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Stay Away!


10688416_729445787102629_1097377827901405980_oDa piccolo giocavo ai giochi da tavolo sotto la “capannella” del giardino della casa di Sorrento dei miei nonni. Era bello e gli amici erano speciali. Ricordo che passavamo pomeriggi interi a giocare a tutto quello che si poteva. Risiko, Cluedo, Scotland Yard, Monopoli, Hotel, Subbuteo, HeroQuest, Dragon: i misteri della vecchia Pechino, solo per citarne alcuni. Era il nostro mondo e ci divertivamo da matti e poi, prima che facesse sera, certe volte anche dopo il tramonto, andavamo tutti a farci il bagno nella piscina del parco. Sono ricordi indelebili sui quali baserò un dei miei prossimi romanzi. In quel periodo della mia vita mi divertivo a inventare giochi o meglio, modificavo quelli che avevamo, così per esempio Cluedo diventava il gioco dell’assassino, Scotland Yard una caccia alle streghe e così via. Mi piaceva inventare giochi ed è una passione che ho portato nel cuore.

A distanza di tanti anni, mentre stai facendo tutt’altro, ti scatta in testa un’idea e grazie alla tecnologia ti rendi conto che forse, oggi più di ieri, puoi realizzarla.

head stay away! card game

Questo è il mio primo gioco di società creato con la piena collaborazione con il mio amico Sebastiano Fiorillo (coautore) e con il supporto della bravissima illustratrice Alessia Valentina Coppola. Avviato grazie alla piattaforma di crownfounding Kickstarter e diventato realtà grazie a Pendragon Game Studios. Il gioco in questione si chiama Stay Away! ed è liberamente ispirato ai “Miti di Cthulhu” e al film “La Cosa” di Carpenter.

Il gioco, già presentato alla fiera Spiel di Essen qualche giorno fa localizzato in versione inglese e tedesca grazie a Truant Spiele sarà presentato e messo in vendita in Italia il prossimo 29 ottobre alla fiera di Lucca (Lucca Comics and Games 30 Ottobre – 2 novembre) al padiglione A14 Area Games.

stay away! jack-suicide-LA STORIA

Un gruppo di archeologi è misteriosamente sparito durante una spedizione sull’isola riemersa di R’lyeh. Tu sei un membro della squadra di recupero, inviata in soccorso.

Dovrai investigare sull’accaduto, ma attento perché non è tutto ciò come sembra…

Avrai bisogno di intuito, nervi saldi e occhi aperti se vuoi sopravvivere e vincere il gioco.

Sbarra le porte, metti in quarantena un sospetto, ubriacati con un whiskey, prendi un lanciafiamme o dattela a gambe… ma guardati le spalle, perché La Cosa è più vicina di quanto tu possa pensare…

STAY-AWAY-cardsIL GIOCO

Stay Away! è un gioco per 4-12 giocatori dove il ruolo sarà quello di un membro di una squadra di recupero inviato sulla presunta isola di R’lyeh. Il tuo scopo sarà quello di investigare, ma attento perché non tutto è ciò che sembra…

La filosofia alla base di Stay Away! è quella del divertirsi stando insieme e regalare qualche brivido.

Il concetto alla base è semplice, ma efficace. Si tratta in pratica di rintracciare “La Cosa”, una creatura nauseabonda risvegliata da un sonno eterno che ha la peculiarità di potersi impossessare del corpo di un essere umano e clonarlo, prendendo il suo posto. Quindi mentre giochi non saprai chi sia “La Cosa” o quando qualcuno lo diventerà e non saprai nemmeno chi sia infetto o meno.

Avere fiuto, fingere, mentire e tenere i nervi saldi e gli occhi aperti sono alla base della vittoria di ogni partita, ma non saprai mai come andrà a finire. Potresti essere sulle tracce della “La Cosa” ma poi essere infettato e quindi patteggiare per lei e la sua legione di infetti. Tutto può succedere ed è questo che crea il caos, il divertimento e la tensione nel gruppo di giocatori.

 

 

Stay-Away-Players--eliminationSCOPO DEL GIOCO

In STAY AWAY! inizialmente tutti i giocatori sono Umani (tranne chi riceve la carta de “La Cosa”), ma durante la partita alcuni di loro cambieranno ruolo costituendo due fazioni opposte
A) Gli Umani (Archeologi in cerca de La Cosa): Il loro scopo è di collaborare per scovare la Cosa e gli Infetti.
B) La Cosa con gli Infetti: Uno solo dei giocatori, potrà trasformarsi in La Cosa. Il suo scopo sarà annientare tutti gli Umani, trasformandoli in Infetti o eliminandoli dal gioco. Gli Infetti a loro volta dovranno annientare gli Umani.
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L’URLO BIANCO di Antonio Ferrara


L'urlo bianco

L’urlo bianco

In questi anni di blog, ho recensito, annunciato, espresso pareri su tanti libri e intervistato tanti scrittori, ma arriva un giorno nella vita in cui arriva il tuo momento, quello di uscire da dietro le quinte e farsi avanti sul palco, al centro della scena.
Esporsi in qualche modo, sì, perché alla fine quando si pubblica un libro non si fa altro che esporsi. È una strana alchimia perché se da un parte hai aspettato questo momento per anni e anni, dall’altra hai paura di mostrarti alla luce del sole, una paura ingiustificata, intendiamoci, ma pur sempre una paura.
Oggi sono qui a scrivere sulla tastiera per annunciare il mio libro, quello in cui ho creduto. Oggi sono qui e mi rimetto al giudizio di chi voglia darmi fiducia, casomai leggendo “L’URLO BIANCO”. Ma non è questo il nocciolo della questione. Il nocciolo sta nel fatto che il libro è stato scritto nei luoghi in cui è ambientato la storia (la provincia di Chieti) ed è stato scritto alla “vecchia maniera”, ovvero, di getto, senza infrastrutture, scheletri, impalcature o colpi di scena programmati. Questo è un libro, concedetemi il termine, “vero”. Scritto perché avevo qualcosa dentro che premeva per uscire, una riflessione sulla sottile linea che separa la vita e la morte, come evidenzia Pastor nella prefazione, ma questo io non lo sapevo. Io mi sono limitato a scrivere la storia che avrei voluto leggere. Solo questo. Mi sono semplicemente fatto una domanda: “La realtà è così come noi esseri umani la vediamo, oppure c’è dell’altro che i nostri sensi non ci permettono di percepire?” La risposta alla mia domanda è stata “L’URLO BIANCO“, con tutte le sue sfumature che, solo un lettore “esterno” sarebbe in grado di cogliere. Io mi sono divertito a scriverlo e spero che voi vi divertiate altrettanto nel leggerlo.

Grazie.

Quarta di copertina:
Nel dicembre del 1993 in un piccolo paesino arroccato sui monti della provincia di Chieti sparisce un bambino. Dieci anni dopo, Mike Calabritti decide di partire per quel luogo, schiacciato dal successo del primo romanzo e incapace di ritrovare una nuova ispirazione. Pizzoferrato sembra essere il luogo adatto per ritrovare se stesso, lontano dalla confusione e dai tanti impegni di una vita cambiata troppo in fretta, ma in quel luogo alberga qualcosa in cerca di chi possa vedere…
Dalla prefazione di Stefano Pastor:
Cos’è la morte?
Questa è la domanda che sempre ha ossessionato l’uomo, il mistero che le religioni hanno cercato di svelare. Se la razionalità tende a considerare la morte la fine di tutto, il cuore impedisce di accettarlo. È il fondamento stesso di ogni religione: la vita è un passaggio, e qualcosa ci attende dall’altra parte. Una forma d’intelligenza, un creatore, in grado di giudicarci.
Cosa resta, allora?
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L’autore:
Antonio Ferrara classe 1976. Nato a Napoli, vive a Portci. Nel 2002 pubblica “Gli Occhi del Male”, finalista al concorso Stephen King Horror IT. Alcuni suoi racconti sono pubblicati su e-book (Doppio Incubo e Fiabe Striscianti) e i portali La Tela Nera e Scheletri. Il racconto “Lucilla” nell’antologia Storie Fantastiche e “La Manicure” è finito nell’antologia “50 schegge di paura”. “Il Frutto del Credo” per l’antologia “Favole della Mezzanotte” e “3540″ per Italian Noir. Da gennaio 2012 è Affiliate Member della Horror Writers Association. Nel 2013 ha fondato il Premio Francis Marion Crawford.
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All’interno del romanzo, “Non è nulla” di Simone Carletti,
il racconto vincitore del Premio Crawford 2013
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Editore: IL FOGLIO LETTERARIO
Genere Horror/Thriller
Pagine 300
Collana: Narrativa
Prezzo 16 Euro
ISBN 9788876064791
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Hai un romanzo nel cassetto? È arrivato il momento di tirarlo fuori.


copertina fantastico e altri orroriCi sono delle notizie che ti prendono alla sprovvista, ma che inevitabilmente ti stimolano a fare meglio. Da oggi sono il nuovo direttore della collana “Fantastico e Altri Orrori” dell’editore Il Foglio Letterario. Spetterà a me il compito di valutare nuovi talenti e assicurare che la prestigiosa collana mantenga un alto livello qualitativo. Ringrazio Gordiano Lupi per la fiducia accordatami e invito chiunque abbia un romanzo nel cassetto a inviarlo secondo le modalità previste, ma non prima di aver letto la “Mission” che troverete più in basso dopo il comunicato stampa. Quello che posso assicurare che darò a tutti delle risposte e nessuno resterà nel limbo “del non sapere“. Sono in prmis uno scrittore, un autore che per primo ha spedito in giro i propri manoscritti e spesso e volentieri non ha avuto nessuna risposta. Per quanto mi riguarda questo non accadrà. Le selezioni del testi saranno molto severe perchè è alla qualità che punto, ma tutti avranno una risposta in tempi “umani“.

 

“Come forse qualcuno di voi saprà, la storica collana Fantastico e Altri Orrori del Foglio, fondata e guidata da Vincenzo Spasaro fino al 2011, ha finalmente trovato un nuovo direttore. Si tratta di Antonio Ferrara, scrittore, blogger e fondatore del Premio Francis Marion Crawford per la letteratura di genere horror. Antonio ha già preso in mano le redini, diventando amministratore della pagina Facebook (https://www.facebook.com/pages/Fantastico-e-Altri-Orrori/140298876003757?fref=ts), e cominciando a vagliare i manoscritti in arrivo alla mail della collana (per invii e informazioni: foglioredazionefantastico@yahoo.it).

Maurizio Cometto, il precedente direttore, aveva già lasciato l’incarico qualche tempo fa.
A inizio 2014 uscirà l’ultimo libro della gestione di Cometto, un bellissimo romanzo di Antonio Messina dal titolo “Accenni d’autunno”.

Vi terremo aggiornati su sviluppi e novità, sia sulla pagina Facebook, sia tramite comunicazioni mail.
Un ringraziamento a Maurizio Cometto per il lavoro svolto, e un in bocca al lupo ad Antonio Ferrara per il nuovo incarico.”

Missione

La collana “Fantastico e altri orrori” pubblica narrativa dell’orrore, fantastica, thriller, gotica o fantascientifica, con un occhio di riguardo per le mescolanze di generi e l’originalità delle trame.

Ci interessa trovare nuovi talenti del fantastico italiano, gente che possa rivaleggiare a testa alta coi maestri del genere. Originalità, creatività, capacità di osare, ma anche bravura nello scrivere, voglia di stupire e tenere incollato il lettore al libro dalla prima all’ultima pagina.

La collana è stata da poco rinnovata, con l’ingresso nella redazione di Antonio Ferrara, e con una nuova veste grafica d’impatto curata da Sacha Naspini, che la rende ben riconoscibile.

Panoramica società

“Fantastico e Altri Orrori” è la collana dedicata alla narrativa fantastica delle edizioni Il Foglio di Gordiano Lupi.
Responsabile: Antonio Ferrara.
Mail: foglioredazionefantastico@yahoo.it


Letteratura Horror


letteraturaHorror1Ci sono dei posti che nascono così all’improvviso, dal nulla. Tanti tornano in quel nulla dal quale erano venuti, ma non è così per il portale Letteratura Horror che nel giro di poco tempo sta ampliando i suoi orizzonti e le sue professionalità all’interno del proprio organico. Una su tutte Alda Teodorani, la regina del brivido collaborerà con Letteratura Horror con la Rubrica – “Alda Teodorani Ficciones”.

Ma le sorprese (in genere si dice così) non finiscono qui. Il portale coinvolge tramite la sua attivissima pagina Facebook gli utenti, invogliandoli a partecipare a contest e concorsi letterari. Inoltre ci sono recensioni quotidiane e approfondamenti su tutto quello che riguarda il mondo dell’orrore.

I fautori di tutto ciò sono alcuni scrittori e appassionati della cultura Horror capitanati da Giorgio Riccardi che hanno deciso di dedicarsi in proprio alla pubblicazione e diffusione dei lavori letterari, senza essere soggetti alle case editrici che, spesso e volentieri, non si degnano neanche di rispondere all’invio di manoscritti.

Ricordo per tutti gli utenti Facebook la fan page ufficiale molto attiva e aggiornata.


Che cos’è la paura?


7467852156_d08db77101_zPaura, bella parola che da sola racchiude un’infinità di significati. Paura? Un’emozione? Non penso, piuttosto credo che si tratti di uno stato d’animo momentaneo.
Il genere umano, ma il discorso vale per tutti gli esseri viventi convivono con questo mostro fin dalla nascita. Non credo che ci sia “essere” che non abbia paura (il diavolo ha paura di Dio, come il vampiro del sole). I sinonimi di questa parola sono molteplici: terrore, orrore, sgomento, panico, fifa, angoscia, sbigottimento e così via. Il punto che mi interessa è cercare di capire cosa sia e perché si manifesta.
Per uno scrittore horror è importante capire il fenomeno e farlo proprio. Questo logicamente per riuscire a scrivere una una buona e credibile fiction di genere. Sicuramente vi sarà capitato di andare al cinema e chiudere gli occhi o di urlare al cospetto di una creatura sbucata fuori all’improvviso. (non da dietro la vostra poltrona, ma per fortuna solo sulla tela). Vi sarà anche capitato qualche scherzo da parte di qualche amico buontempone sgusciato da una stanza buia o da dietro un angolo. Cose che capitano, ma il vero problema è definire perché si ha paura. Sappiamo che la creatura proiettata sullo schermo non potrà lederci, come sappiamo che risulterebbe impossibile ritrovarsela appollaiata nel bagno di casa. Eppure si ha paura durante la proiezione e persino una volta tornati a casa.
Siamo consci del fatto che l’abominevole e rivoltante mostro non era altro che un attore truccato, ma comunque una volta tornati a casa quelle immagini continuano a perseguitarci e non facciamo altro che gettare l’occhio negli antri più bui della nostra abitazione. La paura è come fosse radicata (e forse lo è) nel nostro codice genetico. Ci sono persone con un’alta sensibilità alla paura. Succede quando la paura diventa una vera e propria fobia. Paure talmente radicate nella persona da potergli provocare addirittura la morte (provate a far vedere una tarantola a qualcuno che soffre di aracnofobia).
In questa chiacchierata comunque non affronteremo l’argomento patologico del termine, ma quello che ci interessa ai fini di una buona fiction di genere. Credo che la paura sia quello stato d’animo dell’inconscio che ci aiuta a vivere. Nessuno metterebbe mai la mano sul fuoco, appunto per la paura di scottarsi. Come la vedo io la paura è la sorella gemella della ragione. Quella vocina che spesso e volentieri ti dice cosa non è bene per te.
La paura è il pilastro portante di un romanzo horror, senza di quella, senza indurre il tarlo del brivido nel lettore un buon romanzo horror potrebbe trasformarsi in un cattivo romanzo horror. Mio personalissimo sinonimo della paura è l’ignoto. Credo che dire ignoto equivalga a dire paura e viceversa. Si tratta della paura delle paure (scusate il gioco di parole). L’ignoto è la base di tutte le paure, partendo da quelle più banali (paura di un’esame) fino ad arrivare a quelle più grottesche e sinistre (vedere nello specchio l’immagine di una cadavere).
Quello che ci terrorizza è il pensiero di qualcosa che non reputiamo possibile (ma di cui siamo a conoscenza) si materializzi da un momento all’altro nella nostra vita. Non credo che siate stati così fortunati da vedere un cadavere venir fuori da una fossa con le proprie gambe, ma se rimaneste un’intera notte rinchiusi in un cimitero, ve la fareste sotto dalla paura, no? Per la serie non ci credo, ma meglio non rischiare.
Se uno scrittore dell’orrore riesce a spaventarsi di quello che ha scritto, significa che riuscirà a spaventare e inquietare anche il lettore. L’abilità sta nel fatto di riuscire a far riaffiorare nella mente del lettore le sue paure nascoste. Il lettore sarà entusiasta. Ho sentito dire: “Questo romanzo mi ha terrorizzato, è bellissimo!”
Chiunque riesca a terrorizzare tramite la parola scritta è da reputarsi un grande perché sarà riuscito a trasformare uno stato d’animo in emozione.
Viviamo di emozioni, perché privarcene?

Antonio Ferrara


Perché scrivere horror? Perché leggerlo?


Strictly Jason Friday the 13thCercherò di sfatare quelli che secondo me sono alcuni luoghi comuni. Chi scrive horror non è uno psicopatico, un prete e neanche un membro di una setta satanica. Chi si cimenta in questo genere non lo fa perché in quel dato momento va di moda o per scrivere qualcosa di diverso. Chi scrive horror lo fa esclusivamente (odio gli avverbi, specie quelli che terminano in -mente) per un’unica ragione: la passione. Chi sente il bisogno di imbrattare la pagina di un taccuino, lo schermo elettronico di un computer di storie al limite del verosimile, lo fa perché sin da piccolo si è interessato a capire cose lette, viste e sentite, senza mai avere la certezza di quello che aveva intuito. Chi si occupa di narrativa del genere cerca nel suo piccolo di enfatizzare ed esteriorizzare paure, angosce e sentimenti nel tempo in cui vive, generando mondi paralleli irreali, ma allo stesso tempo così maledettamente reali. Lo scrittore pone i propri personaggi al centro della storia e cerca di farli uscire indenni. Certo non sempre ci riesce, ma il vero messaggio spesso è celato tra le righe. Una storia appassionante porta a una lettura veloce e piacevole da parte del lettore, ma questo non basta. Un romanzo horror ha sempre messaggi nascosti e spetta alla sensibilità di chi legge, in base al feeling che quest’ultimo ha con lo scrittore o con quel determinato romanzo, il compito di decifrare certi segnali.

A differenza di come molti “benpensanti” pensano, chi scrive horror o comunque il fantastico in generale, non lo fa per sfuggire alla realtà o per isolarsi da essa, bensì per osservare e comprendere la realtà che lo circonda, gettando lo sguardo nell’abisso di un pozzo di campagna. Un posto dove nessuno andrebbe mai a guardare. Nessuno tranne uno scrittore horror.

Questo non vuol dire che lo scrittore (qualsiasi cosa esso scriva) non sia al di fuori della realtà, ma è una conseguenza, dal momento che lui osserva e coglie particolari che gli altri non colgono e ci ricama attorno una storia che è la conseguenza della contrapposizione e unione dei due mondi (quello reale di tutti i giorni e quello dentro di se). Io lo chiamo il mondo nel mondo (il mio prossimo romanzo tratterà di questo argomento).

Perché leggere horror? Perché non leggerlo? potrei rispondere se fossi in un talk show televisivo, ma non mi sembra il caso di liquidare l’argomento con tre parole e un punto interrogativo (20 caratteri spazi inclusi).

Tra le persone che leggono horror ci sono in primis le schiere di appassionati (me compreso, lo scrittore è prima lettore). Gli appassionati divorano libri horror, ma sono anche i più difficili da saziare. Sono molto esigenti e se sentono puzza di roba andata a male, abbandonano immediatamente (secondo avverbio in -mente) per dedicarsi ad altro. Il giudizio di un lettore forte di questo genere di narrativa vale più di mille consigli dati da altri, ma non occorre commettere l’errore di voler far felice gli appassionati, altrimenti sai che macelli. Lo scrittore deve scrivere la sua storia, quella che ha dentro e se poi piace o meno lo giudicheranno gli altri. Il vero problema, ma anche quello che appaga, è che il lettore forte sa benissimo di cosa stiamo parlando e se a metà di un libro di fantasmi facciamo apparire Garibaldi con la carica dei mille che va in soccorso all’eroe di turno per liberarlo dal male, state certi che il lettore forte si farà sentire e anche ad alta voce. Quando io leggo un libro di genere, è come se mi trovassi a casa mia. Le storie, i luoghi, i personaggi, hanno sempre qualcosa di familiare per me e se nel cammin di nostra vita mi arrivasse Garibaldi mi incavolerei pure io, per non dire un’altra cosa.

Anche se sembrerà strano ai lettori non abituati a questo genere letterario, anche l’horror (per essere credibile) deve rispettare certi canoni. Una storia di vampiri non può non prevedere la notte. Quasi tutti sanno che il metodo per uccidere un licantropo è una pallottola di argento al cuore. Non si può non tenerne conto, Ci sono “regole” dettate sin dalla notte dei tempi. Certo ci sono le sperimentazioni, le contaminazioni tra i generi, chi sovverte tali regole a piacimento, ma il tutto deve essere comunque plausibile per evitare di essere presi a pummarulate (pomodori gettati dalla folla a colui che è al centro del palco. In questo caso specifico: lo scrittore). Non posso scrivere che Vlad il vampiro prendeva il sole sulla spiaggia di Terracina sorseggiando thè freddo alla pesca o che il licantropo stramazzò al suolo dopo essere stato preso a schiaffi. Certo per una parodia comica-demenziale andrebbero benissimo, ma non in un romanzo horror (serio o quasi).

Finita la lunga parentesi (scusate) sul “lettore fedele” possiamo parlare del lettore occasionale, colui che divora qualsiasi genere di testo e, che si tratti di horror, romance, o giallo poco gli importa. Lui legge tutto perché è aperto a qualsiasi tipo di storia, ma anche qui attenzione. A Napoli si dice “cà nisciun è fess” (qui nessuno è fesso).

Ma siamo andati fuori tema? Credo proprio di sì, ma tralasciamo per un attimo le categorie di lettori e le varie differenze.

Secondo me devono leggere horror e possono apprezzarlo coloro cha amano un’atmosfera abilmente (terzo avverbio in -mente) consona all’immagine mentale di un’irrealtà al di là dello spazio e del tempo, in cui tutto può accadere perché in pieno accordo con certi tipi di immaginazione e illusioni normali per il cervello umano sensibile. Un tempo in cui si sogna e si ascolta, dal quale tuttavia, giunge l’eco dei più reali suoni della vita.

Antonio Ferrara

P.S. Per coloro interessati al fenomeno della scrittura. Provate a leggere il testo in corrispondenza degli avverbi scritti in rosso. Toglieteli, leggete come se non ci fossero. Non è meglio?


Che cos’è l’Horror?


pennywisePosticipo a domani la ventiseesima parte del romanzo a puntate per lasciare spazio a quest’articolo che ho scritto tanti anni fa e che ho ritrovato tra scartoffie, bozze di romanzi e materiale che avevo accantonato in cantina. Mi sembra ancora attuale e l’ho rimaneggiato per pubblicarlo. A questo articolo seguiranno altri dello stesso genere che non sono altro che le mie considerazioni dopo la pubblicazione del 2002 de “Gli occhi del male” (Perchè scrivere horror e perchè leggerlo, Che cos’è la paura e Bene e Male.)

Iniziamo subito dicendo cos’è l’horror, o quantomeno proviamo a ragionare sul “fenomeno”.
Alcuni pensano che l’horror sia un genere per molti, ma non per tutti, altri vi diranno che si tratta di un genere di nicchia e basta. Io personalmente non sono d’accordo con questi luoghi comuni, come tanti altri luoghi comuni che purtroppo affliggono questo genere letterario così amato dagli appassionati, ma allo stesso tempo degradato dai più o da chi al cinema sviene se intravede un poco di sangue.
Diciamo subito che l’horror, secondo la mia modesta ipotesi di scrittore, ma soprattutto appassionato del genere, è qualcosa che va al di là della stessa nomenclatura. Parlando della scrittura, perché è di questo che mi occupo, l’horror è narrativa, fiction la chiama qualcuno. Sì, diranno in molti, ma si tratta pur sempre di una narrativa particolare, no? Rispetto coloro che la pensano in questo modo, ma vorrei aggiungere alcune precisazioni. L’horror deriva dal fantastico, ma definirlo un derivato mi sembra alquanto riduttivo. Il genere nel corso degli anni è stato “abusato” e strausato da una schiera di scrittori bravissimi, bravi e meno bravi. Nel corso degli anni il debole per la “bara traballante” si è ritagliato una fetta tutta sua, distaccandosi dalle altre derivazioni del grande calderone del fantastico come la fantascienza (viaggi interplanetari, ufo, viaggi nello spazio) e il fantasy (Mondi mitologici, creature fantastiche come draghi, orchi, goblin). A differenza dei suoi fratelli, generalmente l’horror ha a che fare con il mondo dell’aldilà e tutto quello che ne deriva ed è diverso in base al paese, le credenze e le religioni che influenzano nel corso dei secoli gli scrittori che si sono cimentati in questo genere.
Il succo della domanda che più spesso mi viene posta in merito all’horror più o meno è questo: “Io non ho mai letto un libro del genere e anche al cinema evito certi film come la peste.”
L’horror non vuol dire necessariamente assistere o comunque essere testimoni a sbudellamenti di vario genere da parte di mostri mangiatori di carne umana. Questo genere nel corso degli anni è riuscito a “scindersi” a mutare, come se lui stesso fosse una delle orrende creature che formano l’ecosistema degli incubi che genera. In quest’ottica potremmo trovarci al cospetto di un “horror gotico” dove si potranno apprezzare le vicende che narrano di vampiri, licantropi, scheletri animati, mummie e chi ne ha più ne metta. In questo genere i personaggi operano nei luoghi e momenti storici di appartenenza. In questo filone la fa da padrone il personaggio fiabesco o qualche suo erede. Chi non conosce Dracula? Il sangue è molto presente in questo tipo di narrativa, ma non potrebbe essere altrimenti perché le creature elencate, di cui abbiamo dimenticato lo zombi, si nutrono di carne e sangue umano. E questo basta a incutere vero terrore nel lettore. La paura ancestrale di essere mangiati, pur sapendo di essere in cima alla catena alimentare, terrorizzerebbe chiunque. Ma se si vuole sangue a fiumi, ci si deve orientare sullo splatter, in questo genere, molto di voga negli anni 70/80 tutto gira intorno al terrorizzare tramite la fuoriuscita del liquido che che ci permette di vivere: il sangue. Scorre a fiumi e le modalità con cui viene distillato comprende sbudellamenti, smembramenti, e torture di vario genere. Ci sono stati molti libri su questo genere e anche saghe famosissime che sono riuscite a creare schiere di fan in tutto il mondo. Uno fra tutti la serie di Venerdì 13. Altro sottogenere che ha avuto il suo massimo picco nel corso degli anni 90 (le persone si erano un poco stancati degli sbudellamenti) è stato il Thriller/Horror. In questo genere non ci sono esseri paranormali, ma si assiste alle malefatte di persone cattive, malefiche e anche indemoniate? Un esempio potrebbe essere Screem di Wes Craven. In questo filone, narrato e filmato in puro stile horror, alla fine si viene a scoprire che tutto girava intorno ad azioni puramente umane anche se l’ombra del paranormale resta sempre lì da qualche parte nell’angolo della camera del delitto.
Molti non saranno d’accordo su quanto sto per dire, ma la sottile linea di demarcazione tra l’horror, il thriller, il noir, il giallo è molto sottile, tanto che a volte è difficile poter classificare una storia. Nel corso degli anni ci sono state tante sperimentazioni e inquinamenti tra i generi, questo ha portato alla nascita di altri sottogeneri, come l’horror psicologico e il teen horror. Nell’horror psicologico la fa da padrone la paura, la tensione e la sorpresa finale. Il Sesto senso, The Others, La strega di Blair sono solo alcuni esempi. Questo figlio dell’horror ha avvicinato molti lettori e spettatori a questo genere per via di una mancanza totale di squartamenti assortiti con relativa distribuzione di sangue e frattaglie di vario genere. Il lettore vuole a tutti i costi scoprire cosa si cela nel buio della storia e in un crescendo di tensione viene condotto alla sconvolgente verità. Ringrazio pubblicamente tutti gli scrittori e registi che hanno contribuito a tutto ciò.
Per il teen horror permettetemi di soprassedere. Io sono del 76, ma mi sento relativamente vecchio per affrontare temi come quelli di Dracula che fa la spesa alla COOP e lupi mannari che lottano tra di loro e con i nemici vampiri per l’amore di una “Bella” di turno. Anzi, visto che mi sento in vena, apro solo un punto di domanda. -Se da una lato il teen-horror ha avvicinato i giovani, giovanissimi e adolescenti al mondo della “Tenebra” d’altro canto questo genere popolato da vampiri da aperitivo e lupi mannari da baretto si può definire Horror?-
Ok, ci siamo fatti una bella chiacchierata, ma allora cos’è l’horror?
Secondo me è quel genere che racconta una storia in cui si ha a che fare sempre e comunque con l’aldilà. È un genere dove si confrontano le forze del Bene e del Male perché senza una delle due forze in gioco non esisterebbe l’altra. L’horror è interrogarsi su qualcosa che noi sappiamo, ma che per un motivo o un altro riusciamo a percepire in parte. Rubo il termine e la filosofica di una caro amico ed esperto conoscitore della “Tenebra” come Danilo Arona. Lui parla di “sintonizzazioni”. Ecco, probabilmente ha ragione lui. Si tratta di sintonizzazioni verso qualcosa di appena percepibile che trasmette a basse frequenze. Solo fermandoci e acuendo i sensi riusciamo a percepire quello che ci circonda da sempre, ma che ignoriamo perché il bambino che è in ognuno di noi è stato sedato da una società superficiale e caotica. Ricordate però, un buon libro horror può far riaprire gli occhi a quel bambino che non aspetta altro di essere svegliato dal suo letargo.
Grazie
Antonio Ferrara

Nel prossimo articolo di Elucubrazioni approfondiremo l’argomento: Perché scrivere horror e perché leggerlo.


Consigli di lettura: NEL BUIO


Nel Buio Antologia

Nel Buio

Io sono un disastro come recensore perché generalmente non mi piace “sputare sentenze” per il semplice fatto che la visione delle cose cambia da persona a persona. Ho appena terminato di leggere l’antologia nel buio. In tutta sincerità mi è piaciuta molto e alcuni racconti sono riusciti a mettermi la pelle d’oca. È difficile mantenere alta la qualità di una raccolta di racconti e non sempre questo tipo di antologie spiccano per qualità generale, ma in questo caso sono costretto a ricredermi. Certo, ci sono dei racconti che mi sono piaciuti più di altri, come anche per le fotografie, ma la qualità generale non deluderà il lettore più smaliziato.

L’antologia oltre a contenere i racconti vincitori del concorso Nel Buio, lanciato dalle riviste digitali Altrisogni e D&N, ha al suo interno i racconti di alcuni ospiti prestigiosi, penne conosciute e rinomate come quelle di Danilo Arona, Cristiana Astori, Alberto Cola, Stefano Di Marino, Clelia Farris.

Tutto questo per soli 4,99 Euro. Credetemi, ne vale la pena. Consiglio l’acquisto di questo libro a tutti gli amanti del brivido e coloro che non avranno paura di calarsi NEL BUIO.

Esiste una sfida più grande per uno scrittore o un fotografo di quella lanciata dall’oscurità assoluta? Nemico del minaccioso candore della pagina vuota e irriducibile avversario della luce che definisce linee e colori, il buio obbliga l’uno e l’altro a penetrare nei suoi misteri armati di una luce particolare, una lanterna alimentata da un combustibile volatile e altamente esplosivo, da attingere nei recessi della mente dove abitano sogni e incubi. È quello che hanno fatto i partecipanti del concorso Nel Buio, lanciato dalle riviste digitali Altrisogni e D&N: questa antologia raccoglie le prime dieci immagini fotografiche e i primi dieci racconti classificati. Non solo: la stessa sfida è stata raccolta da alcuni ospiti prestigiosi, penne conosciute e rinomate come quelle di Danilo Arona, Cristiana Astori, Alberto Cola, Stefano Di Marino, Clelia Farris.

L’orrore, il fantastico e la fantascienza, la paura e la meraviglia, l’ignoto e il suo irresistibile richiamo: ognuno degli autori di questa antologia si è spinto fin dove la sua mente poteva condurlo per svelarci un lembo del mistero che nasce dove la luce muore. Per portarci, insomma, Nel Buio.

Il link per l’acquisto dell’antologia è: http://www.dbooks.it/libreria/scheda/110/20/horror/nel-buio.html

Il sito dell’editore: www.dbooks.it

Rivista Altrisogni


Antonio Ferrara intervista Marco Siena


È ospite per “Uno sguardo oltre la siepe” Marco Siena. Conosciamolo insieme.

1 Chi è Marco Siena per Marco Siena?
Se guardo a Marco Siena oggi, rispetto a quello di anni fa, vedo una persona che è finalmente uscita da un sorta di letargo. Credo di aver realizzato parte dei miei progetti di una vita, in una manciata di anni, cosa davvero incredibile. Ho tenuto le passioni a freno per così tanto tempo, senza però aver mai gettato la spugna veramente. Ora vedo un Marco Siena che ha appena iniziato un entusiasmante cammino, accompagnato dalla famiglia e da una cerchia di amici meravigliosi.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?
Potrei dire che l’idea mi è venuta naturale, come capita spesso a chi è un forte lettore. In realtà è stata un folgorazione che ho avuto da ragazzino guardando la tv. Ricordo la figura di uno scrittore, davanti a un camino, un bicchiere di whisky accanto e la macchina da scrivere davanti. Mi sono detto: “quella è la cosa che  vorrei fare”. Così, quando crescendo mi sono accorto di avere storie da raccontare, ho compreso che potevo avere una sola strada per dar loro vita, cioè metterle su carta.

3 Le nove stelle?
L’idea base, che non è molto cambiata in realtà, mi è venuta più o meno nel 2003, ascoltando una canzone di Loreena McKennitt che si chiama The Old Ways. L’immagine contenuta, mi ha fatto scattare la molla per l’incipit del romanzo. Volevo ricreare la scena di due persone che ballano sulla spiaggia, davanti a un mare in tempesta. Qualcosa però li avrebbe separati inaspettatamente. Non mi rimaneva che costruire il resto e così ho buttato giù la prima scaletta, rimasta in una cartella del pc per anni, finché non ho visto il concorso della Butterfly Edizioni. Una cosa curiosa, è che le stelle del titolo, e il titolo stesso, sono stati inseriti quasi alla fine della prima stesura, non essendo previsti nell’idea originale. Mi sembrava funzionasse e l’ho aggiunta.

4 Edizione cartacea o eBook?
Direi entrambe. Credo che ci sia spazio per il cartaceo quanto per il digitale. A casa mia puoi trovare scaffali pieni di edizioni cartacee, molte in edizione rigida perché se posso prendo sempre la prima uscita. Però vedrai accanto a me anche un e-reader, uno dei migliori acquisti che abbia fatto nel 2012. Spero che un giorno questa diatriba si esaurisca, e la gente capisca finalmente che l’ebook non ucciderà il cartaceo. Mi auguro solo che il prezzo del digitale scenda, sennò quello potrebbe essere un deterrente per gli acquirenti.

5 Il libro che consiglieresti di leggere?
Domanda non facile, perché ho almeno 5 titoli che amo  Dovendo rispondere a freddo, direi La Strada di Cormac McCarthy. Dico sempre che se alla sua età, riuscirò a scrivere un capolavoro del genere, mi potrò dire un buono scrittore. In poche pagine, con una tecnica fatta di immagini e brevi scambi di battute, si avverte l’angoscia di un padre che guarda il triste destino suo, ma soprattutto del figlio. Da genitore, ammetto di essermi commosso fino alla fine.

6 L’ultimo libro che hai letto?
Il Ragazzo dei Mondi Infiniti di Neil Gaiman e Michael Reaves. Ammiro molto Gaiman, ed è uno dei miei autori preferiti. Qui l’ho trovato purtroppo sottotono.

7 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?
Non voglio sembrare presuntuoso, ma in questo ultimo anno ho maturato la convinzione di non desiderare affatto di pubblicare con un grande editore. Temo che non troverei lo stesso ambiente che mi ha accolto nel mondo della piccola e media editoria. Magari mi sbaglio, ma credo che non avrei il controllo sulla mia opera come ho adesso, né troverei lo stesso spirito di collaborazione. Se da un lato potrebbe essere una soddisfazione vedere il mio nome su un hard cover con sovraccoperta e un cartonato pubblicitario dedicato, dall’altro avrei paura di vedere uscire un prodotto non mio al 100%. Comunque penso che non sia impossibile arrivare a un grande editore, ma si tratterebbe oltre che di talento, anche di una serie di circostanze favorevoli.

8 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?
Ho partecipato negli ultimi due anni a diversi concorsi e mi hanno aiutato a crescere, ma soprattutto a conoscere altri autori con cui confrontarmi. Ricordo l’impazienza degli inizi, la delusione nel vedere i lavori scartati o in fondo alle classifiche. Negli ultimi invece, avevo più curiosità di leggere i lavori degli altri e tutto ciò che c’era intorno, dai commenti nei forum alle premiazioni. Posso affermare quindi che servono molto come esercizio e palestra, ma soprattutto per entrare in contatto con il mondo della scrittura. Se poi si vince un concorso con in palio la pubblicazione, com’è capitato a me per dire, beh, queste sono delle vere occasioni per tentare il colpo.

9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?
Scrivo sempre e solo al pc, mai a mano. Ho una calligrafia orrenda e poca pazienza. Prima del pc usavo una vecchia Olivetti, perché avevo già capito che la penna non faceva per me. Ora scrivo nel mio studio, prevalentemente nel week end, ma se mi capita di avere qualche idea che preme per essere scritta subito, ho un portatile in salotto, così posso scrivere e stando con la mia famiglia durante la settimana.

10 Come nasce la tua passione per le storie dell’orrore?
Sono il terzo figlio in famiglia, con la sorella di mezzo appassionata di horror come me. In più avevo un cugino che passava l’estate a casa nostra, poco più grande di me. Anche lui aveva la passione per l’horror e durante le serate estive guardavamo tutto ciò che passava in tv. Crescendo, ho notato che non potevo allontanarmi dal genere, nemmeno provandoci. A volte può capitare che le mie storie non siano horror nel vero senso della parola, ma perlomeno un elemento paranormale o straordinario, deve esserci. In fondo, l’orrore è nella vita di tutti i giorni, anche se magari non lo notiamo.

11 Qualche anticipazione su qualche tuo progetto futuro?
Ho da poco finito la revisione di un romanzo che scrissi lo scorso autunno e da cui prende il titolo anche il mio blog, Prima di Svanire. Dopo averlo fatto leggere a persone di fiducia, quelli che leggono sempre i miei lavori, sono pronto a proporlo. Nel frattempo sto portando avanti la stesura di un nuovo romanzo, dal titolo provvisorio di Iniezione. Sarà un lavoro particolare, in cui l’horror si mescolerà all’ironia, a un’ambientazione stile vittoriano e a parecchi elementi tipici dello steampunk. Speriamo che funzioni.

12 Perché comprare Le nove stelle?
È difficile per me dare una motivazione personale, quindi posso riportare i pareri di chi lo ha letto. Dicono che sia un libro che cattura e che ti tiene incollato, senza darti respiro. Si ha voglia di girare le pagine e vedere cosa succederà dopo, facendosi rapire dal giro della vite, stile che ho usato per scriverlo. Il mix thriller e horror, è riuscito bene, e dovrebbe soddisfare diversi palati, anche quelli di chi ama le sfumature rosa.

13 Cosa vuol fare da grande Marco Siena?
Innanzitutto, spero di continuare la strada della scrittura. Potendo scegliere ovviamente vorrei farlo di mestiere, e per questo proverò se possibile a passare le Alpi, cercando di essere pubblicato all’estero. Se ciò non avverrà, continuerò a scrivere e a portare avanti il lavoro che per ora mi dà da vivere. La cosa importante, è continuare senza avvilirsi.

Grazie per essere stato mio ospite

Grazie a te per l’ospitalità.

Marco Siena Website


Hai un racconto nel cassetto? Altrisogni ti aspetta.


Altrisogni Rivista LetterariaLa rivista Altrisogni (Rivista digitale di narrativa fantastica. Si occupa di fantascienza, orrore e weird) ha recentemente pubblicato le modalità per l’invio di racconti di genere. Si tratta di una buona opportunità per vedere pubblicate le proprie fatiche letterarie. Io non ho ancora inviato un mio racconto, ma lo farò presto.

Potete inviare i vostri racconti via email, come documento .RTF in allegato, al seguente indirizzo:
altrisogni @ dbooks.it
È necessario inserire nel corpo della email alla quale allegate il racconto i seguenti dati:
nome e cognome dell’autore;
genere del racconto inviato (horror, fantascienza, weird);
lunghezza in caratteri del racconto inviato (contando anche gli spazi);
sinossi di 5-10 righe per racconti superiori ai 10.000 caratteri spazi compresi;
dichiarazione di inedicità del racconto: una semplice frase con cui dichiarate che non è mai stato pubblicato né in forma cartacea o elettronica, né tantomeno sul web.
Vi ricordo che:
– NON accettano racconti di genere fantasy, noir, thriller o di altro genere diverso da quelli trattati;
– NON accettano racconti più lunghi di 35.000 caratteri spazi compresi;
– quando sottoponete un racconto vi rimettete alla loro decisione in merito: è possibile che l’opera venga accettata o rifiutata. Riceverete in ogni caso un responso via email.

I consigli della redazione Altrisogni:

Se volete avere più probabilità di essere valutati in maniera positiva, vi consigliamo di porre attenzione ad alcuni aspetti importanti:
evitate sperimentazioni lessicali e utilizzate una scrittura che sia il più possibile corretta: cerchiamo testi chiari e comprensibili;
limate bene ogni aspetto del vostro racconto: trama solida, personaggi convincenti e atmosfere ben costruite sono la base di una narrazione efficace;
valutate accuratamente il vostro racconto prima di inviarlo: se non convince voi che ne siete l’autore (e che quindi avete un legame emotivo con l’opera) difficilmente convincerà il lettore;
effettuate sempre un’accurata correzione ortografica del testo.
Buona scrittura!
La Redazione