiari come sanno scrivere Salman Rushdie o Mo Yan, o anche Gabriel García Márquez.

Agenzie letterarie, agenti, corsi di scrittura, editor. Cosa ne pensi?
È grazie al mio agente se ho venduto in Francia il primo romanzo uscito con Mondadori. Ho insegnato scrittura creativa per oltre dieci anni, e a ogni corso ho visto maturare la consapevolezza dei partecipanti; molti di loro hanno imparato a scrivere davvero qualcosa di simile all’idea che hanno in testa, e non sempre questo è scontato.

Vivere di scrittura?
Persino in Italia è possibile. Gli scrittori “puri” non sono molti, praticamente tutti fanno anche altro (televisione, giornalismo, teatro, insegnamento universitario); in teoria dunque è fattibile, ma lo scrittore di solito non è un eremita che si tiene lontano dal dibattito culturale.

Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi?
Diciamo che è molto difficile, le maggiori case editrici non amano rischiare: meglio puntare ai piccoli editori, che hanno scoperto tanti talenti poi passati a contratti migliori.

Come é cambiata la tua vita dopo il conseguimento dei tuoi riconoscimenti letterari?
Non molto perché i concorsi letterari da soli non aprono le porte delle case editrici, e comunque per me la scrittura è solo una seconda attività. Naturalmente un premio è un forte incoraggiamento, perché scopri che c’è qualcuno che apprezza quello che scrivi, c’è chi pensa che in un dato momento tu sei il primo in qualcosa. Non è poco.

Come scrivi? Quando scrivi?
Scrivo quando ho già la trama in testa, costruita a memoria mentre cammino o guido l’automobile; di solito inizio a scrivere quando mi viene commissionato un testo per una rivista o una raccolta di racconti, quindi ho già una determinata destinazione editoriale. Scrivo direttamente sul PC e opero una quantità di revisioni successive sul testo, anche dopo che l’ho sottoposto a lettori “di fiducia”; il sesto senso poi, o l’esperienza, mi insegnano quando è il momento di fermare il lavoro di revisione.

Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?
Leggere, leggere, leggere. Se vuoi scrivere fantascienza, leggi fantascienza. Se vuoi scrivere gialli, leggi gialli, se vuoi scrivere horror, leggi horror: non basta guardare i film in televisione perché la scrittura ha un ritmo diverso e una tecnica molto, molto diversa. Se vuoi sapere cosa potrebbe piacere alla giuria di un concorso thriller, leggi i thriller…

Cosa vuol fare da grande Franco Ricciardiello?
Arrivare alla scrittura professionale in via continuativa, naturalmente. L’ambizione di ogni scrittore è raggiungere il grande pubblico non solo episodicamente, come è accaduto al sottoscritto soprattutto con i romanzi pubblicati da Urania Mondadori, ma in maniera regolare.

Grazie per essere stato mio ospite.

Nato a Vercelli nel 1961, ha cominciato a pubblicare science fiction a venti anni su un volume dell’editrice Nord che raccoglieva i partecipanti a un concorso letterario riservato agli abbonati. Una prima svolta nella sua attività letteraria è stato l’incontro con Gian Piero Prassi, che nel 1982 era curatore di una delle più diffuse fanzine italiane, “The Dark Side” o TDS. Erano gli anni del boom della microeditoria di fantascienza, si pubblicavano ovunque riviste amatoriali autoprodotte che sarebbero diventate l’embrione di un nuovo fandom organizzato; TDS divenne uno dei punti di riferimento, per un certo tempo fu la fanzine con la maggiore tiratura in Italia. Negli anni Ottanta, Franco Ricciardiello entrò a far parte della redazione, e dopo la rinuncia di Prassi diresse personalmente “The Dark Side” dal 1989 al 1991, anno in cui la fanzine chiuse le pubblicazioni. Da allora, Franco Ricciardiello ha partecipato all’evoluzione della fantascienza italiana: è stato numerose volte membro di giurie in concorsi letterari per racconti di fantascienza, e altrettante volte finalista o premiato. Ha partecipato negli anni Novanta alla redazione della fanzine Intercom (www.intercom.publinet.it), la più longeva rivista amatoriale .
Ha collaborato all’enciclopedia a dispense “Scrivere” della Rizzoli con una serie di schede su celebri opere della letteratura mondiale e con 5 fascicoli dedicati allo stile letterario (nel V volume)
Ha vinto nel 1998 il Premio “Urania” per il miglior romanzo di fantascienza italiano con “Ai margini del caos” (Mondadori, novembre 1998), che è anche stato tradotto in Francia nel 2001 da Flammarion.
Ha insegnato “scrittura creativa” a Biella, Vercelli e Genova e tenuto seminari sulla letetratura a Torino, Napoli e Cosenza
ha pubblicato tre romanzi e 47 racconti in una serie di riviste a antologie anche a grandissima diffusione: tra i più venduti, il racconto “Torino” (su Millelire/Stampa alternativa), 60.000 copie; il romanzo “Ai margini del caos”, 18.000 copie in Italia e 2.000 in Francia; il racconto “Saluti dal lago di Mandelbrot” (Millelire/Stampa alternativa), 10.000 copie.
Tutti i suoi racconti pubblicati che non siano coperti da copyright sono disponibili online sul questo sito creato da Vittorio Barabino,  insieme a saggi, recensioni, articoli critici sulla sua scrittura e altro materiale tra cui una galleria di foto.
Autori amati: Isabel Allende, Gabriel García Márquez, Umberto Eco, Thomas Pynchon, Don DeLillo, Manuel Vázquez Montalbán, Marguerite Yourcenar; per la science-fiction: James G. Ballard, Philip K. Dick, i fratelli Strugackij, Neal Stephenson, William Gibson e il cyberpunk in generale.  Chi fosse interessato a approfondire, può consultare l’elenco completo dei 50 migliori romanzi della science-fiction mondiale secondo Franco Ricciardiello.
Franco Ricciardiello abita da solo a Vercelli in un appartamento di sette stanze; ogni giorno ne riordina una, così che l’ottavo giorno, invece di riposarsi, deve ricominciare da capo. Di mestiere è impiegato in banca. Soffre di alcune idiosincrasie: per lungo tempo ha indossato solo pantaloni Avirex, malgrado oggi abbia superato questa fase “cotone 100%”; nel passato è stato per sei anni vegetariano; odia i crostacei e non riesce a bere vino malgrado sia un intenditore di birra. Un resoconto della Fancon di San marino di qualche anno fa lo citava esclusivamente per la frequenza con cui si serviva al buffet durante la cena di gala; malgrado ciò non riesce a superare i 74 kg di peso lordo (72 kg senza i capelli). Consuma quantità fantastiche di musica, spende molto di più nell’acquisto di libri (ha una stanza intera adibita a biblioteca) che nel mantenimento della figlia adottata a distanza in Zambia. È iperattivo nella vita e iperpigro nella scrittura; prima di iniziare un racconto aspetta che gli venga commissionato da qualche editor; scrive i romanzi solo dopo avere concordato la trama capitolo per capitolo con il suo agente Piergiorgio Nicolazzini o con l’editore. Per tutto il resto, vive invece senza una vera programmazione. Non riuscirebbe a sopportare questa esistenza senza frequenti viaggi all’estero: di recente è stato a Creta, due volte a Parigi, a Praga, in Marocco, a Lisbona, in Turchia, a Oxford e Cambridge, a Cuba e in Nepal. Ha due figlie che vivono in Lombardia con la madre; non risulta che abbiano bisogno di un programma di protezione dalle fans del padre.
Franco Ricciardiello Website


Antonio Ferrara intervista Loriano Macchiavelli


scrittore loriano macchiavelli

Lo Scrittore Loriano Macchiavelli

Oggi è con sommo piacere che intervisto il Giallo, sì avete capito bene. Se il Giallo all’italiana avesse un nome, con tutta probabilità si chiamerebbe: Loriano Macchiavelli. Perchè non ho alcuna remora ad affermare che Loriano Macchiavelli e il Giallo sono le due facce della stessa medaglia.

1 Chi é Loriano Macchiavelli per Loriano Macchiavelli?

È un tipo poco raccomandabile. Nel senso che vive e regna nel suo mondo e quindi, nell’altro mondo, quello della realtà, ci capita raramente. Quando ci capita, però, si arrabbia moltissimo per tutte le macerie che vede attorno a sé. Macerie vere, come quelle de L’Aquila (o di altri cataclismi) e quelle morali come quelle della politica e della società in genere. Non solo italiana. E allora torna a prendere possesso del regno del fantastico dove fa fare ai suoi personaggi ciò che vorrebbe facessero nella realtà. E si consola così. Consolazione da poco.

2 Come le è venuta in mente la follia di scrivere?

Veramente io considero la scrittura una delle poche attività umane prive di follia. Sarà per questo che ho cominciato a scrivere nelle elementari e sto ancora scrivendo.

3 Gran Giallo Città di Cattolica 1974? Ci racconti quei momenti, quelle emozioni.

Ricordo la telefonata di Enzo Tortora (allora direttore del Gran Giallo Città di Cattolica) che mi arrivò a notte fonda. Erano, infatti, le dieci e forse ero già a letto, contrariamente agli scrittori veri, quelli maledetti, che bevono e scrivono solo di notte e quando attorno ulula e sbava la città inferocita. Non sapevo nulla del Gran Giallo. Infatti il manoscritto lo aveva inviato al concorso mia moglie e che mi telefonasse Tortora era un po’ strano. Pensai allo scherzo di un amico, ma quando mi disse che il mio romanzo era fra i tre finalisti, comincia a pensare seriamente che fosse…
Era!
Alla premiazione scandalizzai la platea dei benpensanti (allora ce n’erano meno di oggi, ma erano più benpensanti) parlando a lungo delle BR e di come avrei scritto il successivo romanzo.

4 Edizione cartacea o eBook?

L’uno non esclude l’altro. L’importante è che sia un bel romanzo, che il lettore ne sia, almeno minimamente, turbato e che non passi sotto i suoi occhi come il collirio alla camomilla ci passa dentro: senza lasciare tracce.

5 Il libro che avrebbe voluto scrivere?

Don Chisciotte, ma quando l’ho proposto alla Mondadori, mi hanno detto che l’ha già scritto uno spagnolo.

6 Agenzie letterarie, agenti, corsi di scrittura, editor. Cosa ne pensa?

Che qualcuna di quelle cose lì può anche servire, ma solo se si resta quello che si è.

7 Vivere di scrittura?

È possibile e io ne sono l’esempio vivente. Spero ancora a lungo.

8 Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Era impossibile ai miei tempi, quando tentai di cominciare io inondando tutte le case editrici italiane dei miei manoscritti. Oggi i giovani scrittori li cercano tutti, e più giovani sono, meglio è. Brutti giorni per chi ha compiuto i trent’anni e vorrebbe pubblicare.

9 Antonio Sarti e il suo aiutante Rosas?

Due personaggi nati e cresciuti bene, almeno a sentire le persone che li hanno conosciuti trent’anni fa e ancora li frequentano.

10 Come scrive? Quando scrive?

Scrivo ogni volta che ne ho voglia e cioè spesso. Tranne che di notte. La notte è fatta per dormire e io lo faccio con la gioia e la spensieratezza degli incoscienti.

11 Il suo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Be’, se è un bravo autore non gli servono i miei consigli. Se non è bravo, ugualmente non gli servono perché non saprebbe che farne.

12 Cosa vuol fare da grande Loriano Macchiavelli?

La mia idea è che gli piacerebbe moltissimo fare lo scrittore: è convinto che non si sia mai abbastanza “scrittori”. Ma dovremmo chiedere a lui.

Grazie per essere stato mio ospite.


Loriano Macchiavelli è nato a Vergato (Bologna) nel 1934. Ha frequentato l’ambiente teatrale come organizzatore, come attore e, infine, come autore; sue opere teatrali sono state rappresentate da varie compagnie italiane: In caso di calamità, viva la Patria (1969/70), Una storia teatrale con prologo tragico e finale comico (1969/70), Ballate e moti rivoluzionari… (1970/71), Hanno dato l’assalto al cielo (1971/72/73), Voglio dirvi di un popolo che sfida la morte (1973/74), I pioli di Bach Dang (1973/74), Cinema hurra (1981/82), Aspettando Altman (1995).
Suoi testi sono stati segnalati in vari premi teatrali: Una guerra finita male (Premio teatrale Riccone 1963), I dieci a uno (Premio Reggio Emilia città del tricolore, 1964), Solo un lungo silenzio (finalista al premio teatrale Riccione, 1975), Jacopo da Valenza, scolaro (finalista al premio teatrale Riccione, 1978).
Ha anche provato a recitare, ma su questa sua esperienza è meglio sorvolare. Dal 1974 si è dedicato al genere poliziesco e ha pubblicato numerosi romanzi divenendo uno degli autori italiani più conosciuti e letti. Da un suo romanzo (Passato, presente e chissà) è stato tratto lo sceneggiato televisivo per Rai Due Sarti Antonio brigadiere (regia di Pino Passalacqua) in quattro puntate e andato in onda nell’aprile del 1978. In seguito ha curato il soggetto e la sceneggiatura del film per la TV L’archivista (regia di Guido Ferrarini), girato a Bologna nel 1985 e andato in onda su Rai Uno nel settembre del 1988. Il film porta sul piccolo schermo uno dei suoi personaggi letterari più riusciti: Poli Ugo, interpretato da Flavio Bucci. Il film presenta una Bologna attuale e viva, ben lontana dalla solita vecchia iconografia, e anticipa drammaticamente le mutazioni successive della città. A fine ’87 e primi mesi del 1988 è andata in onda una lettura radiofonica in 13 puntate dei suoi racconti, dal titolo I misteri di Bologna. Dai suoi romanzi e racconti e sono stati tratti numerosi radiodrammi trasmessi dalla Rai.
Nel 1988 Rai Due ha prodotto una serie di 13 telefilm, tratta da suoi romanzi e racconti, (regia di Maurizio Rotundi, protagonista Gianni Cavina) i cui esterni sono stati girati interamente a Bologna e dintorni. La serie ha per titolo L’ispettore Sarti – un poliziotto, una città ed è andata in onda su Rai Due a partire dal 12 febbraio 1991 e replicata nel 1993.
La serie televisiva di Sarti Antonio è proseguita (sempre su Rai Due) con una produzione italo tedesca (Rai-NDR) di sei film di un’ora e trenta, ancora tratti dai suoi romanzi, e andata in onda nell’aprile e maggio del 1994. Regista del film è Giulio Questi, protagonista sempre Gianni Cavina.
Il suo personaggio più conosciuto, Sarti Antonio, è entrato anche nel fumetto (Orient Express) con una serie di avventure tratte dai romanzi. I disegni sono di Gianni Materazzo. Numerosi romanzi sono tradotti all’estero: Francia, Germania, Portogallo, Spagna, Ungheria, Cecoslovacchia, Unione Sovietica, Giappone, Romania… Nel 1974 ha vinto, con il romanzo Fiori alla memoria, il premio Gran Giallo Città di Cattolica; nel 1980, con il romanzo Sarti Antonio, un diavolo per capello, ha vinto il premio Tedeschi; nel 1992 ha vinto la XIV edizione del Premio di letteratura per l’infanzia con il romanzo Partita con il ladro; nel 1997, con il romanzo Macaronì (scritto assieme a Francesco Guccini), ha vinto il Premio letterario Alassio, un libro per l’Europa, dopo essere stato nella rosa dei finalisti nel Premio Ennio Flaiano e nel Premio città di Ostia. Lo stesso romanzo ha vinto l’edizione 1998 del Police film festival (Premio Fedeli, patrocinato dal Siulp); con il romanzo Tango e gli altri, romanzo di una raffica, anzi tre (scritto sempre con Francesco Guccini), ha vinto l’edizione 2007 del Premio Scerbanenco (Courmayeur, Mistfest).
Ha pubblicato e pubblica con i maggiori editori italiani. Ha collaborato e colabora con quotidiani e periodici. Assieme a Marcello Fois e Carlo Lucarelli ha fondato il “Gruppo 13” e con Renzo Cremante ha fondato e dirige Delitti di Carta, unica rivista che si occupi esclusivamente di poliziesco italiano.
Ritiene, probabilmente a torto, di aver contribuito alla divulgazione del romanzo poliziesco italiano e si assume la parte di responsabilità che gli compete. Di certo è stato testimone di un periodo importante nella rinascita del genere letterario e protagonista di battaglie, a volte dure, con editori, critici e anche lettori che non credevano alla possibilità di un romanzo giallo italiano. Ha conosciuto, discusso e dibattuto con personaggi che hanno dato molto al genere: Oreste del Buono, Giuseppe Petronio, Raffele Crovi, Claudio Savonuzzi, Attilio Veraldi, per citarne solo alcuni.
Ha partecipato a una quantità infinita di incontri, convegni, dibattiti, presentazioni e altre simili iniziative, in Italia e all’estero, che se oggi fa di tutto per sfuggirli, lo si deve capire e giustificare.  Nel 1987 ha tentato di uccidere Sarti Antonio, sergente. Non c’è riuscito. Nel 1990 ha avuto una quantità di guai con il romanzo Strage, ritirato dalla circolazione per ordine dell’Autorità Giudiziaria. Assolto da ogni accusa per diritto dovere di cronaca, come ha sentenziato il Giudice, torna in libreria solo nel 2010 (Einaudi stile libero big) in occasione del trentesimo anniversario della Strage alla stazione ferroviaria di Bologna.
Nel 2001 Rai Sat Fiction è riuscita a farlo recitare in una serie di sei minidrammi dal titolo Bologna in giallo, rapsodia noir, assieme a Carlo Lucarelli. A causa dello straordinario successo ottenuto dalla coppia (chissà come e perché), l’esperienza si è ripetuta nel 2002 con 12 minidrammi in Corpi di reato, l’Arma contro il crimine.
Ha intenzione di continuare a scrivere.

Loriano Macchiavelli Official Website


Antonio Ferrara intervista Monica Bartolini


Monica Bartolini Scrittrice

Oggi ho il piacere di intervistare la scrittrice Monica Bartolini, vincitrice del “Gran Giallo Città di Cattolica” Mystfest 2010.

1 Chi è Monica Bartolini per Monica Bartolini?

E’ la parte empatica di Monica, quella che viene colpita dai dolori altrui tanto da appropriarsene e sentirli suoi, e che per esorcizzarli ha bisogno di trasformarli in storie gialle, noir o thriller.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?
La voglia di scrivere mi ha colto assolutamente alla sprovvista, travolgendomi con una forza inusitata: tanti libri letti nel corso del tempo hanno rotto gli argini della mia schematicità, inondando di parole lo schermo del mio computer.

3 Essere donna in un ambiente come quello della letteratura “Gialla”?

Ritengo sia un vantaggio assoluto, perché noi donne siamo dotate di un intuito finissimo e poniamo molta attenzione sia ai dettagli che ai risvolti psicologici degli eventi. Se poi un Maestro del calibro di Camilleri arriva a sostenere che le scrittrici di romanzi gialli sono pessime perché non sanno raccontare i delitti, beh… mi assumo pubblicamente l’impegno di dimostrargli quanto si stia sbagliando!

4 Edizione cartacea o eBook?
Sono assolutamente favorevole alle innovazioni ed il formato elettronico dei libri mi sembra molto azzeccato per un target di pubblico giovane; quindi ben venga la tecnologia anche solo se servisse ad avvicinare le giovane leve alla lettura. Personalmente adoro i libri, tanto da conservarli gelosamente in libreria, dopo avervi apposto il timbro ex libris a forma di Emme gigante (Emme per Monica, Emme per “mio”!).

5 Il libro che avresti voluto scrivere?
Il mio spirito pionieristico risponderebbe che avrebbe voluto scrivere il primo legal thriller degno di questo nome, ossia “Presunto innocente” di Scott Turow. La mia anima caustica, invece, si sarebbe persa volentieri nei meandri della selva oscura dell’Inferno dantesco e la mia ambizione si sarebbe beata nell’aver saputo scrivere “Il mio nome è Rosso” di Orhan Pamuk.

6 Vincere un concorso importante ti cambia la vita?
Ricevere un apprezzamento così pregnante da una giuria qualificatissima come quella di Cattolica ha sicuramente cambiato la mia percezione sulle mie capacità, ma non ha modificato la sostanza del percorso della mia professione. Nessun concorso a cui partecipi da solo (senza la forza del marketing di una casa editrice alle spalle, intendo) può considerarsi un trampolino di lancio definitivo.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?
In termini squisitamente pratici, vivere con i soli proventi della propria attività letteraria credo sia ancora un lusso per pochi eletti. Vivere “per” la scrittura lo considero già più possibile, di grande soddisfazione – per carità! – ma sempre ben poco remunerativo. Per quanto riguarda me, io scrivo per vivere meglio, nel senso che la pratica costante della scrittura mi aiuta a tirare fuori parti di me che nella vita di tutti i giorni non avrebbero grande spazio, come l’intuizione o la fantasia. Scrivere quindi è il mio personalissimo modo di rivalermi sull’appiattimento indotto dalla routine quotidiana.

8 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?
Una volta mi fu detto, proprio da un editore a cui proponevo un romanzo, che per pubblicare bisogna “dare il pilotto agli editor”. Rimasi basita (ed ancora non mi sono ripresa). Quando entro in libreria, ti confesso che mi viene lo sconforto nello scorgere le fascette gialle sulle copertine che magnificano gli scrittori di turno come “il fenomeno dell’anno”, “la penna più prolifica” o “la rivelazione del decennio”. Mi sento improvvisamente minuscola nei confronti di questo roboante panorama di colleghi di penna, ma non mi scoraggio. La via giusta, a mio avviso, è proporre i propri lavori in più contesti ed in più occasioni, ma con un occhio attentissimo alla piccola e media editoria.

9 Gran Giallo Città di Cattolica? Raccontami tutto.
L’aver vinto Cattolica con un racconto molto singolare come “Cumino assassino” mi ha dato una soddisfazione incredibile, perché ho avuto la conferma di quanto ho sempre propugnato con testardaggine: se vali davvero puoi arrivare ovunque con la sola forza delle tue capacità. E’ stata una rivincita personale verso l’antitetico modo di pensare imperante, che proprio non mi appartiene.

10 Come scrivi? Quando scrivi?
La notte è veramente proficua perché il buio crea l’atmosfera e la signora del piano di sopra dorme beata! A parte gli scherzi, adoro il silenzio totale per concentrarmi e scrivere. Di giorno mi limito a correggere ed a perfezionare gli intrecci dei miei libri: sapessi quante volte mi accade di essere alla guida immersa nel traffico e di avere all’improvviso un’intuizione giusta o magari trovare un errore in quanto avevo scritto di recente!

11 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?
Credere in se stessi, non solo nella bontà dei propri lavori, è il caposaldo per superare qualsiasi difficoltà si frapponga tra un’ambizione e la sua fase realizzativa. Nello specifico, per farsi strada è importantissimo far leggere il più possibile i propri lavori e, in quest’ottica, partecipare ai concorsi letterari può risultare utile. Dopodiché ognuno deve indirizzarsi verso la strada che ritiene più consona alla sua natura, senza dimenticare mai però che scrivere è un’arte e come tale va affinata con l’allenamento e dedizione.

12 Cosa vuol fare da grande Monica Bartolini?
Vorrei essere considerata una scrittrice “all’antica”, della quale si dica che sa utilizzare correttamente i congiuntivi e la punteggiatura. Già quello sarebbe un vanto!

Grazie per essere stata mia ospite.

Monica Bartolini nasce a Roma 43 anni prima della Rossachescrivegialli; ma la passione di Monica per i gialli risale ai tempi in cui a notte fonda si arrampicava come un gatto fino all’ultimo piano della libreria paterna per rubare i libri da grandi.

Da onnivora e accanita lettrice a scrittrice il passo però non è stato breve!

L’accelerazione nella trasformazione si è verificata quando ha fatto capolino, tra un’interlinea e un capoverso, l’alter ego di Monica durante un corso di scrittura creativa, iniziato assolutamente per caso oramai tre anni fa.

L’ anima gialla ha preso il sopravvento tanto da partorire sempre più detective story che racconti di altro genere, ma la Rossa si è materializzata ufficialmente solo con la pubblicazione di Interno 8 (Gruppo Albatros – Il Filo editore, 2008).

In un anno di attività professionale le soddisfazioni non sono davvero mancate: Interno 8 ha avuto un’ottima accoglienza e il suo protagonista principale, il Maresciallo Nunzio Piscopo, si è fregiato di un 5° posto al concorso GialloCarta e di un 10° piazzamento a Carabinieri in Giallo con la narrazione di sue indagini ben riuscite in meno di 15 cartelle dattiloscritte dal titolo “Tanti auguri, maresciallo!”.

Monica però, all’insaputa della Rossa, ha portato a termine anche un progetto di segno completamente diverso: una raccolta di racconti sul tema del ricordo, ognuno corredato da una foto (altra grande passione di Monica), dal titolo Ti ricordi, amore mio?, che a giugno 2010 ha uscito dalle rotative della Colosseo Editore, per spiccare il volo.

Ma il racconto più apprezzato finora è stato CUMINO ASSASSINO che in soli due mesi si è aggiudicato la menzione speciale della Giuria del Gran Giallo a Castelbrando e si è imposto al MystFest, vincendo il Gran Giallo Città di Cattolica.

Monica Bartolini Website


Antonio Ferrara intervista Gaia Conventi


Gaia Conventi Scrittrice

Gaia Conventi Vincitrice del Gran Giallo Città di Cattolica 2009 MystFest

È mia ospite Gaia Conventi, la indiscussa vincitrice del MystFest “Gran Giallo Città di Cattolica” edizione 2009 con il suo racconto: “La Morte scivola sotto la pelle“.

1 Chi è Gaia Conventi per Gaia Conventi?

Dopo anni di incomprensioni, sono finalmente arrivata a conoscermi e sopportarmi. A volte mi trovo persino simpatica!
Sono un personaggio, uno di quei tipi che hanno sempre la battuta pronta… peccato che le mie battute siano al vetriolo.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

E’ successo per caso, era il 2003. Mi stavo annoiando, così ho scritto un raccontino perfido. Mi sono divertita, smettere sarebbe un delitto: scrivere mi rende felice.

3 Essere donna in un ambiente come quello della letteratura “Gialla”?

Beh, non essendo un lavoro che richiede spalle buone – come la miniera, ad esempio – l’importante è avere una testa che funzioni. So che Camilleri trova noiose le gialliste, ma ricambio il gentile pensiero: io trovo noioso Camilleri.
Ormai le donne che scrivono di delitti sono molte, non credo che l’ambiente crei loro problemi. A me non ne crea affatto, ma io sono come gli scarafaggi: resisto anche alle bombe atomiche.

4 Edizione cartacea o eBook?

In questi giorni sono in libreria con l’uno e l’altro. “CipriaVaniglia” (Damster Edizioni), scritto con Maria Silvia Avanzato e vincitore del Premio Eroxé per i romanzi erotici – è un erotic noir, per intenderci – è uscito su carta. “Giallo di zucca” (Este Edition) è invece disponibile in versione ebook.
Al momento sono un lettore tradizionale, ma non escludo d’evolvermi: l’ebook mi intriga per la comodità… e poi sono prossima al trasloco, se guardo tutti i libri che hanno invaso casa e soffitta, beh, rimpiango gli ebook!

5 Il libro che avresti voluto scrivere?

“L’ottava vibrazione” di Carlo Lucarelli.
In questi giorni devo rimettere mano a un mio vecchio manoscritto, un giallo storico ambientato a Ferrara tra le due guerre: farò tesoro di tutto quanto ho apprezzato in questo e in altri romanzi di Lucarelli.

6 Gran Giallo Città di Cattolica? Raccontami tutto.

Ci sono stata due volte, nel 2009 l’ho vinto e nel 2010 sono tornata in finale. Poi ho smesso, non volevo sembrare troppo presenzialista!
E’ stata una bella esperienza, ho fatto un sacco di foto e ho incontrato gente interessante. Non mi ha cambiato la vita, però sulla spalla sinistra, dopo la vittoria del 2009, mi sono fatta tatuare il logo del concorso. Ecco, mi porto appresso il ricordo di quell’edizione, è andata bene. Niente di più.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?

Qualcuno ci riesce, qualcuno tiene corsi di scrittura per rimpinguare, altri scrivono per giornali e riviste…
Non credo potrò mai campare di scrittura, non sono nemmeno il tipo da corsi – non ci credo, e se non ci credo non risulto credibile -, forse un giorno qualcuno mi chiederà di scrivere qualche articolo. Beh, capita già, ma non becco un centesimo! Ma chissà, forse è giusto così, non prendo molto sul serio la mia “carriera letteraria”. Continuo a scrivere, qualcosa succederà.

8 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Non credo sia impossibile, preferisco vedere il bicchiere mezzo pieno – se di spritz è anche meglio! – e stabilire che prima o poi l’occasione propizia arriva per tutti. Ecco, magari bisognerebbe avere qualcosa da dire e saperlo scrivere, ma non è tutto, ci vuole anche un pizzico di fortuna.
Sono cinica ma ottimista!

9 Come è cambiata la tua vita dopo il MystFest del 2009?

Pinketts mi ha detto che so scrivere, e di questo lo ringrazio. Per il resto non è cambiato nulla, ho solo un bel titolo da aggiungere al mio curriculum.
Forse un giorno mi servirà citare questa vittoria, tempo fa Eraldo Baldini mi diceva che nemmeno per lui il MystFest si era dimostrato una rampa di lancio. Gli è però venuto buono in seguito, e se lo dice Baldini, chi sono io per dubitarne?

10 Come scrivi? Quando scrivi?

Sarebbe bello scrivere solo quando c’è l’ispirazione, ma un manoscritto richiede un lavoro di cazzuola e poi di cesello. Non rendo molto dopo tre ore di scrittura, questo è certo, ma in quel frangente potrebbe anche suonare il telefono: non lo sentirei.
Scrivo dopo pranzo, sono sola in casa, i miei vicini fanno una pennichella e su radio 101 passa buona musica. Scrivo di getto, tutto quello che mi viene in mente, di solito la trama della giornata l’ho sviluppata – nella mia testa – la notte prima, in dormiveglia. E’ un buon modo di lavorare, o almeno a me riesce semplice, mi viene piuttosto naturale ma non saprei dirti se è un buon modo di fare.
Diciamo che è il mio metodo, non me l’ha consigliato nessuno e non me l’hanno spiegato a qualche corso.
La prima stesura è sempre la più gravosa, la seconda è quella divertente – faccio i riccioli al morto, sono solita dire – e la terza è la più barbosa: taglia e cuci, leva di qua e aggiungi di là. La terza stesura le faccio a voce alta, leggo e rileggo finché non suona tutto naturale: il libro deve parlare, deve raccontare, entrare nella testa del lettore con facilità.
Mi riesce? Non saprei, ma almeno ci provo.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Non prenderti mai troppo sul serio, amico mio! Non pensare che sei bravo, per gli altri non lo sarai mai abbastanza.
Se proprio vuoi fare lo scrittore: armati di pazienza, fatti il pelo sullo stomaco e non scendere a compromessi. Niente edizioni a pagamento, se ora ti sembra l’unica alternativa, tra qualche tempo scoprirai che, se vali davvero, l’occasione la scovi. Si inizia dalle piccole case editrici, puntare subito alle grandi è come fare caccia grossa con una pistola ad acqua.

13 Cosa vuol fare da grande Gaia Conventi?

Avrei voluto fare l’idraulico, ma forse ammazzare gente mi viene meglio. E dico forse, ancora non è stabilito, del resto… chissà quando diventerò grande!
Ciao, un abbraccio
Gaia

Grazie per essere stata mia ospite.

Gaia Conventi è nata a Goro (FE) nel 1974. Con “Una scomoda indagine e un cane fetente” ha vinto “Esperienze in giallo” 2008. Nel 2009 si è aggiudicata il Gran Giallo Città di Cattolica con “La morte scivola sotto la pelle” (Giallo Mondadori n. 2993). Il suo racconto “Bianco e noir” è in “Auroralia”, antologia a cura di Gaja Cenciarelli, mentre con “Oni il demone” compare in “Lama e Trama 2009”.


XXXVIII Premio “Gran Giallo Città Di Cattolica” 2011


Quest’anno Antonio Ferrara partecipa al “Gran Giallo Città di Cattolica”

È online il bando del XXXVIII Premio “GRAN GIALLO CITTÀ DI CATTOLICA” aperto a opere di genere rigorosamente inedite (anche sul web), in lingua italiana e di lunghezza massima di 20 cartelle dattiloscritte (cartella tipo: 35 righe, 55 battute per un massimo di 2000 battute).

È possibile partecipare con un solo elaborato. I concorrenti dovranno versare un contributo di 25,00 euro.

La scadenza è il 20 maggio 2011.

La giuria, composta da Mario Guaraldi, Luciana Leoni, Igor Longo, Carlo Lucarelli, Valerio Massimo Manfredi, Marinella Manicardi, Andrea G. Pinketts, Simonetta Salvetti, selezionerà il racconto vincitore che come da tradizione verrà pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori.

Il racconto vincitore sarà presentato al pubblico in occasione del Mystfest (Cattolica, giugno o luglio 2011).
All’autore del racconto vincitore verrà inoltre riconosciuto un rimborso
spese forfettario di 1.000,00 euro per la partecipazione al concorso.