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Antonio Ferrara intervista Marcello Gagliani Caputo


Marcello Gagliani Caputo ScrittoreOggi ho il piacere di avere come mio ospite lo scrittore (e non solo) Marcello Gagliani Caputo per un’intensa e sincera intervista. Conosciamolo insieme.

 

1 Chi è Marcello Gagliani Caputo per Marcello Gagliani Caputo?

Non è mai facile dare un giudizio di se stessi, si rischia spesso di passare per arroganti o per falsi modesti. Per quanto mi riguarda, mi reputo un sognatore, un uomo di quasi trentotto anni che non ha mai abbandonato il bambino che era e forse per questo motivo si è avvicinato al mondo della scrittura: se non si è dei sognatori e dei bambini è difficile riuscirci. Ma sono anche un padre di famiglia, un uomo che sa bene quali sono le proprie responsabilità e che si arrabatta tutti i giorni per conciliare realtà e sogno.


2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?
Molti direbbero che “o ce l’hai dentro o non ce l’hai”, la solita barzelletta dello “scrittore si nasce”, io invece penso che sia un desiderio che viene col tempo, leggendo tanto e cercando di immaginarsi nei panni di uno scrittore. La scintilla me l’hanno fatta scattare altri scrittori, i primi che ho letto da bambino. Sognavo di essere come loro, volevo provare le stesse emozioni che provavo leggendo loro, scrivendo direttamente io. Senza dimenticare il bisogno di comunicare, essenziale quando si ha voglia di scrivere.


3 Bud Spencer e Terence Hill?

Il mio primo saggio cinematografico e quello che ancora oggi mi regala le maggiori soddisfazioni. Sono passati sei anni dalla prima e quattro anni dalla seconda edizione di …Altrimenti ci arrabbiamo! Il Cinema di Bud Spencer e Terence Hill, Un Mondo a Parte Edizioni, ma ancora vengo contattato da radio, giornali e siti internet per parlare di loro. Credo di essermi ormai meritato l’appellativo di “maggiore esperto italiano di Bud Spencer e Terence Hill”, due attori che coi loro film hanno accompagnato la mia fanciullezza e che ancora oggi rivedo con piacere, ridendo come fosse la prima volta.

 

 

4 Edizione cartacea o eBook?
Un dilemma non facile da risolvere, ma che ultimamente mi ha fatto propendere sempre di più per la seconda opzione che, a mio avviso, rende più libero un autore. Le autoproduzioni sono un fenomeno con cui prima o poi i Baroni dell’editoria italiana dovranno fare i conti, lì fuori c’è un esercito di aspiranti scrittori, alcuni davvero bravi e meritevoli, che però, a causa del mal funzionamento del mercato editoriale italiano non trovano sbocchi. Purtroppo in Italia tutto è specchio della politica e l’editoria non fa eccezioni, e l’unico modo per provare a cambiare le cose è far partire la rivoluzione dal basso, da noi autori, da tutti quei talenti nascosti e trascurati di cui è pieno il nostro Paese. Se utilizzato nella maniera giusta, l’ebook può rappresentare una svolta, la nascita di una nuova era, ma come si dice “fatta la legge, trovato l’inganno” e quindi ecco che già bisogna fare i conti anche coi primi problemi di monopolio, concorrenza sleale, cartelli ecc.


5 Il libro che consiglieresti di leggere?
Ne consiglio due, quelli che più di ogni altro sono stati importanti per me: It di Stephen King e La casa degli spiriti di Isabelle Allende, due romanzi molto diversi tra di loro, ma che possono insegnare parecchio, e non solo a chi ama scrivere.


6 L’ultimo libro che hai letto?
La lunga notte di Linda Castillo, TimeCrime, un ottimo thriller ambientato in una comunità amish. Il thriller ormai va per la maggiore, ogni casa editrice ha una propria collana dedicata, ma proprio per questo motivo a volte ci si trova di fronte a prodotti imbarazzanti. Per fortuna non è stato questo il caso.

 

7 Se dico Stephen King, cosa rispondi?

Stephen King ha avuto un ruolo decisivo nella mia vita di lettore e di autore. Da bambino e ragazzo era il mio scrittore preferito, ho letto praticamente tutto e ho provato a fare di lui il mio modello, ma poi col tempo ha perso smalto (d’altronde invecchia anche lui!). Nonostante tutto è ancora un punto di riferimento per quelli che come me, amano l’horror, un genere che in Italia, purtroppo, soffre parecchio perché di alcuni argomenti non è conveniente parlare e per una mentalità esterofila che ci portiamo dietro dalla Seconda Guerra Mondiale.


8 Un giovane autore che speranze ha di pubblicare con un grande editore?

La speranza è l’ultima a morire, ma i casi di un giovane autore che ha pubblicato con una grande casa editrice si contano sulle dita di una mano, almeno qui in Italia. Ultimamente i tg e i giornali parlano parecchio di disoccupazione giovanile, ecco, nell’editoria italiana funziona pressappoco nella stessa maniera: i medesimi problemi che i giovani trovano nel mondo del lavoro, li trovano nel mondo dell’editoria. L’Italia non è un Paese per giovani, forse nemmeno per vecchi, quanto per caste, e non importa se sei giovane o vecchio, basta che ne fai parte.


9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?
Ho un lavoro che mi tiene fuori casa circa dieci ore al giorno, ho una moglie e un figlio di tre anni e mezzo. Scrivere sta diventando sempre più difficile, spesso mi capita di farlo mentre di fronte a me c’è in onda un cartone animato o il rumore della macchina per fare il pane o la pizza. Insomma, cerco di trovare ogni attimo disponibile, rinunciando ad altro: se voglio conciliare la mia passione (scrivere) con ciò in cui ho sempre creduto (famiglia) devo fare scelte e rinunce. Se molti il sabato sera escono, io magari rimango a casa a scrivere, se altri vanno in palestra una o due ore al giorno, io ho messo su una discreta pancia, se alcuni dormono otto-nove ore a notte io ne dormo cinque o sei… ma per fortuna ho una moglie molto comprensiva e un bimbo splendido!

10 Come nasce la tua passione per le storie?

Credo che nasca essenzialmente dal bisogno di immaginarsi una realtà diversa da quella che si vive, di fare salti temporali in altri mondi, di creare qualcosa che non esiste. Leggere un libro, come scriverlo, è un’esperienza al limite del razionale, le storie rappresentano una possibilità di esplorare altre realtà, seppur fantasiose. Per molti viaggiare significa prendere un aereo e andare una volta a Londra, una volta a Parigi ecc., per me è mettermi comodo, aprire un libro e cominciare a leggere oppure aprire una pagina di Word, tremare di fronte al foglio bianco e poi, finalmente, iniziare a battere sui tasti fino a farli saltare via.


11 Qualche anticipazione su un tuo progetto futuro?
Dopo l’esperienza del mio primo romanzo, Il sentiero di rose pubblicato coi tipi di Ciesse, ho deciso di dedicarmi soltanto alla saggistica cinematografica per vari motivi, tra cui quello di aver conosciuto a fondo il mercato editoriale italiano ed essermi reso conto che se non hai l’appoggio delle persone giuste e se non fai parte di un gruppo disposto a supportarti, è dura andare avanti. Naturalmente anche nella saggistica funziona bene o male così, ma almeno scrivendo di cinema posso dare libero sfogo alle mie passioni e dare seguito ai miei studi. Al momento sto lavorando su un saggio dedicato al cinema horror francese, dalle origini ai giorni nostri, con particolare attenzione agli ultimi vent’anni che hanno visto nascere e prosperare una nuova generazione di autori e registi di indiscusso interesse. E poi sono impegnato a coltivare il vecchio progetto di un dizionario sul cinema degli zombie. Il primo libro dovrebbe peraltro essere la mia ultima pubblicazione cartacea, poi credo di voler provare con le autoproduzioni per i motivi sopra citati, sganciarmi e andare un po’ a briglia sciolte.


12 Un tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore.

Scrivere, leggere, scrivere, leggere… e ancora scrivere e leggere. Gli consiglio anche di lasciar perdere quegli esaltati che dicono che scrivere è una missione o che scrittori si nasce: scrivere è un lavoro come gli altri, con la sola ma importante differenza che viverci è molto difficile. Non c’è altra via se non il sacrificio e il lavoro costante, proprio come in qualsiasi altra professione, ma costoro devono anche essere coscienti che in Italia il mestiere di scrittore è un’ardua impresa; come diceva una vecchia canzone: “uno su mille ce la fa”. L’importante è non mollare, rialzarsi quando si cade e risalire di nuovo a cavallo. Fare lo scrittore in Italia è un miraggio, ma le oasi esistono, per cui bisogna almeno provarci, poi il tempo darà il proprio responso.

13 Cosa vuol fare da grande Marcello Gagliani Caputo?

Continuare a sognare e continuare a scrivere: se un giorno smetterò di fare queste due cose, allora ci sarà un problema da risolvere. Ho il dovere di credere in quello che faccio e ho il dovere di continuare a coltivare il sogno di un bambino da cui non mi sono mai separato.


Grazie per essere stato mio ospite

Grazie a te e in bocca al lupo per il tuo lavoro.

 

Marcello Gagliani Caputo Official Blog

 

Biografia

Sono nato a Palermo il 30 Ottobre 1974 e ho cominciato a scrivere già alle elementari. Storie di fantasmi, castelli, passaggi segreti e maledizioni che lentamente mi hanno fatto apprezzare la narrativa horror, in particolare Clive Barker, Peter Straub, Ramsey Campbell e Stephen King di cui ho praticamente letto tutto.

Dopo essermi trasferito a Roma (nel 1991), dove ancora oggi risiedo, nel 1993 ho messo a frutto la passione per il Re vincendo il mini-concorso “Racconta la tua Paura” indetto da “Il Giornale di Stephen King” (in premio ho ricevuto una copia di Incubi & Deliri). Dopo un non poco complicato diploma di Liceo Scientifico, mi sono trasferito a Roma dove ho preso la laurea in Lettere Moderne, indirizzo Storia del Cinema, dopo una breve apparizione nella facoltà di Scienze Politiche.

Il 2000, oltre a essere l’anno della laurea (con la tesi Oltre Maigret: Georges Simenon tra Letteratura e Cinema), rappresenta anche quello del debutto nel campo letterario con la raccolta di racconti Finestra Segreta Vita Segreta pubblicato con la casa editrice Ripostes. Un’esperienza purtroppo da cancellare, che però non mi ha tolto la voglia di scrivere e così, un anno più tardi, ho curato con l’amico Stefano Martello la raccolta di racconti Professione Esordiente per la casa editrice Prospettiva, un modo per dare visibilità a giovani autori. Dopo aver svolto i più svariati lavori, nel 2002 ho preso il tesserino di Giornalista Pubblicista e ho fondato il sito di cinema e letteratura L’isola del tesoro (ora chiuso).

Nel 2004 sono stato assunto come scheduler dalla Fox Channels Italy dove ancora oggi lavoro, ma nel frattempo continuo a coltivare la passione per il cinema. Nel 2006, sfruttando i miei studi, ho esordito nella saggistica cinematografica con il libro …Altrimenti ci arrabbiamo! Il cinema di Bud Spencer e Terence Hill per la casa editrice Un Mondo a Parte. Accolto con favore dagli appassionati del duo, il libro ha avuto una seconda edizione pubblicata nel 2008. In questo stesso anno ho pubblicato con Andrea Salacone e Sergio Gualandi il saggio Bad Boys – La Figura del Cattivo nell’Immaginario Cinematografico per la Morpheo Edizioni e partecipato al libro Christopher Lee – Il Principe delle Tenebre (Profondo Rosso Edizioni). Nel 2010 sono tra gli autori che partecipano all’antologia 365 storie cattive (ilmiolibro.it) curata da Paolo Franchini, a sostegno di A.I.S.E.A Onlus, con il racconto L’ultimo saluto.

A Gennaio 2011 la Ciesse Edizioni ha pubblicato Il Sentiero di Rose, mio primo romanzo giallo, e poi ho ripreso la mia attività di saggista cinematografico partecipando a Il Cinema di Michael Winner (Edizioni Il Foglio) e curando, con Roberto Donati, la prima monografia italiana dedicata al regista David Fincher: The Fincher Network – Fenomenologia di David Fincher (Bietti Edizioni), un compendio di saggi per approfondire la vita e le opere del regista di The Social Network. Nel frattempo, mi diletto a scrivere di cinema, libri e tv sul portale www.horror.it e sul blog “Corpi Freddi”,  http://corpifreddi.blogspot.com/.


Antonio Ferrara intervista Massimo Soumaré


Massimo Soumaré

Massimo Soumaré

Oggi ho il piacere d’intervistare Massimo Soumaré: Traduttore, scrittore, curatore editoriale, saggista e ricercatore indipendente. Per me è un vero piacere averlo come ospite per “Uno sguardo oltre la siepe”.

1 Chi é Massimo Soumaré per Massimo Soumaré?
Ah, non chiederlo a me. È da più di quattro decadi che sto cercando si scoprirlo…

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?
Ho iniziato la mia attività come traduttore e, grazie a questo, ho conosciuto molti autori giapponesi. Parlando spesso con loro di letteratura e dei processi creativi della scrittura mi è nata la voglia di provare a creare qualcosa di mio. Dato che alcuni lettori hanno apprezzato le mie storie ho pensato di continuare.

La gavetta quasi decennale fatta con ALIA e altre antologie italiane ed estere in cui ho potuto pubblicare a fianco di grandi scrittori internazionalmente conosciuti come Danilo Arona, Jon Courtenay Grimwood, Kaori Ekuni, Miyuki Miyabe, Michael Moorcock, Alvin Pang, solo per citarne alcuni, mi è stata molto utile. Sapere di dover pubblicare un racconto a fianco di autori simili ti spinge a cercare di dare il meglio di te, sai che è gente che scrive in modo fantastico. Questo ti permette di fare notevoli progressi. Da questo punto di vista mi ritengo molto fortunato.

3 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?
Per come sono organizzati in Italia direi che servono a poco.
Ritengo invece utile un modello di premio letterario come quello giapponese dove ai vincitori, esordienti o professionisti che siano, è garantita la pubblicazione a livello nazionale presso medi e grandi editori con una forte pubblicizzazione del racconto o del romanzo e anche un compenso in denaro che può andare dai duemila ai diecimila euro circa. Inoltre le commissioni giudicatrici composte di noti critici letterari e scrittori restano in carica per circa quattro anni, dopodiché i membri cambiano. La rotazione completa garantisce l’equità dei concorsi e il fatto che gli sponsor e le case editrici investano una considerevole quantità di denaro permette la selezione di opere di qualità giacché non hanno alcun interesse a spendere soldi per promuovere lavori di poco pregio. Ciò è possibile grazie al gran numero di lettori e di pubblicazioni. La realtà italiana è, purtroppo, diversa.

4 Edizione cartacea o eBook?
Personalmente preferisco il cartaceo, ma l’eBook è un’alternativa interessante quando è pubblicato in maniera professionale.
La questione dell’eBook differisce molto da paese a paese e, attualmente, è ancora in continua evoluzione. Soprattutto mi pare che il punto essenziale verta su come sarà gestita tutta la sovrastruttura editoriale (editing, cover, diritti d’autore, pubblicità eccetera). Ad esempio, negli USA c’è ora un forte contrasto tra gli scrittori già affermati e le case editrici. Considerata quindi la situazione ancora incerta resto fedele al buon vecchio libro cartaceo, ma sono pronto ad aprirmi alle novità.

5 Il libro che avresti voluto scrivere?
Non c’è. Esistono tantissimi libri che trovo meravigliosi e di cui ho ammirato la capacità di scrivere degli autori, ma sinceramente di nessuno ho mai pensato che avrei voluto scriverlo io.

6 Stephen King sostiene che: uno scrittore competente si possa trasformare in un bravo scrittore.
Ognuno ha le sue idee. Quella di King è valida come un’altra. Bisogna anche vedere cosa intende lui per “bravo scrittore”.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?
Mi piacerebbe. Però, tramite gli autori giapponesi, ho visto quale può essere l’altra faccia della medaglia. Dormire poche ore a notte, essere perseguitati dalle date di consegna, scrivere giornalmente un determinato numero di pagine. Giusto lo scorso mese sono rimasto letteralmente a bocca aperta nello scoprire che i maggiori autori di best sellers storici, un genere molto in voga in Giappone, arrivano persino a pubblicare una ventina di romanzi l’anno!
Ecco, vivere di scrittura ma senza esagerazioni simili sarebbe il mio ideale.

8 Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi?
Non lo ritengo impossibile, ma estremamente difficile sì.
Ci sono alcuni casi di giovani autori che hanno pubblicato con grosse case editrici ma, tralasciando qualsiasi discorso sulla qualità letteraria dei libri editi, spesso non è mai molto chiaro perché sia stato scelto un determinato scrittore invece di un altro. Il problema è riuscire a entrare in contatto con un editor cui sottoporre il volume o un progetto editoriale il quale abbia un certo potere decisionale all’interno dei “grandi editori”. Forse pubblicando mainstream è più facile che non dedicandosi invece alla letteratura di genere che in Italia ancora oggi viene considerata in maniera meno favorevole.

9 I giovani autori giapponesi hanno le stesse difficoltà degli italiani nel pubblicare le proprie opere?
Come ho risposto sopra, in Giappone ci sono un gran numero di concorsi letterari per tutti i generi. Inoltre i premi in denaro per quelli dedicati agli esordienti sono di frequente ancora più alti dei concorsi dedicati agli scrittori professionisti (i giapponesi definiscono scrittori professionisti solo gli autori che si mantengono esclusivamente scrivendo) poiché servono a incoraggiare i giovani. Agli autori importanti da un certo momento in poi non sono più conferiti grossi premi letterari, preferendo invece dargli riconoscimenti e onorificenze governative per il loro contributo alla cultura. Si riesce pertanto ad avere sempre nuove generazione di scrittori di talento in crescita creativa durante gli anni senza intasare il sistema dei concorsi e dei premi.

È anche possibile portare o mandare i manoscritti direttamente alle case editrici dove sono effettivamente letti. Se un editor trova un autore grezzo, ma di talento, può anche dedicare un anno o più a fargli scrivere dei racconti o un romanzo e a correggergli le bozze in modo da migliorarne le qualità. Solo quando lo scritto ha raggiunto una forma soddisfacente l’editor lo sottopone ai capiredattori per la pubblicazione. C’è quindi un grosso lavoro di talent scouting supportato dalle case editrici.

È chiaro che i giovani giapponesi hanno un’infinità di possibilità in più rispetto ai loro corrispettivi italiani tenuto conto anche della ricerca da parte degli editori di opere fresche e originali, però è pur vero che c’è anche una competitività molto alta. È necessario saper scrivere in fretta mantenendo una buona qualità di stesura. La media per i romanzi della letteratura di genere varia dai quattro ai nove romanzi l’anno. Se ne possono scrivere di meno, ma il guadagno ricavato in questo caso non permette di vivere solo della propria scrittura e si rischia pure di essere superati nelle vendite dagli altri scrittori.

10 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?
Di solito utilizzo il computer (una volta terminata la prima stesura modifico e perfeziono il testo continuamente, quindi il PC è molto comodo per questo), ma all’occorrenza un foglio di carta e una biro vanno benissimo. Scrivo quando posso, ossia quando non traduco, non insegno, non gioco con i gatti… Mi piace scrivere a casa dove ho i miei libri con cui posso controllare all’occorrenza i dati e dove posso collegarmi a internet per le eventuali ricerche. Quando mi viene qualche buona idea la segno su un foglio di carta e poi la conservo, a volte a lungo, per servirmene al momento opportuno. Uno dei miei difetti è quello che senza un obiettivo concreto non riesco a impegnarmi, devo sapere che c’è almeno una possibilità effettiva di pubblicare quella data cosa. Purtroppo ormai è difficile cambiare questo mio carattere…

11 Tu, Danilo Arona, Onryo, Avatar di morte e Mondadori. Raccontaci questa avventura.
Arona ed io abbiamo creduto molto e riversato parecchie energie in Onryo, Avatar di morte. Tuttavia c’è stata tutta una serie di contrattempi che hanno ritardato considerevolmente i tempi di pubblicazione e per un certo periodo non sapevamo neppure se il volume sarebbe davvero uscito. Sono quindi contento che sia stato pubblicato in Urania, anche se il tema non è certo quello trattato solitamente da questa collana.
Per molte ragioni, personalmente ritengo sarebbe stato preferibile se l’antologia fosse uscita più velocemente e in una collana da libreria come gli Oscar. In questo caso le probabilità che un editore nipponico ne pubblicasse un’edizione in giapponese sarebbero state molto più alte. Sarebbe stato anche più semplice interessare editori esteri di vari paesi (obiettivo a cui Sergio Altieri, ex-direttore delle collane da edicola, non faceva mistero di voler mirare; inizialmente a questo scopo si era infatti parlato di una doppia pubblicazione del libro sia nella defunta Epix sia in una collana Mondadori da libreria). Senza contare la possibilità di avere il volume in vendita nelle maggiori librerie online per un lungo periodo, un vantaggio non da poco considerato l’ormai ridotto tempo di permanenza nelle librerie (ancor più corto per le edicole) dei libri e la possibilità d’acquisto dei volumi anche da parte dei lettori collezionisti di altre nazioni.
Magari se Onryo, avatar di morte avrà successo la Mondadori potrebbe pensare di farlo uscire in seguito negli Oscar. Sarebbe bello.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?
Leggere molto e di tutto. Metterci l’anima, credere in se stessi e nelle proprie scelte, ma contemporaneamente saper ascoltare e valutare in senso critico anche i pareri e le opinioni di chi ha più esperienza.
Non esiste una sola via e ognuno deve cercare il proprio modo di esprimersi. Pure la fortuna, elemento totalmente aleatorio, conta moltissimo… Come dicono i giapponesi, c’è da sperare che il dio della letteratura ci favorisca.

13 Cosa vuol fare da grande Massimo Soumaré?
Ci sto ancora pensando…

Grazie per essere stato mio ospite.

Massimo Soumaré, Torino 1968. È traduttore, scrittore, curatore editoriale, saggista e ricercatore indipendente. Ha collaborato con riviste specializzate sulle culture orientali quali A Oriente! (La Babele del Levante), per cui ha anche curato il numero bilingue relativo al Giappone (2002), e Quaderni Asiatici (Centro di Cultura Italia-Asia “G. Scalise”), con riviste di cultura letteraria italiane e giapponesi come LN-LibriNuovi (CS_libri), Semicerchio (Le Lettere), Studi lovecraftiani (Dagon Press), Ashikabi (Dôjidaisha), Komatsu Sakyô Magazine (IO Corporation) e Ronza (Asahi Shinbunsha). Ha redatto le note di letteratura giapponese moderna per il Grande dizionario enciclopedico Nova della casa editrice Utet (2001) e quella sul Giappone per il GDE (Grande Dizionario Enciclopedico) supplemento 2011 (Utet-De Agostini). Ha inoltre tradotto numerose opere di scrittori giapponesi moderni e contemporanei quali Osamu Dazai, Kenji Miyazawa, Michizô Tachihara, Kyûsaku Yumeno, Ken Asamatsu, Kaori Ekuni, Mitsuyo Kakuta, Hideyuki Kikuchi, Miyuki Miyabe e Yasutaka Tsutsui. Come autore, suoi racconti sono stati pubblicati in diverse antologie tra cui ALIA (CS_libri), Tutto il nero del Piemonte (Noubs), Igyô korekushon (Kôbunsha), Kizuna: Fiction for Japan (Brent Millis) e sue opere sono state tradotte e pubblicate in Cina, Giappone e USA. Per i manga e i fumetti collabora con le case editrici Pavesio Editore e J-Pop ed inoltre tiene la rubrica Stupori giapponesi sulla letteratura contemporanea giapponese per il blog di L’indice dei libri del mese (L’indice scarl). Insegna lingua giapponese presso il CentrOriente e la Fondazione Università Popolare di Torino.

Sito: http://www.webalice.it/m.soumare/

Blog: http://massimosoumare.wordpress.com/


Una notte “da incubi” a Villa Diodati


Continua il nostro viaggio intorno a una misteriosa villa sul lago di Ginevra inziato qualche giorno fa (Leggi l’articolo)

Stiamo parlando di Notte a Villa Diodati edito da Nova Delphi.

Questo libro racchiude gli archetipi del genere horror moderno. La parola archetipo deriva dal greco antico ὰρχέτῦπος col significato di immagine: tipos (“modello”, “marchio”, “esemplare”) e anche (“originale”); è utilizzata per la prima volta da Filone di Alessandria ed è proprio Alessandrino di Alessandria, non d’Egitto, ma quella italiana il genio che apre il volume con un saggio di ottantaquattro pagine che è la storia nelle storie contenute nel libro.

Per intenderci, il solo saggio vale l’acquisto del volume.

In una massa d’emozioni Arona riesce a far si che tra il saggio introduttivo e i tre capolavori non ci sia distanza. Mentre leggiamo Il Vampiro di Polidori e La Sepoltura di Byron, non riusciamo a discernere la storia dal saggio. Vediamo il bisbetico Byron pungolare l’esterrefatto Polidori e viceversa per non parlare di quando si legge Frankenstein, vediamo Mary Shelley affacciata alle finestre di Villa Diodati o curva su un piccolo scrittoio intenta a gettare le base di quello che sarà la sua creatura. Quindi io non parlerei di tre capolavori e il saggio introduttivo, bensì di quattro capolavori inclusi in questo libro: Notte a Villa Diodati di Danilo Arona, Frankenstein di Mary Shelley, Il Vampiro di John Polidori e La Sepoltura di Lord Byron. Mi rendo conto che neanche così rende molto, ovvero non è quello che voglio far capire. Per spiegarmi meglio, farò una premessa. In questo libro va letto prima il saggio introduttivo di Danilo Arona e poi le storie nell’ordine in cui sono state inserite dall’editore nel libro. Questo per due semplici motivi. Il primo perché Arona non svela nessun retroscena contenuto negli scritti presentati e questo è un bene, secondo, ma di non minore importanza, solo facendo in questo modo non avremo più l’impressione di leggere quattro storie diverse, ma di vivere veramente una Notte da incubi a Villa Diodati.

Notte a Villa Diodati Nova Delphi Libri


La Notte di Villa Diodati


villa diodati danilo arona

La notte di Villa Diodati

Io ho un grande difetto, bé veramente ne ho tanti, ma tralasciamo.

Il difetto a cui mi riferisco è quello di dover dire sempre la verità, sia nella vita reale che quando scrivo. Ammetto in seduta stante la mia ignoranza per quanto concerne le tre opere contenute in questo volume, ma facendo qualche ricerca ho scoperto che trattasi di capolavori che chiunque appassionato del genere “Horror” e non, dovrebbe leggere. Se poi ci mettiamo come ciliegina sulla bara… ehmmm… sulla torta, un saggio di Danilo Arona, allora non acquistare questo volume equivale a commettere un delitto. Prossimamente cercheremo di approfondire l’argomento con Danilo Arona in persona  l’inquietante mistero di Villa Diodati, ma per ora tutti in libreria ad acquistare questo libro. Io sto aspettando che mi arrivi perchè l’ho preso online e tu cosa aspetti?

LA NOTTE DI VILLA DIODATI

Mary Shelley
Lord George Byron
John Polidori
con un saggio introduttivo di Danilo Arona

collana: Le Sfingi

pagine: 381

prezzo: euro 12, 00

codice ISBN: 9-788897-376071

La notte del 16 giugno 1816, sulle rive del lago di Ginevra, un gruppo di letterati e intellet tuali si incontra a Villa Diodati. Il tempo è umido e freddo, piove. Ispirati dalla lettura di un vecchio volume di novelle fantastiche dal titolo Phantasmagoria, alcuni di loro, tra cui Lord Byron, Mary Shelley e John Polidori danno vita a una “scommessa” letteraria: ognuno avreb be scritto un racconto fantastico da leggere e confrontare con gli altri nelle notti successive. Nascono così Frankenstein di Mary Shelley, Il Vampiro di John Polidori e La Sepoltura di Lord Byron, opere che gettano le basi per lo sviluppo di mo derni generi letterari quali la fantascienza, l’horror e il romanzo gotico moderno. Quello che accadrà in seguito, nella storia della letteratura e nelle loro vite, ha qualcosa di straordinario. Dopo quei giorni, una misteriosa maledizione sembrerà colpire tutti i parteci panti, che moriranno in tragiche circostanze, nell’arco degli otto anni successivi. Tutti, tranne la giovane Mary Shelley, che all’epoca aveva solo diciannove anni e che nel 1818 pubblicherà la prima edizione di Frankenstein, segnando per sempre il corso della letteratura di genere.
La Notte di Villa Diodati riunisce per la prima volta le tre opere, in una nuova traduzione, con un ampio saggio di apertura a cura di Danilo Arona.

Una veduta di Villa Diotati (foto 2008)

Danilo Arona, scrittore, critico cinematografico e letterario. È autore di saggi sul cinema horror e fantastico come Nuova guida al fantacinema – La maschera, la carne, il contagio (Puntozero, 1997) e Vien di notte l’Uomo Nero – Il cinema di Stephen King (Falsopiano, 1997). Tra le sue pubblicazioni ricordiamo anche Bad Visions (Urania Epix, Mondadori, 2010) e L’Alba degli Zombie – Voci dall’apocalisse. Il cinema di George Romero (Gargoyle Books, 2011). Suoi interventi critici sono reperibili nei volumi La congiura degli Hitchcockiani (Falsopiano, 2004) e Il cinema degli alieni (Falsopiano, 1999).

Link al libro alla pagina dell’editore: NOVA DELPHI LIBRI

Link al sito di Danilo Arona