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NEILA di Antonio Ferrara


Neila di Antonio Ferrara

Neila di Antonio Ferrara

Neila

Incontri ravvicinati del settimo tipo.

Neila è il mio terzo romanzo che è stato appena pubblicato per i tizi di Lettere Animate. È stato scritto subito dopo L’urlo bianco e narra le vicissitudini di Cristina Ricci, una ragazza apparentemente normale, ma che si troverà catapultata in un incubo. A seguire troverete la sinossi e la prefazione di Alda Teodorani che anticipo per tutti i miei lettori. Per ora il romanzo è disponibile solo in formato e-book a un prezzo di 1,99 Eur.

Grazie per coloro che dedicheranno un poco del loro tempo al mio libro.

Sinossi: Cristina Ricci è una ragazza felice. Ha un buon lavoro e un fidanzato. Conduce una vita tranquilla insieme alla madre, nonostante abbia perso il padre all’età di sette anni. Una sera, parte con Marco per un fine settimana nella provincia di Avellino e la sua vita viene stravolta dalla improvvisa scomparsa del ragazzo. Di lui non vi è alcuna traccia.
Disperata, riesce a raggiungere una casa lungo la strada, ma scopre ben presto che la gente del posto è ostile. A Neila non tutto è come appare. Cristina tenterà di fuggire, ma per svariati motivi il paese non le permette di allontanarsi. Presa dal dubbio su cosa fare, cercare Marco oppure andare via, farà la conoscenza di uno strano bambino, Danilo, custode di una terribile verità sugli abitanti del paese. Insieme cercheranno di capire cosa stia succedendo in quel posto. Torneranno a galla antiche paure e rivelazioni, come quella della scomparsa del padre. Cristina scoprirà ben presto di non potersi fidare di nessuno, nemmeno degli affetti più cari…

Prefazione a cura di Alda Teodorani: Il quotidiano è solo a un soffio dall’orrore, e subito il giorno si trasforma in una nera notte, dove dietro ogni ombra può nascondersi un pericolo. Il nostro mondo, così rassicurante nella sua solidità, può cedere il passo in un attimo, nel tempo del canto di un grillo, a un altro mondo, non meno tangibile del primo, ma le cui regole sono decisamente diverse e misteriose. Antonio Ferrara ha imparato bene la lezione più importante della narrativa fantastico-orrorifica, che a mio parere è proprio questa: come nella più classica tradizione di questo genere, una scena idilliaca, un teatro di normalità, si trasforma ben presto in qualcosa i cui canoni non sono certo a quella stessa normalità riconducibili. La scena si deforma, si distorce, le presenze che dovrebbero essere fonte di sostegno e sicurezza si rivelano di tutt’altra natura, la trama si infittisce, si addensa sulle nostre teste di lettori/spettatori come un ammasso di nere nubi temporalesche. Non sappiamo cosa aspettarci dagli avvenimenti futuri ma un cielo così nero ed elettrico fa presagire che ci sono molti guai in arrivo. Questo romanzo, mai scontato o prevedibile, è una sorpresa dentro l’altra, una sorta di matrioska dell’orrore. Se amate il gotico, il brivido, saprete apprezzare l’opera di Antonio Ferrara, che apre, una porta dopo l’altra, soglie infernali dove tutte le certezze sono sconfitte.

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L’URLO BIANCO: Curiosità


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Lo sapevi che:

  • Il romanzo doveva chiamarsi “Grida oltre il silenzio”? Poi, su suggerimento dello scrittore Danilo Arona, è stato cambiato in “L’URLO BIANCO”.
  • L’autore ha voluto inserire nel testo un cameo in onore allo scrittore alessandrino Danilo Arona.
  • Il libro è stato scritto per metà a Pizzoferrato, località Valle del Sole, nel periodo natalizio dell’inverno del 2003.
  • L’appartamento preso in affitto da Mike Calabritti, non è altro che il posto dove Antonio Ferrara ha scritto il romanzo (vedi foto).
  • Il racconto “Non è nulla” presente all’interno del romanzo, è stato inserito solo successivamente, dopo la vittoria del Premio Crawford 2013 da parte di Simone Carletti.
  • I luoghi descritti esistono realmente, ma sono stati romanzati per dare atmofera, ma neanche tanto. Lo stesso Antonio Ferrara ha ammesso di aver scorto qualcosa di notte, durante le sue passeggiate notturne, sulla strada che collega Pizzoferrato e Valle del Sole e su quella che collega la “Valle” (boschetto) alla statale in direzione di Rivisondoli, nei pressi di una piccola casa diroccata.
  • Il blackout di Valle del Sole del Natale 2003 è un fatto realmente accaduto.
  • Il romanzo è stato scritto su dei quaderni e solo successivamente ricopiato a computer.
  • L’URLO BIANCO è stato finalista al concorso letterario Io Scrittore 2013.
  • È il secondo romanzo di senso compiuto di Antonio Ferrara.
  • Quello che capita alla famiglia Corallo, durante la loro prima apparizione nel romanzo, è accaduto realmente ad Antonio Ferrara e alla sua famiglia.

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L’URLO BIANCO di Antonio Ferrara


L'urlo bianco

L’urlo bianco

In questi anni di blog, ho recensito, annunciato, espresso pareri su tanti libri e intervistato tanti scrittori, ma arriva un giorno nella vita in cui arriva il tuo momento, quello di uscire da dietro le quinte e farsi avanti sul palco, al centro della scena.
Esporsi in qualche modo, sì, perché alla fine quando si pubblica un libro non si fa altro che esporsi. È una strana alchimia perché se da un parte hai aspettato questo momento per anni e anni, dall’altra hai paura di mostrarti alla luce del sole, una paura ingiustificata, intendiamoci, ma pur sempre una paura.
Oggi sono qui a scrivere sulla tastiera per annunciare il mio libro, quello in cui ho creduto. Oggi sono qui e mi rimetto al giudizio di chi voglia darmi fiducia, casomai leggendo “L’URLO BIANCO”. Ma non è questo il nocciolo della questione. Il nocciolo sta nel fatto che il libro è stato scritto nei luoghi in cui è ambientato la storia (la provincia di Chieti) ed è stato scritto alla “vecchia maniera”, ovvero, di getto, senza infrastrutture, scheletri, impalcature o colpi di scena programmati. Questo è un libro, concedetemi il termine, “vero”. Scritto perché avevo qualcosa dentro che premeva per uscire, una riflessione sulla sottile linea che separa la vita e la morte, come evidenzia Pastor nella prefazione, ma questo io non lo sapevo. Io mi sono limitato a scrivere la storia che avrei voluto leggere. Solo questo. Mi sono semplicemente fatto una domanda: “La realtà è così come noi esseri umani la vediamo, oppure c’è dell’altro che i nostri sensi non ci permettono di percepire?” La risposta alla mia domanda è stata “L’URLO BIANCO“, con tutte le sue sfumature che, solo un lettore “esterno” sarebbe in grado di cogliere. Io mi sono divertito a scriverlo e spero che voi vi divertiate altrettanto nel leggerlo.

Grazie.

Quarta di copertina:
Nel dicembre del 1993 in un piccolo paesino arroccato sui monti della provincia di Chieti sparisce un bambino. Dieci anni dopo, Mike Calabritti decide di partire per quel luogo, schiacciato dal successo del primo romanzo e incapace di ritrovare una nuova ispirazione. Pizzoferrato sembra essere il luogo adatto per ritrovare se stesso, lontano dalla confusione e dai tanti impegni di una vita cambiata troppo in fretta, ma in quel luogo alberga qualcosa in cerca di chi possa vedere…
Dalla prefazione di Stefano Pastor:
Cos’è la morte?
Questa è la domanda che sempre ha ossessionato l’uomo, il mistero che le religioni hanno cercato di svelare. Se la razionalità tende a considerare la morte la fine di tutto, il cuore impedisce di accettarlo. È il fondamento stesso di ogni religione: la vita è un passaggio, e qualcosa ci attende dall’altra parte. Una forma d’intelligenza, un creatore, in grado di giudicarci.
Cosa resta, allora?
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L’autore:
Antonio Ferrara classe 1976. Nato a Napoli, vive a Portci. Nel 2002 pubblica “Gli Occhi del Male”, finalista al concorso Stephen King Horror IT. Alcuni suoi racconti sono pubblicati su e-book (Doppio Incubo e Fiabe Striscianti) e i portali La Tela Nera e Scheletri. Il racconto “Lucilla” nell’antologia Storie Fantastiche e “La Manicure” è finito nell’antologia “50 schegge di paura”. “Il Frutto del Credo” per l’antologia “Favole della Mezzanotte” e “3540″ per Italian Noir. Da gennaio 2012 è Affiliate Member della Horror Writers Association. Nel 2013 ha fondato il Premio Francis Marion Crawford.
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All’interno del romanzo, “Non è nulla” di Simone Carletti,
il racconto vincitore del Premio Crawford 2013
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Editore: IL FOGLIO LETTERARIO
Genere Horror/Thriller
Pagine 300
Collana: Narrativa
Prezzo 16 Euro
ISBN 9788876064791
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Io sono le voci di Danilo Arona


img_{copertina}Generalmente non faccio recensioni, ma mi limito a dare annuncio di alcuni titoli in uscita sul mercato editoriale. Anche questa non è una recensione, ma un punto di vista personalissimo su questo testo. Stiamo parlando di “Io sono le voci” l’ultima fatica letteraria di Danilo Arona. Qui non siamo al cospetto solo di un romanzo qualunque al limite dell’inverosimile  (storia inventata di sana pianta dall’autore con risvolti più o meno fantatsici), ma ci troviamo al cospetto del vero orrore in quanto “veritiero” e palpabile. L’autore Alessandrino ci accompagna in un viaggio ricco di incubi così maledettamente reali, da poter sembrare assurdi, ma non lo sono. In italia abbiamo avuto escalation di follia e non solo da parte di psicopatici di ogni tipo e Arona è bravissimo a percorrere questo filone dandoci la sensazione che quello che ci sta raccontando sia verità. Si, amici, a rischio di sembrare un imbonitore di piazza devo dirlo: A un certo punto del libro vi chiederete se questa sia una storia vera o meno. Sin da ora posso confermare che la risposta della vostra mente sarà affermativa. Arona riesce ad abbattere le sottile barricata che separa la “Fiction” dal reale e questo non può essere che un merito visto che l’orrore più è reale e più ci tocca da vicino, strisciando casomai.
Altro viaggio che Arona ci illustra è quello di un cinema ormai andato, quello di periferia, quello vero per intenderci, dei tempi in cui il vocabolo “multisala” non era stato ancora coniato.
Arona, giornalista, scrittore, musicista, ma anche ricercatore sul campo di “storie ai confini della realtà”, critico cinematografico e letterario sa esattamente di cosa sta parlando e questa è una gioia per un lettore che ha bisogno di punti fermi e non di vaneggiamenti da parte di chi troppo spesso si improvvisa.
Un romanzo duro, ma che alla “fine della fiera” lascia che la nostra mente si chiede chi effettivamente siano le vittime e i carnefici di tutta la storia. Qualcuno un giorno disse che non esiste il “Bene” e il “Male” assoluto, ma ognuno a suo modo è anche l’ingrediente dell’altro. Se “IO SONO LE VOCI” fosse una ricetta culinaria, potremmo senza mezzi termini affermare di essere al cospetto di una pietanza ben equilibrata e gustosa, leggermente speziata e con un retrogusto leggendario.
Grazie Danilo per avermi regalato anche questa volta dei piacevoli brividi di terrore.
Antonio Ferrara
Titolo: Io sono le voci
Autore: Danilo Arona
Editore: Edizioni Anordest
Numero di pagine: 358
Prezzo: € 12,90
Sinossi: Da sempre in Italia avvengono omicidi inspiegabili che sembrano trovare una loro magra giustificazione nella ferocia esibita. Dagli anni Sessanta poi è in atto un’escalation. Prima in una città di provincia nel nord Italia. Poi a Milano nel decennio successivo con giovani donne trucidate attraverso modalità di raro sadismo. Sino a quando ai giorni nostri una giovane e determinata giornalista investigativa, Cassandra Giordano, non scopre un impensabile filo rosso che collega delitti tra loro lontani nel tempo e nella geografia: la visione di certi film, il cosiddetto effetto Copycat, le voci nel cervello che ti spingono a uccidere emulando gli omicidi passati sullo schermo in tante famose opere cinematografiche. Ma, una volta scoperchiato il vaso di Pandora, Cassandra ne diventa vittima, innestando una nuova e ancora più feroce serie di delitti per imitazione. Una sequenza sanguinosa che la vede morire, prima vittima della nuova ondata omicida, sotto il guanto artigliato del leggendario Uomo Nero di Elm Street, Freddy Krueger. Ma può essere possibile un crimine del genere nell’Italia contemporanea? Si tratta di uno o più assassini? Magari una nuova stirpe di psicopatici ben mimetizzati nella normalità quotidiana? Arianna Giordano, sorella minore della giornalista, e un coriaceo ispettore di polizia si lanciano nella più incredibile delle indagini: svelare l’enigma degli omicidi Copycat, giungendo a smascherare il meno sospettabile dei serial killer. E Milano si trasforma in un sanguinario set cinematografico.

Antonio Ferrara intervista Germano Dalcielo


germano dalcielo scrittoreOggi è ospite del mio blog Germano Dalcielo attivissimo scrittore che ha scelto di non avere “padroni” per quello che concerne i suoi romanzi.

1 Chi è Germano Dalcielo per Germano Dalcielo?

Uno sicuro di sé e convinto dei propri mezzi che non si è mai scoraggiato quando i riscontri erano pochi e le entrate non coprivano nemmeno la metà degli investimenti. Uno che non ha ceduto al ricatto dell’editoria a pagamento, credendo fino in fondo che quello che aveva scritto valesse qualcosa. Uno che sa che pensare di essere già “arrivato” è l’errore più grave che possa commettere.


2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?

Una sera un camion per traslochi aveva tranciato il palo della luce nella piazzetta del mio condominio. Ho preso una candela e mi sono ritrovato a chiedermi cosa diavolo potessi fare. Ho piazzato la candela sul comodino, ho preso l’agenda e una penna e mi sono messo a fare il riassunto della mia vita fino a quel momento, nel 2008. Beh quell’interruzione di fornitura fu galeotta perché da lì è nato il mio primo libro, Il gene dell’azzardo, una mia autobiografia/diario sulla dipendenza dal gioco d’azzardo. A quel punto scrivere diventa una droga, non puoi più farne a meno, sempre che uno ce l’abbia nel DNA. Una volta affiorata in superficie, non puoi più metterla a tacere.


3 Il segreto di Gesù. Perché comprarlo
?

Primo perché costa poco, sia nella versione digitale che cartacea, e poi perché è un romanzo che nasconde tra le righe un messaggio più profondo, con l’intento di far scaturire una riflessione nel lettore che non si fermi semplicemente all’illazione che faccio nel testo, per quanto possa essere forte o scandalosa. Ho scritto questo libro non tanto per un fine spudoratamente commerciale (altrimenti non lo venderei a 89 centesimi), quanto per instillare un dubbio legittimo su chi fosse in realtà questo carismatico predicatore che la Chiesa ha idealizzato manipolandone per tornaconto personale vita, morte e miracoli. Ma non voglio spoilerare troppo e mi fermo qui.

4 Edizione cartacea o eBook?

Il futuro è digitale, su questo non ci piove. Parlando sia da autore che da lettore, l’ebook ammortizza i costi notevolmente. Niente spese di stampa, spedizione, logistica, ma soprattutto si azzerano i tempi di attesa: un file è scaricabile in un minuto, per un libro cartaceo rischi di aspettare anche un mese.


5 Il libro che consiglieresti di leggere?

Sicuramente un thriller, il mio genere preferito. Per andare sul sicuro L’ultimo Catone di Matilde Asensi, che non mi faceva staccare dalle pagine nemmeno alle 4 di notte, oppure Non dirlo a nessuno di Harlan Coben, un maestro nel far venire l’ansia al lettore “malcapitato” di turno.


6 L’ultimo libro che hai letto?

Ninna nanna di Chuck Palanhiuk, autore che adoro per il linguaggio sempre sopra le righe. Non mi ha entusiasmato come Soffocare, il suo capolavoro, ma è stata comunque una lettura piacevole.


7
Self-publishing? Come mai questa scelta? Ti rende? Ti appaga? Lo consiglieresti a un giovane e volenteroso autore?

Sì, mi sento di consigliarla al momento come l’unica strada possibile per chi ha pochi mezzi. Oggigiorno non tutti possono spendere 600 euro per farsi leggere da un agente letterario e arrivare, se il libro è valido, a qualche grande casa editrice. Il self-publishing riduce le spese iniziali al minimo: un codice ISBN può costare pochi euro per il cartaceo, sull’ordine di 20 o 30 o addirittura gratis come su Lulu, e pochissimi per la versione ebook (2 euro, se non gratis come su Youcanprint). Io ho scelto il self-publishing anche per un altro motivo: una volta finito di scriverlo, volevo pubblicare il libro e farmi leggere. I tempi di attesa per la valutazione in casa editrice vanno dai 3 ai 9 mesi. Troppi. Io volevo tutto e subito. Il self publishing ha esaudito la mia “fretta”.

Per quanto riguarda l’aspetto pecuniario, dipende molto dal prezzo che imposti. Vuoi guadagnare qualcosa o preferisci farti leggere da più persone senza pensare al vil denaro? Ecco, io ho preferito che il mio libro potesse arrivare su quanti più dispositivi e e-reader possibili, al prezzo di un caffè. Poi sarà il passaparola a decretarne il successo e, eventualmente, a rimpinguare un po’ il conto in banca perennemente in rosso.


8 Ci si può provare a vivere di scrittura?

In Italia è difficile. Vivere solo di scrittura no, sicuramente può essere una seconda, piccola entrata utile per coprire qualche spesa extra, come bollette, assicurazioni, cene fuori. Ma pensare di arrivare a fine mese con i soldi provenienti dal proprio libro, no, è utopia. A meno di chiamarsi Ammaniti o Faletti.


9 Come scrivi? Quando scrivi? Dove scrivi?

Scrivo sulla mia agenda quando porto il cane al parco a correre, tre volte al giorno. Sono gli unici momenti della giornata che riesco a ritagliare per me stesso e per la mia “figlioletta” pelosa.
 

10 Come nasce la tua passione per le storie?

Dalla lettura ovviamente, sin dalle scuole medie. Divoravo i gialli di Agatha Christie e i racconti di Conan Doyle. A mio parere uno scrittore non può non essere (stato) anche un avido lettore. È una conditio sine qua non imprescindibile.


11 Qualche anticipazione su un tuo progetto futuro?

Sto scrivendo il mio quarto romanzo, sempre un thriller, dal titolo provvisorio “Muori urlando”. L’ennesimo serial killer con turbe psichiche? No no, acqua acqua…


12 Un tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore.

Di preoccuparsi solo di scrivere, di prefiggersi sempre un obiettivo, come può essere quello di migliorarsi e di cimentarsi in più generi, senza paura di sbagliare o di non essere all’altezza. Sbagliando si impara, sarà banale, ma è così. E soprattutto di non mollare mai. I sogni spesso si avverano se ci credi fino in fondo.

13 Cosa vuol fare da grande Germano Dalcielo?

E me lo domandi?

Grazie per essere stato mio ospite

Grazie a te

Germano Dalcielo Offical Blog

Dice di lui: Ho 31 anni, scrivo per passione e per esorcizzare i miei demoni. Sono matto, un po’ ossessivo compulsivo e leopardiano. Ho una figlia di nome Zuma, la luce della mia vita.


Una notte “da incubi” a Villa Diodati


Continua il nostro viaggio intorno a una misteriosa villa sul lago di Ginevra inziato qualche giorno fa (Leggi l’articolo)

Stiamo parlando di Notte a Villa Diodati edito da Nova Delphi.

Questo libro racchiude gli archetipi del genere horror moderno. La parola archetipo deriva dal greco antico ὰρχέτῦπος col significato di immagine: tipos (“modello”, “marchio”, “esemplare”) e anche (“originale”); è utilizzata per la prima volta da Filone di Alessandria ed è proprio Alessandrino di Alessandria, non d’Egitto, ma quella italiana il genio che apre il volume con un saggio di ottantaquattro pagine che è la storia nelle storie contenute nel libro.

Per intenderci, il solo saggio vale l’acquisto del volume.

In una massa d’emozioni Arona riesce a far si che tra il saggio introduttivo e i tre capolavori non ci sia distanza. Mentre leggiamo Il Vampiro di Polidori e La Sepoltura di Byron, non riusciamo a discernere la storia dal saggio. Vediamo il bisbetico Byron pungolare l’esterrefatto Polidori e viceversa per non parlare di quando si legge Frankenstein, vediamo Mary Shelley affacciata alle finestre di Villa Diodati o curva su un piccolo scrittoio intenta a gettare le base di quello che sarà la sua creatura. Quindi io non parlerei di tre capolavori e il saggio introduttivo, bensì di quattro capolavori inclusi in questo libro: Notte a Villa Diodati di Danilo Arona, Frankenstein di Mary Shelley, Il Vampiro di John Polidori e La Sepoltura di Lord Byron. Mi rendo conto che neanche così rende molto, ovvero non è quello che voglio far capire. Per spiegarmi meglio, farò una premessa. In questo libro va letto prima il saggio introduttivo di Danilo Arona e poi le storie nell’ordine in cui sono state inserite dall’editore nel libro. Questo per due semplici motivi. Il primo perché Arona non svela nessun retroscena contenuto negli scritti presentati e questo è un bene, secondo, ma di non minore importanza, solo facendo in questo modo non avremo più l’impressione di leggere quattro storie diverse, ma di vivere veramente una Notte da incubi a Villa Diodati.

Notte a Villa Diodati Nova Delphi Libri


La Notte di Villa Diodati


villa diodati danilo arona

La notte di Villa Diodati

Io ho un grande difetto, bé veramente ne ho tanti, ma tralasciamo.

Il difetto a cui mi riferisco è quello di dover dire sempre la verità, sia nella vita reale che quando scrivo. Ammetto in seduta stante la mia ignoranza per quanto concerne le tre opere contenute in questo volume, ma facendo qualche ricerca ho scoperto che trattasi di capolavori che chiunque appassionato del genere “Horror” e non, dovrebbe leggere. Se poi ci mettiamo come ciliegina sulla bara… ehmmm… sulla torta, un saggio di Danilo Arona, allora non acquistare questo volume equivale a commettere un delitto. Prossimamente cercheremo di approfondire l’argomento con Danilo Arona in persona  l’inquietante mistero di Villa Diodati, ma per ora tutti in libreria ad acquistare questo libro. Io sto aspettando che mi arrivi perchè l’ho preso online e tu cosa aspetti?

LA NOTTE DI VILLA DIODATI

Mary Shelley
Lord George Byron
John Polidori
con un saggio introduttivo di Danilo Arona

collana: Le Sfingi

pagine: 381

prezzo: euro 12, 00

codice ISBN: 9-788897-376071

La notte del 16 giugno 1816, sulle rive del lago di Ginevra, un gruppo di letterati e intellet tuali si incontra a Villa Diodati. Il tempo è umido e freddo, piove. Ispirati dalla lettura di un vecchio volume di novelle fantastiche dal titolo Phantasmagoria, alcuni di loro, tra cui Lord Byron, Mary Shelley e John Polidori danno vita a una “scommessa” letteraria: ognuno avreb be scritto un racconto fantastico da leggere e confrontare con gli altri nelle notti successive. Nascono così Frankenstein di Mary Shelley, Il Vampiro di John Polidori e La Sepoltura di Lord Byron, opere che gettano le basi per lo sviluppo di mo derni generi letterari quali la fantascienza, l’horror e il romanzo gotico moderno. Quello che accadrà in seguito, nella storia della letteratura e nelle loro vite, ha qualcosa di straordinario. Dopo quei giorni, una misteriosa maledizione sembrerà colpire tutti i parteci panti, che moriranno in tragiche circostanze, nell’arco degli otto anni successivi. Tutti, tranne la giovane Mary Shelley, che all’epoca aveva solo diciannove anni e che nel 1818 pubblicherà la prima edizione di Frankenstein, segnando per sempre il corso della letteratura di genere.
La Notte di Villa Diodati riunisce per la prima volta le tre opere, in una nuova traduzione, con un ampio saggio di apertura a cura di Danilo Arona.

Una veduta di Villa Diotati (foto 2008)

Danilo Arona, scrittore, critico cinematografico e letterario. È autore di saggi sul cinema horror e fantastico come Nuova guida al fantacinema – La maschera, la carne, il contagio (Puntozero, 1997) e Vien di notte l’Uomo Nero – Il cinema di Stephen King (Falsopiano, 1997). Tra le sue pubblicazioni ricordiamo anche Bad Visions (Urania Epix, Mondadori, 2010) e L’Alba degli Zombie – Voci dall’apocalisse. Il cinema di George Romero (Gargoyle Books, 2011). Suoi interventi critici sono reperibili nei volumi La congiura degli Hitchcockiani (Falsopiano, 2004) e Il cinema degli alieni (Falsopiano, 1999).

Link al libro alla pagina dell’editore: NOVA DELPHI LIBRI

Link al sito di Danilo Arona


Vicolo del Precipizio di Remo Bassini


Cover Romanzo Vicolo del Precipizio di Remo Bassini

Vicolo del Precipizio di Remo Bassini

Mi sento in tutta onestà di consigliare questo romanzo. In particolare mi ha colpito il titolo e la tematica “sull’essere o non essere” del mestiere di scrivere. In uscita in libreria per l’editore Perdisa il 9 Novembre. Prossimamente seguirà un’intervista all’autore.

Tiziano ha 45 anni, è nato a Cortona e vive a Torino. Si considera un ex scrittore perché ha pubblicato un solo libro da giovane. Ha rinunciato quando ha conosciuto una certa editoria, quella fatta di scambi di favori e di squallidi prodotti com- merciali. La stessa per cui oggi lavora. Da anni infatti è un ghostwriter, pagato per rielaborare manoscritti scadenti e farne libri di successo. Una notte d’estate, però, sul terrazzino del piccolo appartamento dove vive con la gatta, Tiziano decide di tornare a scrivere.
Vicolo del Precipizio sarà il titolo del suo nuovo libro, una raccolta di fatti ambientati a Cortona, un viaggio nella memoria: racconti toscani, amori finiti male, preti donnaioli, episodi partigiani ma anche fatti che riguardano la sua famiglia. Mentre prende corpo questo “libro nel libro”, l’intera narrazione si riempie di personaggi e vicende, di episodi ora dramma- tici e ora grotteschi; leggende legate a Cortona e storie contadine, anche boccaccesche, che vanno a intrecciarsi ai ricordi personali di Tiziano, per confluire nel suo presente.

Bassini costruisce un affascinante gioco a incastri, in cui intreccia realtà e finzione, passato e presente, racconto e meta- racconto. Se da un lato il personaggio dell’editor incarna il conflitto tra la libertà della scrittura e il guadagno economico legato a essa, da un altro lato è l’autore stesso a interrogarsi sul senso ultimo della narrazione, arrivando a formulare il suo personale atto d’accusa al mercato editoriale di oggi: una riflessione senza sconti sul mestiere di scrivere.
Remo Bassini, nato a Cortona (Arezzo) nel settembre del 1956, vive e lavora a Vercelli. Ha pubblicato i romanzi Il quaderno delle voci rubate (La Sesia), Dicono di Clelia (Mursia), Lo scommettitore (Fernandel), La donna che parlava con i morti (Newton Compton), Bastardo posto (Perdisa Pop), Il monastero della risaia (SenzaPatria). Ha un blog: remobassini.wordpress.com.
In libreria dal 9 novembre 2011.

Link al Libro

Link al sito blog di Remo Bassini


Antonio Ferrara intervista Cristian Borghetti


cristian borghetti

Cristian Borghetti

Oggi ho il piacere di avere come mio ospite lo scrittore Cristian Borghetti in uscita con il suo libro “Tre volte all’inferno” per l’editore Perdisa.

1 Chi é Cristian Borghetti per Cristian Borghetti?
Cristian Borghetti si definisce Eroicamente Naif. Ovvero una penna autodidatta, che verga la carta di getto, senza avere alle spalle una preparazione umanistica vera e prorpria, nonostante dopo studi tecnici a Lecco, abbia frequentato filosofia a Milano.

2 Come nasce la passione per il gotico?
La passione per il Gotico nasce dalle letture giovanili di Poe e Lovecraft, Stoker, Shelly e da “A Tale” di Byron.

3 Perdisa?
A Perdisa sono arrivato dopo la prima pubblicazione, un esperimento in cui ho miscelato il verso poetico al racconto breve, “Ora di vetro”, una piccola raccolta di racconti giovanili, edita da Montedit.
Questo libro ha incuriosito Alan D Altieri alla Passione per il delitto 2007, da cui la collaborazione che mi ha portato, con i racconti di “Tre volte all’inferno”, all’attenzione di Luigi Bernardi e Antonio Paolacci di Perdisa.
Perdisa: un gruppo motivato e sprezzante, coraggioso, che da voce a scrittori che hanno storie da raccontare.

4 Edizione cartacea o eBook?
Io adoro il libro di carta e inchiostro, amo averlo fra le mani, consumarlo con le dita e con gli occhi.

5 Il libro che hai amato?
Ne ho amati moltissimi, ma il più amato e’ “I fiori del male” di Baudelaire.

6 Alan D. Altieri ti definisce la nuova frontiera del gotico. Cosa ne pensi?
E’ uno strillo che si adatta alla tipologia dei racconti di “Tre volte all’inferno” anche se io non amo catalogarmi. I miei romanzi sono sempre gotico, noir, erotico, horror: una miscellanea.

7 Il tuo libro ha una veste grafica e materiali meravigliosi. Ha preso parte al progetto?
Luigi Bernardi mi disse che saremmo usciti con Pop2 ed io ne sono stato entusiasta.
Il progetto e’ di Perdisa e Maira Chinaglia, io non vi ho preso parte, ma sono rimasto esterrefatto dalla grafica e dai materiali: un libro bellissimo.

8 Come mai hai deciso di rifarti al tipo di scrittura alla Poe e Lovecraft?
Io scrivo cosi. Non mi rifaccio allo stile di altri autori, certo ne sono stato influenzato. Lovecraft, Poe, Shelly, Byron, Wilde, Shakespeare, Marlowe, sono gli autori che mi hanno “formato”. Credo fermamente che lo stile di un autore sia proprio dell’autore stesso e che scrivendo sia sempre in evoluzione, pur mantenendosi tale.

9 Hai mai pensato di fare il romanziere?
Si, assolutamente si. E’ il sogno per cui mi batto, notte dopo notte, parola dopo parola.

10 Si legge molto poco e l’editoria sembra in perenne crisi mistica, che ne pensi?
Si legge poco perche’, a mio avviso, non si motivano i giovani a leggere, e’ un problema educativo. Credo che bisognerebbe variare le letture scolastiche, motivare, come dicevo, i ragazzi a leggere, non costringerli, altrimenti la certezza e’ ottenere il risultato contrario.
Sembra che sia in crisi perenne, eppure le librerie sono piene di libri non letti. Coinvolgere i giovani e’ la vera soluzione al problema.

11 È lunga la via della pubblicazione?
E’ lunga, ma bisogna crederci. Perdisa ha gia’ nelle mani il mio ultimo manoscritto, attendo con fede e fiducia: io ci credo.
Crederci e’ il primo passo verso la pubblicazione.

12 Il senso della vita?
Scrivere… e cito Guccini, se mi permetti: “d’amore, di morte e di altre sciocchezze.

13 Cosa vuol fare da grande Cristian Borghetti?
Lo scrittore, dedicarsi a tutte le storie che ha nella testa, metterle su carta, “tra l’inchiostro e l’anima”.

Grazie per essere stato mio ospite.

Perdisa Pop


Un nuovo incubo targato Stefano Pastor


CAM di Stefano Pastor

Cam di Stefano Pastor

Pochi autori oggi riescono a darmi un senso di trepidazione ed emozione quando apprendo che l’ultimo dei loro libri è in uscita sul mercato. Uno di questi è sicuramente Stefano Pastor

CAM di Stefano Pastor

In arrivo a ottobre il thriller CAM,
in versione cartacea ed ebook

Asil ha dodici anni, è scappato di casa e vive in una fatiscente baracca, derubando la gente in modi fantasiosi. In realtà la sua non è una gran fuga: la madre, con cui non va d’accordo, sa benissimo dov’è, ma si è stufata di andarlo a riprendere ed è decisa ad aspettare che sia lui a tornare da solo. Asil è fiero della sua indipendenza e sopporta ogni disagio, finché un giorno scopre che nella sua baracca è stata messa una telecamera che lo inquadra giorno e notte. Rabbioso, insulta lo sconosciuto che lo spia e che lui considera un pervertito, ma ben presto diventa schiavo della telecamera, mettendosi a fare lunghi monologhi con quell’interlocutore silenzioso. Questo strano gioco porta a imprevedibili conseguenze: mentre la sua carriera di ladro sta andando a rotoli, un ignoto assassino inizia a mietere vittime tra chi gli è più vicino. Chi c’è all’altro lato della telecamera, un folle maniaco o la sua unica speranza di salvezza?

Sito dell’editore: CIESSE Edizioni

Sito dell’autore: Stefano Pastor