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L’URLO BIANCO: Curiosità


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Lo sapevi che:

  • Il romanzo doveva chiamarsi “Grida oltre il silenzio”? Poi, su suggerimento dello scrittore Danilo Arona, è stato cambiato in “L’URLO BIANCO”.
  • L’autore ha voluto inserire nel testo un cameo in onore allo scrittore alessandrino Danilo Arona.
  • Il libro è stato scritto per metà a Pizzoferrato, località Valle del Sole, nel periodo natalizio dell’inverno del 2003.
  • L’appartamento preso in affitto da Mike Calabritti, non è altro che il posto dove Antonio Ferrara ha scritto il romanzo (vedi foto).
  • Il racconto “Non è nulla” presente all’interno del romanzo, è stato inserito solo successivamente, dopo la vittoria del Premio Crawford 2013 da parte di Simone Carletti.
  • I luoghi descritti esistono realmente, ma sono stati romanzati per dare atmofera, ma neanche tanto. Lo stesso Antonio Ferrara ha ammesso di aver scorto qualcosa di notte, durante le sue passeggiate notturne, sulla strada che collega Pizzoferrato e Valle del Sole e su quella che collega la “Valle” (boschetto) alla statale in direzione di Rivisondoli, nei pressi di una piccola casa diroccata.
  • Il blackout di Valle del Sole del Natale 2003 è un fatto realmente accaduto.
  • Il romanzo è stato scritto su dei quaderni e solo successivamente ricopiato a computer.
  • L’URLO BIANCO è stato finalista al concorso letterario Io Scrittore 2013.
  • È il secondo romanzo di senso compiuto di Antonio Ferrara.
  • Quello che capita alla famiglia Corallo, durante la loro prima apparizione nel romanzo, è accaduto realmente ad Antonio Ferrara e alla sua famiglia.

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L’URLO BIANCO di Antonio Ferrara


L'urlo bianco

L’urlo bianco

In questi anni di blog, ho recensito, annunciato, espresso pareri su tanti libri e intervistato tanti scrittori, ma arriva un giorno nella vita in cui arriva il tuo momento, quello di uscire da dietro le quinte e farsi avanti sul palco, al centro della scena.
Esporsi in qualche modo, sì, perché alla fine quando si pubblica un libro non si fa altro che esporsi. È una strana alchimia perché se da un parte hai aspettato questo momento per anni e anni, dall’altra hai paura di mostrarti alla luce del sole, una paura ingiustificata, intendiamoci, ma pur sempre una paura.
Oggi sono qui a scrivere sulla tastiera per annunciare il mio libro, quello in cui ho creduto. Oggi sono qui e mi rimetto al giudizio di chi voglia darmi fiducia, casomai leggendo “L’URLO BIANCO”. Ma non è questo il nocciolo della questione. Il nocciolo sta nel fatto che il libro è stato scritto nei luoghi in cui è ambientato la storia (la provincia di Chieti) ed è stato scritto alla “vecchia maniera”, ovvero, di getto, senza infrastrutture, scheletri, impalcature o colpi di scena programmati. Questo è un libro, concedetemi il termine, “vero”. Scritto perché avevo qualcosa dentro che premeva per uscire, una riflessione sulla sottile linea che separa la vita e la morte, come evidenzia Pastor nella prefazione, ma questo io non lo sapevo. Io mi sono limitato a scrivere la storia che avrei voluto leggere. Solo questo. Mi sono semplicemente fatto una domanda: “La realtà è così come noi esseri umani la vediamo, oppure c’è dell’altro che i nostri sensi non ci permettono di percepire?” La risposta alla mia domanda è stata “L’URLO BIANCO“, con tutte le sue sfumature che, solo un lettore “esterno” sarebbe in grado di cogliere. Io mi sono divertito a scriverlo e spero che voi vi divertiate altrettanto nel leggerlo.

Grazie.

Quarta di copertina:
Nel dicembre del 1993 in un piccolo paesino arroccato sui monti della provincia di Chieti sparisce un bambino. Dieci anni dopo, Mike Calabritti decide di partire per quel luogo, schiacciato dal successo del primo romanzo e incapace di ritrovare una nuova ispirazione. Pizzoferrato sembra essere il luogo adatto per ritrovare se stesso, lontano dalla confusione e dai tanti impegni di una vita cambiata troppo in fretta, ma in quel luogo alberga qualcosa in cerca di chi possa vedere…
Dalla prefazione di Stefano Pastor:
Cos’è la morte?
Questa è la domanda che sempre ha ossessionato l’uomo, il mistero che le religioni hanno cercato di svelare. Se la razionalità tende a considerare la morte la fine di tutto, il cuore impedisce di accettarlo. È il fondamento stesso di ogni religione: la vita è un passaggio, e qualcosa ci attende dall’altra parte. Una forma d’intelligenza, un creatore, in grado di giudicarci.
Cosa resta, allora?
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L’autore:
Antonio Ferrara classe 1976. Nato a Napoli, vive a Portci. Nel 2002 pubblica “Gli Occhi del Male”, finalista al concorso Stephen King Horror IT. Alcuni suoi racconti sono pubblicati su e-book (Doppio Incubo e Fiabe Striscianti) e i portali La Tela Nera e Scheletri. Il racconto “Lucilla” nell’antologia Storie Fantastiche e “La Manicure” è finito nell’antologia “50 schegge di paura”. “Il Frutto del Credo” per l’antologia “Favole della Mezzanotte” e “3540″ per Italian Noir. Da gennaio 2012 è Affiliate Member della Horror Writers Association. Nel 2013 ha fondato il Premio Francis Marion Crawford.
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All’interno del romanzo, “Non è nulla” di Simone Carletti,
il racconto vincitore del Premio Crawford 2013
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Editore: IL FOGLIO LETTERARIO
Genere Horror/Thriller
Pagine 300
Collana: Narrativa
Prezzo 16 Euro
ISBN 9788876064791
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UN BRIVIDO SULLA SCHIENA DEL DRAGO


arona cover sitoPer la serie consigli di lettura: Un brivido sulla schiena del Drago

Arona mette davvero i brividi e in poche pagine ci catapulta nei pressi di un paese maledetto. Quello che colpisce immediatamente il lettore è l’arte dello scrittore Alessandrino nel mescolare sapientemente credi popolari, realtà, mitologia e occultismo, tutti dosati in un’unica minestra dell’orrore. Mentre si legge questo romanzo si ha la sensazione di déjà vu e non si riesce a capire se Arona stia fantasticando oppure sia l’onniscente testimone di eventi realmente accaduti.
Leggenda e realtà si mescolano facendoci vivere? Rivivere? situazioni al limite del reale, ma non lontane da una realtà spesso più feroce dei stessi incubi. Si arriva all’ultima pagina chiedendosi se tutto quello che abbiamo letto sia solo frutto della fantasia dell’autore, oppure se ci sia del reale.
Non sono riuscito a rispondere a questa domanda (credo che lo chiederò direttamente a lui), ma dopo aver letto il libro mi sono catapultato su internet per cercare alcune cose ed effettivamente qualcosa di inquietante l’ho trovato, ma non voglio rovinarvi la sorpresa.
Vi basti sapere che se uno scrittore in America ha trasformato lo stato del Maine in un raccapricciante incubo, l’italianissimo Arona è riuscito a trasformare alcuni paesini di provincia in incubi a occhi aperti. Dopo aver letto questo libro vi sarà difficile non passare sulla A26 e buttare un occhio verso le luci del paese di Masone. Forse avrete un brivido, ma comunque vada non fermatevi e tirate dritto e che non vi vanga in mente di fare una sosta sull’area di ristoro che si trova da quelle parti. Potreste non ripartire mai più.

Il libro è disponibile in due versioni, una di prestigio e l’altra in formato tascabile. Vi rimando alla scheda per approfondimenti.

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Il Circolo del Venerdì è formato da un gruppo di bizzarri vecchietti pieni di sarcasmo e umorismo macabro, e innamorati dell’arte di raccontare storie; specialmente storie del terrore. Fin qui tutto abbastanza normale, se non fosse che questi bizzarri “soci” sono in possesso della Mappa del Drago, ovverossia un’antica carta geografica sulla quale una mano ignota ha segnato tutti i luoghi di “potere” della Terra, distinguendo le zone positive (localizzate sulla “pancia” del Drago), come Fatima, Lourdes, etc., dalle zone nelle quali il Drago (entità astratta e potentissima, flusso di energia creativa che tesse e ritesse l’essere a proprio piacimento e costantemente) manifesta la polarità negativa del proprio potere.

È proprio in questi ultimi luoghi, maledetti e terribili, dove la Morte è in agguato come un predatore famelico, che il Circolo del Venerdì si riunisce a far “veglia”, cioè a raccontare storie dell’orrore più o meno documentate da ricerche storiche, cronaca e ricordi, le quali in virtù del potere del Drago puntualmente diventano “vere”, entrano a far parte del tessuto (ben più elastico di quanto comunemente si creda) dell’esistenza, rimescolando le carte del tempo, delle cause e degli effetti, in una continua giostra di compensazioni. I racconti dei veglianti si avverano, dunque, in modi cruenti e spesso imprevedibili, giacché il Drago non è certo alla mediocre portata combinatoria degli esseri umani, e i nostri attempati “sperimentatori”, credendo di guidare il gioco mostruoso della veglia potrebbero in realtà essere guidati da una volontà superiore alla loro e cacciarsi in un mare di guai.

Masone, nei pressi della A26, è uno di questi luoghi e proprio lì il Circolo del Venerdì sta per riunirsi a far veglia. Quando l’uomo stuzzica un potere malefico al di fuori della propria portata succedono spesso cose imprevedibili… e terrificanti.

Danilo Arona (1950). Giornalista, scrittore, musicista, ma anche ricercatore sul campo di “storie ai confini della realtà”, critico cinematografico e letterario. Al suo attivo un incalcolabile numero di articoli disseminati qua e là tra giornali e riviste; saggi sul cinema horror e fantastico (Vien di notte l’Uomo Nero. Il cinema di Stephen King e Wes Craven. Il buio oltre la siepe) e saggi sul lato oscuro della realtà (Tutte storie, Satana ti vuole e Possessione mediatica). Ormai decine sono i titoli dei suoi romanzi. Citiamo Rock, La stazione del Dio del Suono, Palo Mayombe, Bloody Hell, Bad visions, Ritorno a Bassavilla, Malapunta, L’autunno di Montebuio.


Io sono le voci di Danilo Arona


img_{copertina}Generalmente non faccio recensioni, ma mi limito a dare annuncio di alcuni titoli in uscita sul mercato editoriale. Anche questa non è una recensione, ma un punto di vista personalissimo su questo testo. Stiamo parlando di “Io sono le voci” l’ultima fatica letteraria di Danilo Arona. Qui non siamo al cospetto solo di un romanzo qualunque al limite dell’inverosimile  (storia inventata di sana pianta dall’autore con risvolti più o meno fantatsici), ma ci troviamo al cospetto del vero orrore in quanto “veritiero” e palpabile. L’autore Alessandrino ci accompagna in un viaggio ricco di incubi così maledettamente reali, da poter sembrare assurdi, ma non lo sono. In italia abbiamo avuto escalation di follia e non solo da parte di psicopatici di ogni tipo e Arona è bravissimo a percorrere questo filone dandoci la sensazione che quello che ci sta raccontando sia verità. Si, amici, a rischio di sembrare un imbonitore di piazza devo dirlo: A un certo punto del libro vi chiederete se questa sia una storia vera o meno. Sin da ora posso confermare che la risposta della vostra mente sarà affermativa. Arona riesce ad abbattere le sottile barricata che separa la “Fiction” dal reale e questo non può essere che un merito visto che l’orrore più è reale e più ci tocca da vicino, strisciando casomai.
Altro viaggio che Arona ci illustra è quello di un cinema ormai andato, quello di periferia, quello vero per intenderci, dei tempi in cui il vocabolo “multisala” non era stato ancora coniato.
Arona, giornalista, scrittore, musicista, ma anche ricercatore sul campo di “storie ai confini della realtà”, critico cinematografico e letterario sa esattamente di cosa sta parlando e questa è una gioia per un lettore che ha bisogno di punti fermi e non di vaneggiamenti da parte di chi troppo spesso si improvvisa.
Un romanzo duro, ma che alla “fine della fiera” lascia che la nostra mente si chiede chi effettivamente siano le vittime e i carnefici di tutta la storia. Qualcuno un giorno disse che non esiste il “Bene” e il “Male” assoluto, ma ognuno a suo modo è anche l’ingrediente dell’altro. Se “IO SONO LE VOCI” fosse una ricetta culinaria, potremmo senza mezzi termini affermare di essere al cospetto di una pietanza ben equilibrata e gustosa, leggermente speziata e con un retrogusto leggendario.
Grazie Danilo per avermi regalato anche questa volta dei piacevoli brividi di terrore.
Antonio Ferrara
Titolo: Io sono le voci
Autore: Danilo Arona
Editore: Edizioni Anordest
Numero di pagine: 358
Prezzo: € 12,90
Sinossi: Da sempre in Italia avvengono omicidi inspiegabili che sembrano trovare una loro magra giustificazione nella ferocia esibita. Dagli anni Sessanta poi è in atto un’escalation. Prima in una città di provincia nel nord Italia. Poi a Milano nel decennio successivo con giovani donne trucidate attraverso modalità di raro sadismo. Sino a quando ai giorni nostri una giovane e determinata giornalista investigativa, Cassandra Giordano, non scopre un impensabile filo rosso che collega delitti tra loro lontani nel tempo e nella geografia: la visione di certi film, il cosiddetto effetto Copycat, le voci nel cervello che ti spingono a uccidere emulando gli omicidi passati sullo schermo in tante famose opere cinematografiche. Ma, una volta scoperchiato il vaso di Pandora, Cassandra ne diventa vittima, innestando una nuova e ancora più feroce serie di delitti per imitazione. Una sequenza sanguinosa che la vede morire, prima vittima della nuova ondata omicida, sotto il guanto artigliato del leggendario Uomo Nero di Elm Street, Freddy Krueger. Ma può essere possibile un crimine del genere nell’Italia contemporanea? Si tratta di uno o più assassini? Magari una nuova stirpe di psicopatici ben mimetizzati nella normalità quotidiana? Arianna Giordano, sorella minore della giornalista, e un coriaceo ispettore di polizia si lanciano nella più incredibile delle indagini: svelare l’enigma degli omicidi Copycat, giungendo a smascherare il meno sospettabile dei serial killer. E Milano si trasforma in un sanguinario set cinematografico.

Hai un romanzo nel cassetto? È arrivato il momento di tirarlo fuori.


copertina fantastico e altri orroriCi sono delle notizie che ti prendono alla sprovvista, ma che inevitabilmente ti stimolano a fare meglio. Da oggi sono il nuovo direttore della collana “Fantastico e Altri Orrori” dell’editore Il Foglio Letterario. Spetterà a me il compito di valutare nuovi talenti e assicurare che la prestigiosa collana mantenga un alto livello qualitativo. Ringrazio Gordiano Lupi per la fiducia accordatami e invito chiunque abbia un romanzo nel cassetto a inviarlo secondo le modalità previste, ma non prima di aver letto la “Mission” che troverete più in basso dopo il comunicato stampa. Quello che posso assicurare che darò a tutti delle risposte e nessuno resterà nel limbo “del non sapere“. Sono in prmis uno scrittore, un autore che per primo ha spedito in giro i propri manoscritti e spesso e volentieri non ha avuto nessuna risposta. Per quanto mi riguarda questo non accadrà. Le selezioni del testi saranno molto severe perchè è alla qualità che punto, ma tutti avranno una risposta in tempi “umani“.

 

“Come forse qualcuno di voi saprà, la storica collana Fantastico e Altri Orrori del Foglio, fondata e guidata da Vincenzo Spasaro fino al 2011, ha finalmente trovato un nuovo direttore. Si tratta di Antonio Ferrara, scrittore, blogger e fondatore del Premio Francis Marion Crawford per la letteratura di genere horror. Antonio ha già preso in mano le redini, diventando amministratore della pagina Facebook (https://www.facebook.com/pages/Fantastico-e-Altri-Orrori/140298876003757?fref=ts), e cominciando a vagliare i manoscritti in arrivo alla mail della collana (per invii e informazioni: foglioredazionefantastico@yahoo.it).

Maurizio Cometto, il precedente direttore, aveva già lasciato l’incarico qualche tempo fa.
A inizio 2014 uscirà l’ultimo libro della gestione di Cometto, un bellissimo romanzo di Antonio Messina dal titolo “Accenni d’autunno”.

Vi terremo aggiornati su sviluppi e novità, sia sulla pagina Facebook, sia tramite comunicazioni mail.
Un ringraziamento a Maurizio Cometto per il lavoro svolto, e un in bocca al lupo ad Antonio Ferrara per il nuovo incarico.”

Missione

La collana “Fantastico e altri orrori” pubblica narrativa dell’orrore, fantastica, thriller, gotica o fantascientifica, con un occhio di riguardo per le mescolanze di generi e l’originalità delle trame.

Ci interessa trovare nuovi talenti del fantastico italiano, gente che possa rivaleggiare a testa alta coi maestri del genere. Originalità, creatività, capacità di osare, ma anche bravura nello scrivere, voglia di stupire e tenere incollato il lettore al libro dalla prima all’ultima pagina.

La collana è stata da poco rinnovata, con l’ingresso nella redazione di Antonio Ferrara, e con una nuova veste grafica d’impatto curata da Sacha Naspini, che la rende ben riconoscibile.

Panoramica società

“Fantastico e Altri Orrori” è la collana dedicata alla narrativa fantastica delle edizioni Il Foglio di Gordiano Lupi.
Responsabile: Antonio Ferrara.
Mail: foglioredazionefantastico@yahoo.it


Che cos’è l’Horror?


pennywisePosticipo a domani la ventiseesima parte del romanzo a puntate per lasciare spazio a quest’articolo che ho scritto tanti anni fa e che ho ritrovato tra scartoffie, bozze di romanzi e materiale che avevo accantonato in cantina. Mi sembra ancora attuale e l’ho rimaneggiato per pubblicarlo. A questo articolo seguiranno altri dello stesso genere che non sono altro che le mie considerazioni dopo la pubblicazione del 2002 de “Gli occhi del male” (Perchè scrivere horror e perchè leggerlo, Che cos’è la paura e Bene e Male.)

Iniziamo subito dicendo cos’è l’horror, o quantomeno proviamo a ragionare sul “fenomeno”.
Alcuni pensano che l’horror sia un genere per molti, ma non per tutti, altri vi diranno che si tratta di un genere di nicchia e basta. Io personalmente non sono d’accordo con questi luoghi comuni, come tanti altri luoghi comuni che purtroppo affliggono questo genere letterario così amato dagli appassionati, ma allo stesso tempo degradato dai più o da chi al cinema sviene se intravede un poco di sangue.
Diciamo subito che l’horror, secondo la mia modesta ipotesi di scrittore, ma soprattutto appassionato del genere, è qualcosa che va al di là della stessa nomenclatura. Parlando della scrittura, perché è di questo che mi occupo, l’horror è narrativa, fiction la chiama qualcuno. Sì, diranno in molti, ma si tratta pur sempre di una narrativa particolare, no? Rispetto coloro che la pensano in questo modo, ma vorrei aggiungere alcune precisazioni. L’horror deriva dal fantastico, ma definirlo un derivato mi sembra alquanto riduttivo. Il genere nel corso degli anni è stato “abusato” e strausato da una schiera di scrittori bravissimi, bravi e meno bravi. Nel corso degli anni il debole per la “bara traballante” si è ritagliato una fetta tutta sua, distaccandosi dalle altre derivazioni del grande calderone del fantastico come la fantascienza (viaggi interplanetari, ufo, viaggi nello spazio) e il fantasy (Mondi mitologici, creature fantastiche come draghi, orchi, goblin). A differenza dei suoi fratelli, generalmente l’horror ha a che fare con il mondo dell’aldilà e tutto quello che ne deriva ed è diverso in base al paese, le credenze e le religioni che influenzano nel corso dei secoli gli scrittori che si sono cimentati in questo genere.
Il succo della domanda che più spesso mi viene posta in merito all’horror più o meno è questo: “Io non ho mai letto un libro del genere e anche al cinema evito certi film come la peste.”
L’horror non vuol dire necessariamente assistere o comunque essere testimoni a sbudellamenti di vario genere da parte di mostri mangiatori di carne umana. Questo genere nel corso degli anni è riuscito a “scindersi” a mutare, come se lui stesso fosse una delle orrende creature che formano l’ecosistema degli incubi che genera. In quest’ottica potremmo trovarci al cospetto di un “horror gotico” dove si potranno apprezzare le vicende che narrano di vampiri, licantropi, scheletri animati, mummie e chi ne ha più ne metta. In questo genere i personaggi operano nei luoghi e momenti storici di appartenenza. In questo filone la fa da padrone il personaggio fiabesco o qualche suo erede. Chi non conosce Dracula? Il sangue è molto presente in questo tipo di narrativa, ma non potrebbe essere altrimenti perché le creature elencate, di cui abbiamo dimenticato lo zombi, si nutrono di carne e sangue umano. E questo basta a incutere vero terrore nel lettore. La paura ancestrale di essere mangiati, pur sapendo di essere in cima alla catena alimentare, terrorizzerebbe chiunque. Ma se si vuole sangue a fiumi, ci si deve orientare sullo splatter, in questo genere, molto di voga negli anni 70/80 tutto gira intorno al terrorizzare tramite la fuoriuscita del liquido che che ci permette di vivere: il sangue. Scorre a fiumi e le modalità con cui viene distillato comprende sbudellamenti, smembramenti, e torture di vario genere. Ci sono stati molti libri su questo genere e anche saghe famosissime che sono riuscite a creare schiere di fan in tutto il mondo. Uno fra tutti la serie di Venerdì 13. Altro sottogenere che ha avuto il suo massimo picco nel corso degli anni 90 (le persone si erano un poco stancati degli sbudellamenti) è stato il Thriller/Horror. In questo genere non ci sono esseri paranormali, ma si assiste alle malefatte di persone cattive, malefiche e anche indemoniate? Un esempio potrebbe essere Screem di Wes Craven. In questo filone, narrato e filmato in puro stile horror, alla fine si viene a scoprire che tutto girava intorno ad azioni puramente umane anche se l’ombra del paranormale resta sempre lì da qualche parte nell’angolo della camera del delitto.
Molti non saranno d’accordo su quanto sto per dire, ma la sottile linea di demarcazione tra l’horror, il thriller, il noir, il giallo è molto sottile, tanto che a volte è difficile poter classificare una storia. Nel corso degli anni ci sono state tante sperimentazioni e inquinamenti tra i generi, questo ha portato alla nascita di altri sottogeneri, come l’horror psicologico e il teen horror. Nell’horror psicologico la fa da padrone la paura, la tensione e la sorpresa finale. Il Sesto senso, The Others, La strega di Blair sono solo alcuni esempi. Questo figlio dell’horror ha avvicinato molti lettori e spettatori a questo genere per via di una mancanza totale di squartamenti assortiti con relativa distribuzione di sangue e frattaglie di vario genere. Il lettore vuole a tutti i costi scoprire cosa si cela nel buio della storia e in un crescendo di tensione viene condotto alla sconvolgente verità. Ringrazio pubblicamente tutti gli scrittori e registi che hanno contribuito a tutto ciò.
Per il teen horror permettetemi di soprassedere. Io sono del 76, ma mi sento relativamente vecchio per affrontare temi come quelli di Dracula che fa la spesa alla COOP e lupi mannari che lottano tra di loro e con i nemici vampiri per l’amore di una “Bella” di turno. Anzi, visto che mi sento in vena, apro solo un punto di domanda. -Se da una lato il teen-horror ha avvicinato i giovani, giovanissimi e adolescenti al mondo della “Tenebra” d’altro canto questo genere popolato da vampiri da aperitivo e lupi mannari da baretto si può definire Horror?-
Ok, ci siamo fatti una bella chiacchierata, ma allora cos’è l’horror?
Secondo me è quel genere che racconta una storia in cui si ha a che fare sempre e comunque con l’aldilà. È un genere dove si confrontano le forze del Bene e del Male perché senza una delle due forze in gioco non esisterebbe l’altra. L’horror è interrogarsi su qualcosa che noi sappiamo, ma che per un motivo o un altro riusciamo a percepire in parte. Rubo il termine e la filosofica di una caro amico ed esperto conoscitore della “Tenebra” come Danilo Arona. Lui parla di “sintonizzazioni”. Ecco, probabilmente ha ragione lui. Si tratta di sintonizzazioni verso qualcosa di appena percepibile che trasmette a basse frequenze. Solo fermandoci e acuendo i sensi riusciamo a percepire quello che ci circonda da sempre, ma che ignoriamo perché il bambino che è in ognuno di noi è stato sedato da una società superficiale e caotica. Ricordate però, un buon libro horror può far riaprire gli occhi a quel bambino che non aspetta altro di essere svegliato dal suo letargo.
Grazie
Antonio Ferrara

Nel prossimo articolo di Elucubrazioni approfondiremo l’argomento: Perché scrivere horror e perché leggerlo.


Concorso Letterario Il Giocattolaio


challenge letterario il giocatollaioIn Italia molti tra gli scrittori di genere lamentano una scarsa attenzione da parte dei grandi editori nei confronti della letteratura di genere thriller/horror, ma questo succedeva fino a ieri.

Fazi Editore e Horror Channel presentano il Challenge Letterario Il Giocattolaio.

Cercanoo nuovi talenti letterari e opere inedite da pubblicare.

Di seguito il bando ufficiale e il link alla pagina dell’interessante iniziativa.

“CERCHIAMO NUOVI AUTORI THRILLER E HORROR

Siamo interessati ad allargare il nostro catalogo di nuovi autori e talenti, in collaborazione con un importante network televisivo internazionale, Horror Channel. Lasciati ispirare da “Il Giocattolaio”, romanzo thriller di Stefano Pastor, da IT di Stephen King; da film quali The others, Silent Hill, The Messenger, The orphanage, The Ring…e tanti altri. Inviaci tra il 31 ottobre 2012 e il 8 gennaio 2013, il tuo racconto inedito in chiave thriller o horror, dove siano protagonisti i bambini: vittime, personaggi apparentemente ingenui, letali assassini. Una storia della lunghezza di max 80 cartelle (circa 150.000 -160.000 battute spazi inclusi) in formato .doc o .pdf. Verranno prese in considerazione solo opere originali, mai pubblicate prima e in cui non siano presenti riferimenti espliciti a personaggi o luoghi contenuti all’interno di altri libri, film o serie televisive. Il racconto dovrà, necessariamente, essere accompagnato da una sinossi di max 10 righe.

Invia il manoscritto a: challenge@ilgiocattolaiofazi.com

I tempi di lettura e valutazione del manoscritto si aggirano intorno ai 30 giorni, entro il 15 febbraio 2013 comunicheremo (su www.ilgiocattolaiofazi.com, su www.horrorchannel.eu e tramite email indirizzata agli interessati) i nomi dei nuovi autori Fazi Editore. Agli autori selezionati sarà offerto un contratto, da definire, per la pubblicazione e la vendita (al prezzo di 2 euro) del racconto. L’opera sarà inserita nella collana Fazi Editore, La donna in bianco è noir e l’ebook sarà venduto in tutti gli store online, sul sito www.fazieditore.it, sul sito www.donnainbianco.com e promosso da Horror Channel.

Fazi Editore si riserva il diritto di opzionare l’opera per un’eventuale edizione cartacea.

I manoscritti ricevuti verranno passati alla Commissione di lettura che ne valuterà il valore editoriale anche dopo la data del 15 febbraio 2013. Qualora il manoscritto non venga ritenuto idoneo alla pubblicazione, la casa editrice non invierà necessariamente all’autore una risposta. Passato il periodo di 6 mesi, se l’autore non ha ricevuto ancora nessuna comunicazione, il manoscritto potrà essere considerato non conforme alla linea editoriale dell’Editore. La casa editrice accetterà solo i testi che riterrà rispondenti alle proprie linee editoriali. La spedizione del manoscritto comporta l’accettazione del trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs 196/2003. La Fazi Editore non è tenuta per nessuna ragione alla restituzione del materiale inviatoci.

A capo della Commissione di lettura vi sarà Stefano Pastor, tra i vincitori del permio “Io Scrittore”, autore Fazi Editore e collaboratore della casa editrice.

La Commissione di lettura sarà composta da:

Sono esclusi dalla partecipazione al presente challenge letterario i dipendenti Fazi Editore Srl e dipendenti di Horror Channel.”


Il Giocattolaio di Stefano Pastor


Dopo una lunga pausa estiva si riprende con le attività quotidiane ma non solo. A farmi compagnia in questi giorni di fine estate c’è Il Giocattolaio. Non preoccupatevi non si tratta di un maniaco, ma del titolo del romanzo di Stefano Pastor. Mi sento in tutta onestà di segnalarte l’uscita di questo romanzo. Io l’ho comprato a 9,90 in edizione cartacea, ma è anche possibile acquistarlo in versione ebook a un prezzo molto vantaggioso.

Non si sa molto del passato di Massimo, il bambino di 11 anni appena arrivato nel Quartiere. Accolto in casa dello zio, alcolizzato e violento, Massimo ha subito l’impressione di essere precipitato all’inferno. Ma il male, quello vero, non si annida tra le mura domestiche. C’è qualcosa, infatti, nel Quartiere; un’energia malefica che si sente sulla pelle, che s’intuisce ma non si vede tra i palazzoni abbandonati e le vie semideserte di quest’area suburbana depressa e grigia, dove diversi bambini sono recentemente spariti senza lasciare traccia. La paura del mostro scivola sulle coscienze degli adulti, arroccati nella loro irriducibile distanza rispetto al mondo dell’infanzia. Soltanto Peter, il gentile titolare di un banco di pegni zeppo soprattutto di giocattoli, sembra in grado di colmare quella distanza e di comunicare davvero con i desideri e le paure dei bambini. Quando il cadavere di uno di questi viene rinvenuto con i segni di orribili torture, i sospetti si concentrano sul giocattolaio. Massimo si rende conto che il prossimo a sparire sarà proprio lui, è la vittima perfetta, quella designata. Nessuno è in grado di aiutarlo, nessuno è in grado di impedire che si compia il suo destino. Nessun adulto, almeno. Ne Il giocattolaio, romanzo d’esordio di Stefano Pastor, la presenza del male s’insinua nella frattura tra il mondo dei grandi e quello dei piccoli, nutrendosi dei sogni agitati dell’infanzia, per poi balzare nella realtà e diventare qualcosa di concreto, tangibile. Come due mani che ti trascinano via.

Editore: Fazi Genere: thriller Collana: Fuori Collana Anno: 2012 Pagine: 397 ISBN-10: 8864115498 ISBN-13: 978-8864115498  Libro Euro 9,90 e-Book Euro 4,99

Il sito di Stefano Pastor


Antonio Ferrara intervista Otello Marcacci


Oggi ho il piacere di avere come ospite per “Uno sguardo oltre la siepe” lo scrittore Otello Marcacci ora in libreria per Edizioni della Sera con il suo romanzo: Il ritmo del silenzio. Conosciamolo insieme.

 

1 Chi è Otello Marcacci per Otello Marcacci?

Bah, non saprei dire. Forse ancora un personaggio pirandelliano in cerca d’autore.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Certe cose non vengono in mente. Senti che devi farle e basta. Un pittore sa che deve dipingere e uno scultore sa che deve incidere la materia. Non si sceglie di scrivere. Vieni scelto così come capita in ogni campo dell’arte. E non importa poi nemmeno la qualità di quel che viene fuori. Quel che conta è che sai che non c’è insuccesso al mondo che spegnerà il fuoco che hai dentro.

3 Il Ritmo del Silenzio?

Il Ritmo del Silenzio è quel tempo in cui è scritta una canzone, il blues dell’esistenza dei personaggi del libro, che tanto si amano e quanto si detestano perché incapaci di accettare prima sé stessi e poi gli altri. Ogni musicista sa l’importanza del metronomo per poter riuscire a suonare a tempo con gli altri. Ma se il tempo è scandito dal silenzio, si suona male. Spesso si canta solo a cappella. Cioè a cazzo di cane.

4 Edizione Cartacea o Ebook?

Sono vecchio e rimango legato ancestralmente al tatto di pagine che vengono sfogliate, all’odore di cellulosa, persino a sottolineare passaggi che mi sono piaciuti o ad inserire note di commento a piè di pagina. Quindi dico edizione cartacea. Però capisco che il futuro è l’Ebook e non si può fermare l’avanzata del nuovo. Solo accettarla. E prima o poi ci riuscirò anche io.

5 Il Libro che consiglieresti di leggere?

L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di leggere qualcosa che appassiona e che ti prenda e ti porti via da se stessi. Non importa cosa. So che esiste una corrente di pensiero che fa analisi sulla buona e sulla cattiva letteratura. Io non sono così settario. Credo che non si legga affatto e che meglio dell’analfabetismo culturale vada bene anche incoraggiare a leggere qualcosa non necessariamente di grandissimo livello. Le torri d’avorio le lascio agli integralisti.

6 L’ultimo libro che hai letto?

“Il Fiuto dello Squalo” di Gianni Solla, un mio amico che ha appena pubblicato per una casa editrice importante, Marsilio. Un grande scrittore che meritava questa chance.

7 Se dico Lansdale cosa rispondi?

Il vecchio Joe, non sbaglia un colpo. E’ uno dei miei idoli da sempre. Unisce la capacità di creare storie strampalate ma avvincenti a una scrittura che definire di qualità è solo un eufemismo. Nel “Ritmo del silenzio” ho voluto omaggiarlo. Chi conosce Joe e leggerà il libro capirà perfettamente che cosa intendo.

8 Edizioni della Sera? Raccontaci tutto. Come sei riuscito a pubblicare?

La pubblicazione di un romanzo è cosa molto difficile. Tralascio di fare il solito pippone sullo stato dell’editoria italiana, perché ne ho sentiti e pure fatti, troppi. La verità vera è che le grandi case editrici non ti considerano a meno che tu non sia un personaggio con un nome. Meglio se televisivo. E le piccole sono subissate di manoscritti di gente che è convinta di meritare di essere letta da tanti. Io ho pubblicato il mio primo romanzo con NEO edizioni nell’unico modo possibile per gente senza agganci come me: avendo culo! Ho avuto una fortuna sfacciata perché il manoscritto che avevo spedito era pure andato perso e solo dopo un anno è stato ritrovato in circostanza fortuite da una donna di servizio e di là ancora nuovi casi strani hanno portato a farlo pubblicare . Con il secondo “Il Ritmo del Silenzio” avevo dalla mia che non ero più uno scrittore esordiente “tout court” e quindi è stato relativamente più semplice trovare gente disposta quanto meno a leggere quello che avevo scritto. Ho avuto quattro proposte ma alla fine ho scelto EDS perché Stefano Giovinazzo, il titolare, è un gran signore e perché mi sono sentito accolto completamente come autore. Ma di nuovo: tutto nasce dalla fortuna iniziale…

9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Non ho regole. Scrivo molto. Tanta robaccia. Poi scarto, elimino, cambio, modifico. Mi piace da matti editarmi. Sono un grande fan di me stesso J che però non si ama mai completamente e quindi cerca sempre di migliorarsi. O almeno di provare a farlo. Scrivo quando posso. Spesso la notte, a volte tolgo spazio a persone care che mi vorrebbero più vicine, ma quando sono “chiamato” dalla storia perché io la scriva, non riesco a starci lontano. Una vera droga. Scrivo su un PC, ovunque capiti. Ricordo perfettamente di aver scritto l’ultimo capitolo del “Ritmo del Silenzio” nella sala di attesa alla stazione dei treni di Firenze con attorno persone di mille razze diverse che urlavano in dialetti sconosciuti e si fumavano ogni cosa. Ma di tutto questo me ne sono accorto solo quando avevo finito.

10 Come nasce la tua passione per le storie?

Non credo che ci sia una risposta degna per una domanda così importante. Io, di nuovo, credo che niente sia per caso e credo che le storie, tutte le storie, siano già state scritte, da qualcuno, Dio o Manitù non so dire. E che esse poi scelgano chi debba avere il privilegio di raccontarle. Io sento le loro chiamate. A volte faccio finta di niente e mi giro dall’altra parte e sento che alcune di esse sanno che possono essere raccontate bene anche da altri, allora mi salutano e se ne vanno. Ma quando ci sono quelle che ti urlano in testa che senza di me non vedrebbero la luce, beh, allora non resisto e mi lascio sedurre e capitolo.

11 Qualche anticipazione su un tuo progetto futuro?

Mi attrae tantissimo l’idea di scrivere qualcosa in terza persona, senza l’ingombrante fardello dell’io narrante che fino ad oggi ho usato. E mi attrae anche l’idea di scrivere qualcosa di fantascienza per omaggiare un altro mio eroe, Kurt Vonnegut. Chissà che non si riesca a fare entrambe le cose in un solo prossimo lavoro.

12 Un tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?

Non esiste il mestiere di scrittore. Se qualcuno pensa di poterlo fare parte subito male. La scrittura non paga le bollette se non quando, forse, hai già dato il tuo meglio e finisci per vivacchiare raschiando il fondo del barile e riciclando te stesso. Quasi tutti coloro che oggi sono nelle classifiche sono persone che, sono certo, rimpiangono i tempi di quando avevano ancora qualcosa da dire.  Il mio consiglio, ammesso che esista qualcuno a cui interessano i miei consigli è semplice: vivi. Vivi e guardati attorno. Fai l’amore, gioca con i tuoi figli, o con gli amici, impegnati nel sociale e da tutto questo avrai gli stimoli per scrivere. E se hai il fuoco dentro stai tranquillo non si spegnerà mai.

13 Cosa vuol fare da grande Otello Marcacci?

Vincere un Premio Nobel, che diamine!

Grazie per essere stato mio ospite

Il ritmo del silenzio di Otello Marcacci edito da Edizioni della Sera

Otello Marcacci è un maremmano nato sotto il segno dei pesci. Crede nella immortalità delle biblioteche e, segretamente, ha sempre ambito provare a viaggiare nelle vite degli altri. Non sopporta gli intolleranti e, nonostante si sia laureato in economia con il massimo dei voti, a volte, riesce persino a ricordarsi i nomi di tutti i sette nani. Ha un debole per la letteratura russa ma va a letto tutte le sere con i libri di Joe Lansdale per cui ha un amore viscerale. Ovviamente non ricambiato. E quindi lo tradisce di tanto in tanto con Kurt Vonnegut e qualche altro genio simile, così, tanto per gradire. Ha pubblicato “Gobbi come i Pirenei” con NEO Edizioni nel 2011. “Il ritmo del silenzio” è il suo secondo romanzo.


Antonio Ferrara intervista Cristina Origone


cristina origone scrittriceOggi ho il piacere di intervistare la vulcanica scrittrice Cristina Origone. Conosciamola insieme.

1 Chi è Cristina Origone per Cristina Origone?

Una persona comune, come tante, che affronta qualsiasi difficoltà con ironia.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Ho sempre letto tanto e un bel giorno, di tanti anni fa, ho deciso di provare a scrivere delle storie. Mi piace inventare personaggi e situazioni prendendo spunto dalla vita reale.

Qualche anno fa ho partecipato a dei corsi di scrittura e poi mi sono “lanciata” (e potevo anche scegliere la finestra, ma ho preferito il mondo editoriale, sperando di farmi meno male) e ho iniziato a scrivere “seriamente” … anche se alcuni miei libri di serio hanno ben poco.

3 TIENIMI Come tenersi un uomo/una donna per più di 6 mesi??

Cosa ti dicevo? J Tienimi è un manuale ironico, scritto con la mia sociamica Gabriella Saracco, dedicato alla coppia. Una guida divertente per chi vuole qualche consiglio su come affrontare i problemi di coppia. Ci sono due versioni: l’ultima è un ebook, arricchito dalle vignette di Pietro Vanessi.

4 Edizione cartacea o eBook?

Sono combattuta: qualche anno fa avrei risposto edizione cartacea senza esitare, oggi, forse risponderei ebook. Costano meno, li scarichi in un attimo e, se si possiede un tablet, si possono salvare moltissimi libri e li puoi portare ovunque. Be’, tutto questo mi attira molto.

5 Il libro che consiglieresti di leggere?

Ce ne sono tanti, un libro di qualche anno fa che davvero ho trovato unico è L’eleganza del riccio.

6 L’ultimo libro che hai letto?

L’elastico Viola di Patricia Daniels.. Letto tutto di un fiato, consiglio anche questo. Poi ne ho iniziati diversi, ma non li ho finiti.

7 Pubblicare con un “grande” editore è impossibile o cosa per un giovane autore oggi?

È difficile arrivare anche solo a farti leggere da un grande editore, però, basta anche un piccolo editore serio per avere grandi soddisfazioni.

8 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?

Non partecipo ai concorsi per pigrizia. Sono molto pigra, stampare, andare alla posta, spedire… troppa fatica per me. E anche quando stampo e preparo tutto, devo superare il problema “coda”.  In questi giorni mi sto portando dietro un manoscritto che dovrei spedire a un editore, passo davanti all’ufficio postale, sbircio dentro… troppa gente e non vado. Non so quando ce la farò.

Servono? Sì, certo, se si vince un concorso importante serve.

9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Inizio sempre dalla fine. Quando so come finisce una storia, sono pronta per iniziare a scrivere. A volte organizzo tutto per bene, scaletta, scheda personaggi, etc a volte no. Dipende dalla storia e dipende da cosa sto scrivendo. Scrivo a casa, in silenzio, mai di mattina. Di mattina non sono ispirata. Ovviamente, il mio micio deve essere sempre accanto a me.

10 La tua produzione è molto varia. Cosa ti piace veramente scrivere?

A saperlo… Non lo so. Non ho un genere preferito, dipende dal momento, dall’umore, da quello che mi ispira. Mi piace scrivere, non riesco molto a dedicarmi a un solo genere e non ho ancora capito se questo è un pregio o un difetto.

11 Qualche anticipazione su i tuoi progetti futuri?

Insieme a Gabriella sto lavorando a un progetto che vede protagoniste principali le donne. Non dico altro per scaramanzia.

12 Come portarsi a letto una donna in 10 mosse?

Il mio primo manuale ironico che ho scritto per gli uomini ma che ha divertito soprattutto le donne, perché nel libro abbiamo descritto le diverse tecniche di approccio dell’uomo che a volte fanno molto ridere noi donne.

13 Cosa vuol fare da grande Cristina Origone?

C’è una domanda di riserva?

Grazie per essere stata mia ospite

Grazie a te, Antonio.

Cristina Origone, genovese, ha frequentato la Scuola Chiavarese del Fumetto e ha collaborato con la rivista Fiction TV. Ha pubblicato diversi libri con la casa editrice Delos Books, fra cui: Come portarsi a letto una donna in 10 mosse (2006) e TIENIMI Come tenersi un uomo/una donna per più di 6 mesi (con Gabriella Saracco, 2009). Nel 2008 ha pubblicato il thriller Avrò i tuoi occhi (Fratelli Frilli Editori).

Suoi racconti sono presenti su diverse riviste e antologie (fra queste il racconto nell’antologia 365 Storie cattive – a sostegno di A.I.S.EA Onlus – a cura di Paolo Franchini).

Nel 2009 ha collaborato alla realizzazione dello Spot “Campagna integrazione sul lavoro 2009” per Coordinamento Down, regia di Marzio Mirabella. Nel 2010 ha vinto la ventunesima edizione del premio Writers Magazine Italia con il racconto La quarta sorella pubblicato sul numero 22 della rivista.

A fine maggio 2011, il racconto “Dalila” (La sirena che voleva le scarpe) è stato pubblicato nell’antologia Favole della mezzanotte (Ciesse Edizioni) . I corrispettivi, dovuti ai vari autori, a titolo di diritti d’autore, sono interamente devoluti all’iniziativa: “Una struttura di accoglienza per le famiglie dei bambini ricoverati al Gaslini della Parrocchia Gentilizia San Gerolamo dell’Ist. Giannina Gaslini di Genova”.

Il suo sito: www.origone.it