NEILA di Antonio Ferrara


Neila di Antonio Ferrara

Neila di Antonio Ferrara

Neila

Incontri ravvicinati del settimo tipo.

Neila è il mio terzo romanzo che è stato appena pubblicato per i tizi di Lettere Animate. È stato scritto subito dopo L’urlo bianco e narra le vicissitudini di Cristina Ricci, una ragazza apparentemente normale, ma che si troverà catapultata in un incubo. A seguire troverete la sinossi e la prefazione di Alda Teodorani che anticipo per tutti i miei lettori. Per ora il romanzo è disponibile solo in formato e-book a un prezzo di 1,99 Eur.

Grazie per coloro che dedicheranno un poco del loro tempo al mio libro.

Sinossi: Cristina Ricci è una ragazza felice. Ha un buon lavoro e un fidanzato. Conduce una vita tranquilla insieme alla madre, nonostante abbia perso il padre all’età di sette anni. Una sera, parte con Marco per un fine settimana nella provincia di Avellino e la sua vita viene stravolta dalla improvvisa scomparsa del ragazzo. Di lui non vi è alcuna traccia.
Disperata, riesce a raggiungere una casa lungo la strada, ma scopre ben presto che la gente del posto è ostile. A Neila non tutto è come appare. Cristina tenterà di fuggire, ma per svariati motivi il paese non le permette di allontanarsi. Presa dal dubbio su cosa fare, cercare Marco oppure andare via, farà la conoscenza di uno strano bambino, Danilo, custode di una terribile verità sugli abitanti del paese. Insieme cercheranno di capire cosa stia succedendo in quel posto. Torneranno a galla antiche paure e rivelazioni, come quella della scomparsa del padre. Cristina scoprirà ben presto di non potersi fidare di nessuno, nemmeno degli affetti più cari…

Prefazione a cura di Alda Teodorani: Il quotidiano è solo a un soffio dall’orrore, e subito il giorno si trasforma in una nera notte, dove dietro ogni ombra può nascondersi un pericolo. Il nostro mondo, così rassicurante nella sua solidità, può cedere il passo in un attimo, nel tempo del canto di un grillo, a un altro mondo, non meno tangibile del primo, ma le cui regole sono decisamente diverse e misteriose. Antonio Ferrara ha imparato bene la lezione più importante della narrativa fantastico-orrorifica, che a mio parere è proprio questa: come nella più classica tradizione di questo genere, una scena idilliaca, un teatro di normalità, si trasforma ben presto in qualcosa i cui canoni non sono certo a quella stessa normalità riconducibili. La scena si deforma, si distorce, le presenze che dovrebbero essere fonte di sostegno e sicurezza si rivelano di tutt’altra natura, la trama si infittisce, si addensa sulle nostre teste di lettori/spettatori come un ammasso di nere nubi temporalesche. Non sappiamo cosa aspettarci dagli avvenimenti futuri ma un cielo così nero ed elettrico fa presagire che ci sono molti guai in arrivo. Questo romanzo, mai scontato o prevedibile, è una sorpresa dentro l’altra, una sorta di matrioska dell’orrore. Se amate il gotico, il brivido, saprete apprezzare l’opera di Antonio Ferrara, che apre, una porta dopo l’altra, soglie infernali dove tutte le certezze sono sconfitte.

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L’URLO BIANCO: Curiosità


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Lo sapevi che:

  • Il romanzo doveva chiamarsi “Grida oltre il silenzio”? Poi, su suggerimento dello scrittore Danilo Arona, è stato cambiato in “L’URLO BIANCO”.
  • L’autore ha voluto inserire nel testo un cameo in onore allo scrittore alessandrino Danilo Arona.
  • Il libro è stato scritto per metà a Pizzoferrato, località Valle del Sole, nel periodo natalizio dell’inverno del 2003.
  • L’appartamento preso in affitto da Mike Calabritti, non è altro che il posto dove Antonio Ferrara ha scritto il romanzo (vedi foto).
  • Il racconto “Non è nulla” presente all’interno del romanzo, è stato inserito solo successivamente, dopo la vittoria del Premio Crawford 2013 da parte di Simone Carletti.
  • I luoghi descritti esistono realmente, ma sono stati romanzati per dare atmofera, ma neanche tanto. Lo stesso Antonio Ferrara ha ammesso di aver scorto qualcosa di notte, durante le sue passeggiate notturne, sulla strada che collega Pizzoferrato e Valle del Sole e su quella che collega la “Valle” (boschetto) alla statale in direzione di Rivisondoli, nei pressi di una piccola casa diroccata.
  • Il blackout di Valle del Sole del Natale 2003 è un fatto realmente accaduto.
  • Il romanzo è stato scritto su dei quaderni e solo successivamente ricopiato a computer.
  • L’URLO BIANCO è stato finalista al concorso letterario Io Scrittore 2013.
  • È il secondo romanzo di senso compiuto di Antonio Ferrara.
  • Quello che capita alla famiglia Corallo, durante la loro prima apparizione nel romanzo, è accaduto realmente ad Antonio Ferrara e alla sua famiglia.

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L’URLO BIANCO di Antonio Ferrara


L'urlo bianco

L’urlo bianco

In questi anni di blog, ho recensito, annunciato, espresso pareri su tanti libri e intervistato tanti scrittori, ma arriva un giorno nella vita in cui arriva il tuo momento, quello di uscire da dietro le quinte e farsi avanti sul palco, al centro della scena.
Esporsi in qualche modo, sì, perché alla fine quando si pubblica un libro non si fa altro che esporsi. È una strana alchimia perché se da un parte hai aspettato questo momento per anni e anni, dall’altra hai paura di mostrarti alla luce del sole, una paura ingiustificata, intendiamoci, ma pur sempre una paura.
Oggi sono qui a scrivere sulla tastiera per annunciare il mio libro, quello in cui ho creduto. Oggi sono qui e mi rimetto al giudizio di chi voglia darmi fiducia, casomai leggendo “L’URLO BIANCO”. Ma non è questo il nocciolo della questione. Il nocciolo sta nel fatto che il libro è stato scritto nei luoghi in cui è ambientato la storia (la provincia di Chieti) ed è stato scritto alla “vecchia maniera”, ovvero, di getto, senza infrastrutture, scheletri, impalcature o colpi di scena programmati. Questo è un libro, concedetemi il termine, “vero”. Scritto perché avevo qualcosa dentro che premeva per uscire, una riflessione sulla sottile linea che separa la vita e la morte, come evidenzia Pastor nella prefazione, ma questo io non lo sapevo. Io mi sono limitato a scrivere la storia che avrei voluto leggere. Solo questo. Mi sono semplicemente fatto una domanda: “La realtà è così come noi esseri umani la vediamo, oppure c’è dell’altro che i nostri sensi non ci permettono di percepire?” La risposta alla mia domanda è stata “L’URLO BIANCO“, con tutte le sue sfumature che, solo un lettore “esterno” sarebbe in grado di cogliere. Io mi sono divertito a scriverlo e spero che voi vi divertiate altrettanto nel leggerlo.

Grazie.

Quarta di copertina:
Nel dicembre del 1993 in un piccolo paesino arroccato sui monti della provincia di Chieti sparisce un bambino. Dieci anni dopo, Mike Calabritti decide di partire per quel luogo, schiacciato dal successo del primo romanzo e incapace di ritrovare una nuova ispirazione. Pizzoferrato sembra essere il luogo adatto per ritrovare se stesso, lontano dalla confusione e dai tanti impegni di una vita cambiata troppo in fretta, ma in quel luogo alberga qualcosa in cerca di chi possa vedere…
Dalla prefazione di Stefano Pastor:
Cos’è la morte?
Questa è la domanda che sempre ha ossessionato l’uomo, il mistero che le religioni hanno cercato di svelare. Se la razionalità tende a considerare la morte la fine di tutto, il cuore impedisce di accettarlo. È il fondamento stesso di ogni religione: la vita è un passaggio, e qualcosa ci attende dall’altra parte. Una forma d’intelligenza, un creatore, in grado di giudicarci.
Cosa resta, allora?
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L’autore:
Antonio Ferrara classe 1976. Nato a Napoli, vive a Portci. Nel 2002 pubblica “Gli Occhi del Male”, finalista al concorso Stephen King Horror IT. Alcuni suoi racconti sono pubblicati su e-book (Doppio Incubo e Fiabe Striscianti) e i portali La Tela Nera e Scheletri. Il racconto “Lucilla” nell’antologia Storie Fantastiche e “La Manicure” è finito nell’antologia “50 schegge di paura”. “Il Frutto del Credo” per l’antologia “Favole della Mezzanotte” e “3540″ per Italian Noir. Da gennaio 2012 è Affiliate Member della Horror Writers Association. Nel 2013 ha fondato il Premio Francis Marion Crawford.
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All’interno del romanzo, “Non è nulla” di Simone Carletti,
il racconto vincitore del Premio Crawford 2013
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Editore: IL FOGLIO LETTERARIO
Genere Horror/Thriller
Pagine 300
Collana: Narrativa
Prezzo 16 Euro
ISBN 9788876064791
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UN BRIVIDO SULLA SCHIENA DEL DRAGO


arona cover sitoPer la serie consigli di lettura: Un brivido sulla schiena del Drago

Arona mette davvero i brividi e in poche pagine ci catapulta nei pressi di un paese maledetto. Quello che colpisce immediatamente il lettore è l’arte dello scrittore Alessandrino nel mescolare sapientemente credi popolari, realtà, mitologia e occultismo, tutti dosati in un’unica minestra dell’orrore. Mentre si legge questo romanzo si ha la sensazione di déjà vu e non si riesce a capire se Arona stia fantasticando oppure sia l’onniscente testimone di eventi realmente accaduti.
Leggenda e realtà si mescolano facendoci vivere? Rivivere? situazioni al limite del reale, ma non lontane da una realtà spesso più feroce dei stessi incubi. Si arriva all’ultima pagina chiedendosi se tutto quello che abbiamo letto sia solo frutto della fantasia dell’autore, oppure se ci sia del reale.
Non sono riuscito a rispondere a questa domanda (credo che lo chiederò direttamente a lui), ma dopo aver letto il libro mi sono catapultato su internet per cercare alcune cose ed effettivamente qualcosa di inquietante l’ho trovato, ma non voglio rovinarvi la sorpresa.
Vi basti sapere che se uno scrittore in America ha trasformato lo stato del Maine in un raccapricciante incubo, l’italianissimo Arona è riuscito a trasformare alcuni paesini di provincia in incubi a occhi aperti. Dopo aver letto questo libro vi sarà difficile non passare sulla A26 e buttare un occhio verso le luci del paese di Masone. Forse avrete un brivido, ma comunque vada non fermatevi e tirate dritto e che non vi vanga in mente di fare una sosta sull’area di ristoro che si trova da quelle parti. Potreste non ripartire mai più.

Il libro è disponibile in due versioni, una di prestigio e l’altra in formato tascabile. Vi rimando alla scheda per approfondimenti.

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Il Circolo del Venerdì è formato da un gruppo di bizzarri vecchietti pieni di sarcasmo e umorismo macabro, e innamorati dell’arte di raccontare storie; specialmente storie del terrore. Fin qui tutto abbastanza normale, se non fosse che questi bizzarri “soci” sono in possesso della Mappa del Drago, ovverossia un’antica carta geografica sulla quale una mano ignota ha segnato tutti i luoghi di “potere” della Terra, distinguendo le zone positive (localizzate sulla “pancia” del Drago), come Fatima, Lourdes, etc., dalle zone nelle quali il Drago (entità astratta e potentissima, flusso di energia creativa che tesse e ritesse l’essere a proprio piacimento e costantemente) manifesta la polarità negativa del proprio potere.

È proprio in questi ultimi luoghi, maledetti e terribili, dove la Morte è in agguato come un predatore famelico, che il Circolo del Venerdì si riunisce a far “veglia”, cioè a raccontare storie dell’orrore più o meno documentate da ricerche storiche, cronaca e ricordi, le quali in virtù del potere del Drago puntualmente diventano “vere”, entrano a far parte del tessuto (ben più elastico di quanto comunemente si creda) dell’esistenza, rimescolando le carte del tempo, delle cause e degli effetti, in una continua giostra di compensazioni. I racconti dei veglianti si avverano, dunque, in modi cruenti e spesso imprevedibili, giacché il Drago non è certo alla mediocre portata combinatoria degli esseri umani, e i nostri attempati “sperimentatori”, credendo di guidare il gioco mostruoso della veglia potrebbero in realtà essere guidati da una volontà superiore alla loro e cacciarsi in un mare di guai.

Masone, nei pressi della A26, è uno di questi luoghi e proprio lì il Circolo del Venerdì sta per riunirsi a far veglia. Quando l’uomo stuzzica un potere malefico al di fuori della propria portata succedono spesso cose imprevedibili… e terrificanti.

Danilo Arona (1950). Giornalista, scrittore, musicista, ma anche ricercatore sul campo di “storie ai confini della realtà”, critico cinematografico e letterario. Al suo attivo un incalcolabile numero di articoli disseminati qua e là tra giornali e riviste; saggi sul cinema horror e fantastico (Vien di notte l’Uomo Nero. Il cinema di Stephen King e Wes Craven. Il buio oltre la siepe) e saggi sul lato oscuro della realtà (Tutte storie, Satana ti vuole e Possessione mediatica). Ormai decine sono i titoli dei suoi romanzi. Citiamo Rock, La stazione del Dio del Suono, Palo Mayombe, Bloody Hell, Bad visions, Ritorno a Bassavilla, Malapunta, L’autunno di Montebuio.


Antonio Ferrara intervista Francesco Basso


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Gordiano Lupi & Francesco Basso

Oggi per “Uno sguardo oltre la siepe” ho il piacere di intervistare lo scrittore e giornalista Francesco Basso da poco in libreria con Lucio Fulci: Le origini dell’horror per il Foglio Letterario. Conosciamolo insieme.

1) Chi è Francesco Basso per Francesco Basso?

E’ una domanda curiosa e molto difficile da rispondere. Sulla carta ho 28 anni e sono di Arma di Taggia. Mi sono laureato alla Specialistica Dams di Imperia. Sono giornalista pubblicista e collaboro con il mensile di Sanremo L’Eco della Riviera. Francesco Basso per Francesco Basso è uno scrittore che vorrebbe dire qualcosa anche sotto il profilo letterario, cioè vorrei creare un genere che sia la giusta prosecuzione della letteratura di Hesse, Ballard e Orwell. Non per quanto riguarda la fantascienza, ma il loro sguardo contemporaneo nel denunciare i problemi esistenziali dell’uomo. Mi sento vicino molto a questo tipo di letteratura.

2) Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Più che un’idea è una sensazione. Scrivo perché mi piace essere letto e perché mi piace esprimermi in questo modo. Non sempre accade, cioè non sempre trovo l’esigenza di scrivere o la voglia o l’ispirazione. A volte mi costa fatica, sofferenza e a volte quando soffro scrivo. E’ una cosa molto soggettiva. Ci credo molto in quello che scrivo ed è vero, bisogna essere folli per farlo. Nello specifico ho scritto un libro su Fulci perché ho trovato proprio la necessità di parlare di questo regista, non potevo farne a meno. E’ un regista che amo, che è davvero un grande e ha fatto dei film che hanno segnato e mi piacciono davvero tanto.

3) Versione cartacea o Ebook?

La carta ha il suo fascino e un libro per essere tale dev’essere cartaceo. Un libro dev’essere sfogliato, posseduto, analizzato. Un ebook è un filtro, è un’immagine, è un video immobile, è uno schermo, però non è da disdegnare. E’ un tramite che ti permette di arrivare a molti sotto il profilo della diffusione, della pubblicità. Anzi, mi piacerebbe pubblicare qualcosa in ebook, penso che certi scritti si prestino di più rispetto ad altri. Non è un evoluzione della scrittura ma è una evoluzione della lettura. Devono coesistere entrambe le versioni, ovvio, la carta non dev’essere per nulla soffocata perché un libro è un pezzo di storia, di vita che va salvaguardato. A parte un libro di ingegneria che ho dovuto studiare e che mi piacerebbe stracciare una pagina al giorno per iniziare bene la giornata.

4) Lucio Fulci: Le origini dell’horror?

Lucio Fulci è un regista che mi appassiona davvero tanto. La molla è stato un film di Fulci che mi ha shoccato ed è I quattro dell’apocalisse. Perché in realtà non è un wester e non è neanche un western crepuscolare… il film è un horror punto e basta, e la molla che mi ha fatto crescere il desiderio di scrivere un libro sta nel fatto di spiegare il perché. Perché secondo me Fulci era horror ancora prima di girare film horror, ancor prima di essere denominato internazionalmente padrino del gore. Fulci non diventa horror con Zombi 2 del 1980 ma con Tempo di Massacro del ’66. Nel libro parlo di ‘Cronologia della violenza’ , termine da me coniato per indicare il filo rosso che lega un film ad un altro. Fulci da sempre è analizzato dai critici a compartimenti stagni, cioè ha fatto western e allora giudichiamo i suoi western, ha fatto thriller e allora giudichiamo tutti i suoi thriller: invece No. Bisogna analizzare i film di Fulci non per i generi che ha affrontato ma per la dose poetica di orrore che c’è dentro. La violenza è l’unico modo per capire la poeticità di Fulci nella sua totalità, questo è il mio pensiero

  1. Il Foglio Letterario

Il libro prima di diventare libro era ed è la mia tesi di laurea. A Scienze dello Spettacolo Dams di Imperia mi sono laureato con una tesi dal titolo Lucio Fulci – le origini dell’horror.

Mentre scrivevo i primi capitoli mi era cresciuto in me il desiderio di, una volta finita, pubblicarla. Per fare la tesi avevo acquistato alcuni libri on line tra cui Lucio Fulci – Filmare la morte di Gordiano Lupi e As Chianese. Un giorno con la mia ragazza Pamela ero alla Fiera del libro di Imperia, volevo controllare se trovavo qualcosa di interessante per la tesi. Mi imbattei in una bancarella piena di libri di cinema. Ne comprai un paio e la mia ragazza mi disse che forse quello che era nello stand era Gordiano Lupi. Io le dissi che era una fesseria, che non poteva essere lo stand del Foglio Letterario, sarebbe stato troppo bello. La mia ragazza mi ripeteva che almeno dovevo chiedere, per togliermi il dubbio. A me sembrava davvero strano. Invece dovrei farle un monumento: aveva ragione. L’uomo dietro allo stand era Gordiano e molto emozionato gli confidai il desiderio di pubblicare la mia tesi su Lucio Fulci. L’idea gli piacque subito. L’introduzione del libro è di Gordiano e mi fa molto piacere e sono molto contento di questo, è davvero un onore.

Credo che il Foglio Letterario sia proprio una forza! Racchiude delle belle collane, è variegato ed affronta molti temi. Quindi W Il Foglio Letterario!!!

6) I tuoi scrittori preferiti

Hermann Hesse, Ballard, Remarque, Orwell, Bradbury, Rodrigo Rey Rosa, Bukowski

7) Il tuo consiglio a un giovane scrittore in cerca di pubblicazione

Di non arrendersi e di perseverare. Andare per la propria strada e darci dentro, crederci e non abbattersi mai. E di non perdere tempo, se si ha già pronto qualcosa, mandarlo subito all’editore, io ho alcuni romanzi in cantiere non ancora pubblicati proprio per la mia pigrizia ed è un peccato. Se sei uno scrittore non puoi farci niente, devi essere attivo, devi metterci tutto te stesso, è inevitabile. Scrivere è un virus, c’è l’hai dentro e non puoi farci niente, non puoi combatterlo ma assecondarlo.

8) C’è sempre più la tendenza di scrivere romanzi su commissione. Cosa ne pensi? Esiste ancora il “vero” scrittore, ovvero colui che scriveva quello che sentiva?

Bé, il fatto che un’opera sia su commissione non è un aspetto del tutto negativo. Ci metti sempre del tuo, la qualità dell’opera dipende dallo scrittore, dipende cioè dal suo approccio. Un’opera per essere vera e pura deve scaturire dall’anima dell’autore, dalla sua sensibilità, dalla sua verità.

Non disdegno il fatto di unire l’utile al dilettevole, anzi il mio sogno è proprio vivere di questo, vivere grazie alla scrittura, cercando di essere sempre se stessi.

Certo, se per commissione intendiamo scrivere solo per vendere, crearsi una formula che faccia fruttare tanti soldi e se ne infischi dell’arte, dello spirito, della creatività allora dico no. Questo non è scrivere, è industria, è essere delle macchine. Invece al lettore si deve dare qualcosa, è un dono, un rapporto mistico tra autore e lettore e non può essere sprecato in mero intrattenimento.

Il libro ti deve lasciare qualcosa.

  1. Il libro che hai sul comodino

Deus Irae di Philip Dick e Roger Zelazny, non è male ma ci sono un po’ troppi personaggi… sotto c’è (che ho appena finito di leggere) Franny e Zooey di Salinger, molto bello.

  1. Il libro che ti ha segnato

Demian di Hermann Hesse. Mi ha segnato dalla testa ai piedi, nel profondo dell’anima. Un libro magistrale, stupendo. E’ un capolavoro. Demian mi aiuta a dare ai miei scritti un sapore mistico, Al secondo posto c’è 1984 di Orwell, mi ha aiutato a sentire meglio la società

11) Quando, dove e come scrivi?

Scrivo nella mia cameretta ultra disordinata, ascoltando Fabio Frizzi, musica new wave, metal, Stelvio Cipriani, Bruno Nicolai e Riz Ortolani. Quando sono in giro mi porto un taccuino per annotarmi tutto, se me lo dimentico a casa uso il cellulare. Ho inoltre dei quaderni dove mi faccio degli schemi prima di intraprendere una storia nuova e mi annoto sempre tutto in block notes, tipo pensieri, stati d’animo, associazioni di idee.

12) Qualche anticipazione sul tuo prossimo libro?

Mi piacerebbe molto pubblicare il Lepidrurno che è un romanzo breve surreale e orrorifico che cerca di analizzare i giovani di oggi. Come lavoro in corso sto cercando di scrivere un altro libro sul cinema di genere. Vorrei parlare del Rape e Revenge e la sua evoluzione sino ai giorni d’oggi.

13) Cosa vuol fare da grande Francesco Basso?

Il mio sogno è diventare scrittore a tutti gli effetti, cioè oltre a vivere di questo vorrei lasciare un’orma indelebile nella letteratura. Questa è la mia ambizione e presunzione, un sogno…

sento che la mia strada è questa…

Grazie per essere stato mio ospite.

Ti ringrazio tantissimo per l’intervista, è stato un piacere e un onore risponderti

Grazie mille

Un caro saluto

Francesco

FulciFrancesco Basso: Sono giornalista pubblicista, collaboro con il mensile di Sanremo L’Eco della Riviera. Mi sono laureato al Dams di IMperia Scienze dello Spettacolo Dams ho pubblicato per Skan Magazine i racconti Failed Exorcism e Amor e Psiche. Il boia per Parole per Strada Rovereto e per il magazine di musica Where is the Club ho pubblicato Blood Orchid, Cannibal Sound e Murder Love. Nel 2013 pubblico con il Foglio Letterario Lucio Fulci – le origini dell’horror


“Un brivido lungo la schiena del Drago” di Danilo Arona. Prefazione a cura di Fabio Larcher


arona cover sitoGeneralmente faccio un’introduzione ai miei articoli, ma questa volta vorrei solo che leggiate la prefazione che Fabio Larcher ha fatto al romanzo “Un brivido lungo la schiena del Drago” di Danilo Arona edito da Edizioni PerSempre. Non c’è da aggiungere altro se non il mio più grande ringraziamento a Fabio Larcher e a Danilo Arona per avermi concesso il privilegio di poter pubblicare la prefazione che troverete all’interno del libro.

Prefazione a Un brivido sulla schiena del Drago

di Fabio Larcher

 Dovete scusare la mia intromissione. Di solito non firmo e non scrivo prefazioni per gli autori che pubblico, ma nel caso di Danilo Arona vorrei fare un’eccezione. Per me questo scrittore è un caso “personale”; ergo, di persona, scendo nell’arena. I miei primi contatti con Arona risalgono al lontano 2003; il suo primo libro pubblicato dalla mia casa editrice fu La stazione del Dio del Suono, ovvero il secondo capitolo del ciclo “Il Circolo del Venerdì” o (come lo chiama l’autore) della “Trilogia del Drago”. Dunque posso fare almeno due affermazioni riguardo a questo autore: la prima concerne Danilo Arona come uomo; la seconda Danilo Arona come scrittore.

Riguardo al primo aspetto desidero dire che in Danilo (contrariamente a quanto mi aspettassi e da quanto ci si possa aspettare quando si ha a che fare con un “artista”) trovai una persona complessa e simpatica, con la quale si stabilì un bel rapporto collaborativo, anche al di fuori dell’ambito prettamente editoriale. Scoprii presto che il suo modo di stare in compagnia, ancorché spesso sopra le righe, era molto piacevole. Insomma, bisogna dirlo chiaramente: con Danilo ci si diverte. E non si deve neppure fare troppa fatica: basta lasciare spazio alla sua vena istrionica e la serata si riempirà di battute salaci, bonarie prese per i fondelli, intelligenti discussioni sulla musica (Arona è anche musicista), sul lato misterioso della vita (che lui ha indagato con tenacia e perizia, da buon “antropologo” dell’occulto), sulle belle donne e sul buon cibo.

Un uomo vitale, insomma, interessante, colto di una cultura che non concede spazi allo snobismo, ma che, anzi, sembra del tutto  “naturale”. Sono le piccole magie di certi esseri umani, minimi indizi che inducono lo “spettatore” a immaginare che sotto sotto vi sia dell’altro e che ci vorranno tempo e pazienza ma, alla fine, si scopriranno altre curiosità, altre bizzarrie e, magari, altre meraviglie.

E questo per quanto riguarda il “giudizio” umano sul nostro autore. Per quanto riguarda il giudizio editoriale: devo ammettere che il suo fu il primo libro di valore che riuscii a proporre nel mio catalogo. Ora come allora non posso dichiararmi un patito del genere horror, eppure il romanzo di Arona possedeva un buon numero di qualità irresistibili: l’originalità del procedimento narrativo, la linearità non priva di eleganza della prosa, il senso di mistero e al contempo di normalità che balzava alla mente leggendo la storia, l’ironia e l’umorismo macabro e disinvoltamente cinico. Tutto questo concorreva ad affascinarmi. Lo ammetto. E da allora Danilo Arona è uno dei miei scrittori preferiti anche da lettore, non solo da editore, tanto che mi è riuscito facile seguirlo nelle sue scorribande entro il mercato librario italiano, che lo hanno portato a pubblicare per innumerevoli editori. La cosa non mi ha stupito affatto. Le qualità aroniane sono diventate ben presto (anche se in deplorevole ritardo) uno speciale marchio di fabbrica, capace di meritare l’attenzione e il rispetto di tutti coloro che amano il genere orrorifico e magari non solo.

Ma in cosa consiste l’originalità di Arona? In questo: essere una specie di regista/montatore cinematografico, saper maneggiare fonti diverse, materiali disparati e riuscire a trovare i nessi logici capaci di metterli in relazione. Fermi! Non gridate allo scandalo, non scagliatevi contro ciò che ho appena detto, invocando su di lui il titolo infamante (perché in fondo questo titolo lo è, essendo sinonimo di impotenza creativa) di “scrittore metaletterario”. Se lo faceste commettereste un errore. I libri di Danilo sono e rimangono libri di genere, libri che hanno la sola pretesa di raccontarvi una storia e di spaventarvi… almeno un po’. Solo che lo fanno con intelligenza e brio, senza appiattire il genere; anzi, sfruttandolo proprio per le sue privilegiatissime caratteristiche di “veicolo”. Forse Danilo fa addirittura qualcosa di più: crea dei miti e una mitologia coerente, supportando il tutto con un discorso filosofico sul tempo, lo spazio, l’essere, degno della miglior tradizione di pensiero del Novecento (e non faccio nomi perché in bocca a me stonerebbero).

Leggendo uno qualunque dei suoi romanzi potrete notarlo voi stessi. Si parte sempre da uno stato di apparente frammentarietà, come se la realtà si proponesse allo sguardo polverizzata; ma da quel pulviscolo scintillante, stregato, orribile, a poco a poco vediamo nascere dei legami, delle connessioni, che via via ci lasciano ammirati davanti all’interezza del quadro (quadro che, con un minimo di fantasia, potremmo intitolare Paesaggio con cadaveri, o ancor più semplicemente Natura morta).

Insomma, tutto si concretizza intorno a un nucleo focale; e quel nucleo è rappresentato, nel caso de Un brivido sulla Schiena del Drago, da un gruppo di anziani aronianamente cinici e giocosi, che amano trascorrere la notte in luoghi visitati da nefasti poteri, a far “veglia”; cioè a raccontarsi l’un l’altro (come nelle veglie dei nostri antenati) delle storie. E così facendo, consapevolmente, ma con la consapevolezza limitata degli esseri umani, i quali sono sempre troppo miopi quando osservano il mondo, sperimentano il terribile potere del Drago.

Chi o cosa è il Drago? Un’entità sovrannaturale, dalla forma indefinita. Un flusso di energia creativa (come il pensiero stesso?) che fa essere le cose come sono, ma può anche mutarle, o mutarne il segno, se i suoi scopi reconditi lo richiedono. Un dio? Forse. Più probabilmente il Diavolo in persona, se questa identificazione non risultasse limitante e, ormai, condizionata da troppi stereotipi.

Ora, io non so se la cosa sia voluta oppure no, ma le cosiddette “veglie” di questi attempati apprendisti stregoni hanno in sé qualcosa di strano, di storto. Il loro modo di raccontare la vita somiglia alla descrizione di un mondo alternativo, simile al nostro eppure completamente diverso negli assunti basilari e nei materiali da costruzione (niente atomi; piuttosto: antiatomi di antimateria). Si ha come l’impressione che essi parlino di un mondo “attraverso lo specchio”; che i veglianti stiano partecipando in realtà a una veglia funebre (una veglia il cui protagonista, il morto, è sempre assente, o è una creatura fatta esclusivamente di parole) e che i loro discorsi ci stiano fornendo i mezzi per gettare uno sguardo non sul mondo ma sull’Oltremondo, sul regno dei morti, sull’Inferno.

Sì, forse la Mappa del Drago che essi utilizzano è proprio la carta geografica dell’Inferno.

Un po’ lo si capisce dal fatto che i personaggi acquistano vita e spessore solo nell’istante stesso in cui viene inscenata la loro morte cruenta. Se li guardiamo bene, questi personaggi, sono ben più che dei “predestinati” a quel tipo di trapasso: sembrano fantasmi che ripetono all’infinito e per l’eternità l’evento culminante della loro esistenza mondana: il momento della loro morte. C’è qualcosa di meccanico, di freddamente astratto, nelle scene propriamente horror che Arona cattura nella sua metaforica cinepresa, in questo romanzo, come una pellicola rotta che replichi lo spezzone di un film o un vinile che si incanti sul piatto.

Non la tiro per le lunghe. Ho voluto cominciare questa prefazione con quello che sembrava un tributo, un encomio di circostanza, ma che invece si rivela ora la necessaria precisazione della particolarità umana (e quindi artistica) del nostro scrittore, atta a sostenere un’affermazione un tantino “forte”. Devo confessarvi il mio sospetto: talvolta ho l’impressione che Danilo Arona non sia solo un bravo scrittore horror, ma che sia una sorta di veggente; quasi che quegli spezzoni di pellicola rotta che sono gli spettri dei deceduti di mala morte lui li “veda” e che, proprio nel modo in cui li vede, ce li proponga letterariamente. Per questo ho insistito sulla non metaletterarietà aroniana: il suo modo di narrare non implica tanto un espediente frusto e quasi automatico, ma potrebbe nascere da una diversa esperienza delle cose… un’esperienza, cioè, visionaria.

Le opere di Danilo, secondo questa prospettiva difficilmente sottoscrivibile da chiunque e men che meno dall’autore, potrebbero essere il tentativo di ricomporre un puzzle mitico, quasi che i frammenti (il pulviscolo magico di cui sopra) nei quali sono intrappolate le manifestazioni fantasmatiche, fossero delle specie di storie “gialle”, dove l’assassino è la vita stessa… o almeno un’entità che permea l’esistenza in maniera tanto totalizzante quanto sfuggente, che ha bisogno, in qualche modo, di essere “investigata”, rintracciata, definita, riconosciuta…

Nonostante la sfilza di morti che attraversano il romanzo (e a consolazione dei nostri lettori), si ha sempre l’impressione che si tratti di una storia “a lieto fine”; forse perché i nostri diabolici vecchietti riescono, comunque, a scamparla, più o meno con le ossa rotte.

Possiamo dire che esiste una morale ne Un brivido sulla schiena del Drago e che tale morale è: solo chi ha l’ardire d’indagare il Male, di guardarlo in faccia, si salverà?

Non so dirlo. Probabilmente Arona mi smentirebbe seccamente se osassi dirlo. Ma una cosa è certa: questo straordinario romanzo che (come ogni classico che si rispetti) sembra non smettere ancor oggi di dire ciò che ha da dire, doveva essere ripubblicato. Non farlo sarebbe stato uno spreco, un’occasione mancata.

E poi, come direbbe Danilo:

è un Arona giovane, molto sperimentale (data l’epoca di riferimento) e alquanto pre-pulp per la ricerca a tutti i costi dell’effetto “da brivido”. Ma, comunque, Un brivido sulla Schiena del Drago si può leggere oggi prospetticamente come un modello di futura evoluzione del genere. E parlo ovviamente del genere scritto dagli italiani. Per questo ritengo che la sua riscoperta possa in qualche modo giovare alla causa, dato che scrivere e proporre horror oggi non è affatto agevole.

Ci sarebbero molte altre cose da aggiungere, ma preferisco lasciare spazio, adesso, alla voce dell’autore e augurarvi buona lettura.

Fabio Larcher

Se la prefazione vi ha colpito per la sua spudorata sincerità a questo indirizzo potrete trovare la scheda del libro (Edizioni PerSempre) e un estratto scaricabile gratuitamente.


Antonio Ferrara intervista Stella


542211_168015330056091_1532065466_nGirovagando in rete mi sono inbattuto in questa giovane ragazza che ha pubblicato il suo primo romanzo tramite la piattaforma Youcanprint. Il suo è un romanzo horror e Stella, questo è il suo pseudonimo, è molto aggressiva per quanto riguarda la promozione del suo libro. Questo aspetto mi ha colpito molto perchè secondo il mio modesto parere va incoraggiato chi crede in quello che fa. Conosciamola meglio.

1 Chi è Stella per Stella?

Salve, vi ringrazio per questo spazio sul sito e saluto anche i vostri lettori. Stella è una semplice ragazza di Torino che ha sempre avuto la passione per la scrittura e adesso finalmente ha deciso di pubblicare in qualche modo il suo primo romanzo “Io sono il male”.

2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Tutto nasce scrivendo un diario segreto e in seguito leggendo i romanzi di Stephen King.

3 Come mai il debole per la letteratura “oscura”?

Mi sono avvicinata a questo mondo leggendo i romanzi di Stephen King. Altresì i film horror hanno avuto la loro influenza. Tutto nasce anche dalle mie paure.

4 Edizione cartacea o eBook?

Ci sono entrambe: l’edizione cartacea è ordinabile presso le librerie convenzionate con Youcanprint. Le trovate a questo indirizzo: http://www.youcanprint.it/librerie-in-italia-self-publishing.html In oltre è anche disponibile nei maggiori Store on line (Amazon, IBS, ecc.) e c’è anche sul sito di Youcanprint, insieme all’e-book a questo indirizzo: http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/io-sono-casamassima.html

5 Stella, uno pseudonimo, come mai?

Non c’è un perché e nessun segreto, mi piace e basta.

6 Stephen King sostiene che: Uno scrittore competente si possa trasformare in un bravo scrittore.

Sono d’accordo, che dire… è un grande.

7 Vivere di scrittura? Che ne pensi?

Penso che sia possibile solo per alcuni scrittori. Per adesso il mio obiettivo è raggiungere un gruppo di lettori, cioè farmi leggere.

8 Edizioni Youcanprint. Come ti stai trovando?

Direi abbastanza bene, anche perché hanno un blog dove rilasciano parecchi consigli.

9 Ti sei lanciata da sola nell’inferno editoriale italiano. Come procede la tua esperienza in solitaria. Sai che c’è tutta una polemica tra conservatori (il libro va pubblicato con un editore) e progressisti (Secondo me valgo e mi pubblico)

Queste polemiche non m’interessano per nulla, le lascio agli altri. Per me non è un’esperienza solitaria, perché come ho riferito prima, Youcanprint rilascia parecchi consigli agli autori esordienti, attraverso il suo blog. Ha anche una buona distribuzione e il libro è stato anche pubblicizzato da loro sui social network di Facebook e Twitter. Le librerie di Youcanprint sono aumentate, insomma, c’è un certo impegno anche da parte di questo Self – publishing per fare conoscere i libri autopubblicati presso di loro.

10 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Scrivo usando la mia immaginazione e documentandomi. Tutte le volte che ho tempo, spesso mi attardo la sera, a casa, ma ho anche scritto in montagna o addirittura in aeroporto. Potrei anche decidere di partire per scrivere nella città dove ambienterò i romanzi.

11 Qualche anticipazione sul tuo prossimo romanzo?

Sto scrivendo un romanzo sui demoni, e sarà un altro racconto horror. Spero che piacerà.

12 IO SONO IL MALE, perché compralo?

Perché non è un romanzo noioso e i personaggi non sono banali. Ritorna su un tema delicato, quel che non si riesce a spiegare: sono malattie psichiatriche o vere possessioni demoniache? Inoltre, è ambiento in una città magica e misteriosa come Torino.

13 Cosa vuol fare da grande Stella?

La scrittrice.

Grazie per essere stata mia ospite.

Grazie a voi.

Il sito web ufficiale di Stella

Stella nasce a Torino, la sua passione per la scrittura e per l’horror inizia in età giovanile, leggendo i racconti di Stephen King. Ha frequentato un corso di Giornalismo e Pubbliche Relazioni, fa parte delle Agende Rosse di Torino e per molti anni è stata un’operaia, ha anche aderito al Comitato Sndacale e lottato per i diritti dei lavoratori. Il suo regista preferito è Dario Argento.

 

1150396_168482310009393_242903627_nIo sono il male

Il volume di Stella punta al brivido. Seguendo una scia di fortunate opere letterarie del genere, oltre che una tendenza sociale ad appassionarsi con sempre maggiore entusiasmo a telefilm e a trasmissioni legate a crimini e cruenti omicidi, l’autrice ha pensato bene di assegnare la parte del co-protagonista al diavolo in persona. La voce “Io sono il male”, che corrisponde anche al titolo del romanzo, risuona con costanza tra le pagine dello stesso incutendo timore. Sotto la penna di Stella, Torino si trasforma in uno scenario da incubo: dal primo omicidio di una adolescente, Caterina, brutalmente trucidata in una stanza di albergo, la trama segue le vicende di tanti altri assassini di persone legate alla figura di Michael, il padre di questa prima giovane vittima. Famiglie intere, tra cui in particolare quella della piccola Sara di cinque anni, posseduta dal demonio, insieme ai genitori, alla zia, e anche al commissario di polizia e al sacerdote intervenuti per cercare di compiere l’esorcismo. La scia di sangue colpirà ancora la governante di Michael, l’ex moglie (anch’essa posseduta) e infine anche la giovane compagna che lo stava affiancando nel tentativo di sconfiggere satana in quest’ultimo demoniaco intervento. Nel libro i colpi di scena non sono molti, dopo un po’ ci si aspetta di tutto, ma il clima di terrore è assolutamente reale e palpabile per il lettore.

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Io sono le voci di Danilo Arona


img_{copertina}Generalmente non faccio recensioni, ma mi limito a dare annuncio di alcuni titoli in uscita sul mercato editoriale. Anche questa non è una recensione, ma un punto di vista personalissimo su questo testo. Stiamo parlando di “Io sono le voci” l’ultima fatica letteraria di Danilo Arona. Qui non siamo al cospetto solo di un romanzo qualunque al limite dell’inverosimile  (storia inventata di sana pianta dall’autore con risvolti più o meno fantatsici), ma ci troviamo al cospetto del vero orrore in quanto “veritiero” e palpabile. L’autore Alessandrino ci accompagna in un viaggio ricco di incubi così maledettamente reali, da poter sembrare assurdi, ma non lo sono. In italia abbiamo avuto escalation di follia e non solo da parte di psicopatici di ogni tipo e Arona è bravissimo a percorrere questo filone dandoci la sensazione che quello che ci sta raccontando sia verità. Si, amici, a rischio di sembrare un imbonitore di piazza devo dirlo: A un certo punto del libro vi chiederete se questa sia una storia vera o meno. Sin da ora posso confermare che la risposta della vostra mente sarà affermativa. Arona riesce ad abbattere le sottile barricata che separa la “Fiction” dal reale e questo non può essere che un merito visto che l’orrore più è reale e più ci tocca da vicino, strisciando casomai.
Altro viaggio che Arona ci illustra è quello di un cinema ormai andato, quello di periferia, quello vero per intenderci, dei tempi in cui il vocabolo “multisala” non era stato ancora coniato.
Arona, giornalista, scrittore, musicista, ma anche ricercatore sul campo di “storie ai confini della realtà”, critico cinematografico e letterario sa esattamente di cosa sta parlando e questa è una gioia per un lettore che ha bisogno di punti fermi e non di vaneggiamenti da parte di chi troppo spesso si improvvisa.
Un romanzo duro, ma che alla “fine della fiera” lascia che la nostra mente si chiede chi effettivamente siano le vittime e i carnefici di tutta la storia. Qualcuno un giorno disse che non esiste il “Bene” e il “Male” assoluto, ma ognuno a suo modo è anche l’ingrediente dell’altro. Se “IO SONO LE VOCI” fosse una ricetta culinaria, potremmo senza mezzi termini affermare di essere al cospetto di una pietanza ben equilibrata e gustosa, leggermente speziata e con un retrogusto leggendario.
Grazie Danilo per avermi regalato anche questa volta dei piacevoli brividi di terrore.
Antonio Ferrara
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Titolo: Io sono le voci
Autore: Danilo Arona
Editore: Edizioni Anordest
Numero di pagine: 358
Prezzo: € 12,90
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Sinossi: Da sempre in Italia avvengono omicidi inspiegabili che sembrano trovare una loro magra giustificazione nella ferocia esibita. Dagli anni Sessanta poi è in atto un’escalation. Prima in una città di provincia nel nord Italia. Poi a Milano nel decennio successivo con giovani donne trucidate attraverso modalità di raro sadismo. Sino a quando ai giorni nostri una giovane e determinata giornalista investigativa, Cassandra Giordano, non scopre un impensabile filo rosso che collega delitti tra loro lontani nel tempo e nella geografia: la visione di certi film, il cosiddetto effetto Copycat, le voci nel cervello che ti spingono a uccidere emulando gli omicidi passati sullo schermo in tante famose opere cinematografiche. Ma, una volta scoperchiato il vaso di Pandora, Cassandra ne diventa vittima, innestando una nuova e ancora più feroce serie di delitti per imitazione. Una sequenza sanguinosa che la vede morire, prima vittima della nuova ondata omicida, sotto il guanto artigliato del leggendario Uomo Nero di Elm Street, Freddy Krueger. Ma può essere possibile un crimine del genere nell’Italia contemporanea? Si tratta di uno o più assassini? Magari una nuova stirpe di psicopatici ben mimetizzati nella normalità quotidiana? Arianna Giordano, sorella minore della giornalista, e un coriaceo ispettore di polizia si lanciano nella più incredibile delle indagini: svelare l’enigma degli omicidi Copycat, giungendo a smascherare il meno sospettabile dei serial killer. E Milano si trasforma in un sanguinario set cinematografico.

Hai un romanzo nel cassetto? È arrivato il momento di tirarlo fuori.


copertina fantastico e altri orroriCi sono delle notizie che ti prendono alla sprovvista, ma che inevitabilmente ti stimolano a fare meglio. Da oggi sono il nuovo direttore della collana “Fantastico e Altri Orrori” dell’editore Il Foglio Letterario. Spetterà a me il compito di valutare nuovi talenti e assicurare che la prestigiosa collana mantenga un alto livello qualitativo. Ringrazio Gordiano Lupi per la fiducia accordatami e invito chiunque abbia un romanzo nel cassetto a inviarlo secondo le modalità previste, ma non prima di aver letto la “Mission” che troverete più in basso dopo il comunicato stampa. Quello che posso assicurare che darò a tutti delle risposte e nessuno resterà nel limbo “del non sapere“. Sono in prmis uno scrittore, un autore che per primo ha spedito in giro i propri manoscritti e spesso e volentieri non ha avuto nessuna risposta. Per quanto mi riguarda questo non accadrà. Le selezioni del testi saranno molto severe perchè è alla qualità che punto, ma tutti avranno una risposta in tempi “umani“.

 

“Come forse qualcuno di voi saprà, la storica collana Fantastico e Altri Orrori del Foglio, fondata e guidata da Vincenzo Spasaro fino al 2011, ha finalmente trovato un nuovo direttore. Si tratta di Antonio Ferrara, scrittore, blogger e fondatore del Premio Francis Marion Crawford per la letteratura di genere horror. Antonio ha già preso in mano le redini, diventando amministratore della pagina Facebook (https://www.facebook.com/pages/Fantastico-e-Altri-Orrori/140298876003757?fref=ts), e cominciando a vagliare i manoscritti in arrivo alla mail della collana (per invii e informazioni: foglioredazionefantastico@yahoo.it).

Maurizio Cometto, il precedente direttore, aveva già lasciato l’incarico qualche tempo fa.
A inizio 2014 uscirà l’ultimo libro della gestione di Cometto, un bellissimo romanzo di Antonio Messina dal titolo “Accenni d’autunno”.

Vi terremo aggiornati su sviluppi e novità, sia sulla pagina Facebook, sia tramite comunicazioni mail.
Un ringraziamento a Maurizio Cometto per il lavoro svolto, e un in bocca al lupo ad Antonio Ferrara per il nuovo incarico.”

Missione

La collana “Fantastico e altri orrori” pubblica narrativa dell’orrore, fantastica, thriller, gotica o fantascientifica, con un occhio di riguardo per le mescolanze di generi e l’originalità delle trame.

Ci interessa trovare nuovi talenti del fantastico italiano, gente che possa rivaleggiare a testa alta coi maestri del genere. Originalità, creatività, capacità di osare, ma anche bravura nello scrivere, voglia di stupire e tenere incollato il lettore al libro dalla prima all’ultima pagina.

La collana è stata da poco rinnovata, con l’ingresso nella redazione di Antonio Ferrara, e con una nuova veste grafica d’impatto curata da Sacha Naspini, che la rende ben riconoscibile.

Panoramica società

“Fantastico e Altri Orrori” è la collana dedicata alla narrativa fantastica delle edizioni Il Foglio di Gordiano Lupi.
Responsabile: Antonio Ferrara.
Mail: foglioredazionefantastico@yahoo.it


È tempo di horror, amici. It’s Horror Time.


horrortimeSono mesi che non metto piede in un’edicola, non per pigrizia, ma per il fatto che le riviste che potrebbero interessarmi sono da tempo scomparse. Spesso ho sognato di vivere oltreoceano per avere l’opportunità di interfacciarmi con qualche format cartaceo dedicato al genere horror a trecentosessanta gradi e ora cosa succede?Succede che un manipolo di “pazzi” e coraggiosi si gettano a capofitto in un’impresa che potrebbe avere dello straordinario. Le premesse ci sono tutte perchè questi signori oltre a essere completamente fuori di melone, sono dei professionisti e sanno di cosa parlano. Si tratta di coloro che in Italia tengono alta una bandiera che il grande sistema editoriale sembra snobbare… quella dell’horror. Ma allora cosa succede? Succede che da domani, ovvero 10 settembre 2013 sarà presente in tutte le edicole della penisola italica, Horror Time, una rivista che viste le premesse non mancherà di riservarci delle sorprese. Per la gioia del mio edicolante mi recherò in edicola perchè è tempo di horror, amici. It’s Horror Time.

Ecco il comunicato stampa.

L’horror torna in edicola con un imperdibile magazine di 84 pagine a colori dedicato interamente a tutto quello che fa paura!

Una rivista horror mancava dalle edicole da diversi anni, ma finalmente è giunto il momento di Horror Time un magazine di 84 pagine a colori che gronda sangue a ogni riga di testo. Il mensile sarà in tutte le edicole a partire dal 10 settembre, con un numero inaugurale che sarà solo un antipasto di quanto la redazione ha intenzione di mostrare, numero dopo numero. Il progetto alla base di Horror Time sottintende un’idea di magazine a tutto tondo per gli amanti del genere, una rivista di riferimento per il mondo dell’orrore, da leggere dalla prima all’ultima pagina, dove si possa fare il punto della situazione, dove si abbia la possibilità di riflettere sugli argomenti senza alcun timore reverenziale per niente e per nessuno.

Horror Time non ha tra i suoi obiettivi quello di fare “concorrenza” alla rete, perché i linguaggi e il modo di fornire le informazioni sono troppo diversi. Horror Time avrà una visione organica del genere e tutti i professionisti chiamati a occuparsi delle diverse rubriche hanno sposato con entusiasmo questo indirizzo. La redazione si occuperà di tutto quello che fa paura con rubriche che affrontano i diversi aspetti di questo multiforme e oscuro ambito della cultura contemporanea, con la serietà e la professionalità necessarie, curando ogni aspetto della rivista a partire dal progetto grafico ricco e complesso come una rivista del settore merita di avere.

Dettaglio dei contenuti del n.1 in edicola dal 10 settembre

Al CINEMA, vengono dedicate più di 30 pagine distribuite tra news, rubriche di curiosità, anteprime (Insidious 2, Machete 2), recensioni (You’re next, L’evocazione), film italiani (Wrath of the crows), ai film mai distribuiti al cinema (It’s Alive), ai DVD e ai Blu- Ray. Viene fatto il punto della situazione nello “specialone” di Danilo Arona sul cinema dei remake e dei mockumentary, e viene poi proposta un’intervista inedita in due puntate di Paolo Zelati all’icona del cinema italiano (e internazionale) Catriona MacColl. Completerà l’offerta uno speciale sulle saghe al cinema (Scream), uno sul film cult del mese (La notte dei morti viventi), la rubrica sui Body Count (Evil dead). Non potevano mancare le SERIE TV con due speciali: il primo dedicato alla serie di culto The Walking Dead e alla quarta stagione ormai in arrivo; il secondo alla nuova serie Hannibal presto in onda anche in Italia.

Ampio spazio anche alla LETTERATURA con ben 10 pagine del magazine riservate ai libri: news e segnalazioni, un’anteprima del libro più atteso della stagione proposta da Giovanni Arduino (il traduttore), di Doctor Sleep il seguito di Shining scritto da Stephen King. Una recensione di L’ira dei giusti di Manel Loureiro e una rubrica sui libri scomparsi dai cataloghi italiani (Demoni amanti – Shirley Jackson). Gianmaria Contro invece ci propone nella rubrica Cult Book uno speciale su Carrie, dal libro al film. Completano la visione sul mondo dell’horror una serie di rubriche su videogame, musica (band e colonne sonore), sugli artisti “macabri”, l’Almanacco sulle ricorrenze storiche del mese, il Dizionario dell’Horror e per finire la rubrica dedicata ai gadget e ai maniaci collezionisti. In ogni numero poi, sarà presente una piccola chicca: una foto ad alta risoluzione di una locandina rara.

Completano il magazine due aree non meno importanti. La prima è quella che potremmo definire Real Horror (parafrasando il nome di un canale della piattaforma SKY), formata dalla rubrica dedicata ai SERIAL KILLER curata da Giuliano Fiocco, dalla rubrica Phobia, a cura di Giovanni Arduino, che raccoglie e spiega le più incredibili fobie che hanno ispirato scrittori e registi, e dalla rubrica X-Files

curata da Paolo Zelati, che va alla caccia di miti e leggende delle nostre città.

Chiude il magazine EVENTO ZERO un romanzo “zombesco” a puntate scritto da Andrea G. Colombo che prevede anche un progetto di scrittura collettiva in collaborazione con il contenitore editoriale Hbooks (http://hbooks.horror.it). L’idea è quella di proporre sì un romanzo a puntate, ma anche di creare con la complicità dei lettori un universo popolato da molte storie oltre quella che saranno narrate sulle pagine di Horror Time.

E’ tempo di horror, amici. It’s Horror Time.

Email: redazione@horrortime.it
Sito Web (In allestimento): http://www.horrortime.it Pagina Facebook: http://www.facebook.com/itshorrortime

Horror Time

Rivista mensile di cultura e cinema horror.
Eligio Editore Srl
Testata registrata al tribunale di Roma n. 205/2013 del 02/08/2013 Prezzo: € 5,90

Direttore Responsabile: Paolo Zelati Direttore Editoriale: Andrea G. Colombo
Art director: Ivo Torello Caporedattore: Andrea Avvenengo Redattori: Marcello Gagliani Caputo, Andrea Lanza.
Collaboratori: Giovanni Arduino, Danilo Arona, Gianmaria Contro, Daniele Cucchiarelli, Giuliano Fiocco, Roberto Gerilli, Alexia Lombardi, Giovanni Lorecchio, Stefano Paiuzza, Nico Parente, Selene Pascarella, Stefano Passeri.


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