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L’URLO BIANCO di Antonio Ferrara


L'urlo bianco

L’urlo bianco

In questi anni di blog, ho recensito, annunciato, espresso pareri su tanti libri e intervistato tanti scrittori, ma arriva un giorno nella vita in cui arriva il tuo momento, quello di uscire da dietro le quinte e farsi avanti sul palco, al centro della scena.
Esporsi in qualche modo, sì, perché alla fine quando si pubblica un libro non si fa altro che esporsi. È una strana alchimia perché se da un parte hai aspettato questo momento per anni e anni, dall’altra hai paura di mostrarti alla luce del sole, una paura ingiustificata, intendiamoci, ma pur sempre una paura.
Oggi sono qui a scrivere sulla tastiera per annunciare il mio libro, quello in cui ho creduto. Oggi sono qui e mi rimetto al giudizio di chi voglia darmi fiducia, casomai leggendo “L’URLO BIANCO”. Ma non è questo il nocciolo della questione. Il nocciolo sta nel fatto che il libro è stato scritto nei luoghi in cui è ambientato la storia (la provincia di Chieti) ed è stato scritto alla “vecchia maniera”, ovvero, di getto, senza infrastrutture, scheletri, impalcature o colpi di scena programmati. Questo è un libro, concedetemi il termine, “vero”. Scritto perché avevo qualcosa dentro che premeva per uscire, una riflessione sulla sottile linea che separa la vita e la morte, come evidenzia Pastor nella prefazione, ma questo io non lo sapevo. Io mi sono limitato a scrivere la storia che avrei voluto leggere. Solo questo. Mi sono semplicemente fatto una domanda: “La realtà è così come noi esseri umani la vediamo, oppure c’è dell’altro che i nostri sensi non ci permettono di percepire?” La risposta alla mia domanda è stata “L’URLO BIANCO“, con tutte le sue sfumature che, solo un lettore “esterno” sarebbe in grado di cogliere. Io mi sono divertito a scriverlo e spero che voi vi divertiate altrettanto nel leggerlo.

Grazie.

Quarta di copertina:
Nel dicembre del 1993 in un piccolo paesino arroccato sui monti della provincia di Chieti sparisce un bambino. Dieci anni dopo, Mike Calabritti decide di partire per quel luogo, schiacciato dal successo del primo romanzo e incapace di ritrovare una nuova ispirazione. Pizzoferrato sembra essere il luogo adatto per ritrovare se stesso, lontano dalla confusione e dai tanti impegni di una vita cambiata troppo in fretta, ma in quel luogo alberga qualcosa in cerca di chi possa vedere…
Dalla prefazione di Stefano Pastor:
Cos’è la morte?
Questa è la domanda che sempre ha ossessionato l’uomo, il mistero che le religioni hanno cercato di svelare. Se la razionalità tende a considerare la morte la fine di tutto, il cuore impedisce di accettarlo. È il fondamento stesso di ogni religione: la vita è un passaggio, e qualcosa ci attende dall’altra parte. Una forma d’intelligenza, un creatore, in grado di giudicarci.
Cosa resta, allora?
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L’autore:
Antonio Ferrara classe 1976. Nato a Napoli, vive a Portci. Nel 2002 pubblica “Gli Occhi del Male”, finalista al concorso Stephen King Horror IT. Alcuni suoi racconti sono pubblicati su e-book (Doppio Incubo e Fiabe Striscianti) e i portali La Tela Nera e Scheletri. Il racconto “Lucilla” nell’antologia Storie Fantastiche e “La Manicure” è finito nell’antologia “50 schegge di paura”. “Il Frutto del Credo” per l’antologia “Favole della Mezzanotte” e “3540″ per Italian Noir. Da gennaio 2012 è Affiliate Member della Horror Writers Association. Nel 2013 ha fondato il Premio Francis Marion Crawford.
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All’interno del romanzo, “Non è nulla” di Simone Carletti,
il racconto vincitore del Premio Crawford 2013
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Editore: IL FOGLIO LETTERARIO
Genere Horror/Thriller
Pagine 300
Collana: Narrativa
Prezzo 16 Euro
ISBN 9788876064791
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Antonio Ferrara intervista Francesco Basso


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Gordiano Lupi & Francesco Basso

Oggi per “Uno sguardo oltre la siepe” ho il piacere di intervistare lo scrittore e giornalista Francesco Basso da poco in libreria con Lucio Fulci: Le origini dell’horror per il Foglio Letterario. Conosciamolo insieme.

1) Chi è Francesco Basso per Francesco Basso?

E’ una domanda curiosa e molto difficile da rispondere. Sulla carta ho 28 anni e sono di Arma di Taggia. Mi sono laureato alla Specialistica Dams di Imperia. Sono giornalista pubblicista e collaboro con il mensile di Sanremo L’Eco della Riviera. Francesco Basso per Francesco Basso è uno scrittore che vorrebbe dire qualcosa anche sotto il profilo letterario, cioè vorrei creare un genere che sia la giusta prosecuzione della letteratura di Hesse, Ballard e Orwell. Non per quanto riguarda la fantascienza, ma il loro sguardo contemporaneo nel denunciare i problemi esistenziali dell’uomo. Mi sento vicino molto a questo tipo di letteratura.

2) Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Più che un’idea è una sensazione. Scrivo perché mi piace essere letto e perché mi piace esprimermi in questo modo. Non sempre accade, cioè non sempre trovo l’esigenza di scrivere o la voglia o l’ispirazione. A volte mi costa fatica, sofferenza e a volte quando soffro scrivo. E’ una cosa molto soggettiva. Ci credo molto in quello che scrivo ed è vero, bisogna essere folli per farlo. Nello specifico ho scritto un libro su Fulci perché ho trovato proprio la necessità di parlare di questo regista, non potevo farne a meno. E’ un regista che amo, che è davvero un grande e ha fatto dei film che hanno segnato e mi piacciono davvero tanto.

3) Versione cartacea o Ebook?

La carta ha il suo fascino e un libro per essere tale dev’essere cartaceo. Un libro dev’essere sfogliato, posseduto, analizzato. Un ebook è un filtro, è un’immagine, è un video immobile, è uno schermo, però non è da disdegnare. E’ un tramite che ti permette di arrivare a molti sotto il profilo della diffusione, della pubblicità. Anzi, mi piacerebbe pubblicare qualcosa in ebook, penso che certi scritti si prestino di più rispetto ad altri. Non è un evoluzione della scrittura ma è una evoluzione della lettura. Devono coesistere entrambe le versioni, ovvio, la carta non dev’essere per nulla soffocata perché un libro è un pezzo di storia, di vita che va salvaguardato. A parte un libro di ingegneria che ho dovuto studiare e che mi piacerebbe stracciare una pagina al giorno per iniziare bene la giornata.

4) Lucio Fulci: Le origini dell’horror?

Lucio Fulci è un regista che mi appassiona davvero tanto. La molla è stato un film di Fulci che mi ha shoccato ed è I quattro dell’apocalisse. Perché in realtà non è un wester e non è neanche un western crepuscolare… il film è un horror punto e basta, e la molla che mi ha fatto crescere il desiderio di scrivere un libro sta nel fatto di spiegare il perché. Perché secondo me Fulci era horror ancora prima di girare film horror, ancor prima di essere denominato internazionalmente padrino del gore. Fulci non diventa horror con Zombi 2 del 1980 ma con Tempo di Massacro del ’66. Nel libro parlo di ‘Cronologia della violenza’ , termine da me coniato per indicare il filo rosso che lega un film ad un altro. Fulci da sempre è analizzato dai critici a compartimenti stagni, cioè ha fatto western e allora giudichiamo i suoi western, ha fatto thriller e allora giudichiamo tutti i suoi thriller: invece No. Bisogna analizzare i film di Fulci non per i generi che ha affrontato ma per la dose poetica di orrore che c’è dentro. La violenza è l’unico modo per capire la poeticità di Fulci nella sua totalità, questo è il mio pensiero

  1. Il Foglio Letterario

Il libro prima di diventare libro era ed è la mia tesi di laurea. A Scienze dello Spettacolo Dams di Imperia mi sono laureato con una tesi dal titolo Lucio Fulci – le origini dell’horror.

Mentre scrivevo i primi capitoli mi era cresciuto in me il desiderio di, una volta finita, pubblicarla. Per fare la tesi avevo acquistato alcuni libri on line tra cui Lucio Fulci – Filmare la morte di Gordiano Lupi e As Chianese. Un giorno con la mia ragazza Pamela ero alla Fiera del libro di Imperia, volevo controllare se trovavo qualcosa di interessante per la tesi. Mi imbattei in una bancarella piena di libri di cinema. Ne comprai un paio e la mia ragazza mi disse che forse quello che era nello stand era Gordiano Lupi. Io le dissi che era una fesseria, che non poteva essere lo stand del Foglio Letterario, sarebbe stato troppo bello. La mia ragazza mi ripeteva che almeno dovevo chiedere, per togliermi il dubbio. A me sembrava davvero strano. Invece dovrei farle un monumento: aveva ragione. L’uomo dietro allo stand era Gordiano e molto emozionato gli confidai il desiderio di pubblicare la mia tesi su Lucio Fulci. L’idea gli piacque subito. L’introduzione del libro è di Gordiano e mi fa molto piacere e sono molto contento di questo, è davvero un onore.

Credo che il Foglio Letterario sia proprio una forza! Racchiude delle belle collane, è variegato ed affronta molti temi. Quindi W Il Foglio Letterario!!!

6) I tuoi scrittori preferiti

Hermann Hesse, Ballard, Remarque, Orwell, Bradbury, Rodrigo Rey Rosa, Bukowski

7) Il tuo consiglio a un giovane scrittore in cerca di pubblicazione

Di non arrendersi e di perseverare. Andare per la propria strada e darci dentro, crederci e non abbattersi mai. E di non perdere tempo, se si ha già pronto qualcosa, mandarlo subito all’editore, io ho alcuni romanzi in cantiere non ancora pubblicati proprio per la mia pigrizia ed è un peccato. Se sei uno scrittore non puoi farci niente, devi essere attivo, devi metterci tutto te stesso, è inevitabile. Scrivere è un virus, c’è l’hai dentro e non puoi farci niente, non puoi combatterlo ma assecondarlo.

8) C’è sempre più la tendenza di scrivere romanzi su commissione. Cosa ne pensi? Esiste ancora il “vero” scrittore, ovvero colui che scriveva quello che sentiva?

Bé, il fatto che un’opera sia su commissione non è un aspetto del tutto negativo. Ci metti sempre del tuo, la qualità dell’opera dipende dallo scrittore, dipende cioè dal suo approccio. Un’opera per essere vera e pura deve scaturire dall’anima dell’autore, dalla sua sensibilità, dalla sua verità.

Non disdegno il fatto di unire l’utile al dilettevole, anzi il mio sogno è proprio vivere di questo, vivere grazie alla scrittura, cercando di essere sempre se stessi.

Certo, se per commissione intendiamo scrivere solo per vendere, crearsi una formula che faccia fruttare tanti soldi e se ne infischi dell’arte, dello spirito, della creatività allora dico no. Questo non è scrivere, è industria, è essere delle macchine. Invece al lettore si deve dare qualcosa, è un dono, un rapporto mistico tra autore e lettore e non può essere sprecato in mero intrattenimento.

Il libro ti deve lasciare qualcosa.

  1. Il libro che hai sul comodino

Deus Irae di Philip Dick e Roger Zelazny, non è male ma ci sono un po’ troppi personaggi… sotto c’è (che ho appena finito di leggere) Franny e Zooey di Salinger, molto bello.

  1. Il libro che ti ha segnato

Demian di Hermann Hesse. Mi ha segnato dalla testa ai piedi, nel profondo dell’anima. Un libro magistrale, stupendo. E’ un capolavoro. Demian mi aiuta a dare ai miei scritti un sapore mistico, Al secondo posto c’è 1984 di Orwell, mi ha aiutato a sentire meglio la società

11) Quando, dove e come scrivi?

Scrivo nella mia cameretta ultra disordinata, ascoltando Fabio Frizzi, musica new wave, metal, Stelvio Cipriani, Bruno Nicolai e Riz Ortolani. Quando sono in giro mi porto un taccuino per annotarmi tutto, se me lo dimentico a casa uso il cellulare. Ho inoltre dei quaderni dove mi faccio degli schemi prima di intraprendere una storia nuova e mi annoto sempre tutto in block notes, tipo pensieri, stati d’animo, associazioni di idee.

12) Qualche anticipazione sul tuo prossimo libro?

Mi piacerebbe molto pubblicare il Lepidrurno che è un romanzo breve surreale e orrorifico che cerca di analizzare i giovani di oggi. Come lavoro in corso sto cercando di scrivere un altro libro sul cinema di genere. Vorrei parlare del Rape e Revenge e la sua evoluzione sino ai giorni d’oggi.

13) Cosa vuol fare da grande Francesco Basso?

Il mio sogno è diventare scrittore a tutti gli effetti, cioè oltre a vivere di questo vorrei lasciare un’orma indelebile nella letteratura. Questa è la mia ambizione e presunzione, un sogno…

sento che la mia strada è questa…

Grazie per essere stato mio ospite.

Ti ringrazio tantissimo per l’intervista, è stato un piacere e un onore risponderti

Grazie mille

Un caro saluto

Francesco

FulciFrancesco Basso: Sono giornalista pubblicista, collaboro con il mensile di Sanremo L’Eco della Riviera. Mi sono laureato al Dams di IMperia Scienze dello Spettacolo Dams ho pubblicato per Skan Magazine i racconti Failed Exorcism e Amor e Psiche. Il boia per Parole per Strada Rovereto e per il magazine di musica Where is the Club ho pubblicato Blood Orchid, Cannibal Sound e Murder Love. Nel 2013 pubblico con il Foglio Letterario Lucio Fulci – le origini dell’horror


Antonio Ferrara intervista Gordiano Lupi


Gordiano Lupi

Gordiano Lupi

Oggi ho il piacere d’intervistare per uno “Sguardo Oltre la Siepe” Gordiano Lupi.

Scrittore, editore, traduttore, curatore e molto di più. Infatti difficilmente chi bazzica sulla rete nei meandri della letteratura di genere non si è imbattuto in Gordiano Lupi. Uno che le cose le dice in faccia e non le manda certo a dire.

1 Chi è Gordiano Lupi per Gordiano Lupi?

Uno che scrive solo di cose delle quali è davvero appassionato, senza guardare alle mode e alle richieste del mercato editoriale. La regola vale anche nelle vesti di scriteriato editore che non bada al profitto.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

E quella di fare l’editore non è peggio? A parte gli scherzi, non considero una follia scrivere, ma una necessità. Pure i mediocri scrittori non possono fare a meno di scrivere, se sentono che è la loro vocazione, se credono che è la cosa che sanno fare meglio.

 
3 Attualmente sei a lavoro su un nuovo libro o progetto?

I progetti non si fermano mai. Ne faccio troppi e molti non li porto a compimento, come è normale che sia. “Vuoi far sorridere Dio? Fai un progetto”, ha detto qualcuno. Ma io ci tengo a farlo ridere, è bene che sia di buon umore. Sto ultimando la storia del cinema horror italiano in 6 volumi (ne sono usciti 2), sto scrivendo un libro sul cinema dei mostri giapponesi (Godzilla) e uno su Franco & Ciccio, insieme a Luca Ruocco. Ho un progetto su Gualtiero Jacopetti, insieme a Stefano Lo Parco. Sto traducendo Yoani Sanchez e ho un romanzo inedito nel cassetto: la storia di un calciatore che torna a casa, in provinciam, dopo una carriera brillante nei campi della serie A.

 
4 Edizione cartacea o eBook?

Carta, sono vecchio. Ma uscirà un mio romanzo breve in e-book nel 2012: Il ragazzo del Cobre, la storia di un ragazzino barsiliano che riscatta la sua vita grazie al calcio.

 
5 Il libro che ti ha dato più soddisfazioni?

Tutti, perchè ognuno di loro proveniva da un’esigenza del momento. Il più venduto, comunque, è il meno amato: Serial killer italiani. Il più amato, invece, è il meno venduto: Una terribile eredità.

 
6 Non credi che in Italia si pubblichino troppi libri “stranieri” e che ci sia invece una scarsa esportazione di autori italiani all’estero?

Forse sì, ma sappiamo bene quanto in Italia sia in gran voga l’esterofilia. I nostri registi per farsi accettare nel cinema di genere uscivano con pseudonimi anglofoni… e gli scrittori pulp italiani negli anni 60 – 70 usavano nomi esteri di fantasia (ma su segretissimo lo fanno ancora).

 

7 C’è il pensiero comune che la letteratura di genere sia di nicchia eppure Stephen King è uno degli scrittori più pagati al mondo. Come lo spieghi?

Soltanto in Italia esiste questo pregiudizio. In tutto il mondo la narrativa di genere è la più venduta e la più popolare…

 
8 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Domanda da cento milioni di dollari, che non va fatta a me ma a Silvia Avallone, visto che lei è giovane, brava e ha pubblicato con Rizzoli. Il mio massimo è Mursia (un solo libro), quindi…
 

9 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

A niente, ma fatti con spirito ludico va bene. Non ci dobbiamo attendere che cambino la vita, così come non cambia la vita pubblicare un libro.
 

10 Come scrivi? Quando scrivi?

Appena posso e dove posso. Praticamente ogni giorno. Uno scrittore non può fare a meno di scrivere…
 

11 Cuba?

Cuba è una delle cose importanti della mia vita. Vado avanti in una lotta che ritengo giusta, anche se di tanto in tanto mi chiedo chi me lo faccia fare… Parlo con cubani sparsi per il mondo e mi accorgo di avere più a cuore di loro il destino di una terra bellissima e sfortunata, soprattutto mi rendo conto che non seguono gli eventi che li riguardano, che vivono in Italia, sono liberi e non sfruttano la libertà…

 
12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Di scrivere senza pensare che possa diventare un mestiere e di scrivere solo su argomenti che lo appassionano. Se poi diventerà una professione, meglio, ma non dev’essere quello lo scopo.

 
13 Cosa vuol fare da grande Gordiano Lupi?

Da grande? sono vecchio… ho 51 anni e circa 50 libri editi alle spalle. Forse da grande vorrò smettere, visti i magri risultati. E’ una battuta sarcastica, so che non lo farò. Per il futuro credo che sarò impegnato a sopravvivere…

Grazie di essere stato mio ospite.

Gordiano Lupi Website


Antonio Ferrara intervista Claudio Volpe


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Claudio Volpe

Oggi intervisto un giovanissimo e intraprendente autore al suo esordio letterario con le Edizioni Il Foglio Letterario. Si chiama Claudio Volpe e il suo romanzo d’esordio s’intitola “Il Vuoto Intorno”. Sono sempre più convinto che bisogna assolutamente dare spazio ai giovani. Farli crescere, dargli la possibilità di esprimersi. Nel mio piccolo ci provo. Per “Uno Sguardo Oltre la Siepe” oggi conosciamo Claudio Volpe.

1 Chi è Claudio Volpe per Claudio Volpe?

Claudio Volpe è un ragazzo di vent’anni che ha dovuto imparare a convivere con un’innata propensione a somatizzare il dolore altrui, a farlo proprio, assorbirlo e viverlo come se fosse il proprio dolore. È una persona che pensa molto, rimugina in modo quasi ossessivo su ogni cosa e che per questo motivo si aggrappa alle parole in modo da poter trovare in esse la propria salvezza e il ristoro per la sua anima. Claudio Volpe per Claudio Volpe è, a fasi alterne, il peggior nemico e il miglior amico, come per ogni persona d’altronde.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

L’idea di scrivere non mi è venuta in mente. È stato così e basta. Ci sono cose per le quali nasciamo e che sono nate prima di noi, c’erano prima che noi fossimo sputati su questo mondo. Scrivo perché mi fa stare bene vomitare quello che ho dentro l’anima sulla carta. Vedere pensieri, emozioni, paure e gioie assumere una forma precisa, quella della parola, mi dà l’impressione di poterli controllare e con essi, di poter controllare anche me stesso. Di potermi conoscere meglio.

3 Il Vuoto Intorno?

Il Vuoto Intorno. È il racconto che un ragazzo padre fa della sua vita al proprio figlio. È la storia di un’infanzia bucata e traballante, consumata, come le cose quando vengono morse dal tempo in modo lento ma inesorabile. È la storia di una fuga dal passato e dal presente, una corsa verso un futuro che non si riesce neanche ad immaginare, la storia di un uomo che deve imparare a convivere con se stesso e con le proprie mancanze, col vuoto che la vita gli ha fatto ingoiare forzatamente. Un vuoto che sembra esplodere nello stomaco e rubare ogni voglia di vivere. È la storia di chi per rinascere sente l’impellente e demoniaco bisogno di morire, di uccidersi e piegare la propria dignità alla logica – non logica dell’assenza di senso, la storia di un uomo che si prostituisce, con donne e uomini senza distinzioni, perché in quel vendere il proprio corpo e la propria anima trova il coraggio irrazionale di ammazzare i ricordi e sperdere se stesso tra le cose spente di un mondo sempre più duro. È la descrizione del processo di reificazione dell’essere umano che quando non riesce a vivere da uomo, scappa e si trasforma in cosa perché le cose, almeno loro, non sentono il peso del cuore e della mente. Il Vuoto Intorno è la storia di una vittoria, della vittoria. È la storia della vita che nonostante tutto va avanti.

4 Edizione cartacea o eBook?
Per ora il romanzo sarà pubblicato in edizione cartacea che è anche il formato che preferisco da lettore. Un domani si vedrà. Se ci sarà un domani per questo romanzo, tutto sarà possibile.

5 Il libro che avresti voluto scrivere?

Ogni romanzo della Mazzantini genera in me un’invidia profonda, un’invidia in senso positivo naturalmente. Amo la sua scrittura perché è piena, pesante, dolorosa e importante. Non sono parole messe lì per intrattenere. Sono parole create per vivere. Andando indietro nel tempo Il fu Mattia Pascal. Ancora più indietro: i Vangeli.

6 Pirandello diceva: “La vita o si vive o si scrive”. Che ne pensi?

Dico che si scrive ciò che si vive o ciò che si vorrebbe o non vorrebbe vivere o ciò che si può immaginare di vivere. Il senso dello scrivere sta nel calarsi nella vita altrui, nell’immaginare i comportamenti degli altri e nel fare propria l’esistenza dell’uomo, chiunque esso sia. La letteratura non deve divertire. La letteratura deve fare male al cuore, allo stomaco, al cervello, agli occhi. Deve mordere e percuotere il lettore per farlo riflettere e per fargli vivere la vita degli altri, dei personaggi finti ma verosimili che vengono raccontati. Vivere e capire le istanze degli altri significa comprendere e apprezzare il valore della diversità, significa innamorarsi perdutamente dell’altro solo perché uomo. Scrivere e, conseguentemente leggere, significa aiutare la civiltà a crescere nelle piccole ma immense cose, quelle cose che non fanno rumore come l’accogliere l’emigrante, il rispettare la diversità. Significa essere humus, terra. Significa essere degni del nome che si porta.

7 Hai mai pensato durante la stesura del romanzo di mandare tutto all’aria e andartene a divertirti?

Ho pensato spesso di buttare tutto cestino dei rifiuti, di spegnere il computer e rinunciare a scrivere. Quando le parole ti si sono conficcate nella testa ma non riesci a cacciarle fuori è terribile. È una tortura. Però non l’ho mai fatto. Ho semplicemente e puntualmente salvato il documento e spento il computer. Mi è capitato di comprendere, durante la scrittura, che per poter cacciare fuori le parole giuste avevo bisogno di vivere ancora un po’, anche solo qualche giorno o qualche mese in più. Avevo bisogno di altro tempo a disposizione affinché quelle idee e sensazioni che avevo dentro smettessero di farmi male e di urlare e iniziassero a parlarmi con calma, in modo civile e per me comprensibile. Alla fine sono riuscito nell’intento: appena ho imparato ad ascoltare quello che idee e sensazioni volevano dirmi, senza voler essere io a far dire loro ciò che volevo, ho riacceso il computer e in dieci giorni esatti ne è venuto fuori questo romanzo.

8 Ti è stato difficile trovare la strada della pubblicazione? Raccontami tutto.

Ho impiegato un anno per rintracciare un editore serio disposto a pubblicare un mio precedente romanzo, un lavoro che piano piano ho trovato il coraggio di vedere per quello che era: un elaborato troppo immaturo per una vera pubblicazione. Preso atto di questo iniziale fallimento ho ripreso a pensare e a scrivere. Terminato Il Vuoto Intorno l’ho inviato a Gordiano Lupi de Il Foglio letterario, casa editrice che ho scoperto quando, navigando in rete, mi sono imbattuto nel romanzo Mangia la zuppa, amore di Boris Virani, edito anch’esso da Il Foglio e presente tra i 19 romanzi canditati al Premio Strega di quest’anno. Ho iniziato a sentirmi con Gordiano per email, scambiandoci impressioni. Quando gli ho chiesto poi se era disposto a leggere il mio manoscritto, lui ha subito accettato con entusiasmo data la mia giovane età. Gli ho inviato fiducioso il manoscritto e dopo neanche cinque giorni lui mi ha contattato dicendomi di volermi incontrare. Il sabato della stessa settimana ci siamo incontrati alla fiera del libro di Genazzano e lì ho avuto davvero la conferma che, in un tempo davvero breve, il mio sogno si era realizzato. Per questo non finirò mai di ringraziare Gordiano Lupi, per la sua disponibilità, serietà e correttezza.

9 Attualmente stai scrivendo altro? Hai intenzione di farlo?

Per ora ancora non ho iniziato a scrivere nulla. Il romanzo è uscito da pochissimi giorni e gli impegni per la promozione sono tanti. Ho una raccolta di racconti quasi terminata. Prima o poi nuove idee e sensazioni mi occuperanno la testa, si depositeranno in me e inizieranno a martellare. Quando da ciò si sarà formata una valanga di emozioni allora porrò mano al secondo romanzo.

10 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Scrivo quando sento di non poter più tenere dentro certe emozioni. È come un conato di vomito la scrittura per me. È lei che mi chiama. Io devo solo rispondere. Scrivo principalmente al computer nella stesura finale ma durante i giorni passati a riflettere e a cercar di comprendere il linguaggio delle “cose” che ho dentro, scrivo pensieri, parole, idee ovunque capito, sul telefono, sui libri dell’università, sui pezzi di carta che mi ritrovo nelle tasche. Una volta mi è capitato anche di scrivere sull’interno di un pacchetto di caramelle.

11 Come mai hai scritto una storia così intensamente cruda e reale? Ti sei ispirato a qualcosa in particolare?

Come ho detto prima per me la letteratura ha un senso se ti fa male, se ti scava dentro, se ti disturba quasi. Le cose più belle e importanti sono anche le più fragili ed esposte a rischi. Il senso delle cose, molte volte, si comprende solo dopo aver sofferto a lungo. Il romanzo è completamente inventato è frutto del mio tentativo di immedesimarmi nella vita e nel dolore altrui per capirne il valore. Solo la vicenda di Cefka, il personaggio femminile con fuga dall’amore pedofilo e incestuoso di suo padre, ha u fondo di verità. È una storia accaduta sul serio ad una persona che oggi non c’è più. L’idea del romanzo è partita dall’idea di un amore deviato e bucato.

12 Se un domani diventassi uno scrittore “famoso” promettimi che aiuterai almeno un’esordiente e che non dimenticherai il tuo esordio e da dove vieni.

Sono certo che se mai divenissi uno “scrittore famoso” (anche se per “famoso bisogna comprendere veramente cosa si intenda) non sarò diverso da come sono ora. Prima che scrittori, avvocati, dottori, maestri, siamo persone. E le persone sono uniche e inimitabili con o senza “fama”. Se potessi aiutare altri scrittori esordienti, molti dei quali fanno parte delle mie amicizie, lo fare anche ora. Sono convinto comunque che quello che deve venire prima o poi verrà.

13 Cosa vuol fare da grande Claudio Volpe?

Vuole continuare a scrivere, vuole preservare la parte irrazionale e puerile di sé, vuole divenire magistrato. Vorrebbe cambiare il mondo, vedere le persone smetterla di farsi del male a vicenda e capire il dolore dell’altro. Vorrebbe vivere in una società più civile. Spero che almeno una di queste cose si avveri.

Grazie per essere stato mio ospite.

Grazie a te per il tempo dedicatomi.

Il Vuoto Intorno è il primo romanzo di Claudio Volpe. Nato a Catania nel 1990, ora vive a Pontinia. Ha frequentato il liceo classico a Latina e attualmente studia Giurisprudenza all’università Roma Tre.

Qui potrete visionare gratis Il primo capitolo de “Il Vuoto Intorno”