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Antonio Ferrara intervista Massimo Soumaré


Massimo Soumaré

Massimo Soumaré

Oggi ho il piacere d’intervistare Massimo Soumaré: Traduttore, scrittore, curatore editoriale, saggista e ricercatore indipendente. Per me è un vero piacere averlo come ospite per “Uno sguardo oltre la siepe”.

1 Chi é Massimo Soumaré per Massimo Soumaré?
Ah, non chiederlo a me. È da più di quattro decadi che sto cercando si scoprirlo…

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?
Ho iniziato la mia attività come traduttore e, grazie a questo, ho conosciuto molti autori giapponesi. Parlando spesso con loro di letteratura e dei processi creativi della scrittura mi è nata la voglia di provare a creare qualcosa di mio. Dato che alcuni lettori hanno apprezzato le mie storie ho pensato di continuare.

La gavetta quasi decennale fatta con ALIA e altre antologie italiane ed estere in cui ho potuto pubblicare a fianco di grandi scrittori internazionalmente conosciuti come Danilo Arona, Jon Courtenay Grimwood, Kaori Ekuni, Miyuki Miyabe, Michael Moorcock, Alvin Pang, solo per citarne alcuni, mi è stata molto utile. Sapere di dover pubblicare un racconto a fianco di autori simili ti spinge a cercare di dare il meglio di te, sai che è gente che scrive in modo fantastico. Questo ti permette di fare notevoli progressi. Da questo punto di vista mi ritengo molto fortunato.

3 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?
Per come sono organizzati in Italia direi che servono a poco.
Ritengo invece utile un modello di premio letterario come quello giapponese dove ai vincitori, esordienti o professionisti che siano, è garantita la pubblicazione a livello nazionale presso medi e grandi editori con una forte pubblicizzazione del racconto o del romanzo e anche un compenso in denaro che può andare dai duemila ai diecimila euro circa. Inoltre le commissioni giudicatrici composte di noti critici letterari e scrittori restano in carica per circa quattro anni, dopodiché i membri cambiano. La rotazione completa garantisce l’equità dei concorsi e il fatto che gli sponsor e le case editrici investano una considerevole quantità di denaro permette la selezione di opere di qualità giacché non hanno alcun interesse a spendere soldi per promuovere lavori di poco pregio. Ciò è possibile grazie al gran numero di lettori e di pubblicazioni. La realtà italiana è, purtroppo, diversa.

4 Edizione cartacea o eBook?
Personalmente preferisco il cartaceo, ma l’eBook è un’alternativa interessante quando è pubblicato in maniera professionale.
La questione dell’eBook differisce molto da paese a paese e, attualmente, è ancora in continua evoluzione. Soprattutto mi pare che il punto essenziale verta su come sarà gestita tutta la sovrastruttura editoriale (editing, cover, diritti d’autore, pubblicità eccetera). Ad esempio, negli USA c’è ora un forte contrasto tra gli scrittori già affermati e le case editrici. Considerata quindi la situazione ancora incerta resto fedele al buon vecchio libro cartaceo, ma sono pronto ad aprirmi alle novità.

5 Il libro che avresti voluto scrivere?
Non c’è. Esistono tantissimi libri che trovo meravigliosi e di cui ho ammirato la capacità di scrivere degli autori, ma sinceramente di nessuno ho mai pensato che avrei voluto scriverlo io.

6 Stephen King sostiene che: uno scrittore competente si possa trasformare in un bravo scrittore.
Ognuno ha le sue idee. Quella di King è valida come un’altra. Bisogna anche vedere cosa intende lui per “bravo scrittore”.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?
Mi piacerebbe. Però, tramite gli autori giapponesi, ho visto quale può essere l’altra faccia della medaglia. Dormire poche ore a notte, essere perseguitati dalle date di consegna, scrivere giornalmente un determinato numero di pagine. Giusto lo scorso mese sono rimasto letteralmente a bocca aperta nello scoprire che i maggiori autori di best sellers storici, un genere molto in voga in Giappone, arrivano persino a pubblicare una ventina di romanzi l’anno!
Ecco, vivere di scrittura ma senza esagerazioni simili sarebbe il mio ideale.

8 Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi?
Non lo ritengo impossibile, ma estremamente difficile sì.
Ci sono alcuni casi di giovani autori che hanno pubblicato con grosse case editrici ma, tralasciando qualsiasi discorso sulla qualità letteraria dei libri editi, spesso non è mai molto chiaro perché sia stato scelto un determinato scrittore invece di un altro. Il problema è riuscire a entrare in contatto con un editor cui sottoporre il volume o un progetto editoriale il quale abbia un certo potere decisionale all’interno dei “grandi editori”. Forse pubblicando mainstream è più facile che non dedicandosi invece alla letteratura di genere che in Italia ancora oggi viene considerata in maniera meno favorevole.

9 I giovani autori giapponesi hanno le stesse difficoltà degli italiani nel pubblicare le proprie opere?
Come ho risposto sopra, in Giappone ci sono un gran numero di concorsi letterari per tutti i generi. Inoltre i premi in denaro per quelli dedicati agli esordienti sono di frequente ancora più alti dei concorsi dedicati agli scrittori professionisti (i giapponesi definiscono scrittori professionisti solo gli autori che si mantengono esclusivamente scrivendo) poiché servono a incoraggiare i giovani. Agli autori importanti da un certo momento in poi non sono più conferiti grossi premi letterari, preferendo invece dargli riconoscimenti e onorificenze governative per il loro contributo alla cultura. Si riesce pertanto ad avere sempre nuove generazione di scrittori di talento in crescita creativa durante gli anni senza intasare il sistema dei concorsi e dei premi.

È anche possibile portare o mandare i manoscritti direttamente alle case editrici dove sono effettivamente letti. Se un editor trova un autore grezzo, ma di talento, può anche dedicare un anno o più a fargli scrivere dei racconti o un romanzo e a correggergli le bozze in modo da migliorarne le qualità. Solo quando lo scritto ha raggiunto una forma soddisfacente l’editor lo sottopone ai capiredattori per la pubblicazione. C’è quindi un grosso lavoro di talent scouting supportato dalle case editrici.

È chiaro che i giovani giapponesi hanno un’infinità di possibilità in più rispetto ai loro corrispettivi italiani tenuto conto anche della ricerca da parte degli editori di opere fresche e originali, però è pur vero che c’è anche una competitività molto alta. È necessario saper scrivere in fretta mantenendo una buona qualità di stesura. La media per i romanzi della letteratura di genere varia dai quattro ai nove romanzi l’anno. Se ne possono scrivere di meno, ma il guadagno ricavato in questo caso non permette di vivere solo della propria scrittura e si rischia pure di essere superati nelle vendite dagli altri scrittori.

10 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?
Di solito utilizzo il computer (una volta terminata la prima stesura modifico e perfeziono il testo continuamente, quindi il PC è molto comodo per questo), ma all’occorrenza un foglio di carta e una biro vanno benissimo. Scrivo quando posso, ossia quando non traduco, non insegno, non gioco con i gatti… Mi piace scrivere a casa dove ho i miei libri con cui posso controllare all’occorrenza i dati e dove posso collegarmi a internet per le eventuali ricerche. Quando mi viene qualche buona idea la segno su un foglio di carta e poi la conservo, a volte a lungo, per servirmene al momento opportuno. Uno dei miei difetti è quello che senza un obiettivo concreto non riesco a impegnarmi, devo sapere che c’è almeno una possibilità effettiva di pubblicare quella data cosa. Purtroppo ormai è difficile cambiare questo mio carattere…

11 Tu, Danilo Arona, Onryo, Avatar di morte e Mondadori. Raccontaci questa avventura.
Arona ed io abbiamo creduto molto e riversato parecchie energie in Onryo, Avatar di morte. Tuttavia c’è stata tutta una serie di contrattempi che hanno ritardato considerevolmente i tempi di pubblicazione e per un certo periodo non sapevamo neppure se il volume sarebbe davvero uscito. Sono quindi contento che sia stato pubblicato in Urania, anche se il tema non è certo quello trattato solitamente da questa collana.
Per molte ragioni, personalmente ritengo sarebbe stato preferibile se l’antologia fosse uscita più velocemente e in una collana da libreria come gli Oscar. In questo caso le probabilità che un editore nipponico ne pubblicasse un’edizione in giapponese sarebbero state molto più alte. Sarebbe stato anche più semplice interessare editori esteri di vari paesi (obiettivo a cui Sergio Altieri, ex-direttore delle collane da edicola, non faceva mistero di voler mirare; inizialmente a questo scopo si era infatti parlato di una doppia pubblicazione del libro sia nella defunta Epix sia in una collana Mondadori da libreria). Senza contare la possibilità di avere il volume in vendita nelle maggiori librerie online per un lungo periodo, un vantaggio non da poco considerato l’ormai ridotto tempo di permanenza nelle librerie (ancor più corto per le edicole) dei libri e la possibilità d’acquisto dei volumi anche da parte dei lettori collezionisti di altre nazioni.
Magari se Onryo, avatar di morte avrà successo la Mondadori potrebbe pensare di farlo uscire in seguito negli Oscar. Sarebbe bello.

12 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?
Leggere molto e di tutto. Metterci l’anima, credere in se stessi e nelle proprie scelte, ma contemporaneamente saper ascoltare e valutare in senso critico anche i pareri e le opinioni di chi ha più esperienza.
Non esiste una sola via e ognuno deve cercare il proprio modo di esprimersi. Pure la fortuna, elemento totalmente aleatorio, conta moltissimo… Come dicono i giapponesi, c’è da sperare che il dio della letteratura ci favorisca.

13 Cosa vuol fare da grande Massimo Soumaré?
Ci sto ancora pensando…

Grazie per essere stato mio ospite.

Massimo Soumaré, Torino 1968. È traduttore, scrittore, curatore editoriale, saggista e ricercatore indipendente. Ha collaborato con riviste specializzate sulle culture orientali quali A Oriente! (La Babele del Levante), per cui ha anche curato il numero bilingue relativo al Giappone (2002), e Quaderni Asiatici (Centro di Cultura Italia-Asia “G. Scalise”), con riviste di cultura letteraria italiane e giapponesi come LN-LibriNuovi (CS_libri), Semicerchio (Le Lettere), Studi lovecraftiani (Dagon Press), Ashikabi (Dôjidaisha), Komatsu Sakyô Magazine (IO Corporation) e Ronza (Asahi Shinbunsha). Ha redatto le note di letteratura giapponese moderna per il Grande dizionario enciclopedico Nova della casa editrice Utet (2001) e quella sul Giappone per il GDE (Grande Dizionario Enciclopedico) supplemento 2011 (Utet-De Agostini). Ha inoltre tradotto numerose opere di scrittori giapponesi moderni e contemporanei quali Osamu Dazai, Kenji Miyazawa, Michizô Tachihara, Kyûsaku Yumeno, Ken Asamatsu, Kaori Ekuni, Mitsuyo Kakuta, Hideyuki Kikuchi, Miyuki Miyabe e Yasutaka Tsutsui. Come autore, suoi racconti sono stati pubblicati in diverse antologie tra cui ALIA (CS_libri), Tutto il nero del Piemonte (Noubs), Igyô korekushon (Kôbunsha), Kizuna: Fiction for Japan (Brent Millis) e sue opere sono state tradotte e pubblicate in Cina, Giappone e USA. Per i manga e i fumetti collabora con le case editrici Pavesio Editore e J-Pop ed inoltre tiene la rubrica Stupori giapponesi sulla letteratura contemporanea giapponese per il blog di L’indice dei libri del mese (L’indice scarl). Insegna lingua giapponese presso il CentrOriente e la Fondazione Università Popolare di Torino.

Sito: http://www.webalice.it/m.soumare/

Blog: http://massimosoumare.wordpress.com/


Antonio Ferrara intervista Franco Ricciardiello


Franco Ricciardiello

Lo scrittore Franco Ricciardiello

Oggi ho il piacere di intervistare Franco Ricciardiello vincitore di svariati premi letterari tra cui spiccano il Premio Urania 1998 e il Gran Giallo Città di Cattolica 2004, ma non solo…

Chi é Franco Ricciardiello per Franco Ricciardiello?
Franco Ricciardiello è un grande lettore che crede di avere qualcosa da dire agli altri lettori; tuttavia, siccome considera il modo in cui si arriva al successo anche più importante del successo stesso, si ostina a continuare a leggere qualsiasi cosa perché una buona documentazione è la base per qualsiasi buona letteratura.

Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?
Come tanti che non sono bravi a esprimersi in altro modo; scrivere significa avere più tempo per pensare cosa dire, e la possibilità di rivedere e correggere il contenuto della tua comunicazione. Chi non vorrebbe avere una seconda possibilità nella vita? La lingua scritta è proprio questo: il tempo e il modo di correggere i propri errori. Da ragazzino leggevo molta fantascienza, c’era in Italia tutta una serie di pubblicazioni amatoriali fotocopiate, dattiloscritte, diffuse via posta, che permettevano quasi a chiunque di avere un minimo di lettori; è da lì che ho cominciato, con una manciata di lettori, poi con i concorsi letterari a livello nazionale.

Quando hai vinto il Gran Giallo Città di Cattolica 2004, ti è arrivata una telefonata? Raccontami quei momenti, quelle emozioni.
Sì, la buona notizia mi è stata comunicata per telefono; pur non essendo la prima volta che vincevo un premio letterario, è stata una bella emozione: il primo riconoscimento che ottenevo nel genere Giallo, e visto che cominciavo a interessarmi sempre meno di fantascienza è stato un momento importante. Alla cerimonia della premiazione a Cattolica ho conosciuto gente davvero speciale: Valerio Massimo Manfredi, l’editore Mario Guaraldi, David Riondino, Stefano Benni. Senz’altro una manifestazione dalla parte sana del mondo letterario italiano.

Edizione cartacea o eBook?
L’eBook ha ancora una diffusione limitata, l’industria editoriale non è riuscita per ora a “inquadrarlo”. In teoria potrebbe essere la via più democratica per arrivare all’eventuale pubblico, ma in un paese come l’Italia dove ci sono più potenziali scrittori che lettori, significherebbe parcellizzazione dell’offerta. A me inoltre piace molto l’oggetto-libro, il volume da tenere in mano con la sua copertina, la sensazione fisica dello spessore della carta. Penso che l’eBook potrebbe essere l’ideale in alcuni casi: lo studio e la consultazione, la lettura in viaggio, oppure l’intenzione di farsi una biblioteca di classici della letteratura.

Il libro che avresti voluto scrivere?
Spesso, il libro che sto leggendo nel momento in cui mi pongo questa domanda. Sono un lettore onnivoro. Se proprio devo rispondere, opterei per una di quelle lunghe e complesse saghe familiari come sanno scrivere Salman Rushdie o Mo Yan, o anche Gabriel García Márquez.

Agenzie letterarie, agenti, corsi di scrittura, editor. Cosa ne pensi?
È grazie al mio agente se ho venduto in Francia il primo romanzo uscito con Mondadori. Ho insegnato scrittura creativa per oltre dieci anni, e a ogni corso ho visto maturare la consapevolezza dei partecipanti; molti di loro hanno imparato a scrivere davvero qualcosa di simile all’idea che hanno in testa, e non sempre questo è scontato.

Vivere di scrittura?
Persino in Italia è possibile. Gli scrittori “puri” non sono molti, praticamente tutti fanno anche altro (televisione, giornalismo, teatro, insegnamento universitario); in teoria dunque è fattibile, ma lo scrittore di solito non è un eremita che si tiene lontano dal dibattito culturale.

Pubblicare con un “grande” editore é impossibile o cosa per un giovane autore oggi?
Diciamo che è molto difficile, le maggiori case editrici non amano rischiare: meglio puntare ai piccoli editori, che hanno scoperto tanti talenti poi passati a contratti migliori.

Come é cambiata la tua vita dopo il conseguimento dei tuoi riconoscimenti letterari?
Non molto perché i concorsi letterari da soli non aprono le porte delle case editrici, e comunque per me la scrittura è solo una seconda attività. Naturalmente un premio è un forte incoraggiamento, perché scopri che c’è qualcuno che apprezza quello che scrivi, c’è chi pensa che in un dato momento tu sei il primo in qualcosa. Non è poco.

Come scrivi? Quando scrivi?
Scrivo quando ho già la trama in testa, costruita a memoria mentre cammino o guido l’automobile; di solito inizio a scrivere quando mi viene commissionato un testo per una rivista o una raccolta di racconti, quindi ho già una determinata destinazione editoriale. Scrivo direttamente sul PC e opero una quantità di revisioni successive sul testo, anche dopo che l’ho sottoposto a lettori “di fiducia”; il sesto senso poi, o l’esperienza, mi insegnano quando è il momento di fermare il lavoro di revisione.

Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?
Leggere, leggere, leggere. Se vuoi scrivere fantascienza, leggi fantascienza. Se vuoi scrivere gialli, leggi gialli, se vuoi scrivere horror, leggi horror: non basta guardare i film in televisione perché la scrittura ha un ritmo diverso e una tecnica molto, molto diversa. Se vuoi sapere cosa potrebbe piacere alla giuria di un concorso thriller, leggi i thriller…

Cosa vuol fare da grande Franco Ricciardiello?
Arrivare alla scrittura professionale in via continuativa, naturalmente. L’ambizione di ogni scrittore è raggiungere il grande pubblico non solo episodicamente, come è accaduto al sottoscritto soprattutto con i romanzi pubblicati da Urania Mondadori, ma in maniera regolare.

Grazie per essere stato mio ospite.

Nato a Vercelli nel 1961, ha cominciato a pubblicare science fiction a venti anni su un volume dell’editrice Nord che raccoglieva i partecipanti a un concorso letterario riservato agli abbonati. Una prima svolta nella sua attività letteraria è stato l’incontro con Gian Piero Prassi, che nel 1982 era curatore di una delle più diffuse fanzine italiane, “The Dark Side” o TDS. Erano gli anni del boom della microeditoria di fantascienza, si pubblicavano ovunque riviste amatoriali autoprodotte che sarebbero diventate l’embrione di un nuovo fandom organizzato; TDS divenne uno dei punti di riferimento, per un certo tempo fu la fanzine con la maggiore tiratura in Italia. Negli anni Ottanta, Franco Ricciardiello entrò a far parte della redazione, e dopo la rinuncia di Prassi diresse personalmente “The Dark Side” dal 1989 al 1991, anno in cui la fanzine chiuse le pubblicazioni. Da allora, Franco Ricciardiello ha partecipato all’evoluzione della fantascienza italiana: è stato numerose volte membro di giurie in concorsi letterari per racconti di fantascienza, e altrettante volte finalista o premiato. Ha partecipato negli anni Novanta alla redazione della fanzine Intercom (www.intercom.publinet.it), la più longeva rivista amatoriale .
Ha collaborato all’enciclopedia a dispense “Scrivere” della Rizzoli con una serie di schede su celebri opere della letteratura mondiale e con 5 fascicoli dedicati allo stile letterario (nel V volume)
Ha vinto nel 1998 il Premio “Urania” per il miglior romanzo di fantascienza italiano con “Ai margini del caos” (Mondadori, novembre 1998), che è anche stato tradotto in Francia nel 2001 da Flammarion.
Ha insegnato “scrittura creativa” a Biella, Vercelli e Genova e tenuto seminari sulla letetratura a Torino, Napoli e Cosenza
ha pubblicato tre romanzi e 47 racconti in una serie di riviste a antologie anche a grandissima diffusione: tra i più venduti, il racconto “Torino” (su Millelire/Stampa alternativa), 60.000 copie; il romanzo “Ai margini del caos”, 18.000 copie in Italia e 2.000 in Francia; il racconto “Saluti dal lago di Mandelbrot” (Millelire/Stampa alternativa), 10.000 copie.
Tutti i suoi racconti pubblicati che non siano coperti da copyright sono disponibili online sul questo sito creato da Vittorio Barabino,  insieme a saggi, recensioni, articoli critici sulla sua scrittura e altro materiale tra cui una galleria di foto.
Autori amati: Isabel Allende, Gabriel García Márquez, Umberto Eco, Thomas Pynchon, Don DeLillo, Manuel Vázquez Montalbán, Marguerite Yourcenar; per la science-fiction: James G. Ballard, Philip K. Dick, i fratelli Strugackij, Neal Stephenson, William Gibson e il cyberpunk in generale.  Chi fosse interessato a approfondire, può consultare l’elenco completo dei 50 migliori romanzi della science-fiction mondiale secondo Franco Ricciardiello.
Franco Ricciardiello abita da solo a Vercelli in un appartamento di sette stanze; ogni giorno ne riordina una, così che l’ottavo giorno, invece di riposarsi, deve ricominciare da capo. Di mestiere è impiegato in banca. Soffre di alcune idiosincrasie: per lungo tempo ha indossato solo pantaloni Avirex, malgrado oggi abbia superato questa fase “cotone 100%”; nel passato è stato per sei anni vegetariano; odia i crostacei e non riesce a bere vino malgrado sia un intenditore di birra. Un resoconto della Fancon di San marino di qualche anno fa lo citava esclusivamente per la frequenza con cui si serviva al buffet durante la cena di gala; malgrado ciò non riesce a superare i 74 kg di peso lordo (72 kg senza i capelli). Consuma quantità fantastiche di musica, spende molto di più nell’acquisto di libri (ha una stanza intera adibita a biblioteca) che nel mantenimento della figlia adottata a distanza in Zambia. È iperattivo nella vita e iperpigro nella scrittura; prima di iniziare un racconto aspetta che gli venga commissionato da qualche editor; scrive i romanzi solo dopo avere concordato la trama capitolo per capitolo con il suo agente Piergiorgio Nicolazzini o con l’editore. Per tutto il resto, vive invece senza una vera programmazione. Non riuscirebbe a sopportare questa esistenza senza frequenti viaggi all’estero: di recente è stato a Creta, due volte a Parigi, a Praga, in Marocco, a Lisbona, in Turchia, a Oxford e Cambridge, a Cuba e in Nepal. Ha due figlie che vivono in Lombardia con la madre; non risulta che abbiano bisogno di un programma di protezione dalle fans del padre.
Franco Ricciardiello Website


Bando di concorso Premio Urania 2011


Urania 2011 premio

In foto E-Doll uno dei romanzi vincitori delle passete edizioni del premio Urania.

Secondo il mio modesto parere ci sono dei concorsi dai quali è meglio stare alla larga e altri a cui converrebbe partecipare. Credo che l’Urania sia uno dei più prestigiosi concorsi in circolazione per quello che concerne il genere fantascientifico. Ecco il bando ufficiale per l’anno in corso.

La Arnoldo Mondadori Editore bandisce per il corrente anno il premio Urania per il miglior romanzo di fantascienza italiano inedito. Il concorso si svolgerà secondo le seguenti norme:

1 -Il concorso è aperto a tutti i cittadini italiani.

2 -Sono ammesse solo le opere in lingua italiana, inedite, mai pubblicate neppure parzialmente, ne partecipanti ad altri concorsi nello stesso anno. I romanzi dovranno avere una lunghezza minima di 250* cartelle dattiloscritte e una massima di 350* (ovvero compresa fra i 500.000 e i 700.000 bytes). La cartella dattiloscritta deve essere di 30 righe di 60 battute circa.

3 .È possibile partecipare anche con più opere.

4 .Il contenuto dovrà essere strettamente fantascientifico. Non saranno accettate opere di fantasy o di horror.

5 -I romanzi dovranno essere inviati a mezzo plico raccomandato al seguente indirizzo: PREMIO URANIA 2011 c/o URANIA -ARNOLDO MONDADORI EDITORE 20090 SEGRATE (MILANO) entro e non oltre il 30 novembre 2011. Vale la data del timbro postale.

Avvertiamo che non si accettano manoscritti e che i DATTILOSCRITTI NON SARANNO RESTITUITI.
Le opere dovranno essere inviate in due copie e i concorrenti dovranno indicare chiaramente le proprie generalità e il domicilio, nonche il numero di telefono.

6 -Una giuria composta da esperti esaminerà i dattiloscritti, assieme alla redazione, e deciderà il vincitore il cui romanzo sarà pubblicato su Urania nel prossimo anno.