Archivi tag: scrivere

Se Stephen King fosse nato in Italia


Caricatura di Marco Calcinaro

Caricatura di Marco Calcinaro

Stephen King nasce il 21 settembre 1947 a Portland, nel Maine. Suo padre (di origini scozzesi-irlandesi), nato David Spansky, che in seguito modificò in Donald Edwin King, è un impiegato della Electrolux, ex capitano della Marina Mercantile e impegnato fino al 1945 nella seconda guerra mondiale; e sua madre, Nellie Ruth Pillsbury King, è una casalinga di origini modeste. Ha un fratello maggiore, David Victor, che è stato adottato dai coniugi King il 14 settembre 1945.
Nel 1949 il padre esce per una delle sue passeggiate e non farà più ritorno a casa, a causa di problemi familiari. Questo avvenimento segnerà profondamente il carattere del futuro scrittore, tanto che è possibile trovare in numerosi romanzi il difficile rapporto padre-figlio (fra gli altri: It, Cujo, Christine. La macchina infernale, 1408 e Shining).

Stefano Reale nasce Frosinone il 21 settembre del 1947. Suo padre è un impiegato in cassa integrazione di una società di autotrasporti, sua madre, Lella, è una casalinga di origini modeste. Ha un fratello maggiore, Davide, che è nato da una relazione extraconiugale con un meccanico di Castel di Sangro.
Nel 1949 il padre esce per andare a comprare le sigarette e non tornerà mai più, in fuga con Giuseppina, la figlia minorenne del panettiere sotto casa. Questo avvenimento segnerà profondamente il carattere del futuro scrittore, tanto che è possibile trovare in numerosi romanzi il difficile rapporto padre-figlio (fra gli altri: Esso, Cucciolo, Cristina. La macchina infernale, 123 Stella e Fantasmino).

Stephen King: La famiglia comincia così a spostarsi da un luogo a un altro; si stabilisce per brevi periodi in Indiana, a Milwaukee e infine di nuovo nel Maine. La signora Nellie Ruth King in quegli anni e nei successivi sarà spesso fuori casa per quasi tutto il giorno, impegnata in vari lavori come stiratrice in una lavanderia, lavoratrice notturna in una panetteria, commessa e donna delle pulizie. Con il proprio lavoro riesce comunque ad assicurare ai due figli una buona educazione, guidandoli all’ascolto di buona musica e alla letteratura, dando la possibilità a Stephen di provare a scrivere qualche storia horror. Di quegli anni, Stephen King dirà “Non avemmo mai una macchina, ma non saltammo mai un pranzo”.

Stefano Reale: La famiglia comincia così a spostarsi da un luogo a un altro; si stabilisce per brevi periodi a San Vittore, Bari e infine di nuovo a Frosinone. La signora Lella in quegli anni e nei successivi sarà spesso fuori casa per quasi tutto il giorno, impegnata in vari lavori come stiratrice in una lavanderia, lavoratrice notturna in una panetteria, commessa e donna delle pulizie. Con il proprio lavoro riesce comunque ad assicurare ai due figli un pasto caldo, dando la possibilità a Stefano di provare a scrivere qualche storia horror. Di quegli anni, Stefano dirà “Non avemmo mai una macchina, ma neanche tutto il resto”.

 

Stephen King: A dieci anni scopre il genere horror, dopo aver visto un film sugli extraterrestri. Due anni dopo, rinviene nella soffitta della zia i libri del padre, appassionato di Edgar Allan Poe, H.P. Lovecraft e Richard Matheson, nonché appassionato scrittore. Ed è nel 1960 che King invia il suo primo racconto a una rivista, la Spacemen, che si occupava di film di fantascienza. Il suo scritto non sarà mai pubblicato.

 

Stefano Reale: A dieci anni scopre il genere horror, dopo aver visto L’esorciccio. Due anni dopo, rinviene nella soffitta della zia i libri del padre, appassionato di libri erotici, comici e fumetti pornografici. Ed è nel 1960 che Stefano invia il suo primo racconto a una rivista, la Spazio Emergenti, che si occupava di film “particolari”. Il suo scritto non sarà mai pubblicato.

 

Stephen King: Un anno prima, invece, King inizia a scrivere per un piccolo giornale, il Dave’s Rag (letteralmente, Lo straccio di Dave), giornale prodotto dal fratello maggiore di King in tiratura limitata e distribuito a vicini di casa e coetanei.

 

Stefano Reale: Un anno prima, invece, Stefano inizia a scrivere per un piccolo giornale, Lo straccio di Davide, giornale prodotto dal fratello maggiore di Stefano in tiratura limitata e distribuito a vicini di casa e coetanei che neanche lo leggono, ma lo usano come carta igienica: La scuola aveva detto agli studenti di portarsela da casa. In Italia siamo agli albori dell’autopubblicazione.

 

Stephen King: All’età di circa dieci anni si stabilisce a Durham, nel Maine. Frequenta la Lisbon Falls High School, nella vicina Lisbon Falls (10 chilometri di tragitto che percorre spesso in autobus, se non addirittura a piedi). La sua passione per i film dell’orrore e per la letteratura lo spingeranno a scrivere diversi racconti, spesso delle semplici trasposizioni dei film visti al drive-in. Questi racconti passano fra i suoi amici di scuola e King utilizzerà la macchina da stampa del Dave’s Rag per produrre delle copie stampate dei suoi racconti. In particolare, sarà il film Il pozzo e il pendolo tratto dal racconto di Edgar Allan Poe a ispirare King che, tornato a casa, realizzerà una trasposizione dello stesso. Prodotta poi in una quarantina di copie, la vende il giorno successivo a scuola, ma gli insegnanti, una volta scoperto quanto è successo, obbligheranno il giovane King a restituire i soldi.

 

Stefano Reale: All’età di circa dieci anni si stabilisce a Sora nel Lazio. Frequenta la Scuola dei Bambini Felici, nella vicino Acuto (10 chilometri di tragitto che percorre a piedi). La sua passione per i film dell’orrore e per la letteratura lo spingeranno a scrivere diversi racconti, spesso delle semplici trasposizioni dei film visti al cinema del paese. Questi racconti passano fra i suoi amici di scuola e Stefano utilizzerà il fratello per farsi aiutare a scrivere i racconti in più copie da distribuire. In particolare, sarà un film di Lucio Fulci a ispirare Stefano che, tornato a casa, realizzerà una trasposizione dello stesso. Prodotta poi in una quarantina di copie, cerca di venderla il giorno successivo a scuola, ma gli insegnanti, una volta scoperto quanto è successo, obbligheranno il giovane Stefano a regalare la rivista. Successivamente tutta la tiratura sarà ritirata perchè giudicata ignobile e immorale.

 

Stephen King: L’esordio con Carrie e il grande successo.
Dopo tre precedenti tentativi falliti, King raggiunge finalmente la pubblicazione di un proprio romanzo nel 1974 con Carrie. Acquistato dalla casa editrice Doubleday per soli 2500 dollari, il romanzo passa inosservato in edizione rilegata, ma ha un enorme successo nell’edizione economica, superando il milione di copie vendute. Grazie alla sua quota dei diritti dell’edizione economica e alla vendita dei diritti per la trasposizione cinematografica, King può permettersi di abbandonare l’insegnamento e di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura.

 

Stefano Reale: L’esordio con Carmela e il grande insuccesso.
Dopo tremila precedenti tentativi falliti, Stefano raggiunge finalmente la pubblicazione di un proprio romanzo nel 1974 con Carmela lo sguardo di Satana. Pagato da Stefano all’editore 2.500,00 delle vecchie lire il romanzo passa inosservato in edizione rilegata, come anche in una successiva edizione tascabile che lo stesso Stefano finanzierà sborsando altri soldi, dando fondo a tutti i risparmi della madre. Il libro va alla grande secondo l’editore e si superano le 50 copie vendute. Yeahhh! Grazie ai diritti d’autore al netto dell’iva dell’edizione economica il giovane Stefano recupera qualcosina di soldi, infatti dopo un anno riceve un assegno di 10.000 Lire e Stefano può portare la fidanzatina a mangiare una pizza e gli resta anche qualcosina per un gelato da dividere in due.

Stephen King: I successivi Le notti di Salem (Salem’s Lot) (1975) e Shining (1977) sono dei successi ancor maggiori: il primo vende oltre tre milioni di copie, il secondo supera i quattro milioni. Nel giro di quattro anni, il non ancora trentenne King è passato dal sopravvivere con il modesto stipendio di insegnante da 6000 dollari annui a guadagnare milioni con i diritti d’autore e i diritti cinematografici.

Stefano Reale: Stefano continua a scrivere, è troppo bello fare lo scrittore, ma scopre che l’editoria a pagamento non lo renderà famoso, ne tantomeno ricco, quindi i successivi Le notti di Salerno (1975) e Fantasmino (1977) sono degli insuccessi ancor maggiori: il primo vende oltre 30 copie tramite un editore non a pagamento, ma che ha a catalogo trecentomilalibri il secondo supera le 40 copie tramite un editore che gli chiede solo un contributo di 500,00 Lire. Nel giro di quattro anni, il non ancora trentenne Stefano è passato dal sopravvivere con il modesta paghetta della madre a guadagnare anche meno con i diritti d’autore e i diritti cinematografici mai realizzati delle sue opere.

Stephen King: Negli anni ottanta King è ormai diventato una star della cultura popolare, paragonabile alla figura di Steven Spielberg in campo cinematografico.

Stefano Reale: Negli anni ottanta Stefano è ormai diventato una star della cultura popolare del suo quartiere. Gli amici lo prendono in giro e ogni tanto fanno finta di leggere quello che scrive e gli dicono che è bravo e gli danno pacche sulle spalle. Qualcuno lo paragona alla figura Pinotto in ambito cinematografico.

 

Stephen King: Oggi Stephen King è universalmente definito dalla critica “il re del brivido”. Padre di tre figli adulti, vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha. Le sue storie da incubo sono best-seller clamorosi in tutto il mondo; gli hanno valso numerosi premi letterari – tra cui il prestigiosissimo National Book Award – e hanno ispirato l’opera di registi famosi come Stanley Kubrick, Brian De Palma e Rob Steiner.

 

Stefano Reale: Oggi Stefano Reale è universalmente definito dalla critica “un bravo ragazzo”. Padre di tre figli adulti, vive e lavora nel Lazio con la moglie Carla. Le sue storie da incubo sono fiaschi clamorosi in tutto il suo mondo. Amici e parenti leggono regolarmente le sue opere e gli dicono che è bravissimo. Stefano ha anche vinto dei premi letterari tra cui Professione esordiente, Provaci che ce la puoi fare e il prestigiosissimo Premio Letterario di Cinisello Balsamo dove ha è riuscito ad accaparrarsi una fornitura di salami per un anno. Stefano ha anche ispirato l’opera di un regista famoso: Marco Cammarota, detto “Ciccio” che ha girato un film amatoriale con il cellulare e l’ha pubblicato su youtube.

Stephen King  a 67 anni sta per uscire con il suo prossimo romanzo. Nell’ambiente si dice che l’editore gli abbia staccato un assegno da quattro milioni di dollari di anticipo.

Stefano Reale  a 67 anni è risucito ad agganciare un editore medio/grande e il suo libro arriverà sugli scaffali di qualche libreria importante, ma l’editore gli ha tagliato 600 pagine delle 1200 previste, gli ha detto dove e come si doveva articolare la storia e quali personaggi tenere e quali togliere. L’editore gli ha presentato un contratto standart su cui percepirà un ricco 10%. È stato cambiato il titolo dell’opera, la copertina e l’editore l’ha messo in vendita dall’oggi al domani con una tiratura minima.

Stephen King è uno scrittore di successo e scrive perchè scrivere è la sua vita, il suo mestiere.

Stefano Reale non si sente uno scrittore di successo e scrive perche scrivere è l’unico sogno che gli resta da vivere.

Annunci

Antonio Ferrara intervista Francesco Basso


1475931_10200892196328513_920677102_n

Gordiano Lupi & Francesco Basso

Oggi per “Uno sguardo oltre la siepe” ho il piacere di intervistare lo scrittore e giornalista Francesco Basso da poco in libreria con Lucio Fulci: Le origini dell’horror per il Foglio Letterario. Conosciamolo insieme.

1) Chi è Francesco Basso per Francesco Basso?

E’ una domanda curiosa e molto difficile da rispondere. Sulla carta ho 28 anni e sono di Arma di Taggia. Mi sono laureato alla Specialistica Dams di Imperia. Sono giornalista pubblicista e collaboro con il mensile di Sanremo L’Eco della Riviera. Francesco Basso per Francesco Basso è uno scrittore che vorrebbe dire qualcosa anche sotto il profilo letterario, cioè vorrei creare un genere che sia la giusta prosecuzione della letteratura di Hesse, Ballard e Orwell. Non per quanto riguarda la fantascienza, ma il loro sguardo contemporaneo nel denunciare i problemi esistenziali dell’uomo. Mi sento vicino molto a questo tipo di letteratura.

2) Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Più che un’idea è una sensazione. Scrivo perché mi piace essere letto e perché mi piace esprimermi in questo modo. Non sempre accade, cioè non sempre trovo l’esigenza di scrivere o la voglia o l’ispirazione. A volte mi costa fatica, sofferenza e a volte quando soffro scrivo. E’ una cosa molto soggettiva. Ci credo molto in quello che scrivo ed è vero, bisogna essere folli per farlo. Nello specifico ho scritto un libro su Fulci perché ho trovato proprio la necessità di parlare di questo regista, non potevo farne a meno. E’ un regista che amo, che è davvero un grande e ha fatto dei film che hanno segnato e mi piacciono davvero tanto.

3) Versione cartacea o Ebook?

La carta ha il suo fascino e un libro per essere tale dev’essere cartaceo. Un libro dev’essere sfogliato, posseduto, analizzato. Un ebook è un filtro, è un’immagine, è un video immobile, è uno schermo, però non è da disdegnare. E’ un tramite che ti permette di arrivare a molti sotto il profilo della diffusione, della pubblicità. Anzi, mi piacerebbe pubblicare qualcosa in ebook, penso che certi scritti si prestino di più rispetto ad altri. Non è un evoluzione della scrittura ma è una evoluzione della lettura. Devono coesistere entrambe le versioni, ovvio, la carta non dev’essere per nulla soffocata perché un libro è un pezzo di storia, di vita che va salvaguardato. A parte un libro di ingegneria che ho dovuto studiare e che mi piacerebbe stracciare una pagina al giorno per iniziare bene la giornata.

4) Lucio Fulci: Le origini dell’horror?

Lucio Fulci è un regista che mi appassiona davvero tanto. La molla è stato un film di Fulci che mi ha shoccato ed è I quattro dell’apocalisse. Perché in realtà non è un wester e non è neanche un western crepuscolare… il film è un horror punto e basta, e la molla che mi ha fatto crescere il desiderio di scrivere un libro sta nel fatto di spiegare il perché. Perché secondo me Fulci era horror ancora prima di girare film horror, ancor prima di essere denominato internazionalmente padrino del gore. Fulci non diventa horror con Zombi 2 del 1980 ma con Tempo di Massacro del ’66. Nel libro parlo di ‘Cronologia della violenza’ , termine da me coniato per indicare il filo rosso che lega un film ad un altro. Fulci da sempre è analizzato dai critici a compartimenti stagni, cioè ha fatto western e allora giudichiamo i suoi western, ha fatto thriller e allora giudichiamo tutti i suoi thriller: invece No. Bisogna analizzare i film di Fulci non per i generi che ha affrontato ma per la dose poetica di orrore che c’è dentro. La violenza è l’unico modo per capire la poeticità di Fulci nella sua totalità, questo è il mio pensiero

  1. Il Foglio Letterario

Il libro prima di diventare libro era ed è la mia tesi di laurea. A Scienze dello Spettacolo Dams di Imperia mi sono laureato con una tesi dal titolo Lucio Fulci – le origini dell’horror.

Mentre scrivevo i primi capitoli mi era cresciuto in me il desiderio di, una volta finita, pubblicarla. Per fare la tesi avevo acquistato alcuni libri on line tra cui Lucio Fulci – Filmare la morte di Gordiano Lupi e As Chianese. Un giorno con la mia ragazza Pamela ero alla Fiera del libro di Imperia, volevo controllare se trovavo qualcosa di interessante per la tesi. Mi imbattei in una bancarella piena di libri di cinema. Ne comprai un paio e la mia ragazza mi disse che forse quello che era nello stand era Gordiano Lupi. Io le dissi che era una fesseria, che non poteva essere lo stand del Foglio Letterario, sarebbe stato troppo bello. La mia ragazza mi ripeteva che almeno dovevo chiedere, per togliermi il dubbio. A me sembrava davvero strano. Invece dovrei farle un monumento: aveva ragione. L’uomo dietro allo stand era Gordiano e molto emozionato gli confidai il desiderio di pubblicare la mia tesi su Lucio Fulci. L’idea gli piacque subito. L’introduzione del libro è di Gordiano e mi fa molto piacere e sono molto contento di questo, è davvero un onore.

Credo che il Foglio Letterario sia proprio una forza! Racchiude delle belle collane, è variegato ed affronta molti temi. Quindi W Il Foglio Letterario!!!

6) I tuoi scrittori preferiti

Hermann Hesse, Ballard, Remarque, Orwell, Bradbury, Rodrigo Rey Rosa, Bukowski

7) Il tuo consiglio a un giovane scrittore in cerca di pubblicazione

Di non arrendersi e di perseverare. Andare per la propria strada e darci dentro, crederci e non abbattersi mai. E di non perdere tempo, se si ha già pronto qualcosa, mandarlo subito all’editore, io ho alcuni romanzi in cantiere non ancora pubblicati proprio per la mia pigrizia ed è un peccato. Se sei uno scrittore non puoi farci niente, devi essere attivo, devi metterci tutto te stesso, è inevitabile. Scrivere è un virus, c’è l’hai dentro e non puoi farci niente, non puoi combatterlo ma assecondarlo.

8) C’è sempre più la tendenza di scrivere romanzi su commissione. Cosa ne pensi? Esiste ancora il “vero” scrittore, ovvero colui che scriveva quello che sentiva?

Bé, il fatto che un’opera sia su commissione non è un aspetto del tutto negativo. Ci metti sempre del tuo, la qualità dell’opera dipende dallo scrittore, dipende cioè dal suo approccio. Un’opera per essere vera e pura deve scaturire dall’anima dell’autore, dalla sua sensibilità, dalla sua verità.

Non disdegno il fatto di unire l’utile al dilettevole, anzi il mio sogno è proprio vivere di questo, vivere grazie alla scrittura, cercando di essere sempre se stessi.

Certo, se per commissione intendiamo scrivere solo per vendere, crearsi una formula che faccia fruttare tanti soldi e se ne infischi dell’arte, dello spirito, della creatività allora dico no. Questo non è scrivere, è industria, è essere delle macchine. Invece al lettore si deve dare qualcosa, è un dono, un rapporto mistico tra autore e lettore e non può essere sprecato in mero intrattenimento.

Il libro ti deve lasciare qualcosa.

  1. Il libro che hai sul comodino

Deus Irae di Philip Dick e Roger Zelazny, non è male ma ci sono un po’ troppi personaggi… sotto c’è (che ho appena finito di leggere) Franny e Zooey di Salinger, molto bello.

  1. Il libro che ti ha segnato

Demian di Hermann Hesse. Mi ha segnato dalla testa ai piedi, nel profondo dell’anima. Un libro magistrale, stupendo. E’ un capolavoro. Demian mi aiuta a dare ai miei scritti un sapore mistico, Al secondo posto c’è 1984 di Orwell, mi ha aiutato a sentire meglio la società

11) Quando, dove e come scrivi?

Scrivo nella mia cameretta ultra disordinata, ascoltando Fabio Frizzi, musica new wave, metal, Stelvio Cipriani, Bruno Nicolai e Riz Ortolani. Quando sono in giro mi porto un taccuino per annotarmi tutto, se me lo dimentico a casa uso il cellulare. Ho inoltre dei quaderni dove mi faccio degli schemi prima di intraprendere una storia nuova e mi annoto sempre tutto in block notes, tipo pensieri, stati d’animo, associazioni di idee.

12) Qualche anticipazione sul tuo prossimo libro?

Mi piacerebbe molto pubblicare il Lepidrurno che è un romanzo breve surreale e orrorifico che cerca di analizzare i giovani di oggi. Come lavoro in corso sto cercando di scrivere un altro libro sul cinema di genere. Vorrei parlare del Rape e Revenge e la sua evoluzione sino ai giorni d’oggi.

13) Cosa vuol fare da grande Francesco Basso?

Il mio sogno è diventare scrittore a tutti gli effetti, cioè oltre a vivere di questo vorrei lasciare un’orma indelebile nella letteratura. Questa è la mia ambizione e presunzione, un sogno…

sento che la mia strada è questa…

Grazie per essere stato mio ospite.

Ti ringrazio tantissimo per l’intervista, è stato un piacere e un onore risponderti

Grazie mille

Un caro saluto

Francesco

FulciFrancesco Basso: Sono giornalista pubblicista, collaboro con il mensile di Sanremo L’Eco della Riviera. Mi sono laureato al Dams di IMperia Scienze dello Spettacolo Dams ho pubblicato per Skan Magazine i racconti Failed Exorcism e Amor e Psiche. Il boia per Parole per Strada Rovereto e per il magazine di musica Where is the Club ho pubblicato Blood Orchid, Cannibal Sound e Murder Love. Nel 2013 pubblico con il Foglio Letterario Lucio Fulci – le origini dell’horror


Bene e Male?


bene e maleL’eterno quesito, ma soprattutto l’eterna lotta.
Difficilissimo dare delle definizioni dei due termini, come anche parlarne. Comunque proverò nel mio piccolo di dare qualche spunto di riflessione o, come le chiamo io, elucubrazioni.

Il bene. Cosa intendiamo dire quando pronunciamo o scriviamo la parola “Bene” e quali reazioni consce e inconsce produce in ognuno di noi questo termine? Il bene, come lo vedo io è qualcosa che ci giova e ci rende positivi. È bene qualsiasi cosa ci arrechi del piacere. In questa sede (non Santa, per carità) ci interessa comunque cercare di definire cosa sia il bene in un romanzo horror e non la definizione plasmata dall’uomo per descrivelo in senso universale o quasi.
Il bene inteso non come stato di animo, ma bensì come forza non terrena che influisce sul cammino della vita. Anticipo che senza il bene, non ci sarebbe neanche il male e viceversa. Lo so è scontato ma è giusto subito sapere che il Bene e il Male sono le due facce della stessa medaglia.
Mettiamo caso che il male, qualunque esso sia e sotto qualunque forma esso si manifesti, in realtà non esistesse. Impossibile, vero? Per un istante facciamo che sia così. Come potremmo descrivere il bene? Come potremmo dire che il Bene trionfa quando non c’è l’antagonista? Trionfa rispetto a chi? Cosa? Dove? Sarebbe come un incontro di calcio dove una delle due squadre non si presenta. Triste storia. Immaginate per pochi istanti la piattezza della vita senza il Male. Attenzione, non voglio fare il pessimista e osannare il lato oscuro della vita, ma fermatevi a ragionare. Cosa sarebbe un mondo senza avere qualcosa per cui combattere? Affinché il bene “trionfi” il Male deve essere sconfitto. E quando succede, quando ognuno di noi nella sua esistenza ha combattuto con il male e n’è uscito indenne, in quel preciso istante si è sentito bene con se stesso e con gli altri. È quel momento che racchiude la felicità di un secondo (purtroppo a detta di qualcuno la felicità, quella vera, dura solo pochi istanti.) Il Bene trionfa sempre dopo il Male e viceversa, è così che è la vita per fortuna.
I due concetti comunque non sono universali. Quello che può essere considerato Bene per noi non è detto che lo sia per gli altri o che comunque non possa arrecare danno ad altri.
Diciamo che avete finalmente trovato un lavoro, dopo tanto pellegrinare, una mano amica vi aperto la porta a un mondo nuovo. Vi sentite rinati e pieni di iniziativa. Siete felici, ma per essere così probabilmente qualcun altro ha perso il posto. A questo punto potremmo definire il Bene e il Male come la salita e la discesa della stessa collina?
In qualunque situazione che rispecchia il quotidiano ci sono sempre il Bene e il Male che duellano furiosamente.
Queste situazioni vengono riportate ed enfatizzate all’interno di un romanzo dell’orrore. In quel mondo sospeso tra le pagine e l’ambiente che circonda il lettore il Bene e il Male non sono più entità astratte, ma prendono forma e scendono in campo per dar vita alla rocambolesca battaglia.
Il concetto di Bene è Male è così ampio che non sarò io a definire cosa siamo, ma quello che posso dire è che in un romanzo dell’orrore (quelli scritti con criterio) le due figure piuttosto che battagliare, sono amanti. Si accarezzano, danzano e combattono con la stessa enfasi. Perché i tempi dove il cattivo era il cattivo e il buono il buono sono finiti ormai da un pezzo, o comunque vengono riservati a una fascia di età per bambini. Nei romanzi più “maturi” il Bene e il Male si confondono e travestono a vicenda, come due gemelli, si divertono a confondere il lettore fino alla rivelazione finale, quando il cala il sipario e si tolgono le maschere, ma anche allora, anche in quel momento, sotto la maschera ce n’è potrebbe essere un’altra e quindi…

Antonio Ferrara


Aperte le iscrizioni all’edizione 2013 del Torneo Letterario IoScrittore


ioscrittore2013-ediIl Gruppo editoriale Mauri Spagnol ripropone anche quest’anno il torneo letterario IoScrittore.
La partecipazione è totalmente gratutita e conduce a una serie di manche che culmineranno nella pubblicazione in ebook di 10 opere finaliste e nell’edizione cartacea del romanzo vincente.
A tutti gli iscritti è richiesto il giudizio incrociato delle opere degli altri concorrenti, dando così vita a una forma di scouting editoriale nuovo e democratico.
I partecipanti avranno, così, la possibilità di sperimentare il mestiere di editor e, al contempo, potranno usufruire dei giudizi espressi sulla propria opera per migliorarla e cercare di arrivare in finale. Finora quasi l’80% di chi ha ripartecipato ha migliorato in modo considerevole la propria posizione in classifica.
Tra le tante novità proposte per l’edizione 2013 sono previsti: la consulenza di un editor esperto, che sarà a disposizione di tutti i partecipanti, e un sito costantemente aggiornato ricco di consigli e suggerimenti di editor e autori affermati su come scrivere e pubblicare un libro di successo.
Ad oggi sono stati pubblicati 59 ebook e 9 libri; tra questi “Il rumore dei tuoi passi” di Valentina d’Urbano, vincitore della scorsa edizione, ha già venduto più di quindicimila copie.
In questi giorni prosegue la pubblicazione con cadenza settimanale e al prezzo lancio di euro 1.99 dei 28 ebook finalisti del 2012.

Stefano Mauri, presidente del gruppo GeMS ideatore del torneo letterario, dice:

“IoScrittore è un investimento di lungo periodo. Abbiamo trovato molte nuove voci con le quali stiamo lavorando, libro dopo libro, per trasformarle in autori di successo. Abbiamo investito molto nonostante la crisi ma siamo convinti che i frutti con il tempo arriveranno. Per qualcuno, come Valentina d’Urbano, il successo è già una realtà. Molti aspiranti scrittori hanno potuto migliorarsi e anche comprendere meglio il rapporto che lega editori e autori e quanto lavoro e passione ci siano tra il manoscritto e il libro.”

 
Buona partecipazione a tutti,
lo staff di IoScrittore

Letteratura Horror


letteraturaHorror1Ci sono dei posti che nascono così all’improvviso, dal nulla. Tanti tornano in quel nulla dal quale erano venuti, ma non è così per il portale Letteratura Horror che nel giro di poco tempo sta ampliando i suoi orizzonti e le sue professionalità all’interno del proprio organico. Una su tutte Alda Teodorani, la regina del brivido collaborerà con Letteratura Horror con la Rubrica – “Alda Teodorani Ficciones”.

Ma le sorprese (in genere si dice così) non finiscono qui. Il portale coinvolge tramite la sua attivissima pagina Facebook gli utenti, invogliandoli a partecipare a contest e concorsi letterari. Inoltre ci sono recensioni quotidiane e approfondamenti su tutto quello che riguarda il mondo dell’orrore.

I fautori di tutto ciò sono alcuni scrittori e appassionati della cultura Horror capitanati da Giorgio Riccardi che hanno deciso di dedicarsi in proprio alla pubblicazione e diffusione dei lavori letterari, senza essere soggetti alle case editrici che, spesso e volentieri, non si degnano neanche di rispondere all’invio di manoscritti.

Ricordo per tutti gli utenti Facebook la fan page ufficiale molto attiva e aggiornata.


Antonio Ferrara intervista Cristina Origone


cristina origone scrittriceOggi ho il piacere di intervistare la vulcanica scrittrice Cristina Origone. Conosciamola insieme.

1 Chi è Cristina Origone per Cristina Origone?

Una persona comune, come tante, che affronta qualsiasi difficoltà con ironia.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Ho sempre letto tanto e un bel giorno, di tanti anni fa, ho deciso di provare a scrivere delle storie. Mi piace inventare personaggi e situazioni prendendo spunto dalla vita reale.

Qualche anno fa ho partecipato a dei corsi di scrittura e poi mi sono “lanciata” (e potevo anche scegliere la finestra, ma ho preferito il mondo editoriale, sperando di farmi meno male) e ho iniziato a scrivere “seriamente” … anche se alcuni miei libri di serio hanno ben poco.

3 TIENIMI Come tenersi un uomo/una donna per più di 6 mesi??

Cosa ti dicevo? J Tienimi è un manuale ironico, scritto con la mia sociamica Gabriella Saracco, dedicato alla coppia. Una guida divertente per chi vuole qualche consiglio su come affrontare i problemi di coppia. Ci sono due versioni: l’ultima è un ebook, arricchito dalle vignette di Pietro Vanessi.

4 Edizione cartacea o eBook?

Sono combattuta: qualche anno fa avrei risposto edizione cartacea senza esitare, oggi, forse risponderei ebook. Costano meno, li scarichi in un attimo e, se si possiede un tablet, si possono salvare moltissimi libri e li puoi portare ovunque. Be’, tutto questo mi attira molto.

5 Il libro che consiglieresti di leggere?

Ce ne sono tanti, un libro di qualche anno fa che davvero ho trovato unico è L’eleganza del riccio.

6 L’ultimo libro che hai letto?

L’elastico Viola di Patricia Daniels.. Letto tutto di un fiato, consiglio anche questo. Poi ne ho iniziati diversi, ma non li ho finiti.

7 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

È difficile arrivare anche solo a farti leggere da un grande editore, però, basta anche un piccolo editore serio per avere grandi soddisfazioni.

8 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

Non partecipo ai concorsi per pigrizia. Sono molto pigra, stampare, andare alla posta, spedire… troppa fatica per me. E anche quando stampo e preparo tutto, devo superare il problema “coda”.  In questi giorni mi sto portando dietro un manoscritto che dovrei spedire a un editore, passo davanti all’ufficio postale, sbircio dentro… troppa gente e non vado. Non so quando ce la farò.

Servono? Sì, certo, se si vince un concorso importante serve.

9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Inizio sempre dalla fine. Quando so come finisce una storia, sono pronta per iniziare a scrivere. A volte organizzo tutto per bene, scaletta, scheda personaggi, etc a volte no. Dipende dalla storia e dipende da cosa sto scrivendo. Scrivo a casa, in silenzio, mai di mattina. Di mattina non sono ispirata. Ovviamente, il mio micio deve essere sempre accanto a me.

10 La tua produzione è molto varia. Cosa ti piace veramente scrivere?

A saperlo… Non lo so. Non ho un genere preferito, dipende dal momento, dall’umore, da quello che mi ispira. Mi piace scrivere, non riesco molto a dedicarmi a un solo genere e non ho ancora capito se questo è un pregio o un difetto.

11 Qualche anticipazione su i tuoi progetti futuri?

Insieme a Gabriella sto lavorando a un progetto che vede protagoniste principali le donne. Non dico altro per scaramanzia.

12 Come portarsi a letto una donna in 10 mosse?

Il mio primo manuale ironico che ho scritto per gli uomini ma che ha divertito soprattutto le donne, perché nel libro abbiamo descritto le diverse tecniche di approccio dell’uomo che a volte fanno molto ridere noi donne.

13 Cosa vuol fare da grande Cristina Origone?

C’è una domanda di riserva?

Grazie per essere stata mia ospite

Grazie a te, Antonio.

Cristina Origone, genovese, ha frequentato la Scuola Chiavarese del Fumetto e ha collaborato con la rivista Fiction TV. Ha pubblicato diversi libri con la casa editrice Delos Books, fra cui: Come portarsi a letto una donna in 10 mosse (2006) e TIENIMI Come tenersi un uomo/una donna per più di 6 mesi (con Gabriella Saracco, 2009). Nel 2008 ha pubblicato il thriller Avrò i tuoi occhi (Fratelli Frilli Editori).

Suoi racconti sono presenti su diverse riviste e antologie (fra queste il racconto nell’antologia 365 Storie cattive – a sostegno di A.I.S.EA Onlus – a cura di Paolo Franchini).

Nel 2009 ha collaborato alla realizzazione dello Spot “Campagna integrazione sul lavoro 2009” per Coordinamento Down, regia di Marzio Mirabella. Nel 2010 ha vinto la ventunesima edizione del premio Writers Magazine Italia con il racconto La quarta sorella pubblicato sul numero 22 della rivista.

A fine maggio 2011, il racconto “Dalila” (La sirena che voleva le scarpe) è stato pubblicato nell’antologia Favole della mezzanotte (Ciesse Edizioni) . I corrispettivi, dovuti ai vari autori, a titolo di diritti d’autore, sono interamente devoluti all’iniziativa: “Una struttura di accoglienza per le famiglie dei bambini ricoverati al Gaslini della Parrocchia Gentilizia San Gerolamo dell’Ist. Giannina Gaslini di Genova”.

Il suo sito: www.origone.it


Antonio Ferrara intervista Francesca Panzacchi


francesca panzacchi scrittrice modella fotografaHo avuto il piacere di intervistare la scrittrice Francesca Panzacchi per una lodevole iniziativa della CIESSE Edizioni chiamata “Interviste d’autore”. L’intervista originale è stata pubblicata sul sito della CIESSE Edizioni qualche tempo fa. La ripropongo per “Uno sguardo oltre la siepe” in occasione della prozozione Amazon per gli ebook gratuiti di cui ho parlato nel post precedente. Infatti, da oggi e, per una settimana Il Normanno è gratis su Amazon. Colgo l’occasione per cosigliarne il download gratuito.

1 Francesca Panzacchi. Fotomodella, giornalista, scrittrice, fotografa, responsabile di due collane editoriali presso CIESSE Edizioni. Come fai?

Sono piuttosto impegnata in effetti… Ma queste sono tutte cose che mi appartengono e alle quali difficilmente potrei rinunciare. Se è vero che la scrittura è la mia vocazione, è altrettanto vero che ho bisogno della fotografia per  liberare tutta la mia creatività. Mi sono state date delle opportunità splendide che ho intenzione di cogliere al meglio delle mie possibilità. E mi ritengo una persona molto fortunata, che vive amando profondamente quello che fa.

2 Il Normanno. Come nasce e perché.

Nasce per dare sfogo alla mia più sfrenata fantasia romantica. Ho sempre amato le vicende ambientate nel Medioevo e avevo voglia di scrivere una storia d’amore che non fosse banale, ma avvincente e ricca di sfumature. Ho dato spessore ai personaggi attraverso i dialoghi e poi li ho lasciati liberi di condurre la storia, a modo loro.

4 D’OMBRA E DI LUCE?

D’ombra e di luce è un progetto che amo moltissimo e che è arrivato quasi all’improvviso, davvero inaspettato. In questo libro fotografico ho raccontato le mie emozioni usando, per una volta, le immagini e non le parole.

5 DELITTI A CASTELLO. Raccontaci tutto.

Delitti a castello è stata un’altra straordinaria sorpresa. Un libro scritto a quattro mani con Carlo Santi, una bellissima sfida che sta dando risultati davvero interessanti. La trama è diabolica e i colpi di scena non mancano. La stesura è impegnativa ma allo stesso tempo molto divertente e sicuramente utile alla mia crescita come scrittrice.

6 Hai pubblicato una moltitudine di romanzi e racconti di diverse tipologie, qual è il genere che ti piace scrivere?

La mia scrittura è poliedrica, spazio dal noir alla fiaba, dal romanzo rosa- storico alla poesia. In realtà non c’è un genere che io prediliga rispetto agli altri, seguo semplicemente il fluire dell’ispirazione che mi porta in una direzione oppure in un’altra.

7 Poesia che passione?

La Poesia è la mia prima vera passione. È proprio attraverso di essa che mi sono avvicinata al mondo della scrittura: il primissimo libro che ho pubblicato è stata infatti una silloge poetica. La Poesia inoltre mi ha regalato grandi soddisfazioni a livello di critica e di premi internazionali e, nel 2010, mi ha permesso di partecipare al programma radiofonico “L’uomo della notte”, condotto da Maurizio Costanzo su RADIO1.

8 La Casa di Sveva, un noir a sfondo psicologico. Perché leggerlo?

Per rimanere disorientati.

9 Come, quando e dove scrivi?

Scrivo davanti al pc, tutte le volte che riesco a rimanere da sola, perché ho bisogno di silenzio e di concentrazione assoluta. Mi capita spesso di svegliarmi in piena notte con un’idea in testa e di doverla scrivere immediatamente per non rischiare di perderla.

10 Collana Light dedicata alla fotografia della CIESSE Edizioni. I tuoi consigli a chi si accinge a finire tra le tue mani e vorrebbe uscirne illeso.

Uscirne illesi è impossibile J, ma ciò che conta è che il lavoro finale risulti di altissimo livello. Le candidature che mi vengono proposte sono davvero tante, buona parte di ottimo livello, perciò i fotografi che scelgo di pubblicare sono professionisti seri e preparati con i quali per fortuna è piacevole lavorare. Dare consigli è sempre difficile… Posso però suggerire di proporre progetti particolari e di forte impatto visivo, insomma di osare.

11 Cosa ti piace leggere?

Thriller, Gialli – Noir e Poesia.

12 Qualche anticipazione sulla tua produzione targata 2012?

Al momento tutte le mie energie sono impegnate nella stesura di DELITTI A CASTELLO che, se tutto va bene, uscirà giusto in tempo per il Salone del Libro di Torino.

Il Normanno è gratis su Amazon solo per un breve periodo.

Francesca Panzacchi ha pubblicato gli audiolibri “FIABE STREGATE” e “STORIE DI MAGHI, FANTASMI E TAGLIALEGNA”, TREEBOOK Audio-editore (2010);  il romanzo noir “LA CASA DI SVEVA”, CIESSE Edizioni (2010), il romanzo rosa storico “IL NORMANNO”, CIESSE Edizioni (2011) e la silloge poetica “SOSPIRI”, CIESSE Edizioni, (2011). Vincitrice del Concorso “Delitto in libreria” indetto dalla Libreria Mondadori di Rimini, 2008; seconda classificata al Concorso Internazionale “Piccole Storie d’aria” indetto da Culturaglobale, 2009; finalista al Premio di Poesia “Occhietti Neri”, 2009; finalista al Premio Nazionale di Haiku “La voce della natura rivela ciò che penso”, 2009; finalista alla quarta edizione di De Gustibus: Il Nocino, 2010; finalista al Premio Letterario Giallomilanese, edizione 2010. E’ presente in numerose antologie, fra le quali: Unico Indizio: La sciarpa gialla, Damster Edizioni, 2009; Viaggiare con bisaccia e penna, Lietocolle Edizioni, 2009; In treno, Giulio Perrone Editore, 2009; Dolce Natura almeno tu non menti, Editrice Zona, 2009; Subdoli Voli, Edizioni Pragmata, 2009; 365 Racconti Erotici per un anno, Delos Books, 2010; Cose Bulgare, Linea BN Edizioni, 2011. E’ inoltre presente nell’e-book “Italians – una giornata nel mondo”, a cura di Beppe Severgnini, Rizzoli, 2008. Nel 2009 i suoi Racconti Brevi sono stati letti su Radio Emilia Romagna, all’interno della Rubrica “Racconti d’autore” a cura di Claudio Bacilieri. Il 19 Maggio 2010 la sua poesia “I tuoi occhi giurano amore” è stata letta su RADIO1, all’interno del programma “L’UOMO DELLA NOTTE” condotto da Maurizio Costanzo. Membro di giuria durante la seconda edizione del Concorso Letterario Nazionale “La Biblioteca d’oro” (2011). Il racconto Nano malefico è pubblicato nell’antologia Fobie (CIESSE Edizioni). È in uscita con il romanzo “Delitti al castello” scritto a quattro mani con Carlo Santi per CIESSE Edizioni.


Antonio Ferrara intervista Massimo Soumaré


Massimo Soumaré

Massimo Soumaré

Oggi ho il piacere d’intervistare Massimo Soumaré: Traduttore, scrittore, curatore editoriale, saggista e ricercatore indipendente. Per me è un vero piacere averlo come ospite per “Uno sguardo oltre la siepe”.

1 Chi é Massimo Soumaré per Massimo Soumaré?
Ah, non chiederlo a me. È da più di quattro decadi che sto cercando si scoprirlo…

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?
Ho iniziato la mia attività come traduttore e, grazie a questo, ho conosciuto molti autori giapponesi. Parlando spesso con loro di letteratura e dei processi creativi della scrittura mi è nata la voglia di provare a creare qualcosa di mio. Dato che alcuni lettori hanno apprezzato le mie storie ho pensato di continuare.

La gavetta quasi decennale fatta con ALIA e altre antologie italiane ed estere in cui ho potuto pubblicare a fianco di grandi scrittori internazionalmente conosciuti come Danilo Arona, Jon Courtenay Grimwood, Kaori Ekuni, Miyuki Miyabe, Michael Moorcock, Alvin Pang, solo per citarne alcuni, mi è stata molto utile. Sapere di dover pubblicare un racconto a fianco di autori simili ti spinge a cercare di dare il meglio di te, sai che è gente che scrive in modo fantastico. Questo ti permette di fare notevoli progressi. Da questo punto di vista mi ritengo molto fortunato.

3 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?
Per come sono organizzati in Italia direi che servono a poco.
Ritengo invece utile un modello di premio letterario come quello giapponese dove ai vincitori, esordienti o professionisti che siano, è garantita la pubblicazione a livello nazionale presso medi e grandi editori con una forte pubblicizzazione del racconto o del romanzo e anche un compenso in denaro che può andare dai duemila ai diecimila euro circa. Inoltre le commissioni giudicatrici composte di noti critici letterari e scrittori restano in carica per circa quattro anni, dopodiché i membri cambiano. La rotazione completa garantisce l’equità dei concorsi e il fatto che gli sponsor e le case editrici investano una considerevole quantità di denaro permette la selezione di opere di qualità giacché non hanno alcun interesse a spendere soldi per promuovere lavori di poco pregio. Ciò è possibile grazie al gran numero di lettori e di pubblicazioni. La realtà italiana è, purtroppo, diversa.

4 Edizione cartacea o eBook?
Personalmente preferisco il cartaceo, ma l’eBook è un’alternativa interessante quando è pubblicato in maniera professionale.
La questione dell’eBook differisce molto da paese a paese e, attualmente, è ancora in continua evoluzione. Soprattutto mi pare che il punto essenziale verta su come sarà gestita tutta la sovrastruttura editoriale (editing, cover, diritti d’autore, pubblicità eccetera). Ad esempio, negli USA c’è ora un forte contrasto tra gli scrittori già affermati e le case editrici. Considerata quindi la situazione ancora incerta resto fedele al buon vecchio libro cartaceo, ma sono pronto ad aprirmi alle novità.

5 Il libro che avresti voluto scrivere?
Non c’è. Esistono tantissimi libri che trovo meravigliosi e di cui ho ammirato la capacità di scrivere degli autori, ma sinceramente di nessuno ho mai pensato che avrei voluto scriverlo io.

6 Stephen King sostiene che: uno scrittore competente si possa trasformare in un bravo scrittore.
Ognuno ha le sue idee. Quella di King è valida come un’altra. Bisogna anche vedere cosa intende lui per “bravo scrittore”.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?
Mi piacerebbe. Però, tramite gli autori giapponesi, ho visto quale può essere l’altra faccia della medaglia. Dormire poche ore a notte, essere perseguitati dalle date di consegna, scrivere giornalmente un determinato numero di pagine. Giusto lo scorso mese sono rimasto letteralmente a bocca aperta nello scoprire che i maggiori autori di best sellers storici, un genere molto in voga in Giappone, arrivano persino a pubblicare una ventina di romanzi l’anno!
Ecco, vivere di scrittura ma senza esagerazioni simili sarebbe il mio ideale.

8 Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi?
Non lo ritengo impossibile, ma estremamente difficile sì.
Ci sono alcuni casi di giovani autori che hanno pubblicato con grosse case editrici ma, tralasciando qualsiasi discorso sulla qualità letteraria dei libri editi, spesso non è mai molto chiaro perché sia stato scelto un determinato scrittore invece di un altro. Il problema è riuscire a entrare in contatto con un editor cui sottoporre il volume o un progetto editoriale il quale abbia un certo potere decisionale all’interno dei “grandi editori”. Forse pubblicando mainstream è più facile che non dedicandosi invece alla letteratura di genere che in Italia ancora oggi viene considerata in maniera meno favorevole.

9 I giovani autori giapponesi hanno le stesse difficoltà degli italiani nel pubblicare le proprie opere?
Come ho risposto sopra, in Giappone ci sono un gran numero di concorsi letterari per tutti i generi. Inoltre i premi in denaro per quelli dedicati agli esordienti sono di frequente ancora più alti dei concorsi dedicati agli scrittori professionisti (i giapponesi definiscono scrittori professionisti solo gli autori che si mantengono esclusivamente scrivendo) poiché servono a incoraggiare i giovani. Agli autori importanti da un certo momento in poi non sono più conferiti grossi premi letterari, preferendo invece dargli riconoscimenti e onorificenze governative per il loro contributo alla cultura. Si riesce pertanto ad avere sempre nuove generazione di scrittori di talento in crescita creativa durante gli anni senza intasare il sistema dei concorsi e dei premi.

È anche possibile portare o mandare i manoscritti direttamente alle case editrici dove sono effettivamente letti. Se un editor trova un autore grezzo, ma di talento, può anche dedicare un anno o più a fargli scrivere dei racconti o un romanzo e a correggergli le bozze in modo da migliorarne le qualità. Solo quando lo scritto ha raggiunto una forma soddisfacente l’editor lo sottopone ai capiredattori per la pubblicazione. C’è quindi un grosso lavoro di talent scouting supportato dalle case editrici.

È chiaro che i giovani giapponesi hanno un’infinità di possibilità in più rispetto ai loro corrispettivi italiani tenuto conto anche della ricerca da parte degli editori di opere fresche e originali, però è pur vero che c’è anche una competitività molto alta. È necessario saper scrivere in fretta mantenendo una buona qualità di stesura. La media per i romanzi della letteratura di genere varia dai quattro ai nove romanzi l’anno. Se ne possono scrivere di meno, ma il guadagno ricavato in questo caso non permette di vivere solo della propria scrittura e si rischia pure di essere superati nelle vendite dagli altri scrittori.

10 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?
Di solito utilizzo il computer (una volta terminata la prima stesura modifico e perfeziono il testo continuamente, quindi il PC è molto comodo per questo), ma all’occorrenza un foglio di carta e una biro vanno benissimo. Scrivo quando posso, ossia quando non traduco, non insegno, non gioco con i gatti… Mi piace scrivere a casa dove ho i miei libri con cui posso controllare all’occorrenza i dati e dove posso collegarmi a internet per le eventuali ricerche. Quando mi viene qualche buona idea la segno su un foglio di carta e poi la conservo, a volte a lungo, per servirmene al momento opportuno. Uno dei miei difetti è quello che senza un obiettivo concreto non riesco a impegnarmi, devo sapere che c’è almeno una possibilità effettiva di pubblicare quella data cosa. Purtroppo ormai è difficile cambiare questo mio carattere…

11 Tu, Danilo Arona, Onryo, Avatar di morte e Mondadori. Raccontaci questa avventura.
Arona ed io abbiamo creduto molto e riversato parecchie energie in Onryo, Avatar di morte. Tuttavia c’è stata tutta una serie di contrattempi che hanno ritardato considerevolmente i tempi di pubblicazione e per un certo periodo non sapevamo neppure se il volume sarebbe davvero uscito. Sono quindi contento che sia stato pubblicato in Urania, anche se il tema non è certo quello trattato solitamente da questa collana.
Per molte ragioni, personalmente ritengo sarebbe stato preferibile se l’antologia fosse uscita più velocemente e in una collana da libreria come gli Oscar. In questo caso le probabilità che un editore nipponico ne pubblicasse un’edizione in giapponese sarebbero state molto più alte. Sarebbe stato anche più semplice interessare editori esteri di vari paesi (obiettivo a cui Sergio Altieri, ex-direttore delle collane da edicola, non faceva mistero di voler mirare; inizialmente a questo scopo si era infatti parlato di una doppia pubblicazione del libro sia nella defunta Epix sia in una collana Mondadori da libreria). Senza contare la possibilità di avere il volume in vendita nelle maggiori librerie online per un lungo periodo, un vantaggio non da poco considerato l’ormai ridotto tempo di permanenza nelle librerie (ancor più corto per le edicole) dei libri e la possibilità d’acquisto dei volumi anche da parte dei lettori collezionisti di altre nazioni.
Magari se Onryo, avatar di morte avrà successo la Mondadori potrebbe pensare di farlo uscire in seguito negli Oscar. Sarebbe bello.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?
Leggere molto e di tutto. Metterci l’anima, credere in se stessi e nelle proprie scelte, ma contemporaneamente saper ascoltare e valutare in senso critico anche i pareri e le opinioni di chi ha più esperienza.
Non esiste una sola via e ognuno deve cercare il proprio modo di esprimersi. Pure la fortuna, elemento totalmente aleatorio, conta moltissimo… Come dicono i giapponesi, c’è da sperare che il dio della letteratura ci favorisca.

13 Cosa vuol fare da grande Massimo Soumaré?
Ci sto ancora pensando…

Grazie per essere stato mio ospite.

Massimo Soumaré, Torino 1968. È traduttore, scrittore, curatore editoriale, saggista e ricercatore indipendente. Ha collaborato con riviste specializzate sulle culture orientali quali A Oriente! (La Babele del Levante), per cui ha anche curato il numero bilingue relativo al Giappone (2002), e Quaderni Asiatici (Centro di Cultura Italia-Asia “G. Scalise”), con riviste di cultura letteraria italiane e giapponesi come LN-LibriNuovi (CS_libri), Semicerchio (Le Lettere), Studi lovecraftiani (Dagon Press), Ashikabi (Dôjidaisha), Komatsu Sakyô Magazine (IO Corporation) e Ronza (Asahi Shinbunsha). Ha redatto le note di letteratura giapponese moderna per il Grande dizionario enciclopedico Nova della casa editrice Utet (2001) e quella sul Giappone per il GDE (Grande Dizionario Enciclopedico) supplemento 2011 (Utet-De Agostini). Ha inoltre tradotto numerose opere di scrittori giapponesi moderni e contemporanei quali Osamu Dazai, Kenji Miyazawa, Michizô Tachihara, Kyûsaku Yumeno, Ken Asamatsu, Kaori Ekuni, Mitsuyo Kakuta, Hideyuki Kikuchi, Miyuki Miyabe e Yasutaka Tsutsui. Come autore, suoi racconti sono stati pubblicati in diverse antologie tra cui ALIA (CS_libri), Tutto il nero del Piemonte (Noubs), Igyô korekushon (Kôbunsha), Kizuna: Fiction for Japan (Brent Millis) e sue opere sono state tradotte e pubblicate in Cina, Giappone e USA. Per i manga e i fumetti collabora con le case editrici Pavesio Editore e J-Pop ed inoltre tiene la rubrica Stupori giapponesi sulla letteratura contemporanea giapponese per il blog di L’indice dei libri del mese (L’indice scarl). Insegna lingua giapponese presso il CentrOriente e la Fondazione Università Popolare di Torino.

Sito: http://www.webalice.it/m.soumare/

Blog: http://massimosoumare.wordpress.com/


Antonio Ferrara intervista Carlo Improta


Carlo Improta

Carlo Improta

Oggi ho il piacere d’intervistare l’artista Carlo Improta. Difficilmente nella vita mi è capitato d’incontrare persone così profonde, con una propensione a guardare oltre quella famosa “siepe” che fa da cornice al mio blog. Carlo Improta é una di quelle persone. Non solo si sofferma a uno sguardo, ma riesce a guardare e affrontare i sentieri dell’inconscio che sono ramificati in ognuno di noi.

1 Chi é Carlo Improta per Carlo Improta?

Carlo Improta per Carlo Improta è un dottor jekyll e mister hiede cioè un dottor jekill razionale e scientifico nel limite delle proprie conoscenze e un mister hiede tra normalità e pazzia, genialità e demenza nevrotica. So solo che debbo qualcosa a tutti e due, ma il mister hiede non è bello da vedere.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Come tutte le cose d’istinto vengono e basta, ma poi ho studiato a fondo la cosa e ti posso dire che la parola come la musica entra dall’orecchio e arriva ad un sito interiore più profondo dell’oggetto guardato. Ciò che voglio dire che per me ci sono musiche che mi hanno fatto piangere mentre nessun quadro o scultura lo ha ancora fatto. Per me questo fatto vuol dire molto.

3 Pittore, scultore, scrittore. Un artista a 360 gradi, come fai?

Se si amano tre donne contemporaneamente stai tranquillo che trovi il tempo per tutte e tre.

4 Edizione cartacea o eBook?

Tutto deve essere per tutti. Penso che in questo periodo di transizione è giusto che convivano entrambe le possibilità. Poi il tempo e sua maestà il capitale farà il resto.

5 Quanti libri hai scritto? A quale sei più affezionato e perché?

Sei, ho scritto sei libri a oggi. Sono più affezionato all’ultimo libro che poi non è un romanzo ma un piccolo saggio intitolato sull’incompletezza dell’essere. È finalmente la chiusura di un cerchio aperto nel 1997. Quando alla direttrice del PAN di Napoli gli dissi che il mio lavoro iniziava nell’97 e finiva oggi lei disse che solo i pazzi possono perseguire un progetto per quindici anni.

6 Una Vita tra Napoli e Montepulciano?

Sì, Napoli è per il mister hiede, geniale e pazza mentre montepulciano è per dottor jekill razionale e adatta alla riflessione interiore.

7 Il tuo primo libro è stato Tecla, cos’è cambiato da allora?

Nulla, avevo già quarantasei anni, sono solo più consapevole di dover dire le mie idee, ho capito che ce ne bisogno.

8 Quando ti sei accorto che oltre alla pittura avevi qualcosa da dire anche attraverso la scultura e la scrittura?

La scultura è stato come accarezzare la vita, toccare scarnare e lisciare è quasi un piacere sessuale. La scrittura è per capire ed analizzare fino in fondo dove mi trovavo con i piedi, e tracciare la mia strada interiore senza equivoci.

9 Da quello che si sente in giro il mondo dell’editoria è fatto da “caste” chiuse, funziona così anche per la pittura e la scultura? Che ne pensi?

Penso che questo è un tasto che potremmo parlare per ore senza fare una linea dritta ma solo una parabola dove noi saremmo solo al centro senza possibilità di fuga. Evadiamo da ciò, facciamo finta che tutto non ci interessi. Tanto ciò che abbiamo fatto o scritto ormai esisterà sempre anche a scapito degli interessi privati di pochi cultori del capitale culturale.

10 Come scrivi? Quando scrivi?

I primi tre racconti li ho scritti per la maggior parte in macchina con schizzi sui fogli dal quale è stato tratto la verbo-visività il resto a computer.

11 La tua più grande soddisfazione in campo artistico fino ad ora?

Aver scritto L’essenzialista, se lo hai letto puoi capire perché. Tutti quelli che lo hanno letto seriamente non hanno potuto far a meno di complimentarsi con me.

12 Artisti si nasce o si diventa?

Possiamo essere tutti artisti, sempreché stimoliamo il rapporto mente-mano, che è l’argomento del mio ultimo libretto sull’incompletezza dell’essere.

13 Cosa vuol fare da grande Carlo Improta?

L’uomo artigiano, perché è lui il futuro della civiltà del nuovo secolo con il suo rapporto mente-mano. Solo l’uomo artigiano è un uomo che vivrà soddisfatto del suo saper creare e concettualizzare un bene. Questo è l’argomento del libretto sull’incompletezza dell’essere che ti darò e dovrai leggere con attenzione Antonio. Grazie e ciao.

Perfetto, non vedo l’ora di leggerlo. Grazie per essere stato mio ospite.

Sito internet di Carlo Improta

Una Donna. Lettere da un artista

L’essenzialista. Giallo poliziano


Antonio Ferrara intervista Alda Teodorani


SWcrittrice Alda Teodorani

La Scrittrice Alda Teodorani

Oggi sono in compagnia di Alda Teodorani, colei che si potrebbe definire la Regina delle Tenebre, abile manipolatrice di incubi inquieti. Quelli dell’anima.

1 Chi é Alda Teodorani per Alda Teodorani?

Alda è una persona normale, che ha avuto una vita non facile, un’infanzia povera, dove poter leggere un libro era qualcosa da doversi conquistare. Ora è una persona speciale, che ha la forza di fare le cose che le piacciono e di dire no quando è il momento di farlo. È soprattutto la scrittrice, quella che ha lasciato tutte le certezze per dedicarsi all’unica cosa che la faceva felice: la scrittura.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Ho sempre amato leggere, fin da bambina: andavo alla biblioteca comunale del mio paese per procurarmi i libri, e ho sempre avuto una fascinazione per la figura dello scrittore, con la sua penna d’oca in mano e i fogli che si accumulano faticosamente uno dopo l’altro accanto a lui; è una cosa che ho visto tante volte al cinema e da piccola aveva stimolato la mia fantasia, e poi a un certo punto, dopo avere letto centinaia di libri, forse migliaia, mi sono accorta che avevo questa voglia di raccontare le “mie” storie, le storie che nessuno aveva mai narrato.

3 Essere donna in un ambiente come quello della letteratura “Horror”?

Essere donna in un ambiente come quello della letteratura horror credo che porti uno svantaggio, quello di non essere presa mai sul serio, di non riuscire a far prevalere la propria voce; quando esordisci, i tuoi colleghi uomini ti guardano con simpatia, in alcuni casi ti corteggiano apertamente, come se il fatto che scrivi di certi argomenti ti rendesse eroticamente appetibile; le colleghe donne ti guardano con condiscendenza, sei una che ha appena iniziato e chissà mai se riuscirai a fare qualcosa di buono – a me sono capitate entrambe le cose, quando avevo appena iniziato a scrivere: venivo definita una “dilettante” dai colleghi già pubblicati, e c’era sempre qualcuno che mi riferiva quel che veniva detto di me (ne avrei fatto volentieri a meno). Poi con la pubblicazione sono arrivati i primi guai, le ostilità o le avversità aperte, da parte di altri scrittori che facevano di tutto per ostacolarmi, ma anche da parte di gente che gravitava nell’ambito del giallo-noir-horror, persone che gestivano i loro circoletti para-letterari e vedevano una new entry come una minaccia a un sistema consolidato. Personalmente accolgo con grande entusiasmo le persone che affrontano le mie tematiche e gli unici dissidi che ho avuto sono riferibili a persone per le quali ho lottato, mi sono esposta in prima persona, donne che hanno pubblicato grazie a me e al mio prestigio e poi, appena raggiunto il loro scopo, mi hanno voltato le spalle. Questo succede in tutti gli ambiti ma sono cose che feriscono, e a quel punto i rapporti si chiudono, non certo per invidia.
Ovviamente c’è l’altro lato della medaglia, c’è una serie di vantaggi visto che questo tipo di scrittura è poco praticata e poco amata dalle donne. Questo determina una sorta di curiosità nei confronti di una scrittrice che si occupa di tematiche forti. Non so se quello che faccio io è veramente definibile come horror, però so che le mie tematiche sono ancor oggi uniche e la mia firma, la mia voce, sono ben riconoscibili. Sono passati molti anni da quando gli editori mi dicevano «non ti pubblico perché sei troppo efferata» e devo il mio successo a editori come Francesco Coniglio, Luigi Bernardi, Francesco Altieri, Marcello Baraghini, Francesca Chiappa, Paola Canonico, Fabio Nardini, Francesco Verso, ad amici (scrittori, artisti e illustratori) come Antonio Tentori, Paolo di Orazio, Fabio Giovannini, Stefano Di Marino, Sergio Altieri, Roberta Mochi, Max Giovagnoli, Nando Adiletta, Giulio Ciancamerla, Cristina De Carolis, Stefano Gaetano (una persona speciale, e non solo per me, che sta vivendo un momento molto difficile a causa dell’ottusità delle istituzioni), Simone Lucciola, Cristiano Caggiula, Mara Autilio e l’amico Giampiero Wallnofer (che hanno realizzato tante illustrazioni per me), a tutti gli amici e i registi della “gang” di http://www.filmhorror,com che hanno reso possibile l’iniziativa Appuntamenti Letali, il DVD e i film tratti dai miei racconti, e a tutti i disegnatori (compreso mio fratello Marco) e le band che mi hanno accompagnato nel progetto Quindici desideri, il mio nuovo lavoro rigorosamente DIY. Tutta  gente che mi è stata accanto anche fisicamente nei momenti difficili, che mi è già capitato di ringraziare e non mi stancherò mai di farlo. E ovviamente ai miei (pochi ma buoni!) lettori che hanno creduto e ancora credono in me.
Penso che ancora oggi poche persone siano riuscite a fare quello che ha fatto io in tema di scrittura dirompente, di  violenza sanguinaria ma allo stesso tempo romantica.

4 Edizione cartacea o eBook?

Amo molto i libri su carta e mi rendo conto però che i tempi stanno cambiando. Io stessa ho appena pubblicato di recente due romanzi in e-book con la Kipple (Belve e Organi) perché credo che anche chi legge su computer o su eBook reader abbia diritto di possedere in quel formato i libri che gli piacciono, anche se è già pronta l’edizione su carta di Belve, che uscirà tra qualche mese con Cut-Up.
Come vedi, secondo me entrambe le cose possono coesistere e non prediligo uno nei confronti dell’altro perché io colloco sempre il mio punto di vista non dalla parte autore ma dalla parte del lettore (anche quando scrivo) e quindi quando faccio qualcosa penso soprattutto al lettore.
Anche ora, con 15 desideri (http://www.15desideri.com) una sperimentazione (again!) che ha raccolto quindici illustratori, quindici gruppi musicali dell’area punk/elettronica/rumoristica-sperimentale, vari grafici tra cui il top! Gian Nicola Maestro, che mi scrisse e mi segue fin dal mio primo libro, quattordici produttori per un art/cd/book in 4 lingue, assolutamente DIY, non mi importa della forma classica del libro, ma del lettore che può apprezzare il prodotto!

5 Il libro che ti ha dato più soddisfazioni?

Il libro che mi ha dato più soddisfazioni è quello che le persone hanno amato di più, più intensamente, ed è sicuramente Organi (che, come dicevo prima, è stato riproposto in e-book proprio ora) anche se è uno dei libri che ho scritto con meno fatica e più leggerezza, il risultato dei miei dialoghi sulla scrittura e sui rapporti con la mia amica Roberta Mochi, che ho conosciuto perché stava lavorando a una tesi dedicata a me e che ha poi pubblicato un saggio sulla letteratura di genere che andrebbe secondo me ristampato (Libri di sangue).
A più di 10 anni di distanza dalla sua pubblicazione ancora trovo persone che hanno amato e amano e leggono Organi e che mi riconoscono per strada come mi è successo qualche giorno fa grazie proprio a quel libro (devo dire anche che Elisabetta Mondello e Monica Cristina Storini, all’università La Sapienza di Roma e Stefanie Rubenis a Wurzburg hanno contribuito non poco a diffonderne il culto).

6 Mondadori?
Mondadori per me è stato una scelta obbligata, perché ho letto i Gialli Mondadori fin da bambina e sono lieta di averne fatto parte. E il Giallo Mondadori, così popolare e poco costoso, resta a tutt’oggi il vero pulp italiano, non certo paragonabile al finto pulp degli scrittori fighetti che amano proporsi come sperimentali e di rottura quando invece stanno molto bene attenti a non oltrepassare mai i limiti della decenza, e quando lo fanno condiscono tutto con il grottesco, che fa perdonare qualsiasi nefandezza. Sono doppiamente contenta di aver fatto pubblicare il mio Sacramenti nel giallo Mondadori, un romanzo forte, per il quale ho versato sangue e sudore e che ben pochi avrebbero avuto il coraggio di pubblicare per quanto è violento e malsano, specie perché quella collaborazione mi era stata offerta da un autore di grande livello, che stimo moltissimo, Sergio Altieri. Era la prima volta, credo, che la collana era diretta da uno scrittore puro, completamente fuori da ogni legame politico. So che la casa editrice è controversa, è anche difficile fare delle scelte di questo tipo per me che tendenzialmente sono per la decrescita. E per quanto discussa, difendo Mondadori, anzi il giallo Mondadori, che è molto molto meglio di altre case editrici che con tutta l’ipocrisia possibile si propongono come di sinistra e poi sono manovrate e possedute da elementi che di sinistra non sono affatto. È facile recitare la parte degli scrittori alternativi e compagni quando poi ti tappi occhi, bocca e orecchie perché ti piovono in tasca un sacco di soldi e non ti chiedi nemmeno da dove vengono, non trovo che questo sia un atteggiamento di sinistra. Un lato negativo è che dopo l’apparizione in edicola il libro lo sento un po’ come se fosse morto e spero che riuscirò a farlo ristampare.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?

Vivere di scrittura forse non è così bello come si pensa anzi vivere scrivendo romanzi, e niente altro. Credo che possa mancare il confronto con la vita “vera”, con altre situazioni che possono stimolare a scrivere. Non sono molto attratta da questo mettersi a tavolino dalle otto di mattina alle cinque del pomeriggio perché credo che manchino gli stimoli esterni per creare storie. Invece magari fai un altro lavoro e quando ti metti a scrivere è veramente una gioia ritagliarsi quei momenti per sé.
Io comunque a conti fatti vivo di scrittura perché grazie a Dino Caterini, il direttore della Scuola Internazionale di Comics, con cui collaboro da tanti anni, faccio un lavoro interamente dedicato alla scrittura, e all’insegnamento della scrittura.

8 Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

Sinceramente non ho ancora ben capito quali sono i meccanismi che permettono di pubblicare con un grande editore e poi poter vivere solo di libri, certo non ritengo che questo sia un passo auspicabile o invidiabile perché si fa questa grande uscita clamorosa e poi finisci nel dimenticatoio come è successo tanti giovani dei quali nessuno ricorda il nome.

9 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

Ho partecipato a un paio di concorsi letterari in tutta la mia vita: credo che siano regolati in maniera che ci si possa fidare tuttavia sinceramente non li ritengo così importanti.

10 Come scrivi? Quando scrivi?

Scrivo quando posso scrivere e nei ritagli di tempo del mio lavoro. Ho scelto un lavoro part-time per poter scrivere la mattina ma non tutte le mattine riesco a farlo.
Spesso scrivo in treno con il mio portatile, scrivo quando posso, quando ne ho voglia, quando l’urgenza diventa tale che non posso più farne a meno.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Per scrivere, per pubblicare e continuare a farlo, bisogna faticare, fare scelte non facili, ma soprattutto bisogna credere in se stessi e essere tenaci. Sapere che il libro si scrive da soli ma per tutto il resto ci sono gli altri: gli amici che sanno starti vicino e darti coraggio, altri scrittori che ti aiutano, sapere che la scrittura è qualcosa da condividere, non è una cosa che bisogna conservare gelosamente per sé stessi. Bisogna sapere che non puoi impedire agli altri di scrivere e che ci sarà sempre qualcun altro che comincia a scrivere dopo di voi, ci sarà sempre qualcuno che vi aiuterà e qualcuno che cercherà di fermarvi o di ostacolarvi, e scoprire la gioia di essere riconoscenti e anche quella di tirar fuori un bel vaffa, e alla fine sarete voi che aiuterete qualcun altro, e a quel punto ignorate le persone per cui non ne vale la pena.

13 Cosa vuol fare da grande Alda Teodorani?

Vorrei avere la possibilità, pur continuando a lavorare, di trasferirmi in un posto più tranquillo e sereno di quello in cui vivo ora, che già è l’ideale sotto molti aspetti per me, a parte le urla dei vicini di casa (perché la gente non riesce a parlare con un tono di voce normale?). Sogno un’abitazione un po’ più isolata in cima alla collina dove poter scrivere senza nessuno che mi disturbi con i suoi rumori. E per il resto voglio semplicemente continuare a scrivere!

Grazie per essere stata mia ospite.

Alda Teodorani è nata a Massalombarda in provincia di Ravenna e vive e lavora a Roma, dove sono ambientate molte delle sue storie.
Si è occupata di , cinema, sceneggiature, traduzioni ed anche fumetti.
Famosa, soprattutto, per la sua attività di scrittrice di
racconti e romanzi horror.

Alda Teodorani Website